Non sei uno schizzo! La nuova campagna anti-anoressia

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Suscita critiche e perplessità la nuova campagna anti-anoressia dell’agenzia brasiliana Star Models, “You are not a sketch”, creata con l’aiuto di Photoshop. Gli annunci mostrano un’illustrazione di moda, con le sue proporzioni tipicamente esagerate, accanto a una modella che indossa lo stesso vestito ed ha uguali misure del bozzetto: insomma, “una visualizzazione letterale di ciò che la moda definisce standard a”, secondo Liz Osborne-Leavell. Accanto alla doppia immagine un annuncio: “Tu non sei uno schizzo”. L’aspetto grafico della campagna è stato lodato come “potente” e ci si augura possa inviare un efficace messaggio anti-anoressia che vada a contrastare la moda del web della “thinspiration” ed i siti pro-anoressia. Anche Adam Green mette pollice alto alla campagna: “Mi piacciono questi annunci, perché affrontano la questione che l’anoressia sembra derivare dall’incapacità delle persone di distinguere la realtà dalla finzione.” C’è anche, però, chi pensa che, al contrario, questi annunci possano rappresentare l’ennesima arma in mano a chi diffonde il mito della magrezza a tutti i costi. “E’ una buona campagna per le ragazze giovani che non hanno ancora ceduto alla Cultura del sottile del nostro Paese, forse per stroncare la tendenza sul nascere. Ma per coloro che soffrono già di anoressia, questi modelli non sono altro che il loro obiettivo”.

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Anche l’Italia non è nuova a queste immagini scioccanti: nel 2007 la campagna di Nolita aveva come interprete la modella Isabelle Caro. La ragazza all’epoca soffriva di anoressia ed è morta tre anni dopo, ancora 28enne.
Una cosa è certa: le agenzie di moda possono proporre milioni di immagini evocative e cercare di combattere questa piaga, sicuramente la stessa società potrebbe, a sua volta, cercare di capire e riconoscere i disagi che spingono sempre più adolescenti a percorrere la strada della magrezza a tutti i costi, anche se il prezzo ultimo dovesse essere la morte. Però finché i messaggi restano appesi ad un cartellone difficilmente riusciranno ad avere una vasta audience: ecco allora che serve anche “la pratica”: finché sulle riviste e le passerelle ci saranno ragazze che sì, assomigliano ad uno schizzo, difficilmente ci potrà essere un cambio di tendenza. Perché al giorno d’oggi sembra che la bellezza abbia due caratteristiche chiave: estrema magrezza ed eterna giovinezza. Il corpo di una donna, quello vero, è un’altra cosa. Il corpo di una donna, in ogni sua forma, è di per sé incredibile bellezza ed armonia: basta saperlo guardare con sguardo non condizionato! E, forse, c’è un’unica “cura” all’anoressia: amore e rispetto per se stessi. 

Annunci

“Pro-ana”, “pro-mia” e “thinspo”… quando la rete diventa pericolosa.

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Si chiama “thinspiration” ed è una pratica, abominevole, di incoraggiarsi vicendevolmente a sostenere l’anorressia o la bulimia. Si tratta in pratica di trasformare  una malattia uno stile di vita. Così i social network sono invasi di messaggi di incoraggiamento, di non mollare la lotta al cibo, di sentirsi un gruppo e non isolate dal mondo. Devianze pericolose!

Per contrastare il fenomeno i principali social network hanno adottato delle policy restrittive che prevedono limitazioni, controlli e filtri in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti, ma che alla prova dei fatti  si sono dimostrati insufficienti. E se Tumblr ha delle regole precise che boicottano tali comportamenti, il “buon” Twitter, che mette al bando la pornografia, la violenza, la minaccia, la violazione della privacy o di copyright, non ha nessuna norma contro immagini e conversazioni che istigano ai disturbi alimentari.

Instagram prevede che «tutti gli account che verranno scoperti a incoraggiare o a spronare gli utenti ad adottare comportamenti quali anoressia, bulimia o altri disordini alimentari, oppure pratiche di autolesionismo o suicidio, verranno disattivati senza alcun preavviso». Ma di fatto i filtri preposti raramente funzionano. Ma il vero diffusore, suo malgrado, del pensiero “thinspiration” è Youtube dove i video etichettati “anorexia” non spiegano il fenomeno o lo combattono, bensì incitano a diventare parte del “macabro gruppo di anoressiche e bulimiche”.

QUANDO SI METTERA’ SERIAMENTE AL BANDO QUESTA ABOMINEVOLE PRATICA?

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