Picchiato, spogliato e incatenato a un lampione: il rapinatore esibito in Brasile

brasile-rapinatore-tuttacronacaE’ stato ridotto a una sorta di trofeo un rapinatore che, in Brasile, è stato picchiato, spogliato nudo e incatenato a un lampione per la gola da un gruppo di vigilantes. I media locali riportano che il giovane era stato sorpreso a rubare in un quartiere chic della megalopoli brasiliana quando è stato catturato da tre uomini di una milizia privata. E’ stata un’insegnante 66enne, Yvonne Bezerra de Mello, l’unica persona che l’ha soccorso, mentre diversi passanti si sono addirittura fatti fotografare accanto al protagonista di questa gogna rivisitata. L’insegnante ha chiamato i vigili che hanno liberato il ragazzo dalle catene.

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Salta la scuola per giocare: bimbo fustigato in pubblico

bimbo1-fustigato-tuttacronacaHa saltato la scuola senza avvisare i genitori e per questo motivo un bimbo di 8 anni è stato spogliato, legato ad un albero davanti a tutti e fustigato con le bacchette dai suoi genitori. A venir punito in questo modo un bambino cinese di Nanchong, nella provincia del Sichuan, che aveva preferito restare a giocare invece di andare a scuola come da programma. Appena il padre l’ha saputo l’ha cercato per tutta la città trovandolo nei pressi di un alimentari e sul posto è scattata la punizione. Solo pochi dei presenti hanno chiesto all’uomo di fermarsi mentre in molti hanno applaudito, ritenendo adeguata la punizione.

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“Giustizia per Joele”: la truffa che specula sulla morte del 19enne

joele-leotta-tuttacronacaE’ stato massacrato di botte lo scorso ottobre a Maidstone, nel Kent, dove si era trasferito da pochi giorni per costruirsi un futuro, il 19enne Joele Leotta. E ora c’è chi specula su quella tragedia. La truffa organizzata prevede la vendita online di braccialetti tricolori con la scritta “Giustizia per Joele” con il ricavato che dovrebbe servire per sostenere i genitori e pagare parte delle spese legali, oltre che per il rimpatrio del feretro. Ma la madre Patrizia Leotta dichiara: “Io di questa iniziativa non ne so proprio niente, non mi risulta nulla del genere”, senza aggiungere altro. E ad essere all’oscuro del fatto sono anche gli altri familiari e gli amici di Joele. Il promotore della raccolta fondi sarebbe un sedicente cugino inglese del ragazzo italiano che in Facebook spiega: “Lui era venuto in Inghilterra per imparare la lingua e lavorare. Era qui da meno di due settimane quando è stato attaccato. Purtroppo ha perso la vita. Chiediamo di manifestare il proprio sostegno acquistando bracciali con i colori italiani con incise le parole ‘Giustizia per Joele'”. Come spiega Il Giorno, il costo del prodotto è di un pound, più il prezzo della spedizione di due euro e mezzo, da versare tramite il sistema Paypal. Parrebbe ne siano già stati piazzati alcune centinaia. Chi gestisce l’affare tuttavia non sembrerebbe affatto britannico, almeno dal linguaggio che utilizza, sebbene sostenga di essere figlio di papà inglese e mamma italiana. Ma non solo: sembra che l’autore della truffa non conosca nemmeno il giovane lecchese assassinato né la brutta vicenda che gli è costata la vita. Quello che fa, insomma, è usare foto che si trovano in rete per dimostrare un legame che probabilmente non c’è: una parentela con Joele. Sempre sempre sul social blu specifica che il denaro raccolto andrà a beneficio dei volontari di un’associazioni che si occupano dei congiunti delle vittime di omicidio. “Il resto invece verrà versato ai genitori di Joele in Italia”. I quali però tuttavia garantiscono di non conoscerlo. Per quello che riguarda la salma, venerdì il coroner del Kent avrebbe rilasciato agli inquirenti il nulla osta per il rilascio e Joele potrebbe quindi tornare a casa nel giro di pochi giorni, una volta organizzato il viaggio.

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Davide Betti, aggredito perchè gay

davide-betti-tuttacronacaInsultato e picchiato perché gay: è accaduto di fronte alla stazione Susa di Torino e ora è la vittima, Davide Betti, a prendere la parola e a parlare di “Un’aggressione omofoba pianificata in ogni particolare. Ho rischiato la vita, solo ora mi sento di raccontare cosa è accaduto”. Il 29enne, collaboratore del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Fabrizio Comba e coordinatore nazionale dell’associazione GayLib, è ancora in prognosi riservata, ricoverato all’ospedale di Susa, nel Torinese. Come spiega La Stampa, il giovane è in prognosi riservata a causa dell’emorragia interna nell’addome, riportata in seguito al pestaggio, che non si è ancora assorbita del tutto. L’aggressione è avvenuta nella notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso. Così la racconta: “Era una sera come tante altre, sono andato a trovare alcuni amici che abitano non troppo distante dalla mia abitazione, poi, attorno alle 2, mi sono incamminato per tornare a casa. Più o meno a Porta Susa, la vecchia stazione, due uomini mi hanno avvicinato. Italiani, accento del Sud, sui trent’anni. ‘Fr***o’, mi hanno urlato, poi hanno iniziato a picchiarmi. Spintoni, calci, pugni in pieno volto. Poi ancora insulti, sempre legati alla sessualità”. Quando gli aggressori se ne vanno, Betti riesce a raggiungere il pronto soccorso, dove viene medicato. “Quando esco, decido di andare a casa dai miei genitori, a Gravere, in Val di Susa”.  Ma le ore scorrono e il dolore si acutizza. Recatosi all’ospedale di Susa, viene ricoverato d’urgenza e trasferito nel reparto di Chirurgia. “Le emorragie interne sono state definite gravi e ancora adesso non so quando potrò essere dimesso”, racconta Davide che ieri, sul suo profilo Facebook, ha rassicurato gli amici sul miglioramento delle sue condizioni di salute, in particolare per avere evitato l’intervento chirurgico. “Spero di uscire la prossima settimana”. Nel frattempo è stata aperta un’inchiesta e gli investigatori del nucleo operativo del Comando provinciale di Torino stanno indagando sull’accaduto.

Rivolta nel carcere di Maidstone, nella cittadina dove è stato ucciso Joele

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Durissima protesta nel carcere di Maidstone, nel Kent, dove oltre 100 detenuti stanno dando vita alla rivolta. Sky News britannica ha commentato così la notizia: «in un’ala del carcere è in corso un incidente e sono state dispiegate forze di sicurezza nazionali». Secondo alcune fonti tra 160 e i 180 detenuti stanno mettendo a ferro e fuoco un’area della prigione che si trova nella cittadina dove lo scorso 20 ottobre è stato ucciso, massacrato di botte, Joele Leotta, diciannovenne della provincia di Lecco.

L’omicidio di Joele Leotta: l’udienza preliminare rinviata a lunedì

joele-leotta-tuttacronacaUn inconveniente tecnico ha obbligato a rimandare a lunedì l’udienza preliminare dei quattro lituani accusati dell’omicidio di Joele Leotta. I quattro, che avrebbero massacrato il 19enne lecchese fino a ucciderlo nella sua camera a Maidstone, nel Kent, dove si era recentemente trasferito per lavorare, sarebbero dovuti comparire oggi via videolink di fronte alla locale Magistrates Court. Nel frattempo, l’autopsia ha confermato che Joele è morto a causa delle gravi ferite riportate alla testa durante il pestaggio.

Joele Leotta: perchè è stato picchiato a morte?

joele-leotta-tuttacronacaIeri la drammatica notizia della morte del 19enne italiano Joele Leotta a Maidstone, nel Kent, massacrato di botte poco dopo essere rincasato dal lavoro che aveva iniziato da poco. Ora il console italiano a Londra, che segue da vicino il caso, ha fatto sapere: “Teniamo alta la tensione della polizia inglese sul caso di Joele Leotta e abbiamo un loro impegno per una soluzione quanto prima della vicenda”. Al momento sono dieci i fermati: quattro di loro, tutti lituani, compariranno oggi davanti ai giudici per la formalizzazione dell’accusa di omicidio. Per quel che riguarda il movente, che inizialmente si era pensato fosse da rintracciarsi nel razzismo, ora è emersa anche l’ipotesi dello scambio di persona. Omar Galbiati, fratello di Alex, l’amico con cui Joele condivideva la stanza e a sua volta picchiato ferocemente, racconta: “Alex era sotto choc perché ha perso il suo migliore amico quando ha telefonato a casa. L’unica cosa che volevamo sentire è che stava bene e non gli abbiamo chiesto molto di quello che è successo”. E continua: “I proprietari del ristorante sono delle bravissime persone. Inizialmente ci hanno spiegato che la camera in cui dormivano Joele e Alex era prima occupata da un’altra persona ma che se ne era andata. Non so che cosa è successo. Saranno le indagini a chiarirlo”, racconta a proposito di un post su Facebook in cui si parlava di “scambio di persona”.

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Joele, l’italiano massacrato di botte in Inghilterra: “ci rubi il lavoro”

gioele-leotta-tuttacronacaAveva appena 19 anni Joele Leotta e, come molti giovani italiani, voleva costruirsi un futuro. Lui, partito da Nibonno, in provincia di Lecco, aveva scelto di recarsi in Inghilterra, per trovare lavoro e imparare la lingua. Assieme a un amico, Alex Galbiati, faceva il cameriere in un ristorante italiano di Maidstone, nel Kent, dove era giunto da circa un paio di settimane. Ma la cosa non è piaciuta ad alcuni giovani del luogo, che hanno accusato i due italiani di rubare loro il lavoro. Otto ragazzi inglesi, tra i 21 e i 25 anni, avrebbero quindi più volte importunato i due accusandoli di aver occupato il letto di un loro connazionale. Domenica sera li avevano importunati al lavoro, poi, il tragico epilogo. Hanno infatti organizzato una spedizione punitiva nell’appartamento dei due italiani, dopo che i due lecchesi avevano terminato il turno e mentre si preparavano per andare a letto. Gli inglesi li hanno picchiati a sangue, massacrando Gioele che è morto poco dopo l’arrivo in ospedale. Alex, a sua volta picchiato furiosamente e che ha riportato numerose ferite, sarebbe invece fuori pericolo. Le forze dell’ordine inglesi hanno arrestato gli otto presunti colpevoli: sette sono stati fermati subito dopo la spedizione punitiva, mentre stavano per cenare in un ristorante, l’ultimo la notte dopo.

Uomo arrestato per aver picchiato un supertestimone del caso Ragusa

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E’ stato arrestato un uomo, con l’accusa di aver picchiato il proprio padre, che è diventato uno dei possibili supertestimoni del caso di Roberta Ragusa,  la donna scomparsa dalla sua casa di Gello di San Giuliano, nei pressi di Pisa, la notte del 13 gennaio 2012.  Il testimone scrive oggi il Tirreno, aveva riferito che una donna era salita sull’auto di Antonio Logli, dopo l’ora in cui il marito aveva dichiarato di essere andato a dormire. Il figlio del testimone era già stato arrestato un mese fa per stalking nei confronti della sua compagna. Questa volta i carabinieri lo hanno arrestato per le violenze sul padre.

Infermiere picchiato da un paziente al Policlinico di Bari

infermiere-picchiato-bari-truttacronacaProtestava per una presunta lunga attesa prima di essere sottoposto a una visita un paziente che ha picchiato con calci e pugni un infermiere al Policlinico di Bari che ha riportato lesioni guaribili in 30 giorni e la frattura di alcuni denti. L’aggressione è avvenuta poco prima delle 11.30, per opera di Antonio Lovreglio, 30 anni, pregiudicato residente a Japigia. L’uomo si era presentato all’accettazione ma aveva un codice verde e, dopo una brevissima attesa, ha preteso di precedere altri pazienti. Quando l’infermiere gli ha spiegato che non era possibile, il 30enne ha risposto picchiandolo. Fermato dalla polizia presente al pronto soccorso, è stato quindi denunciato per violenza, lesioni e minacce.

Cadavere alla stazione di Roma Termini: uomo picchiato a sangue

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All’altezza del binario 10 della Stazione Termini di Roma è stato rinvenuto, questa mattina, il cadavere di un uomo. Dai primi accertamenti si tratterebbe di un cittadino brasiliano transessuale che, probabilmente, è  stato picchiato a sangue. Sul posto personale della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica per i rilievi del caso.

Operaio contesta la busta paga: picchiato dal datore di lavoro

rissa uomini-tuttacronacaD.S., un metalmeccanico 26enne di Melara, in provincia di Rovigo, e domiciliato a Rovere (Mantova), sarebbe stato picchiato dal proprio datore di lavoro dopo aver chiesto chiarimenti su una busta paga. A seguito dell’aggressione, il 26enne è finito all’ospedale con una prognosi di 15 giorni. Stando alla denuncia presentata ai carabinieri, il dipendente, dopo aver trovato alcune incongruenze nella busta paga, si sarebbe recato nell’ufficio di Nereo Parolin, che gestisce un’impresa metalmeccanica a Roncanova, nel Mantovano, e che ha anche un incarico di assessore comunale a Gazzo Veronese. La richiesta di chiarimenti riguardava la mancata annotazione di alcune ore di straordinario e il mancato pagamento degli assegni familiari. L’incontro sarebbe quindi degenerato, con Parolin che avrebbe aggredito il giovane polesano davanti alle sue stesse moglie e figlia. L’imprenditore-assessore, a sua volta, si è mosso a propria tutela assicurando di essere stato lui a venire aggredito: Parolin ha quindi a sua volta presentato querela. Ha inoltre precisato di avere sempre pagato regolarmente gli stipendi, nell’azienda che gestisce. Per quel che riguarda il pagamento degli assegni familiari, inoltre, l’azienda sarebbe stata in attesa di chiarimenti da parte dell’Inps, dal momento che il modulo consegnato dal dipendente per ottenerli era in parte incompleto. La vicenda ha avuto un seguito anche politico, poiché, a Gazzo (Verona), alcuni consiglieri di minoranza hanno chiesto le dimissioni del politico. Mentre altri hanno ritenuto la vicenda una questione privata, non per forza di cose da mettere in relazione all’attività di amministratore di Parolin.

Turchia: il giorno dei garofani rossi

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Un altro giorno di protesta pacifica in Piazza Taksim a Istanbul, dove in migliaia sono scesi in strada portando dei garofani rossi a una settimana dall’assalto da parte delle forze antisommossa di Gezi Park. La risposta della polizia è stata di lasciare 20 minuti di tempo ai manifestanti per lasciare la piazza, trascorsi i quali hanno hanno iniziato ad usare gli idranti. Lancio di garofani ma non solo da parte di chi protesta: in serata in migliaia hanno iniziato a “suonare” con pentole e clacson. Nel frattempo altri 31 manifestanti sono stati incriminati a Istanbul e Ankara con l’accusa di avere organizzato manifestazioni antigovernative e provocato violenze: sale così a più di 100 il numero delle persone prelevate in case e uffici e finite in manette. I servizi segreti del Mit hanno iniziato inoltre a indagare su presunti ‘collegamenti esteri’ del movimento di protesta delle ultime tre settimane, che invece viene ritenuto spontaneo dalla maggior parte degli osservatori. Scontri invece ad Ankara dove gli agenti hanno utilizzato gas lacrimogeni e idranti.

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Fuoriprogramma a Istanbul: la ragazza che balla in bikini tra i manifestanti

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Fuoriprogramma oggi a Istanbul, in piazza Taksim dove, mentre continua la protesta non violenta de “L’uomo in piedi”, #standingman, contro il premier Erdogan, una ragazza ha stupito i presenti suscitando curiosità mista a irritazione presentandosi in bikini e iniziando a ballare. La ragazza, che ha detto di chiamarsi Mine Dost e di esser tedesca, con le cuffie nelle orecchie catalizzando su di sè l’attenzione.

E se gli uomini osservavano con attenzione la danza applaudendo l’esecuzione, altri l’hanno criticata bollandola come esibizionista. In particolar modo, la ragazza è stata redarguita da una donna velata. La Dost si è poi rivestita e allontana, accompagnata da due poliziotti. Stando alle sue dichiarazioni, la dottoressa voleva “far riflettere” con la sua danza. Ha poi aggiunto che “la libertà deve arrivare in Turchia”. Quando tutto è tornato alla normalità, la protesta ha ricominciato a svolgersi regolarmente.

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Viene pestato dal gruppo a cui aveva negato una sigaretta

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Aveva negato una sigaretta a un diciottenne e ad altri quattro minorenni e per questo è stato selvaggiamente picchiato. L’episodio era avvenuto il 20 aprile scorso e la vittima, un ragazzo di 17 anni di Pescara, è stata costretta ad un intervento chirurgico. Oggi i poliziotti della Squadra Mobile della città hanno arrestato un 18enne gravemente indiziato come autore del gesto. Per l’identificazione dei colpevoli, è stata determinante l’opera di due amici della giovane vittima che, anche attraverso internet, si sono improvvisati investigatori.

E’ stato rilasciato Daniele Stefanini, il fotografo fermato in Turchia

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Daniele Stefanini, il fotografo free lance livornese picchiato e fermato durante gli incidenti di domenica scorsa a Istanbul, è stato rilasciato. E’ stato lui stesso a telefonare ai familiari per informarli e la Farnesina ha confermato la notizia. Stefanini, fino a due anni fa, era era impiegato alla compagnia di navigazione Moby ma aveva lasciato il lavoro proprio per seguire la sua passione, come aveva spiegato all’ANSA la madre nei giorni scorsi:  “Mio figlio? Troppo appassionato di fotografia…”. Stefanini non è stato l’unico fotografo a subire un simile trattamento: anche molti altri reporter sono stati fermati e picchiati durante l’intervento repressivo delle forze dell’ordine turche voluto da Erdogan. La Turchia è il Paese al mondo con il più alto numero di giornalisti in carcere e molti altri sono in attesa di giudizio ben da prima che cominciassero le proteste, che tra l’altro hanno portato sanzioni per quei canali televisivi che hanno trasmesso le immagini delle folle in piazza.

#standingman: nuova forma di protesta in Turchia

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Ha cambiato volto la protesta in Truchia. Dopo gli scontri, ieri Piazza Taksim e le strade di Istanbul sono state caratterizzate dall’immobilità. Alcuni manifestanti sono rimasti immobili, in piedi, senza parlare. Dopo i primi che si sono paralizzati, in molti li hanno imitati, restando fermi sul posto fino a tarda sera, quando ormai erano una folla. La polizia, inizialmente, si è avvicinata ai dimostranti silenziosi e li ha perquisiti mentre loro restavano immobili. Alcuni sono stati fermati e subito dopo rilasciati. Con il passare del tempo, gli agenti si sono limitati a osservare a distanza, senza intervenire. Immediata la risposta delle rete dove hanno iniziato a circolare le foto dell’iniziativa e su Twitter è apparso un hashtag coniato per l’occasione: #standingman (“uomo in piedi” in inglese).

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A Istanbul ferito e fermato dalla polizia un fotografo italiano

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Stanno confluendo in decine di migliaia nel centro di Istanbul, per due raduni previsti nel pomeriggio, uno pro, l’altro anti Erdogan che fanno temere possibili nuovi, gravi incidenti. Anche la scorsa notte si è risolta in violenza e caos, dopo il brutale assalto della polizia ieri sera al Gezi Park di Taksim ordinato da Erdogan e oggi in molti stanno arrivando anche dalla sponda asiatica attraverso il Ponte sul Bosforo per protestare contro il blitz delle forze antisommossa. L’accusa dei manifestanti, oltre per la brutalità dimostrata dalla polizia, è per il fatto che siano stati attaccati indiscriminatamente anche donne e bambini. Nel frattempo, la Piattaforma Taksim, che riunisce i 116 movimenti di protesta, ha accusato Erdogan di aver trasformato il Paese “in una zona di guerra”: “continueremo e nessuno potrà fermarci”. Diversi medici hanno ipotizzato la presenza di agenti chimici nell’acqua degli idranti della polizia, che ha causato piaghe ai manifestanti.

Ma la polizia turca ha aperto anche la caccia ai giornalisti e diversi cronisti sono stati picchiati o arrestati. Sul sito di Rsf Europa sono state diffuse fra l’altro le immagini dell’arresto del giornalista turco Gokhan Bicic, fermato e buttato a terra da quattro agenti. Dalle finestre la gente ha urlato ai poliziotti di lasciarlo stare, poi ha iniziato a buttare oggetti di ogni tipo sugli agenti, che lo hanno comunque trascinato via. Anche un fotografo italiano, Daniele Stefanini, è stato ferito e fermato durante gli incidenti accorsi la notte scorsa, come hanno indicato fonti dell’ambasciata d’Italia in Turchia. Il 28enne è stato ferito nel quartiere di Bayrampasha, dove un avvocato l’ha poi soccorso e trasportato in ospedale. Il fotografo, messo in stato di fermo dalla polizia, è assistito dalle autorità consolari italiane .

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Torturato a 10 anni dai bulli!

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Ha appena 10 anni la vittima “torturata” da una decina di compagnia che frequenta la scuola “Andrea del Sarto” di Firenze. Il bambino sarebbe stato legato e picchiato con calci, pugni, morsi e pesantemente offeso durante la ricreazione. Sul suo corpo sono state trovate le tracce delle violenze subite. Il bambino mostrava problemi di sonno e attacchi di panico. Il corpo insegnante dove era durante la ricreazione? Un bambino che torna in classe evidentemente scosso non lo si nota?

 

GRANDE MARTA GRANDE!

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«Massima solidarietà al ragazzo picchiato». Così il Movimento Cinque Stelle Roma commenta su Twitter la notizia che ha visto protagonista la giovane deputata grillina, originaria di Civitavecchia, Marta Grande, riuscita, con una chiamata alla Polizia, a far arrestare l’aggressore di un ambulante bengalese che era stato insultato e colpito con calci e pugni. La deputata, tra i primi soccorrittori della vittima, ha chiamato le forze dell’ordine raccontando quanto accaduto durante il pestaggio.
Gli investigatori sono riusciti così a individuare l’autore dell’aggressione, un diciassettenne, che è stato denunciato.

Sarà una prova per non veder più scritte che annoverano il M5S come movimento fascista o nazista?

Rotto il polso al cameraman di Chi l’ha visto?

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La trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?” prosegue le ricerche di Rosalia Molin e Paola Costantini, sparite nel nulla il 27 ottobre 1991. E l’altro giorno ha cercato di intervistare una delle persone a suo tempo coinvolte nel giallo: Nicola Alessandro, l’ex fidanzato di Rosalia, uno degli ultimi a vederla viva insieme alla cugina Paola. Ma l’uomo, oggi 52enne, non ha gradito l’ingerenza della troupe inviata per l’occasione a Quarto d’Altino, rifiutando di essere intervistato.

Risultato: il cameraman, un operatore 45enne di Treviso, è finito all’ospedale con un polso rotto. L’episodio è confermato dal responsabile di “Zeta Group“, la società di comunicazione di Treviso incaricata dalla redazione di Federica Sciarelli di raccogliere nuove testimonianze sulla sparizione di Rosalia e Paola. L’operatore televisivo si sarebbe fratturato il polso nel tentativo di trattenere la telecamere finita poi a terra, in seguito alla discussione sorta mentre la troupe di “Chi l’ha visto?” cercava di strappare alcune risposte a Nicola Alessandro. Il cameraman è stato quindi accompagnato al pronto soccorso del Ca’ Foncello, dal quale è uscito con il polso ingessato e con una prognosi superiore ai venti giorni.

Si è quindi recato in questura a raccontare quanto accaduto a Quarto d’Altino, riservandosi di sporgere querela. L’episodio, sempre secondo il racconto di “Zeta Group“, si sarebbe verificato in un parcheggio a ridosso del locale di Quarto d’Altino dove la troupe di “Chi l’ha visto?” era certa di trovare Nicola Alessandro. Il servizio era previsto nell’ambito di una nuova puntata sulle “buranelle” che la trasmissione di Federica Sciarelli aveva previsto per la puntata di questa sera, servizio che la redazione è comunque intenzionata a mandare in onda.

Ambasciatore liberiano picchiato e rapinato ai Parioli!

ambasciatore, liberiano, tuttacronaca

Rapina nell’appartamento del principe liberiano ai Parioli: l’uomo è stato violentemente picchiato da due malviventi, il bottino è di migliaia di euro. Paura questo pomeriggio attorno alle 16, quando due uomini incappucciati e armati di pistola sono entrati nell’elegante palazzo di via Bruno Buozzi dove risiede l’ambasciatore liberiano Mohammed S.Sheriff, in casa con la moglie e due domestiche. Appena il diplomatico si è accorto dell’intrusione, ha affrontato i due banditi che però lo hanno preso a pugni nello stomaco. Quindi, hanno fatto razzia nell’appartamento: 2500 euro in contanti, gioielli e diamanti.

Poi sono fuggiti a bordo di uno scooter. A chiamare i soccorsi è stato lo stesso ambasciatore Sheriff che ha raccontato agli agenti del commissariato di Villa Glori intervenuti sul posto di aver sentito parlare i ladri in italiano. Sul caso stanno lavorando anche gli uomini della scientifica, che stanno effettuando i rilievi del caso. Da quanto è stato possibile ricostruire, i rapinatori sono entrati dall’ingresso principale utilizzando forse un doppione delle chiavi dell’appartamento.

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