Riforma del Senato: sarà composto da 150 membri

riforma-senato-tuttacronacaE’ il segretario dem Matteo Renzi a riferire che c’è una prima bozza di accordo, tra i principali partiti, per la riforma del Senato. Il sindaco fiorentino spiega che sarà composto da “150 persone, di cui 108 sindaci di comuni capoluogo, 21 presidenti di Regione e 21 esponenti della società civile”. E ha aggiunto che siamo di fronte a una “straordinaria occasione per le riforme. Non basta più accarezzare i problemi, è finito il tempo”. Ancora, il segretario del Pd ha spiegato che il Senato non sarà elettivo e sarà senza indennità. Gli esponenti della società civile “saranno scelti temporaneamente dal Presidente della Repubblica per un mandato”. Il nuovo Senato, ha aggiunto, “non vota il bilancio, non dà la fiducia, ma concorre all’elezione del Capo dello Stato e contribuisce all’elezione dei rappresentanti degli organi europei”. Per quel che riguarda la riforma delle Province, invece, Renzi ha ammesso che “non c’è l’accordo di tutti i partiti”. Ma, ha specificato, “è possibile che avremo in queste ore la svolta in Senato”. “Noi – ha sottolineato – vogliamo che il 25 maggio non si voti per le Province”. “La riforma consentirà di avere Province di secondo livello – ha concluso – con i sindaci protagonisti”.

I costi della politica regionale sono un baratro senza fondo: 800 mln

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In confronto le spese dello Stato centrale fanno impallidire se si pensa ai costi che i contribuenti pagano per la politica regionale. Sono circa 800 milioni di euro l’anno per gli stipendi di consiglieri, assessori e presidenti di Regioni e province autonome. Se a questo dato accorpiamo la spesa per i consiglieri, gli assessori, i sindaci e i presidenti delle Province, arriviamo a 1,4 miliardi all’anno, ovvero quasi alla metà di quello che serve per togliere l’Imu sulla prima casa. I dati sono stati rilevati dal Siope, il sistema che rileva incassi e pagamenti delle pubbliche amministrazioni, pubblicati dal Sole 24 Ore.

Come scrive il quotidiano economico:

“Prendiamo per esempio le Province, da anni nel mirino proprio perché ritenute inutili e costose: l’affermazione è smentita dai dati Siope, almeno per quel che riguarda il costo pro capite di consiglieri e assessori provinciali: «solo» 2,5 euro contro i 19 dei politici regionali e i 13 di quelli comunali . Ma il discorso cambia se si analizza il rapporto percentuale tra la spesa corrente e quella per organi istituzionali: 1,32 euro il peso dei rappresentanti delle Province rispetto al totale della spesa corrente dello stesso ente, contro lo 0,55 dei politici regionali e l’1,07 di quelli comunali”.

Mentre non stupisce che le Regioni spendano molto di più in stipendi che in investimenti:

“145 miliardi in un anno per funzionare la macchina, contro i 17 miliardi spesi per investimenti su strade, ospedali ed espropri. In pratica, soltanto un euro ogni dieci usciti dalle casse regionali l’anno scorso è servito a finanziare un’infrastruttura […] sopravvivono anche alcune voci più opache: oltre agli 800 milioni per organi istituzionali, ci sono anche i 117 milioni spesi dai governatori per «studi, consulenze, indagini e gettoni di presenza».

Meno sbilanciato il rapporto per Comuni e Province: entrambi destinano alla spesa produttiva il 21% degli investimenti. Semmai il dubbio per le Province è quello della loro stessa funzione: senza la gestione degli appalti stradali, che da sola assorbe il 42% degli investimenti dell’ente, effettivamente la ragion d’essere delle 110 Province, costate 8 miliardi nel 2012, verrebbe svuotata di senso”.

Invece è una sorpresa che le spese per sagre e cancelleria non sia il monstrum che finora si era denunciato:

“L’analisi delle uscite ridimensiona il mito dei soldi pubblici buttati per finanziare sagre e congressi o per acquistare risme di carta e materiale di cancelleria. In realtà, a convegni ed eventi le Regioni destinano 62 milioni l’anno, ovvero lo 0,04% della spesa corrente, le Province lo 0,5% e i Comuni lo 0,4 per cento. Uscite non indifferenti, certo. Ma tutto sommato analoghe a quelle legali: 50 milioni, pari allo 0,03% nelle Regioni, 205, pari allo 0,39%, nei Comuni”.

Ridisegnare l’Italia: si prova ad abolire le province, ci si riuscirà?

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Con l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del disegno di legge costituzionale di abolizione delle province, forse si riuscirà a ridisegnare l’Italia per avere più efficenza e meno sprechi. Il provvedimento è composto di soli tre articoli.

  •  Il primo annuncia semplicemente l’abolizione delle province.
  • Nel secondo sono contenuti i rinvii di diversi passaggi costituzionali in cui si citano le province
  • il terzo prevede che c’è tempo fino a sei mesi dall’entrata in vigore di tale provvedimento per la soppressione delle province.

Un nuovo tentativo di contenere la spesa pubblica che andrebbe a cancellare ogni riferimento alle Province fatto nella Costituzione.

Cosa ci sarà al loro posto?

I collegi delle autonomie. Con una fondamentale differenza: non ci saranno organi politici eletti: niente presidente, niente giunta, niente consiglio. Un gran risparmio, quasi il doppio di quei 500 milioni preventivati da Monti se si fosse fatta la riforma sugli accorpamenti.

Quali saranno i compiti dei nuovi collegi?  

Pianificazione dell’ambiente, del territorio, del trasporto locale, più la gestione delle strade. Tutto il resto dalla scuola alla cultura, passerà ai Comuni o alle Regioni.

Altro tema sul tavolo è quello legato ai confini. “Non ridisegneremo la mappa da Roma – spiega il ministro per gli Affari regionali Delrio – lasceremo alle Regioni la libertà di decidere”.

Né riforme, né tagli alle province… è ancora un governo di servizio?

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La consulta boccia le riforme e il taglio delle province… è un niente di fatto! Flebile l’interesse politico per l’abolizione delle province. Avrebbe sollevato polemiche dure da sopportare per il fragile governo dalle mille intese. Oggi con la bocciatura della consulta di riduzione e/o di abolizione delle province la questione sembra definitivamente chiusa. La Corte ha, infatti, dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto “Salva Italia” e il loro riordino, che ne prevede la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione. “Non è materia da disciplinare con decreto legge”, hanno stabilito i giudici costituzionali. Regge al vaglio della Consulta la riforma della geografia giudiziaria: sono state infatti giudicate infondate le questioni sollevate dai tribunali di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona contro la loro soppressione; inammissibile quella del Friuli Venezia Giulia. Solo Urbino si salva. L’Italia si salva? Tagliando alla cultura e alla sanità forse qualche speranza c’è ancora… se non spendiamo tutto in F35!

Canili a rischio… I Comuni non pagano le rette e i cani muoiono di fame.

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Sono almeno 400 i canili a rischio fallimento in Italia. I comuni non riescono a pagare le rette per le associazioni che si prendono cura dei cani.

Mentre da una stima effettuata su 1000 comuni quelli virtuosi che pagano nei tempi prestabiliti sono solamente 35 e tutti nel nord Italia, circa 300 comuni pagano le rette entro i 18 mesi mentre ci sono oltre 650 comuni che sono in ritardo con i pagamenti di oltre due anni fino a sei-sette anni.

I canili sono quindi al collasso, con un debito che ammonta a 400 milioni di euro. Questo fa sì che le strutture non riescono più a mantenere determinati standard e poco a poco assumono l’aspetto di lager. Tempo di crisi e soprattutto mantenere un cane oggi costa, così si intensificano gli abbandoni e calano notevolmente le adozioni, tanto che alcuni canili hanno spostato il mercato delle “adozioni” all’estero verso la Germania e il Nord Europa.  

Attualmente i cani che sono a rischio vero di morire di fame sono circa 40.000 di questi 28.000 si trovano nei canili del sud sui 150.000 ospitati nei rifugi italiani occorre che si proceda al pagamento delle rette in tempi rapidissimi.

ESONDAZIONE! In Toscana la situazione è di massima allerta

 

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Le continue piogge dei giorni scorsi hanno creato una situazione critica attorno al Lago di Massaciuccoli che già ieri ha visto salire il livello dell’acqua fino a 41 centimetri al di sopra del livello del mare. Nonostante l’accensione tempestiva dell’impianto idrovoro della Bufalina che scolma al ritmo di 10.000 litri al secondo, le piogge hanno fatto salire ancora i livelli del lago che stamani si attesta intorno a +45 cm. Gli effetti della piena si cominciano a fare sentire: si registrano tracimazioni del lago in località Quiesa, in zona agricola non abitata, lungo la via della Costanza, in bonifica, c’è stato anche un sifonamento della vasca di cacciata dell’impianto idrovoro Massaciuccoli Pisano (quello che venne completamente allagato durante l’alluvione del 2009). Il sifonamento è stato subito tamponato con il riporto di terra. Il consorzio sta mettendo 1000 ballini di sabbia sugli argini di Quiesa dove il lago sta tracimando, per contenere la situazione e ha avvisato con una procedura di emergenza i sindaci di Massarosa e Vecchiano, le Prefetture e le Province di Pisa e Lucca perchè prendano le loro valutazioni nell’ambito delle proprie competenze di Protezione civile. In tutta la Toscana, dopo le persistenti piogge dei giorni scorsi, tutti i corsi d’acqua sono sorvegliati speciali. Frane e smottamenti sono segnalati per ora nell’Aretino e in Versilia.

LA SICILIA ARRIVA PRIMA: ABOLITE LE PROVINCE

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La Sicilia dice addio alle Province. Questi enti non saranno rinnovati alla naturale scadenza e a maggio, quando si sarebbero dovute tenere le elezioni, saranno commissariati. Entro sei mesi saranno aboliti e sostituiti con i liberi consorzi tra comuni. Lo stabilisce un ddl del governo Crocetta, cui ha aderito la conferenza dei capigruppo all’Ars, con il sostegno anche del Movimento 5 Stelle. Il voto definitivo in aula è atteso martedì. Apertamente soddisfatto il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta: “Siamo in primi in Italia ad abolire le Province. E’ un risultato storico, la maggioranza è unita e spero che anche il Pdl e il centrodestra votino la norma”, afferma Crocetta. Il ddl che abolisce le Province verrà messo all’ordine del giorno nel pomeriggio. Martedì prossimo il voto sul commissariamento e sulla nascita dei liberi consorzi entro sei mesi.

Con halloween arriva il “taglio” delle province!

Niente taglio agli stipendi parlamentari.

Niente taglio al numero di poltrone al governo.

Niente taglio agli sprechi pubblici.

Tagliamo il numero di province! Il consiglio dei Ministri ha approvato oggi il decreto-legge che prevede la riduzione del numero delle province a statuto ordinario: da 86 a 51, comprese le città metropolitane. Dal 1° gennaio 2013 le giunte delle province italiane saranno soppresse e il presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 consiglieri provinciali. Diventeranno poi operative le città metropolitane, che sostituiscono le province nei maggiori poli urbani del Paese.

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