Affermazioni shock del procuratore: “La Tirreno Power può aver causato 400 morti”

tirreno_power_tuttacronacaBasandosi sui dati dei consulenti, Francantonio Granero, procuratore capo di Savona, ha detto: “Dal 2000 al 2007 sarebbero da attribuire alle emissioni della centrale” a carbone Tirreno Power di Vado Ligure almeno “400 morti”. Il magistrato ha quindi aggiunto: “Senza la centrale di Vado  tanti decessi non vi sarebbero stati”. La Procura ha aperto da tempo due filoni d’inchiesta sull’attività della Tirreno Power: una per disastro ambientale e una per omicidio colposo. Ancora, stando a quanto detto dal procuratore, ci sarebbero stati anche “tra i 1.700 e i 2.000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012”. I consulenti, che hanno provveduto a mappare una zona di ricaduta delle emissioni, hanno escluso come causa delle patologie il traffico automobilistico, altre aziende della zona e i fumi delle navi in porto. Il perimetro della mappa riguarda quasi tutta Savona, Vado, Quliano e Bergeggi e in parte Albisola e Varazze. Ad essere indagati per disastro ambientale sono Giovanni Gosio ex direttore generale, dimessosi alcune settimane fa, e il direttore dello stabilimento Pasquale D’Elia. Ci sarebbe anche un terzo indagato di cui non si conosce il nome. Come spiega TgCom24, le consulenze della procura di Savona su Tirreno power sono “di parte” e non sono mai state sottoposte “a un contraddittorio”. E’ quanto afferma una nota dell’azienda secondo la quale “non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti”. “Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità”, afferma.

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Conte infuriato: “Mi tutelerò contro chi lede la mia dignità”

conte-calcioscommesse-tuttacronacaSi ricomincia a parlare di Calcioscommesse e il ct bianconero non accetta che il suo nome venga associato alla vicenda. In mattinata si era parlato delle parole di Coppola che, lo scorso 3 luglio, spiegava come l’allora allenatore del Siena in occasione di una partita “incriminata” si limitò a spronare i suoi giocatori desiderando la vittoria. Oggi Conte, che si è visto chiamato in causa in situazioni che non lo riguardano, ha usato termini al veleno: “Nella giornata odierna ho dovuto constatare con stupore e disappunto che alcuni organi di stampa hanno ritenuto dare grande risalto al mio nome in merito ad avvenimenti riguardanti nello specifico altre persone. In realtà le dichiarazioni oggi riportate, oltre a non avere di certo nei miei confronti alcuna nuova rilevanza giudiziaria, evidenziano realtà circostanti per le quali sono stato giudicato dalla giustizia sportiva e ho scontato una dolorosa squalifica. Con la ferma intenzione di tutelare in futuro la mia persona da chiunque intenda lederne la dignità, lascio alla coscienza di ognuno valutare la differenza tra informare e strumentalizzare”.

Calcioscommesse, si torna a parlare di Conte. “Ci lasciò decidere cosa fare”

Conte-calcioscommesse-siena-tuttacronacaSi torna a parlare dello scandalo calcioscommesse e nell’ordinanza emessa dalla Procura di Cremona si leggono altre testimonianze di Stellini e Coppola. Riguardo alla partita del 2011 tra Albinoleffe e Siena, per la quale Conte venne squalificato per quattro mesi per omessa denuncia, Coppola racconta: “Non so se sapesse di questo accordo. Ribadì di volere arrivare primo, ma ci avrebbe lasciato fare se la squadra si fosse ritenuta impegnata dall’accordo con l’Albinoleffe”. Il portiere, il 3 luglio 2013, rese le seguenti dichiarazioni: “Non ho mai sentito Stellini fare riferimento ad accordi o promesse intervenute in occasione della partita di andata che avrebbero dovuto essere rispettati in occasione della partita di ritorno. Successivamente, dopo che era stata disputata la partita con il Torino e la squadra aveva ormai raggiunto l’obiettivo della Serie A, ci fu l’abituale riunione tecnica alla quale parteciparono, come sempre, sia l’allenatore che lo staff e tutti i giocatori. Ricordo che in quella occasione io sono stato tra quei quattro, cinque giocatori che più hanno insistito sull’opportunità di non accontentarci della promozione, ma di cercare di arrivare primi, conseguendo peraltro un premio che era abbastanza sostanzioso. Tale era anche l’obiettivo dell’allenatore che in quell’occasione ha insistito anche lui spronandoci a proseguire nel nostro impegno. Aggiunse anche che avrebbe dato più spazio a chi era più motivato o che aveva giocato poco. A questo punto è accaduto che Carobbio e Terzi rappresentarono che, qualora ci fossimo impegnati con l’AlbinoLeffe nella partita in programma il 29 maggio 2011, ci avremmo rimesso la faccia in quanto vi era un accordo con i predetti nel senso che gli avremmo fatti vincere qualora a noi non fosse stato necessario un risultato diverso. Stellini confermò la cosa e cioè che c’era questo accordo con l’AlbinoLeffe. Io non sapevo niente della cosa come già riferito. Non sono in grado di precisare quali altre persone fossero al corrente di questa situazione. Non so se Conte fosse a conoscenza preventivamente di questo accordo assunto in occasione della partita di andata. Posso solo dire che quando l’argomento fu introdotto ci lasciò sostanzialmente decidere come meglio credevamo, ciascuno per conto suo. In sostanza lui si chiamò fuori. Conte ribadì che lui ci teneva ad arrivare primo, ma che, qualora la squadra si fosse ritenuta impegnata dall’accordo con l’AlbinoLeffe ci avrebbe lasciato fare”.

Ringhio e il calcioscommesse: “Piuttosto mi toglierei la vita”

rino-gattuso-tuttacronacaL’ex milanista e Nazionale Rino Gattuso, sul quale indaga la procura di Cremona per l’inchiesta calcioscommesse, ha commentato a Sky Sport: “La gente sa come sono fatto. Piuttosto che truccare una partita, vado in piazza e mi tolgo la vita”. Ringhio è indignato: “Sono arrabbiato e offeso. Stamattina mi ha avvisato del coinvolgimento mia moglie visto che io ero a Napoli.  Sono sereno e vado a chiarire tutto. Non voglio avere macchie sulla mia carriera.  Mai e poi mai ho pensato minimamente di poter truccare una partita. Se venisse dimostrato, sono disposto ad andare in piazza – so di dire una cosa forte – e ad ammazzarmi.  Chi mi conosce sa che non ci sto a perdere neanche una partitella, neanche a scopa con gli amici”. L’ex tecnico del Palermo era stamattina a Napoli dove avrebbe dovuto partecipare a una sessione con Benitez del corso Uefa per allenatori, ma è tornato a Milano dopo essere stato raggiunto dalla notizia. “È una roba assurda e incredibile perché non so cosa vogliano da me . Io non so cosa significhi truccare una partita, non saprei nemmeno da dove cominciare. Adesso vediamo cosa succede ma sono certo di chiarire tutto”. Nell’ordinanza del Gip di Cremona Guido Salvini si legge, tra le altre cose: “l’analisi dei contatti telefonici di Francesco Bazzani, in occasione della partita Chievo-Milan del 20 febbraio 2011, ha fatto emergere la singolare coincidenza di un contatto (un sms in uscita) con un’utenza intestata al calciatore del Milan, Gattuso Gennaro Ivan”. “Tale contatto – osserva il gip – ha consentito di verificare che Bazzani, nel periodo oggetto di indagine, aveva intrattenuto 13 contatti con l’utenza in uso al calciatore, per 13 stagioni in forza al Milan, poi trasferitosi nella stagione appena conclusa nella formazione del Sion, militante nella massima serie svizzera”.

Clamoroso! Volevano truccare anche le partite di Brasile 2014!

brasile-calcioscommesse-tuttacronacaE’ il Corriere dello Sport a scrivere che, dall’ordinanza sul calcioscommesse emessa questa mattina dal Tribunale di Cremona, è merso anche un clamoroso retroscena sui prossimi Mondiali, che si disputeranno nel 2014 in Brasile. Il Gip Salvini scrive: “L’arresto avvenuto a Singapore di Tan Seet Eng e di altre 13 persone è il nuovo dato estremamente significativo che, seppur formalmente ancora ai margini della presente indagine, non può essere letto se non come una piena conferma degli elementi raccolti dall’Autorità giudiziaria italiana e via via arricchitisi nel tempo in merito alla organizzazione transazionale che dirigeva le mosse dei suoi inviati in Italia e rendeva possibile la corruzione dei giocatori di squadre anche sconosciute o pochissimo conosciuta all’estero. Le accuse, in base alle notizie raccolte da fonti aperte e da sintetiche relazioni del Servizio Centrale Operativo, essendo stato inoltrata solo recentemente una formale richiesta di rogatoria internazionale, riguardano la manipolazione di un gran numero di partite in molti paesi e ad altissimo livello sino a progettare, a quanto sembra, un piano di interventi illeciti sui prossimi campionati del mondo che si svolgeranno in Brasile».

Si torna a parlare di calcioscommesse: tra gli indagati Gattuso e Brocchi

gattuso-calcioscommesse-tuttacronacaQuasi tre anni dopo l’inizio dello scandalo del calcioscommesse, un’organizzazione criminale continuava a truccare le partite del calcio italiano. Stanotte i poliziotti del Servizio centrale operativo di Roma e gli uomini della squadra Mobile di Cremona hanno portato in carcere quattro persone: Salvatore Spadaro, Francesco Bazzani, Cosimo Ricci e Fabio Quadri, che avrebbero continuato la loro attività fino all’ultima partita dello scorso campionato, sia in serie A che in serie B. Si tratta di novanta gare in totale, delle quali una dozzina in serie A, comprese quelle di Juventus, Inter e Milan finora escluse dall’inchiesta. Tra queste, anche Palermo-Inter 1-0 dello scorso anno. Ma tra gli indagati compaiono anche nomi illustri, come  Gennaro Gattuso, anche perquisito, e Cristian Brocchi, che ha giocato anche con le maglie di Inter, Milan, Fiorentina e Verona e attualmente è allenatore nelle giovanili rossonere: l’accusa nei loro confronti è associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Secondo le prime indiscrezioni, i due erano in contatto con due de i quattro arrestati nel blitz. In particolare Francesco Bazzani, detto Civ, in un’occasione si era introdotto nel centro sportivo di Milanello, dove si allena il Milan, e aveva inviato messaggi allo stesso Gattuso. È accaduto nel febbraio del 2012 quando si erano svolte partite di Milan, Lazio e Juventus sulle quali Bazzani avrebbe cercato di influire.Fra i 20 nuovi indagati, ha detto Andrea Grassi, direttore della divisione operativa del Servizio centrale operativo della polizia (Sco), ci sono anche “un paio di giocatori ancora in attività”. Grassi ha aggiunto che “con l’operazione di oggi salgono a 120 gli indagati e 54 gli arrestati dalla fine del 2010. E’ questo il bilancio di tre anni di lavoro: un lavoro che non si è mai fermato e che dimostra che il fenomeno non è sopito”. Andrea D’Amico procuratore di Rino Gattuso, ha commentato la notizia delle indagini su “Ringhio” nell’inchiesta di Cremona sul calcioscommesse ai microfoni di Sky Tg24: “È stato un fulmine a ciel sereno. Rino è caduto dalle nuvole. Non sa come mai il suo nome sia balzato fuori. Ora bisogna capire come escono certi nomi, quali sono le circostanze che hanno determinato questa situazione. E prima di trarre conclusioni bisogna verificare tutto. Sappiamo bene che quando vengono fuori queste notizie l’eco che ne deriva è importante. Dobbiamo aspettare prima di dare giudizi. È doveroso attendere in attesa degli sviluppi futuri per la moralità di Rino”. Quattro i mandati d’arresto firmati dal Gip Guido Salvini e legati all’ultima fase dell’inchiesta «Last Bet», partita a giugno del 2010, che ha già coinvolto decine di giocatori ed ex giocatori anche di serie A, tra cui Beppe Signori, Cristiano Doni e Stefano Mauri. Gli arresti sono stati eseguiti a Milano, Bologna, Rimini, Messina. In manette anche i due intermediari, Mister X e Mister Y, com’erano stati identificati nel corso delle precedenti fasi dell’inchiesta dai giocatori coinvolti. Si tratta di Salvatore Spadaro e Francesco Bazzani. I due, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano il collegamento tra il mondo delle scommesse clandestine e i giocatori e le società di calcio. Spadaro, secondo l’accusa, sarebbe legato al giro dei “bolognesi” di Giuseppe Signori mentre Francesco Bazzani avrebbe avuto collegamenti sia con i commercialisti dell’ex bomber della Nazionale, Bruni e Giannone (entrambi finiti in carcere in una delle precedenti fasi dell’inchiesta), sia con Almir Gegic, uno dei leader del gruppo degli zingari. Ancora, le altre due ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Cosimo Rinci, amico di Spadaro e dirigente del Riccione calcio nonché in contatto con l’ex presidente dell’Ancona calcio Ermanno Pieroni, a sua volta coinvolto nella prima fase dell’inchiesta, e Fabio Quadri, considerato il factotum dello stesso Spadaro

Paolini “Ho conosciuto Ratzinger in una sauna per gay”. Diffamazione?

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Parole di diffamazione secondo gli avvocati Marcello e Michelangelo Melandri, legali della Rai che hanno già chiesto che il tribunale trasmetta gli atti alla Procura. A far scoppiare la bomba è stata una dichiarazione spontanea rilasciata da, Gabriele Paolini, nell’ambito di uno dei processi per una delle sue incursioni ai danni di due collegamenti in diretta della Rai, nella quale il “disturbatore” ha affermato:

“Ho conosciuto Joseph Ratzinger in una sauna per gay, a Torino, quando avevo 14 anni” e poi ha proseguito:

“Sono vent’anni che vengo ai processi. Oggi per me è emozionante perché vengo da detenuto per un altro motivo e perché è presente in aula mia madre. Nel periodo dei fatti che mi sono contestati in questo processo, gridavo di una infanzia rubata. Ho nella mia vita scelto di stare dietro ai giornalisti non per disturbare, ma per dire la mia verità. E per un motivo o un altro, la mia voce è stata sempre ascoltata a metà. Nelle due occasioni di cui si occupa questo processo chiedevo le dimissioni di Ratzinger”.

Il Governo nel labirinto tra Pd e Procura rischia di perdere la Cancellieri

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I renziani chiedevano a gran voce al ministro della Giustizia di fare un passo indietro, ora sembra invece che siano loro a tornare proprio sui loro passi. Enrico Letta è infatti pronto “a metterci la faccia” e a garantire per il Guardasigilli. Questa sarebbe la novità dell’ultima ora per cui anche i parlamentari vicini a Matteo Renzi avrebbero deciso di lasciar naufragare l’idea delle dimissioni, a questo punto infatti sarebbe una sfiducia al Premier e ci si inoltrerebbe in un tunnel senza luce. Invece ora è il Governo però a stare ancora nel labirinto e a rischiare di perdere la Cancellieri per mano di Civati o della Procura di Torino. Civati, infatti, non è pronto a piegarsi e chiederà che il gruppo si pronunci sulla sua mozione di sfiducia contro la Cancellieri. “All’assemblea dei parlamentari porterò un testo e chiederò che il gruppo dica la sua su quel testo”, dice Civati ad Huffpost. Insomma una conta. “Perché è normale che un gruppo metta ai voti le decisioni che deve prendere”, spiega ancora il deputato.  A seguire Civati ci sarebbe anche il renziano Ernesto Carbone, il primo a chiedere le dimissioni della Cancellieri quando ancora i renziani erano divisi sull’argomento, garantisce che lui il voto lo vuole eccome. “Anche se sarò da solo – dice ad Huffpost in Transatlantico – alzerò la mano e chiederò che si voti sulla richiesta di dimissioni”. Correndo il rischio che un voto del genere venga etichettato come contestazione ad un premier del Pd. “Non contesto Letta, ma la gestione del caso Cancellieri”, ribatte Carbone.

Ma se tutto questo è poco, arriva anche un’altra indiscrezione:  a Torino si potrebbe aprire un indagine sulla fuga di notizie sul caso Anna Maria Cancellieri.

Intanto Letta blinda la Cancellieri: “Chi sfiducia la Cancellieri, sfiducia il governo” e poi si appella alla responsabilità. Il candidato alle primarie Gianni Cuperlo spiega: «Il ministro Cancellieri ha dichiarato di non aver violato alcuna norma. Ma la mia opinione e che per motivi di opportunità dovrebbe dimettersi prima del voto. Ma se il premier ci chiede un atto di responsabilità politica, dobbiamo essere tutti responsabili».
Più netti i maldipancia dei renziani. Paolo Gentiloni lo dice con chiarezza: «Quando il premier viene qui e ci dice che c’è un voto politico sul governo, io ne prendo atto ma lo faccio con un certo rammarico perché non c’è il merito della discussione».

Contrario, ma allineato anche l’altro candidato Pippo Civati: «Non mi ritrovo nelle riflessioni che si fanno qui ma ne prendo atto con la responsabilità che ci viene chiesta. La mozione M5S non si può ovviamente votare e prendo atto dell’opinione della maggioranza».

Il labirinto  ingoierà la Cancellieri? Riuscirà il Governo a non perdere tra una possibile mozione di sfiducia e un’indagine, qualora si decidesse di aprirla, la Guardasigilli? Tutti resteranno al loro posto dopo questo tortuoso percorso a ostacoli?

I rischi della Cancellieri e le ipotesi circa un’indagine

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Secondo l’articolo di Ottavia Giustetti e Paolo Griseri su Repubblica, Annamaria Cancellieri rischierebbe di essere sottoposta a indagine per aver omesso la telefonata che aveva avuto con Antonino Ligresti nell’interrogatorio del 22 agosto 2013. Secondo La Repubblica,  l’ipotesi non è che il ministro abbia detto il falso, ma che abbia omesso di dire dettagli importanti che riguardavano la vicenda. Ora che la procura di Torino (titolare dell’inchiesta) sta per passare il fascicolo a Roma, deve valutare bene se contestare o meno questo reato al ministro: se non lo facesse, sarebbe la stessa procura piemontese a rischiare un procedimento a proprio carico.

Giustetti e Griseri ricostruiscono la vicenda dall’inizio e spiega perché il problema delle intercettazioni (venute a galla solo negli ultimi giorni) interessino ora la Procura:

Il tabulato è emerso nei primi giorni di novembre. Quel documento contiene un particolare che era sconosciuto al pm Vittorio Nessi il 22 agosto, quando il procuratore è andato a Roma a interrogare come teste il ministro, nel suo ufficio di massimo garante dell’amministrazione della giustizia. Nessi non sapeva, non poteva sapere, che poche ore prima la testimoneAnnamaria Cancellieri aveva parlato a lungo al telefono (sette minuti e mezzo di telefonata sono una lunga te-lefonata) con il fratello del principale arrestato nell’indagine torinese su Fonsai, Salvatore Ligresti.

Questo perché né Antonino Ligresti né la Cancellieri all’epoca dei fatti erano intercettati. Continuano Giustetti e Griseri

Tant’è vero che solo successivamente, sicuramente dopo il 29 agosto, così come risulta dagli atti depositati alle parti (annotazione di p. g., pagina 795 del settimo faldone) la Guardia di Finanza chiederà al pm Marco Gianoglio l’autorizzazione ad acquisire i tabulati con le telefonate di Antonino. In particolare a «verificare quali siano stati i contatti di Antonino Ligresti nel periodo successivo agli arresti dei propri parenti» acquisendo i contatti in arrivo e in partenza dal suo numero telefonico «a far data dal 17 luglio 203 fino al 29 agosto 2013».

E quindi arriviamo al dilemma della Procura di Torino:

Ma il trasferimento del fascicolo mette la Procura di Torino di fronte a una scelta difficile: limitarsi a spedire senza accuse al ministro (con il rischio che nella capitale vengano individuati reati non segnalati da Torino) o scegliere, in base alle contraddizioni tra interrogatorio e tabulato, di accusare Annamaria Cancellieri (con tutte le conseguenze, anche politiche, del caso). Per decidere è necessario ricostruire la storia dell’interrogatorio del 22 agosto e metterlo in relazione con l’elenco delle telefonate acquisito solo di recente.

Giustetti e Griseri mettono in evidenza le contraddizioni che i giudici potrebbero mettere in evidenza nel racconto della Cancellieri:

La conoscenza del pm, alle 19 di quel 22 agosto, si ferma a questo punto. E coincide esattamente con quel che ammette il ministro a verbale: Annamaria Cancellieri conferma la telefonata del 17 luglio, il giorno dell’arresto dei Ligresti, a Gabriella Fragni (né potrebbe negarla perché Fragni è intercettata da quel giorno), conferma la telefonata ad Antonino del 19 agosto (sostenendo di essere stata chiamata mentre ha chiamato lei dopo vani tentativi di contatto di Antonino il giorno precedente) e dice che «dopo.. non ho sentito altri in relazione al caso Ligresti». Infine spiega di aver risposto a un sms di Antonino, il 21 agosto, «nulla di più». Il verbale di quell’interrogatorio non ha domande e risposte, si presenta invece come un riassunto del colloquio tra il pm e il ministro, una forma che lascia sulla carta diverse vie d’uscita e molteplici possibilità di interpretazione. Ma a ben leggere il testo, è impossibile che Annamaria Cancellieri parlasse della risposta all’sms di Antonino Ligresti del 21 agosto come se si trattasse di una telefonata. Quel «gli ho risposto», non può che riferirsi a un sms perché, incaso contrario, il ministro non avrebbe potuto dire «non ho sentito altri», dopo il 19 agosto. Telefonare è sinonimo di sentire. Mandare un sms no.

Inoltre Guido Ruotolo su La Stampa elenca 5 possibili violazioni della Procura di Torino:

Finora sono tre le contestazioni di atti illegittimi (violazione della competenza del Tribunale dei ministri, interrogatorio come persona informata dei fatti e non come indagata, violazione delle garanzie costituzionali che impongono l’autorizzazione del Parlamento per l’uso delle intercettazioni di un ministro). Ma ve ne sono anche altre. La polizia giudiziaria ha eseguito verifiche sulle affermazioni del ministro. E infine l’attività della procura di Torino nei confronti del Guardasigilli non è passata attraverso il filtro di un giudice.

A volte ritornano: lo scandalo del calcioscommesse

calcioscommesse-tuttacronacaLa procura di Cremona torna a puntare il dito sui campi da calcio e si ricomincia a parlare di calcioscommesse. Due anni non sono bastati a ripristinare la legalità sui rettangoli di gioco e ora ci sono nuovi indagati, “con dirigenti e tecnici” di prima fascia in contatto con criminali che in cambio di risultati esatti sulle gare “pretendono somme dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro a partita”.  E’ stata la stessa procura che aveva scoperto lo scandalo a notificare una nuova proroga di indagini  a 41 persone, tra calciatori e dirigenti. Omissati, al momento, i nomi. Il pm Fabio Saponara, che affianca il procuratore Roberto Di Martino nell’indagine, scrive: “Le investigazioni sono molto complesse perché hanno per oggetto molti fatti tra loro collegati: si indaga sulla manipolazione di circa 110 partite e gli indagati sono più di 150”. Ma non si guarda solo all’Italia, sono infatti partite anche una serie di rogatorie all’estero, non solo per capire i movimenti dell’associazione criminale che partendo da Singapore e da Tan Set Eng, passando per i Balcani con il gruppo degli Zingari di Hrystian Ilyevki, è arrivata in Italia per truccare i campionati. Quello a cui si mira è intercettare i movimenti di denaro. Torna in auge anche il nome di Stefano Mauri, contro il capitano della Lazio sarebbero “emersi ulteriori indizi, rispetto all’originaria richiesta di misura, costituiti da ulteriori collegamenti con indagati di grande spessore, recentemente iscritti”. “In particolare – continua il pm Saponara – molto recentemente è stata depositata una corposa informativa, con la quale sono stati denunciati numerosi nuovi indagati ed è stata evidenziata la manipolazione di altre partite, alcune delle quali riferibili all’ultimo campionato. Quindi l’attività di manipolazione è ancora in corso”. “Sono stati identificati – continua la procura – alcuni personaggi che tenevano i contatti tra il sodalizio e dirigente delle squadre si serie A. E sono in corso di accertamento i legami di questo soggetto in riferimento alla manipolazione delle partite, con accertamenti fondamentali sui tabulati”. Per il 10 dicembre, inoltre, è in calendario l’incidente probatorio durante il quale verranno aperti circa 200 apparecchi informatici sequestrati in più di due anno di inchiesta a tutti gli indagati. Quattro periti che avranno altrettanti mesi di tempo per tirare fuori tutto il materiale importante per l’indagine, compresi i messaggi e le mail cancellate.

A Bologna tornano le Brigate Rosse?

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A Bologna tornano le Brigate Rosse? Tre volantini con la stella a cinque punte sono stati trovati nei pressi dei palazzi di Giustizia. Il primo risale a martedì ed è stato un avvocato ad accorgersi del volantino che era stato posto nell’androne di un palazzo davanti alla Procura di via Garibaldi. Il secondo anche si trovava in un condominio del centro storico e il terzo è stato rinvenuto in piazza dei Tribunali nella giornata del 16 ottobre. I volantini però non sono l’unico campanello d’allarme infatti ieri mattina al centralino dei palazzi di giustizia sono arrivati diverse chiamate anonime che hanno lanciato un falso allarme bomba che ha comunque costretto all’evacuazione degli uffici della Procura.

 

Nessun deficit di assistenza: i primi risultati dell’autopsia di Bevilacqua

alberto-bevilacqua-autopsia-tuttacronacaSono giunti i primi risultati dell’autopsia, accertamento richiesto dal legale di Michela Macaluso, compagna dello scrittore, su Alberto Bevilacqua. L’autopsia, che si è svolta presso l’istituto di medicina legale della Sapienza, ha fatto emergere uno scompenso cardiaco dovuto a un’insufficienza multiorgano. Il legale della sorella dell’autore ha affermato che dall’esame “non sembrerebbero emersi deficit al livello di assistenza e di terapia”. Per gli accertamenti era stato nominato il professor Enrico Marinelli. Franco Caroleo Grimaldi, il penalista, ha detto: “purtroppo quando c’è un lungo decorso, si va a generare un deficit del sistema immunitario che produce complicazioni (come piaghe da decubito o infezioni) che alla lunga non possono che condurre a un esito letale”.

I medici indagati per la morte di Bevilacqua. Che è accaduto?

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Sono stati iscritti nel registro degli indagati, per la morte dello scrittore Alberto Bevilacqua, quattro medici della clinica Villa Mafalda. Nei loro confronti si ipotizza il reato di omicidio colposo. La Procura ha chiarito che si tratta di un “atto dovuto”, necessario per procedere con l’autopsia, accertamento richiesto dal legale della compagna dello scrittore, Michela Macaluso.

nel registro ci sono i nomi del direttore sanitario della clinica, Mario Maggio e i professori che hanno avuto in cura lo scrittore negli 11 mesi di ricovero: Antonio Ciccaglioni, Claudio Di Giovanni e Giuseppe Gentile.

Nei mesi scorsi i legali della compagna dello scrittore, Michela Macaluso, avevano presentato a piazzale Clodio una denuncia contro ignoti per lesioni colpose sostenendo che la struttura non fosse adeguata per le condizioni di Bevilacqua.

Orlandi: ora si chiede il Dna per la ciocca di capelli inviata alla Gregori

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Le indagini continuano sul caso di Emanuela Orlandi. In particolare a essere analizzata sarà la ciocca di capelli recapitata alla sorella di Mirella Gregori, Maria Antonietta. Intanto gli inquirenti attendono anche il risultato delle verifiche effettuate sulle ossa trovate in una sala attigua alla cripta di Sant’Apollinare. Nell’ambito dei nuovi accertamenti sono stati eseguiti nuovi prelievi di dna dai familiari di Emanuela: i tamponi per il prelievo sono stati effettuati a luglio sulla madre di Emanuela.

 

Morto Alberto Bevilacqua, letteratura in lutto

bevilacqua-alberto-tuttacronacaAlberto Bevilacqua è morto a Roma il 9 settembre 2013. Scrittore, regista e sceneggiatore italiano, Bevilacqua si è spento a 79 anni. Bevilacqua ricoverato a gennaio in terapia intensiva per uno scompenso cardiaco che lo aveva colpito l’11 ottobre 2012. Le fonti della clinica privata di Roma Villa Mafalda hanno spiegato che ha avuto una degenza a fasi alterne: a segni di miglioramento nelle sue condizioni di salute, in questi mesi seguivano fasi di netto peggioramento. A confermare la notizia della scomparsa le fonti della Mondadori, la casa editrice che aveva pubblicato le sue ultime opere. Nel frattempo, è già iniziata la polemica. L’avvocato Rosa Zaccaria, che assiste Michela Macaluso, da oltre 10 anni compagna dello scomparso scrittore ha detto: “Proprio stamani che avevamo avuto il via libera per una perizia di parte che accertasse le sue condizioni, abbiamo appreso la notizia del decesso. Dalla direzione di Villa Mafalda nessuno ci aveva avvisato. Lo abbiamo appreso dal nostro consulente che si era recato a trovarlo”. I familiari hanno “immediatamente chiesto al pm Elena Neri di procedere con l’autopsia in modo da accertare le cause del decesso”. La Procura di Roma aveva aperto un fascicolo per lesioni colpose nei confronti dei vertici di Villa Mafalda, procedimento che tuttora non risulta archiviato.

Alberto Bevilacqua era nato a Parma il 27 giugno 1934. Erano i primi anni 50 quando, su invito del responsabile del supplemento letterario della Gazzetta di Parma Mario Colombi Guidotti, iniziò a pubblicare i suoi scritti. La polvere sull’erba, del ’55, sua prima raccolta, ricevette l’apprezzamento di Leonardo Sciascia. Sei anni dopo, con L’amicizia perduta, pubblica la sua prima raccolta di poesie ma il suo primo successo editoriale fu il romanzo La califfa, del 1964. Due anni dopo vince il Premio Campiello con Questa specie d’amore. Di entrambi ha curato la trasposizione cinematografica, vincendo con Questa specie d’amore il David di Donatello per il miglior film.

Nel 1968 lo scrittore si aggiudica il Premio Strega grazie a L’occhio del gatto mentre quattro anni dopo è Un viaggio misterioso a fargli arridere la vittoria al Premio Bancarella, che vincerà anche nel 1991 per I sensi incantati. Nel 2000, con La polvere sull’erba, vince il Premio Stresa narrativa mentre per La camera segreta riceve, nel 2011, il Premio Nazionale Letterario Pisa Sezione Poesia. Il suo ultimo lavoro in prosa, Roma califfa, è uscito per Mondadori nel 2012. L’ultima esperienza cinematografica risale invece al 1999, con Gialloparma, tratto dal suo libro omonimo pubblicato due anni prima.

Roberta Ragusa: ora si cerca nel cimitero!

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Si è cercata ovunque Roberta Ragusa, ma forse, non si è cercato bene nel cimitero, tra le lapidi di San Giuliano Terme, non lontano dalla casa dove abitava con il marito Antonio Logli. Si torna indietro dopo gli esiti negativi sulle auto dell’amante e del padre di Logli nonché sul furgone che lo stesso marito della Ragusa usava per lavoro e nel quale una collega aveva ritrovato fazzolettini sporchi di sangue? Si va avanti con il georadar, ma si guarda laddove le analisi effettuate con altri mezzi non hanno avuto esito. Ancora nelle orecchie degli inquirenti non suona la giustificazione fornita proprio da Logli dopo che aveva denunciato la scomparsa della moglie affermando che la donna si era allontanata a seguito di un vuoto di memoria causato da un colpo che si era procurata in testa. Il marito affermò che si era recato, dopo la scomparsa della moglie, nel cimitero perché aveva ritenuto di poter trovare la donna accanto alla tomba della madre. Dopo la battuta d’arresto sulle nuove indagini che non hanno portato nessuna novità, si torna quindi ad analizzare meglio i dettagli già in possesso delle forse dell’ordine sperando che una scansione con il georadar capace di “vedere” fino a tre metri sotto terra possa dare esiti positivi e riaprire la strada alla speranza di trovare una spiegazione a un mistero sempre più fitto. 

 

Moria di pesci nella laguna di Venezia: aperto fascicolo d’inchiesta

venezia-laguna-moriaapesci-tuttacronacaE’ stato aperto dalla procura di Venezia il fascicolo d’inchiesta sulla moria di pesci che si è verificata negli ultimi giorni in laguna. Disposta una serie di prelievi dal sostituto procuratore Giorgio Gava, al fine di chiarire cosa sia accaduto. In particolare, gli esami hanno lo scopo di verificare se la mancanza di ossigeno sia stata provocata dallo sversamento di sostanze inquinanti o da altre cause.

Muore in sala operatoria: pompata aria nelle vene

donna-muore-intervento-tuttacronacaEra un “intervento di routine” guidato da medici esperti e con il supporto di macchine sicure: un intervento di protesi aortica per sistemare una valvola cardiaca che non funzionava più su una paziente relativamente giovane. Questo è quanto hanno detto dalla direzione dell’ospedale. Che ora ha disposto una verifica sul macchinario, perchè la paziente, una 53enne, è morta nel blocco operatorio dell’Irccs San Martino-Ist di Genova. Era trascorso poco tempo dall’inizio dell’intervento quando la macchina cuore-polmone utilizzata per la circolazione extra corporea, invece di sangue ha pompato aria nelle vene della donna. A nula è servito interrompere l’intervento: la paziente era già morta. La Procura, subito avvisata, ha aperto un fascicolo contro ignoti e ha sequestrato la cartella clinica della paziente e la macchina mentre la sala operatoria è stata chiusa. Lunedì verranno svolte l’autopsia sul corpo e una consulenza tecnica sulla macchina. Al San Martino dichiarano che l’apparecchio ha sempre funzionato perfettamente e, pur non nuovissimo, non ha mai dato problemi in precedenza. Altre macchine come queste sono in dotazione alla struttura e ora saranno controllate dal dipartimento sanità della Regione Liguria e della direzione sanitaria del nosocomio.

Roberta Ragusa: traccia biologica nell’auto di Sara Calzolaio

ragusa-tracce-biologiche-tuttacronacaI carabinieri del Ris di Parma avrebbero trovato una traccia biologica sull’automobile di Sara Calzolaio, l’attuale compagna di Antonio Logli del quale, alcuni giorni fa, i militari avevano ispezionato il furgone in uso. Il marito di Roberta Ragusa, scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa) la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012, è indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere. La Calzolaio ha ricevuto di recente l’avviso di garanzia con l’accusa di favoreggiamento, proprio per consentire l’ispezione della vettura mentre Valdemaro Logli è accusato di concorso in occultamento di cadavere. Sull’auto del suocero della Ragusa le analisi hanno escluso la presenza di tracce, mentre due reperti biologici sono stati trovati nel vano di carico del furgone di Antonio Logli e nell’auto di Sara Calzolaio. La prima però, stando a quanto si apprende da fonti investigative, è troppo piccola e dunque inutilizzabile. Gli accertamenti, quindi, si stanno effettuando su quella repertata su un tappetino dell’abitacolo dell’auto della Calzolaio. Nel frattempo, i carabinieri proseguono le loro indagini e stanno ultimando una mappatura di luoghi sui quali effettuare nuove ispezioni con il georadar alla ricerca del corpo di Roberta Ragusa.

Roberta Ragusa serve un’altra settimana prima di svelare il mistero?

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Sembra che occorra un’ulteriore settimana per avere i risultati dei tamponi effettuati dai Ris di Roma sul furgone della Geste in uso ad Antonio Logli e sull’auto della sua nuova compagna Sara Calzolaio nell’ambito delle indagini sul caso della scomparsa di Roberta Ragusa.

“Lo giudichiamo un fatto positivo ai fini dell’accertamento della verità – ha spiegato il procuratore Ugo Adinolfi – perché le tracce repertate sono piccolissime e i Ris ci avevano già detto che sarebbe stato difficile ricavare risposte utili. Tuttavia se ci chiedono altro tempo significa che possiamo sperare che quei minuscoli reperti possano comunque fornire indicazioni utili, pur se parziali, alle nostre investigazioni.”

CASO RAGUSA: trovate tracce biologiche nell’auto dell’amante di Logli

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Sembrava che i rilievi effettuati ieri (9 luglio) dai i Ris di Roma sui mezzi dell’amante di Logli, Sara Calzolaio e su quella del padre di Antonio Loglio, Valdemaro, non avessero portato a nulla. Invece è notizia delle ultime ore che i rilievi dei Ris di Roma avrebbero individuato macchioline sia nel vano di carico del furgone della Geste, usato da Antonio Logli, sia nell’auto di  Sara Calzolaio. Ora bisogna attendere gli esami di laboratorio che arriveranno nei prossimi giorni.

Antonio Logli è indagato nell’ambito dell’inchiesta per la scomparsa di Roberta Ragusa, insieme al padre e all’amante.

“In entrambi i casi tuttavia, spiegano gli inquirenti, si tratta di reperti molto piccoli dai quali non sara’ facile estrarre evidenze scientifiche utili alle indagini. Nelle prossime settimane saranno invece sentiti nuovi testimoni che potrebbero fornire indicazioni soprattutto sulla notte della scomparsa di Roberta Ragusa. I magistrati mantengono il massimo riserbo sulla loro identità, anche se non sembrano aspettarsi comunque rivelazioni decisive.”

Sono in corso i rilevamenti sui mezzi per far luce sul caso Ragusa

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Sono in corso da ore le ispezioni sui tre veicoli posti sotto sequestro nel caso Ragusa dopo la testimonianza di una dipendente della ditta in cui lavora anche Logli che ha raccontato, nei giorni scorsi, agli inquirenti di aver rinvenuto alcuni mesi fa dei fazzoletti sporchi di sangue in un mezzo usato per lavoro dal marito di Roberta Ragusa. Oltre al mezzo di lavoro, i Ris, stanno analizzando anche l’auto dell’amante di Logli, Sara Calzolaio, e quella del padre del principale indagato. Per poter effettuare queste analisi l’amante e il padre di Logli sono stati iscritti nel registro degli indagati.  

In particolare i Ris di Roma vogliono rintracciare tracce ematiche riconducibili alla donna scomparsa.

Sia il padre del principale sospettato che la sua attuale compagna stanno assistendo ai rilievi scientifici condotti dai Ris in compagnia dei loro avvocati.

Aggiornamento 9 Luglio 2013, 21,50: Sembrerebbero senza esito i rilievi compiuti oggi dai Ris, sulla  Mercedes grigia di Valdemaro Logli e la Ford Fiesta rossa di Sara Calzolaio. In particolare a risultare negativo sarebbe stato proprio l’esame del luminol che non avrebbe rilevato eventuali tracce di sangue. Stesso esito, per il furgone della Geste, la municipalizzata dei servizi del comune di San Giuliano Terme.

Il caso Ragusa rimane avvolto nel mistero.

 

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Svolta nel caso Ragusa: altri due indagati oltre il marito

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Si aggiungono al registro degli indagati per il caso Roberta Ragusa altre due persone. Si tratta di  Sara Calzolaio, amante di Logli, e del padre di quest’ultimo, Valdemaro Logli. La procura di Pisa sospetterebbe i due per favoreggiamento nel delitto. Ora è probabile che nei prossimi giorni le forze dell’ordine perquisiranno le auto del padre e dell’amante di Logli alla ricerca di nuovi indizi, anche alla luce di alcuni fazzoletti sporchi di sangue visti nel furgone, usato sul posto di lavoro dal marito della Ragusa. Questa potrebbe essere la svolta che si attendeva per trovare le risposte al mistero della donna scomparsa nel gennaio 2012.

I fazzoletti sporchi di sangue nel caso Ragusa

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Dopo i continui appelli degli investigatori e della famiglia di Roberta Ragusa a coloro che conoscono la verità ma che stanno tacendo per paura qualcuno sembra essersi fatto finalmente avanti.

«Non ce la faccio più a tenermi dentro questa cosa…» ha detto, lunedì scorso, una dipendente della Geste al suo direttore. La donna, sulla cinquantina, abita in un paese dell’hinterland pisano, è una collega di Logli che per la società di servizi comunali ha lavorato come elettricista a tempo pieno fino alla scomparsa della moglie, ora, invece, fa un part time. La donna ha preferito prima confidarsi con il dirigente, il quale ha avvisato immediatamente i carabinieri e martedì la donna è stata ascoltata in Procura dal magistrato che conduce l’inchiesta, il sostituto procuratore Aldo Mantovani. La deposizione è durata quasi due ore e in particolare la testimone ha raccontato che intorno a febbraio-marzo dello scorso anno, ha trovato  due fazzolettini di carta macchiati di sangue, mentre stava pulendo uno dei furgoncini della Geste. I fazzolettini sono poi stati buttati dalla testimone nella spazzatura. Si tratta di un Fiat Fiorino che fino al novembre del 2011 era solitamente usato per lavoro da Antonio Logli. Il quale, appunto un paio mesi prima della scomparsa della moglie, disse che quel furgoncino non andava più e, quindi, Geste gliene mise a disposizione un altro. In realtà quel Fiorino aveva bisogno solo di un intervento di manutenzione di poco conto, quindi chi aveva le chiavi o sapeva dove trovarle avrebbe potuto servirsene senza problemi. Quando il 29 febbraio 2012 i Ris dei Carabinieri di Roma vennero a Gello per la prima volta, quel veicolo non fu preso in considerazione, essendo ‘ufficialmente’ fermo da tre mesi. Ora il  furgoncino è stato posto sotto sequestro e sarà sottoposto agli accertamenti tecnico-scientifici del caso.

La tecnologia al servizio del caso Ragusa: arriva il georadar

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Sarà un sistema georadar di ultima generazione a cercare i resti di Roberta Ragusa, la donna scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa) la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, in alcune zone del territorio della provincia di Pisa. Le ricerche scatteranno nei prossimi giorni e saranno effettuate con uno strumento capace di ”vedere” in profondita’ variabili del sottosuolo fino a oltre 3 metri e con la capacita’ di penetrare qualsiasi terreno e materiali.

Nuova testimone per caso Ragusa “Logli fece sesso con me”

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Un matrimonio infelice e quello che confessò Logli a una partner con cui ebbe un rapporto sessuale,  tra il giugno e il settembre 2011, e che ora ha testimoniato in procura. La nuova testimone avrebbe dichiarato: “Antonio Logli confidò quasi un anno prima della scomparsa della moglie di vivere un matrimonio infelice e di avere anche un’amante, ma di non potersi separare per motivi economici”.

Al termine dell’interrogatorio, la notizia sarebbe stata confermata alla stampa dal procuratore della repubblica, Ugo Adinolfi: “Riteniamo credibile questa signora che si è presentata spontaneamente e non ha alcun motivo di mentire. Dice di avere riconosciuto Antonio Logli vedendo il caso in Tv e comunque ce lo ha descritto minuziosamente anche in sede di interrogatorio. Alla luce di questa testimonianza potremmo decidere di risentire anche l’amante di Antonio Logli“.

Caso Ragusa: in Procura una nuova testimone

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Potrebbe rivelare dettagli importarti sul rapporto di Roberta Ragusa e del marito la nuova testimone che verrà ascoltata oggi in Procura. Gli inquirenti sperano possano emergere nuovi particolari grazie alla donna, un’amica di Antonio Logli, dopo quasi 17 mesi d’indagini che non hanno portato a una soluzione definitiva al caso. La Nazione rende noto che, nel frattempo, sono già stati ascoltati i familiari della coppia, il collaboratore dell’autoscuola della Ragusa e Sara Calzolaio, l’amante (ex baby-sitter dei figli ed ex segretaria della stessa autoscuola) di Logli, indagato per omicidio e occultamento di cadavere.

Le cugine di Roberta Ragusa contro l’amante di Logli!

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Dramma e querele sembrano essere tutte in famiglia per il caso di Roberta Ragusa, la donna toscana scomparsa il 14 gennaio del 2012. Oggi c’è la risposta delle cugine di Roberta,  Sonia e Giovanna, che hanno giudicato infamanti le accuse rivolte alla loro famigliare da Sara Calzolaio, l’amante del marito della donna scomparsa. Sara infatti avrebbe affermato davanti agli inquirenti che Roberta sarebbe ancora viva, ma che non ha intenzione di tornare e che spererebbe che Antonio Logli venga condannato per il suo presunto omicidio. Secondo le cugine queste accuse minerebbero l’immagine di Roberta, prima di tutto davanti agli occhi dei figli e danneggerebbero anche i parenti della scomparsa. Secondo le cugine, Sara Calzolaio, sta cercando davanti agli inquirenti di alleggerire la posizione del suo amante e per farlo ha deciso di infangare la memoria di Roberta. Un caso che dopo un anno e mezzo non sembra essere arrivato a nessuna svolta e nel quale ancora i sospetti e i dubbi restano tali non trovando un vero riscontro nella realtà. Le prove in mano agli inquirenti sono poche, mentre sono tanti  i depistaggi che sono stati messi in atto durante le indagini.

 

Caso Ragusa: la testimonianza di Sara, l’amante di Logli

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Si torna a parlare del caso Ragusa, a Quarto Grado, e ci si sofferma sulla recente testimonianza di Sara Calzolaio in procura. La donna ha confermato in tutto e per tutto la versione del suo uomo, Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa. Parlando del testimone Loris Gozi, ha affermato che è tutto falso, tutto sbagliato, e che lui mente. Rifiuta di parlare con i giornalisti, perchè ha “parlato con chi di dovere”. Ha anche spiegato che le telefonate di quella notte erano la loro routine, prima una di 50 minuti, poi una di 40, infine una terza, di soli 17 secondi, “forse perchè è caduta la linea, forse è morta la batteria”. E per quel che riguarda Roberta? Ancora una volta appoggia la tesi di Logli, che la donna si sia allontanata e, anzi, si augura che torni presto. Da parte loro gli inquirenti si sono dettti soddisfatti dell’interrogatorio, durante il quale la donna si è mostrata a parte remissiva e altre più aggressiva. Il procuratore le ha chiesto se vivesse con Logli due volte, ricevendo risposta negativa. Quando le è stato ricordato che potrebbe essere incriminata di falsa testimonianza, la donna ha ammesso che sì, vivono assieme ha quando la madre l’ha cacciata da casa dopo la morte del padre per problemi circolatori e della quale la accusa. Sara ha anche dichiarato che Logli le sta preparando un appartamento dove lei si trasferirà. Si sono conosciuti nel 2005, lei e Logli, e per questa relazione è stata anche cacciata dalla sua comunità di Testimoni di Geova. Una sua amica racconta che lei era davvero innamorata di quest’uomo, che probabilmente per lei è stato il primo e che ora è l’unico affetto che le è rimasto. Così come lo sono i suoi figli, ai quali lei aveva fatto da baby-sitter diventando anche amica di Roberta.

Caso Ragusa: il giorno della testimonianza di Sara Calzolaio, l’amante di Logli

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E’ arrivata in procura stamattina alle 8.30, da sola e con un cappuccio in testa e un ombrello per coprirsi il volto e non essere così presa d’assalto da cameraman, giornalisti e fotografi, Sara Calzolaio. L’amante di Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa e unico indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere per la scomparsa della moglie avvenuta la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 sarà ascoltata come testimone dal pm Aldo Mantovani e il suo è uno degli interrogatori più attesi perché dovrà rispondere sia sui rapporti familiari precedenti ai fatti sia su quelli successivi alla scomparsa di Roberta Ragusa. La donna, infatti, non solo continua ad avere una relazione sentimentale con Logli ma anche a frequentare la casa di famiglia e i figli della coppia. Il pm ha già ascoltato per quattro ore, lo scorso lunedì, il fratello e la cognata del marito di Roberta e, al centro dell’interrogatorio, c’è stata la figura dell’amante e della sua relazione con l’indagato. “Secondo le ipotesi degli inquirenti la scoperta del tradimento del marito e della giovane donna che lei stessa aveva assunto potrebbero essere all’origine della lite di quella notte.”

Lo shock di Federico al porto di Genova: “tuo padre è vivo”, ma è falso!

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Nel porto di Genova si continua a cercare gli ultimi due uomini, il sergente Gianni Jacoviello e il maresciallo Francesco Cetrola, che risultano dispersi dopo che la Jolly Nero si è schiantata contro il Molo Giano facendo crollare la torre piloti. A seguito dell’incidente, inizialmente si era parlato di due soli morti mentre continuavano le ricerche delle altre persone presenti sul luogo. Tra i familiari dei dispersi accorsi al porto c’era anche Francesco, che ha trascorso la notte sul molo in attesa di ricevere qualche notizia sulla sorte del padre, Maurizio Potenza, operatore. Il ragazzo, intervistato dai cronisti, era apparso sorridente: da poco era stato avvisato che il padre stava arrivando all’ospedale di San Martino, malconcio, ma ancora vivo. L’illusione però è durata solo un attimo, poi la notizia della morte dell’uomo, sesta vittima dell’incidente. Potenza era operatore radio dei piloti e quella sera non sarebbe dovuto essere presente, ma aveva scelto di cambiare il turno con un collega, Bruno Printz.

Daniele Fratantonio, la prima vittima ad essere identificata, l’anno scorso aveva postato nel suo profilo Facebook l’immagine di una nave da crociera intenta in una manovra proprio davanti alla torre piloti: “Se anche tu vedi passare una nave a questa distanza…cosa diresti?”.

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La strage di Genova è dovuta anche all’uscita di Ponente insabbiata?

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Cosa è successo al porto di Genova? Era una normale manovra di uscita dal porto, un’operazione che si compie migliaia di volte l’anno… una nave che si allontana dall’uscita di Ponente perché al momento non è utilizzabile dalle grandi navi essendo insabbiata e si avvicina a quella di Levante in retromarcia, quando arriva nell’avamporto, assistita da due rimorchiatori, ed è qui che l’imbarcazione inizia quella che in gergo si chiama la cosìdetta evoluzione, una virata di 180 gradi per mettere la prua verso sinistra, in posizione di uscita. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la Jolly Nero impazzisce, non è più controllabile , invece di rallentare, per poi ripartire con i “motori avanti”, la portacontainer continua inesorabilmente a indietreggiare fino a schiantarsi con la parte sinistra della poppa contro la torre dei piloti e colpendo anche gli edifici di fianco sbriciolandoli. Di solito nei porti ci si muove a bassissime velocità (di norma sono 3 nodi pari a 6 km orari), ma si deve anche contare l’inerzia che è un fattore ingovernabile e pericolosissimo in mare se non controllato.  La nave, lunga 240 metri e larga 30, è diventata una vera e propria “bomba” che si è abbattuta sul molo. Inutile dire che i rimorchiatori su una nave di queste dimensioni certo non possono far nulla in caso di un’avaria, non hanno la potenza necessaria per contrastare la forza di una portacontainer. Il resto è stata una maledizione o una sfortuna… la nave ha colpito la parte della banchina nella quale vi erano più persone in quel momento.

Quanto all’ipotesi di un errore umano sembra molto improbabile. Genova è il primo porto d’Italia  ha piani di sicurezza di livello e non ha mai messo in luce alcun problema di traffico in entrata o in uscita. Riflettiamo anche su un altro aspetto. Che se in mare aperto tra l’equipaggio si utilizza una turnazione, nell’entrata e nell’uscita dal porto, l’equipaggio invece è tutto impiegato per le manovre  in atto. Ciò non toglie però le responsabilità alla flotta. Sono già indagati, infatti, sia il comandante della nave sia il pilota del porto. Ma che compiti ha quest’ultimo? “Il pilota sale a bordo della nave prima della partenza e scende appena la nave ha raggiunto la distanza di sicurezza dal porto – spiega  Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione all’Università di Bari – Materialmente è l’equipaggio che manovra la nave e il comandante a dare gli ordini”. Il pilota,in definitiva affianca il capitano e lo consiglia per le manovre.  “Da quanto ho capito finora – conclude il professore – è stata una strana manovra. Un pilota la fa 5 volte al giorno. Ma verosimilmente tutto è stato causato da un guasto meccanico. Dopotutto la Messina è una compagnia di primo livello, con equipaggi preparati e comandanti esperti”.  Come mai allora, avendo effettuato un controllo preventivo a bordo nessuno si è accorto del guasto meccanico? Era un guasto non riscontrabile ai controlli di routine o il controllo è stato fatto approssimativamente?

Bilancio disastroso a Genova: 7 vittime, 3 ancora risultano dispersi

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Si continua a cercare i dispersi al porto di Genova mentre sale il numero delle vittime. 7 sono i corpi recuperati in mare, 3 sono stati identificati. Oltre a Daniele Frantantoio, guardia costiera di 30 anne originario di Rapallo, tra le vittime c’è anche Davide Morella, 33 anni, di Bisceglie, militare della Capitaneria di porto di Genova e e Michele Robazza, 31 anni, di Livorno, del corpo piloti di Genova.

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Le squadre di sommozzatori e soccorritori continuano a cercare i 3 dispersi, intanto si è appreso ceh nell’ascensore che è finito in mare al momento dell’impatto vi erano 3 persone e non si è a conoscenza se  sono finite in mare o sono ancora sotto le macerie della torre crollata,una struttura in cemento alta oltre 50 metri. Al Molo Giano si continua a lavorare per cercare di liberare la banchina da ciò che resta della torre di controllo del porto. Si spera nelle prossime ore di ritrovare le persone che mancano all’appello.

I feriti accertati sono 4 di cui due sono stati ricoverati in codice rosso, mentre altri due sono meno gravi. Secondo una prima ricostruzione i quattro si sono salvati perché sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre.

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La maledizione e i misteri delle navi Jolly di Ignazio Messina.

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Quello di ieri sera è l’ennesimo incidente accorso a una nave Jolly della flotta Messina.

Sono 25 anni che le navi dell’armatore Ignazio Messina sono tristemente note nelle cronache italiane e spesso si è parlato che su queste navi si potesse anche effettuare un traffico illegale di rifiuti radioattivi, ma le prove non sono mai emersi. E’ uno sei tanti misteri di Stato. In particolare i traffici illegali legati alla criminalità organizzata girerebbero intorno alla Jolly Rosso e alla Jolly Amaranto.

E’ il lontano 1987 quando la Jolly Rubino cade vittima si uno dei primi attacchi dei pirati dell’era moderna. Era la notte tra il  2 e il 3 settembre e ad assaltare la nave sono i Guardiani della rivoluzione iraniani. Alcuni membri dell’equipaggio rimangono feriti, interviene la Marina militare. Un piccolo incidente se confrontato con quello che invece accade sulla stessa nave il 10 settembre del 2002. Mentre l’imbarcazione procede verso il Sudafrica,sulla rotta Durban-Mombasa, scoppia un incendio a bordo e l’equipaggio viene soccorso attraverso l’impiego di un eleicottero… cosa c’era a bordo? La portacontiner era piena di merce pericolosa: vernici, redine, additivi, gomma… e naufraga in uno dei parchi naturali più importanti al mondo, un vero e proprio paradiso terrestre:  il Greater St Lucia Wetland Park. Il disastro ambientale è ingente e la compagia sborsa 7 milioni di dollari per le operazioni di contenimento dei materiali e recupero del carburante.

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Ma il caso più famoso resta quello della Jolly Rosso, la nave dei veleni. La Rosso si arenò alle Formiciche, ad Amantea, Cosenza, il 14 dicembre 1990, e l’equipaggio fu recuperato grazie all’intervento di due elicotteri della Guardia Costiera. Si aprono tre inchieste (successivamente tutte archiviate) per scoprire l’effettivo contenuto della motonave. La prima dal sostituto procuratore di  Domenico Fiordalisi, nel 1992, che ne ordinò la demolizione. Poi, nel 1999, la richiesta d’archiviazione del sostituto procuratore di Reggio Calabria Albero Cisterna e infine nel 2009 quella del sostituto procuratore di Paola Francesco Greco. Pur non avendo elementi sufficienti sulla compagnia Messina, tutti esprimono nei loro documenti molti e pesanti dubbi sul carico effettivo, sul ruolo di alcuni personaggi che hanno ruotato intorno alla vicenda, sulla ditta olandese prima assoldata per il recupero, poi pagata e allontanata, sulla falla misteriosa e sui rifiuti trasportati in gran fretta dalle stive della nave a due discariche nei pressi del comune calabrese. E infine, su chi ha potuto interrare migliaia di metri cubi di rifiuti tossici e radioattivi nel fiume Olivo, proprio dove la nave spiaggiò. Ma le indagini rimangono aperte. A questo caso, e in generale al traffico di rifiuti tossici dall’Italia ai Paesi africani, oltre che alle presunte pratiche d’interramento e affondamento di navi zeppe di materiali speciali e radioattivi, è stato collegato l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio.

E’ il 2002 quando la nave portacontainer Jolly Verde, un “bestione” di circa 30 mila tonnellate e lunga quasi 200 metri speronò Ponte Libia, abbattendo una gru pacheco alta oltre 40 metri. Fortunatamente l’incidente avvenne di notte, se fosse accaduto di giorno sarebbe stata una strage.

Arriviamo così all’aprile 2009. La Jolly Smeraldo viene attaccata dai pirati al largo di Mogadiscio. Attraverso due manovre, la nave riesce comunque a sventare l’assalto e riprendere la sua rotta.

La Jolly Amaranto, altra nave dal carico composito, si è invece arenata all’imbocco del porto di Alessandria d’Egitto il 13 dicembre 2010. Prima dello strano incidente l’imbarcazione era rimasta in balia delle onde per tre giorni e tre notti a una trentina di miglia dall’approdo, a causa di un’avaria ai motori. Alla fine due rimorchiatori sono riusciti ad agganciarla e l’hanno trainata fino all’ingresso del porto: nonostante l’estrema cautela della manovra una delle due pilotine è entrata in avaria e la Amaranto ha iniziato a imbarcare acqua, inclinandosi da un lato e affondando. Tutti salvi i 21 membri dell’equipaggio.

Ma non finisce qui la sventura, maledizione, mistero e segreto della flotta Messina. E’ l’11 agosto 2011 e la Jolly Grigio è protagonista, a Ischia, di una drammatica collisione che portò all’inabissamento del peschereccio “Giovanni Padre”. Uno scontro che causò la morte di Vincenzo e Alfonso Guida, i due marinai di Ercolano che erano rimasti intrappolati all’interno dell’imbarcazione.

Se nel 2012, il gup Alessio Natale aveva assolto dall’accusa di favoreggiamento Aniello Puglisi, il comandante del Jolly Grigio, misure cautelari erano state disposte due marittimi arrestati, Mirko Sarnelli e Maurizio Santoro, accusati di omicidio colposo plurimo e di naufragio colposo.  Entrambi – come aveva confermato l’ ammiraglio Domenico Picone, comandante della Capitaneria di porto di Napoli – era risultati positivi al narcotest. 

Sono decisamente troppi gli incidenti a queste navi e troppi i misteri che ruotano intorno alla flotta Messina.

Lutto cittadino a Genova: identificata una vittima. La procura apre un fascicolo

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Il sindaco Marco Doria ha proclamato per domani il lutto cittadino a Genova a seguito del “gravissimo incidente avvenuto nel porto, che colpisce l’intera città” ed ha espresso  “il cordoglio dei genovesi ai familiari di coloro che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro.” a cui il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando ha aggiunto quello “di tutta la comunità ligure”. “Il mio pensiero in questo momento è per le vittime, i feriti, i dispersi e le loro famiglie – ha dichiarato -. Mi unisco al dolore e alla preoccupazione del presidente dell’Autorità Portuale, del Sindaco di Genova e di tutti gli operatori portuali per questo colpo al cuore della nostra città”.

Il bilancio provvisorio dell’urto della Jolly Nero contro il molo la scorsa notte è di tre vittime e sei dispersi, ma Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova, non riesce a comprendere l’accaduto: “E’ davvero difficile riuscire a spiegare cosa sia successo, perché la nave non doveva essere lì. La nave stava uscendo, di questo siamo certi. Ma una nave di quelle dimensioni non fa manovra lì. E’ davvero inspiegabile al momento quanto successo”. Merlo, in mattinata, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente del consiglio Letta per fare il punto della situazione, mentre, nella giornata odierna,il ministro Lupi arriverà a Genova per un sopralluogo al Molo Giano.

Mentre continuano le ricerche dei dispersi, uno dei quali ieri sera avrebbe ricevuto una telefonata da sotto le macerie ma la sconnessione della linea non ha permesso l’identificazione del posto, è stata resa nota l’identità di una delle tre vittime del crollo della torre di controllo. Si tratta del 30enne Daniele Fratantonio. L’uomo, originario di Rapallo, dove oggi le bandiere saranno tenute a mezz’asta, al momento dell’incidente lavorava alla centrale operativa della guardia costiera e si trovava nella torre piloti, assieme alle altre 12 persone coinvolte. Per quanto riguarda le altre due vittime dell’impatto, si tratterebbe di un pilota del porto e di un militare della guardia costiera. A seguito dell’incidente, il procuratore capo di Genova, Michele di Lecce, ha annunciato che la procura ha aperto un fascicolo: “Stiamo ascoltando diverse persone. L’ipotesi è quella di omicidio colposo contro ignoti”.

Daje ammazza di più! Ignazio Marino colui che uccise un babbuino!

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Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo specializzato in trapianti, ha vinto le primarie del Partito Democratico per la candidatura a sindaco di Roma e, tra poco più di un mese, sfiderà Alemanno per il Campidoglio. E mentre domenica i romani votavano per le primarie  su una pagina appariva un manifesto che invitava a non votare Marino, o meglio “non votare la vivisezione”.

Il manifesto, che reca il logo di Animal Amnesty – organizzazione animalista nata in seguito alla vicenda di Green Hill – mostra un babbuino su un tavolo operatorio, quello stesso babbuino che, secondo un’intervista rilasciata dallo stesso Marino a L’Espresso nel maggio del 2012, sarebbe stato “ucciso” dal candidato a sindaco durante un esperimento sulle tecniche del trapianto di fegato da animale e uomo.

Ma il Pd fa di tutto per darci i peggiori candidati possibili? Uno che propone un trapianto animale uomo sta sperimentando o si sta facendo pubblicità sulla pelle del babbuino?

Le primarie del sindaco… dal seggio all’aula di tribunale!

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Domani sarà presentato l’esposto in Procura da Sveva Belviso, vicesindaco di Roma, per chiedere chiarezza sulla presunta compravendita di voti di rom alle primarie del centro sinistra.  Ieri era stata Cristiana Alicata del Pd la prima a insorgere, oggi le ha fatto il M5S, così la Belvisio, annuncia l’avvio di un’indagine interna del Dipartimento Politiche sociali del Comune. L’esposto è necessario anche per evitare in futuro casi analoghi.

Crisi per Cosa nostra… arriva la speding review mafiosa!

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Aria di crisi anche per Cosa nostra. I primi tagli sono scattati sugli stipendi mensili corrisposti ai familiari dei mafiosi detenuti. Ed è subito scoppiata la protesta: sono le donne a chiedere conto dell’ultima spending review del crimine, che non colpisce gli stipendi dei capimafia, ma quelli dei picciotti, ovvero i soldati delle cosche. Ecco l’ultimo racconto che emerge dal ventre di Cosa nostra palermitana: a raccoglierlo sono state le microspie della sezione criminalità organizzata della squadra mobile, che con la Procura antimafia ha condotto un’indagine sul clan della Noce, uno dei quartieri del centro città. Questa mattina, sei persone sono finite in manette: fra loro c’è l’ultimo capomafia nominato sul campo, è Renzo Lo Nigro, 41 anni. Era entrato in carica a ottobre, all’indomani di un altro blitz della polizia, che aveva decapitato il clan della Noce, con 41 arresti. Ma Cosa nostra è come un’azienda, ha una fortissima capacità di ricambio del management. Così, Lo Nigro non aveva perso tempo, prendendo subito la gestione del racket fra i negozi del centro città. Per fortuna, il blitz di ottobre non è stato vano. Le indagini coordinate dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia Sava e Gianluca De Leo hanno davvero messo in ginocchio l’azienda Cosa nostra, ridando soprattutto fiducia ai commercianti palermitani. Qualcuno si è anche opposto alle nuove richieste di pizzo. Ecco perché poi Lo Nigro si è trovato a dover fare tagli sulla gestione dei fondi in cassa. Ed è scoppiata la protesta di alcune donne di mafia.
“Deve campare a me, deve campare a mio marito  –  diceva la moglie di un boss arrestato nell’ultimo blitz a un’amica, anche lei nelle stesse condizioni  –  deve campare i miei figli. Novembre, dicembre, gennaio, e poi non si è visto più nessuno. Non è giusto che abbandoni mio marito”. Non era solo un sfogo questo. La donna contava di fare arrivare le lamentele al nuovo vertice mafioso rappresentato da Renzo Lo Nigro.
Con Lo Nigro sono stati arrestati due suoi stretti collaboratori, Girolamo Albanese e Mario Di Cristina. Altri tre sono accusati di un traffico di droga: Vincenzo Cosenza, Alessandro Longo, Giorgio Stassi. Un quarto è ricercato. Cosa nostra ha ormai deciso di gestire direttamente il traffico di droga, non più delegando ai trafficanti di professione. Il nuovo business è la cocaina, che non è più la droga dei ricchi, ma ha un mercato di spaccio vario. I boss della Noce la vendevano a 55-60 euro a grammo.

Anche gli immortali tremano… Berlusconi ha paura della croce!

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L’idea di mettere a ferro e fuoco il Palazzo di Giustizia di Milano era stata bocciata, o almeno così pareva, dallo stesso Silvio Berlusconi, consigliato dal vicino Gianni Letta. I pidiellini della prima ora, spinti dalle ex ministre Gelmini e Bernini, però non hanno obbedito. “A tutto c’è un limite”, hanno spiegato. La guerra alla magistratura non doveva essere la strada da intraprendere di fronte all’attuale quadro politico e non avrebbe giovato all’incontro programmato con Giorgio Napolitano.
Lo stato maggiore del Pdl, il segretario Alfano e i capigruppo uscenti Cicchitto e Gasparri, infatti, oggi vedranno il capo dello Stato per denunciare «la persecuzione giudiziaria» nei confronti di Berlusconi. I piani moderati dei fedelissimi del Cavaliere, tuttavia, sono saltati a causa del no al legittimo impedimento, della seconda visita fiscale a Berlusconi e dell’annuncio di processo immediato a Napoli per compravendita di parlamentari.
In realtà Berlusconi non avrebbe bocciato affatto l’iniziativa dei suoi parlamentari, tutt’altro. Secondo il quotidiano di via Solferino, infatti, l’ex premier si sarebbe lasciato andare a uno sfogo che di pacato non aveva più nulla, dopo la doppia visita fiscale in ospedale: «Ma basta con questi moderatismi, non ne posso più di queste cautele! Vogliono arrestarmi, farmi fuori, dovete reagire! Vi voglio tutti a palazzo di Giustizia, vogliono crocifiggermi!». Il Cavaliere ha paura di morire? Ma non era uno degli immortali?
Nel Pdl si attende di capire quale sarà oggi l’atteggiamento di Giorgio Napolitano. Ci si attende «un interessamento del presidente», dice scegliendo bene le parole la Gelmini. Qualcosa di concreto anche se di riservato, un’attenzione, un intervento da «presidente del Csm» come aggiunge Cicchitto, perché spiega Quagliariello «pretendiamo che quello che chiediamo merita una risposta: Berlusconi deve essere trattato come un imputato normale. Basta con l’accanimento, con decisioni assurde e minacciose come quella dei pm di Napoli». Il Pdl ripone fiducia nell’attuale capo dello Stato ed è per questo che auspica una sua rielezione al Quirinale.

Sull’Ospite del San Raffaele si abbatte anche la procura di Napoli!

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La Procura di Napoli ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta compravendita di senatori. Analoga richiesta è stata formulata per il sen. Sergio De Gregorio e l’ex direttore dell’Avanti, Valter Lavitola. Il reato ipotizzato è di corruzione.

Tutta la magistratura al capezzale di Silvio Berlusconi?

L’inchiesta Mps si sposta in Svizzera… ed emergono le cause del suicidio di Rossi!

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Ieri i funerali, oggi indiscrezioni e nuove piste per gli inquirenti. Analizzando alcuni aspetti tecnici, quali tabulati telefonici, files sull’hard disk e pen drive, gli inquirenti avrebbero compilato un fascicolo ipotizzando l’istigazione al suicidio. Sembra infatti che David Rossi non fosse a conoscenza della decisione del Cda di avviare una causa civile di risarcimento (circa 1,2 miliardi di euro) contro le banche Nomura e Deutsche Bank. Venuto a conoscenza indirettamente, Rossi si sarebbe confidato con qualcuno, le ipostesi sono le più varie, che a sua volta abbia inviato la notizia al Sole 24ore. A questo punto la banca Nomura invia un fax a Londra per bloccare la giurisdizione inglese e non risarcire Mps.

Al vaglio degli inquirenti ora è il filone principale dell’inchiesta sull’Istituto di credito senese, in particolare sull’acquisizione dell’Antonveneta,  sui derivati tossici, sui meccanismi di controllo politico delle nomine nella Fondazione e della gestione e amministrazione della banca stessa. Ma chi è la vera anima nera di Mps? Sembra che ormai non ci siano dubbi, dovrebbe trattarsi proprio di Gianluca Baldassarri che viene indicato come l’ispiratore dell’associazione a delinquere e colui che avrebbe manovrato il presidente Giuseppe Mussari nonchè l’amministratore delegato Antonio Vigni.
Quello che emerge chiaramente, dopo le ultime settimane di indagini, è quell’accordo politico di divisione dei “posti chiave” all’interno di Mps operato da Pd e Pdl. Una ripartizione studiata a tavolino, in cui la politica è entrata prepotentemente nel sistema bancario sovvertendo completamente le mansioni e sottomettendo la finanza a logiche di partito.

La vera sorpresa è che Baldassari, a cui è stato anche confermato il carcere a Solliciano per associazione a delinquere, truffa e ostacolo alla Vigilanza, è indagato anche in Svizzera per riciclaggio.

E’ notizia delle ultime ore che le autorità svizzere avrebbero congelato le disponibilità economiche dell’ex dirigente Mps e ora la Procura di Siena attiverà le rogatorie per recuperare. Intanto i confini dell’inchiesta si allargano, sotto esame tornano i bilanci di Mps perchè ora da parte dei pm Natalini, Grosso e Nastasi c’è il sospetto ceh altri titoli e altri derivati possano aver provocato ammanchi consistenti nelle casse della banca senese. In particolare si parla di Casaforte, Chianti classico, Nota Italia, Patagonia e Anthracite. Sotto la lente degli inquirenti sono state iscritte anche altre cinque società di intermediazione i cui nomi non sono stati resi noti. Quindi lo scandalo non è più limitato a Lutifin ed Enigma. Si è scoperto anche che Baldassari avesse già in programma di fuggire all’estero e nell’attesa di spiccare il volo aveva preso un alloggio segreto a Milano che non conosceva neppure la sua compagna.

 

18 mesi per far risorgere la Città della Scienza!

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”L’obiettivo e’ ambizioso: ricostruire la Citta’ della Scienza in 18 mesi”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e della ricerca scientifica Francesco Profumo a Napoli per un sopralluogo a Citta’ della Scienza, l’attrattore culturale andato in fiamme lunedi’ scorso. Il governatore Caldoro: nessuna delocalizzazione, sara’ ricostruita a Bagnoli.

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Le fiamme della città della scienza arrivano fino a Santo Domingo!

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«Quelle fiamme le ho viste, anche se ero al telefono da Santo Domingo, dove mi trovo. E mi  hanno fatto davvero male». Il cantautore Edoardo Bennato rappresenta l’anima di Bagnoli, ex quartiere operaio dell’Italsider, che da anni sembra abbandonato ad un destino beffardo. Un amico gli ha descritto nottetempo lo scempio del rogo.
Città della Scienza rasa al suolo da chi non vuole il riscatto di Napoli?
«Ma stavolta il popolo deve ribellarsi, deve gridare la propria indignazione, ricostruire con le proprie mani».
Nelle sue canzoni la voglia di cambiare non manca…
«Combatto l’immobilismo, l’indifferenza. La cultura è l’unica arma, l’unica speranza».
Il brano ”Per noi” è stato interamente girato a Città della Scienza. Solo un caso?
«Nient’affatto. Quella location era fantastica, raccontava un’altra Napoli. Forse un’altra Italia. Il testo dice: “Per noi, volenti o nolenti, che anche in questo momento ci stiamo muovendo…“. Ecco, ora bisogna muoversi, dire di no a chi disegna sempre il solito destino».
Che differenza c’è tra la Bagnoli delle prime canzoni di Bennato e quella che ieri ha assistito al rogo?
«Quasi nessuna. Forse con l’Italsider c’era almeno il lavoro. Malsano, ma lavoro. Bagnoli resta una terra di nessuno».
Eppure sul web c’è già un video amatoriale con le fiamme ed una sua canzone: “Dint ’a sta città nun se salva nisciun”…
«Era una denuncia per scuotere le coscienze. Ci salveremo solo con la cultura».

QUESTE PAROLE ARRIVANO MENTRE E’ SEMPRE PIU’ CHIARO CHE IL ROGO E’ D’ORIGINE DOLOSA!!!

“Napoli è sotto attacco”, così De Magistris. Fondi dall’Ue?

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Sotto attacco o meglio sotto ricatto! Nelle mani della criminalità che spaventa, in mano di quella criminalità a cui sono stati rotti determinati equilibri, in mano di quelle cosche che minano il cuore di una città per affermarsi a livello nazionale. Non è solo Napoli sotto attacco, è il Paese che viene ricattato.

Con la Città della scienza di Napoli va in cenere non solo quella che l’Eurispes ha riconosciuto nel 2010 come una delle cento eccellenze italiane, ma anche un’idea che si proponeva come un vero e proprio modello per la società della conoscenza. Un’idea diventata una realtà che negli anni ha avuto l’apprezzamento di tanti: è stata insignita nel 2005 del titolo di miglior museo scientifico europeo, premiata dall’Unione europea nel 2006 col Premio Descartes per la comunicazione scientifica e nel 2007 come migliore incubatore di nuova impresa. Il fronte del fuoco che, col passare delle ore si pensa sempre più di origine dolosa e che si è esteso per oltre un centinaio di metri, è stato spento da decine di pompieri dopo ore di lavoro. Città della scienza era stata realizzata nell’area ex Italsider negli anni Novanta, su iniziativa di Vittorio Silvestrini e per volontà di Antonio Bassolino, sul modello de La Villette di Parigi. Era il volto migliore della nuova Bagnoli e il più grande attrattore di  turismo scientifico del nostro paese: un luogo di incontro per insegnanti, studenti, famiglie, i bambini, tanti che amano l’avventura scientifica e hanno sete di conoscenza. Il progetto iniziale della Città della scienza, visitata ogni anno da circa 350mila persone, era stato avanzato agli inizi degli anni Novanta. Il 23 novembre del 2001, poi, l’inaugurazione del museo interattivo vero e proprio. Il polo scientifico era stato realizzato nel quartiere Bagnoli, l’ ex area industriale che ha ospitato per decenni l’Italsider. La struttura era ospitata in gran parte nella più antica fabbrica della zona, la ex vetreria LeFevre, i cui ex padiglioni industriali risalgono ai primi dell’ottocento e sono stati restituiti all’antico splendore da una fine operazione di restauro, tornando in vita per dare l’input al progetto di recupero dell’area.

Dopo una fase di sperimentazione cominciata nel 1987 con programmi di attività temporanee da un’idea di Vittorio Silvestrini, nacque la prima edizione di Futuro Remoto, che si svolse alla Mostra d’Oltremare. A seguito del grande successo riscosso dall’89 al ‘92, che si svolse all’Osservatorio astronomico di Capodimonte, fu costituita e riconosciuta la Fondazione Idis. Nell’operazione, Silvestrini coinvolse Vincenzo Lipardi, giovanissimo laureato in filosofia, socio di una cooperativa editoriale, la Cuen, attiva nelle pubblicazioni per il Politecnico. La vicinanza agli aspetti politici e sociali della grande crisi industriale che si stava consumando in quegli anni negli stabilimenti dell’ Italsider di Bagnoli portò Silvestrini e Lipardi a immaginare fin dall’inizio la realizzazione di un vero e proprio Science Centre nell’area, favorendo la riconversione della zona in un polo high-tech che arginasse al tempo stesso l’emorragia di posti di lavoro nello storico quartiere operaio. L’Italsider, la grande fabbrica siderurgica che alla fine degli anni Ottanta era ancora attiva ma che di lì a poco sarebbe stata chiusa. L’obiettivo di Silvestrini era ridare un progetto alla quinta città industriale e alla prima città deindustrializzata d’Italia: Napoli. Era giunto il momento, in quegli anni, di dare un nuovo modello produttivo alla città, fondato sulla conoscenza, un modello che dovesse appartenere a tutti e che per tutti dovesse essere un’opportunità.

L’assunto su cui si basava il ragionamento dello scienziato partiva dalla convinzione che la principale materia prima dello sviluppo fosse il sapere scientifico.

Ora è bruciato non solo un polo scientifico, ma l’idea stessa che vi era dietro. Sono andate  in cenere le esposizioni storiche come Futuro Remoto, l’ Officina dei piccoli, grande spazio dedicato ai bambini, il Planetario e tanti altri progetti. Praticamente l’intero centro, a eccezione del Teatro delle Nuvole, un corpo separato che ospitava rappresentazioni che coniugavano teatro e scienza.

L’Ue ha appena fatto sapere che prenderà in considerazione l’idea di cofinanziare la ricostruzione… Se ci fosse davvero un’Unione Europea, una cooperazione fra popoli che mirano a un obiettivo comune che dovrebbe essere quello del benessere dei cittadini senza distinzione, di razza, religione, sesso… allora ci doveva già essere una riunione straordinaria e stanziare un fondo di ricostruzione. MA L’UNIONE EUROPEA E’ SOLO UN OLIGARCHIA TESA A SOTTOMETTERE I PAESI IN DIFFICOLTA’ E A SPECULARE SULLE POPOLAZIONI STRANGOLATE DAI GOVERNI!

Va in fumo la città della scienza, la Procura dispone il sequestro

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Un vastissimo incendio ha praticamente distrutto, nella notte, la “Città della Scienza”, il museo interattivo considerato tra i gioielli culturali di Napoli oltre che uno dei suoi più validi attrattori turistici, con una media di 350mila visitatori l’anno. Ancora ignote le cause: unica certezza è che all’interno della struttura non c’erano persone, grazie anche alla chiusura settimanale del lunedì.I danni sono ingentissimi: sopravvivono solo i muri perimetrali, l’interno dei padiglioni è devastato. Il fronte del fuoco è lungo più di un centinaio di metri, e dal rogo si è alzata una colonna di fumo visibile da buona parte della città. Dei numerosi padiglioni che componevano lo “science center”, solo uno è stato risparmiato dalle fiamme: l’area distrutta è stimata in 10-12mila metri quadrati, praticamente l’intero centro, a eccezione del “teatro delle Nuvole”, un corpo separato che ospitava rappresentazioni.

Arriva ora il sequestro dell’area per cercare di capire l’origine del rogo (probabilmente doloso e di stampo camorristico) al cuore di quello che era il fiore all’occhiello di Bagnoli. E’ andato in fumo un progetto di riqualificazione che era un gioiello per l’intera città. Un esempio di recupero di uan delle aree più martoriate di Napoli.

Andrea Ranocchia chiarisce con al Procura!

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Quaranta minuti per fugare qualsiasi sospetto: tanto è durata l’audizione in Procura Figc di Andrea Ranocchia. L’interista, già sentito dagli inquirenti federali la scorsa estate sempre sui suoi trascorsi al Bari, era stato convocato oggi in via Campania per fornire elementi sulla presunta combine di Salernitana-Bari (3-2) del 23 maggio 2009. La posizione del nerazzurro in merito è già stata archiviata dalla Procura di Bari, titolare dell’inchiesta penale, perchè «le dichiarazioni accusatorie di Andrea Masiello non hanno trovato alcun riscontro ed anzi, secondo le dichiarazioni del calciatore Esposito e del faccendiere Iacovelli, Ranocchia risultava estraneo all’accordo».

SOCIAL FIGHT! FACEBOOK DIVENTA UN’ARENA… REALE!!!

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Un regolamento di conti tra due gruppi rivali di ragazze: è quanto accaduto in pieno giorno a Trieste, in piazza Oberdan. La rissa era stata annunciata su Facebook e in centinaia sono accorsi come se si trattasse di andare ad assistere a uno spettacolo. La Procura dei minori ha deciso di aprire un indagine sul caso. Considerato il mezzo uasato dalle ragazzine per darsi appuntamento in piazza, anche la polizia postale ha disposto verifiche.
 Un centinaio di “spettatori” si era posizionato attorno ai due gruppi di minorenni. Sono volati colpi proibiti. Solo grazie all’intervento della polizia la tensione si è allentata e la massa di ragazzi si è allontanata.

Il CAV INDAGATO? TUTTI IN STRADA… VS LA MAGISTRATURA!

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Angelino Alfano, coordinatore del partito chiama alla mobilitazione : “in piazza a difesa della democrazia”.
“Non sono ancora esauriti i commenti sui giornali dei successi elettorali e già ricomincia l’aggressione della magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi”, attacca Alfano. “Tutto ciò – prosegue – mentre il Paese vive una delicatissima fase di transizione istituzionale nella quale il presidente Berlusconi sarà chiamato ad esercitare grandissima influenza come leader del Pdl”. “Questa circostanza rende chiara l’azione politica della magistratura e noi – anticipa – renderemo chiara ed evidente la difesa della sovranità popolare e ci batteremo con tutte le nostre forze perche questa sovranità venga rispettata”. Di qui, appunto l’annuncio fin da ora di “una grande manifestazione di piazza a difesa della sovranità del Popolo della Liberta e della democrazia italiana”.

Il 5 marzo Silvio Berlusconi è atteso a Napoli!

BERLUSCONI INDAGATO A NAPOLI: CORRUZIONE!!!

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Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. L’indagine, condotta anche da magistrati della Dda, riguarda la presunta erogazione di una somma di denaro, pari a tre milioni di euro, al senatore Sergio De Gregorio in relazione al suo passaggio al Popolo delle Libertà.
Sulla vicenda, oltre ai pm della Dda Francesco Curcio, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio, indagano i magistrati Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, titolari dell’inchiesta sul faccendiere Valter Lavitola che lo scorso anno portò al coinvolgimento del senatore De Gregorio. L’inchiesta di Napoli su Silvio Berlusconi è infatti condotta da un pool di magistrati di due sezioni della Procura del capoluogo campano, quella sui reati contro la pubblica amministrazione e la Direzione distrettuale antimafia.

Uno sceicco nei guai! Aperto fascicolo in procura.

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La Procura di Roma aprirà domani un fascicolo processuale, intestato ‘atti relativi a’ per verificare l’eventuale sussistenza di illeciti dietro le voci dell’ingresso dello sceicco arabo Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi nella società che controlla l’As Roma Calcio. Alla notizia il titolo della società giallorossa era infatti schizzato in Borsa, ma sul profilo dello sceicco e sulla sua reale intenzione di entrare nel club ci sono numerosi dubbi.
Su Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi sono infatti già venuti fuori dettagli decisamente curiosi. Intanto vive da anni in Italia, a Perugia, ma, a differenza di quanto si era detto, non in un castello ma in un normalissimo bilocale che occupa con la moglie (impiegata) e un figlio (appuntato dei Carabinieri). L’uomo, tra l’altro, è già noto per aver tentato, qualche anno fa, di rilevare senza successo il gruppo immobiliare Acqua Marcia. La proposta era di 700 milioni di euro: Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi firmò un preliminare ma svanì poi nel nulla.Insomma, la sua figura non convince del tutto e, forse anche buttando un occhio ai suoi precedenti, la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo per fare chiarezza sulla vicenda. Il procuratore aggiunto Nello Rossi sta monitorando la situazione e domani chiederà alla Consob informazioni più dettagliate visto che, come detto, il titolo della Roma ha chiuso venerdì con un rialzo del 9,7%.

Per il momento, tra l’altro, l’unica presenza dello sceicco all’Olimpico è avvenuta al fianco di Michele Padovano, ex calciatore finito nei guai per traffico di stupefacenti e condannato nel novembre del 2011 a otto anni di reclusione.

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