Quei poveri a cui le terre vengono strappate… per un bicchiere di Coca-cola

cocacola-pepsi-piantagioni-tuttacronacaE’ la Oxam, rete di organizzazioni non governative di più di 100 paesi impegnate nella lotta alla povertà e alle ingiustizie, a denunciare che  a causa delle multinazionali produttrici di bevande, l’allargamento delle coltivazioni di zucchero sta invadendo i territori abitati da popolazioni in difficoltà strappando beni e abitazioni. “Pepsi e Coca Cola tolgono la terra ai poveri” sostengono gli attivisti. Quello che chiede l’organizzazione è che le grandi aziende alimentari fermino il land grabbing, ossia non seguitino ad accaparrarsi delle terre dei piccoli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo solo per favorire una produzione intensiva. In particolar modo le ong si sono concentrate sulle coltivazioni di canna di zucchero, il cui consumo è raddoppiato rispetto il 1961 e si prevede in ulteriore crescita del 25% nei prossimi sette anni. Sally Copley, a capo delle campagne di Oxfam, con riferimento a Pepsi, Coca Cola e Abf ha detto: “Dobbiamo essere sicuri che ciò che mangiamo non renda (i popoli, nda) più poveri e vulnerabili, senza casa e senza terra”. Ossia che non prosegua l’attuale trend, con gli investitori stranieri che dal 2000 ad oggi avrebbero conquistato circa 33milioni di ettari di colture, in particolar modo in Brasile e Cambogia. Il rapporto di Oxfam rivolge accuse alle multinazionali ad esempio per lo sgombero di una comunità di pescatori alla foce del fiume Sirinheam, in Brasile, avvenuto in favore della produzione di zucchero di Pepsi e Coca Cola. Nel Sud Ovest del paese sudamericano, nello stato del Mato Grosso, intanto, alcuni attivisti stanno combattendo per evitare l’insediamento di un impianto di proprietà della Bunge. E’ stato poi l’Independent a spiegare come le aziende accusate si siano impegnate a verificare la veridicità di quanto denunciato. L’azienda di Atalanta ha inoltre fatto sapere di non acquistare zucchero direttamente dai fornitori in Cambogia, promettendo al contempo un dialogo con gli stakeholder per discutere del problema sollevato. Da parte sua, Pepsi assicura che le sue acquisizioni avvengono in conformità con le leggi vigenti.

La Pepsi è cancerogena, colpa del caramello

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E’ colpa del caramello che viene usato come colorante nella nota bevanda analcolica a contenere un determinato livello di un agente cancerogeno. Il problema era già sollevato e il produttore si era detto pronto a sostituire e cambiare la formula della bevanda. Questo succedeva. Lo scorso marzo PepsiCo Inc.e Coca-Cola Co. avevano detto che avrebbero modificato le loro formule a livello nazionale, dopo che la California aveva approvato una legge secondo cui le bevande contenenti un certo livello di agenti cancerogeni dovessero avere un’etichetta di avviso contro il cancro. Sembrerebbe però che quando la legge è stata approvata i cambiamenti sono stati effettuati per bevande vendute solo in California.

La sostanza al centro della polemica è il il 4-methylimidazole, o 4-Mel, che si può formare durante il processo di cottura e, come risultato, può essere trovato in tracce in molti cibi. Secondo i test effettuati dal Centro per la salute ambientale i prodotti di Coca Cola non sono più risultati positivi all’elemento, mentre quelli di Pepsi venduti al di fuori della California risultano ancora positivi. Ora è prevista una nuova data di scadenza: a febbraio 2014 tutte le bevande Pepsi, vendute negli Usa, avranno cambiato la formula e quindi non avranno più caramello cancerogeno. Ma nel resto del Mondo? Non c’è una data! Ma la Pepsi si difende ancora una volta e spiega che la California ha aggiunto questa sostanza senza basarsi su studi certi  che possano collegare il cancro umano all’assunzione del 4-Mel.

Nel dubbio però meglio astenersi!

Ecco lo spot più razzista di tutti i tempi!

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Guai legati alla pubblicità per la PepsiCo, nota società che produce anche l’omonima bibita. L’ultimo spot è stato ritirato in quando ritenuto razzista, per la precisione “il più razzista di sempre”!  L’immagine insopportabile  è una donna che all’interno di una stazione di polizia deve identificare il suo aggressore e tra i sospettati ci sono solo due afroamericani e una capra di nome Felicia. Lo spot, creato dal rapper e produttore discografico statunitense Tyler The Creator, ha suscitato immediate polemiche tanto da far dichiarare a una portavoce della PepsiCo: “Ci scusiamo per il video e ci assumiamo la piena responsabilità”.

La provocazione è sempre stata una delle armi più utilizzate dal commercio, ma come mai ormai la pubblicità va alla ricerca di immagini sconvolgenti e sconcertanti? Probabilmente la crisi ha influito sugli umori dei pubblicitari e, forse, si è notato che una sorta di incitamento alla violenza, una discriminazione razziale o un’esortazione omofoba anche se condannata dall’opinione pubblica alla fine premia a livello commerciale. Insomma si è abbassata la soglia dell’etica… tutto diventa commercio anche lo scandalismo a cui seguono poi le scuse…

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