Se questa è un’educatrice… la maestra che picchia gli alunni

scuola-tuttacronacaCosa potranno imparare a scuola dei bambini che vengono picchiati anche in viso, messi in punizione inginocchiati in un angolo, rinchiusi in uno stanzino o sul balcone. Tutto perchè gli alunni della scuola elementare di Palazzo Adriano, nel Palermitano, sarebbero stati “indisciplinati”. La denuncia per maltrattamenti è arrivata da una mamma preoccupata e il gip del tribunale di Termini Imerese ha sospeso la maestra dopo l’inchiesta della polizia. I riscontri dei poliziotti, verificati anche con il personale dello stesso istituto scolastico, hanno messo in luce come la mancata trascrizione di avvisi sul diario o banali monellerie scatenavano le furie dell’insegnante. Stando a quanto riportano gli inquirenti, gli alunni venivano percossi, sottoposti a castighi ingiustificati e sproporzionati, spesso collocati in castigo in uno stanzino della scuola o sul balcone con l’anta chiusa dall’interno con pericolo per la loro stessa incolumità. In una circostanza sarebbe emerso che l’insegnante avrebbe dato uno schiaffo a un bambino lasciandogli sul viso il segno dell’anello e gli avrebbe poi consigliato di alleviare il dolore con un panno bagnato.

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La maestra finisce ai domiciliari!

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Ancora una storia di violenza sui minori, ancora una maestra che maltratta i suoi allievi. Le videocamere installate dalla Procura in un asilo di  San Costantino Calabro, nel Vibonese, non lasciano dubbi. Ines Romano, insegnante nella scuola di infanzia era solita dare schiaffi, calci e spinte ai bambini che le venivano affidati.  Gli investigatori hanno avuto conferma proprio dal materiale audio-video e il gip di Vibo Valentia nell’ordinanza di custodia cautelare ha scritto che il filmato ”restituisce un quadro oltremodo eloquente della rigidità, autoritarismo ed aggressività connotanti la quotidiana relazione dell’indagata”. La 62enne ora agli arresti domiciliari è l’ultima insegnante di una triste serie a essere coinvolta in atti di violenza su minori. Leggendo ancora l’ordinanza del gip si evince che:

”L’insegnante non brilla certo per garbo e delicatezza, prediligendo sistematicamente maniere risolute, sbrigative, fisicamente aggressive, sfuriate verbali che, se in alcuni casi possono apparire giustificate dalle lievi intemperanze e fisiologiche disobbedienze dei piccoli, in numerose occasioni tuttavia, sia per l’eccessività sia per la gratuità della reazione, debordano in veri e propri ingiustificati ed inammissibili maltrattamenti vieppiu’ gravi a fronte della tenerissima eta’ e della delicata fase evolutiva dei fanciulli a lei affidati”. Sempre secondo il gip ”sia che si trovi a gestire situazioni di obiettivo disturbo alle attività didattiche, sia che espleti la normale mansione di controllo, è solita fronteggiarle ricorrendo sistematicamente, quotidianamente e reiteratamente sempre alla reazione violenta fisica o verbale e che va dalle leggere spinte, agli schiaffetti, alla minaccia di schiaffi, agli inseguimenti intorno ai banchi, al riposizionamento violento sulla sedia”.
Ines Romano era un’insegnante anche d’esperienza, da molti anni svolgeva questo lavoro, ma i suoi metodi, secondo quanto si legge nell’ordinanza, hanno messo in evidenza la “brutalità” e la “gratuità” di alcuni gesti che non hanno nulla di educativo, ma solo uno sfogo che sembrerebbe una rivendicazione personale nei confronti dei bimbi. Una frustrazione, quasi, che si ripercuoteva quasi quotidianamente su i piccoli che le venivano affidati.

Quando a scuola incontri il mostro!

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Quello che è emerso nella scuola romana San Romano è un incubo che non trova spiegazione se non nella frustrazione personale degli adulti incapaci di svolgere il proprio lavoro. Un disagio psicologico profondo di insegnanti che usano la scuola come sfogo delle loro repressioni e questo meccanismo è un aggravante poiché produce danni irreparabile nello sviluppo psico-fisico di bambini che si trovano di fronte “un mostro”. In fondo l’adulto disturbato è quell’orco narrato in tante favole che vogliono proteggere i bambini dall’orrore raccontando proprio di quelle “deviazioni”. Il lupo di Cappuccetto Rosso, la matrigna di Cenerentola, la strega di Biancaneve… il male viene da chi è più grande e più forte di noi. Non a caso la bruttezza e la vecchiaia ricorrono sempre nei “cattivi”.

La maestra Franca Mattei maltrattava i propri alunni e «con condotte pressoché quotidiane li offendeva proferendo insulti quali ”zozzo, scemo, sudicione, schifoso, bastardo”, li percuoteva con schiaffi al volto, tirandogli i capelli, strattonandoli violentemente, costringendo alcuni di loro a picchiarne altri».

Un meccanismo quindi in cui la maestra era il “mostro”, ma a sua volta i bambini erano i suoi “incubi” quotidiani. Una persona che commette reati deliberatamente perché incapace di relazionarsi con i suoi allievi.

«La maestra Mattei – riassume l’ordinanza – apostrofava il piccolo E. come ”una cosa inutile, un bambino che non capiva niente, un testone”, mettendo il bambino in una tale condizione di disagio e difficoltà che reagiva mordendo e fingendo degli svenimenti».

Mostri contro mostri in una mente criminale…

Bimbi di un asilo vittime di violenza e denigrazione: arrestate due maestre

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Una serie di indagini coordinate dalla Procura di Roma hanno portato agli arresti domiciliari per due donne, arrestate per maltrattamenti e percosse a bambini di quattro anni. A segnalare le violenze perpetrate da una maestra 63enne e dalla coordinatrice 57enne della scuola pubblica materna San Romano, di Roma erano stati alcuni loro colleghi e alcuni genitori dei bimbi. Le due “educatrici” hanno perpetrato comportamenti violenti e denigratori nei confronti dei piccoli alunni, umiliando verbalmente anche alcuni bambini con disagi e difficoltà psicoinfantili. Ma l’uso di epiteti come “scemo”, “zozzo” o “bastardo” erano accompagnati anche da episodi di violenza volta a ottenere obbedienza e non solo, la maestra avrebbe a sua volta incitato alcuni alunni ad essere violenti e a denigrare i compagni. Tra le varie azioni segnalate, anche il fatto di aver punito un bimbo, che si era fatto la pipì nei pantaloni, obbligandolo a inginocchiarsi e ad asciugare il pavimento con un fazzoletto di carta, in caso contrario, l’avrebbe costretto a pulirla con la faccia.

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