La cella zero di Poggioreale!

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Ci sarebbe una cella “molto particolare” nel carcere di Poggioreale. A denunciare i presunti abusi sui detenuti sarebbe stato  Pietro Ioia, uno che si batte da sempre per i diritti della popolazione carceraria e che per questo ha anche creato l’associazione degli ex detenuti napoletani. Ioia ha raccontato, in quattro pagine dattiloscritte, a metà settembre, cosa accadrebbe in una cella del carcere più affollato d’Europa. La «cella zero», sarebbe il luogo dove – secondo Ioia – avverrebbero vessazioni sia fisiche che morali, se non addirittura veri e propri pestaggi a opera di alcuni agenti della polizia penitenziaria.

«È una storia antica – racconta Ioia al pm Piscitelli – non si tratta purtroppo di una novità. Dieci anni fa capitò anche a me e ai miei nove compagni di cella, a Poggioreale; durante un controllo gli agenti scoprirono un mazzo di carte da gioco napoletane, all’epoca tenerle in carcere era vietato. Uno a uno venimmo accompagnati nella cella zero e picchiati selvaggiamente…».

«Le violenze a Poggioreale sono cosa risaputa e riguardano alcune frange della polizia penitenziaria che si comportano in maniera indegna e non professionale. Ma non demonizziamo tutta la categoria» queste, invece, le parole di don Franco Esposito, cappellano della casa circondariale e responsabile della Pastorale carceraria della diocesi napoletana.

«Anch’io ho segnalato alla direzione penitenziaria alcuni episodi di pestaggi che mi sono stati raccontati in via confidenziale dagli stessi detenuti – aggiunge il religioso -. Ovvio che non ho potuto fare i loro nomi perché altrimenti avrebbero avuto vita difficile in cella».

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Il fotoracconto dei rifugiati siriani!

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La tragedia di un intero popolo, quello siriano, costretto a lasciare la propria terra, ormai ridotta a territorio di guerra, è diventata per Greg Beals, fotogiornalista americano, uno scopo di vita e un progetto fotografico che vuole documentare l’esodo e i suoi protagonisti. Beals che lavora per l’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ha creato un profilo su Instagram, @therefugeeroad, dove racconta la vita dei  profughi nel campo di Zaatari, il secondo più grande del mondo. Come racconta lo stesso Beals:

L’obiettivo è concentrarmi sulle vite dei sopravvissuti ai conflitti – racconta a Wired – ho aperto il profilo un anno fa sia per ragioni personali che lavorative. Considero gli esseri umani come fiori, sono interessato a mostrare quanto siamo fragili e quanto ogni vita sia unica e bella. Quando sono arrivato in Giordania per seguire il conflitto siriano da un punto di vista regionale ho iniziato a combinare le idee in una sola, riassumibile in Dove vanno a finire i rifugiati”.

Il giornalista ha poi spiegato che:

A febbraio e marzo dello scorso anno 4.000 persone al giorno hanno iniziato ad attraversare la frontiera siriana approdando in Giordania – continua Beals – lo stesso numero verso il Libano. Più fotografavo per Instagram più gli scatti diventavano intimi. C’è qualcosa nelle persone che soffrono in massa che confonde lo sguardo di chi ne è fuori. Nel senso che ci sentiamo vicini ma spesso quest’empatia trasforma chi soffre in qualcosa di diverso da un essere umano. The refugee road tenta dunque di mostrare le persone che attraversano i confini per quel che sono: umani, complessi e belli”. Sotto questo punto di vista, uno strumento come Instagram si è rivelato fondamentale, un ponte verso una sensibilizzazione di tipo diverso: “Non sono un esperto di social media – racconta Beals – ma incontro persone che hanno storie interessanti da raccontare. Storie di sopravvivenza scritte sulle loro facce, specialmente quelle dei bambini. Mi piace collegarle, trovo s’inneschi una catena di riconoscimento tra gli utenti che apprezzano queste foto per quel che significano davvero. Questo, per me, è l’autentico valore dei social media: l’abilità delle persone dai percorsi più diversi e da varie parti del mondo di capire meglio l’esistenza di chi è meno fortunato”.

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L’auto contro la fermata dell’autobus: il racconto del ragazzo in auto

roma-auto-fermata-tuttacronacaSabato scorso, un’Audi TT si è schiantata contro una fermata dell’autobus sulla Palmiro Togliatti travolgendo e ferendo cinque persone. Da allora Emanuele, 32 anni, ha vissuto come un fuggiasco. Era in auto con la sua amica Jessica e con Ioanela Dospinescu, 25 anni, la romena che guidava ed ora è agli arresti domiciliari e che lui non conosceva. Sull’auto, si trovava solo per seguire Jessica. Ieri mattina, si è costituito. “Sono stato preso dal panico, avevo paura di venire incolpato dell’incidente e sono scappato”. Emanuele ha raccontato che prima hanno fatto un giro per Tivoli durante il quale Ioanela si è avvicinata ad un ragazzo con la testa rasata che portava a spasso un cane. Si riferisce al fidanzato della romena, l’Audi era sua, il giovane di Sacrofano l’aveva chiesta in prestito a suo padre per andare da Ioanela. “Ora torniamo”, ha detto la romena al fidanzato. Continua il 32enne: “Ci siamo allontanati da Bagni di Tivoli percorrendo strade che non conoscevo, fino ad arrivare sulla Palmiro Togliatti. Arrivati all’incrocio con via Prenestina il semaforo era rosso, scattato il verde abbiamo attraversato l’incrocio e dopo circa 100 metri ho sentito un urto sulla fiancata destra. Mi sono preoccupato per Jessica, poi sono seguiti altri tre urti, infine siamo finiti contro il muro. Le ragazze sono scese subito dall’auto, io ho abbassato lo schienale e sono uscito dal lato destro. Ho girato intorno al veicolo e mi sono accorto di una signora che era a terra, parlava con la madre al telefono. Sono tornato indietro e ho visto una Smart, l’auto era rimasta coinvolta nell’incidente, dentro c’erano due persone, forse erano stranieri, per fortuna non erano feriti gravemente. Mi sono avvicinato a Jessica, le sanguinava la bocca, Ioanel zoppicava. Mentre cercavamo di renderci conto dell’accaduto, ho visto dei lampeggianti che si avvicinavano, erano i soccorsi, mi sono girato per cercare le ragazze, ma loro erano sparite. La strada si stava riempendo di persone, sono stato preso dal panico, temevo di essere incolpato dell’incidente e sono scappato”.  Durante la fuga, ha tentato di chiamare la sua amica, che non ha risposto. A quel punto, per non venir riconosciuto, ha tolto il giubbotto nero e ha spento il telefonino, poi ha preso un autobus ed è tornato a casa. “Io non ero consapevole che fosse accaduto qualcosa di realmente grave ci eravamo accertati che le persone stavano bene, anche se ero cosciente del fatto che avevamo sbagliato ad allontanarci dal luogo dell’incidente. Il giorno successivo, dal telegiornale ho saputo che l’incidente in cui eravamo coinvolti era stato attribuito ad un uomo ed una donna, sono andato via da casa e ho lasciato lì anche il telefonino spento. Sono stato da alcuni amici a Civitavecchia senza raccontare nulla. Ho continuato a girovagare, ho dormito nelle stazione dei treni, poi sono tornato solo ieri sera a casa”. Emanuele dice che lunedì scorso, il giorno che è stata rintracciata Jessica alla Garbatella, lui era lì, ma poi ha visto arrivare i vigili e si è dileguato. “La mattina successiva ho letto le notizie sui giornali e ho deciso di chiarire la mia posizione. Ho telefonato, l’agente con cui ho parlato mi ha tranquillizzato e ho deciso di costituirmi”. Emanuele rischia, come Jessica, una denuncia per omissione di soccorso.

Gratitude, il Jovanotti pensiero diventa un racconto

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Jovanotti aveva già stupito pubblicando con ISBN,  casa editrice indipendente diretta da Massimo Coppola, “Ti porto via con me”, il libro, che fa parte dell’omonimo progetto innovativo che contiene il suo  punto di vista data per data del tour e il diario della preparazione dell’evento musicale che ha visto protagonista Lorenzo e lo ha portato in vetta alle classifiche. Ora il cantautore continua a stupire il suo pubblico e dai primi di ottobre è disponibile nelle librerie “Gratitude” il racconto uscito già all’interno di megabox di Backup per raccontare i 25 anni di successi e di musica nel quale Jovanotti racconta i suoi hobby, le sue passioni, il suo mondo al di fuori della vita da cantante. Vengono raccontati molti episodi divertenti dove il cantautore toscano descrive i suoi anni a Milano come dj e molti altri.

Il cantautore su Facebook ha annunciato così l’uscita di “Gratitude”: “Ci sono dentro le persone, le storie, le avventure, le perdite, le conquiste, l’amore, la vita, gli addii, gli incontri, le canzoni, i viaggi. C’è dentro la storia di un ragazzo con una passione feroce, una dedizione assoluta e una voglia di spaccare dirompente e totalizzante, per il gusto e la necessità di mettersi in contatto con il mondo, di morderlo, di fare qualcosa della propria vita facendo ballare la gente, più o meno”.

“Gratitude” prende il nome da un brano dei Beastie Boys, una delle band che ha maggiormente influenzato la musica di Lorenzo. Alla fine di ottobre uscirà il doppio cd live con il doppio DVD del concerto senza tagli.

 

Lucio Dalla: per lui sempre un posto al Dall’Ara

lucio-dalla-bologna-tuttacronacaE’ mancato nel marzo del 2012 Lucio Dalla, ma il cantautore ha continuato a seguire il campionato dallo Stado Dall’Ara di Bologna, dove una poltroncina, fila 8 posto 19, è ancora intestata  a lui per una promessa siglata con il suo amico Umberto Righi: “Se uno di noi muore, l’altro rinnoverà l’abbonamento per entrambi”. E’ stato proprio Raghi, che tutti conoscono come Tobia, a raccontare la storia: “Per Lucio il sentimento superava i confini dell’inno-. Secondo me, se sapesse che allo stadio ricorrono le sue canzoni, questo non lo lascerebbe oltre l’indifferenza. Lui voleva fare il semplice tifoso”. Il brano ‘L’anno che verrà’ scorre a fine partita in caso di vittoria della squadra, ma Lucio, con l’espediente dell’abbonamento, a domeniche alterne si presenta allo stadio, forte del suo l’abbonamento progressivo n.165 del 21/08/2012.  Anche quest’anno la sua tessera è pronta per la consegna a Casteldebole: i familiari verseranno i 2700 euro mentre Tobia si recherà a ritirarla per poi punzonarla all’ingresso dello stadio. Come ha sempre fatto da quell’1 marzo 2012, giorno in cui Dalla ci lasciava. Senza mai andarsene davvero.

Rai sorda agli appelli di Pd e Pdl: perché chiudere “la storia siamo noi”?

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Vendette private? Costi troppo alti? La Rai parla solo di termine del contratto con Minoli… Pd e Pdl chiedono spiegazioni, ma sembra che hai piani alti c’è chi vuole invece portare la tv di Stato verso una tv d’intrattenimento spicciolo e certi programmi non trovano spazio in un palinsesto sempre più volto a fare concorrenza alla tv commerciale e sempre meno servizio pubblico.

Luigi Gubitosi, il direttore generale Rai, spiega in questi termini la decisione della Rai: ”La Storia siamo noi non chiude. Termina semplicemente il contratto con Giovanni Minoli che era andato già in pensione tre anni fa ed aveva avuto un contratto triennale per i 150 anni dell’Unità d’Italia che scade il 31 maggio. Il format della Storia siamo noi è della Rai, era stato ideato da Renato Parascandolo, poi gestito da Minoli per una fase che adesso si chiude”, ha aggiunto Gubitosi, che non esclude collaborazioni future con lo stesso Minoli. Termine molto elegante per dare un ben servito?

Il Pd e il Pdl si mobilitano. Michele Anzaldi e Andrea Marcucci, parlamentari del Pd, hanno immediatamente protestato ”Secondo quanto riportato sulla stampa – spiegano i parlamentari – la direzione generale della Rai ritiene un’esperienza finita la trasmissione condotta da piu’ di dieci anni da Gianni Minoli. Non c’è stata, però, nessuna comunicazione ufficiale e nessuna trasparenza. E’ difficile pensare che la tv pubblica, pagata con i soldi dei contribuenti, possa cancellare dalla sera alla mattina un appuntamento cosi’ caratterizzante per il servizio pubblico, popolare tra i telespettatori ben oltre gli appassionati del racconto della storia in televisione, senza che ci sia la dovuta chiarezza. L’azienda renda pubbliche le motivazioni alla base di una scelta del genere in modo da poter verificare tutte le opzioni. Prima di arrivare alla chiusura possono essere valutate altre strade, come la riduzione dei costi o l’utilizzo di risorse interne, tenendo comunque conto che la quota maggioritaria di finanziamento della Rai è il canone. ‘La storia siamo noi’ rappresenta un patrimonio del servizio pubblico, merita perlomeno una riflessione approfondita prima di arrivare all’esclusione dai palinsesti”.

“Sono incomprensibili le ragioni per le quali la Rai ha deciso di cancellare, dopo ben 12 anni, una delle sue trasmissioni piu’ importanti e autorevoli, ‘La storia siamo noi’ di Gianni Minoli”, avevano invece dichiarato in una nota stampa congiunta le deputate del Pdl, Mariastella Gelmini e Stefania Prestigiacomo. “Si tratta infatti di un programma di cultura e storia, di grande interesse e qualita’ che ha ricevuto negli anni innumerevoli premi e riconoscimenti a livello internazionale per la meticolosa e approfondita ricostruzione dei fatti trattati, programma realizzato peraltro a costi bassissimi, che risponde pienamente agli obiettivi, alla missione e al ruolo del servizio pubblico. Abbiamo presentato, insieme ai parlamentari Dario Nardella e Paolo Gentiloni, un’interrogazione al governo per conoscere i motivi di tale decisione che riteniamo essere una grave perdita per la Rai e i suoi telespettatori e per chiedere, dunque, che ‘La storia siamo noi’ non sia eliminata dal palinsesto”.

 

Storie per l’infanzia… a portata di mano!

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Come fare se sei un artista e gli impegni familiari non ti lasciano il tempo di dedicarti alle tue opere? La risposta arriva dalla musicista e pittrice russa Svetlana Kolosova che, messe da parte le grandi tele, si è concentrata sul palmo della propria mano. Su questo supporto dipinge infatti affascinanti, piccole scene ispirate alle fiabe che è solita leggere ai figli prima di dar loro la buona notte. I palm drawings della Kolosova comprendono, tra gli altri, alcune storie classiche di Hans Christian Andersen come La sirenetta e La piccola fiammiferaia e racconti del folklore russo come La fanciulla di neve. I colori vivaci sono il tratto distintivo di queste opere eseguite meticolosamente e che attraggono lo spettatore immergendolo in un’atmosfera magica. Mai le storie per le infanzia sono state così, letteralmente, a portata di mano!

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Il mio unicorno preferito

1“Due little pony! Veloce Mike!” grida la cameriera al barista.
Mike dietro il bancone, simile al botteghino di un circo anni ’40, mescola muddled orange con vodka di pere e di pesca, aggiunge triple sec, granatina, Oj e per finire sprite e sweet ‘n’ sour.
Nell’angolo opposto al bancone, tra muri a righe bianche e rosse, seduta su una panca zebrata, Leah si guarda intorno stupita e a disagio, in quel locale così particolare. Lei frequenta solo i ristoranti alla moda. Viene attratta dalla teste di plastica colorate degli animali appesi che, in una “pop art rivisitata”, imitano le teste impagliate dei country club. E’ stata Brianna a portare la sorella in quel pub, lei lo frequenta già da tempo.
Il locale a quest’ora è quasi vuoto, perciò Chuck ama andare lì a lavorare. Si mette al suo tavolo preferito, vicino ai flipper d’epoca. Ordina sempre veggie corndogs e una Pabst media. E subito dopo le sue mani  iniziano a correre sulla tastiera del portatile.
“Come ti trovi qui?” chiede Leah a Brianna mentre arrivano i due “little pony”.
“Seattle mi piace proprio, Leah”
“E all’università?”
“A me basta la terrazza d’ingegneria… Da lassù vedi tutta la città!” Poi Brianna sposta rapidamente il discorso sull’aperitivo “Ti piace?” e così evita di dover affrontare le sue difficoltà di studente al primo anno di veterinaria.
“Sì, buono… E i ragazzi?”
“L’università è piena!” e Brianna scoppia a ridere… Preferisce una battuta piuttosto che parlarle di Ian… Hanno due concezioni di vita diverse… La sorella ha sempre avuto un atteggiamento di rivalità nei suoi confronti. Alta, atletica e bionda, Leah sembra una cheerleader californiana… Brianna, invece è una ragazza mulatta, non molto alta, con lo sguardo dolce… Non ha mai avuto voglia di contendere il posto da reginetta alla sorella, ma ha sempre cercato di ritagliarsi un suo spazio. Sono come due magneti che si respingono.
Mentre Brianna avvicina il bicchiere alle labbra, avverte uno strano sibilo… Pensa di immaginarselo, poi vede gli occhi chiari di Leah dilatati e spaventati… Appoggia il bicchiere sul tavolo senza bere.

Chuck richiama l’attenzione della cameriera, gli chiede un elephant ear.
Brianna e Leah osservano Chuck… lui riprende a scrivere. Loro si tranquillizzano, quel suono non deve essere nulla di allarmante.
“Come va il lavoro?”
“Mi sono licenziata Bri…”
“Allora ti sei lasciata con Tony?”
“Sì, era una persona impossibile, ossessivo sul lavoro, pedante nella vita”
“Un mese fa non dicevi che era capace di annullare ogni problema?”
“Esatto… Fin quando non sono diventata io il problema e lui stava annullando me”
Brianna è stupita… La sorella di solito non è spiritosa… Ridono insieme ma la risata si spezza quando sentono di nuovo il sibilo. Stavolta è più prolungato, non finisce più.
“Che cazzo ha veramente senso?” si chiede in quel momento Brianna perché quel suono, sembra la minaccia di una distruzione imminente. E’ allora che arriva quel flash, quella luce fortissima che le acceca per un tempo interminabile, mentre il suono s’intensifica per poi cessare all’improvviso.
Quando i loro occhi tornano a fuoco, tutto sembra normale. La cameriera sta portando la frittella al tavolo di Chuck, mentre lui sorseggia la birra.
“Vado in bagno” dice Leah e si alza, ma in quel preciso momento… Di nuovo il sibilo e il mondo sembra sprofondare in un abisso dell’universo.

E’ Brianna la prima a rinvenire… sua sorella è a pochi passi da lei svenuta… il locale sembra intatto… Chuck continua a lavorare…
“Leah… Leah… Leah!” ci vuole tutta la forza che Brianna ha in corpo per farla svegliare.
“Successo… cosa… qui” non riesce ad articolare una frase fino a quando Brianna l’abbraccia e la tranquilizza. Qualsiasi cosa sia successa loro stanno bene… Quell’uomo continua a scrivere… Il mondo è li fuori… ma poi, quando si affacciano alla finestra vedono una Seattle in bianco e nero. Come se un effetto di instagram avesse resettato i colori  della città.
“Ian!” esclama Brianna e cerca il cellulare nella sua borsa a portafoglio.
“Ian chi?” l’incalza Leah.
Dopo aver cercato ovunque si ricorda di aver lasciato il cellulare sulla scrivania.
“Dammi il cellulare!” ordina a Leah.
Leah fruga nella sua borsa griffata e tira fuori l’ultimo modello, “Si è scaricato, mi dispiace! Ma chi è Ian?”
Rimane solo Chuck e Brianna vorrebbe gridargli “dammi un qualsiasi cazzo di cellulare!”, ma lui, se avesse voluto glielo avrebbe già dato, inutile andare a supplicare.
Escono dal locale tenendosi per mano e vengono inghiottite dal quella cappa decolorante… in pochi istanti la sciarpa rossa di Brianna diventa grigio scuro, mentre il suo berretto di lana marrone diventa bianco sporco.
Per la strada non c’è nessuno, solo auto grigie e nere che schizzano veloci – ben oltre il limite di velocità – quasi fossero guidate da computer impazziti che si divertono a lanciarle, come in un videogioco.
Arrivano all’Anderson Park. L’atmosfera è allucinata ed è forte l’odore di caffè tostato… tutti passeggiano su prati grigi, i bambini giocano su giostre bianche e nere, le panchine hanno un aspetto gotico. Le uniche che non hanno mutato colore sono le enormi scacchiere! Arrivano alla fontana… Sgorga caffè già zuccherato!

“Chissà Chuck cosa sta pensando?” si chiede Brianna e le dispiace di non essere più nel locale…  L’unico posto colorato della città.
Si siedono su una panchina… Brianna si guarda intorno… è opprimente vivere in quelle tonalità… cerca di ricordarsi i colori… ma sembrano svaniti dalla sua testa… o forse no…
“L’ho conosciuto a veterinaria…”
“Parli di Ian?” chiede Leah con una nota d’interessamento che Brianna non aveva mai sentito nella voce della sorella. Forse l’apocalittico scenario, sta rendendo umana Leah. La sottrazione dei colori, le ha fatto capire che ci sono anche le sfumature.
“Sì, Ian…” è ancora indecisa Brianna se proseguire, ma poi capisce che è l’unico modo per superare l’angoscia, lo stupore e l’impotenza che sta vivendo. “mi piace stare con lui…”
“Di che parlate?” è sempre più interessata Leah.
“Non so neanche più il numero delle volte che abbiamo riso vendendo il gatto Henri
“E chi è?”
“Un video su youtube… E’ un gatto intimista… in bianco e nero…”
“Stiamo in tema!”
Scoppiano a ridere ed è Leah la prima a stupirsi della battuta. Non è il suo stile… a lei piace tanto ridere davanti a “Modern Family” e commuoversi con Oprah Winfrey.
Dopo aver ripreso fiato Brianna prosegue “C’è questo gatto che gira per casa, trascinandosi dalla poltrona al davanzale e dal davanzale al pavimento e mentre la sua giornata scorre si leggono i suoi pensieri…  Pazzesco!”
“Mi devi mandare il link!”
“Non detesti tutte le palle di pelo esistenti sul pianeta?”
“Ho scoperto che c’è qualcosa di peggio!” Leah muove la testa e sembra fragile ora… annientata da quello che la circonda… “E poi di che altro parlate?”
“Di musica… Band of Horses, The Arcade Fire, The Arctic Monkeys, The Libertines…”
“Io sono rimasta a Rihanna!”
“Se colora la vita va bene anche quella”
Poi intorno a loro, lentissimamente sembrano tornare i colori e svanisce l’aroma del caffé.
Chuck scrive ancora al suo laptop  ed è arrivato al capitolo finale.
Finisce la birra… gli manca poco…  Sono mesi che ci sta lavorando… ha cambiato decine di volte il finale e anche ora non è convinto di tutto quel bianco e nero. Si chiede se è funzionale alla storia, se è coerente con il resto… se non è solo un gioco tra scrittore e personaggi.
Lo rilegge e sente che manca qualcosa… e mentre lui sta decidendo Brianna e Leah si pietrificano sulla panchina, in attesa della prossima riga.
Tic tac… Si agitano di nuovo i tasti del portatile.
“Che c’è laggiù?”
Brianna si sistema i suoi Ray Ban, ma non vede nulla di strano. Leah continua a indicare… fin quando anche Brianna lo vede e gli corre incontro.
Chuck nel locale si trova a un bivio, ma ha deciso di andare fino in fondo. Se deve ancora una volta scatenare le ire dei critici lo farà con un finale assurdo, incomprensibile, allucinato… altrimenti si metterà a scrivere le previsioni del tempo sul P-I.
Leah vede l’abbraccio tra Brianna e l’unicorno bianco. Lì proprio in quel parco, sotto gli occhi disattenti di tutti, che continuano a impegnarsi nelle attività sportive. Si chiede come sia possibile che nessuno li veda e si meravigli… Poi capisce che fino a qualche ora prima, fino a quando Chuck non l’aveva spinta a vedere il mondo da un punto di vista diverso, neppure lei se ne sarebbe  accorta.
Brianna si sta avvicinando a Leah a cavallo del bianco animale mitologico. Quando è a pochi passi le dice “Lui è Ian!”
Solo dopo questa frase, Leah vede l’unicorno trasformarsi.
Ora Brianna è sulle spalle di un ragazzo dai capelli scuri e gli occhi castani, che le sorride.
Per la prima volta nella sua vita Leah non ci prova neppure ad assumere la sua aria sensuale, quella con cui in passato aveva sempre attirato su di sé l’attenzione (solo per il gusto di farlo) di quei pochi ragazzi che Brianna frequentava.
“Ciao Ian, sono Leah, la sorella pallida di Brianna!” e lo abbraccia.
Chuck chiude il portatile. Ha appena finito di scrivere l’ultima riga. Ha paura che non funzioni, forse dovrà riscrivere il finale, ma ora non ha tempo… Oggi arriva Leah, la sorella di Brianna, la sua fidanzata.
In bocca al lupo, Chuck!

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