Shock e giallo a Pescara: 70enne si suicida per Equitalia, l’ente smentisce, il sindaco conferma

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L’ennesimo anziano che preferisce la dignità, al pignoramento della propria abitazione e così il 70enne Mario Pingiotti, pensionato di Elice, nel Pescarese, si è ucciso sparandosi in faccia nella camera da letto dell’abitazione. Questa era almeno la prima versione di una vincenda che ha sconvolto l’intero paese.  Ma Equitalia si difende «Con riferimento al tragico episodio di oggi avvenuto a Elice in provincia di Pescara – è scritto nella nota di Equitalia – si precisa che la notizia del pignoramento da parte di Equitalia è priva di ogni fondamento. Equitalia, nell’esprime cordoglio per l’accaduto, precisa che non ha pignorato alcuna abitazione nè ha inviato di recente cartelle o avvisi al contribuente». A questo punto è il sindaco di Elice, Gianfranco De Massis, a confermare invece che il problema c’era «Aveva una casa e dei terreni in Liguria e la casa gli era stata pignorata per dei vecchi pagamenti mancati: conoscevo il problema da 4/5 anni. So che aveva provato a vendere l’appartamento, ma non posso dare altri giudizi»

L’Atm di Pisapia… e la bufala del leghista!

pisapia-morelli-tuttacronacaUn tempismo notevole quello del capogruppo della Lega in Comune a Milano, Alessandro Morelli, che ha fatto notare ai suoi concittadini una foto… scattata anni fa. Tutto è iniziato quando il leghista ha messo sull’attenti il popolo di Facebook chiedendo loro di “aspettare il suo segnale”:

atmQuello che andava condiviso non era altro che una foto in cui appare un autobus della linea 90-91 in panne sulla circonvallazione in viale Tibaldi, nel capoluogo lombardo con i passeggeri che scendono e lo spingono. Morelli aggiunge anche la scritta “l’Atm Pisapia” e una foto del primo cittadino in versione tranviere. Peccato che l’immagine risalga al 2008, quando il sindaco di Milano era Letizia Moratti. La svista del capogruppo della Lega, però, è stata segnalata da numerosi utenti che hanno segnalato la bufala.

A fine estate… arriva la disinfestazione delle zanzare a Milano!

zanzare-milano-tuttacronacaE’ stata un’estate non troppo rilassante quella dei milanesi, che hanno avuto a che fare con le fameliche zanzare, tanto che c’è anche chi ha scritto un appello al sindaco Pisapia chiedendo venisse fatto qualcosa al riguardo. E ora, a estate finite, sono apparsi degli avvisi che annunciano la prossima disinfestazione contro la zanzara tigre. Nell’immagine, uno degli scritti comparsi in piazza Castello. Un intervento “normale”, dicono da Palazzo Marino ma è curioso il fatto che ora che l’autunno è cominciato, la disinfestazione funziona regolarmente.

L’incubo delle notti milanesi in compagnia delle zanzare. L’appello a Pisapia

zanzare-milano-pisapia-tuttacronacaA disturbare le serate e le nottate estive ci sono spesso degli ospiti non graditi: le zanzare. Gli insetti a Miano stanno creando non pochi disagi e così una donna, Bostanza Bàrbera, ha scelto di scrivere un accorato messaggio per il sindaco Pisapia tramite una nota in Facebook, corredata da uno scatto dei suoi piedi martoriati dalle punture. “Gent.mo Sindaco Giuliano Pisapia – si legge – Le inoltro, con un certo imbarazzo ma serio disappunto, tre immagini dei miei piedi (Le risparmio il resto del corpo) in seguito a un’oretta circa (dalle 21.00 alle 22.30) trascorsa con amici in Porta Venezia nella nostra amata città. A seguito dell’attenta lettura del sito del Comune (Aiutiamoci a prevenire: Le Zanzare, Campagna di sorveglianza e lotta contro le zanzare, Cento nuove Bat Box ecc.) pur nella consapevolezza che la questione non sia di facile soluzione, vorrei condividere con Lei un pensiero: L’idea di affrontare il problema zanzare proseguendo giustamente con entusiasmo il Progetto Chirotteri (Bat Box) mi sembra un’idea a oggi un po’ primitiva, certo affascinante, ma non sufficientemente efficace se non seriamente affiancata da provvedimenti più mirati .Mi spiego: come le immagini Le mostrano chiaramente sono portata a credere che le misure adottate, dal sito definite tradizionali, siano al momento risultate fallimentari o quanto meno inadeguate. Trovo che la “Sua” politica in materia, tra cui la tutela dell’ambiente, nobile e doverosa e da me pienamente condivisa, sia purtroppo oltre che scarsamente risolutiva, altamente crudele nei confronti dei cittadini.Trovo altresì sorprendente che una città come Milano non riesca ad affrontare il problema adeguatamente, trasformandosi d’estate in una palude più pericolosa delle foreste australiane sul finire della stagione delle piogge, da me visitate, mutamento questo che non solo nuoce ai cittadini, ma non giova di certo all’immagine della città.” La donna quindi conclude: “Mi rivolgo a Lei con la speranza che in futuro vengano presi nella giusta considerazione provvedimenti se necessario più evoluti, a tutela di tutti, ambiente e cittadini, rivedendo nel caso le attuali disposizioni in materia, anche in vista di Expo 2015. Per salute e non solo quindi, desidero, al di là del tono volutamente ironico ma mi auguro non offensivo, segnalarLe questo increscioso e quanto mai fastidioso incidente che mi ha costretto a letto tutta la giornata e consideri che fortunatamente viste le circostanze non sono né un bambino né un anziano. La ringrazio per la gentile attenzione e Le consiglio caldamente di non uscire di casa senza gli opportuni repellenti. Cordiali saluti. Costanza Bàrbera”.

Adele Gambaro: il giorno della votazione

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Il senso delle parole di Adele Gambaro davanti ai parlamentari del suo gruppo è chiaro: si dice dispiaciuta perchè non aveva intenzione di nuocere al gruppo che lavora in Parlamento ma non ha intenzione di scusarsi nè di dimettersi. Già in precedenza aveva parlato a Palazzo Madama: “Vi concentrate sulle mie parole, ma nessuno parla delle reazioni di Beppe Grillo, che sul blog contro di me ha scritto tre post violentissimi”. E rivolta a Crimi: “Un mio sms indirizzato a te è stato pubblicato, è venuto a mancare il rapporto di fiducia”. L’ex capogruppo respinge l’accusa: “Sul blog di Beppe non c’è nulla di quello che mi hai scritto”. Non si alzano i toni durante la riunione, rigorosamente trasmessa in diretta streaming. Ma le discussioni interne comunque persistono: Sara Paglini: “Adele è solo la punta di un iceberg di un gruppo di persone che ci stanno sparando dall’interno”. Il riferimento più immediato è a Paola Pinna, che aveva già dichiarato il suo essere pronta a confluire in un altro gruppo in caso la Gambaro venisse espulsa. Elisa Bulgarelli presenta la sua critica a quanto accaduto in questi giorni: “Non sono stata d’accordo con quel che ha detto Adele, ma nemmeno con le reazioni di Crimi, di Nicola Morra e di Riccardo Nuti. C’è stata un’escalation di toni che non ci ha fatto bene”. La domanda che viene posta alla senatrice è perchè si sia rivolta alla stampa. Lei chiarisce: “Ho chiamato più volte Beppe gli ho mandato sms. Mai nessuna risposta. Alessandra Bencini cita il centralismo democratico e si domanda: “Uno vale uno, ma in questo momento qualcuno vale un po’ di più e qualcuno un po’ di meno?”. Maurizio Romani: “Sono contrario alla gogna mediatica, e non mi fido della rete, c’è molto risentimento”. Il dibattito si sposta poi sul termine “espulsione”. Crimi prova ad alleggerire l’importanza del loro voto: “Non voteremo l’espulsione, voteremo se rimettere alla rete la decisione, altrimenti tradiamo uno dei nostri principi fondamentali”. Ma c’è anche chi non ci sta a far passare il messaggio che chi vota per la collega lo faccia contro la rete e spiega che si tratta solo di un primo voto, poi ci dev’essere quello del web, ma sempre di espulsione si tratta. Perplesso Luis Orellana: “Mi sembra una forzatura clamorosa – dice uscendo – si vota sull’espulsione, non sul rimettere la decisione alla rete. E anche i tempi mi sembrano forzati. Si poteva aspettare la solita assemblea congiunta di fine mese, magari la vicenda si sarebbe sgonfiata da sola”. Dopo le tante parole si passa ai voti: la Gambaro esce e le telecamere si spengono: la trasparenza in questo caso non detta legge. Ad essere contrari all’espulsione sono più o meno una cinquantina e la Bencini difende la collega: “Quale punto del codice ha violato per poter essere espulsa?”. La risposta arriva da Crimi e dalla Bottici: “Abbiamo perso tre mesi a parlare di questioni interne, bisogna dire basta”. Tancredi Turco prova a ribadire: “Adele non ha infranto nessuna regola, non vedo di cosa stiamo parlando, mi verrebbe da andarmene via”. Manlio Di Stefano difende la posizione opposta: “Invece di stare a parlare ogni giorno di dissidenti se c’e’ qualcuno che non e’ d’accordo con il movimento si alzi ora, lo dica, faccia il suo percorso lontano da noi”. E non è detto che qualcuno non colga l’invito. Intanto, in forma ufficiosa, a Quinta Colonna avvisano che in 79 avrebbero votato per l’espulsione, rimandando quindi la decisione alla rete, mentre sarebbero 42 i voti pro-Gambaro.

M5S: tra sanità, possibili spaccature e manifestazioni pro Grillo

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I senatori M5S hanno sottoscritto un disegno di legge costituzionale della collega Paola Taverna, che propone “Modifiche all’articolo 117 della Costituzione, concernenti l’attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute”, ossia, come spiega l’HuffPost, riportare la sanità in mano allo stato. Con tanti saluti al decentramento, all’autonomia regionale, al federalismo fiscale, ma anche alla sperequazione dei servizi delle singole Regioni e ai buchi che gravano sui bilanci delle amministrazioni locali. Nelle motivazioni si legge: “Il presente disegno di legge è volto ad apportare alcune modifiche all’articolo 117 della Costituzione con l’obiettivo di attribuire alla legge statale un ruolo più ampio restringendo l’area della legislazione concorrente. In particolare, per quanto riguarda la tutela della salute, si prevede che spetti alla legge dello Stato non più stabilire i «principi fondamentali», bensì porre la disciplina funzionale”. Pentastellati al lavoro insomma, mentre in questi giorni in molti si domandano cosa accadrà. Il popolo dei fedelissimi di Grillo si è già mobilitato, infatti, per sostenere il leader e via social i militanti sono al lavoro per far circolare una invito per organizzare martedì, davanti alla Camera dei deputati, una dimostrazione a favore del comico genovese. “Martedì 18 – si legge – dalle 9 alle 12 tutti in piazza Montecitorio per manifestare il nostro sostegno a Beppe Grillo e ai nostri parlamentari”. Ma prima bisognerà passare anche per l’assemblea congiunta con i senatori che potrebbe sancire l’avvio della procedura di espulsione della senatrice Adele Gambaro. In quella occasione, se la procedura non verrà sospesa, il nuovo gruppo potrebbe uscire definitivamente allo scoperto. I dissidenti pentastellati, infatti, stanno lavorando già da un po’ allo statuto per formare un nuovo gruppo parlamentare alla Camera: l’impressione è quella che si stia preparando una scissione e, con l’avvio della procedura di espulsione della senatrice Adele Gambaro, tutto è stato accelerato e il testo è ormai quasi ultimato, con un piccolo gruppo che vi lavora alacremente. I deputati “ribelli” spiegano che intendono dare continuità al progetto del M5S ma, aggiungono, “con maggiore attenzione alla gestione della democrazia interna”. Ma servirà raggiungere il numero minimo di 20 colleghi, necessario per la formazione di un gruppo parlamentare alla Camera. Ma la spaccatura interna tra i parlamentari al Senato rischia di estendersi anche a Montecitorio. In tutto questo, è arrivata la denuncia di Riccardo Nuti, capogruppo alla Camera, che parla di un progetto di acquisizione “morale e politica dei nostri parlamentari”. Pronta la risposta del senatore M5S Mario Michele Giarrusso: “Se Nuti ha notizia di una compravendita è suo dovere andare in Procura. Altrimenti sono fatti inventati e mi troverei costretto a chiedere la sua espulsione perché sta diffamando il movimento”. Giornate calde quindi all’interno del MoVimento.

Adele Gambaro batterà Grillo grazie al suo stesso regolamento?

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Il “caso Gambaro” ha solleticato la creatività degli utenti della rete, del resto come si può resistere quando un deputato viene cacciato dal Movimento 5 Stelle perchè ha osato muovere delle critiche nei confronti del Semplice Portavoce? E così l’impressione che il regolamento dei pentastellati sia ancora più arduo di quello del Fight Club: in quel caso era vietato parlarne, ma qui non si può nè parlare, nè pensare, nè, peccato mortale, perdere lo scontrino. A cosa porterà tutto questo? Beh, probabilmente che si avvererà la famosa profezia: “ne resterà soltanto uno”.

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Ma ricapitoliamo cos’è successo: la senatrice aveva affermato, in un’intervista a sky, che ” il problema del M5S è Beppe Grillo”. A questo punto il Semplice Portavoce prima lancia un sondaggio per capire se davvero è lui il problema e poi la invita, in un post di fuoco, ad “uscire quanto prima dal Movimento”, aggiungendo l’accusa di aver pronunciato dichiarazioni lesive nei suoi confronti, “in particolare sulla mia valutazione del Parlamento, danneggiando oltre alla mia immagine, lo stesso MoVimento 5 Stelle”. La risposta è che non uscirà dal gruppo di sua spontanea volontà, nonostante Crimi avesse auspicato che la senatrice “prendesse atto” delle divergenze e ne traesse le conseguenze. Del resto il gruppo non può cacciarla se non vuole rischiare un precedente davvero pericoloso. La Gambaro non è stata cacciata, solo “invitata” ad andarsene e al riguardo il codice di comportamento spiega in che modo sia possibile espellere un parlamentare:

I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.

Quello del Senato, inoltre, è ancora più specifico:

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Morale: la Gambaro pretende le scuse da Grillo e non se ne andrà nel gruppo misto e il Semplice Portavoce non può chiedere l’espulsione perchè la richiesta è riservata ai parlamentari riuniti e può essere fatta solo da un deputato o un senatore che però rischierebbe di fare la “figura del cattivo”, anche perchè tra le violazioni del regolamento non è elencata la lesa maestà del Semplice Portavoce. C’è chi si attacca a un’affermazione della senatrice nella sua presentazione nei meetup bolognesi: “Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere”. Sarebbe lecito quindi aspettarsi una simile decisione? No! Perchè la Gambaro ha criticato Beppe Grillo e non il MoVimento, anzi, ritiene che sia il comportamento del Semplice Portavoce a danneggiare il movimento. Lei non ha dunque mai detto di non riconoscersi con i principi grillini. Ma a questo punto non resterebbe che sostenere che lei sia invisa alla base, ma così si creerebbe un precedente di espulsione anche in assenza di violazioni. Quindi: la Gambaro non se ne va, a meno che non venga cacciata, e in questo caso dimostrerebbe che nessuno vale uno e solo Grillo, che non è neanche in Parlamento, comanda. Bisognerà attendere la riunione di questa sera per scoprire se la senatrice è riuscita a gabbare Grillo con il suo stesso regolamento!

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E’ Grillo il problema del M5S? Aperto il sondaggio in rete

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Dure critiche sono piovute addosso a Grillo da parte della senatrice pentastellata Adele Gambaro che ha affermato: “stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi” e quindi ha aggiunto “il problema del MoVimento è Beppe Grillo, noi il lavoro lo stiamo facendo e questo non viene percepito”. Ma si è spinta anche oltre: “Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Invece di incoraggiarci, scrivendo questi post ci mette in cattiva luce. Credo che altri all’interno del Parlamento abbiano le mie stesse idee; il disagio c’è ed è evidente, ma – ha concluso – non arriva a un dissenso vero e proprio”. Il leader non ha atteso molto e la sua risposta è arrivata via web, con un sondaggio-consultazione lanciato dal suo blog: “Vorrei sapere cosa pensa il MoVimento 5 Stelle di queste affermazioni, se sono io il problema”. Con lui, da subito si è schierato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio: “Chi pensa che il problema di questo Movimento sia Beppe Grillo ha chiaramente sbagliato movimento. O forse è in cattiva fede”, si legge sulla sua pagina Facebook. “Mi auguro – ha proseguito Di Maio in quello che appare un nuovo appello alla separazione spontanea dei cosiddetti dissidenti – che queste persone si facciano una domanda e si diano le dovute risposte. Da sole”.

Ma le “grandi manovre” in casa M5S non si fermano qui, dopo il crollo alle recenti amministrative, a Palazzo Madama cambiano i vertici: Vito Crimi è fuori e al suo posto è subentrato Nicola Morra, che ha battuto Luis Alberto Orellana. Entrambi hanno negato l’esistenza di una contrapposizione politica aperta, anche se resta il fatto che vada registrato il forte astensionismo in Sicilia, dove il Movimento aveva trionfato appena l’anno scorso. Anche a Grillo non è andata giù la cosa: “Elezione dopo elezione il disgusto sale, il termometro dell’astensione si surriscalda, se alle prossime politiche superasse la soglia del 70% la Repubblica, lo Stato, il Governo e il Parlamento sarebbero delegittimati. È questo che si vuole?”, ha chiesto infatti sul suo blog.

La Chiesa Venezuelana ha un problema… di vino!

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Dovranno essere limitate le celebrazioni in Venezuela, a causa di un singolare problema che è stato reso noto da una nota, arrivata dalla Conferenza episcopale del Paese sudamericano: manca il vino per le messe. “Il vino per la celebrazione eucaristica deve essere il prodotto della vite, naturale e puro, cioè non mescolato con sostanze estranee”. Un bel problema considerato che l’azienda Pomar, che produceva il divino nettare, è in crisi. “Stiamo esaurendo le riverse”, ha comunicato monsignor  Robert Lucker, vescovo di Coro e capo della commissione media della Conferenza episcopale. Ma sembra scarseggiare anche la farina per le ostie, motivo per il quale la Conferenza ha invitato alcuni vescovi a limitare le celebrazioni. Considerato anche che i prelati rifiutano di usare il vino alla frutta, la Chiesa sta valutando l’idea di chiedere aiuto al presidente Nicolas Maduro per finanziare almeno in parte i costi dell’importazione di vino da altri Paesi. Non dall’Italia però,  ”perché troppo caro” come quelli francesi e spagnoli. Si possono invece utilizzare “in via provvisoria” vini cileni o argentini, sia bianchi, sia rossi.

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