L’ultima vergogna di Roma: rischio epidemia a Prima Porta

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Prima Porta a Roma, zona periferica della Capitale densmente abitata e a causa del maltempo dei giorni scorsi ha subito allagamenti e ora teme, a cira 20 giorni dall’alluvione, un’epidemia poiché i cittadini come racconta il quotidiano Il Messaggero sono stati lasciati soli.

«Abbiamo paura per i nostri figli, temiamo qualche epidemia, le nostre case sono state sommerse da melma fuoriuscita dalle fogne, i topi uscivano dal water». Eppure non siamo in nessun Paese del terzo mondo, ma qui nessuna perizia tecnica è stata avviata per stabilire i danni a privati e negozi. Ieri, dopo aver atteso invano, gli abitanti si sono rivolti a una ditta privata per la disinfestazione che sarebbe spettata invece al Comune:

«A pagare è l’Associazione Coletta» spiega Francesco Mangone, del Comitato 31 gennaio che sta raccogliendo l’adesione di centinaia di sfollati. Margherita Coletta è la moglie di Giuseppe, il brigadiere dei carabinieri ucciso a Nassiriya. Anche Margherita, con il suo negozio di oggetti religiosi, è stata colpita dall’onda marrone e ha deciso di aiutare i vicini. La spesa è di ottanta euro per ogni abitazione.

«Molte persone hanno accusato disturbi intestinali – racconta Mangone – gli sfollati la mattina ripuliscono da soli le case, la puzza all’interno è insopportabile, c’è fango, ma anche melma fuoriuscita dalle fogne».
In via Procaccini ieri sono intervenuti gli operai di una ditta privata per disinfestare le abitazioni. «Dobbiamo ringraziare l’associazione Coletta – dice Beyenesh Mehari Seghip, una residente – dal pavimento della mia casa esce ancora acqua, giorni fa mi sono sentita male, ho accusato forti dolori addominali».

Il Massaggero racconta:
L’odore all’interno delle case e di molti negozi è irrespirabile. Residenti e commercianti hanno ripulito da soli i locali, senza l’aiuto di nessuno. Case, mobili, automobili distrutti: chi spera in un rimborso è costretto a effettuare un’autocertificazione. I moduli vengono distribuiti e raccolti dal Comitato 31 gennaio. «Tantissimi sono venuti da noi per farsi aiutare – racconta Roberta Urbani del comitato – distribuiamo i moduli di autocertificazione e poi li consegniamo al municipio, anche se dovrebbe essere una perizia tecnica a valutare i danni». Perizia che avrebbero dovuto fare le istituzioni preposte che però non si sono viste. «Avremmo dovuto aspettare il loro arrivo lasciando case e negozi pieni di fango e melma? Avremmo dovuto far marcire tutto? In venti giorni qui non si è visto nessuno, abbiamo fatto tutto da soli» dice Mirella Ilas molto preoccupata. «Ho una ragazza di 15 anni, le nostre case sono state invase da melma fuoriuscita dalle fogne – racconta Mirella – da subito mi sono attivata per chiedere ad Asl, municipio e vigili del Fuoco un intervento per disinfestare l’abitazione, mi hanno sempre risposto che l’operazione avremmo dovuto pagarla noi». Ieri finalmente, grazie al contributo dell’associazione Coletta, l’appartamento di Mirella è stato disinfestato. «Ho paura di epidemia – racconta – non si può stare a contatto giorno e notte con dei luoghi che sono stati ricoperti da liquame maleodorante».

«Siamo abbandonati – dice con rabbia Mariarosaria Canzano – abbiamo dovuto ripulire noi quel fango puzzolente». Mariarosaria è ospitata nell’hotel Fleming insieme ad altre 50 famiglie sfollate. Tra loro c’è anche il problema dei bimbi che devono andare a scuola. Molte famiglie hanno perso anche le auto. «All’inizio – racconta – ci avevano assicurato un servizio per portare i bimbi alla scuola elementare, dopo qualche giorno sono scomparsi tutti».
I negozi a fatica riaprono. «Ho perso, tra le altre cose, due macchinari da 40.000 euro, solo le clienti mi hanno aiutata donandomi anche un divano» racconta Eleonora Morico, proprietaria di un salone di bellezza in via della Giustiniana. Ma la paura più grande è quella di infezioni per il fango e la melma. A Prima Porta nessuna risposta è stata data. Neanche all’appello del rapper Zak Munir al sindaco Ignazio Marino con la canzone Lacrime di fango.

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Kabobo: rigettata l’istanza per il trasferimento in ospedale psichiatrico

Adam-Kabobo-tuttacronacaIl Tribunale del Riesame di Milano ha rigettato l’istanza della difesa di Adam Kabobo, il ghanese che lo scorso maggio ha ucciso tre passanti a colpi di piccone, di trasferimento in un ospedale psichiatrico giudiziario e malgrado una perizia avesse parlato della necessità del trasferimento in Opg. Una perizia richiesta dalla difesa e depositata dal medico legale Marco Scaglione, nominato dai giudici del Riesame, sosteneva che la situazione di Kabobo non era compatibile con il carcere. Il perito aveva accertato che per curare adeguatamente la forma di psicosi schizofrenica di cui soffre in ghanese sarebbe stato necessario un trasferimento in un ospedale psichiatrico giudiziario, sempre in regime di custodia cautelare, e come misura di sicurezza per la sua pericolosità sociale. In un’udienza svoltasi lo scorso lunedì, e alla quale era presente lo stesso Kabobo, si era discusso della perizia e oggi è arrivata la risposta dei giudici del Riesame che, con un provvedimento di sette pagine, hanno respinto l’istanza della Difesa e deciso che il ghanese deve restare in carcere a San Vittore. I legali di Kabobo hanno già preannunciato che faranno ricorso in Cassazione. Un’istanza analoga era stata respinta nei mesi scorsi dal gip e da qui il ricorso al Riesame. Il processo con rito abbreviato a carico del ghanese per il triplice omicidio, avvenuto lo scorso 11 maggio, è fissato per il prossimo 6 febbraio davanti al gup Manuela Scudieri. A rappresentare l’accusa ci sarà il pm Isidoro Palma.

Kabobo uccise tre persone con l’accetta: per lui l’ospedale psichiatrico

Kabobo_Milano-tuttacronacaEra l’11 maggio quando, a Milano, Adam Kabobo seminò il panico per le strade del capoluogo lombardo uccidendo tre passanti a colpi di piccone. Il ghanese però non resterà in carcere: sarà trasferito in ospedale psichiatrico perchè le sue condizioni di salute mentale sono incompatibili con il carcere. Ad accertarlo una perizia disposta dal tribunale del Riesame di Milano, che sulla base della perizia dovrà decidere. Erano stati i difensori di Kabobo a presentare un’istanza con cui chiedevano il trasferimento dell’uomo in un luogo di cura, sempre in regime di custodia cautelare e oggi è stata depositata l’integrazione della perizi. La relazione del medico sarà discussa in un’udienza fissata per il 27 gennaio. Quindi i giudici del riesame prenderanno una decisione sull’eventuale trasferimento dell’imputato per il quale il procedimento con rito abbreviato comincerà il 6 febbraio davanti al gup Manuela Scudieri.

Il nomade che tenta d’investire i poliziotti ferito da un colpo di pistola

nomade-ferito-tuttacronacaUn ferito e due persone arrestate. E’ il bilancio di quanto accaduto in un’area di servizio alla periferia sud di Torino dove un nomade, a bordo di un’auto rubata, ha tentato di investire, innestando la retromarcia, due agenti che si erano avvicinati alla vettura per chiedergli i documenti. L’uomo al volante è stato ferito da un colpo di pistola sparato da un poliziotto ed è stato ricoverato in prognosi riservata. Nell’auto, una Fiat Uno, si trovavano altre due persone che sono state arrestate.

11 arresti a Prato per false residenze

rogo-fabbrica-prato-tuttacronacaE’ stato il Gip del tribunale di Prato ad emettere i provvedimenti a seguito dei quali la Guardia di Finanza ha eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti ad una presunta associazione a delinquere composta da italiani e cinesi che a Prato favoriva il rilascio di falsi certificati di residenza ad immigrati di origine cinese. Nell’inchiesta è coinvolto anche un pubblico ufficiale che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, aiutava l’associazione a ottenere illecitamente, in cambio di denaro ed altre utilità, le iscrizioni all’anagrafe di cittadini cinesi che non ne avevano i requisiti ed erano entrati in Italia illegalmente. Stando quanto si apprende, dalle indagini sarebbe emerso che almeno 300 cittadini cinesi hanno usufruito dell’associazione per avere i documenti.

Il caso di Prato e la Kyenge incolpa gli italiani. Di chi ci possiamo fidare?

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La Kyenge incolpa gli italiani per la strage avvenuta a Prato nella fabbrica di abbigliamento e ha ragione.  Ma ha ragione perché l’Italia ha soprattutto  la colpa di tollerare questi comportamenti sul suo territorio, l’Italia ha colpa di non avere risorse e mezzi per accertare chi, come questi imprenditori cinesi, viola non solo le regole basilari di dignità umana, ma anche la sicurezza sul lavoro. La Kyenge ha ragione, ma a questo punto l’unica cura, veramente possibile, sarebbe chiudere le frontiere e ammettere il proprio fallimento, lasciando che  i cinesi e le altre comunità di stranieri vadano a fare imprenditoria in quelle nazioni dove i loro diritti sono tutelati, unitamente ai diritti del paese ospitante. La Kyenge ci accusa affermando «La comunità cinese ha le sue colpe, noi abbiamo le nostre. I cinesi hanno bisogno di uscire dalle loro comunità chiuse, ma per farlo devono potersi fidare di noi. E noi forse non abbiamo dato loro tutta la protezione necessaria», spiega. «I bambini cinesi di Prato sono ormai italiani di terza generazione. Parlano i dialetti locali. Vanno a scuola e si direbbe che siano perfettamente integrati. Ma quando crescono ed entrano nell’età lavorativa si trovano praticamente tutti rinchiusi all’interno delle varie imprese a carattere familiare». E, aggiunge, «se sono sfruttati, non denunciano. Noi dovremmo dare loro la sicurezza della protezione, se denunciano lo sfruttamento. La loro difesa passa per un percorso di immigrazione regolare». Quindi il ministro chiede «ai membri della comunità cinese di sentirsi cittadini a pieno titolo e di non esitare a denunciare una situazione che non va». Kyenge rivolge un monito anche alle Istituzioni affinché «si faccia crescere la sensibilità sul tema della dignità del lavoro».

La Kyenge ha ancora una volta  ragione  a dire che i cinesi sono chiusi nella loro comunità perché non si fidano delle nostre istituzioni, ma quanti italiani hanno ancora  fiducia nello Stato? Basta dare un’occhiata alle statistiche!  Quale italiano che accende la televisione e vede quelle immagini di tragedia e dramma all’interno della fabbrica di Prato, può credere in uno Stato che permette ai cinesi di lavorare e vivere in situazioni disumane, mentre  sale l’angoscia per gli italiani sempre più disoccupati  che non hanno neppure la possibilità di crearsi un futuro? Perché gli italiani devono tollerare che i cinesi possano violare le leggi? Loro una comunità di cui si fidano ce l’hanno,  ma gli italiani ? In fondo la Kyenge, ministro senza portafoglio, parla di protezione necessaria per i cinesi, ma dove sono quelle per la tutela dei nostri figli? Dove solo quelle per i pensionati? Dove sono le tutele per i disabili o per i malati? Dove è lo Stato di diritto se i cittadini italiani sono solo numeri di conto corrente per chiedere tasse  mentre scadono i servizi? Non ci sono tutele, è perfettamente giusto il discorso della Kyenge: l’integrazione è un lusso che non possiamo permetterci!  E allora, non illudiamo gli stranieri, non promettiamogli un futuro, lasciamoli andare in altre nazioni a realizzare i loro sogni e quando e se potremo li accoglieremo… Se le condizioni del nostro paese miglioreranno. Ora è solo sfruttamento e un biglietto da visita per l’estero.

Prato: dalle lacrime, alle polemiche

prato-incendio-tuttacronacaHanno perso la vita in sette persone a Prato, nell’incendio divampato in una fabbrica tessile gestita da cinesi. Ora, dopo un primo momento di sconforto, ex imprenditori e lavoratori del settore gridano la propria rabbia. Strozzati da concorrenza e regole ferree hanno perso il lavoro, come un ex proprietario di un’azienda locale che si chiede: “Subivamo continui controlli, noi, su tutto. Come è possibile che i cinesi possano invece operare in queste condizioni?” Nel capannone non si trovava solo la fabbrica di confezioni, ma anche un dormitorio così che, accanto a materiale altamente infiammabile, si trovavano dei loculi dove riposavano i lavoratori. E mentre la procura di Prato ha aperto un’indagine per omicidio colposo plurimo, un imprenditore che ha chiuso la sua azienda 11 anni fa, Massimo Nuti, tiene a sottolineare: “Mi hanno fatto chiudere. Per un’azienda in regola non è possibile sopravvivere. Loro fanno una concorrenza scorretta”. Con lui Alessandro Mati: “La mia azienda ha chiuso nel 2008, era un’impresa regolare. Ma non ce la faceva più, la concorrenza cominciava a essere spietata. Il titolare ha mandato a casa 50 dipendenti, 50 famiglie sulla strada. Ed ecco come vivono i lavoratori cinesi, quattordici ore di lavoro al giorno, dormono e mangiano in loculi, senza igiene, senza sistemi di sicurezza, sottopagati. Come può un’azienda in regola competere in queste condizioni?” Lo stesso procuratore della Repubblica Piero Tony ha dichiarato: “La maggior parte delle aziende sono organizzate così: è il far west. I controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, nonostante l’impegno dei tutte le amministrazioni e delle forze dell’ordine, sono insufficienti. Siamo sottodimensionati: noi come struttura burocratica, ha spiegato il procuratore, siamo tarati su una città che non esiste più, una città di 30 anni fa”. Anche dal Colle arrivano moti di indignazione, con il Presidente della Repubblica che sollecita “interventi concertati a livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalita’ e sfruttamento” realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico”. E il ministro del Lavoro Giovannini ha reso noto che nel 76% delle aziende del distretto di Prato sono state rilevate irregolarità nei primi 9 mesi del 2013. Il tasso medio, nella regione Toscana, è del 63%. “Ho parlato con il segretario generale del ministero per valutare i passi da fare” ha aggiunto Giovannini, ricordando come “al ministero spetti il controllo sulla regolarità dei lavoratori mentre ad altri spetta verificare le infrastrutture delle aziende ed i sistemi antincendio”.

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Il rogo della fabbrica-dormitorio a Prato: ipotesi di omicidio plurimo

incendio-prato-tuttacronacaLa procura di Prato ha aperto un’inchiesta a seguito dell’incendio della fabbrica-dormitorio tessile in cui hanno perso la vita sette lavoratori cinesi. I reati per i quali è stata aperta sono quelli di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza e sfruttamento di mano d’opera clandestina. Piero Tony, il procuratore della Repubblica, al riguardo ha affermato: “E’ il far west. I controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, sono insufficienti”.

L’orrore dell’ operaio cinese: ha cercato di rompere il vetro, ma ha trovato le sbarre

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L’orrore della fabbrica cinese a Prato, non ha fine. Uno degli operai morti nell’incendio ha tentato di salvarsi rompendo il vetro di una finestra, ma ha trovato le sbarre a impedirgli la fuga. Il suo corpo è stato trovato nell’unica parte dove c’erano i cosiddetti “loculi” adibiti a dormitorio. Quella parte della fabbrica non è crollata ma è diventata la tomba per quell’operaio che è stato ritrovato con il braccio fuori dalla finestra, tra le sbarre. Gli altri invece sono stati ritrovati sotto le macerie del soppalco che è crollato. Alla fine il bilancio dovrebbe essere di 7 morti, ma potrebbe aggravarsi dato che alcuni feriti sono in ospedale in condizioni critiche.

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L’allarme è stato dato da un ex carabiniere Leonardo Tuci, membro dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo: “Stavo passando con la mia auto quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c’erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un cinese che con un estintore in mano per cercare di spegnere l’incendio. Allora ho preso anche io un estintore per aiutarlo. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le urla dei cinesi”.

Morte in fabbrica, a Prato va in fumo un’impresa tessile: 3 morti e 2 feriti gravi

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Tragico incidente questa mattina in un’impresa tessile di Prato gestita da cittadini cinesi. L’incendio, scoppiato alla periferia della città nell’area del Macrolotto, ha ucciso tre persone. Sono invece sei gli ustionati gravi. Si tratta di una ditta di confezioni di abiti. Le fiamme hanno causato il crollo di una parte del fabbricato che sarebbe adibito a dormitorio: piccoli ambienti ricavati con pareti di cartongesso e dove probabilmente si trovava a dormire l’uomo trovato morto. I Vigili del Fuoco stanno lavorando per capire le cause dell’incendio e per mettere in sicurezza la fabbrica.

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Cinque cadaveri per una lite tra vicini

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Sembra che a provocare la strage sia stata una banale lite tra vicini. In un complesso residenziale alla periferia di Phoenix, Arizona, la polizia avrebbe trovato cinque cadaveri. Secondo le prime ricostruzioni, un uomo avrebbe aperto il fuoco su quattro vicini e i loro due cani e poi si sarebbe sparato. La strage sarebbe avvenuta intorno alle 14, quando gli agenti sono intervenuti sul posto trovando due cadaveri nel patio di un appartamento e altri due all’interno dell’alloggio insieme ai due cani. Il quinto cadavere, quello del presunto omicida è stato rinvenuto nella casa accanto.

“Capace di volere”: Kabobo verrà processato per gli omicidi a Milano

kabobo-processo-tuttacronacaMada Kabobo potrà essere processato. Questo perchè la perizia psichiatrica disposta dal gip di Milano ha dato come esito che la capacità d’intendere del ghanese, che a maggio scorso aggredì a picconate e uccise tre persone nel capoluogo lombardo, “era grandemente scemata, ma non totalmente assente”. Gli esiti della perizia, disposta con la formula dell’incidente probatorio, rivelano quindi che Kabobo ”è capace di coscientemente partecipare al procedimento”, stando a quanto scritto da il collegio dei periti, lo psichiatra Ambrogio Pennati e la criminologa Isabella Merzagora, nominati dal gip di Milano Andrea Ghinetti. Sempre secondo i periti il ghanese quell’11 maggio, data dei fatti, la capacità di volere ”era sufficientemente conservata”. Quello che si sostiene è quindi che Kabobo era capace “di volere” nonostante si parli anche di un possibile vizio parziale di mente. Infine, negli esiti si parla anche di una ”pericolosità sociale, psichiatrica” che è presente ”in forma elevata”.

Due ragazzini investiti mentre erano in bici: perde la vita un 14enne

incidente-stradale-bici-tuttacronacaUna Renault Clio con quattro persone a bordo, stando alle prime ricostruzioni da parte dei carabinieri, ha investito due ragazzini in bicicletta a Pomarico, in provincia di Matera, ieri sera. Il conducente ha arrestato il veicolo e prestato i primi soccorsi, allertando anche le forze dell’ordine, Un mezzo del 118 è intervenuto sul posto, ma per uno dei due giovani non c’è stato nulla da fare: il 14enne è morto mentre il cugino, che si trovava con lui, è stato trasportato all’ospedale di Matera, dove si trova in gravi condizioni. Il giovane è ricoverato in rianimazione in prognosi riservata. Le dinamiche dell’incidente sono ancora da accertare e i carabinieri stanno lavorando sul caso dopo aver ascoltato le persone che viaggiavano nell’auto.

“Sono qui, sono con te”: il padre che ritrova il figlio in Siria

padre-siriano-riabbraccia-figlio-tuttacronacaIn mezzo all’orrore in Siria, come riporta l’HuffingtonPost nella sua edizione spagnola, emergono scene di speranza. E’ stato infatti pubblicato in Youtube un video che mostra l’incontro tra un padre e il figlio che l’uomo temeva fosse rimasto vittima dell’attacco chimico che ha avuto luogo a Damasco la settimana scorsa. L’offensiva, che sembra sia stata attuata dall’Esercito siriano in zone periferiche della città, causò la morte di circa 1.300 persone, stando a quanto raccontano gli oppositori. Le immagini potrebbero esser state registrate nella zona sudoccidentale di Zamalka mentre il video ha fatto la sua apparizione in rete il 25 agosto. Come si vede nel filmato, quando finalmente il padre può riabbracciare il piccolo, gli dice: “Sono qui, sono con te”.

Due gemelli di 6 anni scompaiono alla periferia romana

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Due gemelli, Alexander e Sebastian, di sei anni sono scomparsi alla periferia di Roma. I genitori, romeni, stavano partecipando a una funzione religiosa nel quartiere di San Basilio e avevano lasciato i bambini fuori a giocare. Finita la funzione i fratellini non c’erano più.

E’ stata anche diffusa una prima descrizione dei due bimbi: biondi, con i calzoncini corti e con la camicia, di cui una bianca e una rosa. Le ricerche sono state estese anche al vicino Comune di Zagarolo, dove i genitori sono residenti.

Aggiornamento 19 agosto, 18:39:

Due gemelli di 6 anni scomparsi in periferia Roma

Gli investigatori stanno ora vagliando le immagini delle telecamere installate nei pressi di vicolo di Ponte Mammolo, la strada periferica dalla quale i due gemelli sono scomparsi, e quelle delle vicine stazioni della metropolitana. Alcuni testimoni hanno invece riferito della presenza di un giovane di circa 30 anni con il quale i bimbi potrebbero essersi allontanati. Altezza media, capelli neri tagliati corti e occhi scuri: è la descrizione del trentenne, che secondo alcune indiscrezioni si chiamerebbe Costantino. «Fa il muratore ed è cintura nera di judo»

«Lo conosciamo, è un membro della chiesa, li ha presi e non ha detto niente a nessuno – dice Rita M. romena che abita non lontano dalla chiesa ortodossa -. Lui aveva pure in custodia altri due bambini romeni di una signora che abita a Frosinone e doveva riportarli domani mattina. Ma ora anche lei ha sporto denuncia». L’uomo, sempre secondo i testimoni, che riferiscono che il suo telefonino squilla a vuoto, si sarebbe allontanato con i due gemellini e con altri due bambini che già aveva in custodia. L’uomo sarebbe andato al mare a Ladispoli.

Aggiornamento 19 agosto, 20,16:

Arriva anche l’appello del padre dei due gemelli: “chiunque possa avere informazioni utili per riuscire a rintracciare i nostri figli, per questo abbiamo autorizzato anche la diramazione delle foto”. Il padre ha detto che lui e la moglie erano al rinfresco durante una festicciola (non erano in chiesa per una funzione?), mentre i bimbi giocavano con dei coetanei. “Dopo 10 minuti ci siamo affacciati per andare a prenderli ma loro non c’erano più”, conclude.

Aggiornamento 19 agosto, 22,21:

Sono stati rintracciati dai carabinieri i due gemelli di sei anni scomparsi a Roma. I piccoli stanno bene ed erano con il 30enne romeno amico di famiglia, insieme agli altri due bambini ricercati. Dalle prime dichiarazioni dell’uomo, tutti insieme sarebbero andati al mare.

Roghi a Palermo: brucia l’immondizia.

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Ancora immondizia a deturpare una delle città più belle d’Italia. Oggi è la periferia di Palermo che brucia. Il quartiere Zen in via Patti, in via Sagittario, in via Sirio, in via dell’Allodola. Incendi anche a piazza Ignazio Calona dove 13 cassonetti sono stati dati alle fiamme. Roghi nel quartiere Borgo Nuovo in via Castellana e in viale Piazza Armerina. Fuoco e fiamme in piazza Benvenuto Cellini, in via Vincenzo Barone e in via Butera. Mentre c’è attesa per la nuova Tares che sarà una vera e propria stangata sulle famiglie, le nostre città bruciano l’immondizia, provocando un inquinamento dannoso alla salute dei cittadini. Le tasse sono in arrivo, ma il problema quando sarà risolto?

Mada Kabobo: incapace d’intendere e di volere

kabobo_picconatore_milano_tuttacronacaHa ucciso 3 persone colpendole con un piccone Mada Kabobo. La stessa mattina, quella dell’11 maggio, ne ha ferite altre tre, sempre a Milano. Ora potrebbe essere prosciolto ed evitare il processo per gli omicidi. Stando al pool di psichiatri, che pur avendo terminato il lavoro non hanno ancora depositato la relazione definitiva, Kabobo sarebbe infatti incapace d’intendere e di volere. Kabobo, al momento ricoverato nel reparto psichiatrico del carcere di San Vittore, potrebbe essere prosciolto per vizio mentale qualora gli esperti gli attribuissero una totale o parziale infermità mentale. Ossia, potrebbe evitare il processo o ottenere il permesso di uscire dal carcere per essere curato in una struttura.

Morto un pregiudicato in un agguato alla periferia di Napoli

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E’ avvenuto alla periferia di Napoli l’agguato che è costato la vita al 47enne Fosco Di Fusco, pregiudicato con precedenti per droga. In via Cannavino, a Pianura, i killer hanno sorpreso e ucciso in strada la vittima, la cui abitazione si trova nelle vicinanze.

Padre cerca di affogare il figlio di 7 mesi.

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Probabilmente è un italiano di 30 anni quel padre che oggi alla periferia di Milano, in un appartamento in via San Paolino, ha svegliato la sua compagna dicendo di aver fatto “una cosa tremenda”. La donna si è precipitata in bagno dove ha trovato il figlio di appena 7 mesi tutto bagnato: il padre aveva cercato di annegare il piccolo nel lavandino. A quel punto è corso in aiuto della donna venezuelana, l’ospite amico della coppia. Il piccolo è stato portato d’urgenza in ospedale e dovrebbe essere fuori pericolo. Il padre è in Questura a spiegare il suo gesto folle, mentre proseguono gli accertamenti che possono aver portato l’uomo a compiere il tentato omicidio del figlio.

Conducente di un bus aggredito da romeno con piede di porco

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E’ stato aggredito da un romeno armato di un piede di porco, l’autista di autobus che oggi, alla periferia di Roma, è stato ferito alla testa. Il romeno sembrerebbe che volesse salire sul mezzo, ma il conducente avrebbe opposto resistenza e a quel punto sarebbe scattata la rabbia del romeno. Lo straniero ha anche rotto alcuni finestrini del mezzo e oltre al piede di porco con cui ha colpito l’autista possedeva anche un’accetta, una roncola e alcuni coltelli. Roma è una città sicura?

 

Disposta la perizia psichiatrica per Kabobo

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Andrea Ghinetti, gip di Milano, ha disposto la perizia psichiatrica su Adam ‘Mada’ Kabobo, il ghanese di 31 anni che l’11 maggio scorso ha aggredito a colpi di piccone, in zona Niguarda, alcuni passanti uccidendone tre. Il giudice ha accolto la richiesta della Procura e ha fissato un’udienza per il 6 giugno per conferire l’incarico peritale con la formula dell’incidente probatorio, per ‘cristallizzare’ la prova in vista del processo. In precedenza, il pm Isidoro Palma aveva chiesto al gip di ”procedere con incidente probatorio” a una perizia ”finalizzata” all’accertamento ”della capacita’ dell’indagato di partecipare coscientemente al procedimento”, ”all’accertamento della capacita’ dell’indagato di intendere e di volere al momento del fatto” e alla sua ”pericolosita’ sociale”. Tale richiesta era stata avanzata dopo aver tenuto conto del fatto che ”dalle dichiarazioni rese dall’indagato in sede di interrogatorio di convalida dell’arresto, nonche’ dalla documentazione medica trasmessa dalla Casa Circondariale di Milano” – Kabobo e’ detenuto nel carcere di San Vittore – ”emergono segni inequivocabili di una situazione di infermita’ mentale riguardante l’indagato, tale da minarne la sua cosciente partecipazione al processo e la sua capacita’ di comprendere il disvalore degli atti compiuti”. Oltre al perito scelto la gip, a seguire i lavori ci sarà un consulente nominato dalla difesa di Kabobo. L’accertamento psichiatrico è cruciale per il destino giudiziario del killer: se, al termine del processo, venisse risconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto verrebbe assolto e non finirebbe in carcere, ma in un ospedale psichiatrico giudiziario.

Lutto a Milano: oggi i funerali delle vittime di Kabobo

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Giornata di lutto cittadino oggi a Milano, in concomitanza con i funerali delle vittime di Mada Kabobo, l’uomo che, sabato scorso, ha preso a picconate tre passanti. Il sindaco Giuliano Pisapia si augura che la città si stringa attorno ai familiari dei tre uomini aggrediti, evitando di strumentalizzare con polemiche l’avvenimento. “Abbiamo deliberato oggi il lutto cittadino, spero e confido in una grande presenza della città”. Nonostante si fosse ipotizzato, in un primo momento, un’unica cerimonia, i funerali si terranno individualmente e in forma privata. La chiesa di S. Martino di Niguarda, in piazza Belloveso, ospiterà questa mattina quello del 40enne Alessandro Carolè mentre nel pomeriggio si terranno le esequie di Ermanno Masini, il pensionato di 64 anni. Sempre nel pomeriggio, nella parrocchia della Pentecoste in via Graf, avrà luogo la cerimonia per il 21enne Davide Carella.

Grillo e la sua rabbia contro i Kabobo d’Italia

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Il post di Grillo è allucinato, come lo è la storia di Kabobo, lo straniero che ha preso a picconate i passanti a Milano. Una storia che lascia allibiti per la violenza e anche la presunta follia di Kabobo non riesce a lenire il dolore per un atto così crudele. Beppe Grillo se la prende con i Kabobo d’Italia, gli stranieri che delinquono e sono sul nostro territorio anche se dovrebbero già essere stati espulsi. Il leader del M5S lo fa raccontando un aneddoto che è la sintesi di quello che avviene quotidianamente (o quasi) nel nostro Paese:

Via Melzo, Milano, un cittadino portoghese originario dell’Angola, stacca a un passante un orecchio a morsi. Prosegue poi per Porta Venezia dove picchia una persona all’uscita dalla metropolitana. Sale su un convoglio e alla fermata di Palestro aggredisce a testate, calci e pugni un ragazzo. Risalito in superficie, raccoglie un mattone e lo tira in faccia a un sessantenne che portava a spasso il cane. Gli spacca il setto nasale e gli procura un vasto ematoma all’occhio. Viene arrestato e dopo un mese rilasciato in libertà. Il pensionato lo ha rivisto nel suo quartiere e si è rifugiato in macchina. Il cane si è dato alla fuga.

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Tre casi diversi. Un comunitario portoghese che doveva (deve) stare in carcere, qui o al suo Paese, e comunque va reimpatriato. Un ghanese che doveva essere considerato sorvegliato speciale per la sua violenza. Un senegalese il cui decreto di espulsione non è mai stato applicato. Chi è responsabile? Non la Polizia che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia. Nessuno è colpevole, forse neppure Kabobo. Se gli danno l’infermità mentale presto sarà di nuovo un uomo libero.

Morte cerebrale per il 21enne aggredito a picconate a Milano

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All’ospedale di Niguarda, poco dopo le 11, è stata dichiarata le morte cerebrale per Daniele Carella, si attenderanno sei ore prima di dichiararne il decesso. Il 21enne era stato aggredito a picconate ieri mattina  da Mada Kabobo. Il ghanese irregolare ha anche ucciso un altro uomo e ferito tre persone. Sempre a Milano, questa mattina, sono state trovate quattro bottiglie incendiarie in via Fortunato Stella, davanti a un centro di assistenza per rifugiati politici sito nel quartiere Greco, adiacente a quello di Niguarda, dove ieri si era svolta la tragedia. Non sembra siano state lasciate rivendicazioni, ma l’Arma sta svolgendo gli accertamenti anche per cercare evenutali collegamenti con la vicenda dell’omicida ghanese, un richiedente asilo.

L’agghiacciante e sconvolgente interrogatorio di Kabobo!

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«Ascolta, dove hai dormito stanotte?».
«Io non dormo».
«E la scorsa notte eh? Forza, dove hai dormito?».
«Io non dormo».

Poi silenzio. “Ho fame, ho fame”, ripete come un mantra prima di tacere di nuovo e si addormenta come qualsiasi pendolare sul treno. Ma è tutto così allucinante che non si riescono a dimenticare quei fotogrammi in cui il 31enne Mada Kabobo uccide con il piccone alle prime luci dell’alba. L’interrogatorio come il massacro che ha operato sembra un delirio di un uomo che non riesce ad esprimersi neppure nella sua lingua, tanto che il traduttore più volte ammette di non capirlo.

Ma la mattanza poteva essere evitata? E qui sorgono i dubbi su cui funziona l’espulsione in Italia. Perché giuridicamente Kabobo non poteva essere rimpatriato? Kabobo, come molti altri centroafricani, fa richiesta di asilo politico e ottiene, nel 2012, per questo motivo un permesso di soggiorno temporaneo, previsto dalla legge proprio per coloro che sono in attesa di deliberazioni in merito al proprio status di immigrato o di rifugiato o di asilante. La commissione regionale incaricata di valutare la sua posizione, però, respinge la sua domanda e da quel momento scade anche il suo permesso di soggiorno. Kabobo, però, come molti altri immigrati che ricevono il diniego di asilante, fa ricorso contro la decisione in tribunale e di conseguenza, per “motivi di giustizia”, pur non essendo in regola sul territorio italiano è, di fatto, «inespellibile» perchè non può essere allontanato prima della definizione giuridica della sua vicenda. Nel frattempo però colleziona una piccola serie di precedenti che vanno dai reati contro il patrimonio, al danneggiamento, e alla violenza e resistenza a pubblico ufficiale.  Ma anche in questo caso non può essere rimpatriato in quanto è in attesa della sua sentenza sulla richiesta d’asilo!

Scende in strada con un piccone e aggredisce i passanti: un morto

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Poco dopo le 6.30 di questa mattina, in un quartiere periferico di Milano, un uomo è sceso in strada armato di piccone ed ha iniziato a colpire i passanti. Da quanto emerso, si tratta del gesto di un folle che ha colpito senza alcuna motivazione apparente scegliendo le vittime casualmente. L’aggressore, di origini senegalesi e già fermato dai carabinieri, ha provocato la morte di un 40enne colpendolo alla testa in piazza Belloveso. Ferito, è stato trasportato alla clinica Città Studi dov’è poi deceduto. Gli altri due pasanti coinvolti sono un 64 enne ferito al capo ed un 21enne colpito più volte alla schiena, forse mentre cercava di scappare.

SCIOPERO A SORPRESA… ROMA NEL CAOS!

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La periferia romana ha avuto un brutto risveglio questa mattina. Uno sciopero a sorpresa dei lavoratori Tlp, ha gettato i quartieri di Tiburtino, Spinaceto, Salario, Boccea, Cassia, Prenestina, San Basilio. Il Consorzio Roma Tpl, conta circa 1700 dipendenti e 450 bus. Gestisce 83 linee che coprono le periferie romane e si occupa del servizio notturno anche su tratte che di giorno sono servite dall’Atac. La protesta aveva già creato disagi quindi la notte scorsa quando alcune linee di collegamento erano rimaste ferme. Al momento non si ha una data certa di ripristino della normale circolazione. Inoltre i disagi della periferia si sono riversati anche in zone più centrali della città.

Il giallo diventa un puzzle, ombre sul delitto di Udine.

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“E’ un grosso puzzle”. Così il procuratore capo della Procura dei minori di Trieste, Dario Grohmann, definisce il caso delle due ragazzine autoaccusatesi dell’omicidio di Mirco Sacher. Grohmann pone una serie di quesiti che dovranno trovare risposta: ad esempio perché “un uomo all’improvviso aggredisce delle ragazze che conosceva”. Le due 15enni tra l’altro, spiega il magistrato, hanno raccontato versioni che presentano “piccole discrasie”.

Una confessione con due ore di buco… ancora giallo a Udine!

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Nuovi particolari sul giallo di Udine. Ora che emergono nuovi dettagli sono anche tante le domande che la Procura dei minori non riesce a spiegarsi. Le due 15enni, che frequentano la stessa scuola, avrebbero chiamato Mirco Sacher, un loro amico di famiglia per farsi accompagnare in città. Poi si sono ritrovate in un campo dove l’uomo avrebbe tentato di violentarle, cosa che sembra provata dal morso che una delle due ragazze ha sul seno. A questo punto sarebbe scattata la reazione e lo strangolamento. Ma due ragazzine di 15 anni possono aver ucciso a mani nude un 66enne?  C’era qualche adulto con loro? Cosa hanno fatto in due ore di “buco” nelle quali affermano di aver bevuto aspettando dei loro amici alla stazione di servizio? Che rapporto avevano con l’ex ferroviere?

L’avvocato Dario Miani del foro di Trieste, nominato difensore d’ufficio di una delle due minorenni si limita a dire «La vicenda è delicata. C’è il riserbo assoluto. Si tratta di due ragazzine, poco più che bambine. Non possiamo dire nulla».

Intanto ieri le due adolescenti sono state ascoltate per circa 5 ore in questura.

Il giallo di Udine… tra luci e ombre!

UCCISO A UDINE:RAGAZZINE REAGITO A TENTATIVO STUPRO

Dopo che il corpo di Mirco Sacher è stato rinvenuto in un campo alla periferia di Udine e dopo che due 15enni si sono costituite alla polizia per incolparsi del delitto ma anche per denunciare la legittima difesa dopo che l’uomo aveva provato a violentarle, si era aperta la strada ad altre ipotesi. La più accreditata era che le due minorenni fossero insieme a delle maggiorenni, che poi avrebbero guidato la macchina dell’uomo fino alla stazione di servizio dove le due ragazze si sono fatte venire a prendere da degli amici. Ora però spuntano dei segni sul seno di una delle due ragazze che potrebbero essere compatibili con il loro racconto. Cade perciò l’ipotesi di un omicidio con la complicità di maggiorenni? Diciamo che al momento si avvalora la tesi delle due ragazze, anche se le indagini continuano.

Giallo a Udine… trovato un cadavere di un 60enne.

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Un testimone racconta di aver visto l’uomo in vita, in compagnia di due donne e un auto di piccola cilindrata, qualche ora prima del ritrovamento. E’ stato lo stesso testimone che, grazie al fiuto del suo cane, ha poi rinvenuto il corpo e chiamato gli agenti. L’uomo, un 60enne, è stato ritrovato senza pantaloni. I carabinieri non eslcudono nessuna ipotesi, dalla causa naturale a una morte violenta.

 

Sgomberano un palazzo pericolante… famiglie costrette in pullman!

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Momenti di paura a Napoli, dove i vigili del fuoco hanno fatto sgomberare le famiglie che vivevano in un edificio pericolante. I vigili del fuoco hanno bussato alle porte di 35 famiglie , che hanno sgomberato in tutta fretta. Si tratta di un ex mulino – situato in via Nuova Poggioreale alla periferia di Napoli. «Le colonne portanti di questo palazzo sono deteriorate. C’è il rischio che venga tutto giù da un momento all’altro», ha detto un vigile del fuoco. La pioggia sta rendendo difficili le operazioni di soccorso e di messa in sicurezza dell’edificio. Gli sfollati, tra cui molti bambini, alcuni anche malati, hanno trovato riparo dal maltempo in un pullman inviato dai Vigili del Fuoco. Se questo è lo stato delle cose, come mai il sindaco non ha fatto ancora un ordinanza d’emergenza in modo da garantire un albergo a queste famiglie?

Assalto al treno… A PARIGI! Video 3d della ricostruzione.

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Adesso i paragoni storici o cinematografici o tutti e due insieme si sprecano: il Far West, l’assalto al treno, eccetera. In effetti è andata proprio così, e non a Yuma ma alla stazione di Grigny Centre, dipartimento dell’Essonne, nella banlieue di Parigi.

Preso d’assalto, un treno della linea D del Rer, il metro leggero che porta i pendolari dalla periferia in centro, secondo l’immortale routine del «banlieusard» parigino sintetizzata nella frase «metro, boulot, dodo», metro, lavoro, nanna.

Verso le 22 di sabato scorso, la routine si è trasformata in un incubo. Una banda di giovani, quanti non si sa ancora con precisione, di certo più di venti e meno di trenta, armati, mascherati e provvisti di gas lacrimogeno hanno fermato il treno azionando l’allarme di emergenza e poi sono passati di vagone in vagone spogliando i passeggeri. «Sembra l’assalto alla diligenza dell’epoca moderna. Ma di questa ampiezza, non è normale», racconta al «Figaro» uno dei poliziotti che stanno indagando.

Gli aggrediti sono una decina. Uno di loro ha raccontato: «Io ho preso un pugno e del lacrimogeno negli occhi. Hanno strappato la borsetta alla mia amica e hanno preso i soldi a me. E’ stato rapido, violento e aveva l’aria di essere molto organizzato».

Per la sicurezza a bordo, non è un buon momento. Nell’ottobre scorso, un’altra banda della Rer era stata arrestata. Ed è ancora vivo il ricordo dell’incredibile assalto a un treno merci, bloccato sui binari in mezzo ai quartieri nord di Marsiglia e saccheggiato. Poi, sabato, quest’ultimo episodio, che peraltro, nonostante l’ampiezza, si è venuto a sapere solo lunedì, a dimostrazione che i media francesi non sono proprio sempre sulla notizia (e in ogni caso meno dei nostri).

Secondo le ferrovie, la linea D della Rer non è fra quelle più a rischio. Ma è comunque sorvegliata dalle telecamere, su cui si conta per identificare gli aggressori. La Sncf, la Trenitalia francese, ha rafforzato la sicurezza mandando rinforzi alle sue pattuglie. Provate con gli sceriffi.

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