Chiara, in coma dopo il pestaggio del fidanzato, inizia a muoversi. “Un miracolo”

chiara-insidioso-monda-tuttacronacaErano i primi giorni di febbraio quando la 19enne Chiara Insidioso Monda veniva ricoverata all’ospedale San Camillo di Roma a seguito di un’aggressione a calci e pugni da parte del fidanzato e convivente. Da allora la giovane si trova in fin di vita, in stato di coma. Il padre Maurizio ha però ora parlato dei progressi che Chiara sta compiendo: “In questi giorni Chiara ha fatto dei movimenti anche insperati. È una sorta di miracolo, nemmeno i medici ci speravano”, ha detto. “Ha mosso le braccia e leggermente le palpebre. Siamo arrivati a 17 giorni quando le speranze erano nulle. Quello che adesso i medici dovranno capire è se si tratta di movimenti meccanici o del cervello. Entro la settimana, o al massimo la prossima, ce lo dirà il risultato della Tac”.

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Parla il padre di Chiara, la ragazza picchiata: “Prego Dio che mia figlia muoia”

Chiara Insidioso Monda-tuttacronacaNon ha mai lasciato l’ospedale San Camillo di Roma, dov’è ricoverata in terapia intensiva, il padre di Chiara Insidioso Monda, la 19enne che si trova in stato di coma dopo esser stata selvaggiamente picchiata dal fidanzato 35enne Maurizio Falcioni. Ora il genitore, tramite videomessaggi, è stato intervistato da Domenica Live e ai giornalisti ha detto: “In pratica, io da genitore sto pregando Dio, non per la salvezza, ma perché mia figlia muoia. Non è giusto che continui a vivere così. Spero solo che la giustizia faccia il suo corso”.  E ha continuato: “Chiara anche avendo quei problemi documentati, quando andava a parlare con uno specialista, sembrava lucida e quindi la gente ti poteva dire, ha diciannove anni, decide lei. Lui si è visto passare sotto il braccio questo angelo e ha visto una luce. Chiara lo voleva lasciare, mi ha chiamato il giorno prima dell’aggressione, dicendomi vienimi incontro, sto tornando a casa. Io non ho fatto in tempo ad andarla a prendere, lui l’ha riportata dentro”.  Il padre ha raccontato passo passo il pestaggio “per gelosia”. Lo scorso lunedì, il compagno di Chiara ha scoperto nel suo cellulare i messaggi di un altro e l’ha picchiata. Spiega il padre: “Le ha spaccato il cranio. Il medico che ogni giorno, vive tra la vita e la morte, dice che non ha mai visto una cosa del genere neppure in terribili incidenti stradali”.  Chiara ha cercato di chiedere aiuto ma il compagno glielo ha impedito. “Ha chiamato sua madre, lui le ha tolto il cellulare dalle mani. I vicini hanno raccontato che lui urlava come un matto, poi di lei non hanno più sentito la voce.”  L’aggressore è a Regina Coeli. Gli inquirenti stanno attendendo di capire le condizioni di Chiara per stabilire il capo di imputazione.

Il 35enne che picchia la fidanzata fino a mandarla in coma

violenza-donne-tuttacronacaSono stati i carabinieri di Ostia ad arrestare un muratore romano di 35 anni che, dopo aver pestato a sangue la fidanzata 19enne, ha allertato il 118. Il fatto è accaduto a Vitinia, alla periferia della capitale. L’uomo ha picchiato la giovane con una tale violezna, colpendola anche alla testa, che ora la ragazza ora si trova in coma dopo essere stata sottoposta a un intervento chirurgico.

Torturata e uccisa a 10 anni

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A 10 anni lavorava come domestica per una famiglia che poi l’ha accusata di aver rubato meno di un euro e per questo la bambina è stata torturata e picchiata a morte. La notizia, pubblicata la settimana scorsa dal Pakistan Daily Times, e ha suscitato l’indignazione di molti pachistani secondo cui questo omicidio purtroppo sarebbe solo la punta di un iceberg. La piccola, di nome Irum era la minore di tre figlie di una vedova che aveva pensato di toglierla dalla strada mandandola a servizio tre mesi fa in una casa di «persone per bene» di Lahore, per uno stipendio di 3.000 rupie (poco più di 20 euro) al mese. La polizia, che ha registrato una denuncia per omicidio dopo la morte della bambina in ospedale, ha confermato che la padrona di casa ha confessato candidamente di averla legata e torturata per due giorni in presenza del marito e del figlio di 16 anni, fino a procurarle la morte, per «darle una lezione» riguardo al presunto furto. L’autopsia ha confermato che sul cadavere sono stati rinvenuti ben 23 segni di tortura.

Aggredita dal marito, salvata da Facebook

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L’incredibile storia di una donna che è riuscita a salvarsi dalla furia violenta del marito arriva dal Kentucky. Lei Susann Stacy, brutalmente aggredita dal suo consorte, ha avuto la prontezza di spirito di afferrare il telefono mentre cercava di scappare, ma la linea era disattivata, tuttavia Susann è riuscita, grazie alla connessione internet, a farsi una foto e a postarla su Facebook con una richiesta di soccorso “Aiuto… qualcuno mi aiuti”. A leggere il messaggio è stato un suo amico che ha immediatamente attivato la polizia dopo aver visto la faccia pesta della donna. Gli agenti arrivati sul posto hanno trovato Susann con molte lacerazioni in testa dovute ai colpi inflitti dal marito che per picchiarla aveva usato il calcio di una pistola. L’uomo è stato arrestato.

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No all’aumento di capitale per Alitalia! Air France non sottoscrive ed è bufera!

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“I rappresentanti del gruppo Air France-Klm nel Consiglio di amministrazione dell’Alitalia hanno apprezzato le modifiche al piano industriale, ma non le hanno ritenute sufficienti, soprattutto sul fronte della ristrutturazione del debito” con queste parole Alitalia continua a volare nella bufera. Dopo tante indiscrezioni ora è arrivata la nota ufficiale  nella quale Air France si dice indisponibile a sottoscrive l’aumento di capitale di Alitalia, anche se resterà partner del vettore italiano. Ieri, in tarda serata, Alitalia aveva approvato un nuovo piano industriale della compagnia, prorogando l’aumento di capitale al 27 novembre. Ora serve un nuovo socio industriale, si deve quindi ricominciare a cercare un nuovo partner e soprattutto limitare gli esuberi che potrebbero avere una ripercussione pesante, proprio a tale riguardo il  vicepresidente Salvatore Mancuso si era limitato a dire “sono stati tenuti in grande considerazione i lavoratori e le loro famiglie”. Ma nel comunicato finale c’è scritto: “Il piano industriale si basa sulla ricerca di una accresciuta efficienza nella gestione delle attività e su un miglioramento della capacità di competere sul mercato anche attraverso una severa riduzione dei costi”. In particolare il nuovo piano prevede la riduzione del numero di aerei a medio raggio con il mantenimento di ore volate rispetto al 2013 grazie ad un miglior utilizzo della flotta. “Saranno aumentati – si legge ancora – i voli internazionali e intercontinentali”.

Alitalia come la fatina dei soldi: ne dava a tutti… e ora è crisi nera!

alitalia-tuttacronacaL’Alitalia si è rivelata un pozzo senza fondo. Colaninno ha lasciato e Del Torchio ha fornito una prospettiva a tinte fosche: con prenotazione e vendite dei biglietti in calo, ha paventato il rischio che, a marzo 2014, la manovra da 500 milioni – di cui 300 di aumento di capitale e 200 di nuova finanza – possa non essere sufficiente. Dalle previsioni fatte, come riporta il Messaggero, tra cinque mesi ci potrebbe essere un fabbisogno ulteriore di 450 milioni. Questo se nel frattempo non verrà praticata una cura da cavallo. E rispetto a questo, più di un consigliere ha colto un allineamento del top manager con le posizioni di Parigi. In una riunione avvenuta ieri, Del Torchio avrebbe anticipato le linee generali del nuovo piano industriale anche se i dettagli potranno scaturire solo a valle della ricapitalizzazione: solo il 16 novembre scade infatti il termine per l’esercizio del diritto di opzione, poi potrebbero esserci altri 30 giorni di tempo per l’inoptato. Riporta il quotidiano, parlando dell’incontro di ieri:

In base alla delibera assembleare del 15 ottobre «l’apporto è inscindibile fino al corrispettivo complessivo di 240 milioni e scindibile da 240 fino all’importo massimo stabilito». Questo significa che in funzione di quanto arriverà nelle casse sarà possibile tarare gli interventi in termini di tagli e risparmi di costi. Peter Hartman e Bruno Matheu, i due rappresentanti francesi, sono stati ad ascoltare. La trimestrale è passata con numeri migliori rispetto al budget. Qualche ulteriore elemento di tensione verso la parte finale dell’ordine del giorno. Del Torchio aveva previsto un memorandum of understanding (mou) con British Petroleum per la fornitura di carburante. Con questa mossa, probabilmente intendeva diversificare il rischio, smarcandosi da Eni con cui Alitalia ha un debito di 150 milioni sui 240 milioni di scaduto. Ma su questa operazione ci sarebbe stata la contrarietà di Antonino Turicchi, l’ex capo della Cdp, che rappresenta Benetton. Di fronte alle sue riserve, Del Torchio ha rinviato la decisione al prossimo consiglio del 12 novembre.

Ma se questo è quanto detto ieri durante il consiglio, in mattinata erano state dettate le condizioni per proseguire la rotta comune anche se sembra che Air France sia intenzionata a sondare i soci medio-piccoli per rilevare le loro partecipazioni. Se dovessero salire nel capitale, potranno alzare  il tiro imponendo un  loro ulteriore  giro di vite.  Certo sono bel lontani i tempi in cui la compagnia di bandiera italiana una volta si godeva i suoi fasti e l’attuale situazione di guai che si trova ad affrontare non é certo imputabile, almeno non esclusivamente e non in primo luogo, alla crisi economica. A ripercorrere la storia di un’Alitalia pronta a spendere (e buttare) soldi è il Corriere, che ricorda come una volta eisisteva la “biglietteria speciale”: biglietti a costo zero per la prima classe staccati inizialmente per i Vip, poi anche per parenti a amici. “Quando nel 2004 Giancarlo Cimoli arrivò all’Alitalia per il suo certo non indimenticabile passaggio al timone della compagnia di bandiera scoprì che la «biglietteria speciale» aveva staccato in sette anni almeno quattromila di quegli specialissimi biglietti”. Una bella spesa, ma certo non l’unica per la compagnia, spolpata dalla politica alleata a gestioni scandalose e indifferenza dei sindacati. Tanto poi veniva utilizzata per rastrellare voti in vista delle elezioni… I soldi si spendevano, meglio, si buttavano.

Chiamato a officiare la sepoltura della vecchia compagnia di bandiera che aveva passato il marchio a Roberto Colaninno e ai «capitani coraggiosi che lo affiancavano», il commissario Augusto Fantozzi ebbe un ufficio nella gigantesca sede della Magliana, a venti chilometri da Fiumicino, che sarebbe stata troppo grande anche per la General Motors. L’avevano pagata 250 miliardi di lire (quando i miliardi erano miliardi) dopo aver venduto per 90 il palazzo dell’Eur. Una rimessa secca di 160 miliardi, con in più i costi faraonici di un complesso faraonico. Ma quella era solo una tessera del mosaico. Da lì Fantozzi scoprì che c’erano 60 (sessanta) sedi all’estero. Rimaste aperte per anni, nonostante gli scali coperti dalla compagnia italiana si fossero negli anni miseramente ridotti a una quindicina.

Sedi a Mumbai, Delhi, uffici a Hong Kong e poco importa se i voli italiani non arrivavano, si pagavano tranquillamente anche le stanze d’albergo. All’estero e anche in Italia. Perchè la compagnia anche anche pagato

per un anno intero seicento stanze negli hotel intorno a Malpensa destinate agli equipaggi che avrebbero dovuto fare base nello scalo varesino. Rimaste ovviamente vuote.

Per non parlare delle sponsorizzazioni. Tra queste appaiono quelle per concorsi ippici, marce podistiche di Ostia, stadi di pallavolo del varesotto, giornalino dell’Eur di Roma… Anche quando la crisi era ormai diventata nera, nerissima. E se non bastasse, a crisi già debordante, si pensò al doppio restiling della costosissima rivista di bordo Ulisse 2000, che vanta illustri collaborazioni da parte di importanti firme giornalistiche. Insomma, amavano il lustro e la bellezze all’Alitalia… ma riusciranno a rivedere un po’ di quell’antico splendore ora che la compagnia si sta drammaticamente schiantando contro questa crisi?

Colaninno ufficializza le sue dimissioni, in picchiata Alitalia

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“Dopo aver sostenuto la ricapitalizzazione di Alitalia, annuncio che, al termine delle operazioni ad essa relative, quando le mie dimissioni verranno formalizzate insieme a quelle di tutto il Cda, non sarò disponibile ad assumere nuovamente incarichi di vertice nella società”. Lo afferma il presidente della compagnia aerea Roberto Colaninno.

La violenza domestica si racconta su Facebook, ma non si denuncia

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E’ preoccupante che molte donne scelgano sempre più spesso la denuncia su Facebook e non una denuncia alla polizia. Si preferisce la condanna sociale a quella legale? Si è persa la fiducia nelle istituzioni? Si ha paura dell’iter procedurale? E’ più facile postare una foto in rete che uscire e andare in una caserma dei carabinieri? I motivi possono essere molti, ma il fenomeno è sicuramente in aumento così che anche l’ultima storia di violenza domestica venuta alla luce ha trovato spazio su Facebook. Lei è una donna incinta che al sesto mese di gravidanza è stata picchiata dal suo compagno davanti ai due figli più piccoli così ha postato la sua foto su Facebook con la didascalia  “Adesso basta, sono sei anni che sopporto. Ti denuncio”. Ma la denuncia non è arrivata. Forse pressata anche dalla famiglia, forse non ha trovato il coraggio di andare fino in fondo e alla fine anche il post e la foto sono stati rimossi. La storia la racconta la Nuova Sardegna:

Lei è incinta e ha due figli piccoli che hanno visto il papà picchiare la mamma con il pancione. I bambini sono abituati alle botte e alle urla. A casa della coppia sono arrivati i parenti più stretti e qualche amico di famiglia. Qualcuno ha chiamato l’ambulanza. Gli operatori sanitari hanno fatto domande pressanti sulla natura di quelle lesioni. A parte loro, che lo intuivano, tutte le altre persone presenti sapevano bene chi aveva provocato quei segni. Ma nessuno ha fatto niente, nessuno ha denunciato. Eppure, potevano farlo.

Questa è una storia “ordinaria” di violenza sulle donne. Una storia che di solito non finisce nelle cronache dei giornali perché si consuma nel privato delle mura domestiche fino a quando, come è successo a Villacidro e altre 112 volte in Italia dall’inizio dell’anno, un uomo non uccide una donna.

Anziana picchiata dai ladri a Firenze

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Minacciata, aggredita e picchiata da due ladri che si erano introdotti nel giardino della sua abitazione. Così un’anziana signora di 82 anni che abita nella periferia di Firenze nella zona di via di Ripoli, ha subito un vero e proprio agguato da parte dei malviventi. Secondo le prime ricostruzioni l’anziana stava scendendo dall’auto quando è stata minacciata con le pistole e costretta ad aprire la propria abitazione. I ladri hanno rovistato in tutte le stanze fin quando non hanno scoperto la cassaforte e hanno cercato di farsi dire  la combinazione dall’anziana che, nonostante le percosse, ha preferito non rivelare. I rapinatori sono poi fuggiti con 1500 euro in contanti e alcuni preziosi.

Aggredita, minacciata e poi percossa da due rapinatori nel giardino della sua abitazione. E’ successo a una donna di 82 anni nella zona di via di Ripoli, alla periferia di Firenze. L’anziana, appena scesa dalla sua auto, è stata minacciata con le pistole dai due malviventi e costretta ad aprire la porta di casa. I ladri sono fuggiti con 1.500 euro in contanti e alcuni preziosi, lasciando  l’anziana, legata con delle fascette e con del nastro adesivo sulla bocca. La donna, che vive da sola, è riuscita a liberarsi dopo circa un’ora e ha chiamato il 113. Sul posto sono arrivate le volanti e la polizia scientifica. L’82enne ha rifiutato il ricovero in ospedale, affermando di preferire recarsi da sola il mattino seguente per alcuni controlli. Le indagini sono state avviate.

Usa shock: vuole imitare gli incontri di wrestling, uccide la sorellina

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Ha solo 13 anni il ragazzino che a Terrytown, in Louisiana, negli Usa, ha provato a imitare gli incontri di wrestling così come visti in tv, sferrando gomitate a calci volanti, senza rendersi conto che, quelli trasmessi sullo schermo, erano solo finzione. E’ così che è morta Viloude Louis, di appena 5 anni, uccisa da un gioco ferocemente violento del fratello che l’ha sbattuta contro il letto per poi prenderla a calci, pugni e gomitate sulla gabbia toracica. La piccola, pur priva di sensi, era ancora viva all’arrivo dei soccorsi, ma in ambulanza non ce l’ha più fatta a tenersi aggrappata alla vita morendo durante il trasporto in ospedale. Il fratello, arrestato, ora è in custodia cautelare.

Femminicidio in casa di cura!

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La pensionata di 80 anni uccisa a botte nella casa di riposo di Savona sarebbe stata aggredita da Marco Silombria, 77 anni, artista molto noto negli anni ’70, seguace del filone pop-dada e allievo di Scanavino. Savonese d’origine, Silombria è piemontese d’adozione: approda a Torino negli anni ’60 e nel 1968 e’ tra i fondatori di una nota agenzia pubblicitaria. In questi anni l’artista è stato al centro di un’altra vicenda giudiziaria che ha visto la procura indagare due persone per circonvenzione d’incapace. I due avrebbero costretto l’artista a vendere immobili e opere d’arte. A difendere Silombria è l’avvocato Alessio Di Blasio. “Il mio assistito è una persona con gravi problemi di salute – ha detto -. Da quando è ricoverato in quella struttura più volte i responsabili hanno chiamato le nipoti per i suoi comportamenti poco educati con gli altri pazienti”.

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