Allucinazione di ghiaccio? No, l’isola che non c’è, eppure esiste!

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Non erano nel deserto, ma fra i ghiacciai i piloti russi che sorvolando il mare artico Laptev con i loro elicotteri, nei pressi della repubblica siberiana di Yakuzia, vicino all’arcipelago delle isole di Novosibirski, hanno pensato, per un attimo, di avere le allucinazioni. Si sono infatti trovati di fronte a un’isola che non compare nelle mappe: l’isola che non c’è, eppure esiste. Così dopo qualche attimo di confusione hanno deciso di prendere le coordinate e di fare un secondo sorvolo: l’isola era lì! Al secondo giro con i loro Mi-26 non hanno avuto dubbi e hanno regalato alla Russia, che è già il Paese più grande del mondo, altri 500 metri quadri di superficie. Il nuovo isolotto è stato battezzato «Iaia», come riferisci il tabloid Komsomolskaya Pravda. Due le ipotesi per spiegare come sia potuta spuntare dal nulla: la meno probabile è che si sia formata recentemente, anche perché nell’Artico non ci sono vulcani; la più accreditata invece è che esistesse già ma che nessuno l’avesse vista e quindi mappata perché mimetizzata nel manto candido dell’Artico dal ghiaccio che la ricopriva interamente.

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I laser che accecano i piloti a New York, è allarme?

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I piloti che atterrano a New York hanno riscontrato un “accecamento” dovuto a un fascio di luce proveniente dal Bronx capace di inondare le cabine degli aerei. L’ultimo episodio risale a martedì scorso quando un aereo della ompagnia regionale Shuttle America che stava atterrando all’aeroporto La Guardia è stato appunto investito dalla luce verde che ha accecato momentaneamente i piloti in fase di atterraggio.

Poche ore dopo, stessa sorte e’ toccata a un piccolo aereo privato, anch’esso impegnato nelle manovre di atterraggio su una pista dello scalo La Guardia. Stavolta il fascio di luce sarebbe partito dall’area del Queens. In entrambe i casi non ci sono stati feriti. Ma – spiegano gli esperti dell’Fbi – ”il laser e’ in grado di accecare un pilota e il suo equipaggio in maniera temporanea o permanente”. ”Alcuni piloti di aerei commerciali – aggiungono – sono rimasti feriti nel corso dell’ultimo anno per episodi del genere, con danni alla retina”.

Le autorità hanno quindi lanciato un appello alla popolazione perché riferisca qualunque sospetto che possa aiutare gli investigatori a individuare gli autori degli incidenti. Secondo la FAA, l’autorità federale dei trasporti, questo tipo di incidenti e’ in aumento sull’intero territorio degli Stati Uniti. Nel 2011 se ne contano oltre 3.500, contro i 2.800 dell’anno precedente.

I due piloti che affidano l’aereo al pilota automatico mentre dormono

piloti-dormono-tuttacronacaProbabilmente il peggior incubo per chi ha paura di volare, oltre al fatto di trovarsi nel bel mezzo di un temporale, è quello che i piloti perdano i sensi. Difficilmente si potrebbe immaginare che, invece, gli stessi decidano di schiacciare un pisolino in contemporanea. E’ invece quanto hanno fatto due piloti di una compagnia aerea britannica che hanno confessato alla Civil Aviation Authority (Caa) di aver dormito nel bel mezzo di un volo di linea, con a bordo centinaia di passeggeri.  E’ stata la Bbc a spiegare che l’A330 è stato affidato al pilota automatico senza che nessuno dei due controllasse le strumentazioni, com’è invece previsto da regolamento. I piloti, che non sanno dire per quanto tempo il velivolo sia rimasto affidato completamente al pilota automatico, hanno cercato di discolparsi affermando che nei giorni precedenti avevano riposato solo per poche ore ed erano molto affaticati. Un portavoce della Caa ha commentato: “È un incidente grave ma isolato. Penso che ci siano delle lezioni da trarre da questo caso”. Il nome della compagnia aerea sotto accusa non è stato reso noto, ma nel frattempo l’autorità ha chiesto che vengano rivisti i turni del personale. Quanto accaduto ha dato nuovo vigore alle polemiche sugli orari di lavoro massacranti a cui sarebbero sottoposti molti piloti. Stando alla British Airline Pilots Association, episodi del genere sono sempre più diffusi a causa delle politiche decise dalle compagnie aeree e i rischi alla sicurezza sono così sempre più alti.

Cassa integrazione da 7mila euro al mese… e intanto lavorano altrove

piloti-cassintegrazione-tuttacronacaRicevevano circa 7mila euro al mese, approssimativamente l’80% della loro ultima retribuzione, dagli Istituti Provvidenziali competenti i 15 piloti aerei in cassa integrazione che continuavano a lavorare presso altre compagnie aeree sebbene beneficiassero di consistenti trattamenti previdenziali da quella di appartenenza. Tra questi trattamenti la Cassa Integrazione Guadagni Straordinari, l’Indennità di mobilità e il trattamento previdenziale dello speciale Fondo Trasporto Aereo. E’ stata la Guardia di Finanza di Verona a smascherare i piloti che, nel frattempo, si erano fatti assumere da altre compagnie non italiane, tutte con sede principale presso paesi del Medio e dell’Estremo Oriente, con retribuzioni mensili pari mediamente a circa ottomila euro. Già nel 2011 erano stati accertati alcuni casi e ora ne sono emersi altri di piloti, tutti dipendenti di compagnie aree nazionali, indebiti percettori di trattamenti previdenziali. Il totale di trattamenti previdenziali indebitamente percepiti tra il 2009 e il 2013 dai quindici soggetti ammonta a circa 850.000 euro. L’indagine sulla truffa ai danni dell’Inps ha progressivamente comportato la denuncia dei 15 indebiti percettori alla competente Autorità Giudiziaria, interessando 8 Procure della Repubblica per le ipotesi di reato di indebita percezione di erogazione a danno dello Stato e di truffa ai danni dello Stato. Tra le 15 persone, il caso più eclatante è quello di un pilota che per un arco di circa due anni non solo ha percepito la Cassa Integrazione da una compagnia aerea italiana per un totale di 175.000 euro ma anche 161.000 euro da una compagnia aerea del Medio Oriente presso la quale era stato assunto in qualità di comandante.

Attacco shock di un gondoliere: augura ai capitani ACTV una morte lenta e dolorosa

cortivo-gondoliere-tuttacronacaE’ il Gazzettino a riportale la notizia di un gondoliere, Marco Cortivo, che tre giorni dopo l’incidente costato la vita a Joachim Vogel, turista tedesco a Rialto ha pubblicato una frase shock sul proprio profilo Facebook: “Auguro a tutti i capitatani ACTV una morte lenta e dolorosa!!!!”. Ad accompagnare il testo, un’immagine del Canal Grande affollato di vaporetti. Lo stesso quotidiano online spiega che “Meno di un’ora dopo la pubblicazione su Gazzettino.it quello status, insieme ai commenti e a tutti gli altri messaggi scritti in questi anni dal gondoliere, sono stati fatti sparire, quantomeno alla vista di coloro che non sono suoi amici.” Tante erano state le reazioni e anche un’addetta alla biglietteria dell’Actv ha preso la parola: “Scusa Marco ma questa è un po’ esagerata, in fin dei conti non credo fosse intenzione del pilota uccidere una persona. Che abbiate delle dispute tra gondolieri, tassisti e piloti è chiaro a tutti, ma credo che a nessuna delle categorie abbia fatto piacere l’accaduto. Non si tratta di un incidente provocato da un pazzo ubriaco, potrebbe succedere ad ognuno di noi x strada.” E’ stato un altro gondoliere, Alberto Zecchini, a corre in aiuto al collega: “Ti sbagli Elena, quando tutti i giorni mi succede di rischiare l’incidente, non è più da considerarsi tale ma tentati omicidi… Perché tanti lo fanno apposta ad accelerare esageratamente sui pontili quando sanno che hanno le gondole dietro. Ho sentito questo stando dietro la cabina del pilota spesse volte”. Mentre Cortivo non demorde: “Io che il capitano non abbia visto la gondola dietro non ci credo e’ impossibile!!! Secondo me voleva prenderla x farlo cadere in acqua!!! Se veramente non la vista (na barca de 11 metri no un cofanetto dea min***a) e’ un incompetente e va licenziato!!”.

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La tragedia del porto di Genova: Jolly Nero troppo veloce e strumenti guasti

Jolly-Nero-tuttacronaca-periziaDalla perizia effettuata sulla Jolly Nero, disposta dopo la tragedia costata la vita a nove persone, trapela che l’imbarcazione era troppo veloce per le acque ristrette del porto di Genova. Oltre a questo, gli strumenti erano guasti e c’erano state almeno altre tre avarie precedenti per il mancato avviamento del motore. I guasti erano avvenuti tre volte a Genova e una a Suez, una volta con il comandante a bordo. Ora sono al vaglio anche le altre navi del gruppo Messina. In uno dei passaggi della relazione si legge: “Se la Jolly nero avesse affrontato la manovra di evoluzione invece che a 3,4 nodi a un nodo in meno, questo avrebbe consentito tempi e spazi di reazione molto più ampi senza provocare ritardi significativi se il motore fosse ripartito, ma questo non è avvenuto”. Ora la perizia, una ventina di pagine con una trentina di allegati, è stata depositata dai consulenti della procura nell’ambito dell’inchiesta sull’abbattimento della Torre piloti il 7 maggio scorso.

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Jolly Nero: parlano i superstiti della tragica notte di Genova!

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“Accade tutto insieme: l’ascensore vibrò, la luce andò via e d’improvviso, la cabina precipitò. In un attimo mi ritrovai sott’acqua”. Questo ricorda Raffaele Chiarlone, 36 anni, sottufficiale della Capitaneria di porto, uno dei quattro sopravvissuti alla tragedia nel porto di Genova il 7 maggio scorso. I vigili del fuoco l’hanno soccorso nello specchio di mare vicino a molo Giano. Era terrorizzato e si lamentava per un braccio rotto: “Intorno a me, in mare, i miei colleghi non c’erano più. Sono risalito su alcune macerie – ricorda al giudice – e ho aspettato che arrivassero i soccorsi”.

Gabriele Russo, 32 anni, è un altro superstite alla tragedia: quella notte, pochi minuti prima delle undici, il sottufficiale della Capitaneria era con gli altri colleghi all’ultimo piano della torre di controllo. Al giudice spiega che era davanti al radar e non poteva vedere la nave che stava pericolosamente avvicinandosi alla banchina: “All’improvviso ho sentito tremare tutto. Fu come se mi mancasse la terra sotto i piedi. Un attimo dopo ero sott’acqua. Per fortuna sono riuscito a riemergere e mi sono aggrappato ad una trave di ferro finché qualcuno, da una barca, mi ha aiutato a risalire”.

Svelati alcuni misteri della Jolly Nero, ecco alcune trascrizioni dalla scatola

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“Io chiudo, se succede qualcosa chiamatemi”. Come può un comandante pronunciare una tale frase in fase di manovra? Eppure questa sarebbe una parte della conversazione di Lorenzo Repetto, primo ufficiale della Jolly Nero, registrata dalla ‘scatola nera’ qualche minuto dopo l’inizio della manovra che, la notte dello scorso 7 maggio, causò il crollo della torre piloti a Genova, causando 9 morti.

Ma perché quella comunicazione venne interrotta e oggi il magistrato,  che ha firmato il provvedimento di sospensione del primo ufficiale, del comandante Roberto Paoloni e del pilota Paolo Anfossi, ha definito l’interruzione un comportamento ‘assai negligente’.

 Da alcune indisrezioni si è anche appreso che nel Vdr si sente anche la voce del comandante che a 75 metri dalla torre piloti dà il comando di stare ‘pronti sulle ancore’. L’ancora venne gettata solo a 25 metri di distanza, dopo l’urlo dell’ufficiale di poppa che indicava la distanza.

Nelle registrazioni si sente anche il rumore della spia che segnala il mancato funzionamento del motore. Un rumore che inizia e poi si interrompe, perché qualcuno, secondo l’accusa lo ha spento volontariamente. Infine i drammatici momenti dell’impatto. Nel file audio si sente un rumore fortissimo: è il rumore che indica che la torre piloti viene abbattuta trascinando con sé nove vittime.

Una registrazione agghiacciante che sembra davvero raccontare minuto dopo minuto comportamenti “anomali” e “leggerezze” imperdonabili.

AUDIO:

  • Alle 20.59, quasi due ore prima dell’incidente, il comandante Paoloni e il primo ufficiale Repetto commentano il mancato avvio del motore. «Il motore non ha soffiato», è il segno della normale attività. Poi suona l’allarme di mancato avviamento.
  • Alle 21.01 il primo ufficiale Repetto chiede: «Partiti?». Il comandante Paoloni risponde: « Non è partito niente. Ogni volta che si parte da Genova è sempre… Bisogna farsi il segno della croce. Specialmente poi quando fanno servizi di bordo… la Solas, la visita scafo-macchina. C’è da mettersi le mani nei capelli».
  • Alle 21.59 sale a bordo il pilota del porto Antonio Anfossi.
  • Alle 22.19 Repetto chiede: «È partita? Perchè i giri non mi danno niente».
  • E alle 22.35 il primo ufficiale riceve una telefonata dal direttore di macchina e dice: «…io non posso stare qua, ce la fai ad avvisarmi… tu mi chiami, al limite mi chiami». Successivamente viene dato l’ordine di riavviare il motore, ma non si sente il soffio di sfiato.
  • Alle 22.57, a due minuti dall’impatto parla il pilota Anfossi: «Molto adagio avanti», ma dopo pochi secondi suona l’allarme di mancato avviamento. Repetto: «Non è partita». Anfossi: «Pronti alle ancore».
  • Paoloni alle 22.59: «State pronti alle ancore, presto». È il momento dell’impatto.
  • Alle 22.59.34 rumori della chiglia sulla banchina.
  • 22.59.42: il crollo. Paoloni: «Buttato giù la torre, saranno tutti morti. Poco dopo Anfossi chiama il capo Piloti del porto, Giovanni Lettich: Sì Giovanni, ho buttato giù la torre dei piloti. È successo un disastro». Subito dopo è Paoloni a chiamare Giampaolo Olmetti, consigliere di amministrazione con delega all’armamento della società Ignazio Messina. «C’è stato un grosso incidente… Siamo andati addosso a una banchina… Abbiamo buttato giù la torre piloti….»

Il Jolly Nero andava troppo veloce? Disastro evitabile?

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«La velocità era eccessiva, inadeguata alle capacità evolutive della nave ed all’ampiezza dell’area di manovra e del tutto inidonea a consentire sia l’evoluzione in sicurezza sia l’effettuazione di manovre di emergenza per compensare eventuali avarie o problemi, con violazione dell’articolo 66 del regolamento di sicurezza e dei servizi marittimi del porto di Genova». Così scrive il pm Walter Cotugno, titolare dell’indagine sulla tragedia di Molo Giano.

Indagati sarebbero quindi comandante Roberto Paoloni, 63 anni, il pilota del porto Antonio Anfossi, 46 anni, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, 56 anni, il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, 22 anni, la società Ignazio Messina Spa, il cui legale rappresentante è il presidente del consiglio di amministrazione Andrea Gais, 51 anni.

A quanto si apprende dall’inchiesta la nave quella notte stava andando troppo veloce: viaggiava a 6 nodi invece dei 3, massimo 3,5, consentiti in quel punto. Inoltre la velocità era “inadeguata”. La Jolly Nero è un’imbarcazione che risente degli anni che ha. E’ dotata “di una sola elica e quindi con scarse capacità di manovra a marcia indietro e dotata di un solo propulsore di vecchia concezione” in quanto per passare dalla marcia indietro alla marcia avanti è necessario fermare il propulsore e poi riavviarlo.

La nave sarebbe stata fatta salpare «non in perfetta efficienza ed in particolare con il dispositivo contagiri del motore visibile sul ponte e sulle alette, dove si trovavano entrambi gli indagati, non funzionante». Il contagiri «doveva consentire al comandante ed al pilota di valutare immediatamente il regolare avviamento e mediante il numero di giri, la potenza concretamente erogata dal motore, dati del tutto indispensabili per la realizzazione della manovra, la cui sicurezza era fondata unicamente sull’azione frenante del motore». Colpa di Repetto sarebbe stata quella di non avere avvertito il comandante ed il pilota «del mancato avviamento della macchina in fase di manovra, sia al momento dell’ordine `macchina avanti molto adagio´ durante l’evoluzione, sia in seguito». Comandante e pilota dal canto loro non avrebbero dato «l’ordine di riavvio del motore» e non «averne controllato l’esecuzione, dopo che comunque avevano appreso che il motore non si era concretamente avviato». Poi le ancore a cui avrebbero dato fondo con «immotivato ritardo».

Se i fatti saranno provati si tratterebbe davvero di un’uscita dal porto che avrebbe violato anche le più normali norme di sicurezza in mare… un po’ come partire con una macchina vecchi, con problemi di sterzo e farla partire premendo sull’acceleratore in spazi ristretti di manovra?

Le voci della tragedia: Jolly Nero.

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Porto di Genova, 7 maggio 2013, ore 22.59. Passano 45 minuti dall’inizio delle comunicazioni prima che si arrivi allo schianto. Le parole drammatiche tra i due rimorchiatori sono state pubblicate dal Secolo XIX:

Casarini (dal rimorchiatore “Spagna” che si trova a poppa): «Antonioo (Anfossi, ndr)! Do tutta! Ce l’ho tutta a poppa!».
Ghiglino (rimorchiatore “Genua” a prua): «Anche prua, confermo».
Casarini: «Ant…Antonio, qui ha strappato qualcosa a poppa. Ha strappato dopo che è venuto giù tutto, si vede che… il cemento qualcosa, mi deve aver tagliato il cavo… Un attimo perché non si vede niente a poppa, un attimino, prepariamo un altro cavo, non si vede nulla, arriviamo…». Ghiglino: «Fermo, minimo di prua».
Casarini: «Sì, guarda, non si vede nulla, noi stiamo già preparando il cavo… appena è… mi avvicino».

Questa non è la conversazione completa che dovrà invece essere estratte attraverso il Vdr (Voyage data recorder), ma sono comunque le parole importanti che testimoniano il momento del disastro. I due rimorchiatori anche dopo la tragedia cercano di recuperare la situazione e di riagganciare la nave.

Porto di Genova: avaria per la Jolly Verde, “nave gemella” della Jolly Nero

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Dopo la tragedia della Torre Piloti, abbattuta dalla Jolly Nero il 7 maggio scorso provocando 9 morti, un’altra nave della compagnia Messina ha avuto problemi: si tratta della “nave gemella”, il cargo Jolly Verde, che ha dovuto chiedere l’ausilio dei rimorchiatori per entrare nel porto di Genova a causa di un’avaria che riguardere l’elica di manovra di prua dell’imbarcazione. A renderlo noto, poco prima delle 9, il comando generale delle Capitanerie di Porto che ha spiegato che la manovra starebbe avvenendo “in totale sicurezza”. Il malfunzionamento, che non avrebbe creato problemi in navigazione, potrebbe incidere sulle manovre di accosto alla banchina e per questo potrebbe essere utilizzato in questa fase un rimorchiatore in più. La Jolly Verde era partita ieri mattina allo 8 dal Porto di Napoli ed ora entrerà nel terminal Messina dove sarà  sottoposta ad una serie di ispezioni di rito da parte della Capitaneria di porto e del Rina, un atto dovuto dopo una segnalazione di guasto.

Recuperato il corpo dell’ultimo disperso al porto di Genova

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E’ stato ritrovato dai palombari della Marina il corpo del sergente Gianni Jacoviello, 33 anni, l’ultimo disperso e nona vittima dell’incidente al porto di Genova, dopo che ieri pomeriggio era stata rinvenuta la sua borsa, contenente gli effetti personali, dai sommozzatori della Marina militare. Secondo quanto appreso, il corpo era rimasto incastrato tra la banchina e la colonna di cemento, ad otto metri di profondità, ed i palombari hanno dovuto segare un’enorme putrella che ne impediva il recupero. La polizia della Questura di Genova ha già eseguito i rilevamenti fotografici che saranno acclusi al fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica e il suo corpo, che non dovrà sottostare ad autopsia, verrà restituito immediatamente alla famiglia.

Il grande abbraccio di Genova…

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Un ultimo saluto di Genova alle sue vittime del 7 maggio: i militari di guardia costiera Daniele Fratantonio, 30 anni, di Rapallo; Davide Morella, 33 anni di Biella; Marco De Candussio, 40 anni di Lavagna; Giuseppe Tusa, 25 anni, di Milazzo; Francesco Cetrola, 38 anni, di Santa Marina di Salerno; il pilota Michele Robazza, 31 anni di Livorno; l’operatore radio dei rimorchiatori Sergio Basso, 50 anni di Genova; l’operatore radio dei piloti Maurizio Potenza, 50 anni, di Genova. Ma il pensiero è andato anche a Gianni Jacoviello, il militare della guardia costiera ancora disperso. Il sagrato sommerso di fiori della Cattedrale di San Lorenzo, migliaia di persone presenti a cui si è aggiunto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, maxischermi per permettere a tutti di seguire il funerale. Applausi e silenzi fatti di commozione. In questa cornice si sono levate le parole del cardinale Angelo Bagnasco: “La sciagura che ha colpito il Porto ha lasciato incredula e stordita la città. A tutti, militari e civili, va l’abbraccio affettuoso di Genova, della Capitaneria, della Marina Militare, dell’intero Paese che, di fronte a tanto dolore, s’inchina e invoca che mai più accada”. L’arcivescovo di Genova si è rivolto all’intera comunità: “La sciagura che ha percosso famiglie e amici, colleghi e istituzioni, deve diventare una prova della bontà di Genova, cioè della sua capacità di far crescere il suo tessuto umano e cristiano, sociale e lavorativo”. Per le vittime dell’incidente della Jolly Nero non potevano poi mancare la Preghiera del Marinaio e la Preghiera del Navigante, lette da un ufficiale della capitaneria del Porto, seguite dalle note del Silenzio.

Se piazza Matteotti è stata gremita da oltre tremila persone, tra le quali una delegazione della squadra del Genoa Calcio e una delle giovanili della Sampdoria, che hanno seguito in diretta la cerimonia funebre, al porto ogni attività è stata sospesa. Il presidente dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo: “La partecipazione è corale, il sentimento di cordoglio è diffusissimo non solo a Genova ma in tutta Italia e in tutt’Europa. Ho ricevuto attestazioni dal mondo della shipping complessivo che è rimasto shockato da questa incredibile tragedia”. Quello che non si ferma sono le ricerche del sergente della Capitaneria di porto Jacoviello, per entrare in quelle parti di macerie ancora inesplorate dove si pensa sia rimasto incastrato.

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L’audio della telefonata al 118 durante la tragedia del Jolly Nero

Questa la trascrizione:

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“Genova 118”.
“Presto incidente gravissimo, porto di Genova: la torretta della capitaneria, dei rimorchiatori è crollata”.
“Allora siete nella torretta della capitaneria?”.
“Si, la torretta la torretta”.
“Ok, lo so qual’è, mi dica cosa è successo”.
“Una nave, ha sbagliato manovra…”.
“Una nave, ha sbagliato manovra e ha picchiato dentro la banchina?”.
“Si!”.

Domani si celebreranno i funerali nella cattedrale di San Lorenzo che saranno officiati dall’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Per l’ora ancora non si è deciso poiché ci sono da sciogliere alcune riserve organizzative per consentire la partecipazione alla cerimonia funebre delle alte Cariche dello Stato.

 

Il video della tragedia della Jolly Nero!

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Il video shock della nave che abbatte la torre piloti. Sembra inarrestabile nelle immagini, la distruzione provocata dalla portacontainer che si abbatte sull’edificio senza nulla e nessuno che la possa fermare. Le immagini esprimono l’impotenza di fronte a un disastro del genere…

Lo shock di Federico al porto di Genova: “tuo padre è vivo”, ma è falso!

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Nel porto di Genova si continua a cercare gli ultimi due uomini, il sergente Gianni Jacoviello e il maresciallo Francesco Cetrola, che risultano dispersi dopo che la Jolly Nero si è schiantata contro il Molo Giano facendo crollare la torre piloti. A seguito dell’incidente, inizialmente si era parlato di due soli morti mentre continuavano le ricerche delle altre persone presenti sul luogo. Tra i familiari dei dispersi accorsi al porto c’era anche Francesco, che ha trascorso la notte sul molo in attesa di ricevere qualche notizia sulla sorte del padre, Maurizio Potenza, operatore. Il ragazzo, intervistato dai cronisti, era apparso sorridente: da poco era stato avvisato che il padre stava arrivando all’ospedale di San Martino, malconcio, ma ancora vivo. L’illusione però è durata solo un attimo, poi la notizia della morte dell’uomo, sesta vittima dell’incidente. Potenza era operatore radio dei piloti e quella sera non sarebbe dovuto essere presente, ma aveva scelto di cambiare il turno con un collega, Bruno Printz.

Daniele Fratantonio, la prima vittima ad essere identificata, l’anno scorso aveva postato nel suo profilo Facebook l’immagine di una nave da crociera intenta in una manovra proprio davanti alla torre piloti: “Se anche tu vedi passare una nave a questa distanza…cosa diresti?”.

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La strage di Genova è dovuta anche all’uscita di Ponente insabbiata?

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Cosa è successo al porto di Genova? Era una normale manovra di uscita dal porto, un’operazione che si compie migliaia di volte l’anno… una nave che si allontana dall’uscita di Ponente perché al momento non è utilizzabile dalle grandi navi essendo insabbiata e si avvicina a quella di Levante in retromarcia, quando arriva nell’avamporto, assistita da due rimorchiatori, ed è qui che l’imbarcazione inizia quella che in gergo si chiama la cosìdetta evoluzione, una virata di 180 gradi per mettere la prua verso sinistra, in posizione di uscita. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la Jolly Nero impazzisce, non è più controllabile , invece di rallentare, per poi ripartire con i “motori avanti”, la portacontainer continua inesorabilmente a indietreggiare fino a schiantarsi con la parte sinistra della poppa contro la torre dei piloti e colpendo anche gli edifici di fianco sbriciolandoli. Di solito nei porti ci si muove a bassissime velocità (di norma sono 3 nodi pari a 6 km orari), ma si deve anche contare l’inerzia che è un fattore ingovernabile e pericolosissimo in mare se non controllato.  La nave, lunga 240 metri e larga 30, è diventata una vera e propria “bomba” che si è abbattuta sul molo. Inutile dire che i rimorchiatori su una nave di queste dimensioni certo non possono far nulla in caso di un’avaria, non hanno la potenza necessaria per contrastare la forza di una portacontainer. Il resto è stata una maledizione o una sfortuna… la nave ha colpito la parte della banchina nella quale vi erano più persone in quel momento.

Quanto all’ipotesi di un errore umano sembra molto improbabile. Genova è il primo porto d’Italia  ha piani di sicurezza di livello e non ha mai messo in luce alcun problema di traffico in entrata o in uscita. Riflettiamo anche su un altro aspetto. Che se in mare aperto tra l’equipaggio si utilizza una turnazione, nell’entrata e nell’uscita dal porto, l’equipaggio invece è tutto impiegato per le manovre  in atto. Ciò non toglie però le responsabilità alla flotta. Sono già indagati, infatti, sia il comandante della nave sia il pilota del porto. Ma che compiti ha quest’ultimo? “Il pilota sale a bordo della nave prima della partenza e scende appena la nave ha raggiunto la distanza di sicurezza dal porto – spiega  Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione all’Università di Bari – Materialmente è l’equipaggio che manovra la nave e il comandante a dare gli ordini”. Il pilota,in definitiva affianca il capitano e lo consiglia per le manovre.  “Da quanto ho capito finora – conclude il professore – è stata una strana manovra. Un pilota la fa 5 volte al giorno. Ma verosimilmente tutto è stato causato da un guasto meccanico. Dopotutto la Messina è una compagnia di primo livello, con equipaggi preparati e comandanti esperti”.  Come mai allora, avendo effettuato un controllo preventivo a bordo nessuno si è accorto del guasto meccanico? Era un guasto non riscontrabile ai controlli di routine o il controllo è stato fatto approssimativamente?

Bilancio disastroso a Genova: 7 vittime, 3 ancora risultano dispersi

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Si continua a cercare i dispersi al porto di Genova mentre sale il numero delle vittime. 7 sono i corpi recuperati in mare, 3 sono stati identificati. Oltre a Daniele Frantantoio, guardia costiera di 30 anne originario di Rapallo, tra le vittime c’è anche Davide Morella, 33 anni, di Bisceglie, militare della Capitaneria di porto di Genova e e Michele Robazza, 31 anni, di Livorno, del corpo piloti di Genova.

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Le squadre di sommozzatori e soccorritori continuano a cercare i 3 dispersi, intanto si è appreso ceh nell’ascensore che è finito in mare al momento dell’impatto vi erano 3 persone e non si è a conoscenza se  sono finite in mare o sono ancora sotto le macerie della torre crollata,una struttura in cemento alta oltre 50 metri. Al Molo Giano si continua a lavorare per cercare di liberare la banchina da ciò che resta della torre di controllo del porto. Si spera nelle prossime ore di ritrovare le persone che mancano all’appello.

I feriti accertati sono 4 di cui due sono stati ricoverati in codice rosso, mentre altri due sono meno gravi. Secondo una prima ricostruzione i quattro si sono salvati perché sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre.

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La maledizione e i misteri delle navi Jolly di Ignazio Messina.

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Quello di ieri sera è l’ennesimo incidente accorso a una nave Jolly della flotta Messina.

Sono 25 anni che le navi dell’armatore Ignazio Messina sono tristemente note nelle cronache italiane e spesso si è parlato che su queste navi si potesse anche effettuare un traffico illegale di rifiuti radioattivi, ma le prove non sono mai emersi. E’ uno sei tanti misteri di Stato. In particolare i traffici illegali legati alla criminalità organizzata girerebbero intorno alla Jolly Rosso e alla Jolly Amaranto.

E’ il lontano 1987 quando la Jolly Rubino cade vittima si uno dei primi attacchi dei pirati dell’era moderna. Era la notte tra il  2 e il 3 settembre e ad assaltare la nave sono i Guardiani della rivoluzione iraniani. Alcuni membri dell’equipaggio rimangono feriti, interviene la Marina militare. Un piccolo incidente se confrontato con quello che invece accade sulla stessa nave il 10 settembre del 2002. Mentre l’imbarcazione procede verso il Sudafrica,sulla rotta Durban-Mombasa, scoppia un incendio a bordo e l’equipaggio viene soccorso attraverso l’impiego di un eleicottero… cosa c’era a bordo? La portacontiner era piena di merce pericolosa: vernici, redine, additivi, gomma… e naufraga in uno dei parchi naturali più importanti al mondo, un vero e proprio paradiso terrestre:  il Greater St Lucia Wetland Park. Il disastro ambientale è ingente e la compagia sborsa 7 milioni di dollari per le operazioni di contenimento dei materiali e recupero del carburante.

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Ma il caso più famoso resta quello della Jolly Rosso, la nave dei veleni. La Rosso si arenò alle Formiciche, ad Amantea, Cosenza, il 14 dicembre 1990, e l’equipaggio fu recuperato grazie all’intervento di due elicotteri della Guardia Costiera. Si aprono tre inchieste (successivamente tutte archiviate) per scoprire l’effettivo contenuto della motonave. La prima dal sostituto procuratore di  Domenico Fiordalisi, nel 1992, che ne ordinò la demolizione. Poi, nel 1999, la richiesta d’archiviazione del sostituto procuratore di Reggio Calabria Albero Cisterna e infine nel 2009 quella del sostituto procuratore di Paola Francesco Greco. Pur non avendo elementi sufficienti sulla compagnia Messina, tutti esprimono nei loro documenti molti e pesanti dubbi sul carico effettivo, sul ruolo di alcuni personaggi che hanno ruotato intorno alla vicenda, sulla ditta olandese prima assoldata per il recupero, poi pagata e allontanata, sulla falla misteriosa e sui rifiuti trasportati in gran fretta dalle stive della nave a due discariche nei pressi del comune calabrese. E infine, su chi ha potuto interrare migliaia di metri cubi di rifiuti tossici e radioattivi nel fiume Olivo, proprio dove la nave spiaggiò. Ma le indagini rimangono aperte. A questo caso, e in generale al traffico di rifiuti tossici dall’Italia ai Paesi africani, oltre che alle presunte pratiche d’interramento e affondamento di navi zeppe di materiali speciali e radioattivi, è stato collegato l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio.

E’ il 2002 quando la nave portacontainer Jolly Verde, un “bestione” di circa 30 mila tonnellate e lunga quasi 200 metri speronò Ponte Libia, abbattendo una gru pacheco alta oltre 40 metri. Fortunatamente l’incidente avvenne di notte, se fosse accaduto di giorno sarebbe stata una strage.

Arriviamo così all’aprile 2009. La Jolly Smeraldo viene attaccata dai pirati al largo di Mogadiscio. Attraverso due manovre, la nave riesce comunque a sventare l’assalto e riprendere la sua rotta.

La Jolly Amaranto, altra nave dal carico composito, si è invece arenata all’imbocco del porto di Alessandria d’Egitto il 13 dicembre 2010. Prima dello strano incidente l’imbarcazione era rimasta in balia delle onde per tre giorni e tre notti a una trentina di miglia dall’approdo, a causa di un’avaria ai motori. Alla fine due rimorchiatori sono riusciti ad agganciarla e l’hanno trainata fino all’ingresso del porto: nonostante l’estrema cautela della manovra una delle due pilotine è entrata in avaria e la Amaranto ha iniziato a imbarcare acqua, inclinandosi da un lato e affondando. Tutti salvi i 21 membri dell’equipaggio.

Ma non finisce qui la sventura, maledizione, mistero e segreto della flotta Messina. E’ l’11 agosto 2011 e la Jolly Grigio è protagonista, a Ischia, di una drammatica collisione che portò all’inabissamento del peschereccio “Giovanni Padre”. Uno scontro che causò la morte di Vincenzo e Alfonso Guida, i due marinai di Ercolano che erano rimasti intrappolati all’interno dell’imbarcazione.

Se nel 2012, il gup Alessio Natale aveva assolto dall’accusa di favoreggiamento Aniello Puglisi, il comandante del Jolly Grigio, misure cautelari erano state disposte due marittimi arrestati, Mirko Sarnelli e Maurizio Santoro, accusati di omicidio colposo plurimo e di naufragio colposo.  Entrambi – come aveva confermato l’ ammiraglio Domenico Picone, comandante della Capitaneria di porto di Napoli – era risultati positivi al narcotest. 

Sono decisamente troppi gli incidenti a queste navi e troppi i misteri che ruotano intorno alla flotta Messina.

Lutto cittadino a Genova: identificata una vittima. La procura apre un fascicolo

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Il sindaco Marco Doria ha proclamato per domani il lutto cittadino a Genova a seguito del “gravissimo incidente avvenuto nel porto, che colpisce l’intera città” ed ha espresso  “il cordoglio dei genovesi ai familiari di coloro che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro.” a cui il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando ha aggiunto quello “di tutta la comunità ligure”. “Il mio pensiero in questo momento è per le vittime, i feriti, i dispersi e le loro famiglie – ha dichiarato -. Mi unisco al dolore e alla preoccupazione del presidente dell’Autorità Portuale, del Sindaco di Genova e di tutti gli operatori portuali per questo colpo al cuore della nostra città”.

Il bilancio provvisorio dell’urto della Jolly Nero contro il molo la scorsa notte è di tre vittime e sei dispersi, ma Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova, non riesce a comprendere l’accaduto: “E’ davvero difficile riuscire a spiegare cosa sia successo, perché la nave non doveva essere lì. La nave stava uscendo, di questo siamo certi. Ma una nave di quelle dimensioni non fa manovra lì. E’ davvero inspiegabile al momento quanto successo”. Merlo, in mattinata, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente del consiglio Letta per fare il punto della situazione, mentre, nella giornata odierna,il ministro Lupi arriverà a Genova per un sopralluogo al Molo Giano.

Mentre continuano le ricerche dei dispersi, uno dei quali ieri sera avrebbe ricevuto una telefonata da sotto le macerie ma la sconnessione della linea non ha permesso l’identificazione del posto, è stata resa nota l’identità di una delle tre vittime del crollo della torre di controllo. Si tratta del 30enne Daniele Fratantonio. L’uomo, originario di Rapallo, dove oggi le bandiere saranno tenute a mezz’asta, al momento dell’incidente lavorava alla centrale operativa della guardia costiera e si trovava nella torre piloti, assieme alle altre 12 persone coinvolte. Per quanto riguarda le altre due vittime dell’impatto, si tratterebbe di un pilota del porto e di un militare della guardia costiera. A seguito dell’incidente, il procuratore capo di Genova, Michele di Lecce, ha annunciato che la procura ha aperto un fascicolo: “Stiamo ascoltando diverse persone. L’ipotesi è quella di omicidio colposo contro ignoti”.

Nave contro molo a Genova: 3 morti, 4 feriti e 7 dispersi!

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Sembra ormai accertato il numero delle persone che si trovavano nella torre di controllo al momento dell’urto della Jolly Nero con il Molo Giano. La torre ospitava diversi uffici. Tra questi, quelli della compagnia piloti del porto e quelli della Guardia Costiera. L’incidente, secondo quanto riferiscono i soccorritori, è avvenuto durante il cambio turno e per questo è stato difficile capire con precisione quante persone fossero presenti al momento dell’urto. Ora sembra accertato che ce ne fossero 14.

Quando i piloti… schiacciano un pisolino!

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Se un rapporto dell’Onu, stilato a marzo, ha piazzato l’India tra i 13 peggiori Paesi al mondo in materia di sicurezza aerea, forse un motivo c’è. Nel 2010 si era scoperto che alcuni piloti avevano false licenze di volo, all’inizio di quest’anno un altro pilota era stato trovato ubriaco poco prima di mettersi ai comandi, ora arriva la sospensione per due piloti che, a quanto pare, volevano godersi un riposino in prima classe. Sul Boeing 747 dell’Air India, partito da Bangkok e diretto a New Delhi, si trovavano 160 passeggeri quando pilota e copilota hanno deciso di affidare i comandi alle due hostess per schiacciare un pisolino. Tutto bene per i primi 40 minuti, ossia fino a quando i due uomini non sono stati costretti a tornare in cabina perchè le due assistenti di volo avevano incautamente disinserito il pilota automatico.

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