La pensione in prestito!

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Si fa largo l’ipotesi della pensione in prestito! Un lavoratore a cui mancano due o tre anni per accedere alla pensione potrebbe scegliere l’uscita anticipata e l’Inps gli anticiperebbe 600 o 700 euro al mese che poi dovranno essere restituite all’ente di previdenza nel momento in cui decorrano i requisiti ordinari per il trattamento pensionistico.La restituzione avverrebbe poi con una quota calcolata sulla base dell’aspettativa di vita e non superiore al 10/15% dell’importo totale. Questa sarebbe l’ultima idea di Enrico Giovannini per evitare nuovi esodati senza stravolgere troppo la riforma Fornero incentivando le uscite anticipate (che fanno salire il costo della spesa previdenziale).

Il “prestito pensionistico” si concentrerebbe sul riconoscimento con anticipo di 2 o 3 anni della pensione maturata nei confronti di soggetti rimasti senza impiego e senza ammortizzatore sociale, con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi. Una specie di “sussidio di ultima istanza” lo definisce il Sole 24 Ore che dovrebbe coinvolgere 10-15 mila lavoratori nel 2014.

Ma il problema è trovare le coperture per dar vita a questa riforma e proprio su questo punto entro gennaio il Governo presenterà ai sindacati un progetto di “manutenzione” della riforma delle pensioni. Di nuovo nel mirino del ministro del Lavoro Enrico Giovannini le pensioni d’oro e d’argento: cioè gli assegni medio alti e in particolare quelli con connotazione retributiva (cioè quelle calcolate sugli ultimi stipendi e non sugli effettivi contributi versati). Nel mirino finiscono anche le reversibilità, sempre in rapporto al passaggio al sistema contributivo. Ed eventualmente verrà ancora rivisto il meccanismo di cumulo tra diversi trattamenti previdenziali.

Per fine febbraio sono attese le prime indicazioni anche per evitare ricadute negative a livello costituzionale e per scongiurare collisioni con le misure in cantiere per introdurre elementi di flessibilità sia per chi vuole lasciare in anticipo il lavoro rispetto ai requisiti necessari, sia per le imprese che intendono ringiovanire il proprio personale.

Di nuovo il governo cercherà quindi di intaccare i diritti acquisiti poiché non riesce a fare una vera e propria riforma pensionistica che riesca a garantire eguali diritti a chi ha già maturato la pensione, a chi la maturerà nei prossimi anni e chi ha usufruito di uno scivolo concesso dai precedenti governi? Inoltre come è possibile ridurre l’assegno mensile a chi ha maturato gli anni per andare in pensione quando era vigente come unico sistema il retributivo e non il contributivo? Che scelta aveva il lavoratore? Perché ora deve essere penalizzato perché ha pagato i contributi secondo quanto richiesto dai passati governi? Se i passati governi hanno sbagliato le loro proiezioni perché ora il cittadino deve essere falcidiato? Perché poi il governo si sta accanendo contro i pensionati, mentre non chiede contributi di solidarietà ai lavoratori?

Gli negano il prestito e dà fuoco alla banca

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Cittadini esasperati che la crisi ha reso potenziali “mine vaganti”. L’ultimo è un 69enne che aveva riposto tutte le sue speranze in un prestito in banca, ma davanti al rifiuto dell’istituto di credito ha appiccato fuoco alla filiale, rimanendo anche ferito. Il fatto è accaduto a Brescia e l’uomo, di origini casertane, è in stato di arresto anche se al momento è stato ricoverato in ospedale. L’incendio poi è stato domato in tempi rapidi. Cosa spinge un 69enne a chiedere un prestito in banca quando a quell’età invece si sognerebbe solo di lasciarsi alle spalle i mutui e le rate? Può davvero lo stato riuscire ad arrivare a quanti hanno bisogno di un aiuto nell’età avanzata? Sembra che la crisi non la stia pagando solo chi è giovane, ma anche gli anziani, la classe media e tutti gli imprenditori che ormai sono al collasso… intanto in parlamento si chiede la fiducia, ma un cittadino un prestito non lo ottiene… per lui non c’è fiducia che valga!

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La crisi che si abbatte sul vizio… arrivano i microcrediti per la squillo!

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E’ davvero incredibile il risultato a cui è arrivata la ricerca su ‘I costi dell’illegalità’ – realizzata dal professore della Luiss Antonio La Spina per la Fondazione Rocco Chinnici, con la collaborazione della Compagnia di San Paolo e il Comune di Genova – che avrebbe rilevato come l’usuraio sia diventato fondamentale nell’ambito del microcredito per concedersi una prostituta a fine mese. I soldi non bastano, ma chi è un frequentatore assiduo o un cliente fisso delle prostitute di Genova certo non rinuncia per la mancanza di soldi a questo “vizio”. Sono sempre di più coloro che si rivolgono allo strozzino chiedendo un prestito per poter passare la serata con una squillo. Uno dei ricercatori, Giovanni Frazzica, ha detto:  Molti intervistati ci hanno anche raccontato che ormai moltissimi clienti a fine mese non hanno più i soldi per pagare le lucciole. Così sono loro stesse a indicare ai clienti le famiglie a cui chiedere i soldi, 50 o 100 euro. Prestiti che ovviamente vengono concessi a tassi da usura”.

Le vacanze pagate a rate!

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Le famiglie italiane, la crisi e le vacanze. Questo sembra essere la formula strana che ancora non si riesce a comprendere, perché se da una parte c’è chi ha deciso di non andare in ferie per le ristrettezze economiche, c’è anche chi invece alle ferie non ci rinuncia e fa un prestito anche a costo di dover pagare per tre anni e mezzo la somma richiesta. Insomma alle vacanze c’è proprio chi non ci vuole rinunciare… magari quelle famiglie con un bambino piccolo, a cui i dottori si raccomandano di far prendere il sole oppure le famiglie che vogliono comunque tenere alto un certo tenore di vita e quindi non rinunciano alla vacanza con gli amici. A quanto sembra il prestito per le vacanze è in aumento e sono sempre più gli italiani che non lo considerano più un tabù! La spesa mensile si aggira su una rata da circa 139 euro (appena un anno fa la rata era da 120) e di solito chi richiede il prestito è un uomo, di circa 38 anni, dipendente di un’azienda privata. La regione in cui si chiedono più prestiti per le vacanze è la Lombardia, ma è la Campania dove c’è l’aumento percentuale più alto circa il 24%.

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