Quanto pesa quel 4 in pagella sul governo Letta?

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Un governo al servizio degli italiani che però non convince i cittadini. A Swg, la trasmissione Agorà in onda su Rai Tre, ha chiesto di rilevare un voto che potesse essere dato all’esecutivo dopo un mese di lavoro. Il risultato è stato agghiacciante: 4,2.

“Non bisogna farsi ingannare perché le medie sono sempre terribili: – ha osservato Roberto Weber, presidente dell’Istituto Swg – se è vero che il 50 percento degli italiani dà un voto da cinque in giù all’esecutivo, c’è anche un 40 percento che dà un voto da sei in su”. Ma nonostante le parole di Weber il dato rimane. Sicuramente il governo Letta, installato da appena 30 giorni e strangolato dalle larghe intese, si è visto assegnare un punteggio negativo che davvero desta molte domande.

Sicuramente pesa la tensione sociale, la disgregazione del Pd che sta allontanando tanti militanti di sinistra da questo esecutivo che appare sempre più a destra e non ultimo la brutta figura dei democrat nell’elezione del presidente. Proprio su quest’ultimo punto oltre la metà d’italiani si auspica un’elezione diretta, quindi una modifica alla Carta che possa consentire a ciascun cittadino di esprimere la propria opinione sul  Capo dello Stato.

Questo scossone del 4 in pagella farà dare una sterzata al governo Letta o lo farà ancor più giacere sul fondo dei grandi proclami nell’attesa di Godot?

Sbarcati a roma i 4 giornalisti rapiti in Siria.

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Erano le 22 a Ciampino quando da un Falcon sono scesi i quattro giornalisti che per 9 giorni sono stati sequestrati nel nord della Siria. E’ finita con un lieto fine la disavventura per l’inviato Rai Amedeo Ricucci, il fotoreporter Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la giornalista freelance Susan Dabbous,di origini siriane. Poco prima dell’arrivo dell’aereo, lo zio di Susanna Dabbous, Toni Mira, redattore capo di Avvenire, ha raccontato la telefonata avuta nel pomeriggio con la freelance. «Per lei sono stati momenti di forte tensione e preoccupazione  però, alla fine, l’ho sentita anche molto allegra. Mi ha riferito di aver pensato molto alla nonna materna Margherita, che è morta alcuni anni fa e ‘che sicuramente mi ha protetta dal cielo’ e poi ho pensato a papa Francesco. Come mai? Perché, ha spiegato, non bisogna mai arrendersi».

Ricucci conferma che sono stati trattati bene. «Siamo stati in mano a un gruppo islamista armato che non fa parte dell’Esercito libero siriano (quindi nulla a che vedere con la rivolta popolare contro il regime del presidente Bashar al Assad). Si è trattato di un malinteso… ci trovavamo in una località originariamente cristiana e stavamo filmando una chiesa. Ma i miliziani hanno creduto che stessimo riprendendo una loro base logistica. All’inizio ci hanno presi per spie e volevano controllare quello che avevamo girato e per far questo ci hanno messo un sacco di tempo. I sequestratori ci hanno tenuti in posti diversi, non proprio prigioni sotto certi aspetti, per altri sì». E a chi afferma che forse lui e i suoi colleghi sono stati «incauti», il cronista di RaiStoria risponde: «Che qualcuno lo possa pensare lo trovo di cattivo gusto. Siamo stati cauti fino all’ennesima potenza».

Più dura è stata per la Dabbous divisa dagli altri tre uomini e minacciata del tagli delle mani: «pensavano che avrei scritto un articolo su di loro. Temevo che mi avrebbero ucciso, ho avuto veramente molta paura», ha detto, aggiungendo che tra i sequestratori c’erano algerini e marocchini.

Liberati i giornalisti in Siria. Monti esulta e ringrazia.

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Rilasciati i 4 giornalisti italiani che erano trattenuti nella Siria dal 4 aprile scorso. E’ Mario Monti, ministro degli Esteri ad interim a comunicarlo con una nota: «Desidero ringraziare l’Unità di Crisi dellaFarnesina e tutte le strutture dello Stato che con impegno e professionalità hanno reso possibile l’esito positivo di questa vicenda, complicata dalla particolare pericolosità del contesto». Come sempre per l’Italia muoversi in ambito internazionale è sempre complesso… d’altra parte siamo popolo di navigatori, poeti, di artisti, di eroi, di santi… non di diplomatici!

Monti ha anche ringraziato la stampa per aver mantenuto il massimo riserbo sulla vicenda. Ora il plico verrà naturalmente distrutto o buttato nel dimenticatoio di qualche ufficio e gli italiani non potranno mai sapere se si è pagato un riscatto.

I quattro giornalisti si trovano ora in Turchia e presto faranno rientro in Italia.

 

Giornalisti sequestrati in Siria: stavano girando un reportage

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Sono trattenuti da due giorni in Siria i quattro giornalisti Rai che erano impegnati in un reportage sperimentale, “Silenzio, si muore”, per il programma “La Storia siamo noi”. La Farnesina, che ha confermato la notizia del sequestro, segue la vicenda fin dalle prime battute, mentre il ministero degli Affari esteri ha tenuto a precisare che “Occorre mantenere il massimo riserbo” e che “l’incolumità dei connazionali resta la priorità assoluta”. Intanto sono stati resi noti i nomi dei giornalisti che sarebbero in stato di fermo perchè avevano filmato e fotografato postazioni militare sensibili. Si tratta del giornalista Rai Amedeo ricucci, del fotografo Elio Colavolpe, del documentarista Andrea Vignali e della reporter italo-siriana Susan Dabbous. Stando alle prime ricostruzioni, le loro tracce si son perse il 4 aprile, quando hanno mancato un appuntamento via skype con dei ragazzi di una scuola bolognese con i quali erano in contatto, mentre i loro cellulari gsm ed il satellitare sono diventati irraggiungibili. Nella mattinata di venerdì, poi, alcune fonti giornalistiche, sia siriane che straniere, presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci, hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. I giornalisti erano entrati nella Siria controllata dai ribelli il 2 aprile, da Antiochia, e avevano in programma di rientrare ogni sera in territorio turco, mantenedosi così sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi.

4 giornalisti italiani sequestrati in Siria

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Quattro giornalisti italiani sono stati sequestrati nel nord della Siria. Si tratterebbe di due fotografi e di due inviati che stavano lavorando nella zona di Aleppo.1 giornalista è della Rai e 3 sono freelance. Lo si apprende da fonti informate. I nomi dei cronisti non sono stati al momento resi noti. Si attendono aggiornamenti nelle prossime ore. La notizia è stata confermata dalla Farnesina che mantiene il massimo riserbo sulla vicenda.

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