Basterà il Palais Lumiére per salvare l’Ilva?

Palais Lumiere-tuttacronaca

Serve acciaio al Palais Lumiére, quell’acciaio di prima qualità che esce proprio dalla fabbrica più inquinante d’Italia… quella in cui da mesi si sta combattendo il braccio di ferro tra la salvaguardia della salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto e il posto di lavoro. In quegli altiforni può essere fuso quel materiale che tanto servirebbe a  Rodrigo Basilicati, il nipote di Pierre Cardin, l’ingegnere responsabile del progetto della Torre Cardin. Il Palazzo dovrà nascere a impatto nullo, essere quindi una riqualificazione urbana dell’area di Marghera, dovrà inoltre utilizzare le  imprese del luogo e i materiali lavorati dovranno essere a chilometri zero. Questo l’ambizioso progetto… ma se non è tutto oro quello che luccica, non può essere sicuramente acciaio “pulito” quello che verrà utilizzato per la sede Pierre Cardin. Ci sono già gli scettici che parlano di un’impresa faraonica, che nulla o poco ha di ecosostenibile e ancor meno di sfida contro la crisi. In realtà in palio ci sono accordi tra banche, politica e una “speculazione” su un territorio già abbondantemente dilaniato dall’inquinamento come quello che per anni è stato perpetrato ai danni di Marghera. Oggi tra i mobili pop e look molto anni ’80 si vuole far dimenticare quei veleni che sono stati riversati per anni nella laguna. Inoltre si pensa di utilizzare quell’acciaio che nasce dll’Ilva e che certo non brilla per impatto zero… ma l’intento è dei più nobili: salvare dalla Cig migliaia di lavoratori e ridare linfa vitale all’azienda (non ai cittadini o agli operai che saranno costretti ancora di più a sottostare all’inquinamento se vogliono salvare il loro posto di lavoro). Insomma quello di Rodrigo Basilicati è l’ennesimo tentativo di “sfruttare” la crisi italiana a proprio vantaggio o è davvero il gesto eroico dell’imprenditore che ama il proprio Paese e vuole farlo rinascere?

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Ha soli 35 anni, non è ancora finito ma già è stato dichiarato monumento storico. Stiamo parlando della “bubble house”, un’abitazione a Tourrettes-sur-Loup, francia. Progettata negli anni ’70 dall’architetto ungherese Antti Lovag per lo stilista Pierre Cardin, la “bubble” è sicuramente una casa fuori dal comune, dal design futuristico che ricorda quasi una navicella spaziale. Con soffitti convessi, che si snodano in un percorso di curve che si rincorrono fra loro, la particolarità di questa abitazione è senza dubbio anche dovuto alla posizione geografica in cui si trova: Costa Azzurra. Le finestre quindi possono fornire una splendida vista sul Mediterraneo.

 

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