Boschi nel mirino: tra l’imitazione e le dimissioni dei sottosegretari

maria_elena_boschi-tuttacronacaDopo le dimissioni di Antonio Gentile e un’interrogazione del Movimento 5 Stelle che chiede delucidazioni sulla nomina di Francesca Barracciu a sottosgretario alla cultura, Maria Elena Boschi, ministro delle riforme e dei rapporti col Parlamento risponde in Aula: “Non è intenzione di questo governo chiedere dimissioni di ministri o sottosegretari solo sulla base di un avviso di garanzia”. Boschi ricorda anche che il procedimento che riguarda la Barracciu è alle fasi iniziali e spiega: “L’avviso di garanzia è un atto dovuto a tutela degli indagati per esercitare i diritti di difesa, non è un’anticipazione di condanna”. “All’esito del procedimento il governo valuterà se chiedere le dimissioni del sottosegretario”, aggiunge la ministra.”Il sottosegretario Barracciu ha acquisito negli anni una notevole esperienza polita ed amministrativa arricchita anche dall’esperienza al Parlamento europeo: fattori che le consentiranno di dare un contributo al governo”.

Ma intanto la neo ministra è già stata “ripresa” da Virginia Raffaele:

La trasmissione di ieri di Ballarò è iniziata ieri con l’imitazione, da parte di Virginia Raffaele, della ministra Boschi e mostra l’intervista nello studio del Ministero. “Ministro, come pensa di risolvere i problemi del Paese?”: la Boschi-Raffaele ripete meccanicamente una sfilza di proposte di riforme, del tutto uguali a quelle elencate da Renzi in ogni occasione (non a caso sul web la ministra è soprannominata “Renzie girl”). Ma alla domanda “E dove intendete reperire le risorse per fare tutto ciò?”, la Boschi-Raffaele si blocca e parte uno stacchetto in cui lei ammicca in favore di telecamera, con il vento tra i capelli e musica anni 80 in sottofondo. Così per tre volte, finché non scompare come una vera diva. Come sottolinea l’HuffPost, l’imitazione arriva dopo che le ministre del Governo Renzi hanno preteso di essere giudicate per i loro meriti politici piuttosto che per il loro aspetto, in seguito alcaso mediatico dell’inviato de “Le Iene” Enrico Lucci, accusato di aver rivolto alla ministra battute sessiste. La deputata Pd Alessandra Moretti aveva dichiarato in proposito: “È una settimana che si è insediato il nuovo Governo, eppure l’attenzione di alcuni media sembra concentrarsi unicamente sui dettagli fisici delle neoministre”. Subito su Twitter si sono riversati i commenti di telespettatori e utenti entusiasti dell’imitazione della Raffaele e polemici per la presunta “doppia” morale con cui sarebbero stati trattati lo sketch di Ballarò, da una parte, e il servizio delle Iene, dall’altra.

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Marco Travaglio e il governo “La Qualunque”

travaglio-governo-laqualunque-tuttacronacaE’ Marco Travaglio a mettere sotto la lente d’ingrandimento, dalle colonne del Fatto Quotidiano, il “caso Gentile”, che ieri ha rinunciato all’incarico da sottosegretario del governo Renzi. Il giornalista sottolinea come il politico avesse ragione a dire “Io sono trasparente”, perchè tutto “era chiaro e lampante”. A partire da chi è passando per quello che ha fatto al quotidiano L’Ora della Calabria. Ma per Travaglio era anche chiaro il motivo della sua nomina da parte di Alfano e, soprattutto, perchè il nuovo premier non potesse cacciarlo.

Il nostro eroe è un ex craxiano poi berlusconiano ora alfaniano che controlla pacchetti di voti con i soliti metodi e ha sistemato l’intera famiglia nei posti pubblici che contano: il fratello Pino è assessore regionale ai Lavori pubblici; il fratello Raffaele è segretario della Uil; il fratello Claudio è alla Camera di commercio; il figlio Andrea è revisore dell’aeroporto di Lamezia e superconsulente dell’Asl (ora indagato per truffa, falso, abuso e associazione a delinquere: la notizia che non doveva uscire); la figlia Katya era vicesindaca di Cosenza, cacciata per una struttura affidata all’ex marito; la figlia Lory è stata assunta senza bando alla Fincalabra dallo stampatore che poi non ha stampato il giornale. Per tacere di nipoti e cugini, tutti piazzati fra l’Asl, la Camera di commercio e Sviluppo Italia. Al confronto Cetto La Qualunque è un dilettante.

A questo punto, il giornalista analizza “il ricatto bello e buono” che sarebbe in corso:

Se Epifani sedesse ancora in Largo del Nazareno e Letta a Palazzo Chigi, Renzi li avrebbe cannoneggiati come quando voleva cacciare Alfano e la Cancellieri (“Siamo su Scherzi a parte?”, “Come si fa a governare con Alfano?”, “Cambiamo verso”). Invece ora il segretario e il premier è lui, dunque ha mandato avanti il portavoce Guerini a dire che “Gentile l’ha indicato Alfano”: come se i sottosegretari non li nominasse il premier. Il guaio è che le pressioni di Tonino il Cinghiale per bloccare la notizia del figlio indagato erano proprio finalizzate a non pregiudicare la nomina a sottosegretario. Poi Renzi l’ha nominato lo stesso: non un plissè sullo scandalo del figlio indagato, né su quello del giornale silenziato. Tonino La Qualunque doveva diventare sottosegretario a ogni costo perché porta voti al governatore Scopelliti, che porta voti ad Alfano, che porta voti a Renzi. È tutto trasparente: un ricatto bello e buono che non finisce con la fuga del Cinghiale. Il premier che vuole “cambiare l’Italia” s’è messo nelle mani dei “diversamente berlusconiani” che in realtà sono come i berlusconiani, se non peggio (solo Scalfari può nobilitarli come “nuova destra repubblicana”).

Il problema del nuovo presidente del Consiglio, ora, è che anche lui dovrebbe dare una ripulita: nel suo governo ci sono infatti indagati del Pd:

Quagliariello difendeva il Cinghiale dalla “barbarie” perché “non è neanche indagato”. Cicchitto alludeva alle “pagliuzze e travi”, cioè agli indagati del Pd nel governo Renzi: Barracciu, Del Basso de Caro, Bubbico e De Filippo. Così l’Ncd, che di indagati non ne ha, dava pure lezioni di legalità a Renzi. Renzi è spregiudicato, ma non stupido: sapeva benissimo che Gentile non poteva restare e l’ha fatto sapere all’Ncd. Ma ha preferito che lo licenziasse Alfano, il quale adesso ha il coltello dalla parte del manico: come potrà Renzi tenersi la Barracciu e gli altri tre? L’effetto-domino innescato dall’uscita di Gentile non può che essere benefico. Ma non per Renzi: a meno che non decida di prendere in mano la situazione anziché subirla. Gli basterebbe fare un discorso onesto agli italiani: “Nell’esordio convulso del mio governo, ho gravemente sottovalutato la questione morale, aprendo le porte a gente che doveva restare fuori. Chi vuole cambiare l’Italia non può lasciare che il Sud sia rappresentato da personaggi accusati di abusare del loro potere con rimborsi gonfiati, familismi e clientele”. E accompagnare alla porta Lupi, i quattro inquisiti del Pd e gli imbarazzanti vice della Giustizia, Costa e Ferri. Se non lo farà, invierà al Paese un micidiale messaggio di gattopardismo, simile alla cinica e disperante metafora giolittiana: “Un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo deve fare la gobba anche all’abito”. Ieri fra l’altro s’è scoperto che negli anni 80 Gentile era stato arrestato (e poi assolto) per una storia di fidi facili miliardari; e che il giudice che fece scattare le manette era Nicola Gratteri. Renzi ha rischiato di trovarseli tutti e due nel suo governo. Poi Napolitano ha levato tutti dall’imbarazzo: ubi inquisitus, magistratus cessat.

Gentile fa un passo indietro: lascia l’incarico di sottosegretario ai Trasporti

gentile-diissioni-tuttacronacaDopo le infinite polemiche di questi giorni, il neo sottosegretario ai Trasporti Antonio Gentile, ha deciso di lasciare il suo incarico. E’ stato lui stesso a comunicare la sua scelta inviando una lunga lettera al presidente del Consiglio Renzi e al presidente della Repubblica Napolitano, oltre che ad Angelino Alfano. Gentile fa una “riflessione amara” per quanto è accaduto a lui e spiega che tornerà a “fare politica nelle istituzioni, come segretario di presidenza, e nella mia regione come coordinatore aspettando che la magistratura smentisca definitivamente le illazioni di cui sono vittima”. Si legge nella missiva: “Lo stillicidio a cui sono sottoposto da diversi giorni e che ha trovato l’acme allorquando sono stato nominato sottosegretario alle Infrastrutture mi ha portato a una decisione sofferta, maturata nell’esclusivo interesse del mio Paese e nel rispetto del mio partito”. “Non ritornerò – prosegue – sui motivi pretestuosi e strumentali organizzati ad arte per ‘mascariare’ in modo indegno la mia persona, nonostante fossi immune da qualsiasi addebito di natura giudiziaria. Ciò che avevo da dire sui mandanti e sugli ascari che hanno ordito questa tragicomica vicenda – sottolinea Gentile – l’ho espresso a chiare lettere. Ho presentato querela contro i miei detrattori il 26 febbraio, ben prima dell’attuale compagine governativa, con una comunicazione scritta al presidente Grasso, nella consapevolezza di avere questo unico strumento di difesa. Il Paese di Cesare Beccaria è tornato nel medievalismo più opaco, fatto di congetture astruse e di mera cattiveria”. E ancora: “Un politico che ha vissuto la sua vita senza alcuna macchia, che non ha indagini a suo carico, che è incensurato, viene costretto dalla bufera mediatica a non poter esercitare il suo incarico. E’ una riflessione amara, ma reale, di un segmento dell’Italia che preferisce vivere di slogan e di sentimenti truci, sfruttando la disperazione di tanta gente al solo scopo di uccidere la politica, le sue basi comuni, il diritto positivo”. “Nel mio caso, oltretutto, non bisogna nemmeno citare il garantismo, giacché non sono indagato di niente: eppure, sono divenuto carne da macello, per soddisfare la bulimica perversione di chi intende la lotta politica come mezzo di sopraffazione. Torno a fare politica nelle istituzioni, come segretario di Presidenza, e nella mia regione, come coordinatore regionale, aspettando che la magistratura, con i suoi tempi che mi auguro siano più brevi possibile, smentisca definitivamente le illazioni gratuite di cui sono vittima. La riflessione che vi lascio – conclude Gentile – è, però, attuale e riguarda la necessità di riequilibrare un sistema la cui agibilità è messa a rischio da chi oltraggia la nostra Costituzione, ritenendola un orpello inutile e non, invece, il tempio di saggezza e di rispetto qual è”.

Tutti contro Gentile: “faccia un passo indietro o lo mandino via”

antonio-gentile-tuttacronacaDa quando è stato nominato a sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti, Antonio Gentile è al centro della polemica e la situazione non accenna a cambiare. Anzi. Dopo che ieri Travaglio e Gramellini ne hanno invocato le dimissioni, oggi gran parte dei direttori delle principali testate chiedono un passo indietro. Il Fatto Quotidiano ha raccolto l’opinione di Ezio Mauro (Repubblica), Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera), Enrico Mentana (TgLa7), Roberto Napoletano (Sole24ore), Mario Calabresi (La Stampa). Cinque direttori e una sola posizione: Gentile è opportuno che se ne vada, che sia una scelta volontaria o imposta. Tutto è nato perchè l’esponente del Nuovo Centrodestra avrebbe bloccato l’uscita di un quotidiano locale calabrese, L’Ora della Calabria, per oscurare la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del figlio. Con una nomina tanto scomoda, il coordinatore della segreteria del Pd Lorenzo Guerini ha voluto mettere le cose in chiaro parlando a Repubblica: a volere la nomina di Gentile è stato Alfano. Quindi proprio il ministro degli Interni è tenuto a riflettere sui danni che può avere sulla coalizione. Certo è che Gentile sottosegretario non piace a molti anche dentro il Pd, soprattutto locale. Ieri dalla Calabria, paese di provenienza del politico nella bufera, sono arrivate forti spinte perché il neosottosegretario lasci la propria carica.

Il primo passo falso del governo Renzi: le due nomine imbarazzanti

problemi-renzi-tuttacronacaPasso falso per Matteo Renzi e il suo nuovo governo, nello stesso giorno in cui viene resa nota la lista di viceministri e sottosegretari, e si scopre che il ministro Lupi è indagato in Sardegna, impossibile non notare la nomina di Antonio Gentile (Ncd) a sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti e quella di Francesca Barracciu (Pd) alla cultura. Entrambi sono infatti coinvolti in vicende recentissime, impossibile che i collaboratori del premier non ne fossero a conoscenza. gentile-tuttacronacaCosì si legge sull’Huffington Post:

Il primo, Gentile, l’uomo di Angelino Alfano in Calabria, è toccato da una inchiesta sulla sanità calabrese ed è stato chiamato in causa nella censura del quotidiano L’Ora della Calabria. Questo ultimo fatto è accaduto nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, quando dalla redazione del quotidiano diretto da Luciano Regolo vengono inviate le pagine alla tipografia per la stampa. In prima pagina una notizia clamorosa, in esclusiva: il figlio del senatore Antonio Gentile, Andrea, è indagato per abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione per delinquere. Il direttore Regolo dice di ricevere una telefonata dal tipografo che si propone come mediatore della famiglia Gentile: il giornale potrà uscire soltanto se epurato della notizia. Regolo naturalmente si rifiuta di eseguire l’ordine, ma il tipografo insiste e secondo le parole del direttore usa un linguaggio mafioso: “Attenzione perché quando il cinghiale viene ferito, poi ammazza tutti”.

Regolo riferisce che quste parole di minaccia sarebbero state usate anche con l’editore del quotidiano, Alfredo Citrigno, che comunque aveva già tentato di convincere Regolo a togliere quella news. La direzione però è irremovibile, e nella notte un improbabile incidente alle rotative impedisce che il quotidiano esca. La notizia è stata poi pubblicata lo stesso 19 febbraio nel sito online del quotidiano, mentre Regolo ha convocato una conferenza stampa per denunciare il brutto episodio, poi ripreso dalla stampa nazionale. Sul caso la Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo, mentre Antonio Gentile ha respinto qualsiasi implicazione nell’episodio. E a quanto pare il neo premier non si è posto un problema di opportunità politica per sua presenza nel governo.

Quello del senatore calabrese non è l’unico nome fuori logo nella lista dei sottosegretari. Renzi infatti ha ripescato a sorpresa Francesca Barracciu (Pd), candidata alle regionali della Sardegna e poi costretta a fare marcia indietro perché coinvolta in una inchiesta sui fondi regionali sardi che ha portato lo scorso novembre all’arresto dell’ex capogruppo Pdl Mario Diana, del consigliere Carlo Sanjust (Pdl) e dell’imprenditore Riccardo Cogoni. Barracciu è accusata di peculato in una indagine che ha coinvolto quasi tutti i gruppi consigliari. Secondo gli inquirenti i fondi destinati ai gruppi sarebbero stati utilizzati a scopi personali.

Il ministro Lupi indagato in Sardegna

maurizio-lupi_indagato-tuttacronacaIl ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e l’attuale responsabile dell’autorità portuale di Olbia Fedele Sanciu risultano indagati dalla procura della Repubblica di tempio Pausania per concorso in abuso in atti d’ufficio. L’inchiesta riguarda la nomina del commissario dell’Authority del porto di Olbia. L’indagine è scattata a seguito della nomina a commissario di Sanciu, ex senatore del Pdl. Quello che la procura vuole chiarire sono competenze e titoli accademici necessari per ricoprire l’incarico, anche dopo aver ricevuto un esposto, da un consigliere provinciale, che ha chiesto alla magistratura inquirente di verificare la congruità dei requisiti in relazione all’incarico assegnato. Come ricorda Repubblica, un fatto analogo era accaduto alcuni mesi fa, con una inchiesta avviata dalla Procura di Cagliari, per la nomina dell’ex senatore del Pdl Piergiorgio Massidda, al vertice del porto del capoluogo.

Dopo la sua decadenza per carenza di titoli era stato rinominato, ma come commissario straordinario del Porto, da Lupi dopo vari ricorsi al Tar da chi accampava maggiori diritti per quell’incarico. La parola finale il 29 gennaio l’ha posta il Consiglio di Stato respingendo la richiesta di sospensiva della sentenza che aveva estromesso Massidda dalla presidenza. Lupi lo aveva ricollocato commissario ed era scattata l’inchiesta del pm di Cagliari con l’accusa di abuso d’ufficio per il ministro verso il quale dovrebbe essere il tribunale dei ministri a procedere.

Tre megayatch in fiamme: incendio al porto di Rapallo

yatch-fiamme-tuttacronacaIncendio al porto turistico Carlo Riva di Rapallo, in provincia di Genova, con i vigili del fuoco impegnati quattro ore per estinguere le fiamme. Il rogo ha distrutto tre megayatch, di 18, 19 e 26 metri, che sono affondate. Si calcolano i danni siano di due milioni di euro. Sembra che l’incendio si sia sprigionato dal Samura, imbarcazione di proprietà dell’industriale del riso Curti Francesco Sempio per poi estendersi agli yacht vicini, il Kikka e il Delfino 4 quest’ultimo di proprietà di Antonio Ligresti.

Incidente mortale al porto di Brindisi: perde la vita un uomo, un altro ferito

incidente-porto-brindisi-tuttacronacaDramma nel porto di Brindisi dov’è morto un autista greco di Tir ha perso la vita durante le operazioni di sbarco di automezzi in un traghetto Sorrento della compagnia Grimaldi, che collega Brindisi con la Grecia, da dove proveniva la motonave. La vittima sarebbe rimasta schiacciata tra il suo autoarticolato e la paratia della nave. Ma il bilancio parla anche di un ferito grave: si tratta di un uomo che era intervenuto in aiuto dell’autista ed è stato soccorso dal 118. Non é ancora chiara la dinamica dell’incidente e vigili del fuoco e Capitaneria di porto sono sul posto, sulle banchine dello scalo brindisino insieme a tre ambulanze giunte per prestare soccorso.

La tragedia del porto di Genova: aperto nuovo filone d’inchiesta

Jolly-Nero-tuttacronacaLo scorso 7 maggio il cargo Jolly Nero urtò con violenza il molo Giano, nel porto di Genova, penetrando nella Torre dei Piloti che crollò in acqua. Ora la procura del capoluogo ligure ha aperto un nuovo filone d’indagine su quel drammatico incidente che causò la morte di 9 persone. Il nuovo filone riguarda proprio la Torre e giunge a seguito di una memoria presentata dalla madre di una delle vittime nella quale viene sottolineato che era stata costruita in uno spazio limitato, senza alcuna protezione del pilastro-torre. Il fascicolo è contro ignoti e ipotizza il reato di omicidio colposo.

La buca che diventa orto e da problema locale diventa curiosità nazionale

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Ancora da accertare se sia vero, ma sembra che i presupposti ci siano visto che anche il quotidiano La Repubblica ha ripreso la notizia: una buca, apertasi nel maggio 2012, sarebbe diventato un orto, con tanto di piante di zucca e pomodori. Nata come buca, a via del Porto, a Vasto, in Abruzzo, con il tempo poiché nessuno ci metteva una “toppa” la buca ha cambiato “destinazione” ed è diventata un orto.

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Una settimana fa l’amministrazione comunale, tramite Marco Marra, assessore ai Servizi del Comune di Vasto, ha annunciato che la questione sarà risolta a breve e la Sasi eseguirà le riparazioni.

Donna nuda e fetta di prosciutto là dove non batte il sole

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L’ennesima pubblicità contro le donne e stavolta anche contro la lingua inglese! L’ultimo scandalo è apparso su un cartello nel porto di Capri e ha fatto infuriare la consigliera comunale Anita De Pascale, che ha chiesto al sindaco di ordinare la rimozione perché la pubblicità lede la dignità della donna. La foto mostra una donna nuda e sdraiata con la fetta di prosciutto là dove non batte il sole e per attirare “gli stranieri” la scritta è stata posta in inglese “I ham”… peccato che il gioco “I’m” e “I ham” non venga colto anche perché “Io prosciutto” suona non solo maccheronico, ma anche incomprensibile. Inoltre mangiarsi una parte di una donna non è il miglior cartellino di benvenuto di Capri.

Balenottere confuse, entrano nel porto di Genova

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Due balenottere “confuse” sono entrate nel porto di Genova a Multedo ed è stato l’equipaggio di una motovedetta della Guardia di Finanza, allertato da alcuni pescherecci, a prestare soccorso ai crostacei per ricondurle in mare aperto. I cetacei infatti, avevano ormai perso l’orientamento e si temeva che si potessero spiaggiare. Inoltre la loro presenza nel porto era considerata un pericolo per la navigazione portuale. Grazie all’aiuto della motovedetta, le balenottere in buona salute sono state riaccompagnate in mare aperto.

Il fiume di denaro al Comune che apre lo scandalo del porto di Molfetta

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Appaltato nel 2007, non ancora realizzato, il porto commerciale di Molfetta sembra essere l’ennesimo scandalo finanziario italiano da 150 milioni di euro per il quale sono state arrestate 2 persone e indagati 60 ex amministratori pubblici e imprenditori, accusati di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali.  L’Authority era stata invitata a verificare la regolarità dell’appalto su denuncia della ‘Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.a’ che ipotizzava una limitazione della concorrenza. La denuncia si basava sul fatto che in una clausola del bando di gara del Comune di Molfetta veniva imposto il possesso o la disponibilità di una «daga stazionaria aspirante-refluente dotata di disgregatore, con potenza installata a bordo non inferiore ad Hp 2.500».

Tra gli indagati anche Azzollini,  il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama che per molti anni fu sindaco della cittadina barese. Le indagini hanno accertato che per la realizzazione della diga e del nuovo porto commerciale di Molfetta sono stati veicolati al Comune un fiume di denaro  pubblico: oltre 147 milioni di euro, 82 milioni dei quali sino ad ora ottenuti dall’ente comunale, a fronte di un’opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro. L’opera non si è mai potuta ultimare a causa dei residui bellici che impediscono di fatto l’accesso ai fondali. La presenza di migliaia di ordigni della guerra mondiale era già nota nel 2005 quindi prima che l’appalto venisse assegnato. Secondo l’accusa, si è dichiarato invece che il fondale era accessibile affinché arrivassero i finanziamenti per l’esecuzione dell’opera che era destinata a rimanere incompiuta.

Esplosione su un sottomarino in India: almeno 18 morti

esplosione-sottomarino-tuttacronacaTragedia al porto di Mumbai dove un sommergibile della Marina militare indiana,  l’Ins Sindhurakshak, della classe Kilo, di fabbricazione russa, è stato coinvolto in un’esplosione provocando la morte di almeno 18 marinai intrappolati a bordo. Subito dopo lo scoppio parte dell’equipaggio è riuscito a mettersi in salvo, pur riportando ferite di varia entità. L’esplosione è avvenuta poco dopo la mezzanotte locale in una zona di massima sicurezza del porto. Anche se si pensa che l’esplosione sia stata provocata da un cortocircuito, le autorità non escludono l’ipotesi di un attacco e la Marina indiana ha aperto un’inchiesta sulle cause dell’incidente, che ha provocato l’affondamento del battello: alcuni testimoni hanno riferito che il sottomarino è adagiato sul fondo del porto, con solo una parte visibile in superficie. “A causa del danno, non ancora noto, provocato dall’esplosione”, ha riferito un portavoce della marina, è rimasta in superficie solo una parte del sottomarino, messo al servizio della Marina indiana nel 1997. Il sottomarino è tornato dalla Russia a maggio, dopo che sono stati effettuati dei lavori di manutenzione e aggiornamento per 80 milioni di dollari.

Rolando va in prestito all’Inter e incontra di nuovo Mazzari

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Ormai è ufficiale. Nuovo prestito per Rolando che indosserà la maglia dell’Inter. Il difensore brasiliano così si prepara a volare da Porto a Milano, dove incontrerà di nuovo Walter Mazzarri, l’allenatore che lo aveva già avuto al Napoli. L’accordo è stato siglato e speriamo che nella prossima stagione di possa davvero vedere giocare, visto che al Napoli è stato utilizzato davvero molto poco.

La tragedia del porto di Genova: Jolly Nero troppo veloce e strumenti guasti

Jolly-Nero-tuttacronaca-periziaDalla perizia effettuata sulla Jolly Nero, disposta dopo la tragedia costata la vita a nove persone, trapela che l’imbarcazione era troppo veloce per le acque ristrette del porto di Genova. Oltre a questo, gli strumenti erano guasti e c’erano state almeno altre tre avarie precedenti per il mancato avviamento del motore. I guasti erano avvenuti tre volte a Genova e una a Suez, una volta con il comandante a bordo. Ora sono al vaglio anche le altre navi del gruppo Messina. In uno dei passaggi della relazione si legge: “Se la Jolly nero avesse affrontato la manovra di evoluzione invece che a 3,4 nodi a un nodo in meno, questo avrebbe consentito tempi e spazi di reazione molto più ampi senza provocare ritardi significativi se il motore fosse ripartito, ma questo non è avvenuto”. Ora la perizia, una ventina di pagine con una trentina di allegati, è stata depositata dai consulenti della procura nell’ambito dell’inchiesta sull’abbattimento della Torre piloti il 7 maggio scorso.

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Jolly Nero: parlano i superstiti della tragica notte di Genova!

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“Accade tutto insieme: l’ascensore vibrò, la luce andò via e d’improvviso, la cabina precipitò. In un attimo mi ritrovai sott’acqua”. Questo ricorda Raffaele Chiarlone, 36 anni, sottufficiale della Capitaneria di porto, uno dei quattro sopravvissuti alla tragedia nel porto di Genova il 7 maggio scorso. I vigili del fuoco l’hanno soccorso nello specchio di mare vicino a molo Giano. Era terrorizzato e si lamentava per un braccio rotto: “Intorno a me, in mare, i miei colleghi non c’erano più. Sono risalito su alcune macerie – ricorda al giudice – e ho aspettato che arrivassero i soccorsi”.

Gabriele Russo, 32 anni, è un altro superstite alla tragedia: quella notte, pochi minuti prima delle undici, il sottufficiale della Capitaneria era con gli altri colleghi all’ultimo piano della torre di controllo. Al giudice spiega che era davanti al radar e non poteva vedere la nave che stava pericolosamente avvicinandosi alla banchina: “All’improvviso ho sentito tremare tutto. Fu come se mi mancasse la terra sotto i piedi. Un attimo dopo ero sott’acqua. Per fortuna sono riuscito a riemergere e mi sono aggrappato ad una trave di ferro finché qualcuno, da una barca, mi ha aiutato a risalire”.

Svelati alcuni misteri della Jolly Nero, ecco alcune trascrizioni dalla scatola

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“Io chiudo, se succede qualcosa chiamatemi”. Come può un comandante pronunciare una tale frase in fase di manovra? Eppure questa sarebbe una parte della conversazione di Lorenzo Repetto, primo ufficiale della Jolly Nero, registrata dalla ‘scatola nera’ qualche minuto dopo l’inizio della manovra che, la notte dello scorso 7 maggio, causò il crollo della torre piloti a Genova, causando 9 morti.

Ma perché quella comunicazione venne interrotta e oggi il magistrato,  che ha firmato il provvedimento di sospensione del primo ufficiale, del comandante Roberto Paoloni e del pilota Paolo Anfossi, ha definito l’interruzione un comportamento ‘assai negligente’.

 Da alcune indisrezioni si è anche appreso che nel Vdr si sente anche la voce del comandante che a 75 metri dalla torre piloti dà il comando di stare ‘pronti sulle ancore’. L’ancora venne gettata solo a 25 metri di distanza, dopo l’urlo dell’ufficiale di poppa che indicava la distanza.

Nelle registrazioni si sente anche il rumore della spia che segnala il mancato funzionamento del motore. Un rumore che inizia e poi si interrompe, perché qualcuno, secondo l’accusa lo ha spento volontariamente. Infine i drammatici momenti dell’impatto. Nel file audio si sente un rumore fortissimo: è il rumore che indica che la torre piloti viene abbattuta trascinando con sé nove vittime.

Una registrazione agghiacciante che sembra davvero raccontare minuto dopo minuto comportamenti “anomali” e “leggerezze” imperdonabili.

AUDIO:

  • Alle 20.59, quasi due ore prima dell’incidente, il comandante Paoloni e il primo ufficiale Repetto commentano il mancato avvio del motore. «Il motore non ha soffiato», è il segno della normale attività. Poi suona l’allarme di mancato avviamento.
  • Alle 21.01 il primo ufficiale Repetto chiede: «Partiti?». Il comandante Paoloni risponde: « Non è partito niente. Ogni volta che si parte da Genova è sempre… Bisogna farsi il segno della croce. Specialmente poi quando fanno servizi di bordo… la Solas, la visita scafo-macchina. C’è da mettersi le mani nei capelli».
  • Alle 21.59 sale a bordo il pilota del porto Antonio Anfossi.
  • Alle 22.19 Repetto chiede: «È partita? Perchè i giri non mi danno niente».
  • E alle 22.35 il primo ufficiale riceve una telefonata dal direttore di macchina e dice: «…io non posso stare qua, ce la fai ad avvisarmi… tu mi chiami, al limite mi chiami». Successivamente viene dato l’ordine di riavviare il motore, ma non si sente il soffio di sfiato.
  • Alle 22.57, a due minuti dall’impatto parla il pilota Anfossi: «Molto adagio avanti», ma dopo pochi secondi suona l’allarme di mancato avviamento. Repetto: «Non è partita». Anfossi: «Pronti alle ancore».
  • Paoloni alle 22.59: «State pronti alle ancore, presto». È il momento dell’impatto.
  • Alle 22.59.34 rumori della chiglia sulla banchina.
  • 22.59.42: il crollo. Paoloni: «Buttato giù la torre, saranno tutti morti. Poco dopo Anfossi chiama il capo Piloti del porto, Giovanni Lettich: Sì Giovanni, ho buttato giù la torre dei piloti. È successo un disastro». Subito dopo è Paoloni a chiamare Giampaolo Olmetti, consigliere di amministrazione con delega all’armamento della società Ignazio Messina. «C’è stato un grosso incidente… Siamo andati addosso a una banchina… Abbiamo buttato giù la torre piloti….»

La visita del Papa incrementa gli sbarchi a Lampedusa?

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Il viaggio deciso da Papa Francesco per l’8 luglio sta incrementando lo sbarco dei clandestini a Lampedusa? E’ uno dei dubbi che si sta diffondendo in queste ora. Certo l’estate ha sempre favorito l’approdo dei “viaggi della disperazione”, ma sembra che negli ultimi giorni ci sia stato proprio un incremento dovuto all’imminente visita del Pontefice. Sarebbero un numero elevatissimo i migranti  che vorrebbero incontrare sua Santità e avere una parola di speranza, che in un paese in crisi, che non riesce a dare lavoro ai suoi cittadini, sembra essere l’unica certezza a cui aggrapparsi in questo momento. L’Italia non offre più occasioni neppure a loro, eppure il “traffico” di clandestini non si arresta.

Un barcone con a bordo circa cento immigrati, presumibilmente di nazionalità siriana, è giunto nella notte al porto di Siracusa. Il barcone  giunto alle 3.30 a Siracusa aveva a bordo diversi minorenni e dieci donne, di cui una in stato di avanzata gravidanza.

Ma poco dopo, al largo di Malta  la Guardia Costiera italiana, insieme a quella maltese, ha soccorso 300 migranti in balìa delle onde. Il comando della Guardia costiera italiana, ha riferito che nelle prime ore di questa mattina l’imbarcazione soccorsa al largo di Malta è giunta a La Valletta. Era sta la Centrale Operativa di Roma della Guardia Costiera, alle 14 di ieri, a ricevere una segnalazione telefonica dal sacerdote eritreo don Mosè Zerai relativa a un barcone in difficoltà con a bordo circa 300 migranti. A bordo di questa imbarcazione c’erano alcuni feriti che sono stati trasbordati sul pattugliatore italiano e successivamente trasferiti a bordo di un elicottero maltese per essere trasportati d’urgenza in un centro ospedaliero di Malta. Gli altri 265,  tra cui donne e bambini, sono stati trasferiti, su due motovedette della Guardia Costiera maltese e sono giunti nel porto di La Valletta alle prime luci dell’alba.

 

La nave “clown” fa il suo ingresso trionfale a Sydney

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Il colosso dei mari, la Carnival Spirit fa la sua entrata trionfale al porto di Sydney, condotta dal capitano Adriano Binacchi, “indossando”  un clownesco naso rosso sulla prua. Naturalmente a bordo l’equipaggio si adegua e tutto lo staff ha il naso da pagliaccio.

L’iniziativa intendeva celebrare il 26° anno di collaborazione tra l’armatore Carnival e l’associazione caritatevole “Sids and kids” che promuove il “Red nose day” per la raccolta di fondi.

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Il Jolly Nero andava troppo veloce? Disastro evitabile?

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«La velocità era eccessiva, inadeguata alle capacità evolutive della nave ed all’ampiezza dell’area di manovra e del tutto inidonea a consentire sia l’evoluzione in sicurezza sia l’effettuazione di manovre di emergenza per compensare eventuali avarie o problemi, con violazione dell’articolo 66 del regolamento di sicurezza e dei servizi marittimi del porto di Genova». Così scrive il pm Walter Cotugno, titolare dell’indagine sulla tragedia di Molo Giano.

Indagati sarebbero quindi comandante Roberto Paoloni, 63 anni, il pilota del porto Antonio Anfossi, 46 anni, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, 56 anni, il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, 22 anni, la società Ignazio Messina Spa, il cui legale rappresentante è il presidente del consiglio di amministrazione Andrea Gais, 51 anni.

A quanto si apprende dall’inchiesta la nave quella notte stava andando troppo veloce: viaggiava a 6 nodi invece dei 3, massimo 3,5, consentiti in quel punto. Inoltre la velocità era “inadeguata”. La Jolly Nero è un’imbarcazione che risente degli anni che ha. E’ dotata “di una sola elica e quindi con scarse capacità di manovra a marcia indietro e dotata di un solo propulsore di vecchia concezione” in quanto per passare dalla marcia indietro alla marcia avanti è necessario fermare il propulsore e poi riavviarlo.

La nave sarebbe stata fatta salpare «non in perfetta efficienza ed in particolare con il dispositivo contagiri del motore visibile sul ponte e sulle alette, dove si trovavano entrambi gli indagati, non funzionante». Il contagiri «doveva consentire al comandante ed al pilota di valutare immediatamente il regolare avviamento e mediante il numero di giri, la potenza concretamente erogata dal motore, dati del tutto indispensabili per la realizzazione della manovra, la cui sicurezza era fondata unicamente sull’azione frenante del motore». Colpa di Repetto sarebbe stata quella di non avere avvertito il comandante ed il pilota «del mancato avviamento della macchina in fase di manovra, sia al momento dell’ordine `macchina avanti molto adagio´ durante l’evoluzione, sia in seguito». Comandante e pilota dal canto loro non avrebbero dato «l’ordine di riavvio del motore» e non «averne controllato l’esecuzione, dopo che comunque avevano appreso che il motore non si era concretamente avviato». Poi le ancore a cui avrebbero dato fondo con «immotivato ritardo».

Se i fatti saranno provati si tratterebbe davvero di un’uscita dal porto che avrebbe violato anche le più normali norme di sicurezza in mare… un po’ come partire con una macchina vecchi, con problemi di sterzo e farla partire premendo sull’acceleratore in spazi ristretti di manovra?

Le voci della tragedia: Jolly Nero.

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Porto di Genova, 7 maggio 2013, ore 22.59. Passano 45 minuti dall’inizio delle comunicazioni prima che si arrivi allo schianto. Le parole drammatiche tra i due rimorchiatori sono state pubblicate dal Secolo XIX:

Casarini (dal rimorchiatore “Spagna” che si trova a poppa): «Antonioo (Anfossi, ndr)! Do tutta! Ce l’ho tutta a poppa!».
Ghiglino (rimorchiatore “Genua” a prua): «Anche prua, confermo».
Casarini: «Ant…Antonio, qui ha strappato qualcosa a poppa. Ha strappato dopo che è venuto giù tutto, si vede che… il cemento qualcosa, mi deve aver tagliato il cavo… Un attimo perché non si vede niente a poppa, un attimino, prepariamo un altro cavo, non si vede nulla, arriviamo…». Ghiglino: «Fermo, minimo di prua».
Casarini: «Sì, guarda, non si vede nulla, noi stiamo già preparando il cavo… appena è… mi avvicino».

Questa non è la conversazione completa che dovrà invece essere estratte attraverso il Vdr (Voyage data recorder), ma sono comunque le parole importanti che testimoniano il momento del disastro. I due rimorchiatori anche dopo la tragedia cercano di recuperare la situazione e di riagganciare la nave.

L’incidente della Jolly Nero: si allunga la lista degli indagati

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Per la tragedia della Jolly Nero sono ora indagati, oltre al comandante della nave, Roberto Paoloni, e il pilota Antonio Anfossi, anche il presidente del gruppo Messina Andrea Gais e altri due dipendenti al vertice della compagnia di navigazione: il primo ufficiale Lorenzo Repetto e il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, che erano sul cargo insieme a Paoloni. Gais è indagato in quanto legale rappresentante della società per responsabilità amministrativa. Le nuovi iscrizioni dei nomi nel registro degli indagati del fascicolo potrebbe essere legata all’esito della perizia dei consulenti della Procura, gli ammiragli Mario Caruso e Michele Boccalatte. Stando all’esito delle perizie effettuate a bordo dai periti nominati dai pm, nè il personale di bordo della nave della Messina, nè il comandante Paoloni, nè il pilota salito a bordo Anfossi potevano sapere a che velocità stava viaggiando la Jolly Nero al momento dell’impatto nè quale rotazione avevano i motori. Secondo gli esperti la nave era in buone condizioni sotto molti aspetti, ma un’avaria aveva messo fuori uso tutti i contagiri di bordo. Ma qui s’inserisce l’incrocio della perizia con le registrazioni delle due scatole nere, risultati che avevano aperto in effetti a possibili nuovi avvisi di garanzia. Sembra ora più concreta l’ipotesi che a bordo della Jolly Nero non tutto funzionasse alla perfezione, e gli inquirenti sospettano che il personale di bordo fosse a conoscenza dell’anomalia dei contagiri e che abbia ritenuto l’avaria non importante, come se potesse essere rimessa a punto successivamente. Ma restano anche ancora in piedi le ipotesi su due veri e propri errori umani: l’eccesso di velocità e una manovra impostata in modo sbagliato. Resta l’interrogativo su come mail motore non sia entrato in “marcia avanti”: i test a bordo dei periti hanno dato esisti positivi. E a bordo il pilota Anfossi – è quasi certo – ha dato l’ordine di invertire i motori e dare un impulso in avanti deciso. Ma il motore sarebbe rimasto spento, secondo quanto raccolto finora dalla Procura. Secondo il Secolo, il problema del’inceppamento sarebbe dovuto a una valvola nel meccanismo di avviamento, che doveva restare “chiusa” e che poteva essere invece importante per dare più energia all’avviamento.

Porto di Genova: avaria per la Jolly Verde, “nave gemella” della Jolly Nero

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Dopo la tragedia della Torre Piloti, abbattuta dalla Jolly Nero il 7 maggio scorso provocando 9 morti, un’altra nave della compagnia Messina ha avuto problemi: si tratta della “nave gemella”, il cargo Jolly Verde, che ha dovuto chiedere l’ausilio dei rimorchiatori per entrare nel porto di Genova a causa di un’avaria che riguardere l’elica di manovra di prua dell’imbarcazione. A renderlo noto, poco prima delle 9, il comando generale delle Capitanerie di Porto che ha spiegato che la manovra starebbe avvenendo “in totale sicurezza”. Il malfunzionamento, che non avrebbe creato problemi in navigazione, potrebbe incidere sulle manovre di accosto alla banchina e per questo potrebbe essere utilizzato in questa fase un rimorchiatore in più. La Jolly Verde era partita ieri mattina allo 8 dal Porto di Napoli ed ora entrerà nel terminal Messina dove sarà  sottoposta ad una serie di ispezioni di rito da parte della Capitaneria di porto e del Rina, un atto dovuto dopo una segnalazione di guasto.

Recuperato il corpo dell’ultimo disperso al porto di Genova

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E’ stato ritrovato dai palombari della Marina il corpo del sergente Gianni Jacoviello, 33 anni, l’ultimo disperso e nona vittima dell’incidente al porto di Genova, dopo che ieri pomeriggio era stata rinvenuta la sua borsa, contenente gli effetti personali, dai sommozzatori della Marina militare. Secondo quanto appreso, il corpo era rimasto incastrato tra la banchina e la colonna di cemento, ad otto metri di profondità, ed i palombari hanno dovuto segare un’enorme putrella che ne impediva il recupero. La polizia della Questura di Genova ha già eseguito i rilevamenti fotografici che saranno acclusi al fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica e il suo corpo, che non dovrà sottostare ad autopsia, verrà restituito immediatamente alla famiglia.

Il grande abbraccio di Genova…

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Un ultimo saluto di Genova alle sue vittime del 7 maggio: i militari di guardia costiera Daniele Fratantonio, 30 anni, di Rapallo; Davide Morella, 33 anni di Biella; Marco De Candussio, 40 anni di Lavagna; Giuseppe Tusa, 25 anni, di Milazzo; Francesco Cetrola, 38 anni, di Santa Marina di Salerno; il pilota Michele Robazza, 31 anni di Livorno; l’operatore radio dei rimorchiatori Sergio Basso, 50 anni di Genova; l’operatore radio dei piloti Maurizio Potenza, 50 anni, di Genova. Ma il pensiero è andato anche a Gianni Jacoviello, il militare della guardia costiera ancora disperso. Il sagrato sommerso di fiori della Cattedrale di San Lorenzo, migliaia di persone presenti a cui si è aggiunto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, maxischermi per permettere a tutti di seguire il funerale. Applausi e silenzi fatti di commozione. In questa cornice si sono levate le parole del cardinale Angelo Bagnasco: “La sciagura che ha colpito il Porto ha lasciato incredula e stordita la città. A tutti, militari e civili, va l’abbraccio affettuoso di Genova, della Capitaneria, della Marina Militare, dell’intero Paese che, di fronte a tanto dolore, s’inchina e invoca che mai più accada”. L’arcivescovo di Genova si è rivolto all’intera comunità: “La sciagura che ha percosso famiglie e amici, colleghi e istituzioni, deve diventare una prova della bontà di Genova, cioè della sua capacità di far crescere il suo tessuto umano e cristiano, sociale e lavorativo”. Per le vittime dell’incidente della Jolly Nero non potevano poi mancare la Preghiera del Marinaio e la Preghiera del Navigante, lette da un ufficiale della capitaneria del Porto, seguite dalle note del Silenzio.

Se piazza Matteotti è stata gremita da oltre tremila persone, tra le quali una delegazione della squadra del Genoa Calcio e una delle giovanili della Sampdoria, che hanno seguito in diretta la cerimonia funebre, al porto ogni attività è stata sospesa. Il presidente dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo: “La partecipazione è corale, il sentimento di cordoglio è diffusissimo non solo a Genova ma in tutta Italia e in tutt’Europa. Ho ricevuto attestazioni dal mondo della shipping complessivo che è rimasto shockato da questa incredibile tragedia”. Quello che non si ferma sono le ricerche del sergente della Capitaneria di porto Jacoviello, per entrare in quelle parti di macerie ancora inesplorate dove si pensa sia rimasto incastrato.

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L’audio della telefonata al 118 durante la tragedia del Jolly Nero

Questa la trascrizione:

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“Genova 118”.
“Presto incidente gravissimo, porto di Genova: la torretta della capitaneria, dei rimorchiatori è crollata”.
“Allora siete nella torretta della capitaneria?”.
“Si, la torretta la torretta”.
“Ok, lo so qual’è, mi dica cosa è successo”.
“Una nave, ha sbagliato manovra…”.
“Una nave, ha sbagliato manovra e ha picchiato dentro la banchina?”.
“Si!”.

Domani si celebreranno i funerali nella cattedrale di San Lorenzo che saranno officiati dall’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Per l’ora ancora non si è deciso poiché ci sono da sciogliere alcune riserve organizzative per consentire la partecipazione alla cerimonia funebre delle alte Cariche dello Stato.

 

Il video della tragedia della Jolly Nero!

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Il video shock della nave che abbatte la torre piloti. Sembra inarrestabile nelle immagini, la distruzione provocata dalla portacontainer che si abbatte sull’edificio senza nulla e nessuno che la possa fermare. Le immagini esprimono l’impotenza di fronte a un disastro del genere…

Strage di Genova i tre nodi da indagare.

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3 nodi da sciogliere per ricostruire la dinamica della strage di Genova. Il primo ruota intorno al blocco temporaneo della valvola pneumatica di avviamento, cioè del meccanismo che consente l’inversione della rotazione dei motori e, dunque, il passaggio dalla marcia indietro alla marcia avanti. Secondo gli esperti un blocco temporaneo della valvola avrebbe impedito al comandante di massare dalla marci indietro alla marcia avanti portando il portacontainer contro la torre. Il secondo nodo invece è un problema legato alle comunicazioni che vennero fatte quella notte. In particolare si dovrà capire cosa fu detto tra la plancia di comando e la sala macchine e tra la plancia e la società armatrice e i rimorchiatori. L’ultimo nodo dovrà chiarire la  manutenzione dei macchinari e della strumentazione di bordo. Intanto nella giornata di oggi sono stati recuperati anche gli ultimi due corpi che mancavano all’appello.

 

L’armatore incolpa i rimorchiatori! Il balletto delle accuse sui cadaveri?

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La Compagnia Messina, armatore della Jolly Nero, accusa i rimorchiatori per l’incidente avvenuto in porto a Genova. “Non riusciamo ad accettare che i due rimorchiatori, anche ammesso che la macchina della nave fosse ferma, non siano stati in grado di tenere una nave di medie dimensioni come la Jolly Nero”. 

Acquisite le telefonate della notte al porto di Genova.

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Sono state acquisite dalla procura di Genova le telefonate intercorse durante la notte dell’incidente  tra i rappresentanti della Compagnia Messina e gli ufficiali della Jolly Nero. Subito dopo l’urto con la torre di controllo sono saltate le comunicazioni radio tra la nave e le autorità portuali, ma secondo altre fonti, sarebbero poi, state sostituite da comunicazioni proseguite via cellulare.  Il contenuto delle telefonate verrà analizzato e incrociato con i dati provenienti dalla scatola nera. 

Intanto i sommozzatori dei vigili del fuoco, che da giorni lavorano al recupero dei resti della torre di controllo avrebbero individuato in mare la cabina dell’ascensore. I pompieri ora porteranno sott’acqua l’attrezzatura necessaria per poter aprire la cabina. Si ritiene che i corpi delle due persone disperse possano trovarsi all’interno. E’ stato poi ritrovato, semisepolto nella melma, il registratore digitale delle trasmissioni Vhf dei piloti: una volta recuperata, l’apparecchiatura sarà messa sotto sequestro.

Dalla tragedia alla rabbia sale la protesta a Genova! Jolly Nero e l’oscura verità.

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Manifestazione di solidarietà a Genova, ma in mezzo alla disperazione spunta la rabbia. Migliaia di persone a piazza Matteotti e una città che si blocca, quasi pietrificata, per 15 minuti. Chiudono le banche. Chiudono i negozi. Chiudono i supermercati. Sospese le attività nelle scuole e nelle università. I primi ad affollare la piazza sono gli operai delle Riparazioni navali, seguiti da quelli di Fincantieri e dai camalli del porto.

 Ma dalla tragedia alla protesta il passo è breve. Un gruppo di lavoratori portuali ha contestato durante la cerimonia in ricordo delle vittime della tragedia avvenuta nel porto di Genova urlando «Date la parola ai lavoratori», «Fate tacere le istituzioni». Alcuni lavoratori hanno tentato di salire sul palco, ma sono stati fermati dalla polizia.

Ma cosa è successo quella notte?

«Prima si è sbriciolata la palazzina. Cinque secondi dopo la torre ha cominciato a ondeggiare ed è crollata in una nuvola di fumo. Non potevamo fare nulla». È il racconto di Marco Ghiglino, il comandante del Genua, il rimorchiatore che era a prua della Jolly Nero quando la nave si è schiantata contro la banchina. Il Genua è un’imbarcazione di 30 metri con 60 tonnellate di tiro: «Ma anche se avessimo mandato le macchine oltre ogni limite – dice – non ce l’avremmo fatta a fermare la corsa di quella nave». La sera di martedì, racconta ancora Marco Ghiglino, il Genua si è agganciato alla Jolly Nero alle 22,15 e un quarto d’ora dopo ha iniziato a fare il suo lavoro. Per uscire dal canale la Jolly ha impiegato una ventina di minuti, con il rimorchiatore di poppa, lo Spagna, che ogni tanto correggeva la rotta per tenere la Jolly parallela alla diga. Un’ora e un quarto dopo la partenza, l’incidente. «Abbiamo sentito Fabio (il collega che comandava lo Spagna) dire alla nave che era a 70 metri dalla banchina e poi abbiamo eseguito il loro ordine di continuare a tirare a tutta» afferma ancora Marco, dicendo di non aver sentito, dalla sua posizione, se la nave abbia o meno attivato le sirene per avvisare che c’era un problema. Ma nonostante lo sforzo dei rimorchiatori, la Jolly ha proseguito la sua corsa. «Non potevamo fare nulla di più – ripete Marco – abbiamo visto il crollo e abbiamo solo potuto telefonare al 115. In due minuti erano già lì».

Lo shock di Federico al porto di Genova: “tuo padre è vivo”, ma è falso!

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Nel porto di Genova si continua a cercare gli ultimi due uomini, il sergente Gianni Jacoviello e il maresciallo Francesco Cetrola, che risultano dispersi dopo che la Jolly Nero si è schiantata contro il Molo Giano facendo crollare la torre piloti. A seguito dell’incidente, inizialmente si era parlato di due soli morti mentre continuavano le ricerche delle altre persone presenti sul luogo. Tra i familiari dei dispersi accorsi al porto c’era anche Francesco, che ha trascorso la notte sul molo in attesa di ricevere qualche notizia sulla sorte del padre, Maurizio Potenza, operatore. Il ragazzo, intervistato dai cronisti, era apparso sorridente: da poco era stato avvisato che il padre stava arrivando all’ospedale di San Martino, malconcio, ma ancora vivo. L’illusione però è durata solo un attimo, poi la notizia della morte dell’uomo, sesta vittima dell’incidente. Potenza era operatore radio dei piloti e quella sera non sarebbe dovuto essere presente, ma aveva scelto di cambiare il turno con un collega, Bruno Printz.

Daniele Fratantonio, la prima vittima ad essere identificata, l’anno scorso aveva postato nel suo profilo Facebook l’immagine di una nave da crociera intenta in una manovra proprio davanti alla torre piloti: “Se anche tu vedi passare una nave a questa distanza…cosa diresti?”.

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La strage di Genova è dovuta anche all’uscita di Ponente insabbiata?

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Cosa è successo al porto di Genova? Era una normale manovra di uscita dal porto, un’operazione che si compie migliaia di volte l’anno… una nave che si allontana dall’uscita di Ponente perché al momento non è utilizzabile dalle grandi navi essendo insabbiata e si avvicina a quella di Levante in retromarcia, quando arriva nell’avamporto, assistita da due rimorchiatori, ed è qui che l’imbarcazione inizia quella che in gergo si chiama la cosìdetta evoluzione, una virata di 180 gradi per mettere la prua verso sinistra, in posizione di uscita. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la Jolly Nero impazzisce, non è più controllabile , invece di rallentare, per poi ripartire con i “motori avanti”, la portacontainer continua inesorabilmente a indietreggiare fino a schiantarsi con la parte sinistra della poppa contro la torre dei piloti e colpendo anche gli edifici di fianco sbriciolandoli. Di solito nei porti ci si muove a bassissime velocità (di norma sono 3 nodi pari a 6 km orari), ma si deve anche contare l’inerzia che è un fattore ingovernabile e pericolosissimo in mare se non controllato.  La nave, lunga 240 metri e larga 30, è diventata una vera e propria “bomba” che si è abbattuta sul molo. Inutile dire che i rimorchiatori su una nave di queste dimensioni certo non possono far nulla in caso di un’avaria, non hanno la potenza necessaria per contrastare la forza di una portacontainer. Il resto è stata una maledizione o una sfortuna… la nave ha colpito la parte della banchina nella quale vi erano più persone in quel momento.

Quanto all’ipotesi di un errore umano sembra molto improbabile. Genova è il primo porto d’Italia  ha piani di sicurezza di livello e non ha mai messo in luce alcun problema di traffico in entrata o in uscita. Riflettiamo anche su un altro aspetto. Che se in mare aperto tra l’equipaggio si utilizza una turnazione, nell’entrata e nell’uscita dal porto, l’equipaggio invece è tutto impiegato per le manovre  in atto. Ciò non toglie però le responsabilità alla flotta. Sono già indagati, infatti, sia il comandante della nave sia il pilota del porto. Ma che compiti ha quest’ultimo? “Il pilota sale a bordo della nave prima della partenza e scende appena la nave ha raggiunto la distanza di sicurezza dal porto – spiega  Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione all’Università di Bari – Materialmente è l’equipaggio che manovra la nave e il comandante a dare gli ordini”. Il pilota,in definitiva affianca il capitano e lo consiglia per le manovre.  “Da quanto ho capito finora – conclude il professore – è stata una strana manovra. Un pilota la fa 5 volte al giorno. Ma verosimilmente tutto è stato causato da un guasto meccanico. Dopotutto la Messina è una compagnia di primo livello, con equipaggi preparati e comandanti esperti”.  Come mai allora, avendo effettuato un controllo preventivo a bordo nessuno si è accorto del guasto meccanico? Era un guasto non riscontrabile ai controlli di routine o il controllo è stato fatto approssimativamente?

Bilancio disastroso a Genova: 7 vittime, 3 ancora risultano dispersi

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Si continua a cercare i dispersi al porto di Genova mentre sale il numero delle vittime. 7 sono i corpi recuperati in mare, 3 sono stati identificati. Oltre a Daniele Frantantoio, guardia costiera di 30 anne originario di Rapallo, tra le vittime c’è anche Davide Morella, 33 anni, di Bisceglie, militare della Capitaneria di porto di Genova e e Michele Robazza, 31 anni, di Livorno, del corpo piloti di Genova.

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Le squadre di sommozzatori e soccorritori continuano a cercare i 3 dispersi, intanto si è appreso ceh nell’ascensore che è finito in mare al momento dell’impatto vi erano 3 persone e non si è a conoscenza se  sono finite in mare o sono ancora sotto le macerie della torre crollata,una struttura in cemento alta oltre 50 metri. Al Molo Giano si continua a lavorare per cercare di liberare la banchina da ciò che resta della torre di controllo del porto. Si spera nelle prossime ore di ritrovare le persone che mancano all’appello.

I feriti accertati sono 4 di cui due sono stati ricoverati in codice rosso, mentre altri due sono meno gravi. Secondo una prima ricostruzione i quattro si sono salvati perché sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre.

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La maledizione e i misteri delle navi Jolly di Ignazio Messina.

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Quello di ieri sera è l’ennesimo incidente accorso a una nave Jolly della flotta Messina.

Sono 25 anni che le navi dell’armatore Ignazio Messina sono tristemente note nelle cronache italiane e spesso si è parlato che su queste navi si potesse anche effettuare un traffico illegale di rifiuti radioattivi, ma le prove non sono mai emersi. E’ uno sei tanti misteri di Stato. In particolare i traffici illegali legati alla criminalità organizzata girerebbero intorno alla Jolly Rosso e alla Jolly Amaranto.

E’ il lontano 1987 quando la Jolly Rubino cade vittima si uno dei primi attacchi dei pirati dell’era moderna. Era la notte tra il  2 e il 3 settembre e ad assaltare la nave sono i Guardiani della rivoluzione iraniani. Alcuni membri dell’equipaggio rimangono feriti, interviene la Marina militare. Un piccolo incidente se confrontato con quello che invece accade sulla stessa nave il 10 settembre del 2002. Mentre l’imbarcazione procede verso il Sudafrica,sulla rotta Durban-Mombasa, scoppia un incendio a bordo e l’equipaggio viene soccorso attraverso l’impiego di un eleicottero… cosa c’era a bordo? La portacontiner era piena di merce pericolosa: vernici, redine, additivi, gomma… e naufraga in uno dei parchi naturali più importanti al mondo, un vero e proprio paradiso terrestre:  il Greater St Lucia Wetland Park. Il disastro ambientale è ingente e la compagia sborsa 7 milioni di dollari per le operazioni di contenimento dei materiali e recupero del carburante.

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Ma il caso più famoso resta quello della Jolly Rosso, la nave dei veleni. La Rosso si arenò alle Formiciche, ad Amantea, Cosenza, il 14 dicembre 1990, e l’equipaggio fu recuperato grazie all’intervento di due elicotteri della Guardia Costiera. Si aprono tre inchieste (successivamente tutte archiviate) per scoprire l’effettivo contenuto della motonave. La prima dal sostituto procuratore di  Domenico Fiordalisi, nel 1992, che ne ordinò la demolizione. Poi, nel 1999, la richiesta d’archiviazione del sostituto procuratore di Reggio Calabria Albero Cisterna e infine nel 2009 quella del sostituto procuratore di Paola Francesco Greco. Pur non avendo elementi sufficienti sulla compagnia Messina, tutti esprimono nei loro documenti molti e pesanti dubbi sul carico effettivo, sul ruolo di alcuni personaggi che hanno ruotato intorno alla vicenda, sulla ditta olandese prima assoldata per il recupero, poi pagata e allontanata, sulla falla misteriosa e sui rifiuti trasportati in gran fretta dalle stive della nave a due discariche nei pressi del comune calabrese. E infine, su chi ha potuto interrare migliaia di metri cubi di rifiuti tossici e radioattivi nel fiume Olivo, proprio dove la nave spiaggiò. Ma le indagini rimangono aperte. A questo caso, e in generale al traffico di rifiuti tossici dall’Italia ai Paesi africani, oltre che alle presunte pratiche d’interramento e affondamento di navi zeppe di materiali speciali e radioattivi, è stato collegato l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio.

E’ il 2002 quando la nave portacontainer Jolly Verde, un “bestione” di circa 30 mila tonnellate e lunga quasi 200 metri speronò Ponte Libia, abbattendo una gru pacheco alta oltre 40 metri. Fortunatamente l’incidente avvenne di notte, se fosse accaduto di giorno sarebbe stata una strage.

Arriviamo così all’aprile 2009. La Jolly Smeraldo viene attaccata dai pirati al largo di Mogadiscio. Attraverso due manovre, la nave riesce comunque a sventare l’assalto e riprendere la sua rotta.

La Jolly Amaranto, altra nave dal carico composito, si è invece arenata all’imbocco del porto di Alessandria d’Egitto il 13 dicembre 2010. Prima dello strano incidente l’imbarcazione era rimasta in balia delle onde per tre giorni e tre notti a una trentina di miglia dall’approdo, a causa di un’avaria ai motori. Alla fine due rimorchiatori sono riusciti ad agganciarla e l’hanno trainata fino all’ingresso del porto: nonostante l’estrema cautela della manovra una delle due pilotine è entrata in avaria e la Amaranto ha iniziato a imbarcare acqua, inclinandosi da un lato e affondando. Tutti salvi i 21 membri dell’equipaggio.

Ma non finisce qui la sventura, maledizione, mistero e segreto della flotta Messina. E’ l’11 agosto 2011 e la Jolly Grigio è protagonista, a Ischia, di una drammatica collisione che portò all’inabissamento del peschereccio “Giovanni Padre”. Uno scontro che causò la morte di Vincenzo e Alfonso Guida, i due marinai di Ercolano che erano rimasti intrappolati all’interno dell’imbarcazione.

Se nel 2012, il gup Alessio Natale aveva assolto dall’accusa di favoreggiamento Aniello Puglisi, il comandante del Jolly Grigio, misure cautelari erano state disposte due marittimi arrestati, Mirko Sarnelli e Maurizio Santoro, accusati di omicidio colposo plurimo e di naufragio colposo.  Entrambi – come aveva confermato l’ ammiraglio Domenico Picone, comandante della Capitaneria di porto di Napoli – era risultati positivi al narcotest. 

Sono decisamente troppi gli incidenti a queste navi e troppi i misteri che ruotano intorno alla flotta Messina.

Lutto cittadino a Genova: identificata una vittima. La procura apre un fascicolo

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Il sindaco Marco Doria ha proclamato per domani il lutto cittadino a Genova a seguito del “gravissimo incidente avvenuto nel porto, che colpisce l’intera città” ed ha espresso  “il cordoglio dei genovesi ai familiari di coloro che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro.” a cui il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando ha aggiunto quello “di tutta la comunità ligure”. “Il mio pensiero in questo momento è per le vittime, i feriti, i dispersi e le loro famiglie – ha dichiarato -. Mi unisco al dolore e alla preoccupazione del presidente dell’Autorità Portuale, del Sindaco di Genova e di tutti gli operatori portuali per questo colpo al cuore della nostra città”.

Il bilancio provvisorio dell’urto della Jolly Nero contro il molo la scorsa notte è di tre vittime e sei dispersi, ma Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova, non riesce a comprendere l’accaduto: “E’ davvero difficile riuscire a spiegare cosa sia successo, perché la nave non doveva essere lì. La nave stava uscendo, di questo siamo certi. Ma una nave di quelle dimensioni non fa manovra lì. E’ davvero inspiegabile al momento quanto successo”. Merlo, in mattinata, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente del consiglio Letta per fare il punto della situazione, mentre, nella giornata odierna,il ministro Lupi arriverà a Genova per un sopralluogo al Molo Giano.

Mentre continuano le ricerche dei dispersi, uno dei quali ieri sera avrebbe ricevuto una telefonata da sotto le macerie ma la sconnessione della linea non ha permesso l’identificazione del posto, è stata resa nota l’identità di una delle tre vittime del crollo della torre di controllo. Si tratta del 30enne Daniele Fratantonio. L’uomo, originario di Rapallo, dove oggi le bandiere saranno tenute a mezz’asta, al momento dell’incidente lavorava alla centrale operativa della guardia costiera e si trovava nella torre piloti, assieme alle altre 12 persone coinvolte. Per quanto riguarda le altre due vittime dell’impatto, si tratterebbe di un pilota del porto e di un militare della guardia costiera. A seguito dell’incidente, il procuratore capo di Genova, Michele di Lecce, ha annunciato che la procura ha aperto un fascicolo: “Stiamo ascoltando diverse persone. L’ipotesi è quella di omicidio colposo contro ignoti”.

Nave contro molo a Genova: 3 morti, 4 feriti e 7 dispersi!

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Sembra ormai accertato il numero delle persone che si trovavano nella torre di controllo al momento dell’urto della Jolly Nero con il Molo Giano. La torre ospitava diversi uffici. Tra questi, quelli della compagnia piloti del porto e quelli della Guardia Costiera. L’incidente, secondo quanto riferiscono i soccorritori, è avvenuto durante il cambio turno e per questo è stato difficile capire con precisione quante persone fossero presenti al momento dell’urto. Ora sembra accertato che ce ne fossero 14.

Le prime dichiarazioni dell’armatore della Jolly Nero

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Ha le lacrime agli occhi, Stefano Messina, armatore della nave Jolly Nero che uscendo dal porto è finita sulla palazzina piloti del porto di Genova causando finora tre morti, 6 feriti e una decina di dispersi. Messina, accorso in porto dopo l’incidente ha dichiarato:«siamo sconvolti… di più… è una cosa mai successa, siamo disperati».

Intanto arrivano le prime notizie confortanti e parlano di 4 persone recuperate dalle onde che sarebbero vive. Mentre purtroppo sono confermate le tre vittime: 2 uomini e una donna.

Le autorità cittadine, a cominciare dal sindaco, Marco Doria, e dal presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo sono in porto.

La procura di Genova ha aperto un’inchiesta sull’incidente al porto causato dalla nave della Linea Messina Jolly Nero che si è schiantata uscendo dal porto contro la palazzina piloti. La nave è stata posta sotto sequestro e il comandante viene ora interrogato dal pm.

«Siamo sconvolti. È una tragedia terribile. Siamo sconvolti, senza parole»: così il presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo, commenta l’incidente al Molo Giano. «È un incidente al momento non spiegabile, un incredibile trauma per tutta la comunità portuale. Ora pensiamo solo alle vittime, poi cercheremo di capire».

 

Manovra sbagliata… Nave contro molo a Genova. E’ tragedia!

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Una notte agghiacciante al porto di Genova. Una nave, la Jolly Nero e non la Jolly Rosso come detto in un primo momento è andata a urtare con violenza il molo Giano penetrando nella palazzina della torre di controllo. L’edificio è di colpo caduto in acqua trascinandosi anche una ventina di operatori (altre fonti parlano di 14) che in quel momento stavano facendo il turno di notte. Al momento sono 2 i morti accertati uffcialmente, ma sarebbe stato estratto un terzo cadavere. Secondo le ultime notizie sono 6 le persone recuperate mentre sarebbero 10 i dispersi. La notte non aiuta i sommozzatori che stanno operando nel tentativo di recuperare le persone in acqua.

Dalla ricostruzione sembra che la nave abbia colpito con il fianco sinistro della poppa la torre e questa abbia ceduto immediatamente. Si sta cercando anche di rimuovere l’imbarcazione attraverso l’azione delle due pilotine una davanti e l’altra dietro ceh stanno provando a far girare la barca e disincagliarla dall’edificio.

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Errore umano o avaria? Sale il bilancio dei morti a Genova, sono 3

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Tre morti, 4 feriti e alcuni dispersi questo è il bilancio provvisorio a un’ora e mezza dall’incidente. Intanto si inizia a indagare anche sulle cause dell’incidente, avvenuto all’imboccatura del porto. Dai primi rilievi si ipotizza un’avaria dell’imbarcazione o un errore di manovra nella fase di uscita. L’impatto della nave, Jolly Rosso della flotta Messina, con il Molo Giano è stato devastante, tanto da far staccare la struttura della torre di controllo e farla cadere in acqua.

Incidente a Genova: 1 morto e 6 dispersi.

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Errore di di manovra nel porto per la nave Jolly Rosso della compagnia “Messina”. L’imbarcazione è andata a schiantarsi contro il Molo Giano del porto di Genova facendo crollare in mare la torre piloti. L’incidente avvenuto intorno alle 23,00 ha coinvolto una decina di persone che in quel momento stavano lavorando all’interno della struttura. 3 persone sono state recuperate, un uomo è stato ricoverato d’urgenza in ospedale con fratture. Nel bilancio provvisorio c’è anche una vittima, mentre continuano le operazioni di ricerca dei dispersi. In acqua è finito anche un ascensore della torre. Sono 11 le squadre dei vigili del fuoco impegnate nei soccorsi.

Grave incidente al porto di genova, persone in mare, soccorsi a lavoro

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Un mercantile della compagnia “Messina” è finita contro la banchina che ospita la torre di controllo del porto di Genova. Ci sono persone in mare. Undici squadre dei vigili del fuoco sono sul posto per soccorrere le persone in difficoltà.

Sequestrata coca nel Porto di Gioia Tauro

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La quadra mobile di Reggio Calabria, insieme all’Agenzia delle Dogane con il coordinamento della Dda reggina e della Procura di Palmi, ha proceduto al sequestro di un carico di 190 kg di cocaina nascosti in un container in transito, sbarcato nel porto di Gioia Tauro dalla nave Bellavia. L’operazione è stata resa possibile da riscontri documentali e controlli che hanno portato a individuare la droga. La sostanza, divisa in 148 panetti, era stata nascosta in sacchi di juta e plastica confusi con altri contenenti caffè.

La terra trema! Scossa a Papua Nuova Guinea

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L’Usgs, il Centro Americano di geofisica, ha reso noto che è stato registrato un terremoto di magnitudo 6,7 localizzato a 98 km a ovest di Panguna, a Papua Nuova Guinea, ad una profondità di 75 km. A seguito della scossa, non è stata diramata alcuna allerta tsunami.

Terremoto in Giappone nella notte: 24 persone ferite

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Stando ai dati della Japan Meteorological Agency (Jma), il bilancio attuale di un terremoto di magnitudo 6.3, che ha colpito la scorsa notte, alle 5.33 ora locale, la prefettura di Hyogo, in Giappone, è di 24 feriti non gravi. Pur non essendoci il rischio tsunami, una task force è stata istituita dal governo mentre il premier Shinzo Abe ha disposto che siano raccolte le informazioni relative ai danni a persone o cose. Per quanto riguarda le centrali nucleari, non sono stati segnalati danni.

Scossa in Giappone, torna il terrore a Kobe e si temono danni!

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Una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito la zona centrale del Giappone, al largo del porto di Kobe, nella parte orientale dell’isola maggiore, Honshu, senza provocare un’allerta tsunami. Lo dice l’agenzia geosismica giapponese. La scossa, definita “pericolosa” da diverse agenzie di stampa, è stata pienamente avvertita sulla terraferma, in un’area in cui risiedono più di 157mila persone.
Il sisma, avvenuto a solo 5 chilometri di profondità, potrebbe aver causato danni in superficie che saranno accertati solo nelle prossime ore.

La Louis Vuitton Cup nel mirino della mafia.

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I lavori del porto di Trapani se li sono assicurate le aziende di Cosa Nostra, attraverso il gruppo imprenditoriale Morici, legato al boss mafioso Francesco Pace. Nel giro d’affari c’era anche il senatore D’Alì e imprese partecipanti, che dovevano favorire il gruppo Morici nell’aggiudicazione della gara e nell’utilizzazione di materiali non conformi.
Secondo gli inquirenti “il potere di infiltrazione dei Morici, nella gestione delle opere pubbliche, emerge anche dalle acquisizioni investigative relative alla frode nelle pubbliche forniture per l’appalto di riqualificazione della litoranea Nord di Trapani”. Tramite registrazioni video, la polizia ha accertato la violazione del capitolato d’appalto nell’esecuzione di lavori. Infatti i Morici, per risparmiare denaro, non hanno attuato le procedure tecniche indicate, tanto che, a causa di infiltrazioni di acqua, recentemente la litoranea ha ceduto e sulla strada si è perta una voragine.

Tragedia a largo di Palermo!

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LA Capitaneria di porto e i vigili del fuoco, con l’ausilio di un elicottero della Guardia di finanza, stanno cercando tre diportisti usciti stamane in mare con un’imbarcazione di 5 metri salpata dal porticciolo palermitano della Bandita. I tre erano stati visti rientrare, prima di prendere di nuovo il mare. Da quel momento nessuno li ha più visti. L’allarme è stato lanciato dai parenti. Solo uno al momento è stato ritrovato privo di vita che galleggiava su un salvagente, per gli altri due continuno le ricerche anche se le speranze di trovarli in vita si affievoliscono di ora in ora.

Arrestato Bellavista Caltagirone per il porto di Fiumicino!

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Francesco Bellavista Caltagirone e’ stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Roma per l’indagine relativa al porto di Fiumicino. Le accuse nei suoi confronti sono di frode in pubbliche forniture, appropriazione indebita e trasferimento fraudolento di denaro a terzi.

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