Bersani: “Il premier e il suo governo non brillano per umiltà”

Pier-Luigi-Bersani_tuttacronacaPierluigi Bersani, 50 giorni dopo il malore che lo aveva colpito, è tornato in Aula per votare la fiducia al Governo Renzi. L’ex Segretario, ora, ha rilasciato un’intervista a Repubblica durante la quale spiega: “Io non cerco rivincite. E penso che il centrosinistra ha già vissuto molte lotte fratricide che non hanno portato bene”. L’ex segretario garantisce quindi il suo sostegno al premier e sottolinea di avere ”votato il governo con spirito collaborativo”. Quindi continua: ”Il premier e il suo governo non brillano per umiltà. Il punto è che hanno creato aspettative altissime ma resta l’indeterminatezza degli obiettivi”. Bersani ancora assicura: ”Se bisogna aiutare Matteo a rendere più concreti i suoi progetti, noi lo aiuteremo”. Bersani afferma di essere ”d’accordo” sulla flex security, di cui evidenzia però gli alti costi. Ma sottolinea: se ci fossero le coperture, ”un sostegno di 4 anni alle persone che perdono il lavoro può sostituire l’articolo 18. Il grande tabù della sinistra è già stato sostituito in molto casi dalla cassa integrazione in deroga. Allora sarebbe molto meglio scegliere la strada di un reddito di disoccupazione che dura 4 anni magari accompagnandolo a un efficace sistema di formazione professionale”. L’ex segretario spiega ancora che la cassa integrazione ordinaria oggi ”non basta più e quando la cassa è in deroga il modello somiglia sempre di più alla flex security senza averne le regole e in contrappesi”. In merito alle voci sulla sua possibile presidenza del Pd invece risponde: ”Questa è una domanda da non fare. Non all’ordine del giorno”.

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Il carteggio Renzi-Di Maio spopola in rete… in versione rivisitata!

n-RENZI-DI-MAIO-PIZZINI-tuttacronacaLuigi Di Maio, vicepresidente della Camera, nel pomeriggio di martedì 25 febbraio, ha pubblicato su Facebook le foto del carteggio tra lui e il neo premier Matteo Renzi. Ovviamente questo scambio di pizzini non ha lasciato indifferente il popolo della rete che ha pubblicato la sua personale versione su Twitter. “Caro Luigi, scusa l’ingenuità: ti vuoi mettere con me? Sì, no, Rodotà. Firmato Matteo”, recita uno. Mentre su un altro si legge: “Scusa l’ingenuità Luigi, ma voi ce li avete veramente i chip sotto pelle? Conosco uno che forse potrebbe provare ad estrarli. Per quanto mi riguarda sono disponibile a dialogare quando vuoi. Se porti due sirene ti faccio conoscere Bildenberg”.

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Ma non finisce qui: l’ondata di umorismo non ha risparmiato nemmeno Leonardo Pieraccioni: “Mi è appena arrivato un pizzino da Ceccherini, me ne dissocio fermamente”. Poi nella foto si legge: “Hai mica il telefono di quella Boschi?”. Un altro utente diffonde la foto del suo messaggio “segreto”: “Vedo che nella credenza ci sono solo paste corte, io vorrei anche quella lunga. Possiamo confrontarci o è sempre così? Giusto per capire, senza polemiche”. Ancora: “Quando tagli il prosciutto rincartalo con la carta da sottovuoto”. E poi, un biglietto con un cuore: “Non c’è scia chimica che possa dividerci. Luigi e Matteo 4 EVER”. Come se non bastasse, in Twitter ha spopolato l’hashtag #adottaungrillino:

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Renzi incassa la fiducia anche dalla Camera

renzi-camera-fiducia-tuttacronacaErano 599 i presenti nell’Aula della Camera dei deputati, oggi, per votare la fiducia al governo Renzi. A seguito di un pomeriggio di dibattito e dichiarazioni, il neo presidente del Consiglio Matteo Renzi ha incassato la fiducia con 378 sì, 220 no e un astenuto. Ieri era stata la volta del voto al Senato, votazione parimenti conclusasi con la vittoria, anche se un filo risicata rispetto alle aspettative, dei sì.

Lo spot Ceres che deride gli elettori italiani

ceres-gratis-tuttacronacaAncora una pubblicità del famoso marchio di birra Ceres che fa dell’ironia sull’Italia e gli italiani. L’idea è quella di offrire una Ceres gratis a chi ha votato Matteo Renzi alle politiche. Ovviamente nessuno, visto che il neo premier, in quell’occasione, non era stato candidato. Già nel 2013, quando alle elezioni gli italiani si sono mostrati particolarmente scissi sulle preferenze, fatto che ha portato alla creazione delle larghe intese, la campagna pubblicitaria aveva preso di mira la vita politica del Belpaese: “Prima si vota poi si beve, non come l’altra volta”.

Matteo Renzi, Luigi Di Maio… e i pizzini tra loro

Matteo-Renzi-premier-tuttacronacaIn mattinata, durante il dibattito sul programma del neo premier Renzi, in Aula alla Camera giravano “pizzini” tra il presidente del Consiglio e il vicepresidente della Camera ed esponente di M5S Luigi Di Maio. Al gruppo dei pentastellati appartiene anche Andrea Colletti, che durante il dibattito lo aveva duramente criticato: “Lei qui è un abusivo, entrato con una manovra di Palazzo dopo aver accoltellato il suo compagno di partito. Lei è ancora più bravo di Berlusconi, un vero venditore di pentole. Il Giorgio Mastrota” della politica. E aggiungeva: “Noi abbiamo un vero rispetto delle Istituzioni, che voi non potete rappresentare invece”.

faceDopo l’intervento, un primo commesso ha raggiunto Di Maio portando un pizzino scritto da Renzi. Da là, ha preso l’avvio il carteggio che il pentastellato ha in seguito pubblicato in Facebook scrivendo: ”Tanti giornalisti mi contattano perche’ stamattina in Aula hanno visto uno scambio di biglietti (iniziato da lui) tra me e Matteo Renzi. Li hanno definiti ‘pizzini tra Renzi e Di Maio’. Ci conoscete, massima trasparenza, li leggerete a breve”. A seguire, le immagini del carteggio. Scrive il premier Renzi a Di Maio: “Scusa l’ingenuità, caro Luigi. Ma voi fate sempre cosi? Io mi ero fatto l’idea che su alcuni temi potessimo davvero confrontarci, ma è così oggi per esigenze di comunicazione o è sempre così ed è impossibile confrontarsi? Giusto per capire. Sul serio, senza alcuna polemica”. Replica Di Maio: “Ciao, 1) guida al regolamento: i banchi del governo devono essere liberi da deputati quando qualcuno parla in aula. Il governo è tenuto ad ascoltare i deputati. La Boldrini doveva richiamare la Polverini. Non lo ha fatto. 2) Forse non è chiaro che in un anno abbiamo visto di tutto. Abbiamo visto la tua maggioranza votare in 10 mesi: 2,5 miliardi di euro di condono alle slot machine. 7,5 miliardi di euro alle banche. 50 miliardi di euro per gli F35. Che ti aspettavi gli applausi?” Ribatte Renzi: “Capisco. Se vedi occasioni reali di dialogo nell’interesse dei cittadini (a me della parte mediatica interessa il giusto: ognuno fa la sua parte). Fammi sapere. So che parli con Giachetti. Se ti va bene utilizziamo lui come contatto. Se ci sono cose fattibili insieme alla luce del sole, nell’interesse degli italiani, io ci sono. Buon lavoro. Matteo Renzi.” Nuovo pizzino del pentastellato: “Io parlo con Giachetti perchè lavoriamo insieme ogni giorno. Come tanti nostri colleghi che lavorano in commissione. Il Parlamento serve a questo. Però ora basta con questi biglietti berlusconi. Ci vediamo alla prova dei voti, in Aula, davanti al Paese intero.”

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Bersani arriva alla Camera: standing ovation per lui

BERSANI-RENZI-tuttacronacaSi vota la fiducia al governo Renzi oggi alla Camera e anche Pier Luigi Bersani, cinquanta giorni dopo esser stato colpito dal malore, ha fatto la sua apparizione. Al Transatlantico l’arrivo dell’ex segretario è stato accolto con grande calore e un lungo applauso. “Sono venuto ad abbracciare Enrico” Letta. “Ma ancora non è arrivato?”. Le prime parole dell’ex ministro. Durante la discussione generale sulla fiducia, il deputato Pippo Civati ha detto: “Ciao Matteo volevo dirti che stai sbagliando: anche io ho sognato che la nostra generazione andasse al governo, ma con il voto delle persone e non con una manovra di palazzo che neanche ai tempi di Mariano Rumor”. E ha aggiunto: “Oggi credo di rappresentare il disagio di molti elettori, non di tutti, del Pd. Disagio che si è manifestato anche ieri in alcuni interventi al Senato e che è molto forte. Se ho deciso alla fine, dopo un lungo travaglio, di votare la fiducia e di prendere anche dei fischi lo faccio perché come ha detto Bersani non si deve sfasciare tutto”. Ha poi concluso: “Io non ho altro da aggiungere. Ho cercato di convincere tutti voi che questa fosse la strada sbagliata, non ci sono riuscito. Ti consiglio di tenere altro viaggio, come dice un poeta a cui siamo affezionati. Lavorerò perché si ricostruisca quel centrosinistra con cui ci siamo presentati alle elezioni. Centrosinistra che rimane la mia ossessione ma anche la vera speranza per il paese”.

L’appello di Bersani al Pd: “Votare la fiducia a Renzi o ne va del partito”

bersani-renzi-tuttacronacaPier Luigi Bersani ha parlato all’Unità dimostrandosi sì critico riguardo lo strappo di Matteo Renzi ma anche pronto ad appoggiarlo invitando a “partecipare e fare di tutto perché l’impresa riesca.” L’ex segretario Pd spiega che tutto è “in capo alla responsabilità di Renzi. La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce”. Nel corso della prima intervista dopo la sua operazione, Bersani afferma: “Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani”. E ancora: “Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema”. E aggiunge: “Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. La politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza”. Parlando della propria salute, “se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione. La persona vale sempre più di ciò che fa”, dichiara Bersani, secondo cui “anche la politica deve guarire”. “I test – aggiunge – dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto”.

Pier Luigi Bersani e la foto dopo l’operazione

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E’ il settimanale Chi che pubblica le prime immagini sulla convalescenza di Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd che appena un mese fa è stato operato d’urgenza per un aneurisma cerebrale.L’immagine catturata da Chi lo mostra mentre passeggia nel giardino di casa. Lo scorso fine settimana sono stati molti gli ospiti illustri che sono andati a trovarlo: dall’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, all’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti; dal vicepresidente del CSM Michele Vietti al governatore dell’Emilia Vasco Errani per finire al senatore Nicola La Torre.

Matteo Renzi atteso in ospedale da Bersani

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Renzi ha annullato i suoi impegni e in giornata è atteso in ospedale a Parma, dove è ricoverato Pier Luigi Bersani. Intanto Enrico Letta ha parlato questa mattina con la moglie dell’ex segretario del Pd  per avere conferma del miglioramento, esprimendo a lei e la famiglia conforto e l’intenzione di andarlo a trovare quando uscirà dalla terapia intensiva. «Oggi è una bella giornata, il problema di salute di Pier Luigi Bersani è stato affrontato in modo brillante. Ci stringiamo a lui con tutto l’affetto che siamo in grado di trasmettergli», ha spiegato il presidente del Pd Gianni Cuperlo lasciando l’ospedale.

Inchiesta, per ora senza indagati, all’ex leader Bersani e alla segretaria

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E’ Marco Lilio su Il Fatto Quotidiano a raccontare di un inchiesta, al momento senza indagati che ha come oggetto un conto corrente intestato all’ex leader Pier Luigi Bersani e alla sua segretaria Zoia Veronesi.

Al Conto Corrente, come racconta il Fatto, la procura è arrivata partendo da tutt’altro:

Il sostituto procuratore Giuseppe Di Giorgio e il procuratore aggiunto Roberto Giovannini si sono imbattuti un anno fa nel conto, nell’ambito dell’inchiesta sulla segretaria e su Bruno Solaroli, l’ex capo di gabinetto di Errani. La procura, quando chiese alle banche gli estratti conti di Zoia Veronesi mirava a dimostrare la truffa che si sarebbe concretizzata nell’aver fatto figurare un datore di lavoro pubblico, cioè la Regione Emilia Romagna, differente da quello reale e privato, cioè il Pd.

L’ammontare del raggiro, secondo l’accusa, sarebbe stato di circa 140 mila euro lordi (più rimborsi), pari agli stipendi percepiti dalla Regione dal primo giugno 2008 al 28 marzo 2010, quando lavorava per Bersani a Roma, ma la Regione la pagava. Quando le accuse cominciarono a circolare, la Veronesi si dimise dalla Regione e venne assunta dal Pd.

Il conto corrente è stato aperto nel 2000 ed è stato alimentato con molteplici versamenti per una somma complessiva che si aggira, secondo quanto risulta al Fatto , sui 450 mila euro.  

Ma Pier Luigi Bersani, al Fatto Quotidiano ha replicato in modo lapidario:

“Sono tutti soldi registrati. Quel conto fu aperto con Zoia Veronesi per la gestione corrente della quale non mi potevo occupare direttamente e poi lì sono confluiti anche i contributi elettorali regolari. Ho piena fiducia nella magistratura e sono assolutamente certo di avere rispettato le norme. Anzi vorrei che accertassero tutto quello che ho così vedranno che non c’è nemmeno un euro che non è tracciabile”.

Al posto giusto… “Report” mira ai demeriti della classe politica

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Stasera, lunedì 30 Settembre 2013, su RaiTre alle 21.10 andrà in onda la diciassettesima edizione di Report , il programma d’attualità e inchieste, condotto dalla giornalista Milena Gabbanelli. La trasmissione costituisce ormai da anni un punto di riferimento assoluto per chi voglia approfondire temi su cui troppo spesso i media risultano colpevolmente silenti.
Il titolo della prima puntata è “Al posto giusto”. Un titolo che racchiude il nocciolo della puntata. Milena Gabanelli parte con un’inchiesta sui demeriti della classe politica che da tempo governa questo Paese. Report si chiede: “Il governo chi ha scelto per rimettere in piedi un paese devastato da una crisi senza precedenti? Quali sono i criteri di nomina dei ministri, sottosegretari e presidenti di Commissione?”. In sintesi “ Con quali criteri vengono scelti i ministri e chi ci governa?” Una domanda che si pone la maggior parte degli italiani. Bernardo Iovene ,autore dell’inchiesta, ha posto queste semplici domande ai diretti interessati per comprendere quali siano i requisiti necessari per ricoprire cariche cruciali.
I giornalisti hanno ricevuto ben poche risposte dai componenti dell’attuale governo interpellati, mentre la maggioranza di essi si è spesso barricata dietro frasi di circostanza come il classico “non ho tempo”. Il nuovo Report si occuperà molto di temi economici: “Quelli di cui nessuno parla perché troppo complessi, e proprio per questo più insidiosi, perché intaccano le radici del sistema”. Milena Gabanelli resta fedele al suo format: “Lontano dalle piazze e dai salotti, ma dentro le leggi, i criteri di nomina, le scelte economiche, le relazioni fra il potere bancario e quello politico”. La nuova edizione di Report è assolutamente da vedere!Per conoscere ciò che spesso viene taciuto e che in realtà avremmo diritto di sapere.

I 15 grillini che potrebbero sostenere il nuovo governo

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Quei 10 piccoli indiani, potrebbero diventare i 15 grillini dissidenti. Allontanati dal Movimento, potrebbero trovar posto nelle file di una nuova maggioranza e sostenere il nuovo governo che si dovrà delineare nei prossimi giorni. Le elezioni auspicate da Grillo sembrano infatti una Chimera e c’è chi sente stretta intorno a sé la morsa fatta di regole e linee dettate al di fuori del Palazzo. Così al Senato 15 grillini, 13 dei quali non hanno votato l’elezione dell’ultimo capogruppo, sarebbero disponibili a dialogare con il Pd, ma forse sono molti meno quelli che appoggerebbero un Letta bis.

Ne parla Andrea Malaguti su La Stampa:

Al telefono da Firenze la senatrice Alessandra Bencini – considerata trattativista – dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme». La sua voce è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. «Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto». E’raro vivere esperienze eccitanti senza pagarne il prezzo. Non pensava che fosse così alto. Da Palermo il senatore Francesco Campanella – trattativista anche lui – dice che «confrontarsi è necessario sempre, su ogni ipotesi».

Anche su quella di un Letta-bis? «L’ideale sarebbe un governo guidato da personalità terze. Letta potrebbe promettere di seguire parte dei nostri punti programmatici? Mi pare difficile. Ma se diventa Che Guevara ci rifletto. Ma soprattutto è importante che ci rifletta la rete». La rete. Non Casaleggio. Non Grillo. Al Senato il Movimento è spaccato in due. Quelli che seguono ciecamente i leader di Genova e Milano e quelli che chiedono a gran voce la consultazione del sacro web. Conta di più l’alto o il basso?

Governo Letta: attenzione, fragile!

larghe-intese-fragilità-tuttacronacaE’ andato male l’incontro a palazzo Chigi tra Letta e Alfano, con il premier che ha detto no a ogni ipotesi di rinvio alla Corte costituzionale della legge Severino e ora ha deciso di accelerare per poi poter parlare con chiarezza con Napolitano: va valutata la modalità di una crisi che sembra sempre più inevitabile. Quello che ha chiesto al proprio vice, dopo l’umiliazione di trovarsi in America a sponsorizzare il programma Destinazione Italia mentre dal suo Paese arrivavano i ricatti del Pdl, è stato un chiarimento vero “senza se e senza ma”. Nessuna fiducia per poi ripartire con il balletto delle dimissioni, in poche parole. L’ultimatum ora è lui a porlo, in occasione del Consiglio dei ministri: se si esce con dei provvedimenti, significa che si va avanti, altrimenti la responsabilità della crisi se la devono assumere loro, da subito. La crisi si è materializzata sulla questione della decadenza di Berlusconi che si è materializzata la crisi. Alfano, che cerca un appiglio per tentare a frenare Berlusconi, prova l’ennesimo cambio di rotta: “Separiamo i piani – lo schema del vicepremier – se convinci il Pd a rinviare alla consulta la Severino o a votare una legge interpretativa che rallenti, noi votiamo la fiducia e prendiamo tempo”. Ma di tempo non ce n’è più: la sentenza per l’interdizione sta per arrivare da Milano e il Pd ha già i suoi grattacampi in casa. Dall’altro lato c’è Letta che ha spiegato: “Questa volta non si può far finta di niente e ognuno si assumerà le sue responsabilità di fronte al Parlamento e al paese”. In programma per martedì prossimo ha intenzione di proporre in Aula un patto di legislatura fino a dopo il semestre europeo, dettagliato nelle priorità economiche e rivendicando la necessità delle riforme. E la verifica viene prima del tema della decadenza. Nel frattempo fermento c’è stato anche a palazzo Grazioli, dove Berlusconi si è incontrato con Alfano e i capigruppo e ha tenuto a ribadire la sua linea dura. Del resto si è già pronti ad accusare gli altri. Chi è vicino a Letta sostiene che “Se cade il governo si pagano Imu e Iva per colpa del Pdl”. Dalla parte dell’ex premier sono pronti a bombardare Saccomanni: “Se la grande trovata è aumentare la benzina per coprire l’Iva allora…”. Le larghe intese sono fragili come bicchieri in equilibrio instabile: non resta che aspettare la folata di vento che li farà cadere…

Colle rovente: un’ora a colloquio Letta e Napolitano

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Un’ora per dare una speranza all’Italia, un’ora per trovare un’alternativa, un’ora nella quale articolare una contromossa. Un’ora in cui il Colle è stato rovente. Ora l’incendio si trasferirà al Cdm e qui si farà la verifica. Intanto Letta ha riferito sui suoi incontri preliminari quelli che oggi aveva svolto con ngelino Alfano, Dario Franceschini, Guglielmo Epifani e Gianni Letta. Intanto arrivano anche le prime dichiarazioni da parte di Cicchitto: «Ascolteremo Letta con attenzione, vedremo». Più deciso il fronte del Pd  con Guglielmo Epifani che invita Letta ad aprire in Parlamento un «chiarimento risolutivo». «In questo – dice – il Pd lo sosterrà».  Epifani ha osservato che dall’attuale situazione «non si può uscire con un nuovo giro di valzer, sotterrare oggi l’ascia di guerra e dissotterrarla domani». Poi esprime anche il «sostegno» suo e di tutto il partito a Napolitano «di fronte agli attacchi volgari che si sono registrati in queste ore». Se giovedì «Letta ha parlato di umiliazione, io aggiungerei che è stato anche un colpo alla schiena per l’Italia che lavora, che cerca di uscire dalla crisi». Inoltre, «il Pdl scherza con il fuoco, una crisi è da irresponsabili».

Gli fa eco il presidente di confindustria Giorgio Squinzi “Con tutti i sacrifici che hanno fatto gli italiani in questi ultimi anni in termini di tasse e altro, oggi mettere a repentaglio tutto mi sembra folle” poi ha aggiunto “E’ inutile auspicare qualcosa: spero che prevalga il buon senso”.

Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl ha risposto immediatamente «Rispediamo con decisione al mittente le opportunistiche accuse che ci rivolge il segretario pro tempore del Pd. Dal nostro schieramento politico nessun “colpo alla schiena del Paese”, ma anzi un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica proprio per difendere i principi di libertà e democrazia sulle quali si fondano le nostre istituzioni repubblicane». Non tutto il Pdl però appare coeso. «Non ho firmato e non firmerò le dimissioni perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere le forze politiche ad assumersi le responsabilità nei confronti del paese, soprattutto in vista della prossima imminente campagna elettorale» sostiene il senatore Pdl Carlo Giovanardi, pur ribadendo come la decisione della giunta su Berlusconi sia «una mascalzonata»

L’incontro tra zio e nipote in tempo di crisi!

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Crisi di governo, ma non crisi di famiglia. Gianni Letta ed Enrico Letta, zio e nipote si sono incontrati per l’ultimo faccia a faccia a Palazzo Chigi. Lo zio ha ascoltato le condizioni di pace del nipote per poi riferirle a Silvio Berlusconi, il quale valuterà se far saltare o meno il governo delle larghe intese. Sembra difficile che il cavaliere ritorni sulle sue decisioni ora che in tasca ha firmate le dimissioni di massa e l’ipotesi di elezioni anticipate sembra allettare molto il leader di Forza Italia. Enrico Letta è atteso al Quirinale da Giorgio Napolitano alle 18, mentre alle 19.30 è previsto il consiglio dei Ministri che dovrà discutere dell’aumento dell’Iva.

Lettera aperta al Presidente Napolitano: l’ultima mossa di Forza Italia

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Il Giornale ha pubblicato la lettera aperta dei capigruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati e al Senato, Renato Schifani e Renato Brunetta, indirizzata  al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Secondo i capigruppo sulla legge Severino vi sono “consistenti dubbi di legittimità”.

Ecco il testo della lettera a Napolitano:

”Signor Presidente della Repubblica, nella nostra veste di Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia, intendiamo rappresentarLe alcune considerazioni a seguito della sua Dichiarazione relativa all’assemblea dei nostri gruppi parlamentari svoltasi ieri. I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall’articolo 66 della Costituzione. L’assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né, tantomeno, anche per l’evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato. Né la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente Berlusconi, parlamentare anch’egli e leader del Partito, pur essendo questa una eventualità che non costituirebbe, com’è di tutta evidenza, alcuna ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono, con il Presidente Berlusconi, i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.

L’oggetto della riunione riguardava viceversa l’atteggiamento da assumere, ciascuno nella propria libertà, come si addice a parlamentari che rappresentano la Nazione e godono delle guarentigie di cui all’art. 67 della Costituzione, rispetto all’orientamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che comunque rappresenta un’eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull’applicazione al Sen. Berlusconi della c.d. Legge Severino. In particolare, si tratta, come Ella sa, di una pronunzia che il Senato dovrà assumere nella propria qualità di organo della verifica dei poteri ai sensi dell’art. 66 della Costituzione, qualità che, secondo costante orientamento della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, costituisce esercizio, seppure speciale, di funzioni giurisdizionali. Sotto questo punto di vista, la riunione del gruppo era volta ad esigere il rispetto dell’organo parlamentare, allorché, come nel caso di specie, in questione è proprio lo Stato di diritto nella sua manifestazione suprema che è la Costituzione. Com’è infatti noto, le norme sul sindacato incidentale di costituzionalità delle leggi impongono che qualsiasi organo eserciti funzioni giurisdizionali sia tenuto, allorché ritenga una questione di legittimità rilevante e non manifestamente infondata, a investirne la Corte costituzionale. Si tratta di un dovere cui l’organo giudicante non può sottrarsi quando rilevi l’esistenza di un dubbio, senza necessità – va aggiunto – che sia previamente raggiunta da parte sua una certezza sulla incostituzionalità.

Che sulla c.d. Legge Severino vi siano consistenti dubbi di legittimità qualora la si voglia applicare al caso Berlusconi è dimostrato dalle tantissime voci, di ogni orientamento culturale, che tra i giuristi ed esperti si sono nelle ultime settimane levate. Il rifiuto di ascoltare questi dubbi da parte di molti parlamentari, malgrado ci si trovi in una sede di verifica dei poteri, è stato ritenuto dalla totalità dei partecipanti alla riunione dei gruppi di Forza Italia, un’inaccettabile negazione dello Stato costituzionale di diritto, tale da rendere intollerabile la permanenza in un Parlamento che si dimostrasse cosi sordo alle ragioni della legalità. Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato. In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell’organo che rappresenta direttamente la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica. Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell’iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia”.

Quella stanzetta al Nazareno… per Bersani!

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Una stanzetta quasi insignificante al Nazareno: 2 metri per 1,5. In precedenza appartenuta a un funzionario del coordinamento e poi assegnata a Pier Luigi Bersani. Mentre l’Italia precipita sui dati dell’industria, mentre il rapporto Pil debito pubblico rischia di sforare il 3%, mentre viene proposto un anticipo di Service Tax per camuffare la seconda rata dell’Imu, mentre c’è bufera in Telecom e l’Ansaldo sta per passare ai coreani e mentre si perdono posti di lavoro ogni giorno, al Pd si litiga per la stanzetta di Bersani.

I colleghi dell’ex segretario avrebbero alzato il problema e la vicenda sarebbe diventata di dominio pubblico dopo la Velina Rossa di  Pasquale Laurito.

”Si è perso – scrive il giornalista – ogni ritegno e si ha la sensazione che non esista più rispetto per chi ha lavorato per il partito. Gli uomini possono essere criticati per le loro scelte, ma quando si arriva ad essere maleducati e a polemizzare perfino sulla stanza che spetta ad un ex segretario di partito, c’è davvero da allarmarsi. Evidentemente ci sono già i gerarchetti pronti a compiacere il nuovo ducetto”.

C’è chi imputa la polemica ai renziani (tanto ormai se piove la colpa è sempre e comunque del sindaco di Firenze e dei suoi sostenitori), ma è pur vero che la critica c’è stata e poco importa chi l’abbia sollevata. Quello che sorprende, ma neppure, purtroppo, stupisce è che per l’ennesima volta si litighi per tavoli,poltrone e stanze. Così è costretto a  intervenire anche il tesoriere  del Pd Antonio Misiani:”Tra le tante, troppe polemiche inutili nel Pd, quella sulla stanza di Bersani è la più stupida e assurda. Il Pd è e rimarrà la casa di tutti, a partire da coloro che si sono assunti la responsabilità di guidarlo dalla sua nascita”.

Bersani si è ben guardato dall’entrare nella poco nobile querelle. Dovrà però trovarsi una sistemazione dal momento che neppure al gruppo di Montecitorio dispone di una stanza privata.

Forse c’è ancora da smacchiare il giaguaro.

Grillo attacca Bersani e la segretaria dell’ex segretario finisce nei guai

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«Se si vuole parlare con un movimento si va dal suo leader. Pier Luigi Bersani non lo ha mai fatto. È stata una mancanza di rispetto, perché noi, quanto a voti, siamo il maggior movimento italiano. Invece Bersani ha tentato di far passare dalla sua parte undici nostri senatori. Il Pd non è guidato da Guglielmo Epifani, l’attuale segretario, bensì dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano». Questo è ciò che ha denunciato, Beppe Grillo, in un’intervista a Die Zeit pubblicata da Repubblica. 

 Alla domanda se crede di poter governare da solo con il suo movimento, Grillo replica: «Ma certo! Noi presenteremo agli italiani già prima delle elezioni dieci-dodici candidati con un curriculum adeguato e il nostro programma, candidati che devono far parte del nostro governo. Non li nominiamo lì per lì come gli altri, che fanno ministri veline, massoni, e membri delle sette segrete».

«Noi – aggiunge – abbiamo già votato contro l’attuale legge elettorale in parlamento. Noi soli. Io voglio abrogarla e introdurre il sistema proporzionale ma solo dopo aver vinto con il sistema attuale» pur ritenendolo «totalmente ingiusto». 

«Noi siamo per l’Europa – fa inoltre sapere Grillo -, ma questa Europa germanocentrica di oggi non mi piace. Non ho nulla contro i tedeschi, ma la Germania di oggi non ha nulla a che fare con la filosofia dei grandi pensatori europei», «il problema – aggiunge – non è più l’euro, il problema è il debito. Noi paghiamo ogni anno 100 miliardi di euro per il nostro debito, e questo svuota qualunque progetto economico si persegua. Proporrò di rinegoziare il debito italiano. Gli eurobond mi sembrano un’idea che si concilia con l’Europa che immagino, cioè con l’idea della solidarietà».

Intanto oltre alle dichiarazioni di Grillo, arriva anche la chiusura dell’inchiesta per Zaia Veronesi, storica segretaria di Pierluigi Bersani. L’ex segretario del Pd naturalmente è in imbarazzo per quello che sembra essere un inevitabile rinvio a giudizio per una sua fedele collaboratrice. Ora il passo che la Veronesi può compiere, per evitare appunto un rinvio a giudizio, è quello di farsi interrogare di nuovo e cercare di dissuadere il pm dalle accuse che le vengono contestate. 

Quali sono le accuse?

La questione non è una notizia dell’ultima ora: per 22 mesi, cioè tra il 1° giugno 2008 e il 28 marzo 2010, la Veronesi lavorò a Roma per conto di Bersani, come d’altra parte aveva già fatto e come continuò a fare anche nei mesi successivi che però non rientrano nell’indagine. Perché dunque viene analizzato quel periodo? Perché Zaia Veronesi fu pagata dalla Regione con l’ inquadramento di dirigente professionale disposto dalla giunta guidata da Vasco Errani.

 Il ruolo della Veronesi era di «responsabile del raccordo con le istituzioni centrali e il Parlamento» quindi era normale che lavorasse a Roma negli uffici della Regione in via del Tritone, ma sembrerebbe che la segretaria di Bersani non avrebbe svolto quel ruolo, anzi avrebbe omesso di esercitarlo. Questa almeno è la posizione del pm Giuseppe Di Giorgio che ha inviato l’avviso di fine indagine, ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio. 

Zaia Veronesi è già stata ascoltata dalla Procura nell’ottobre 2012, ma non convinse i magistrati. Cosa viene contestato alla Veronesi? 

Di aver percepito indebitamente, nei 22 mesi in questione, 140 mila euro (lordi) di stipendio e 16 mila di rimborsi per le spese di missione. La Veronesi però affermò di aver lavorato per Bersani “solo la sera e nei ritagli di tempo”.  Insieme a lei è stato indagato anche Bruno Solaroli, l’ex capo di gabinetto di Errani. 

Il fronte anti-Renzi: Bersani sta con Cuperlo

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Gianni Cuperlo ha dalla sua parte Pier Luigi Bersani, colui che sarebbe dovuto essere il premier, guidare l’Italia in un momento di grave difficoltà, traghettare questo paese fuori dalla recessione e dalla crisi e invece non è riuscito a vincere le elezioni e poi è stato anche così testardo di non voler aprire a un governo di larghe intese. Un uomo che doveva essere vincente e che si è mostrato fragile (chi non ricorda quello streaming con Crimi e la Lombardo?) Ora però scende di nuovo in campo per il fronte anti-Renzi e lo fa parlando al margine della festa democratica milanese, proprio mentre Matteo Renzi incassava un altro tutto esaurito a Torino.

«Tra i candidati che si sono affacciati, ho cercato di capire quale potesse avere l’idea di Pd che ho io e quella di Cuperlo è un’idea di partito molto vicino alla mia» ha detto Bersani che ha abbracciato Cuperlo sul palco all’inizio del suo intervento alla festa Democratica milanese. «Gli darò una mano – ha aggiunto – perché questa sua idea possa essere compresa dalle varie anime del partito e quindi adesso ci mettiamo a lavorare e vediamo di ottenere qualche risultato». «Cuperlo può essere l’uomo dei miracoli», ha poi scherzato Bersani con chi gli chiedeva se potrà convincerlo a fare pace con Massimo D’Alema, visto che entrambi sostengono la sua candidatura alla segreteria del partito. Sul candidato Cuperlo converge con convinzione tutta l’area legata a Pier Luigi Bersani. Mentre, a sorpresa, anche dal fronte ex Ppi arriva «il sostegno convinto» di Domenico Cella, ex parlamentare della Margherita.

Ma l’attenzione dei più è focalizzata sul confronto Letta-Renzi. Il primo affondo oggi arriva dal premier. A Bari per la Fiera del Levante, il presidente del Consiglio si leva un sassolino dalla scarpa e, pur senza citarlo, replica con forza al sindaco di Firenze. Elenca le attività del suo esecutivo, poi sbotta: «Questi sono fatti non annunci, sono fatti: lo dico a tutti quelli che raccontano altre storie», urla dal palco. Il fronte renziano non replica subito. Letta si sposta nel pomeriggio a Chianciano, dove è ospite della Festa dell’Udc. «A volte bisogna mordersi la lingua, molto…», dice rispondendo ad una domanda sulle «difficoltà incontrate in questi mesi al governo» e sulle «questioni interne al partito». Mentre Letta a stento nasconde un mezzo sorriso, tutti già pensano che si riferisca alle critiche del sindaco fiorentino al governo. Poco importa se, passati pochi minuti, lo stesso premier assicura che per lui «non c’è un problema che si chiama Matteo Renzi». Anzi – precisa – «al congresso non sosterrò nessun candidato. È meglio per tutti se io mi concentro sul lavoro del governo». Anche la risposta di Renzi è una sorta di ‘crescendò.

A Torino, dove è ospite della Festa del Pd, il «rottamatore» dice di voler fare «un fioretto, ovvero non intervenire in replica al presidente del consiglio del mio Paese che sta facendo cose serie». Ma poi alza il tiro. Ieri, Letta ha detto che non ama i ‘battutisti’. E qualcuno in sala a Torino rinfaccia al «rottamatore» proprio il fatto di «fare battute». «Non è che per fare politica bisogna per forza avere la faccia triste», risponde Renzi. In realtà, il sindaco sembra concentrato sul congresso di partito. «Il Pd non deve fare un congresso per eleggere un nome, ma farsi tre domande – dice – come si esce dalla crisi? Come si fa a non perdere come l’altra volta? Come si fa a governare un Paese che ha bisogno di riforme radicali?».

In vista dell’Assemblea del 20-21 settembre, dove, senza un accordo preventivo, potrebbe esserci un braccio di ferro su date e regole del Congresso, anche Gianni Cuperlo alza i toni. «Il governo Letta è necessario, lo dobbiamo sostenere con forza e lealtà perché ci sono questioni che vanno affrontate attraverso una larga condivisione parlamentare – spiega – ma dopo aver fatto la riforma del Porcellum, io penso che serva un governo che faccia scelte chiare e nette in direzione dell’equità, che guardi alla drammaticità dell’occupazione, alla situazione dei precari. Sì, serve più sinistra».

Ieri l’inaugurazione, oggi la pioggia: primi drammi a Mediopadana

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Appena ieri si era tagliato il nastro e già da oggi la stazione Mediopadana di Reggio Emilia era attiva… peccato che ci piova dentro. Sono stati proprio gli utenti a denunciare il disservizio e a scattare alcune foto da inviare a ferrovie dello Stato per capire se l’acqua che filtra dal soffitto fosse un’ “ulteriore attrattiva”, oltre al design ultra moderno. A parte l’ironia il problema sussiste e sembra incredibile che un’opera da 79 milioni di euro, che ha come potenziale bacino due milioni di utenti, possa essere permeabile all’acqua. Sarebbe poi un controsenso avere un “onda bianca” che finisce sott’acqua!

Secondo Ferrovie dello Stato, però, il disagio è solo temporaneo. “Siamo informati della complicazione che si è verificata oggi, ma rassicuriamo l’utenza: non è dovuto a problemi strutturali – spiega l’ufficio stampa di Fs – i lavori sono per la maggior parte stati ultimati ma come per Bologna, anche a Reggio Emilia restano ancora alcune opere da concludere. Per esempio, i vetri e le coperture delle pensiline sono già state collocate ma gli operai stanno terminando tutti quei lavori che servono a rendere completamente impermeabili i soffitti, nello specifico devono finire di sistemare le guarnizioni necessarie a impedire che l’acqua possa filtrare tra il vetro e l’acciaio. L’acquazzone violento di oggi, purtroppo, ha fatto il resto. In breve tempo, comunque, risolveremo il problema”.

Insomma si è inaugurata un’opera che non è terminata? Si inaugura una stazione ferroviaria in cui filtra l’acqua e potrebbe anche interferire con l’impianto elettrico?

 

Letta quasi quadruplica i saggi: da 10 a 35… saggezza infinita!

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Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto i 35 componenti della commissione per le riforme costituzionali. Tra loro figurano Valerio Onida, Angelo Panebianco, Luciano Violante (che dopo esser stato in corsa per la premiership ora si ripresenta sotto forma di saggio). I “saggi” saranno ricevuti giovedì pomeriggio dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale:

– Michele Ainis – Università Roma 3

– Augusto Barbera – Università di Bologna
– Beniamino Caravita di Toritto – Università la Sapienza Roma
– Lorenza Carlassare – Università di Padova
– Elisabetta Catelani – Università di Pisa
– Stefano Ceccanti – Università Roma 3
– Ginevra Cerrina Feroni – Università di Firenze
– Enzo Cheli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Mario Chiti – Università di Firenze
– Pietro Ciarlo – Università di Cagliari
– Francesco Clementi – Università di Perugia
– Francesco D’Onofrio – Università La Sapienza Roma
– Giuseppe de Vergottini – Università di Bologna
– Giuseppe Di Federico – Università di Bologna
– Mario Dogliani – Università di Torino
– Giandomenico Falcon – Università di Trento
– Franco Frattini – Presidente Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
– Maria Cristina Grisolia – Università di Firenze
– Massimo Luciani – Università La Sapienza Roma
– Stefano Mannoni – Università di Firenze
– Cesare Mirabelli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Anna Moscarini – Università della Tuscia
– Ida Nicotra – Università di Catania
– Marco Olivetti – Università di Foggia
– Valerio Onida – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Angelo Panebianco – Università di Bologna
– Giovanni Pitruzzella – Università di Palermo
– Anna Maria Poggi – Università di Torino
– Carmela Salazar -Università di Reggio Calabria
– Guido Tabellini – Università Bocconi di Milano
– Nadia Urbinati – Columbia University
– Luciano Vandelli – Università di Bologna
– Luciano Violante – Università di Camerino
– Lorenza Violini – Università di Milano
– Nicolò Zanon – Università di Milano.
Ma non erano inutili i saggi secondo il Grande Saggio Valerio Onida? E ora di nuovo a fare il Saggio inutile?

Il coraggio di una maestra salva i suoi allievi. Prendiamo esempio?

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Rhonda Crosswhite, maestra alla Plaza Tower Elementary a Moore, sobborgo di Oklahoma City, ha solo pochi graffi che lei stessa definisce «irrilevanti, considerando quello che sarebbe potuto succedere. Non ho mai pensato che stessi per morire – ha detto -. Per tutto il tempo ho continuato a urlare ai ragazzi: “Smettetela di preoccuparvi, stiamo bene, stiamo bene. Gridavo per tranquillizzarli, cercavo di superare con la mia voce quel frastuono orribile, sperando che mi potessero sentire. Una ragazza singhiozzava e le ho detto: “Va tutto bene, va tutto bene, ti proteggo io”. E poi ho detto qualche preghiera: “Dio, ti prego di prenderti cura dei miei figli”. E noi stiamo bene».

In questa scuola sono morti 9 bambini, ma nessuno della sua classe. Lei li ha protetti tutti, alcuni anche con il suo corpo. «Quando tutto è iniziato a venire giù, mi sono messa su di loro. Tutto qui. Uno dei miei ragazzini mi diceva: “Ti amo, ti amo, ti prego non morire con me…”». Con queste parole semplici racconta il suo gesto d’amore verso la sua classe, verso quei bambini che le devono la vita. Ma per lei è stato normale, è nell’ordine delle cose… è questo lo spirito americano. Ci sono dei ruoli nella società che richiedono coraggio, ci sono le insegnanti che per i loro bambini morirebbero, perché è quella solidarietà innata, è quella spinta che ti porta a essere un eroe per caso. E’ successo a Newton dove un’insegnante è morta per proteggere i suoi allievi dalla follia omicida di Lanza… succede durante il tornado con l’insegnante Crosswhite che non ci pensa due volte e si sdraia sui suoi allievi , li protegge. Cosa succede in queste menti? Succede che le insegnanti sanno proteggere il futuro, sono a contatto quotidianamente con quelli che saranno gli uomini e le donne del domani… sanno quanto sia importante non rubare a nessuna generazione quel domani… forse sanno quello che i nostri politici dovrebbero imparare… a tutelare i loro cittadini, a proteggerli… dovrebbero pensare che ogni individuo, da quello che nascerà fra qualche mese a quello che ha 90 e più anni, è un bene prezioso, ognuno è indispensabile (perchè nel bene o nel male è un esempio) e ognuno ha diritto a vivere e a farlo dignitosamente… Ognuno ha bisogno di essere tutelato, sostenuto quando porta avanti un progetto che può essere utile alla comunità… proprio come un bambino che cresce, l’imprenditore ha bisogno di essere supportato nel suo sviluppo, non castigato con tasse sempre più insostenibili, con una burocrazia kafkiana o con l’indifferenza. Se poi sbaglia allora la punizione deve arrivare e deve essere esemplare, in modo da far capire che lo Stato punisce i criminali e premia gli onesti… oggi in Italia sembra che sta succedendo il contrario, perciò la storia di Rhonda, oggi è più importante che mai!

Epifani alla guida del PD: per lui l’85,8% di voti

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Durante all’Assemblea del PD, i vari politici che hanno preso la parola hanno commentato la manifestazione contro i pm organizzata dal PdL a Brescia. Se per Epifani “A Brescia il PdL mette mine”, mentre la Bindi ha attaccato Alfano: “Grave che vada a una manifestazione contro i giudici”, considerato anche il suo ruolo di vicepremier. E se Renzi ha auspicato che i democratici “non subiscano questo governo”, Letta ha confermato il suo appoggio alle toghe: “Rispetto sempre e comunque la magistratura”. Il Premier è poi passato al lanciare l’allarme sulla disoccupazione giovanile, priorità che “deve essere affrontata a livello nazionale ed europeo con misure immediatamente applicabili”. L’accento è poi stato messo su due tra le riforme che varerà il governo,  quella elettorale e ”la fine del finanziamento pubblico dei partiti come lo abbiamo conosciuto sostituito da forme che diano protagonismo alla società”. Letta è apparso determinato sul palco: “Mi dedicherò con impegno totale alla missione che il Parlamento mi ha dato. Non governerò a tutti i costi ma con tutte le energie che il Signore mi ha dato”.  Al termine dell’Assemblea, la votazione ha eletto Epifani a nuovo segretario del PD con l’85,8% dei voti.

Ma chi è il nuovo segretario del PD che dovrà traghettare il partito fino al Congresso?

Nato a Roma il 24 marzo 1950, Guglielmo Ettore Epifani è un sindacalista e politico italiano ed è stato  segretario generale della Cgil dal 2002 al 2010. Dopo aver seguito la famiglia a Milano per poi tornare nella capitale, Epifani prese la maturità classica al Liceo Orazio per poi iscriversi a La Sapienza e laurearsi in filosofia nel ’73, con una tesi su Anna Kuliscioff. Iscritto alla CGIL, nel 1974 ne diresse la Casa editrice, l’Esi per poi approdare prima all’Ufficio sindacale e quindi a quello Industria della Confederazione. Iscritto prima al PSI e poi al partito dei Democratici di Sinistra, intraprende la carriera di dirigente sindacale prima come segretario generale aggiunto della categoria dei lavoratori poligrafici e cartai per poi entrare nella segreteria confederale. Nel 1993 riceve la nomina a segretario generale aggiunto da Bruno Trentin mentre l’anno successivo lo vede come vice di Sergio Cofferati dal 1994 al 2002, quando diventa Segretario Generale della CGIL, posizione che occuperà fino al 2010. Alle ultime elezioni, Epifani è stato candidato ed eletto alla Camera dei Deputati come capolista della lista PD nella circoscrizione Campania I.

Guglielmo Epifani dirigerà il PD fino al congresso? Oggi Assembla al voto

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Spetterà a Guglielmo Epifani il compito di traghettare il Pd fino al congresso? Grazie all’ampia convergenza sulla sua figura, al termine di due giorni “di consultazione e di confronto”, del  “gruppo indicato dal coordinamento per preparare l’Assemblea nazionale”, sarà quindi suo il nome che verrà sottoposto oggi al voto dell’Assemblea. Una nota del Pd, firmata dai vicepresidenti dell’Assemblea, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, i capigruppo Roberto Speranza, Luigi Zanda e David Sassoli e il coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola, spiega infatti che “il suo profilo risulta il più idoneo a condurre il partito verso la stagione congressuale e nelle nuove e impegnative responsabilità che spettano al Pd nella difficile fase politica del Paese”. Cadute quindi le ipotesi Fassino e Finocchiaro, gli altri due nomi ipotizzati come candidati alla segreteria dei democratici, Epifani sembra ricevere ampi consensi, come dimostra anche un tweet di Franceschini: “Epifani ha l’autorevolezza, il buonsenso, l’esperienza che servono adesso per sostenere il governo e rilanciare il partito tenendolo unito”. Anche Speranza, capogruppo del Pd alla Camera, condivide l’opinione: “Epifani è la persona giusta per guidare il Pd in questo passaggio difficile. A lui va il mio pieno e convinto sostegno”.

L’epifania del Pd!

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Epifani verso la nomina a sottosegretario?

E’ aria pesante, convergenza sì ma tanta paura serpeggia negli animi dei democratici. Ogni nome rischia di essere sottoposto al linciaggio avvenuto con l’elezione del Capo dello Stato. Ogni nome può diventare l’ennesimo “Prodi o Marini”.  E se c’è chi ormai è convinto che la figura di aggregazione possa essere proprio Epifani c’è chi rovina immediatamente la festa e riporta alla realtà concreta di un Pd dalle molte ( e troppe) identità.

E’ Pippo Civati che sottolinea: “E’ in continuità con il vecchio gruppo dirigente, se il candidato sarà lui, ce ne saranno altri: un’epifania”.

E il problema del Pd sembra ancora una volta generazionale, con i giovani ceh spingono ma non hanno un nome su cui riunire le loro forze per i troppi protagonismi che sono emersi nelle ultime ore, e un vecchio “regime” che vuole imporre una figura di politica spolverata, ma che conserva ancora l’odore di naftalina.

Chi sarà il prossimo ad essere demolito dai franchi tiratori?

Ecco i ministeri sicuri e quelli incerti!

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Il totoministri si sa che è una delle cose che piaccion di più agli italiani. Diventa quasi uno sfogo per ogni giornalista che studia tattiche ed equilibri di governo, correnti dei partiti e strategie economiche. Ma questa volta il fascino è accresciuto dalle larghe intese e dai soggetti “forti” in campo che potrebbero cambiare totalmente l’assetto politico:

Ministero dell’Economia
Mario Monti: senatore a vita dal 9 novembre 2011, nominato commissario europeo prima dal governo Berlusconi e poi dal governo D’Alema, membro dell’Aspen Institute Italia, è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council
Savatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, fa parte del club Bilderberg
Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, fa parte del club Bilderberg
Pier Carlo Padoan, vicedirettore generale dell’Ocse, è membro dell’Aspen

Ministero degli Esteri
Mario Monti: senatore a vita dal 9 novembre 2011, nominato commissario europeo prima dal governo Berlusconi e poi dal governo D’Alema, membro dell’Aspen Institute Italia, è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council
Massimo D’Alema:  finanziamento illecito accertato, prescritto;concorso in aggiotaggio nella scalata alla BNL con il gruppo Unipol.

Ministero degli Interni
Annamaria Cancellieri: membro dell’Aspen, indagata per abuso d’ufficio della procura di Catania, per fatti risalenti al 2009, quando Cancellieri era commissario del teatro Bellini.

Ministero della Giustizia
Paola Severino: La sua casa sulla Via Appia Antica a Roma è stata blindata a spese dello stato italiano, ma lei si è difesa dicendo che non l’ha deciso lei. Ma viene da domandarsi perché non l’ha impedito e pagata di sua tasca, visto che è il ministro più ricco d’Italia?
Franco Gallo, presidente della Corte costituzionale
Luciano Violante: presidente della Commissione parlamentare antimafia (1992-1994) e della Camera dei deputati (1996-2001), Responsabile riforme istituzionali del PD, è stato uno dei 10 Saggi nominati da Napolitano
Francesco Nitto Palma: magistrato e politico italiano, Ministro della Giustizia del Governo Berlusconi IV,   paladino dell’immunità parlamentare.

Ministero delle Riforme
Gaetano Quagliariello – parlamentare Pdl: l’uomo giusto al posto giusto! Come si legge nel suo sito Pd e Pdl possono collaborare insieme ma le riforme non si fanno in qualche mese (cioè anni? millenni? MAI!)

Ministero dello Sviluppo Economico
Paolo Romani,  ministro allo sviluppo economico del governo Berlusconi IV: è indagato per peculato in quanto avrebbe speso 5000 euro di telefonate in 2 mesi con un cellulare del comune di Monza. Inoltre Romani sarebbe indagato per i rimborsi spese in quanto dal maggio 2007 alla fine del 2008, tra pranzi e cene «di rappresentanza» ha messo in conto 22000 euro al Comune di Monza.
Enrico Giovannini, uno dei 10 saggi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica
Graziano Delrio,  sindaco di Reggio Emilia
Corrado Passera, è indagato dalla procura di Biella per presunti reati fiscali che sarebbero stati commessi in quanto ex amministratore delegato di Banca Intesa prima e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo dopo la fusione con l’istituto torinese.

Ministero del Lavoro
Stefano Fassina: responsabile economico del PD, a marzo aveva affermato: “Non siamo disponibili ad alcun accordo con il Pdl. Se non ci sono le condizioni per fare un governo di cambiamento con il M5S si deve tornare alle elezioni”, in seguito, quando gli hanno chiesto perché il Pd non votava Stefano Rodotà, ex giovane turco, pare abbia risposto: “Mio cognato lavora alle Poste e non sa neppure chi è, Stefano Rodotà”. Non dovrebbe essere un governo delle larghe intese?
Filippo Bubbico:  indagato per truffa aggravata, associazione a delinquere, truffa e abuso d’ufficio.
Maurizio Sacconi: è stato Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel Governo Berlusconi IV ed ex funzionario di agenzia ONU; nel 2009 ha varato una legge per consentire ai giornali di liberarsi con i soldi pubblici dei cronisti più anziani e meglio pagati, che in tre anni ha permesso di mandare in prepensionamento centinaia di lavoratori e messo in cassa integrazione o sotto contratto di solidarietà altre migliaia.
Sergio Chiamparino: sindaco di Torino dal 2001 al 2011, è stato indagato per finanziamenti illeciti e la sua Giunta è stata coinvolta nello “scandalo esumazioni” del Cimitero Monumentale di Torino, l’inchiesta è stata poi  archiviata

Ministero Politiche europee
Enzo Moavero: già Ministro nel governo Monti di cui si dice sia “l’alter ego giuridico”, giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell’Unione europea in Lussemburgo, collaboratore della Commissione europea in qualità di Direttore Generale del Bureau of European Policy Advisors
Emma Bonino: inizia in politica con il Partito Radicale, passa per Forza Italia e approda al PD

Sembra più un governo tecnico rimaneggiato dai politici che un governo di cambiamento e al servizio del Paese.

Ma poi se già abbiamo un Ministero dell’Economia, perché avere un ministero dello Sviluppo Economico? Non si può fare un dipartimento all’interno del ministero e magari contenere le spese della politica?

Inoltre, se solo la metà dei nomi fosse confermata quanti indagati avremo al governo?

Come hanno illuso gli italiani… Bersani poteva governare?

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Dopo le “roboanti” parole di Giorgio Napolitano come al solito ci sono le dichiarazioni dei leader o “ex leader” delle principali forze politiche e così arriva anche il turno di Pier Luigi Bersani. Il quale ha affermato, mentre lasciava l’Aula, “Cos’altro doveva dire? Ha detto benissimo quel che doveva dire.”. Un ottimo discorso per l’ex segretario del centro-sinistra o forse delle parole trattenute da rabbia e umiliazione per quel passaggio non proprio edificante che gli è stato rivolto dal Capo dello Stato quando ha parlato di un vincitore che non è riuscito “a governare con una simile sovrabbondanza”?

Forse gli italiani si sono illusi che Bersani potesse governare l’Italia anche perché chi ha da smacchiare un giaguaro non ha proprio tempo da dedicare alla politica di un Paese!

 

Chi è il leader degli italiani?

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Secondo un sondaggio dell’Istituto Swg il più amato dagli italiani in questo momento è Matteo Renzi che distacca Pierluigi Bersani almeno di 30 punti. Più dietro seguono Berlusconi e Grillo.

Quindi il sindaco di Firenze avrebbe la fiducia degli italiani, ma a livello di coalizione le elezioni le vincerebbe il centro-destra almeno stando ai sondaggi dell’Istituto che pone la coalizione di Berlusconi a 33,8% e quella del centro sinistra a 31,0%. Il centro si sarebbe attestato intorno al 7,7%, mentre il M5S starebbe al 24%.

I militanti contestano: PD=VENDUTI

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Contestazioni fin dalla mattina fuori da Montecitorio. Se ieri sera i militanti del PD avevano mostrato cartelli che chiedevano fosse votato Rodotà, oggi i toni si sono inaspriti e quello che si legge principalmente nei cartelli, indirizzati al gruppo dirigente del PArtito Democratico, è PD=VENDUTI. La base dell’elettorato chiede che il “bipartizan”Marini non sia votato e si scaglia contro Bersani e i dirigenti colpevoli di aver “inciuciato” con Berlusconi. Anche i social network sono diventati una piazza da dove s’innalzano grida di protesta mentre ieri è stata la serata del “mail bombing” verso le caselle di posta elettronica dei deputati del PD. Il messaggio è sempre uno: No a Marini, Sì a Rodotà!

Cosa ci ricorderemo del Presidente Napolitano?

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Il presidente Politico… con la P, come provvidenza, ma anche come partitocrazia. Di questo Presidente sicuramente le leggi ad personam firmate anche se fossero palesemente incostituzionali, tanto poi che la Consulta le ha bocciate, le missioni internazionali di pace armata, il rapporto ad alta tensione con la magistratura, la scelta di Monti per strangolare il popolo italiano con le tasse, ma eliminare i finanziamenti ai  partiti o fare una nuova legge elettorale e la perla dei 10 saggi a fine legislatura. Le 10 personalità tra cui spiccano quattro garanti dei partiti e dinosauri riesumati dalla burocrazia più retrograda e nominati. Naturalmente nessuno sotto i 40, nessuna donna. Un vero simbolo della democrazia. Ma perchè fu necessario si chiederanno le generazioni future? Per eliminare il pericolo che la casta venisse toccata, lesa e si preferì far convogliare il Pd nel Pdl piuttosto che avere il coraggio di andare alle elezioni e di ascoltare il popolo italiano. Quella sinistra decongelata, acnora così intrisa di Democrazia Cristiana, non poteva ammettere nessun tipo di cambiamento. Il parlamento è per i politici e per i loro interessi, poi ci sono tanti incarichi nelle principali aziende partecipate da poter usare come arma di scambio.  Il presidente Napolitano ha incarnato tutto questo e ha consentito che Bersani diventasse dittatore dopo che lui era stato Re per sette anni, incoronato proprio dal New York Times che lo appellò Re Giorgio.

 

Ecco la sinistra di Bersani! A far l’amore con Alfano. Le foto “impressionanti”!

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Il Pd è lacerato in modo profondo, ma secondo Bersani in un momento di separazione ci vuole la condivisione e quindi Bersani abbraccia… Alfano! Nessun laceramento possiamo dormire sonni tranquilli, il segretario del Pd ha traghettato direttamente il partito dentro al Popolo della Libertà. Le foto sono impressionanti, Alfano e Bersani chiacchierano amabilmente alle spalle degli elettori di destra e di sinistra, mentre aspettano che inizi la votazione per il Capo dello Stato. Questa è l’Italia che ci attende!

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Marini e il complotto contro Prodi… verso un Presidente complottista?

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Stiamo andando verso un Presidente complottista… Questa sarà l’immagine che l’Italia darà all’estero e la politica assumerà nuova linfa per tramare, fare alleanze sotterranee ed “evirare” il popolo di quella sovranità di cui gode attraverso la Carta Costituzionale.

«E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi». Un vecchio articolo a firma di Francesco Verderami sul Corriere della Sera (29 maggio 2001) racconta il complotto che operarono Marini e D’Alema ai danni di Prodi:

A suo tempo la vicenda era stata catalogata come un caso politico dai contorni poco chiari e pieno di indizi compromettenti, la cui riservatezza stava a metà strada tra il terzo mistero di Fatima e il segreto di Pulcinella. Fu durante una cena, alla vigilia della campagna elettorale, che Marini decise di sollevare quel dito di polvere, e a distanza di qualche mese l’ ex segretario del Ppi conferma le parole pronunciate quella sera, «anche se bisogna dargli una valenza storica e non di cronaca. Perché io sono convinto che non bisogna disperdere il risultato della Margherita». Sarà, ma con quella storia l’ Ulivo deve oggi fare i conti, da lì è chiamato a ripartire, dal 9 ottobre del 1998. «E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi. Solo che io non mi sono mai pentito, Massimo sì. Ha provato perfino a riappacificarsi con Romano. Chissà, forse sperava di salvare palazzo Chigi. Che volete farci, uno il coraggio o ce l’ ha o non ce l’ ha».

Poi Marini, tutto contento come un uomo dalla fronte inutilmente spaziosa (cit.), continuò il racconto:

Un paio di commensali interruppero di colpo la masticazione, altri gli riservarono uno sguardo interrogativo. Marini non si curò e proseguì, disse che con Prodi «da quando era successa quella cosa», dai tempi del complotto insomma, «non ci parliamo più»: «Sì, ci siamo incrociati alcune volte a Strasburgo, ma non ci siamo nemmeno salutati. E’ andata così». Marini ripetè a cena di non essersi pentito, «non mi sono pentito», perché in politica non esistono peccati, semmai progetti che non coincidono con progetti altrui e portano allo scontro. Pentirsi avrebbe significato rinnegare quel progetto che l’ ex leader popolare aveva coltivato assieme a D’ Alema, e sulla cui fine parlò più volte: «Fu incredibile come si comportò durante la partita del Quirinale». Per ripararsi dal freddo e dalla solitudine con cui Bruxelles accoglie gli europarlamentari, una sera Marini raccontò a un amico democristiano passato con il Polo che non avrebbe mai potuto perdonare D’ Alema, «non si può perdonare un simile errore». L’ asse tra i due era nato nei giorni delle trattative elettorali per la composizione delle liste del ‘ 96, si era poi saldato con l’ avvento di Marini a piazza del Gesù ed aveva condotto l’ allora segretario dei Ds a palazzo Chigi. A quel punto il Colle toccava al Ppi, «tocca a noi il Quirinale», annunciò pubblicamente Marini. A Bruxelles certe notti non passano mai: «Mi ricordo la cena a quattro. Io, D’ Alema, Veltroni e Mattarella. “Siamo d’ accordo, allora. Votiamo la Jervolino”. Poi Massimo si fece convincere che era meglio eleggere Ciampi.

Keep calm and vote Rodotà… i militanti non ci stanno e protestano Bersani

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Protesta davanti al teatro Capranica di Roma dove era in corso l’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. “Keep calm and vote Rodotà”, si legge sui cartelli issati dai militanti del Pd: “Noi non voglismo l’inciucio con Berlusconi, ci vuole il cambiamento”, hanno spiegato. L’appello alla manifestazione era girato nel pomeriggio su Facebook, appena circolata la voce della candidatura di Franco Marini.

Fassina ha poi affermato ”Franco Marini è in grado di ricostruire una connessione sentimentale con il paese”. E qui la terapia di gruppo non basta più!!!

Buonanotte e buona dittatura a tutte/i!

La politica dei pacchi e delle sorprese del Pd! Renzi dice no.

BERSANI IN VERSIONE GIAGUARO-tuttacronaca

Franco Marini sembra il più accreditato tra i nomi a salire al Colle, è sicuramente un presidente di larghe intese nel senso che Bersani e Berlusconi se la sono intesa bene su questo nome. Ma Renzi non ci sta. I suoi non lo voteranno. Lo ha ribadito Renzi a La Stampa.

Nel 1995 il Tribunale dei ministri chiese alla Camera l’autorizzazione a procedere contro di lui per concussione. Marini era accusato di aver concesso, da titolare del dicastero del Lavoro, una serie di prepensionamenti al gruppo Sme, a carico dello Stato, in cambio dell’ acquisto da parte della stessa Sme di spazi pubblicitari sul settimanale cattolico ”Il sabato” per un totale di 100 milioni di lire. Il suo principale accusatore era Giancarlo Elia Valori, allora presidente della Sme. La Giunta per le autorizzazioni a procedere, però, respinse la richiesta giudicando indimostrabile il nesso tra i prepensionamenti e l’ acquisto della pubblicità sul ”Sabato”, evidenziando anche che il periodico era ”politicamente ostile a Marini”. Le accuse di Valori, quindi, non poterono essere valutate da un tribunale.

Nel frattempo il Sel si allea con Grillo nella scelta di Rodotà e pare proprio che non esista più una coalizione di centro sinistra. Come farà Bersani a governare il paese nonostante ci sia stato l’accordo-inciucio con Berlusconi? Lui ha perso sicuramente una parte della base e non solo quella renziana, inoltre ha perso il Sel, può aver guadagnato l’appoggio del Pdl, ma un governo con la base del pd spaccata e senza Sel cosa rappresenterebbe in Parlamento? Non certo il voto degli italiani… che assomiglia sempre più a una barzeletta… ma per domani Bersani promette una “bella sorpresa” ci dobbiamo forse riconsolare con l’ennesimo nome di un indagato, di un economista dell’alta finanza, di un ultra 90enne in dialisi? Cosa ci aspetta? La politica dei pacchi? Facciamo “affari tuoi” anzi “affari vostri”? Sorpresa, ma stiamo a giocare con il futuro degli italiani?

Grillo tenta l’ultima carta a tempo scaduto: Rodotà!

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E’ chiaro che Grillo ci abbia provato veramente a portare qualcuno di estraneo alla politica. Ha tentato la strada di due eccellenze italiane tra Milena Gabanelli e Gino Strada, ma il potere si è arroccato nell’accordo-inciucio tra Pd e Pdl e ha tagliato completamente fuori l’M5S. E’ chiaro che non c’era la volontà del cambiamento, era solo un messaggio promozionale lanciato durante le elezioni, che sicuramente non aveva basi concrete programmatiche. Così chiusa in faccia la porta a Grillo, senza neppure prendere in considerazione i nomi si è andati direttamente a riesumare dalla politica ancestrale nomi che rappresentano davvero un immenso passo indietro per il Paese, ma che possono tutelare i due B & B. Cosa fa l’outsider? Gli rimane un ultimo tiro dalla sua metà campo è il 90′ abbondante quando annuncia che sia la Gabanelli che Strada si ritirano… il terzo è Rodotà, un nome pulito ma forse più vicino agli ambienti politici. Un nome che spaventa meno il Pd e il Pdl. Ma potrà bastare o la strada è segnata? Riuscirà con questo colpo a rimettere in moto il dialogo? Domani si va a votare e il nome probabilmente è già stato ampiamente concordato… tutta fatica sprecata… la politica è sempre la stessa… una dittatura travestita da democrazia che nasconde perfino il nome di chi è il candidato a Capo dello Stato. Ma è possibile che i cittadini fino alla fine non possano conoscere neppure il nome?

L’apertura di Grillo al Pd, facciamo uno scambio: il Presidente per la fiducia?

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Fino a ieri sembrava che fra Pd e M5S  il matrimonio proprio non si potesse fare, ora invece, in nome di un Presidente, non politico, donna e con un curriculum inattaccabile, almeno una sorta di fidanzamento virtuale è anche sperabile.

“La rete ha espresso un miracolo: Milena Gabanelli al Quirinale. E io volevo dare un consiglio a Bersani: voti la Gabanelli. Sarebbe un grande segnale. Potrebbe diventare con la Gabanelli la repubblica delle manette? Eh, non sarebbe mica male. Provi a votarla e cominciamo da lì. Poi ci sono i rimborsi elettorali e la legge elettorale e la corruzione. Così potremmo trovare una convergenza” Queste le parole di Grillo nel suo video messaggio a Bersani che fanno da ponte tra l’anti-politica e la vecchia politica… Insomma Grillo si getta nella mischia a testa bassa. D’altra parte grandi possibilità nonc e ne sono, se davvero Bersani fa l’inciucio con Berlusconi e scambia il Presidente per una futura fiducia al governo da lui presieduto per Grillo non ci sarebbero più vie d’uscita. Sarebbe fuori da ogni gioco! Quindi rilancia la palla e prova lui con la mossa del Presidente da condividere in cambio di una fiducia futura da incassare.

I 100 anni di Pietro Barilla e l’incontro Renzi-Berlusconi

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Serata in onore di Pietro Barilla al Teatro Regio di Parma, in occasione dell’anniversario della sua nascita questa sera andrà in scena lo spettacolo “Pietro. Cent’anni avanti.”, opera che narra la vita dell’imprenditore che ha contribuito a rendere famosa nel mondo la cucina italiana made in Parma. Tra i molti intervenuti, anche Renzi e Berlusconi, che hanno trovato del tempo per un breve incontro a cui, così pare, hanno preso parte anche tre parlamentari del PD. Nessuna dichiarazione da parte del sindaco fiorentino, mentre Berlusconi si è lasciato andare ai ricordi: “Pietro è stato un grande personaggio, un grande padre, un grande imprenditore e un grande amico. Nel 1993, poco prima della sua scomparsa, lo informai della mia intenzione di scendere in politica. Lui passò con me tutti i momenti e le tensioni e gli interrogativi di quel periodo. Mi disse: metti le mani in pasta in politica? Te ne faranno di tutti i colori. Ebbene me ne hanno fatte ancora di più…”

Lettera aperta a Matteo Renzi

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“Sono ore convulse. Mentre il Paese vive una difficoltà economica evidente, aggravata dalla mancanza di speranza e di fiducia che lo stallo politico produce, il clima istituzionale appare teso. Mi spiace che in questi giorni molti usino insulti che mi suonano incomprensibili.

Al repertorio di ieri (“arrogante, qualunquista, indecente”) devo sommare oggi la sobria espressione “miserabile” che mi ha rivolto la senatrice Anna Finocchiaro. Sono miserabile perché ho detto che a mio giudizio la Finocchiaro non è un candidato all’altezza del Quirinale. Così come ero indecente agli occhi di Pierluigi Bersani per aver invitato la politica e i politici a fare presto. A non perdere più tempo.

Avverto molta amarezza. E personalmente mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani. Ma nella libertà e nel rispetto continuo a dire a viso aperto le mie idee e le mie proposte. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell’insulto, si accomodi. Io non raccolgo. Finché mi sarà possibile continuerò a dare il mio contributo perché l’Italia torni a competere e a sperare. E mi impegnerò perché il PD diventi un partito vincente.”

Questo è parte dell’intervento di Matteo Renzi che ha risposto con una eNews  alla Finocchiaro che oggi lo ha definito “miserabile”.

Il problema di fondo nel Pd è l’impossibilità per l’apparato partito di iniziare a ragionare su una nuova “piattaforma programmatica”. Il pensiero di Bersani, della Finocchiaro o dello stesso Fassina resta ancorato a un cambiamento che trascina con sè le distorsioni di antiche radici… quelle che hanno da sempre allontanato i votanti da questo partito. La forza propulsiva di andare incontro alle persone, non soltanto con bei discorsi stemperati poi da leggi di compromesso, sta invece nella formulazione di proposte aperte da realizzarsi, poi, sulla base delle esigenze che vengono fuori dal territorio e dalla base. Questo significa essere capaci di piegarsi e andare incontro alle persone con l’umiltà di apprendere una nuova formula che non cada dall’alto, ma raccolga qualsiasi forza propulsiva del paese. Un sistema così complesso come l’Italia, non può essere semplicemente liquidato con l’incontro tra le parti sociali rappresentative per lo più di grandi realtà aziendali, perché al contrario, anche se la politica fa finta di non accorgersene, ci sono molti lavoratori a progetto che non accedono neppure alla cassa integrazione, come ci sono troppi sprechi della politica che allontanano ancora i cittadini dai loro legittimi rappresentanti. Ecco perché il sindaco di Firenze, Matteo Renzi non può essere capito da coloro che viaggiano su linee già prestabilite e che il cambiamento lo vedono solo come parola in un manifesto programmatico che non dà nessuna garanzia di sapersi immergere nel tessuto sociale.  E allora i  “miserabili”, forse sono altrove, dove i paraocchi non consentono una visione più larga che non sia della propria idea e del proprio protagonismo.

Parla il Guru e Prodi sembra più vicino, anche se non auspicabile!

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«Il Presidente della Repubblica deve essere super partes, possibilmente non politico, che rappresenti tutti gli italiani». Così Gianroberto Casaleggio, co-fondatore del M5S, prima dell’incontro a Torino con gli imprenditori promosso dall’associazione Confapri. Alla domanda se l’elezione del Capo dello Stato risolverà lo stallo per la formazione del nuovo governo, «lo vedremo quando avremo il Presidente», ha tagliato corto. «Prodi? Noi ci rimettiamo sempre alle decisioni del Movimento, per cui se il Movimento dovesse scegliere Prodi, voteremo lui…».

La Lombardi e i 50 anni del Presidente

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Il Pd è in crisi, il Pdl avanza…  il M5S è sotto attacco mediatico da sempre. La nostra politica regredisce nel momento più drammatico della storia d’Italia. Nessuno parla più di spread, di debito pubblico e di disoccupazione… o se ne parla mentre prendi il cappuccino e il cliente dietro di te si suicida per Equitalia. A quel punto capisci che non sei più nel Paese delle meraviglie in cui l’unica cosa determinante ora è il Presidente della Repubblica (anche perché l’Italia non è purtroppo una Repubblica presidenziale), ma che sei in un paese già sommerso che respira solo grazie al tubo della maschera… a gas!

Oggi la gogna mediatica è per la Lombardi che ha dichiarato a Radio Radicale: “Oddio, una certa età anagrafica non mi pare che sia scritto nella Costituzione. Cioè nel senso, non è che c’è scritto dagli ottanta in su, o dai settanta in su, che è l’età media dei candidati. Devi essere stato nel sistema per quarant’anni per andare a fare il presidente della Repubblica o devi essere una figura di garanzia, che cioè si attenga ai dettami della Carta?” 

Ma naturalmente quasi tutti i media hanno preferito riportare che la Lombardi non sa che nella Costituzione esiste un’età minima richiesta per fare il Presidente della Repubblica.

Allora prima di mandare alla gogna qualcuno stiamo attenti… domani il caffè avvelenato potrebbe toccare a noi!

 

 

Fioroni attacca Renzi fa male al Paese. E lui, è la medicina?

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Per Giuseppe Fioroni (Pd) quella di Matteo Renzi contro Anna Finocchiaro e Franco Marini è “una pesante aggressione, un errore politico che fa male al Paese”, nata dalla mancanza di “rispetto nella diversità di vedute”, ancora peggiore perché interna a uno stesso partito. Insomma nel partito democratico la democrazia è scomparsa, vige una dittatura dettata dagli alti vertici a cui tutti si devono adeguare. Una voce fuori dal coro è una malattia da curare e Fioroni, laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sa come debellare questo cancro che sta logorando il Pd. Fiorioni continua in un intervista al TgCom24:

“Aggredirli con la voglia di umiliarli non è dignitoso. Bisognerebbe collegare la lingua al cervello prima di sferrare un colpo”.

Lo ringraziamo di questa teoria media, un luogo comune, che si erge a difesa di un partito allo sbando in un’Italia che anche oggi conta i suoi suicidi per la crisi.

Google search ci influenza anche in politica!

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Si chiama autocomplete ed è il sistema che ci aiuta nelle ricerche con google. E’ quel suggerimento che si viene a comporre quando effettuiamo una ricerca nel più importante motore di internet. Naturalmente il sistema si basa sull’attività di ricerca di tutti gli utenti del Web e i contenuti delle pagine web indicizzate da Google. Poi naturalmente ci sono dei filtri che eliminano i contenuti che possano essere violenti o offensivi o incentivare l’uso di siti con contenuti pirata.

Quello che emerge è una serie di luoghi comuni e di frasi fatte che svettano in classifica quando inseriamo nella ricerca il nome di un politico:

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Tutti questi esempi ci mostrano come sia sempre più facile spostare nella mente dell’elettore una credenza politica. Si può pensare anche che ci siano persone addette a immettere determinate frasi nel web fino a quando queste ricerche non siano indicizzate e vengano quindi riproposte agli utenti anche a fini elettorali. Manovrare un sistema di ricerca non è poi così complesso per chi sa addentrarsi nei meandri del web e poi “pilotare” le nostre ricerche fornendoci già una prima opinione sul politico che stiamo cercando.

Su alcuni nomi poi è indiscutibile vedere che ci sono anche frasi offensive che non sono state rimosse, dubbi che vengono instillati nella mente persone che solo tramite la ricerca vengono a porsi interrogativi fuorvianti che altrimenti non avrebbero mai pensato e spesso le risposte non sono così puntuali. E’ stato o può divenire un modo di pilotare il voto?

I nomi imbarazzanti di Bersani per il Colle e la reazione di Renzi!

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Ieri al comizio a Corviale, quartiere periferico della capitale, l’astio di Bersani si era riversato su Renzi. Non aveva utilizzato mezzi termini e aveva dichiarato: «Siamo ad un incrocio e questo è un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile ma è indecente che in questa fase si dica ‘la politica faccia presto’. Di qualunquismo in giro ce ne è già troppo». Come ogni uomo che sente la terra franare, anche il leader del pd si sente politicamente fragile e sceglie l’attacco per difendere le sue idee.

Renzi aveva provato a ignorare, anche nelle interviste degli stessi giorni aveva lanciato l’appello a Bersani: “Non parliamo di me, parliamo del Paese”, invece al sottosegretario sembra proprio che interessi di più innescare la miccia. L’elezione per il Presidente della Repubblica è vicina e lui sa fin troppo bene che dipenderà dalla persona che salirà al Colle il suo futuro e il nuovo incarico di governo. E’ l’ultima chiamata per restare in sella, anche perché se Bersani non riesce a fare il suo governicchio, anche solo da mettere nel curriculum e da poter incorniciare e mettere attaccato alla parete, non ci saranno nuove possibilità. Il nuovo avanza e anche anagraficamente Bersani dovrà cedere. Nonostante abbia scelto  la periferia tutto appare molto qualunquista, tinto di quella “vecchia politica” che vuole affermarsi nelle periferie solo con un comizio l’anno per poi essere per il resto nei salotti buoni dell’Alta finanza e nelle cene di partito. Quella politica capace di grandi compromessi per mantenere le poltrone, ma anche di non voler cedere solo per principi obsoleti.

“Mi spiace che Bersani cerchi l’insulto e l’accusa per di più tra persone dello stesso partito”, ha reagito oggi Renzi dicendo anche: “Io ho soltanto detto insieme a tanti altri, persino la Cgil, che bisogna fare presto. Mi spiace che destini personali di Bersani siano più importanti”. Il sindaco di Firenze ha utilizzato l’occasione anche per stoppare due dei nomi più gettonati in questi giorni per la corsa al Quirinale. madre di tutte le battaglia, ossia quello di Anna Finocchiaro e di Franco Marini. Certo che un nome quello di Marini desta molte perplessità, anche perchè, come ha ricordato il sindaco di Firenze, è stato appena bocciato alle elezioni in Abruzzo. Insomma vogliamo per presidente un uomo che il popolo non ha neppure votato? Per Bersani il Paese conta veramente zero? Come si può candidare al Quirinale un nome che gli elettori non hanno voluto? Neppure il Pdl sarebbe arrivato a tanto! Sulla Finocchiaro poi ci sarebbero tanti e poi tanti aneddoti da ricordare, ma come ha detto lo stesso Renzi, il più significativo è sicuramente la spesa all’Ikea con tanto di scorta al seguito. Se non altro perchè nessun italiano vorrebbe i mobili Ikea al Colle!

Crimi dorme in treno, la guerra su twitter.

Questa foto del senatore cittadino del MoVImento 5 Stelle Vito Crimi che dorme in treno è stata diffusa su Twitter:

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immediato lo sciacallaggio mediatico. Sembra proprio che Twitter e Facebook si siano trasformate in arene mediatiche per lo sciacallaggio. Prima era toccato a una ragazzina di 15 anni diventata a Bologna la Ollg di Bieber (la ragazza che viene portata sul palco a cui il cantante dedica una canzone), poi era stato il turno di Crimi con una foto in cui chiudeva gli occhi in Senato, poi ancora Nicolas Vaporidis attaccato su Facebook per le scie chimiche, lo scambio di messaggi tra Selvaggia Lucarelli e Asia Argento e oggi di nuovo il capogruppo dell’M5S che dorme in treno. La violenza verbale è dilagata, persone che non hanno una vita propria e che si occupano di quella degli altri, insulti gratuiti che vengono riportati in siti di informazione… Il social sta diventando solo un’immensa guerra. Si cerca la notorietà con un twitter volgare e irridente ai danni del politico di turno, ma poi non si ha il coraggio di lasciare la scrivania per far valere i propri diritti. La politica può essere ridotta a scherno? Viviamo in tempi in cui l’etica è stata messa da parte. Incapaci di scendere in piazza per manifestare i diritti, ma capaci solo di partecipare a sterili comizi dei nostri politici che giocano a ping pong da una piazza all’altra dell’Italia, non ci resta davvero di meglio da fare che prendere di mira il Crimi di turno?

BENVENUTI IN ITALIA!

Berlusconi a Bari, tra fidanzata, barboncino e obbiettivi politici

berlusconi - dudù - bari - tuttacronaca

Berlusconi sbarca a Bari e subito regala un’immagine perfetta per una campagna elettorale: sottobraccio ha Francesca pascale, la first lady, e con loro c’è Dudù, l’inseparabile barboncino che, a quanto pare, ha rapito il cuore del Cavaliere. La foto dell’ingresso all’Hotel Palace cede però il posto al discorso tenuto durante la manifestazione del PdL. Berlusconi ritrova il tono determinato di sempre quando, dal palco, si rivolge ai presenti, “il fiume della libertà”. “O c’e’ subito un governo forte e stabile per l’Italia oppure meglio ridare la parola agli italiani votando a giugno”. Riguardo la salita al Colle è subito pronto a mettere i bastoni tra le ruote del carro Prodi, visto che con lui presidente sarebbe meglio se tutti si trasferissero all’estero mentre, solo al pronunciarne il nome, si è levato un coro di fischi e “no, no!”, perchè è “Proprio lui che ci ha fatto pagare una tassa vergognosa per entrare nell’euro”. Non poteva poi certo mancare l’attacco al quella stessa magistratura che il 20 ed il 22 aprile rappresenterà il nemico da sconfiggere in un’aula di tribunale: “Tutti possono finire nel tritacarne giudiziario. Hanno cambiato la storia democratica del Paese e loro, i magistrati, non pagano neanche per i loro errori”. La piazza, che stando alle stime del PdL era invada da 150mila persone, ha poi applaudito quando il Cav ha fatto il verso a Bersani, apostrofandolo con un’espressione che tanto ricorda il linguaggio del segretario Dem: “Bersani vuole i nostri voti ma non vuole un governo con noi, allora io gli dico: Bersani noi siamo moderati ma non abbiamo l’anello al naso, non stiamo a pettinare le bambole”. “Noi caro Pierluigi non siamo qui a pettinare le bambole, anzi anche le bambole si sono stufate di farsi pettinare… il giaguaro da smacchiare, gli scogli da asciugare… ma è Bersani che parla o è Crozza? E Crozza che scrive i testi a Bersani o viceversa? O hanno fatto una società in comune?”. La manifestazione del PdL sembra aver superato le più rosee previsioni in termini di entusiasmo e partecipazione tanto che, per l’occasione, è stata rivista anche la celebre “Azzurro” del molleggiato italiano d’eccellenza, Adriano Celentano: “Silvio il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me. Mi accorgo di non avere più risorse, senza di te”. Tra cori e striscioni, non potevano certo mancare gli slogan, ed allora ecco il “fiume della libertà” impennarsi al grido di “chi non salta comunista è” o “chi non salta Bersani è”. Le quotazioni di Berlusconi sembrano aver quindi subito un’impennata… il momento di gloria durerà o sarà la magistratura ad avere l’ultima parola?

Quali voci sono arrivate all’orecchio di Prodi? E’ veramente fuori?

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«Non ho nessuna candidatura al Quirinale, io sto semplicemente a guardare, per il resto io sono fuori.Spero che l’Italia abbia un futuro migliore e che si esca da questa difficile congiuntura economica e politica». Lo ha detto Romano Prodi, a margine di un’iniziativa a Lucca. Quali voci sono arrivate all’orecchio dell’ex Premier? E’ veramente fuori o lo ha detto solo per sviare l’attenzione pubblica su di lui? Probabilmente c’è una buona probabilità che lui sia veramente fuori dai giochi in quanto persona non gradita al Pdl. Poiché questa mattina Pier Luigi Bersani ha ribadito alla manifestazione di Corviale di avere al colle una persona che possa garantire una larga fascia delle forze politiche in campo, sembra chiaro che il nome non possa essere quello di Romano Prodi. Probabilmente all’orecchio di Prodi saranno arrivati anche altri nomi.

Bersani e il comizio tra frecciate a Renzi e no a larghe intese!

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Testardo Bersani non lo diremo più! E’ solo un uomo tutto di pezzo che anche oggi ha ribadito il suo secco no alle larghe intese, nonostante ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla presentazione del documento redatto dai saggi abbia ancora una volta auspicato un governo Pd-Pdl.

«Noi dobbiamo spiegare perché non vogliamo il governissimo: perché non è la risposta ai problemi». E così l’ineffabile Bersani ha chiarito ogni concetto.

Poi a un manifestante che gli chiede di non cedere a Berlusconi, il leader Pd assicura: «Certo che non cedo». E’ un nuovo slogan? No, che non cedo, non cedo… No che non cedo non cedo… No,no, non cedo!

«Vengono a dire a noi che la situazione è drammatica e bisogna fare qualcosa dopo che per anni hanno detto che i ristoranti erano pieni. Basta con la demagogia dopo demenziali panzane e alla politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno. Siamo ad un incrocio e questo è un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile ma è indecente che in questa fase si dica ‘la politica faccia presto’. Di qualunquismo in giro ce ne è già troppo». Pier Luigi Bersani, da Roma, attacca così Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.

«L’ho detto anche in cinese: ci siamo se serviamo alla causa. Se sono di intralcio mi faccio da parte. Io testardo, ma dove siamo arrivati? C’è una politica disinteressata e costituzionale». Così Pier Luigi Bersani respinge la rappresentazione di chi lo descrive ostinato ad andare avanti nonostante le difficoltà.

Vuoi vedere che lui si è già fatto da parte per permettere che qualcuno del Pd potesse fare un alleanza e nessuno se ne è accorto? E poi da quando Bersani parla anche cinese? Questa sì che è una risorsa per l’Italia!

Poi il discorso si sposta sul Colle e anche qui il leader del Pd ribadisce che «Noi siamo fedeli alla Costituzione, che dice che il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale. Faremo una ricerca onesta fino a prova contraria della soluzione più largamente condivisa in Parlamento».  Insomma sul nome al Quirinale una larga intesa ce la concediamo!

Nel suo intervento Bersani ha rilanciato la sua proposta di un governo di cambiamento che «non sarebbe politicista perchè cambiare vuol dire cambiare». Davvero? Cambiare significa cambiare?

«La nostra proposta  tiene conto della situazione parlamentare e del rispetto del voto elettorale. Non siamo bambini. Al tempo stesso si adatta alla soluzione davanti alla sfiducia della gente ed è una soluzione di corresponsabilità perchè accanto al governo c’è una convenzione per le riforme che a sei mesi consegna la ‘merce’ ». Non siamo bambini… e questo lo si era capito che la politica è invecchiata e pure molto male!

Poi riapre la polemica con Renzi «Qualcuno mi ha detto che ci vuole dignità e non bisogna inseguire i 5 Stelle. Una frase così non l’avrei accettata neanche da mio padre. Per il bene del partito sto zitto».
Renzi tutto può essere meno che il padre di Bersani!

La “Scelta Incivile” di B & B sconvolge Monti che attacca.

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Le accuse di Monti sono a 360°. Non risparmia nessuno dopo il suo flop alle urne e dopo essere stato costretto dal Presidente Napolitano a rimanere a capo di un governo ormai smembrato e dilaniato da dimissioni e odi personali. Monti resterà senatore a vita, ma non più leader del partito e ora il simbolo di Scelta Civica, per volontà del premier, dovrà cancellare il suo nome. Forse si vergogna di fronte all’Europa? Chissà se Angela potrà perdonargli una così netta bocciatura da parte degli elettori? Intanto il premier non aspetta neppure di essere sollevato dall’incarico e si scaglia contro quelle forze che fino a ieri lo hanno sostenuto e che oggi andranno   «squallidamente a braccetto senza però indicare come uscire dalla crisi» (a braccetto senza di lui? Che Scelta Incivile!) Condanna anche i suoi alleati  «mi implorarono di fare il capo della coalizione alle elezioni e adesso dicono di aver donato il sangue per me».

Veramente il sangue lo hanno sputato gli italiani!  

Batman e Superman a confronto: Pd e Pdl in piazza!

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Le due forze principali della vecchia politica scendono oggi in piazza a protestare gli uni contro gli altri. Ad accusarsi reciprocamente che l’avversario non vuole fare un governo che possa portare l’Italia fuori dalla crisi. Il Pd manifesterà nella periferia romana di Corviale contro “la povertà e per un governo di cambiamento”, il Pdl sarà a Bari, in piazza Libertà, dove, durante il comizio del pomeriggio, Silvio Berlusconi, presenterà i suoi 8 punti.

Manifestazione contro manifestazione, raduno dopo raduno, nonostante le forze politiche tentino di mobilitare i loro elettori, c’è sempre più un allontanamento progressivo dei cittadini italiani dalla politica. Tra una relazione dei saggi – che ci presentano soluzioni di riforme a lungo termine, con la vecchia politica che riconferma i privilegi dei politici affermando la necessità ai finanziamenti e riducendo la capacità della magistratura di poter operare intercettazioni – e un’immobilità istituzionale.  Alla fine si farà anche un presidente e nonostante i sondaggi diano in testa la Bonino, probabilmente la scelta ricadrà su qualcuno che possa garantire la “casta” sia di destra che di sinistra e che sia accomodante con l’Europa e chini la testa davanti allo strapotere dell’Alta finanza.

Ma gli italiani ci credono ancora che il miracolo possa arrivare? C’è chi ci crede, ma non lotta. C’è chi spera, ma non si mobilita. C’è chi ormai spera solo di riuscire a prendere un aereo e andarsene lontano da tutte queste “false e ipocrite” manifestazioni di piazza che servono alla sinistra come alla destra solo per rafforzare i loro strapoteri. Da una parte un superman indebolito e testardo che striscerà tra i palazzi labirintici di Corviale alla ricerca di consensi rovesciando preoccupazione sterile e ribadendo un governo di cambiamento impossibile e dall’altra un Batman criminale che ribadirà 8 punti per eludere e per ingannare ancora una volta il popolo italiano.

I debiti si devono pagare… parola di grandi saggi. Come?

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«Alla luce dell’entrata a regime della modifica costituzionale sul vincolo di bilancio strutturale, vanno riviste le modalità attraverso cui opera il cosiddetto “Patto di stabilità interno”». «In questi anni la difficile comprimibilità della spesa pubblica corrente ha finito col sacrificare gli investimenti pubblici: la spesa in conto capitale ha raggiunto un minimo storico. Ne va subito almeno rafforzata la qualità e l’efficacia». «Dopo il decreto legge varato nei giorni scorsi dal Governo, va completato il pagamento, per la parte ancora da versare, del debito pregresso accumulato fino al 31 dicembre 2012». Con quali fondi? Operare in tempi rapidi, tagliando ancora di più sanità e scuola, visto che i privilegi vergognosi come il finanziamento pubblico ai partiti è ineliminabile? A chi prendiamo i soldi? Iniziano a darci il buon esempio i saggi svuotando i loro conti così che magari salviamo qualche piccola azienda o sono saggi poveri anche economicamente oltre che di spirito?

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