Al Jazeera OSCURATO!

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Il network egiziano di Al Jazeera, che stava trasmettendo in diretta le manifestazioni dei pro-Morsi in corso nel Paese, è stato oscurato. Intanto a Il Cairo proseguono gli scontri: la polizia ha sparato lacrimogeni in piazza Ramses, a circa 2 chilometri da Tahrir, il luogo principale dove si sono dati appuntamento i manifestanti. Con gli otto dimostranti uccisi nella città di Damietta, il “venerdì di collera” conta già 14 vittime.

Crisi egiziana: a Hurghada c’è un morto nel paradiso dei Resort?

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Secondo ARD Mittagsmagazin ci sarebbe stato almeno un morto nelle manifestazioni islamiche che si stanno tenendo a Hurghada nota località turistica sul Mar Rosso, affollata di turisti stranieri. I manifestanti hanno inneggiando al presidente deposto Mohamed Morsi e hanno denunciando il massacro di Rabaa e Nahda, a Il Cairo. Secondo quanto si legge nella didascalia del video postato da Mittagsmagazin:

“L’Egitto è in una crisi profonda ed è anche sicuro che in Hurghada Beach Resort, ci è stato un morto. Il Foreign Office ha diramato avvisi per la restrizione di viaggi in Egitto. Molti turisti che però vogliono cancellare il viaggio, non hanno avuto ancora chiarimenti su i diritti e le penali che si applicheranno…”

Intanto in quello che è stato definito il “giorno della collera” i Fratelli Musulmani hanno convocato nuove proteste e manifestazioni. Almeno 4 manifestanti sono stati uccisi dalla polizia a Ismailiya, a nordest del Cairo. Mentre un altro morto si registra negli scontri in atto a Tanta e un sesto a Mansoura. Si registrano i primi scontri anche nella capitale, dove i cortei stanno affluendo verso Piazza Ramses. La tensione è altissima, e l’esercito ha schierato decine di blindati in tutto il centro della città. Naturalmente la notizia del morto a Hurghada è da verificare, ma sicuramente sale la tensione nei Resort.

Il colpo di stato è vicino e Morsi è pronto alla morte!

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Il presidente egiziano, Mohamed Morsi, parlando in diretta tv, ha detto che non farà nessun passo indietro e proteggerà la democrazia con la “sua vita”. “Non lasciatevi rubare la vostra rivoluzione”. “L’esercito egiziano deve tornare alle sue normali funzioni”, ha aggiunto, invitando gli egiziani a non attaccare le forze armate, la polizia e a non scontrarsi tra di loro.

Il colpo di stato è vicino e Morsi è pronto alla morte. Parole che pesano come macigni su una situazione insostenibile, nelle prossime ore ci saranno sicuramente sviluppi in questo braccio di ferro che sembra ormai all’epilogo.

Le fiamme egizie contro Morsi! Sarà repressione?

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Un morto, presumibilmente un islamico, e sette feriti negli scontri di oggi in Egitto. La tensione nel paese è ormai esplosa in azioni violente e nella città di Beni Suef nell’alto Egitto sono state incendiate due sedi del partito di Fratelli musulmani. Anche al Cairo è stata data alle fiamme la sede del partito di Morsi e centinaia di manifestanti hanno assaltato il quartier generale, lanciando bombe molotov.

 Al grido di «Morsi, vattene», sollevatosi in varie parti del Paese, il presidente ha così risposto in una intervista rilasciata al Guardian:

«Ci possono essere dimostrazioni ma non si può mettere in discussione la legittimità costituzionale di un presidente eletto»

Poi ha dichiarato:

 «Se cambiassimo qualcuno eletto secondo la legittimità costituzionale, ci sarà qualcuno che si opporrà anche al nuovo presidente e una settimana o un mese dopo chiederanno anche a lui di dimettersi. (…) Non c’è spazio di discussione su questo punto. Ci possono essere manifestazioni e le persone possono esprime la loro opinione ma il punto cruciale è l’applicazione della Costituzione»

Morsi ha quindi accusato «i resti dell’ancien regime» per le violenze dei giorni scorsi, che hanno preso di mira sedi della Fratellanza e ha concluso:

«Hanno i mezzi, che hanno ottenuto con la corruzione e li usano per pagare teppisti e così scoppia la violenza. (…) È stato un anno difficile, molto difficile e penso che gli anni a venire lo saranno ancora, ma spero di fare sempre il mio meglio per soddisfare i bisogni del popolo egiziano.»

Alle 21.00 la situazione, secondo il portavoce militare, era la seguente:

L’esercito egiziano ha lanciato lo stato di massima allerta in tutte le unità e stabilito una unità di operazioni col ministro della Difesa Abdel Fattah el Sissi e il capo di stato maggiore per seguire la situazione e assicurare lo spiegamento il più rapido possibile in caso di crollo della sicurezza.

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