Tutti i tattoo di Justin Bieber… “schedati”!

bieber-arresto-tuttacronacaNon solo i video dell’arresto. Ora dal Dipartimento di Polizia di Miami Beach sono state diffuse scattate al momento dell’arresto di Justin Bieber. Il cantante era stat fermato dalle forze dell’ordine lo scorso 23 gennaio per guida in stato di ebbrezza. Tra i molti scatti, anche quelli che ritraggono i tattoo del canadese, evidenti segni di riconoscimento.

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Justin Bieber ubriaco… diventa virale in rete

bieber-alcoltest-tuttacronacaLunedì si terrà il processo che vede al banco degli imputati Justin Bieber, fermato lo scorso gennaio a Miami mentre si trovava alla guida sotto effetto di stupefacenti. Sulla sua testa, anche l’accusa di resistenza all’arresto. Ora la magistratura americana ha reso pubbliche delle nuove immagini di quella nottata. Nel filmato, registrato dalle telecamere di sorveglianza della centrale, appare il cantante canadese alle prese con un test di equilibrio… non perfettamente riuscito. Che però è rimbalzato in ogni angolo del mondo grazie alla condivisione in rete.

L’arresto di Justin Bieber: spunta il video della perquisizione

justin-bieber-tuttacronacaE’ stato diffuso, dal dipartimento di polizia di Miami, un filmato ripreso dalle telecamere di sicurezza nel quale appare Justin Bieber alle prese con la pequisizione, da parte di un agente, immediatamente dopo il suo arresto avvenuto a fine gennaio. Non è la prima volta che l’idolo delle teenager finisce nei guai, come quando ha laciato uova sulla casa di un vicino assieme ad amici ed è stato fermato per atti vandalici, oppure a quando ha picchiato un autista e sputato addosso a un altro vicino. In merito al lancio di uova gli investigatori che stanno indagando sul caso hanno perquisito la casa di Bieber in cerca di filmati di sorveglianza o di altre prove sugli episodi risalenti al 14 gennaio. Se troveranno nuovi indizi, per Justin i problemi con la giustizia potrebbero farsi seri.

Svelati i misteri di Mps? Arriva la mail sul contratto Alexandria

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C’è una mail di 32 righe che spiega come fu scoperto il contratto dell’operazione “Alexandria”, nascosto “in cassaforte”, con la banca giapponese Nomura per far risultare in attivo il bilancio 2009 della banca senese.

La email con il “mandate agreement” venne spedita il 30 ottobre del 2012 da Valentino Fanti, segretario di presidente e amministratore delegato, a Fabrizio Leandri, responsabile dei controlli interni.

In base a quelle poche righe, scrive Il Corriere della Sera, il contratto nascosto nella cassaforte dell’ex direttore generale Mps, Antonio Vigni, sarebbe stato scoperto il 20 settembre 2012.

In mandate aggreement collegava due operazioni finanziarie del 2009 formalmente distinte: la ristrutturazione del derivato “Alexandria” e un acquisto di 3 miliardi di Btp trentennali finanziati da Nomura.

Sulla base di quel contratto, scrive Corsera, Mps ha riscritto a febbraio 2013 i bilanci con una perdita ulteriore di 700 milioni.

Il Corriere della Sera riporta alcuni brani di quella email:

Scrive Fanti: “In data 20 settembre (così mi sembra di ricordare, giorno più giorno meno) il dir. Mingrone (Bernardo, direttore finanziario, ndr ) mi ha chiesto di verificare se presso la mia struttura risultassero atti e/o contratti con Nomura”. Le prime verifiche nella segreteria di presidenza furono negative. Allora invitò una collaboratrice a ricercare nel «protocollo». E in quello dell’ex segreteria di direzione, sempre quel giorno, venne scoperto: “Foglio con indicato in alto “signatories” (pag.1); mandate agreement 31/7/2009 Nomura International plc and Banca Monte Paschi di Siena, (pag. 49); due mail (pag. 2)” tra Baldassarri e altri funzionari della banca e Francesco Cuccovillo di Nomura“; l’annotazione «conservato in cassaforte». “Detto materiale è stato stampato e subito dopo consegnato brevi manu al dottor Alessandro Ierardi della segreteria del cfo dir. Mingrone. Nel consegnare tale documentazione notai che il foglio informazioni sul documento protocollato … riportava nelle note “documento conservato in cassaforte”. Ritenni pertanto opportuno avvertire il dir. Leandri affinché lo stesso, come responsabile dell’area revisione interna, effettuasse una verifica presso detta cassaforte”. Per l’occultamento del contratto alla Banca d’Italia sono sotto processo per ostacolo alla vigilanza l’ex presidente Giuseppe Mussari, Vigni e l’ex capo dell’area Finanza, Gianluca Baldassarri, in uno stralcio dell’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta.

Quel contratto firmato venne trovato in cassaforte il 10 ottobre del 2012, secondo l’esposto dell’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola. Da quell’esposto partì l’inchiesta che chiarì le operazioni che servirono per far chiudere il bilancio 2009 in utile. Ma secondo Nomura quel mandate non collegava i due contratti: il collegamento, come sostiene anche Bankitalia, era già chiaro prima del ritrovamento del contratto dai riferimenti negli ordini di acquisto dei Btp.

Scrive Massaro:

A chiarire i vari aspetti del ritrovamento del mandate potrà essere lo stesso Viola, al processo a Siena: tra questi, l’indagine interna su chi in banca sapesse del mandate. Una mail del 13 dicembre 2012 di Mingrone a Viola individua sei funzionari, tra i quali Gianni Contena, manager dell’area Finanza: «Sembra che almeno questi lo avessero».

Scoppia la polemica: perquisita la casa del leader del Movimento No Tav

Alberto-Perino-perquisizione-tuttacronacaE’ indagato per istigazione a delinquele Alberto Perino, leader No Tav, la cui abitazione a Condove, in Val Susa, è stata perquisita dalla digos di Torino dipo che la procura del capoluogo piemontese aveva disposto la misura. La vicenda è legata alla diffusione online (tra i siti che possono essere ricondotti al movimento che si batte contro la realizzazione dell’infrastruttura) di informazioni sui mezzi e le imprese impegnate nei lavori dell’Alta velocità Torino-Lione, al cantiere di Chiomonte. Perino è accusato per aver invitato gli attivisti a praticare forme di sabotaggio nei confronti delle stesse aziende le targhe dei mezzi delle quali erano state pubblicate in rete. I mezzi pesanti circolavano sull’autostrada del Frejus e secondo i NoTav erano responsabili di trasportare materiale utilizzato dalla “talpa” per il cantiere dell’Alta Velocità di Chiomonte. L’abitazione era stata perquisita precedentemente nel 2011, con il leader sempre accusato di istigazione a delinquere. Le prime reazioni da parte degli esponenti politici sono arrivate in seguito  alla pubblicazione della notizia da parte di diverse agenzie di stampa. Tra questi Roberta Lombardi, ex capogruppo alla Camera del M5S, che si è scagliata contro la perquisizione sia in Twitter che in Facebook:

lombardi-facebookE’ iniziato tre giorni fa, a Torino, il processo per “invasione di terreni” che vede imputato lo stesso leader No Tav, Alberto Perino, e altri 9 attivisti, compresi due amministratori dei Comuni della valle. Il fatto risale al 12 gennaio 2010 quando, a Traduerivi a Susa, alcuni manifestanti tentarono di ostacolare un lavoro preliminare legato all’Alta velocità. Ad avviare la causa civile la società Ltf, che si occupa dei lavori per il Tav in Valsusa, che chiese il risarcimento dei danni. Il leader ha replicato contro quelle che ha definito azioni condotte per delegittimare il Movimento No Tav e ha denunciato: “Nelle azioni dei magistrati nei nostri confronti non c’è più una motivazione. Riteniamo che sia un accanimento che va al di là di ogni senso giudiziario. La situazione si è talmente incattivita che stiamo valutando, assieme al nostro team di legali, di denunciare la magistratura per stalking. Perché di questo si tratta; non è più una situazione normale”. Nel frattempo, la tensione in Val di Susa resta alta.

Mose: anche il tesoriere di Letta perquisito

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Continuano le indagini in merito a un appalto indetto dall’Autorità portuale di Venezia, per lo scavo di canali di navigazione dell’importo complessivo di oltre 12 milioni di euro per il quale i gip contestano il reato di turbativa d’asta ai vertici del Consorzio Venezia Nuova. Finora sono state disposte 14 ordinanze di custodia cautelare: 7 arresti e 7 obblighi di dimora. Nel mirino della Procura lagunare è finita anche la sposorizzazione che il CVN, che è concessionario unico per la costruzione delle opere di salvaguardia tra cui il MOSE (il MOdulo Sperimentale Elettromeccanico per la difesa di Venezia e della laguna dalle acque alte), ha assegnato a veDrò. Tale associazione culturale è stata fondata dal premier Letta nel 2005 e le attività sono state sospese dopo la sua nomina. Come riporta il Gazzettino, CNV è uno degli sponsor “storici” del tradizionale raduno estivo che veDrò ha organizzato per otto anni consecutivi nella cittadina trentina di Dro, a cui hanno preso parte molti esponenti di spicco della politica e dell’economia. Si presume quindi che sia stato per acquisire documentazione cartacea e informatica inerente i rapporti intrattenuti con il Consorzio che i finanzieri, lo scorso venerdì, si siano recati nell’abitazione romana del tesoriere e cofondatore di veDrò, Riccardo Capecchi. Il 47enne, da sempre vicino a Letta, è anche direttore generale di Poste Energia dal 2012. Contattata telefonicamente dal Gazzettino, l’associazione veDrò non ha rilasciato commenti sulla vicenda. La verifica su ‘Vedrò” è una delle circa 100 perquisizioni eseguite dai finanzieri, al comando del colonnello Renzo Nisi, nell’ambito dell’inchiesta sulle società che hanno avuto in passato rapporti di natura economica con il Consorzio.

Il nome di Capecchi non è nuovo: nel 2007, quando Prodi era premier e Letta sottosegretario, si dimise dall’incarico presso la Presidenza del Consiglio dopo la pubblicazione su alcuni giornali di una foto che lo ritrae  mentre s’imbarca sul “volo di Stato” con cui l’allora ministro Francesco Rutelli stava rientrando a Roma da Monza dove aveva assistito al Gran Premio. Per tale decisione Capecchi ricevette diversi apprezzamenti e si guadagnò l’appellativo di “danese” per la decisione assunta di farsi immediatamente da parte.

Alex Schwazer: atleta scorretto e un po’ “razzista”…

Alex-Schwazer

Ha giurato e spergiurato di non usare sostanze illecite Alex Schwazer, nel tentativo di evitare i controlli antidoping. E mentre i Ros di Trento conducono da mesi, con i Nas di Firenze e Trento, le indagini per capire quando abbia iniziato a doparsi, emergono particolari interessanti che gettano nuove ombre sull’atleta. E’ così che è stata trovata una mail che il marciatore ha inviato il 28 giugno 2012 al medico della Fidal, la Federazione italiana di atletica leggera, Pierluigi Fiorella, dove si legge: “Posso giurare che non ho fatto niente di proibito… ti ho dato la mia parola e non ti deluderò. Sono altoatesino, non sono napoletano”. Un’affermazione che per molti è stata indigesta. Tra questi, il campione olimpionico di boxe Patrizio Oliva, napoletano, ripreso dall’Ansa, ha risposto per le rime: “Ma come si permette? Penso che Schwazer dopo quello che ha fatto dovrebbe chiudersi in casa e non uscire piu’ per la vergogna. E invece dimostra non solo di essere uno sportivo scorretto ma anche un razzista. I napoletani vincono le medaglie d’oro con le proprie forze, senza doping. Gente come i fratelli Porzio, Massimiliano Rosolino, Diego Occhiuzzi, Pino Maddaloni e il sottoscritto, si sono fatti il mazzo tanto per vincere una medaglia e sono campioni autentici, non come lui che non lo e’ mai stato. Noi -conclude il pugile medaglia d’oro a Mosca- siamo campioni veri, non accettiamo lezioni da lui, noi non abbiamo mai alterato le nostre prestazioni pur di vincere. Lui, invece, per dirla alla Eduardo De Filippo, ha dimostrato di essere la schifezza degli atleti”. Intanto, nel decreto di perquisizione della Procura di Bolzano, si legge:

“I dati testimoniano come l’atleta dai primi anni di attività, cioè dall’agosto 2005 fino al settembre 2007, manifestasse valori ematici molto più bassi rispetto a quelli che verranno riscontrati negli anni successivi […] La polizia giudiziaria giunge pertanto a ritenere che non possa escludersi che Schwazer Alex, già durante la preparazione per i Giochi Olimpici di Pechino 2008 (e forse ancor prima), sia stato sottoposto a trattamenti farmacologici o a manipolazioni fisiologichecapaci di innalzare considerevolmente i suoi valori ematici”

Come dire, negli anni Schwazer si sarebbe costruito il suo profilo ematologico facendosi testare in maniera autonoma. Ma continuando a scorre le mail emergerebbe che, già a marzo del 2012, aveva assunto sostanze proibite. A  Pierluigi Fiorella ha scritto infatti: “Le cazzate le ho fatte a marzo, ma… ho imparato la lezione”.

IL MONTE DELLA TRUFFA… PERQUISITE CASE COMPONENTI CDA

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Un nuovo filone di inchiesta sarebbe partito da una fuga di notizie avvenute nei giorni scorsi relative a decisioni prese dal Cda della banca e diffuse – indebitamente, secondo l’accusa – anche attraverso la stampa. L’indagine per insider trading è sempre condotta dai magistrati senesi Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, titolari dell’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi. Al momento, per questo secondo fascicolo nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati.

Militari del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza stanno eseguendo perquisizioni domiciliari a carico di due componenti del Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, nell’ambito di un nuovo filone d’inchiesta per insider trading. Le perquisizioni, disposte dai pm senesi a Torino, Lecce e Milano, riguardano Michele Briamonte e Lorenzo Gorgoni. I due consiglieri non sono indagati.

Intanto, nell’ inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di Mps i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di Finanza hanno sequestrati somme e titoli per circa sei milioni di euro. La cifra era a diposizione dell’ex capo dell’area finanza di Mps, Gian Luca Baldassarri (finito agli arresti), del suo vice, Alessandro Toccafondi, e di altre due persone coinvolte nell’inchiesta, David Ionni e Antonio Pantalena. Il denaro è stato trovato dopo segnalazioni di operazioni sospette dall’attività antiriciclaggio.

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