Firmate! Alex lancia una petizione: “vogliono uccidere il mio cane”

alex_kaftan-mars-tuttacronacaAlex Kaftan è uno studente italoamericano da poco trasferitosi a Lincoln, una piccola cittadina del Nebraska, per frequentare l’università locale. Il giovane è partito assieme al suo cane Mars, un lupo cecoslovacco, ma giunto sul luogo ha scoperto che nella cittadina quella razza è considerata pericolosa e inaccettabile e in quanto tale va soppresso perchè “derivante da un incrocio con il lupo”. Un amico di Alex, Alessandro Neroni, ha spiegato all’Adnkronos: “Un giudice locale gli ha concesso pochi giorni per liberarsi del suo cane. In caso contrario, ci avrebbe pensato il comune stesso, uccidendolo. L’ultimatum è scaduto il 17 febbraio scorso e solo l’intervento di una famiglia che abita fuori Lincoln ed ha preso a cuore la sorte di Mars ha evitato il peggio”. Ora in rete circola una petizione per far sì che i due non siano divisi per sempre: “Alex a Lincoln vive solo con Mars e non ha nemmeno un’auto che gli permetta di allontanarsi dalle vicinanze della sua università, andando a vivere oltre i confini di Lincoln – spiega – Mars, che ho frequentato personalmente quest’estate qui in Italia dove Alex trascorre abitualmente le sue vacanze, è, come tutti i lupi cecoslovacchi che conosco, un cane mite e dolcissimo, con un amore profondo per il suo giovane padrone. Solo una massiccia ondata di firme alla petizione di Alex potrà riunire il ragazzo e il suo amatissimo cane. Vi prego con tutto il cuore di aiutare Alex mandando più firme possibili.”

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L’agghiacciante proposta shock: 50.000 firme per far suicidare Ruffini

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Tra cattivo gusto e shock arriva anche la proposta di qualcuno, che forse voleva essere goliardico, ma ha solo superato il limite propone 50mila firme affinché Paolo Ruffini, conduttore televisivo, nonché attore e regista, si tolga la vita. Al di là dell’agghiacciante petizione anche la motivazione sembra alquanto priva di senso e molto vaga: “L’aria è un bene importante e di tutti. Lui con la sua esistenza sta sprecando inutilmente ossigeno. Il nostro. Se hai un cuore, firma e condividi. È per una buona causa”. Forse l’aria la sottrae anche chi perde tempo con simili manifestazioni che vanno contro ogni umana comprensione… ma noi auguriamo buona salute a chiunque, anche all’autore di tale gesto e ai pochi sostenitori che hanno sottoscritto la petizione. Speriamo solo che scompaia dal web il prima possibile.

La mamma malata di sclerosi multipla e la petizione pro-liberalizzazione

marijuana-tuttacronacaMaddalena Migani ha 36 anni, due bimbe e una malattia: la sclerosi multipla. La donna riesce a sopportare dolori e malesseri affrontandoli con maggiore serenità quando ha la possibilità di procurarsi della cannabis e per questo  ha lanciato una petizione on line per liberalizzare la marijuana sul sito change.org. “Non sopporto il cortisone e per me l’unica alternativa è la cannabis. Quando la prendo sto meglio, sono più serena, riesco a dormire e i dolori sono più leggeri. Tutto diventa più facile”. Una battaglia, quella per la liberalizzazione della cannabis, portata avanti prima di lei da altri malati. La donna ha scoperto che la marijuana poteva aiutarla quasi per caso. Spiega: “Ho sentito dire che la marijuana sta dando risultati positivi nell’ambito di una sperimentazione in Puglia. Una mia amica mi ha girato via email delle notizie. A quel punto ho chiesto un parere al mio medico e al mio neurologo, ma mi hanno risposto con sorrisi di comprensione, cambiando argomento. Ero sola con le mie domande e mi restava solo la possibilità di provare. Ma non riesco a fumare cannabis, mai fumato canne. Mi girava la testa. Allora l’ho mangiata, l’ho messa sotto la lingua, come un prodotto omeopatico e i risultati sono arrivati. Riesco a superare anche uno dei tanti disagi che affronto con la malattia, il problema di minzione. Faccio pipì in continuazione, ora non succede più. Per un paio di settimane mi sono quasi sentita un essere normale”. Lei, disabile al 75%, ha dovuto lasciare il suo lavoro e non le è facile seguire le due piccole di 6 e 3 anni. Nonostante questo, la maternità è stato il suo primo pensiero dopo la diagnosi. “E’ la prima cosa che ho chiesto al mio fidanzato: ‘Facciamo un figlio’. Quasi un istinto di sopravvivenza. Ma le gravidanze hanno peggiorato le mie condizioni di salute. Ho anche gravi problemi all’occhio sinistro”, dice. Da quando ha scoperto di essere malata, otto anni fa, Maddalena cerca di convivere con fastidi e dolori. Esistono altre esperienze simili alla sua: pazienti nelle sue stesse condizioni che raccontano di sentirsi meglio consumando cannabis. Al momento, tuttavia, non ci sono abbastanza ricerche scientifiche a sostegno dell’efficacia dell’uso terapeutico della marijuana. “L’unico farmaco a base di cannabis indicato per i pazienti sclerosi multipla è il Sativex – spiega Diego Centonze, ricercatore Aism- Associazione italiana sclerosi multipla – E’ uno spray che si è dimostrato utile per curare i pazienti e che è fornito dal Sistema sanitario nazionale. E’ stato oggetto di numerose sperimentazioni cliniche. Se parliamo invece di cannabis, va detto che non esistono evidenze scientifiche che possa aiutare i pazienti a stare meglio”. Un farmaco, il Sativex, immesso per la prima volta sul mercato in Canada nel 2005, che però Maddalena non può assumere. “Il neurologo mi ha spiegato che non posso prenderlo perché si usa nei casi di ipertono, quando c’è una rigidità del fisico maggiore della mia. Per me non va bene. Riesco a provare sollievo solo con la cannabis e il mio sogno sarebbe quello di poterla comprare in farmacia”. Scrive Repubblica:
La richiesta affidata da Maddalena al web segue di qualche giorno un ddl presentato dal Pd sull’uso terapeutico della cannabis che dovrebbe semplificare e rendere accessibile ai pazienti il ricorso dei farmaci a base cannabinoide. Accanto al Sativex esistono altri medicinali a base di marijuana. “Di solito l’uso dei farmaci con cannabis nella sclerosi multipla  – spiega Roberta Pacifici responsabile Farmacodipendenze, tossicodipendenze e doping dell’Istituto superiore di Sanità – si è rivelata utile per attenuare il tremore. Medicinali cannabiodi sono usati anche in presenza di glaucoma, nei casi di Aids e per attenuare la nausea durante la chemioterapia. Ma esistono altri farmaci più conosciuti da un punto di vista farmacologico, quelli che definiamo ‘di prima scelta’. Sono stati sottoposti a più studi, mentre non si conoscono ancora bene gli effetti collaterali di quelli a base di marijuana”. Quando usare allora i farmaci a base di cannabis? “Nelle sacche di popolazione che non rispondono ai trattamenti farmacologici ‘di prima scelta. In questi casi possono essere utili”, aggiunge Pacifici.

La bimba disabile che chiede una bambola con le sue stesse difficoltà

bambina-disabile-bambola-tuttacronacaLa statunitense Melissa Shang, di soli 10 anni, è affetta dalla malattia di Charcot Marie Tooth, che la costringe a vivere su una carrozzina. E’ anche un’appassionata dalle linea di bambole American Girl e per questo lancia un appello sul web: “Voglio che le altre bambine sappiano cosa vuol dire essere come me, attraverso la storia di una ‘American Girl’ disabile”. Con una petizione proposta attraverso il sito Change.com, Melissa chiede oche uno dei personaggi rappresentati dal noto marchio di giocattoli sia ispirato a unaragazzina  con evidenti difficolà di movimento. La bimba spiega che anche le bambole dovrebbero sedersi su una sedia a rotelle, vivendo così quelle difficoltà che i bambini sani non hanno. “Tuttavia, siamo come gli altri, con gli stessi pensieri e gli stessi sentimenti”, recita l’appello che accompagna le firme sul web. “Le American Girls – dice Melissa – dovrebbero rappresentare tutte le ragazze che compongono la storia americana, passata e presente, e quindi anche le ragazze disabili”. Come riporta Giornalettismo, la proposta non sembra irrealizzabile. La linea American Girl infatti è stata lanciata nel 1986 dalla Pleasant Company, società dal 1998 controllata da Mattel, e dal 1995 include personaggi che rappresentano storie di vita contemporanea. Le American Girl rappresentano a volte ragazze di diverse etnie che hanno lo scopo di insegnare i diversi aspetti della storia a stelle e strisce. I libri allegati alle bambole, scritti per bambini di età compresa tra gli 8 e i 10 anni, si pongono come obiettivo perfino quello di spiegare al giovanissimo pubblico anche temi delicati come il lavoro minorile, gli abusi sui minori, la povertà, il razzismo, la schiavitù, il maltrattamento degli animali. Melissa dice di essere appassionata delle American Girl dall’età di 7 anni. La sua petizione ha raccolto alcune centinaia di firme. E la sua speranza è quella di superare quota 9mila adesioni. C’è da augurarsi che l’operazone vada in porto. La malattia di Charcot Marie Tooth danneggia i nervi periferici causando debolezza muscolare e riduzione delle dimensioni dei muscoli.

Spegniamo l’odio: un video e una petizione per la legge anti-omofobia

petizione-arcygay-legge-anti-omofobia-tuttacronacaE’ stata Arcigay a indirizzare ai senatori della Commissione Giustizia una nuova campagna-petizione a favore di una legge anti-omofobia e anti-transfobia. Nella petizione, si chiede inoltre l’estensione della legge Reale-Mancino a chi rilascia dichiarazioni omofobe e offensive nei confronti degli omosessuali. Nel testo è presente proprio una considerazione su questa legge, al centro di quello che viene definito “imbarazzante balletto attorno ad una non meglio identificata libertà di opinione2”. Viene chiesto, inoltre, che la Commissione Giustizia tolga dal testo di legge l’emendamento Verini‐Gitti.

 

La legge Reale‐Mancino è stata istituita per punire i crimini d’odio, la violenza e la discriminazione per motivi di razza, etnia e religione. Da anni stiamo chiedendo che anche le violenze e le discriminazioni ai danni delle persone gay, lesbiche e trans vengano punite al pari delle violenze e discriminazioni per razzismo, xenofobia e odio religioso. Ci appare quindi del tutto strumentale e persino offensiva questa preoccupazione rispetto alla restrizione della libertà di opinione, che mai in questi decenni è stata sollevata, e che viene paventata solo ora, nel momento in cui si chiede che anche le persone gay, lesbiche e trans vengano tutelate ai sensi di questa legge. Siamo i primi a difendere la libertà di pensiero, che riteniamo preziosa e intoccabile, principio fondamentale di ogni paese democratico, libertà che la nostra Costituzione difende in maniera cristallina. Non possiamo accettare però che la libertà di pensiero venga usata come scudo per nascondere la precisa volontà di impedire che anche in questo paese si inizi finalmente un’evoluzione culturale che porti alla fine dello stigma sociale e legalizzato che ancora pesa sulla vita delle persone gay, lesbiche e trans.

La petizione è accompagnata da un video che, come spiega Giornalettismo, raccoglie alcune delle dichiarazioni che politici e personaggi pubblici hanno reso in televisione, dichiarazioni forti che Arcigay non esita a definire omofobe. Nel video, che non mostra volti ma solo le parole, sono riconoscibili le voci di Vittorio Sgarbi, Alessandra Mussolini, Daniela Santanchè, Giancarlo Gentilini, Giancarlo Cervelli, Pino Scotto, Mariano Apicella, Romano La Russa e Padre Livio di Radio Maria. “Mentre l’Europa da diversi anni ha adottato politiche ben precise e determinate per tutelare i cittadini LGBT con reali misure di inclusione sociale – spiega il presidente di Arcigay, Flavio Romani – L’Italia è riuscita a far sistematicamente naufragare tutti i progetti di legge […]. Vogliamo una legge che senza se e senza ma, stabilisca anche per i crimini d’odio omofobico e transfobico quello che stabilisce da decenni anche per diverse altre fattispecie, come il razzismo e l’antisemitismo”.

Welcome back Brian! Torna il cane dei Griffin

brian-griffin-tuttacronacaE’ stata la puntata trasmessa ieri negli Usa a far tornare il sorriso ai fan di Brian, il celebre cane dei “Griffin”. Nell’episodio, il piccolo Stewie riesce a costruire una macchina del tempo e a tornare al tragico momento dell’incidente. Il gesto estremo fa sì che Brian torni a casa per Natale. Insomma, dopo le lacrime per la morte del cane più irriverente della serie e la petizione su Change.org, nell’episodio andato in onda domenica, Stewie torna a casa in tempo e riesce a salvarlo dalla macchina che vuole investirlo. In rete non sono mancati i cinguettii al riguardo e non è mancato di farsi sentire in Twitter neanche Seth MacFarlane, ideatore della comedy, che ha preso in giro i fans scrivendo: “Davvero pensavate che avremmo ucciso Brian, davvero?”. E ha aggiunto che la morte di Brian può servire da lezione: “Mai dare qualcuno per scontato perchè potrebbe andarsene in un attimo”.

griffin-tuttacronaca

Brian Griffin resuscita?

brian-griffin-tuttacronacaE’ davvero eterno riposo per Brian, il cane della famiglia Griffin? Da quando è stata trasmessa in America la puntata in cui viene investito da un’auto, su Change.org è stata creata una petizione, che ha già raccolto oltre 93mila firme, per contestare la scelta degli sceneggiatori. E per i fan della serie animata, in rete è comparso un sito dedicato, Brian’s Announcement, dove compare un countdown che pare segnali la resurrezione del cane di casa Griffin. E, nell’era 2.0, non poteva certo mancare un hashtag: #saveBrian!

Storia dell’Arte eliminata dai programmi scolastici: arriva la petizione

storia-arte-scuola-tuttacronacaPer (de)merito della Riforma Gelmini del 2010, in un Paese come l’Italia, patria dei Beni Culturali, l’insegnamento della Storia dell’Arte è stata cancellata, da tutti i programmi, anche da quelli di istituti a vocazione artistica quali il liceo classico e l’istituto tecnico per il turismo, che dovrebbe formare coloro che un domani dovrebbero far conoscere l’Italia all’estero. L’indignazione dilaga e sono gli stessi storici dell’arte a chiedere il ripristino della materia. Una petizione sul sito firmiamo.it, “Ripristiniamo storia dell’arte nelle scuole“, ha già raccolto 2321 firme. Scopo, reindirizzare poi la richiesta al ministro Carrozza. Il testo spiega: “Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare una formazione culturale degna di questo nome, ma anche impedire la formazione di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura”. A seguito delle numerose proteste, levatesi anche dall’associazione Anisa degli insegnanti della storia dell’arte e da Italia Nostra, hanno aderito all’appello anche l’attuale ministro Massimo Bray, Salvatore Settis, Adriano La Regina, Cesare De Seta e Rosi Fontana.

Barilla nel centro del mirino: tra boicottaggio e petizione di Dario Fo

-barilla-pubbicità-gay-tuttacronacaSolo ieri Guido Barilla, con la sua affermazione che l’azienda non farà mai pubblicità gay perché  “preferiamo la famiglia tradizionale”, ha fatto scoppiare la polemica in rete e la notizia, e il boicottaggio, ha già fatto il giro del mondo, apparendo sulle principali testate internazionali. E se nel web appaiono le immancabili vignette e le frasi di scherno, Dario Fo utilizza internet per lanciare una petizione su Change.org con la quale chiede a Barilla di rappresentare, nelle sue prossime campagne pubblicitarie, tutti i tipi di famiglia. Del resto il premio Nobel l’azienda la conosce, essendone stato testimone negli anni Cinquanta.
Nella lettera aperta al presidente dell’azienda emiliana, Fo lo invita a diventare “ambasciatore di integrazione e voce del presente”:

Ricordo i primi spot televisivi di Barilla, a cui ho partecipato non solo come attore ma anche come autore dei testi e della sceneggiatura nonché del montaggio. Ebbero un enorme successo e, in quel tempo, ho avuto anche l’occasione di conoscere Pietro, vostro padre. […] In quegli spot abbiamo raccontato di prodotti che sono diventati simbolo dell’Italia e degli italiani tutti, nelle nostre case e nel mondo. La pasta soprattutto è sinonimo d’Italia, di casa e di famiglia. Per tutti. Ecco: oggi il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall’amore delle persone che ne fanno parte. Amore che non è in grado di discriminare, che non ha confini: e l’amore, in tutto il mondo, può nascere tra un uomo e una donna, due donne, due uomini. […] Ecco, Guido. La sua azienda rappresenta l’Italia: nel nostro Paese e in tutto il mondo. Un’Italia che è fatta anche di coppie di fatto, di famiglie allargate, di famiglie con genitori omosessuali e transgender. Ecco perché le chiedo di cogliere questa occasione e di ritornare allo spirito di quegli spot degli anni ’50 dove io stesso interpretavo uno spaccato della società in profondo mutamento. Ecco perché le chiedo di uscire dalla dimensione delle polemiche e farsi ambasciatore della libertà di espressione di tutti.

E conclude con un appello:

E chiedo quindi che lo faccia con le prossime campagne pubblicitarie del gruppo Barilla, dove la famiglia potrà finalmente essere rappresentata nelle sue infinite e meravigliose forme di questi nostri tempi. Come ho già scritto: “Buttiamoci con la testa sotto il getto del lavandino e facciamo capire ai briganti che qui siamo ancora in molti in grado di dimostrare di far parte di un contesto di uomini e donne libere e pensanti”.

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Ben Affleck nuovo Batman? I fan lanciano una petizione contro!

benaffleck-batman-proteste-tuttacronacaE’ dei giorni scorsi l’annuncio che Ben Affleck vestirà i panni dell’uomo pipistrello nel sequel de L’uomo d’acciaio e i fan della saga, indignati, sono entrati in rivolta. La decisione ha provocato un’ondata di critiche in rete, dove in migliaia hanno appoggiato un’iniziativa per chiedere alla Warner Brothers di tornare sui propri passi. John Roden, un seguace del personaggio, ha lanciato una petizione in Change.org.  Per Roden, l’attore “non è neanche lontanamente vicino all’essere una star dell’action”. A riprova di qeusto, ha preso ad esempio il lavoro come supereroe che Affleck ha fatto in “Daredevil” (2003), qualificandolo come “atroce”. “Non farà giustizia al film”, ha dichiarato in una lettera pronta per essere inviata tanto alla Warner che a DC Comics, la proprietaria dei diritti di Batman, affinchè l’attore venga escluso dal progetto. La petizione ha già raccolto 28mila firme, superando così la quota prefissata di 25mila che Change.org richiede perchè venga presa in considerazione. Dato che non è certo una sorpresa: secondo un’analisi della società Fizziology, dei più di 96.000 tweets che menzionavano Affleck a un’ora dall’annuncio, il 71 per cento esprimeva disagio a riguardo.

La storia infinita dei marò: ora rischiano in 4

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Si ricomincia tutto da capo e ora le autorità di Nuova Delhi vogliono interrogare altri quattro militari della pattuglia in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie. Per la Corte suprema indiana Massimo Andronico, Alessandro Conte, Antonio Fontana e Renato Voglino devono rispondere alla sbarra davanti ai giudici. E L’Italia non potrà che rispettare i patti. Ma quali sono stati questi patti? Quelli presi ufficialmente? Quelli ufficiosi se mai ci sono stati?  I rappresentanti del governo Monti, secondo le informazioni in possesso di Wikilao e confermate da fonti militari e indiane, ha sottoscritto un impegno per far tornare in India i quattro, laddove ritenuto necessario.

Fu sulla base di quella garanzia davanti alla Corte Suprema che il 2 maggio del 2012 venne autorizzato il rilascio dei marinai, della nave e del suo equipaggio.

Insomma un vero salto nel passato e fra poco scatteranno i 500 giorni di prigionia. Ma perché se l’Enrica Lexie si trovava esattamente a 20,5 miglia nautiche dalla costa del Kerala nella cosiddetta zona contigua, deve essere l’India a giudicare i Marò? E questa forse è solo na delle mille contraddizioni del caso.

Debora: vi racconto la mia storia di terapista del sesso

debora-de-angelis-assistente-sessuale-tuttacronaca

La 31enne roma Debora De Angelis ha deciso di “metterci la faccia” e rompere il tabù sul ruolo dell’assistente sessuale parlando ad Adnkronos Salute e raccontando la sua storia di “terapista del sesso” che si è presa cura di tre ragazzi disabili. La sesso-terapia è un tema delicato, ma sembra inizi ad esserci dell’interesse al riguardo da parte degli italiani, come confermerebbe il successo della petizione online per l’istituzione dell’assistente sessuale che, dopo esser stata lanciata dal web designer con una grave disabilità Max Ulivieri, ha raggiunto in pochi mesi ben 5 mila adesioni. Il rischi che questa terapia comporta, però, è che il paziente possa venir coinvolto emotivamente. Spiega Debora: “Il mio percorso da autodidatta mi ha portato a definire delle ‘regole’ da rispettare: il disabile dev’essere preparato a livello psicologico, fisico, emotivo e sentimentale su cosa si potrà aspettare e cosa non deve aspettarsi dal terapista. Una persona che non si è mai espressa a livello emotivo può infatti sviluppare un interesse morboso verso chi gli dà attenzione. È necessario quindi conoscere prima la persona, capire se è emotivamente stabile e valutare caso per caso se può sostenere la terapia”. Debora ha interrotto la sua esperienza in questo campo “per motivi personali” ma resta convinta che l’istituzione della figura dell’assistente sessuale sia una sfida da vincere. “Oggi i disabili – spiega – sono assistiti solo da prostitute che però fanno sesso per lavoro”, quindi senza avere una formazione adeguata a relazionarsi con il disabile.  E sottolinea: “La prostituta agisce solo a livello sessuale, la terapista invece offre gli strumenti giusti per garantire al ragazzo una vita sessuale autonoma. La prostituta inoltre – conclude Debora – gestisce il suo corpo a seconda delle richieste del cliente, la terapista invece non può fare tutto, dalla terapia è infatti esclusa la penetrazione o il sesso orale”.

La petizione per i due marò arriva dagli Usa!

maro-petizione

Le celebrazioni per la Festa della Repubblica sono in corso in tutta Italia. Una festa che dovrebbe ricordarci come lo Stato protegge i suoi cittadini. E mentre le forze armate sfilano per Roma sotto gli occhi di politici soddisfatti, cade nel silenzio il fatto che, di quelle stesse Forze Armate, di questa stessa nazione, fanno parte anche i due marò Latorre e Girone, che si trovano in India, dimenticati dalla Repubblica che volevano difendere e che sembra averli abbandonati. Ma c’è chi a loro pensa, sono gli italiani all’estero che hanno invato una petizione al segretario generale della Nazioni Unite Ban Ki moon. Quello che si chiede all’Onu è che venga monitorato il loro processo, ormai imminente e di promuovere” un arbitrato internazionale. I due fucilieri di Marina, si legge, “non sono terroristi, ma militari che combattevano la pirateria”. L’ideatore dell’iniziativa è Giorgio Caruso, fondatore del gruppo “Italiani nel mondo – salviamo i nostri marò”, che l’ha lanciata, da New York, dopo averla raccolta dalle pagine Facebook delle famiglie Latorre e Girone. Margaret, la madre americana di Caruso, che negli anni Cinquanta è stata giornalista del New York Times, lo ha aiutato a scrivere il testo. In Amelica si mobilitano, si cerca di far arrivare quanto più lontano possibile quest’iniziativa, in Italia il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha invitato sul palco della parata ai Fori imperiali i familiari dei due fucilieri. Qualche ora prima li aveva chiamati a Delhi. Un magro contentino per due uomini che chiedono solo di riavere indietro la propria libertà e di essere tutelati dal loro governo. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha chiesto “compostezza” e di “urlare” di meno. “Non so se dovrei bombardare l’India, rompere i rapporti commerciali, ritirare l’ambasciatore” ha aggiunto con una facile battuta. Forse dovrebbe solo alzare la testa e mostrare all’India la dignità nazionale Italiana. E mostrare agli italiani che al governo importa il loro benessere. Quel giorno, sarà un bel giorno per festeggiare la Repubblica.

Ecco cosa accadeva poco più di un anno fa a Roma: gli italiani rivogliono i loro marò in patria!

Anche Bieber firma #EndTheWarOnDrugs!

justin bieber-tuttacronaca-petizione

Anche Justin Bieber ha firmato l’appello lanciato dal suo amico Russell Simmons che voleva  rinnovare le politiche degli ultimi 30 anni che hanno visto la popolazione carceraria alle stelle”.  Secondo i firmatari infatti le più grandi vittime del sistema carcerario “sono i bambini della nostra nazione”, i quali perdono almeno un genitore condannato a lunghe pene detentive per reati non violenti legati alla droga. Tra le celebrità che hanno firmato l’appello, oltre a Bieber, ci sono Will Smith, Scarlett Johansson, Cameron Diaz, Jon Hamm, le sorelle Kardashian, Kris Jenner, Russell Brand, Susan Sarandon, Tim Robbins, Demi Moore, Mark Wahlberg, Eva Longoria, Woody Harrelson, Jamie Foxx, Jim Carrey e Kerry Washington.

Quante fans seguiranno Bieber e firmeranno l’appello?

CONTROPETIZIONE!

contropetizione

Ieri la petizione che ha fatto il giro del web dove una ventiquattrenne si appellava al senso di responsabilità e richiamava i grillini dalla base per dare l’appoggio al Pd. in poco tempo la sua petizione era stata al centro di un dibattito un politico piuttosto acceso tra Grillo e il popolo che lo aveva eletto. Oggi arriva la contropetizione che rimette tutto in discussione per l’ennesima volta. Sembra proprio ceh questa diciasettesima legislatura sia allo sbando, con equilibri che non si trovano e caos all’interno dei partiti. Intanto il Pd, respinto da Grillo, cerca soluzioni in un quadro politico ingestibile. Ora dopo ora si delinea solo una grande verità… GOVERNO TECNICO! ANCORA UN MONTI? IL RITORNO DEL TAGLIA SOGNI ITALIANI? IL BANCHIERE D’ASSALTO AL SOLDO DELLA MERKEL?

Mi chiamo Fabio, ho 40 anni. Ho votato e l’ho fatto con molta speranza  e ho scelto il M5S. Sono tra quei milioni di italiani che credono in una rivoluzione gentile: in un Paese solidale, più pulito e giusto, capace di tutelare i cittadini, il loro lavoro, l’ambiente in cui vivono. Io vorrei un’Italia in cui le persone tornino a essere cittadini e smettano di essere sudditi, un’Italia che rispetti i nostri sogni e li sostenga. Vi ho votati con queste speranze nel cuore.

Il M5S ha ottenuto una vittoria alla quale in pochi credevano. Ma un sistema elettorale malato, a causa delle leggi fatte dal Pdl e mai cambiate dal Pd, ha prodotto il risultato che ci aspettavamo: i partiti, coloro che hanno causato il problema, ora pretendono che il Movimento 5 stelle glielo “risolva” appoggiando e sostenendo una classe politica bocciata dal voto degli italiani che infatti chiedono a gran voce cambiamento.

Si possono fare poche cose, prima di tornare alle urne, in poco tempo:

1. Una nuova legge elettorale;

2. Una legge contro la precarietà e l’istituzione del reddito di cittadinanza;

3. La riforma del Parlamento, l’eliminazione dei loro privilegi, l’ineleggibilità dei condannati;

4. La cancellazione dei rimborsi elettorali;

5. L’abolizione della legge Gasparri e una norma sul conflitto d’interessi;

6. Una legge anticorruzione che colpisca anche il voto di scambio; e l’istituzione di uno strumento di controllo sulla ricchezza dei rappresentanti del popolo (il “politometro”);

7. Il ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola;

8. L’istituzione del referendum propositivo senza quorum;

9. L’accesso gratuito alla Rete;

10. La non pignorabilità della prima casa.

PD e PDL hanno sempre ostacolato queste proposte, non farti/fatevi/facciamoci fregare un’altra volta. Chi ha già governato ha creato danni. Deve dimettersi e lasciare spazio a un nuovo modo di fare politica.

Caro Beppe, non sprecare il mio voto. L’ho dato con la testa e con il cuore.

CHI FARA’ LA PETIZIONE CONTRO IL MONTI BIS?

DITE NO AL GHETTO DEI GAY!

gay-pride

I gay di San Pietroburgo possono manifestare, ma lontano dalle vie del centro. Più precisamente, in un piccolo villaggio della periferia. È la decisione del sindaco della città russa che per due volte ha negato il permesso alle associazioni omosessuali che avevano chiesto di manifestare lo scorso weekend contro la legge in via di approvazione alla Duma, il parlamento russo, che vuole vietare la “propaganda gay” in pubblico con la scusa di proteggere i bambini dai “comportamenti devianti”.Secondo la giunta di San Pietroburgo, gli attivisti potrebbero utilizzare un’area riservata appositamente per le proteste a Novoselki Vyborg, paesino-satellite raggiungibile soltanto in treno.

Si tratta dell’ennesimo sopruso delle istituzioni russe a danno della comunità lgtbq, mobilitata contro una normativa che dovrebbe entrare in vigore a fine maggio e che consegnerà la Russia all’oscurantismo medievale contro i gay a vent’anni dalla depenalizzazione dell’omosessualità,avvenuta nel 1993. Sarà infatti vietato parlare di omosessualità in pubblico, dunque saranno bandite proteste, articoli di giornale, dibattiti, convegni. Un noto presentatore tv, Anton Krasovski, caporedattore di una emittente del Cremlino, a fine gennaio ha voluto sfidare il governo annunciando pubblicamente di essere gay davanti alle telecamere. È stato licenziato. In una intervista al Los Angeles Times ha però puntato il dito contro le associazioni omosessuali del suo Paese: «Non vedo nessun Harvey Milk russo. La comunità gay è troppo tranquilla, non hanno il coraggio di lottare per i propri diritti in una nazione dove è più appropriato e onorevole essere un ladro che essere gay».

In realtà uno dei leader della minoranza omosessuale, Nikolai Alekseev, nei giorni scorsi ha chiesto l’aiuto del Consiglio d’Europa affinché vigili sull’applicazione delle sentenze della Corte di Strasburgo, che nel 2010 aveva condannato la Russia poiché Mosca non aveva dato il permesso allo svolgimento del Gay pride nel 2006, 2007 e 2009. Molte associazioni si stanno muovendo a livello internazionale per fare pressione sul Cremlino. In Italia i consigli comunali di Venezia e Milano hanno sospeso il gemellaggio e i rapporti con San Pietroburgo per protesta contro la legge omofoba in discussione al Parlamento russo. Equality Italia, associazione in difesa dei diritti umani, ha promosso una petizione al governo italiano perché chieda alla Federazione russa di ritirare la normativa anti-gay. Tra gli altri finora hanno aderito Lucia Annunziata, Natalia Aspesi, Stefano Rodotà, Ritanna Armeni, Alessandro Gassman, Anna Paola Concia, Aldo Nove, Michela Murgia, le associazioni lgbtq e molti esponenti politici locali.

Per firmare clicca qui.

Deputati Duma che non vogliono far adottare bimbi russi da americani: sanzionateli!

E’ quello che chiede una petizione su “We the peolpe”, sezione del sito della Casa Bianca. 37mila le firme raccolte.

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