Il cantiere per Expo 2015 che “fa fioccare” polvere: Milano ricoperta

Neve_A_Milano_tuttacronacaE’ stato un lettore del Corriere della Sera a inviare una foto che ritrae una zona della sua città, Milano, che dà l’impressione la neve sia scesa sul capoluogo lombardo. Ma non bisogna farsi ingannare: si tratta di polvere che proviene dal cantiere dove si lavora per aprire due fermate per Expo 2015. E che “imbianca” zona Forlanini. Si legge sul Corriere:

“Siamo in via Pannonia, periferia est della città, a qualche decina di metri dal cantiere della metropolitana 4 (linea blu) di zona Forlanini Fs. Siamo ad un paio di chilometri dall’aeroporto di Linate. La polvere bianca piove dal cantiere dove lavora un consorzio di aziende costruttrici (guidata da Impregilo) che sta procedendo alacremente per aprire almeno due fermate per Expo 2015. Una corsa contro il tempo per salvare il traguardo minimo delle due fermate (aeroporto Forlanini e Forlanini Fs) e per non compromettere ulteriormente un piano già ridimensionato per colpa di una serie interminabile di ostacoli e ritardi”.

(….) ”Ma adesso c’è il problema della polvere bianca che ricopre e soffoca ogni cosa: piante, case, auto, rendendo pericolosamente scivoloso l’asfalto per moto e bici. ‘Questo cantiere ha devastato l’unica superficie a verde un po’ consistente che c’era in quartiere (il ‘Pratone’, ndr). I cittadini lo vivono come un cantiere imposto alla popolazione senza possibilità di replica. ‘Secondo noi è cantiere inutile perché non ci sono i fondi neanche per iniziare l’opera e, se arrivassero, non verrà mai completata per l’Expo 2015. Rimarranno i buchi: quelli nei nostri polmoni e quelli nel bilancio del Comune (ovvero sempre noi)”‘.

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La polvere killer dell’Olivetti… tutti sapevano?

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Quella dannata polvere killer che gli operai chiamavano “talco”, finissima, leggera, bianca… mortale come solo la “tremolite d’amianto” può esserlo! Quella roccia macinata infatti diventa pericolosissima se inalata. Quel “talco” se raggiunge i polmoni e diventa letale. Alla Olivetti molti non lo sapevano, soprattutto coloro che lavoravano a stretto contatto con quella sostanza che serviva per le lavorazioni con la gomma, per i cavi, per i piedini delle macchine da scrivere, per proteggere i rulli attorno ai quali venivano avvolti i fogli di carta per le macchine meccaniche e digitali. Con quella polvere la gomma era meno collosa, meno appiccicosa e nei cavi i fili scorrevano meglio nelle guaine.

 La nuova inchiesta di Ivrea, quella che annovera anche undici indagati tra cui  Carlo e Franco De Benedetti, nonché Corrado Passera, verte proprio a individuare quanti e chi era a conoscenza degli effetti mortali di quella polvere. Fino a oggi ci sono state almeno 20 morti tra ex operai e funzionari della fabbrica… ma molti, purtroppo, già sanno che il numero alla fine sarà ben più elevato. 

Ma i vertici erano a conoscenza? Sapevano quindi la pericolosità di quella polvere? Perché chi lavorava nei reparti in cui c’era asbesto veniva sottoposto ogni anno a controllo medico con radiografie ai polmoni, analisi del sangue e controlli accurati?  Ma – sostengono i famigliari dei morti e dei malati – sotto certi capannoni, nei reparti dove la tremolite si adoperava tutti i giorni, e in grandi quantità, mancavano i sistemi di protezione. E se c’erano non erano così efficaci. Ovvero: i respiratori di polvere erano piazzati in alto, non sulle scrivanie, sui tavoli da lavoro, sulle parti oggetto di intervento manuale. E le mascherine di protezione le indossavano in pochi.

Intanto un portavoce dell’ex presidente della Olivetti puntualizza: «L’ingegner Carlo De Benedetti, nel rispetto degli operai e delle loro famiglie, attende fiducioso l’esito delle indagini nella certezza della sua totale estraneità ai fatti contestati. La realizzazione delle strutture oggetto di indagine precede infatti di diversi anni l’inizio della sua gestione all’Olivetti. Nel periodo della sua permanenza in azienda, inoltre, l’Olivetti ha sempre prestato attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, con misure adeguate alle normative e alle conoscenze scientifiche dell’epoca».

PAURA A PAVIA, RISCHIO ANTRACE!

antrace-tuttacronaca

Allarme all’ufficio postale di viale Brambilla, alla periferia di Pavia, dove da stamattina la struttura e’ stata isolata, i dipendenti non vengono fatti uscire e nessuno puo’ entrare dopo che da una busta e’ uscita della polvere bianca. Il timore e’ che si tratti di antrace e la sostanza deve essere analizzata. Sul posto anche i vigili del fuoco dei reparti speciali. All’interno una trentina di dipendenti, nessuno dei quali ha avuto bisogno di cure mediche.

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