I nostri 7 giorni… aspettando di scoprire i doni della Befana

7giorni-tuttacronacaE’ arrivata l’Epifania e questa mattina i bimbi si svegliaranno chiedendosi se la loro calza sarà ricolma di nero carbone o di saporiti dolciumi. Noi, ci chiediamo cosa ci troveremo, se notizie amare oppure più “zuccherose”. Dice la canzone che “con un poco di zucchero la pillola va giù” ma quello che è accaduto in questi ultimi giorni rende difficile “digerire” molte cose. Si sta ancora con il fiato sospeso per quel che riguarda le condizioni di salute di Michael Schumacher, di cui questa settimana si è anche festeggiato il 45° compleanno e si è molto parlato anche del casco e della telecamera che vi era fissata. E ora anche l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani si trova in ospedale, operato d’urgenza per un’emorragia cerebrale e bisognerà attendere i prossimi giorni perchè i medici valutino eventuali danni. Se in molti si sono stretti attorno al politico e alla sua famiglia, c’è stata anche la nota, dolentemente stonata, di chi gli ha augurato la morte. Ma l’Epifania si è trasformata da festa a dramma anche per un vigile del fuoco che, mentre interpretava la Befana, è incappato in un terribile incidente e ora, a sua volta in ospedale, resta in prognosi riservata. Quello che ci auguriamo porti la signora che viaggia sulla scopa sono altri arcobaleni, come quelli che domenica hanno colorato i cieli italiani a Matera e Milano: la fine di quel maltempo che ha imperversato sulla nostra Penisola così come in Europa e in America, dove infiniti sono stati i disagi e numerosi i morti. Ci auguriamo quindi che il viaggio della simpatica vecchina segni un nuovo inizio. E se anche non credete alla Befana… ci sono sempre le stelle cadenti alle quali confidare un desiderio!

7giorniMa così come in una calza possiamo trovare amare o dolci sorprese, è anche vero che lo stesso vale per la vita. Anche questa settimana abbiamo avuto motivi per cui rallegrarci e notizie che ci hanno fatto sorridere. Sicuramente hanno gioito i tifosi bianconeri per la splendida vittoria della Juve ma anche chi è soddisfatto dei nuovi acquisti della sua squadra del cuore. Forse chi attende buone novità per quel che riguarda la pensione verrà deluso, ma può sempre ritrovare un po’ di serenità pensando che, almeno, non ha dovuto trascorrere un Capodanno da incubo com’è accaduto a chi l’ha passato alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Ma possiamo anche sorridere per i record particolari ottenuti dal Bologna in Europa ed emozionarci al pensiero di quante scoperte potremo fare nel corso del 2014, com’è accaduto con un appartamento “dimenticato” a Parigi e rivelatosi una fonte di incredibili sorprese. Chissà, forse qualcuno nella calza troverà un post-it che indichi come riuscire a far conquistare quote rosa a Hollywood o come riuscire a schivare la nuova ondata nell’influenza. Se poi il desiderio per questo nuovo anno è di trasformare il proprio compagno da mammone a uomo indipendente… in quel caso le dritte ci sono già, così come già esiste la mappa delle emozioni! Noi ci auguriamo di poter finalmente dare buone notizie per quel che riguarda le adozioni in Congo e sui “colpi di fortuna” che possono capitare (che non guastano mai). Se poi siete degli inguaribili romantici… guardate bene, forse nel fondo della calza troverete anche storie di nuovi amori (come quella di Lapo Elkann) o di coppie che si ritrovano, come Justin e Selena. E per chi già è soddisfatto di come va la vita… beh, allora che ci siano dei biscotti da condividere con gli amici, per distribuire anche a loro un po’ della vostra serenità.

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK! (e buona Epifania!)

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Esodati: solo uno su tre ha ricevuto l’assegno

esodati-tuttacronacaSi torna a parlare di esodati, lavoratori che hanno perso il posto o si sono licenziati in vista della pensione che sarebbe scattata per loro nel 2012, ma si sono ritrovati improvvisamente a fare i conti con la riforma Fornero e in molti casi rinviando di parecchi anni l’appuntamento con l’assegno previdenziale, ritrovandosi senza lavoro e la pensione che sembra essere un miraggio. Il governo ha cercato di capire come risolvere la situazione e negli ultimi due anni si contano 5 interventi di “salvaguardia”, incluso quello contenuto nella legge di Stabilità approvata prima di Natale. Tutti questi, come riporta il Corriere, consentono di andare in pensione con le regole in vigore fino al 31 dicembre 2011, cioè prima della riforma Fornero, a chi ha determinati requisiti. Si è così costruito nel tempo un sistema complesso di regole a maglie sempre più larghe: dai lavoratori in mobilità a quelli che si erano licenziati, cioè dagli esodati in senso stretto a categorie assimilate, come i contributori volontari, persone che pur non lavorando più avevano scelto di proseguire la contribuzione all’Inps per andare in pensione, fino a comprendere, con l’ultima legge di Stabilità, anche i lavoratori che si sono licenziati prima del 2012 e poi hanno ripreso a lavorare (purché non a tempo indeterminato) anche se dovessero guadagnare bene (finora per questi c’era un tetto di 7.500 euro l’anno). Un sistema sempre più complicato, quindi, dove magari qualche poveraccio resta fuori da ogni tutela e altri sono fin troppo protetti. E come se non bastasse, l’attuazione di questi provvedimenti procede molto a rilento. Ecco come ne parla Enrico Marro:

L’iter è estremamente complesso: si parte con la legge, poi c’è il decreto ministeriale attuativo, quindi la circolare Inps. Nel frattempo passano parecchi mesi. Quando finalmente tutto è pronto, la domanda va presentata alla direzione territoriale del ministero del Lavoro , che fa una prima verifica, e poi la passa all’Inps per tutta l’istruttoria del caso. Finora solo la prima salvaguardia, decisa a metà del 2012, cioè un anno e mezzo fa, può ritenersi conclusa. Per la seconda e la terza, anche se i termini di presentazione delle domande sono scaduti da tempo (21 maggio e 25 settembre 2013), l’esame delle pratiche è ancora in corso. Secondo un monitoraggio dell’Inps aggiornato al 13 dicembre scorso, la situazione è la seguente. Le prime 3 salvaguardie erano state varate per mandare in pensione complessivamente 130 mila persone, le domande accolte finora perché con i requisiti in ordine sono quasi 80 mila e le pensioni in pagamento meno di 27 mila. Insomma, solo uno su tre col diritto certificato alla pensione sta incassando l’assegno. Come mai? E come mai ci sono 50 mila domande in meno del previsto? Certamente sullo scarto tra platea stimata e domande accolte pesano le lungaggini procedurali e qualche calcolo sbagliato: per esempio, con la seconda salvaguardia si volevano tutelare 40 mila lavoratori in mobilità, ma le certificazioni finora inviate sono solo 5.432. Probabile quindi che ci sia stata una sovrastima di questa categoria. Sulle poche pensioni liquidate, invece, ci sono anche altre spiegazioni. Dice il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori: «La differenza maggiore tra diritto certificato ed erogazione della pensione l’abbiamo sui lavoratori in mobilità. In molti casi queste persone resteranno ancora per anni con il sussidio previsto e la pensione scatterà solo dopo. Quindi anche se hanno il diritto certificato, l’assegno non poteva essere già messo in liquidazione». Gli esodati, dunque, ci accompagneranno ancora per molti anni.

Del resto, ai 130 mila potenziali beneficiari delle prime tre salvaguardie ne vanno aggiunti 9 mila della quarta decisa lo scorso agosto, che potranno presentare domanda fino al 26 febbraio 2014, e altri 17 mila previsti dalla legge di Stabilità, per un totale che supera le 156 mila unità. Con un costo davvero pesante: circa 11 miliardi e mezzo in nove anni, dal 2012 al 2020, che dovranno essere spesi per pagare pensioni che altrimenti (applicando i requisiti dalla riforma Fornero) non si sarebbero pagate. E che la storia degli esodati si esaurisca con la quinta salvaguardia è davvero improbabile.

Opzione Donna: il pensionamento possibile fino al 2017

opzione-donna-tuttacronacaE’ Noemi Secci, in un articolo pubblicato su BlastingNews, a parlare dell’Opzione Donna, ossia un regime sperimentale che prevede il pensionamento anticipato, secondo la Legge 243/2004, per le lavoratrici dipendenti che abbiano raggiunto 57 anni d’età , o per le autonome che ne abbiano raggiunti 58 (ai quali vanno aggiunti 3 mesi, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita), più almeno 35 anni di contributi. Come spiega l’autrice del pezzo:

La pensione per chi usufruisce dell’opzione è calcolata interamente con il metodo contributivo, anche per chi avrebbe normalmente usufruito del calcolo misto, o retributivo sino al 31/12/2011: tale metodologia comporta delle penalizzazioni, rispetto alle suddette tipologie di conteggi, che variano da caso a caso, a seconda dell’età, delle annualità maturate e delle retribuzioni percepite.

Per quel che riguarda i nuovi termini per usufruire del regime sperimentale, spiega Secci:

Dalla domanda di pensionamento alla fruizione del trattamento devono trascorrere 12 mesi per le dipendenti, e 18 per le lavoratrici autonome (compreso chi abbia effettuato, nell’arco della vita lavorativa, sia lavoro dipendente che “in proprio”), in quanto continuano ad applicarsi le “finestre” previste dalla vecchia normativa.

Sull’argomento, la circolare Inps numero 35 del 2012 aveva, di fatto, ristretto notevolmente la platea delle destinatarie, in quanto affermava che, per utilizzare l’Opzione, fosse necessario non solo maturare i requisiti entro il 31/12/2015, ma anche percepire effettivamente il trattamento previdenziale, anticipando, così, il termine ultimo della domanda al 01/12/2014 per le lavoratrici subordinate, ed addirittura al 01/06/2014 per le autonome (secondo altre interpretazioni, i termini sarebbero il 30/11/2014 per le dipendenti ed il 31/05/2014 per le autonome).

Fortunatamente, è stata presentata, in data 21/11/2013, una risoluzione, approvata da Camera e Senato, con la quale si dichiara che tale punto della circolare Inps 35/2012 è evidentemente contrario al disposto della legge (art.1 co.9 L. 243/2004): di conseguenza, è stato richiesto al Governo un intervento immediato per sollecitare l’INPS alla modifica della circolare stessa, in modo che il 31 dicembre 2015 sia considerata la data entro cui maturare i requisiti, non la data ultima di percezione del trattamento.

Per effetto di questa modifica, l’ultima data utile di percezione della pensione si sposterebbe dunque al 01/07/2015 per le autonome, ed al 01/01/2017 per le prestatrici di lavoro subordinato.

Allo stato dei fatti, non resta che attendere  una nuova circolare, Inps o anche ministeriale (da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), che confermi la chiara volontà interpretativa statale, rendendo ufficiale la modifica.

Esodati, Quota 96, lavoratori precoci: pensione e possibili cambiamenti nel 2014

pensioni-tuttacronacaIl 2013 è ormai agli sgoccioli ma, nonostante l’attesa e le speranze, non ci sono stati sviluppi sul tema delle pensioni per quel che riguarda gli esodati, i Quota 96 e i lavoratori precoci. Resta quindi da chiedersi cosa aspettarsi per l’anno che sta per iniziare, soprattutto se dovesse cambiare qualcosa al Governo con delle nuove elezioni, dopo che il Governo Letta non ha offerto risposte soddisfacenti per quel che riguarda le tre categorie citate. E’ Matteo Carriero che, sul sito Balsting.News presenta delle possibili previsioni legate anche alla sfera politica del nostro Paese. Nell’articolo si legge:
Eventuali previsioni di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 devono essere inquadrate nell’ottica di un possibile rivolgimento politico: Matteo Renzi continua a lamentarsi duramente dell’operato del governo e sempre più opinionisti vedono come verosimile un ritorno alle elezioni prima dell’estate 2014.

Se il Governo Letta dovesse reggere per il prossimo anno potrebbero arrivare nuove misure per gli esodati, ma è estremamente difficile prevedere una soluzione definitiva del problema, dato il comportamento del governo fino a oggi. Per i Quota 96 della scuola le speranze sono ormai quasi nulle: la situazione è chiara ed è inutile girarci intorno, la Ragioneria di Stato non ha intenzione di stanziare i fondi necessari a restituire la pensione agli insegnanti penalizzati ingiustamente da un errore della Legge Fornero. Per le pensioni di lavoratori precoci e usuranti il 2014 è un mistero: davanti alla richiesta di un più equo trattamento date le peculiarità delle due categorie gli esponenti politici (in blocco) hanno da alcuni mesi tappato le orecchie, chiudendosi nel più assoluto silenzio. Qualche piccola misura di riforma pensioni nel 2014 potrebbe giungere per loro, ma resta più probabile l’ipotesi di un mantenimento della situazione attuale.

Ma se dovessero esserci nuove elezioni? Cosa potrebbe cambiare in termini di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 della scuola? Ovviamente in tal caso molto dipenderebbe da chi potrebbe vincerle, con Renzi al momento senz’altro favorito alla guida di un eventuale nuovo governo. Tuttavia occorre ricordare che in ogni caso i tempi sarebbero lunghi e sperare in modifiche rapidissime sarebbe comunque utopico, inoltre, sebbene Renzi si sia sempre presentato come uomo del fare, in opposizione al Governo Letta del non fare, del rinviare, solo il tempo potrebbe effettivamente rivelare il grado di intraprendenza del nuovo segretario del PD.
Le previsioni sulla riforma pensioni 2014 per esodati, Quota 96 e lavoratori precoci sono a nostro giudizio, quindi, piuttosto fosche, con piccoli interventi per gli esodati e probabilmente poco o nulla per le altre categorie citate, tuttavia (come hanno dimostrato le elezioni di febbraio 2013) è sempre difficile prevedere l’esito delle urne in questo periodo storico italiano, quindi sarà necessario attendere per scoprire la reale tenuta del Governo e gli sviluppi di possibili elezioni.

40 anni fa arrivavano i baby-pensionati e iniziava ad allargarsi il rapporto debito/Pil

baby-pensioni-tuttacronacaEra il 29 dicembre 1973 e il Governo emanava il Dpr 1902, con i suoi provvedimenti che introducevano la riforma delle baby-pensioni, una  forma di previdenza erogata dallo Stato per i dipendenti pubblici ai quali è stata offerta la possibilità di andare in pensione in un’età inferiore ai 40-50 anni. Ossia, dopo aver versato appena 14 anni di contributi per quel che riguarda le donne e 20 per gli uomini. La legge ha dato l’avvio a diverse polemiche visto che alcuni sondaggi hanno rilevato come, negli ultimi 40 anni, abbia comportato per lo Stato italiano un costo per oltre 150 miliardi di euro, causando a sua volta notevoli vantaggi per il baby-pensionato. In un articolo su Blasting.News, a firma Domenico Ferlita, si legge:

Andando in pensione all’età di 35 anni infatti il pensionato percepisce il trattamento previdenziale per il triplo degli anni di contribuzione e di conseguenza incassa il triplo del totale dei contributi effettivamente versati, considerando che l’aspettativa di vita di un baby-pensionato è di 85 anni. Secondo un rapporto di Confartigianato del 2011, in Italia sono circa 531.752 le persone andate in pensione nel fiore degli anni, ricevendo un assegno mensile di circa 1500 euro lordi al mese. Il 76,8 % sono dipendenti del settore pubblico, contro la minima percentuale del 23,2 % costituita da lavoratori del settore privato. Nessuno mai è stato in grado di modificare tale norma che andava ad allargare sempre di più il rapporto debito pubblico/Pil oggi giunto al 128 %. Solo nel 1992 ci fu una svolta decisiva ma poco utile per quanto riguarda le cosiddette baby-pensioni. Infatti, con il decreto legislativo 503 del 30/12/1992, fu abolita la possibilità di percepire prematuramente la pensione ma come conseguenza, lo Stato dovette affrontare una spesa per la previdenza pubblica pari allo 0,4 % del Pil nazionale annuo.

Tra una festa e l’altra… i nostri 7 giorni!

7giorni-tuttacronacaTra una festa e l’altra, sono trascorsi questi 7 giorni con una notizia che davvero ci ha lasciato sconcertati. Una donna italiana di 38 anni, Silvia Guerra è stata infatti espulsa dal Belgio in quanto, dopo la svolta del premier Elio Di Rupo, socialista di origini italiane, possono essere espulsi anche i cittadini europei se non hanno un reddito sufficiente. Così la donna, insieme al figlio di 8 anni hanno ricevuto l’espulsione. Davvero non è stato un bel regalo di Natale! E pensare che in Europa si era lottato per la libera circolazione delle merci e delle persone… dove è andata a finire quella filosofia e quell’ideale di libertà? Sepolto sotto la crisi e annegato dentro un conto ragionieristico del bilancio? Valgono in base al reddito? Possono essere espulsi come un qualsiasi straniero? Se i conti non tornano, le persone sono solo numeri? Forse, la nuova filosofia è proprio una matematica spietata che non guarda in faccia nessuno e che vuole solo affermare se stessa… Basti pensare ai nuovi criteri per andare in pensione! E in quest’Italia che si avvia a verso il 2014 oltre che la “teoria dei numeri” sembra sempre più dilagare anche la violenza, quella ferocia a esempio con la quale è stato aggredito Umberto Toia, uno dei capi storici degli ultrà della Juventus, che ora versa in gravi condizioni in ospedale. Nessuna buona notizia neppure in ambito ambientale, sembra proprio che il nostro Paese sia attanagliato dai rifiuti tossici, è bastato avviare i lavori per la Tav per scoprire che sotto la A4, nei pressi di Brescia, ci sono concentrazioni di cromo fuori dai limiti consentiti.

7giorniIntanto la Kyenge per Natale va a servire alla mensa dei poveri e scoppia la polemica su un presunto orologio da oltre 20mila euro, salvo poi arrivare puntuale la smentita. Ma se il ministro dell’integrazione è finito al centro della bufera mediatica, Silvio Berlusconi è invece finito in un panino. Intanto, dall’altra parte dell’oceano, Miley Cyrus non se ne lascia sfuggire una e a Natale arriva l’elogio all’autoerotismo. Restando in tema di gossip non c’è da dimenticarsi del bomber Icardi che ormai è diventato il bomber di Instagram insieme alla sua Wanda Nara. Ma se c’è chi si diverte sotto le lenzuola, c’è anche chi, come Babbo Natale va in Ferrari. Ma tra tanti vip che si godono le feste, c’è anche chi deve fare i conti con il primo flop della sua vita… Bieber e il suo Believe che al botteghino non sfonda, ma invece affonda. Natale di ansia anche per i fan di  Schumacher che si è procurato un trauma cranico mentre sciava. Ma se per Schumi il Natale non è andato proprio nel modo in cui avrebbe desiderato passarlo c’è anche chi ha visto trasformarsi le feste in un vero e proprio incubo: in Argentina i piranha hanno terrorizzato la popolazione e provocato alcuni feriti. Feste agitate quindi, speriamo solo di lasciarci alle spalle questo 2013 e di iniziare il nuovo anno con un passo diverso, possibilmente più allegro, meno violento e con una speranza che guarda al futuro, lasciandosi alle spalle la paura e l’ansia di una crisi economica da dimenticare.

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Anno nuovo… nuovi requisiti per andare in pensione

pensione-nuovi-requisiti-tuttacronacaCon l’arrivo del nuovo anno scattano i nuovi requisiti per per il pensionamento di vecchiaia delle donne previsti dalla riforma Fornero e, come spiega L’Ansa, le lavoratrici dipendenti del settore privato potranno ritirarsi solo dopo aver compiuto i 63 anni e 9 mesi, vale a dire 18 mesi più tardi rispetto ai requisiti previsti per il 2013 (62 anni e tre mesi). I nuovi requisiti porteranno gradualmente alla parificazione delle età di vecchiaia all’inizio del 2018 (66 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’adeguamento alla speranza di vita). In presenza  di almeno 20 anni di contributi (se si hanno contributi accreditati prima del 1996. Se si è cominciato a versare dopo il 1996 e’ richiesto anche un importo di pensione di almeno 1,5 volte la soglia minima), questi sono, in sintesi, i requisiti:

– DONNE DIPENDENTI SETTORE PRIVATO: potranno andare in pensione di vecchiaia le donne con almeno 63 anni e 9 mesi di età. Dal 2016 (fino al 31 dicembre 2017) scatterà un ulteriore scalino e saranno necessari 65 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’aumento legato alla speranza di vita. Potranno quindi andare in pensione ancora quest’anno con 62 anni e 3 mesi le lavoratrici nate prima del 30 settembre 1951 mentre se si è nate a ottobre dello stesso anno l’uscita dal lavoro sara’ rimandata almeno fino a luglio del 2015.

– DONNE AUTONOME E GESTIONE SEPARATA: nel 2014 le lavoratrici autonome potranno andare in pensione con almeno 64 anni e 9 mesi, con un anno in più rispetto a quanto previsto per il 2013. Per il 2016 e il 2017 saranno necessari almeno 65 anni e 9 mesi, requisito al quale andrà aggiunta la speranza di vita.

– UOMINI SETTORE PRIVATO: nel 2014 vanno in pensione con gli stessi requisiti del 2013 (66 anni e tre mesi). I requisiti cambiano nel 2016 con l’adeguamento alla speranza di vita.

– SETTORE PUBBLICO, UOMINI E DONNE: restano i requisiti previsti per il 2013. Si va in pensione ancora nel 2014 e fino al 2015 con 66 anni e tre mesi di età. Il requisito andrà adattato alla speranza di vita nel 2016.

– PENSIONE ANTICIPATA: nel 2014 gli uomini potranno andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia se hanno almeno 42 anni e 6 mesi di contributi versati, un mese in più di quanto previsto nel 2013. Per le donne saranno necessari almeno 41 anni e 6 mesi di contributi (un mese in più di quanto previsto nel 2013). Anche i requisiti per la pensione anticipata andranno adeguati dal 2016 all’aumento della speranza di vita.

Pensioni: la novità in vista per il 2014

pensione_tuttacronacaIl prossimo anno le pensioni aumenteranno, anche se di poco: si va dalle 6 alle 20 euro al mese per i trattamenti fino a circa 2.000 euro lordi mensili. Quello che prevede infatti il meccanismo messo a punto dal governo con la legge di Stabilità è una rivalutazione piena solo per le pensioni lorde che non superano tre volte il trattamento minimo di 495,4 euro al mese; per tutte le altre la rivalutazione sarà parziale (al 95% per chi prende 1.981,7 al mese). Stando ai calcoli che propone il Messaggero, per esemplificare, una pensione da 500 euro di quest’anno salirà a 506 nel 2014, con un incremento di 6 euro mensili. Per arrivare a un aumento a doppia cifra bisogna prendere almeno 900 euro al mese: in questo caso il trattamento l’anno prossimo sarà di 910,8 euro al mese (+10,8 euro mensili). Ancora, chi percepisce oggi 1.800 euro al mese godrà di un aumento più consistente: +20,52 euro. A questo punto la curva degli aumenti comincerà a flettere, tanto che dai 3.000 euro in su l’aumento sarà per tutti di 14,27 euro. Inoltre la nuova Legge impone un tetto al cumulo di stipendio e pensione: 300 mila euro al massimo.

2.1 miliardi di tasse in più “grazie” alla Legge di Stabilità

legge-stabilità-tuttacronacaE’ stata approvata in via definitiva dal Senato la Legge di Stabilità ma ora, conti alla mano, ci si rende conto che si tratta di una manovra sbilanciata. Lo spiega l’Huffington Post:

Alla fine ci sono 2,1 miliardi di euro di tasse in più. È questo il saldo per il 2014, previsto nella Legge di Stabilità, fra le entrate che vengono aumentate (8,2 miliardi) e quelle che vengono tagliate (6,1 miliardi).

La manovra, approvata in via definitiva dal Senato, è sbilanciata: nel 2014 il 67% delle coperture arriva da maggiori entrate, che scendono al 59% nel 2015 e nel 2016. Il prelievo fiscale e contributivo aumenta di 2,1 miliardi nel 2014, di circa 600 milioni nel 2015 e di 1,9 miliardi nel 2016. Le misure sulla casa comporterebbero una parità di gettito, con minori entrate da 3,7 miliardi di euro derivanti dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa compensati dalla introduzione della Tasi. A fornire i calcoli definitivi, al termine dell’iter parlamentare, è il relatore Giorgio Santini (Pd), nel suo intervento in Senato.

Sempre nel 2014 è prevista una variazione netta della spesa con un aumento di 3,6 miliardi, sintesi fra 7,6 miliardi di euro di maggiori spese e 4 miliardi di euro di tagli. Nel biennio successivo la manovra implica una riduzione netta delle spese pari a circa 3,4 miliardi nel 2015 e 5,9 miliardi nel 2016.

La Legge di Stabilità, ha spiegato Santini, vale 14,7 miliardi nel 2014 di cui 12,2 miliardi riconducibili a coperture di misure contenute nel provvedimento e circa 2,5 miliardi di interventi a deficit. Nel 2015 e 2016, invece, l’impatto sull’indebitamento netto è positivo rispettivamente di circa 3,5 e 7,3 miliardi.

“Gli effetti delle misure contenute nel disegno di legge di stabilità, come approvate dalla Camera dei deputati, comportano nel 2014, in termini di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, una correzione netta corrispondente ad un peggioramento di circa 2,5 miliardi, pari a circa lo 0,2% del Pil – afferma Giorgio Santini in Aula al Senato-. Per il biennio successivo le richiamate misure di intervento comportano un miglioramento dell’indebitamento netto della pubblica amministrazione di circa 3,5 miliardi nel 2015 (0,3% del Pil) e di circa 7,3 miliardi nel 2016 (0,4% del Pil). Gli effetti in termini di fabbisogno sono analoghi a quelli sull’indebitamento netto”. Il disegno di legge di stabilità è stimato comportare “effetti sul bilancio dello Stato, cioè in termini di saldo netto da finanziare, pari ad un peggioramento di circa 1,7 miliardi nel 2014, seguito da un miglioramento di circa 13 miliardi nel 2015 e 7,1 miliardi nel 2016. Rispetto al disegno di legge approvato dal Senato in prima lettura, prosegue l’ex sindacalista Cisl, “l’esame da parte della Camera ha determinato un miglioramento dell’indebitamento netto di circa 174 milioni di euro nel 2014 seguito da un peggioramento nel biennio successivo di circa 6 milioni di euro nel 2015 e di circa 20 milioni nel 2016. Gli effetti dell’esame della Camera sul fabbisogno sono identici a quelli sull’indebitamento netto”.

Molte le voci critiche sulla Legge di Stabilità. Significativa, all’interno della maggioranza, la posizione espressa da tre senatrici “renziane”: “abbiamo smesso di credere in Babbo Natale, ma un buon padre di famiglia ed aggiungiamo noi, una buona madre di famiglia, per riprendere la metafora di Letta, deve avere più coraggio e le idee più chiare per sostenere il Paese ad uscire dalla crisi” affermano le senatrici del Pd Laura Cantini, Isabella De Monte e Nadia Ginetti che annunciano un voto favorevole sofferto alla manovra. “Non è la finanziaria di cui il Paese ha bisogno, non c’è una visione unitaria ma tanti micro interventi, alcuni persino molto discutibili inseriti a caso nei tanti provvedimenti che hanno creato un vero e proprio ingorgo parlamentare. Una legge che aumenta il prelievo fiscale e contributivo e che si limita a cambiare il nome di alcune tasse, aumentandone peraltro il carico, come avviene con la Tasi, non è la medicina che serve al Paese”. Sempre dentro la maggioranza, si registra il malumore di Scelta Civica, che vota la fiducia “per senso di responsabilità”, ma “senza alcuna convizione politica”; un vero e proprio ultimatum del gruppo, che chiede che “nel decreto milleproroghe siano eliminate le norme relative in particolare alla stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione e delle società partecipate. Altrimenti valuteremo molto seriamente il nostro ruolo all’interno di questo governo”.

Ancora pensioni nel mirino: il vizio di “prendersela” con i pensionati

pensioni-tuttacronacaIn Italia quando ci sono dei problemi con la finanza pubblica si torna a parlare delle pensioni e non hanno fatto eccezione neanche due nuovi emendamenti alla legge di Stabilità appena presentati. L’obiettivo è di introdurre un limite di reddito entro il quale sia possibile cumulare la pensione e un eventuale reddito da lavoro dipendente o autonomo. Ancora una volta, lo Stato romperebbe il patto con i cittadini. Le modalità le spiega il Corriere:

Molti dei pensionati presi di mira hanno, probabilmente, lasciato il lavoro anche con l’idea di proseguire l’attività professionale, magari con un impegno meno gravoso. Mettendo così a servizio del mondo produttivo, e della società, la competenza e l’esperienza acquisita. La logica apparente dietro queste misure è quella di creare maggiori opportunità per i giovani, ma i divieti a una categoria difficilmente hanno effetti positivi per le altre. I pensionati che svolgono attività di consulenza difficilmente verrebbero sostituiti nella loro attività solo per ragioni anagrafiche. Se sul mercato c’è una domanda per quel tipo di competenze, evidentemente servono.
Il rischio, semmai, potrebbe essere quello di una nuova crescita del lavoro sommerso. Il divieto di cumulo è stato abolito proprio per far emergere attività lavorative che altrimenti sarebbero rimaste nascoste. Risultato: alla fine una misura simile potrebbe persino trasformarsi in un autogol con una riduzione delle entrate tributarie e contributive. Sulle attività extra, infatti, i pensionati pagano già il 43% di Irpef e il 21% di Iva e i contributi all’Inps. Senza contare che, oltre i 90 mila euro, dal 2014 ci sarà anche il contributo di solidarietà. E secondo l’ipotesi estrema, con il divieto di cumulo, in caso di reddito aggiuntivo di 150 mila euro la pensione verrebbe addirittura azzerata. Decisamente troppo. Certo questa soglia, in una fase di crisi e di potere d’acquisto calante, appare elevata. Eppure va considerata per quello che è: il risultato di un lungo periodo lavorativo e dei contributi versati per assicurarsi l’assegno previdenziale. Non un privilegio.
Perché invece si continua a voler cambiare le regole del gioco sul terreno delle pensioni? Forse non è la strada maestra: il punto è trovare modalità di tutela previdenziale dei giovani, non la stretta su chi ha maturato diritti in base alle regole. Il rischio, serio, è di confondere continuamente i piani creando finte illusioni egualitarie.

La norma, inoltre, si applicherebbe con effetto retroattivo a tutti coloro che sono andati in pensione, consapevoli di poter proseguire un’attività lavorativa. Mentre, se proprio si volesse introdurre un simile divieto, dovrebbe riguardare solo i futuri pensionati. Un vizio, quello della retroattività, molto diffuso che andrebbe evitato in un Paese civile: le difficoltà di bilancio non possono essere un lasciapassare per violare(di continuo) le regole.

La crisi che si abbatte sui pensionati: quasi uno su due non arriva a fine mese

crisi-pensionati-tuttacronacaUn’analisi realizzata dallo Spi-Cgil in collaborazione con Ipsos su consumi e potere d’acquisto dei pensionati ha rilevato che il 46,2% dei pensionati italiani fatica ad arrivare alla fine del mese e si ritrova così costretto a rimandare pagamenti, a intaccare i propri risparmi, a chiedere prestiti e aiuti ad altri. Il 24,3% invece ci arriva senza troppi problemi ma spende quasi tutto quello che prende di pensione mentre il 29,5% non solo ci arriva ma riesce anche a risparmiare qualcosa, facendo però delle rinunce. Il 37,2% dei pensionati che mettono ancora da parte qualcosa infatti ha dovuto ridurre le spese superflue e anche qualche consumo importante (il 15,2%). Lo stesso dicasi di chi arriva a fine mese senza troppi problemi: il 46,2% ha tagliato le spese superflue, il 21% consumi importanti e l’11,8% anche consumi necessari. La situazione è ben più grave per chi vive in difficoltà economiche anche gravi, che ha dovuto apportare tagli notevoli. Il 19,8% dei pensionati  ha dovuto ridurre diversi consumi necessari, il 28,4% ha ridotto abbastanza i propri consumi e anche qualcuno importante, il 31,4% ha tolto solo il superfluo. Appena il 20,4% riesce a sopravvivere in maniera dignitosa, senza bisogno di ridurre in modo significativo le spese. Carla Cantone, segretario generale dello Spi-Cgil, commenta: “I pensionati  hanno dato tanto a questo paese in termini di sacrifici e ora non ne possono proprio più. E’ per questo che chiediamo al governo di dare loro delle risposte, a partire dalla Legge di Stabilità. Sarebbe inoltre ora che si riattivasse il tavolo di confronto tra governo e sindacati, istituito dal governo Prodi e rimosso da Berlusconi e da Monti. Non è un caso che da allora la condizione dei pensionati e degli anziani non ha fatto altro che peggiorare”.

Letta e la “promessa mantenuta”

enrico-letta_tuttacronacaL’annuncio che durante il prossimo Consiglio dei ministri arriverà il disegno di legge sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti arriva dal premier Enrico Letta che, su Twitter, spiega come siano pronti a mantenere una promessa fatta ad aprile: “Avevo promesso ad aprile abolizione finanziamento pubblico partiti entro l’anno. L’ho confermato mercoledì. Ora in Cdm manteniamo la promessa”, ha scritto.

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Pensioni: l’emendamento che prevede un aumento della rivalutazione

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In un emendamento alla Manovra proposto dal relatore Maino Marchi in commissione bilancio a Montecitorio, è previsto un aumento dal 90 al 95% della rivalutazione delle pensioni con importi tra i 1.500 e i 2mila euro, ossia superiori a 3 volte e pari o inferiori a 4 volte il minimo Inps. La proposta di modifica prevede inoltre il calcolo della rivalutazione delle pensioni, anche per i trattamenti pensionistici superiori ai 3.000 euro (oltre 6 volte il trattamento minimo) , ma solo per il 2015 e 2016, mentre il prossimo anno rimarrebbero congelate. La norma attuale prevede invece il congelamento per tutto il triennio.

Sarà vietato pagare gli affitti in contanti: l’emendamento alla legge di Stabilità

affitto-locatore-soldi-tuttacronacaNon mancheranno le polemiche per una novità in arrivo con la Legge di Stabilità per un emendamento del Pd approvato dalla commissione Bilancio alla Camera: non sarà più possibile pagare gli affitti in contanti. L’emendamento è stato presentato da Marco Causi, capogruppo Pd in commissione Finanze, Laura Braga, neo responsabile ambiente del partito, e Davide Baruffi, ed ha avuto il parere positivo tanto del relatore, Maino Marchi (Pd), che del Governo. Vi si legge: “I pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, devono essere corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l’importo, in forme e modalità che escludendo l’uso del contante e ne assicurino la tracciabilità anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l’ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore”.

Non solo pensioni: anche i vitalizi nel mirino della legge di Stabilità

vitalizio-tuttacronacaUn emendamento alla legge di Stabilità presentato dal relatore Maino Marchi, del Pd, prevede che anche sui vitalizi dei parlamentari venga applicato il contributo di solidarietà, la tassazione speciale introdotta nel 2011 dal governo Monti per pensioni superiori ai 90mila euro l’anno. In caso di approvazione, saranno interessati dalla misura anche gli eletti nei consigli regionali e provinciali.

Fondi pensioni… quali convengono?

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La crisi economica ha reso gli italiani più incerti. Da sempre il popolo tricolore non è troppo incline al rischio, ma l’instabilità politica, lo spread e gli indici di borsa costantemente in rosso hanno portato i cittadini a innalzare barriere ancora più imponenti e a essere diffidenti anche sui fondi pensione. Quali convengono davvero? Su quali si può puntare? Partendo dal presupposto che i futuri pensionati non avranno un assegno maggiore di quello rappresentato dal 60% dell’ultimo stipendio, ecco che un’integrazione non diventa più una scelta personale, ma quasi una esigenza di sopravvivenza. Altroconsumo Finanza viene incontro ai cittadini e boccia e promuove le diverse opportunità che potrebbero essere una chance per i pensionati del futuro.

Lo schema poi ripreso dal Sole 24Ore è chiaro:

Promossi i fondi chiusi, cioè quelli derivanti da contrattazioni collettive per categoria e che riguardano i lavoratori dipendenti.

Rimandati i fondi aperti, gestiti individualmente dalle banche e dalle compagnie di assicurazione.

Poca convenienza invece per i Pip, i Piani individuali di previdenza. «Dal punto di vista dei costi – fa notare Pietro Cazzaniga, di Altroconsumo – si rileva che i piani pensionistici individuali sono i prodotti più cari, mentre i fondi pensione doi categoria sono i prodotti più convenienti, e i fondi aperti una via di mezzo».

Quali sono i costi?

I conti sono questi: 1.000 euro di Tfr versati nel 2005 in un fondo chiuso a fine settembre di quest’anno sono diventati 1.333 euro, lasciati in azienda sarebbero stati 1257. «La scelta di una pensione complementare è cruciale, ma il settore fatica a decollare – conferma Cazzaniga -. C’erano 6,1 milioni di iscritti a fine settembre 2013: nei primi 9 mesi dell’anno le adesioni ai fondi negoziali hanno registrato un calo dello 0,7% per via della crescita dei disoccupati portati dalla crisi, quelle ai fondi aperti una crescita del 5,7%, mentre i piani pensionistici individuali sono saliti del 13,7%».  L’innalzamento dell’età pensionabile e la serie di riforme di questi anni che hanno seguito la strada del rigore rischiano dunque di impoverire ancora di più i risparmiatori italiani se non sapranno pianificare le proprie scelte. Soprattutto perché nella società post-industriale le carriere delle nuove generazioni sono precarie, intermittenti, imprevedibili. Ma qui subentra il freno culturale, almeno stando ai dati offerti insieme alle pagelle sui fondi pensione. «Il 74% degli italiani – ha spiegato Stefania Farsagli, della Fondazione Rosselli – ritiene che la crisi e la riforma delle pensioni abbia aumentato il bisogno di aderire a un fondo pensione, ma solo il 24% si è iscritto a qualche forma di previdenza complementare». Eppure, «solo il 25% – aggiunge – pensa che la pensione pubblica gli sarà sufficiente”. Se si pensa che in Italia dal 2009 al 2012 ci sono state 42.000 nascite in meno e che il rapporto tra anziani e attivi passerà entro il 2065 dal 30% al 60%, si capirà anche la dimensione della rivoluzione dei costi sociali in arrivo insieme a quella della ricchezza individuale. E, a sentire i relatori del convegno di oggi a Milano, per affrontare il futuro serve una solida ‘educazione finanziaria’».  «È convinzione comune di tutti, banche, associazioni dei consumatori e istituzioni – afferma Alessandro Malinverno, segretario generale di PattiChiari – che migliorare il livello di cultura economica dei cittadini sia una priorità, oltre che per favorire la crescita economica, anche per rispondere ad alcune delle principali esigenze sociali emerse a seguito della recente crisi». Si informino le persone, dunque. Ma si vada a parlare del futuro anche a scuola fra i cittadini più giovani che rischiano di non maneggiare mai una pensione. «Oggi – aggiunge infatti Malinverno – vi è purtroppo una scarsa consapevolezza di strumenti come il voucher lavoro, oppure una conoscenza approssimativa della differenza tra previdenza pubblica e previdenza complementare, individuata in modo corretto solo dal 56% dagli studenti che hanno risposto ai nostri questionari. Il 69% dei ragazzi sente poi parlare di pensione esclusivamente come una fonte di preoccupazione per i genitori, il 19% non ne sente mai parlare e il 12% ne sente parlare come un argomento di scarso interesse».

I nostri 7 giorni: pronti al disgelo?

7giorni-tuttacronacaCambierà qualcosa in Italia ora? C’è stato un cambio nei vertici del Pd, con l’elezione a segretario di Matteo Renzi che ha trionfato di misura su Gianni Cuperlo e Pippo Civati. E nel frattempo Angelino Alfano ha intrapreso la sua carriera da “solista”, con il Nuovo Centrodestra è libero dalla leadership di Belrusconi e questa settimana ha anche presentato il suo nuovo simbolo, che non ha mancato di suscitare l’ilarità del web. Ma per dei volti “nuovi” che giungono ai posti di comando, ci sono anche degli addii. Quello di Nelson Mandela ha commosso il mondo intero: con lui viene a mancare un simbolo e un ideale, viene a mancare il suo sogno e il suo sorriso fonte d’ispirazione. Voleva pace, per tutti e ovunque, ma se ci guardiamo attorno è sempre più difficile trovarne. La cronaca parla di lotte, contestazioni, proteste. C’è quella dei forconi che arriva ad inneggiare alla mafia e quella degli animalisti che se la prendono anche con la Chiesa per gli animali che finiranno sulla tavola del Natale. Ma critiche ci sono anche solo per le semplici luminarie se, come a Roma, si sceglie di dipingere le vacanze natalizie dei colori dell’arcobaleno. A quando, quindi, il disgelo? Si rinchiude nella promessa di Cuperlo di essere leale al partito guidato ora da Renzi? O dobbiamo pensarlo solo come fenomeno atmosferico?

7giorniIl week-end dell’Immacolata è stato all’insegna del gelo e della neve, ma ora in Italia tornerà il sole mentre in Europa si continuano a contare i danni di Xaver. Il gelo è dentro, alla fin fine, nella perdita di speranza e sogni, nella perdita di attori amati come Paul Walker, del cui incidente si è parlato tutta la settimana, dal fatto si sentirsi costretti a fuggire all’estero per realizzare il proprio progetto di vita a questa continua incertezza per quel che riguarda il tema delle pensioni. Cosa ci può ancora scaldare allora? Quei piccoli successi che ancora fanno gioire, che sia il trionfo di un film italiano come La grande bellezza all’estero o l’entusiasmo per un gol realizzato dalla squadra del cuore. Anche se per quel che riguarda il calcio, anche in questo campo le polemiche non mancano, vuoi per i cori allo stadio o per quello più caldo del sorteggio per i mondiali. Sempre aspettando arrivi gennaio, con tutte le novità dal calciomercato che già si stanno profilando all’orizzonte. A volte però è bello anche stupirsi, scoprire l’inaspettato, meravigliarsi della semplice bellezza di quello che ci circonda. Chissà che il Natale che si avvicina non riesca a farci questo piccolo, importantissimo dono…

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Rivalutazione delle pensioni? Poche decine di euro!

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Al massimo saranno 22 euro lordi, il che significa che al netto verranno accreditati 15 euro netti al mese, pari a 180 euro all’anno. Ma questi saranno i più fortunati perché molti invece vedranno accreditarsi solo 10 o 11 euro netti al mese.

Ecco caso per caso quanto entrerà nelle tasche dei pensionati che avranno al rivalutazione dell’assegno pensionistico:

  • per gli assegni fino a 1.486 euro lordi al mese la crescita andrà di pari passo con l’inflazione dell’intero 2013, ovvero se questa è stata pari all’1,5%, anche le pensioni fino a questo importo saranno rivalutate all’1,5%. Ad esempio un assegno di 1.000 euro lordi (856 euro circa netti) verrà incrementato di 15-16-euro lordi al mese (quasi 11 euro al netto dell’IRPEF);
  • gli assegni compresi tra i 1.486 euro e 1.981 euro circa al mese (3 e 4 volte il trattamento minimo rispettivamente) verranno rivalutati al 90% dell’inflazione. Dunque un assegno di 1.500 euro lordi al mese (1.200 euro netti circa) verrà incrementato dell’1,35% (il 90% dell’inflazione) pari a 20 euro lordi (circa 14 euro netti al mese);
  • per gli assegni tra 1.981 e 2.475 euro circa (tra 4 e 5 volte il minimo) l’aumento sarà pari al 75% dell’inflazione. Così una pensione di 2 mila euro lordi (1.537 euro netti) sarà rivalutata dell’1,12% circa (il 75% dell’inflazione) pari a 22 euro lordi (circa 15 euro netti al mese);
  • gli assegni tra 2.475 euro circa e 2.973 euro lordi (tra 5 e 6 volte il minimo) verranno rivalutati al 50%. Per un assegno pensionistico di 2.500 euro lordi (circa 1.840 euro netti al mese) la perequazione sarà dello 0,75% (50% dell’inflazione), pari a circa 20 euro lordi (10-11 euro netti);
  • gli assegni oltre i 2.973 euro lordi (superiori a 6 volte il minimo) subiranno una rivalutazione pari al 50% fino all’importo di 2.973 euro, mentre la quota di pensione che eccede tale tetto non verrà rivalutata. Così l’aumento dell’assegno per chi guadagna oltre 3 mila euro lordi (più di 2.120 euro netti al mese) resta fermo ai 20 euro lordi, ovvero intorno ai 10-11 euro netti.

Cambia la stabilità: cuneo fiscale, Cig e pensioni

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La legge di Stabilità sarà oggetto di modifica in particolare per quanto riguarda cuneo fiscale, pensioni e Cig. Lo annuncia il relatore al provvedimento, Maino Marchi, spiegando che, tra gli altri capitoli, si punterà a intervenire sul patto di stabilità, sull’assetto idrogeologico, ma anche sulla sicurezza e la scuola. Sulle pensioni, nel dettaglio, l’obiettivo è indicizzarle fino a duemila euro, ma tutto “dipenderà dalle risorse”.

Gli assegni shock dei pensionati!

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E’ l’Inps a rilasciare i dati sugli assegni shock dei pensionati italiani e quelli del bilancio sociale 2012 sono un vero e proprio grido dall’allarme: quasi la metà, cioè il 45,2% degli italiani in pensione non arriva a un reddito di mille euro al mese. Su quasi 7,2 milioni di pensionati, ce ne sono 2,26 milioni, cioè il 14,3% del complesso che non arrivano a 500 euro. Possono invece contare su più di 3.000 euro al mese poco più di 650.000 pensionati. Il 55,3% delle pensionate può contare su meno di 1.000 euro al mese a fronte del 33,6% degli uomini. Nella classe di importo più bassa (fino a 500 euro) ci sono il 17,4% delle donne (1,479 milioni di persone) e appena il 10,7% degli uomini (786.000). Nelle classi di reddito da pensione pari o superiore i 1.500 euro si situa il 20% delle donne a fronte del 41% degli uomini. Sotto il profilo geografico il 48% dei pensionati (7,7 milioni) è al Nord con un reddito pensionistico medio di 1.337 euro al mese. Nel Mezzogiorno risiede il 32% dei pensionati (5 milioni di persone) con un reddito medio mensile di 1.105 euro mentre nel Centro risiede il 20% dei pensionati (3,2 milioni) con un reddito da pensione medio di 1.362 euro.

Il reddito da pensione dei pensionati pubblici nel 2012 era in media di 1.948 euro al mese, superiore di oltre 700 euro rispetto ai 1.223 euro medi portati a casa da coloro che hanno lavorato come dipendenti nel settore privato. Lo si legge nel Bilancio sociale Inps con riferimento ai beneficiari di una sola pensione. La differenza dipende anche dal numero di anni lavorati e si amplia tra le donne con 826 euro medi di pensione per le donne del fondo lavoratori dipendenti e i 1.613 di quelle del settore pubblico. Per artigiani e commercianti il reddito da pensione si ferma in media sotto i 1.000 euro.

Il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Lo si legge nel bilancio sociale Inps presentato oggi secondo il quale solo tra il 2011 e il 2012 il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012). -130

Emorragia di dipendenti pubblici nel 2012. Nell’anno, secondo quanto emerge dal bilancio sociale Inps, i lavoratori pubblici sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti di 130.000 unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni. Nel 2012 le entrate contributive ex Inpdap sono calate di 4,78 miliardi (-8,2%). I contribuenti del fondo pubblici statali sono diminuiti di 107.012 unità (da 1.780.000 a 1.672.988 con un -6%) mentre quelli del fondo pubblici enti locali sono calati di 25.070 unità (da 1.305.542 a 1.280.472 e un -1,9%). Cresce invece di 1.870 unità il fondo pubblici sanitari e il fondo pubblici ufficiali giudiziari (+721 unità). Le entrate contributive dell’ex Inpdap, si legge nel bilancio sociale Inps, si sono ridotte di 4.781 milioni di euro, dato legato al blocco del turn-over nel pubblico impiego e al rallentamento della dinamica retributiva del settore. Nel 2012 quasi tutte le categorie di lavoratori mostrano una riduzione della consistenza. I lavoratori dipendenti del settore privato si riducono di 48.888 unità (-0,4%); i lavoratori pubblici di 129.515 unità (-4%); i lavoratori autonomi di 13.817 unità (-0,3%) e i parasubordinati di 22.167 unità (-2%). Il blocco del turnover ha accentuato nel pubblico la tendenza che c’è anche nel privato di diminuzione dei dipendenti con meno di 30 anni (-20,1% nel pubblico, -8,7% nel privato) e di progressivamente invecchiamento dei lavoratori. Le variazioni per classe d’età, infatti, sono negativi fino ai 50 anni con una riduzione media del 9,3%. Si rilevano invece incrementi dell’1,4% per i dipendenti tra i 50 e i 60 anni e del 5,9% per quelli oltre i 60 anni.

SPESA AMMORTIZZATORI +19% La spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2012 è aumentata del 19% rispetto al 2011 superando quota 22,7 miliardi. Lo si legge nel bilancio sociale Inps. L’Istituto sottolinea che la spesa principale è quella per la disoccupazione con 13,811 miliardi, oltre due miliardi in più rispetto ai 11,684 miliardi spesi nel 2011. L’Inps sottolinea che i 22,7 miliardi (+3,6 miliardi sul 2011) si sono suddivisi in 12,6 miliardi di prestazioni e 10,1 di contributi figurativi. La parte principale ha riguardato la disoccupazione (13,8 miliardi con un +18,2%), mentre per la cassa integrazione sono stati spesi 6,138 miliardi (oltre un miliardo di spesa in più con un +21,8%) e 2,824 miliardi per la mobilità (+17,3%). Il peso maggiore degli ammortizzatori è a carico dello Stato con 14,237 miliardi a fronte dei 8,536 miliardi di contributi da imprese e lavoratori. Il finanziamento della cassa integrazione è stato coperto dallo Stato per il 37,8%, quello della disoccupazione per il 70,1% e quello per la mobilità per il 79%. Nel 2012 oltre 4 milioni di persone hanno usufruito di ammortizzatori sociali. Lo rileva l’Inps nel suo bilancio sociale spiegando che oltre 1,6 milioni di persone hanno usufruito di cig e mobilità a fronte dei 1.250.000 lavoratori nel 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di di due mesi e 2 giorni lavorativi. Nel complesso hanno avuto il sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e quelle a requisiti ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 milioni dell’anno precedente.

C’era una volta “a mia insaputa” ora è “non ce ne siamo accorti”… sulle pensioni!

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Drammatico, ma anche involontariamente umoristico così lo descrive Alberto Stasera su Repubblica il grande taglio populista alle pensioni d’oro che casualmente ha lasciato invariate quelle dei politici. Al centro della polemica di Stasera il viceministro Stefano Fassina:

Nonostante il volto perennemente imbronciato, il viceministro dell’Economia Stefano Fassina è capace di irresistibile umorismo (involontario). Interrogato sul perché il prelievo di solidarietà che la legge di stabilità reintroduce sulle pensioni superiori a 90 mila euro lordi l’anno non colpisca anche le pensioni dei parlamentari, ha risposto al Fatto: «Non ce ne siamo accorti». Ma guarda un po’ che singolare dimenticanza.

Il viceministro però si è pentito e garantisce che rimedierà con un emendamento alla Camera, altrimenti «sarebbe un drammatico problema di equità». Troppi emendamenti dovrà presentare il viceministro, visto che di drammatiche iniquità è tappezzato l’intero provvedimento. A cominciare proprio dagli interventi sulle pensioni, territorio privilegiato delle scorrerie legislative di uno Stato incapace di colpire le vere ricchezze sottratte al fisco per 120 o più miliardi. Sacrosanto l’obiettivo di introdurre un reddito minimo per i poveri e i giovani disoccupati, ma ipocrita e probabilmente incostituzionale il mezzo per reperire gli scarsissimi fondi. Le cosiddette pensioni d’oro, che ovviamente suscitano lo sconcerto di che vive con meno di mille euro al mese, non sono tuttavia il valsente di ricchi rentier, ma il salario differito di ex lavoratori dipendenti che hanno versato (quasi tutti) contributi e imposte sui redditi fino all’ultimo centesimo.

Il provvedimento, improntato a un’evidente demagogia, colpisce meno di 30 mila persone e dà un gettito modesto. Ma soprattutto costituisce l’ennesimo vulnus al principio costituzionale della parità di tassazione a parità di reddito, da poco confermato dalla Corte costituzionale, che ha bocciato il precedente contributo di solidarietà imposto dai governi Berlusconi e Monti. Chi ha buoni redditi può benissimo accettare di pagare un contributo se sarà effettivamente destinato alla solidarietà sociale, come avrebbe potuto pagare l’Imu. Ma il viceministro Fassina dovrebbe spiegare perché il prelievo colpisce solo i pensionati e non tutte le centinaia di migliaia di contribuenti che guadagnano oltre 90 mila euro l’anno e i pochi (noti al fisco) oltre i 300 mila euro. Il che produrrebbe oltretutto un gettito ben più ragguardevole. Ma si sa, non c’ è nulla di più facile che colpire le pensioni.

Non solo quelle dei «paperoni» da 90 mila euro l’anno, ma persino quelle dei pensionati (d’argento?) che percepiscono 1.441 euro lordi al mese, cui è stato congelato l’assegno da due anni e quelli da 1.486 euro che dovranno rinunciare a parte dell’indicizzazione a partire dal 2014, se la legge di stabilità passerà alla Camera così com’è. I fortunati che poi hanno una pensione da 2.972 euro lordi mensili non avranno alcun aggiornamento al costo della vita, con effetti moltiplicativi crescenti negli anni. Se poi l’adeguamento al costo della vita sarà abolito per tutti come qualcuno vorrebbe, andiamo incontro a un aumento della fascia di povertà e semi-povertà. Attendiamo con ansia l’emendamento del viceministro Fassina sulle pensioni dei parlamentari e magari che si accorga anche degli altri «problemi drammatici di equità», che è facile prevedere daranno molto lavoro alla Corte costituzionale.

Pensioni ora il mirino si punta sul contributivo e sull’invalidità civile

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L’Inps è un malato grave e l’operazione del risanamento non è procrastinabile, quindi bisogna legare le pensioni al metodo contributivo e poi procedere con la riforma per il riconoscimento dell’invalidità civile, limitando il ricorso a medici esterni convenzionati. La Corte dei conti analizzando il bilancio 2012 ha registrato infatti un disavanzo finanziario e l’aumento del deficit. Ma bisogna colpire davvero i pensionati? Il male sembra essere conseguenza dei più grandi fondi  amministrati, per i quali «appaiono indilazionabili misure di risanamento – che si riconnettono anche al ciclo recessivo oltre che alla incorporata gestione pubblica». La Corte richiama «una attenta e responsabile riflessione sulla perdurante criticità dell’invalidità civile, che ha ampiamente confermato l’improrogabilità di un intervento legislativo volto a completare il trasferimento delle competenze dell’intero procedimento in capo all’INPS, nella constatata inefficacia delle scelte procedurali operate e del massiccio ricorso a medici esterni convenzionati, che mette a rischio le capacità di governo del settore da parte dell’Ente».  Ma probabilmente, come purtroppo sempre avviene, a pagarne le conseguenze saranno proprio gli anziani e gli invalidi.

La Corte conferma «l’esigenza di un costante monitoraggio degli effetti delle riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sulla spesa pensionistica e di una crescente attenzione al profilo dell’adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo, unitamente all’urgenza di rilanciare la previdenza complementare».

Come mettere il bilancio dell’Inps in sicurezza? Il report mette in evidenza che « al contenimento della gravosa perdita economica totale concorre tuttavia il massiccio saldo positivo di esercizio dei “parasubordinati” e quello delle prestazioni temporanee, i cui netti patrimoniali consentono ancora la copertura di quelli negativi delle altre principali gestioni e il mantenimento di un attivo nel bilancio generale, esposto peraltro a rapido azzeramento».

Nel contesto del marcato aumento delle prestazioni, la ripresa del flusso contributivo – alimentata dalla gestione privata e in particolare dal lavoro autonomo e ancor più dai “parasubordinati” – non riesce a ripianare lo squilibrio tra le ambedue essenziali componenti di quasi tutte le gestioni, non sufficientemente bilanciato da apporti statali quantitativamente e qualitativamente adeguati, con conseguente dilatazione dei saldi negativi e dell’indebitamento, aggravati dal fondo di nuova acquisizione dei dipendenti pubblici, in progressivo e crescente dissesto.

La Fornero si difende e l’Ocse la boccia… I pensionati in crisi!

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Pensionati al tempo della crisi, ma soprattutto pensionati in crisi! Chi aveva pianificato una vecchiaia tranquilla si è visto strappare via le proprie certezze, ma a dirlo queta volta non sono gli italiani ma l’Ocse che ha lanciato l’allarme sulle pensioni. In particolare l’Ocse ha rilevato come i pensionati italiani siano tra i più tartassati di tasse e, nella media europea, siano tra coloro che hanno assegni decisamente bassi. Così l’Ocse ha lanciato le sue perplessità e bocciato di fatto la riforma Fornero, che la stessa ex ministro qualche giorno fa aveva invece difeso:  “potrà essere un problema per le generazioni future e i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti, (questi) sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia” e che chiede revisioni sull’introduzione del metodo contributivo e sull’assenza di pensioni sociali.

Ma la Stabilità cosa ha saputo fare per i pensionati?

Svanita  anche la proposta di sostituire la cassa integrazione in deroga andando in pensione a 62 anni, in anticipo rispetto all’attuale soglia dei 66 anni, gli unici interventi sulle pensioni contenuti nella Legge di Stabilità riguardano il contributo sulle pensioni d’oro che, partirà dal 6% per la parte eccedente quattordici volte il trattamento minimo Inps, cioè per gli assegni superiori ai 90.000 l’anno circa, e salirà fino al 18%, per la parte eccedente trenta volte il trattamento minimo Inps, cioè oltre 193.000 euro circa all’anno; e la stretta confermata anche per il prossimo anno per gli importi superiori a sei volte il trattamento minimo (oggi 2.886 euro) poiché i beneficiari non si vedranno attribuire alcun beneficio.

Questa è la riforma pensionistica di cui l’Italia ha bisogno?

 

La salvatrice d’Italia? La Fornero: “rifarei tutto quello che ho fatto”

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Parole sorprendenti quelle di Elsa Fornero che in un’intervista a Il Mattino ha affermato:

”Nelle stesse circostanze e con le stesse informazioni, oggi rifarei le stesse cose per il bene dell’Italia. Le sottovalutazioni sono dipese da informazioni inadeguate. Mi assumo la responsabilità dell’errore. Ma con quella riforma l’Italia si è salvata”, insomma lei è la salvatrice del Bel Paese?

Poi ha aggiunto: ”Forse il vero errore è stato non essere riusciti a spiegarci. Le riforme non nascono in laboratorio. Quella sul mercato del lavoro era una promessa: è stata giudicata prima che potesse dispiegare qualche effetto”, dice Fornero. ”Sulle pensioni era necessario dare una risposta credibile ai mercati in tempi rapidi. Il malato era terminale. Ho domandato: quanto tempo ho? Venti giorni, anche meno. Da studiosa, le idee le avevo abbastanza chiare. Poi ho capito la differenza fra avere le idee chiare e dover prendere decisioni sulla vita delle persone”.

E ha concluso ”Monti ha ridato all’Italia una reputazione ed è stato trattato in maniera vergognosa. Questo Paese è sempre alla ricerca di un taumaturgo. Prima ti incensa e poi ti getta nella polvere”, accusa Fornero. ”Già dall’autunno i partiti si sono resi meno disponibili. Cinismo programmato: dovevano fare i conti con le elezioni. I tecnici erano un target perfetto su cui sparare”.

La Fornero non ha fatto neppure mancare il suo apprezzamento per il governo Letta. ”Mi piace. È in continuità con il nostro sotto il profilo dell’agenda e della cultura che esprime. Abbiamo la possibilità di riprendere in mano il nostro destino”.

Ma gli italiani hanno forse bisogno del destino? O hanno bisogno di certezze, di un lavoro, di una casa e prima di morire anche di una pensione?

Ecco tutte le norme della Stabilità che possono riguardare i pensionati

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Senato della Repubblica XVII LEGISLATURA
N. 1120 Senato della Repubblica
Attesto che il Senato della Repubblica, il 27 novembre 2013,
ha approvato il seguente disegno di legge, d’iniziativa del Governo:

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)
ARTICOLO 1
COMMI:

A) RIMBORSO DEI TAGLI 2011 e 2012 SULLE PENSIONI SUPERIORI AI 90 MILA EURO LORDI L’ANNO PER EFFETTO DELLA SENTENZA n. 116 DELLA CORTE COSTITUZIONALE

180. Al fine di rimborsare le somme versate all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell’articolo 18 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, in attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 116 del 5 giugno 2013, è istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, con una dotazione di 20 milioni di euro per l’anno 2014 e 60 milioni di euro per l’anno 2015.

B) ULTERIORE BLOCCO DELLA PEREQUAZIONE PER IL TRIENNIO 2014-2016:

322. Per il triennio 2014-2016 la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta:

a) nella misura del 100 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo INPS. Per le pensioni di importo superiore a tre volte il predetto trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato;

b) nella misura del 90 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi. Per le pensioni di importo superiore a quattro volte il predetto trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato;

c) nella misura del 75 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi. Per le pensioni di importo superiore a cinque volte il predetto trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto dalla presente lettera, l’aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato;

d) nella misura del 50 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi e, per il solo anno 2014, non è riconosciuta con riferimento alle fasce di importo superiori a sei volte il trattamento minimo INPS. Al comma 236 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, il primo periodo è soppresso e, al secondo periodo, le parole: «Per le medesime finalità» sono soppresse.

C) ULTERIORE NUOVO TAGLIO DELLE PENSIONI SUPERIORI A 14 VOLTE IL TRATTAMENTO MINIMO L’ANNO PER IL TRIENNIO 2014-2016

325. A decorrere dal 1º gennaio 2014 e per un periodo di tre anni, sugli importi dei trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie complessivamente superiori a quattordici volte il trattamento minimo INPS, è dovuto un contributo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali obbligatorie, pari al 6 per cento della parte eccedente il predetto importo lordo annuo fino all’importo lordo annuo di venti volte il trattamento minimo INPS, nonché pari al 12 per cento per la parte eccedente l’importo lordo annuo di venti volte il trattamento minimo INPS e al 18 per cento per la parte eccedente l’importo lordo annuo di trenta volte il trattamento minimo INPS. Ai fini dell’applicazione della predetta trattenuta è preso a riferimento il trattamento pensionistico complessivo lordo per l’anno considerato. L’INPS, sulla base dei dati che risultano dal casellario centrale dei pensionati, istituito con decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388, è tenuto a fornire a tutti gli enti interessati i necessari elementi per l’effettuazione della trattenuta del contributo di solidarietà, secondo modalità proporzionali ai trattamenti erogati. Le somme trattenute vengono acquisite dalle competenti gestioni previdenziali obbligatorie, anche al fine di concorrere al finanziamento degli interventi di cui al comma 126 del presente articolo.

126. Con effetto sulle pensioni decorrenti dall’anno 2014 il contingente numerico di cui all’articolo 9 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 22 aprile 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 123 del 28 maggio 2013, attuativo delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 231 e 233, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, con riferimento alla tipologia di lavoratori relativa alla lettera b) del medesimo comma 231 dell’articolo 1 della citata legge n. 228 del 2012 è incrementato di 6.000 unità. Conseguentemente all’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 234, le parole: «134 milioni di euro per l’anno 2014, di 135 milioni di euro per l’anno 2015, di 107 milioni di euro per l’anno 2016, di 46 milioni di euro per l’anno 2017, di 30 milioni di euro per l’anno 2018, di 28 milioni di euro per l’anno 2019 e di 10 milioni di euro per l’anno 2020» sono sostituite dalle seguenti: «183 milioni di euro per l’anno 2014, di 197 milioni di euro per l’anno 2015, di 158 milioni di euro per l’anno 2016, di 77 milioni di euro per l’anno 2017, di 53 milioni di euro per l’anno 2018, di 51 milioni di euro per l’anno 2019 e di 18 milioni di euro per l’anno 2020»;
b) al comma 235, le parole: «1.133 milioni di euro per l’anno 2014, a 1.946 milioni di euro per l’anno 2015, a 2.510 milioni di euro per l’anno 2016, a 2.347 milioni di euro per l’anno 2017, a 1.529 milioni di euro per l’anno 2018, a 595 milioni di euro per l’anno 2019 e a 45 milioni di euro per l’anno 2020» sono sostituite dalle seguenti: «1.182 milioni di euro per l’anno 2014, a 2.008 milioni di euro per l’anno 2015, a 2.561 milioni di euro per l’anno 2016, a 2.378 milioni di euro per l’anno 2017, a 1.552 milioni di euro per l’anno 2018, a 618 milioni di euro per l’anno 2019 e a 53 milioni di euro per l’anno 2020».

D) NON PIU’ DOVUTO IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ SULLE PENSIONI SUPERIORI AI 300 MILA EURO ANNUI

400. Le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, dal 1º gennaio 2014 al 31 dicembre 2016. Ai fini della verifica del superamento del limite di 300.000 euro rilevano anche i trattamenti pensionistici di cui al comma 325, fermo restando che su tali trattamenti il contributo di solidarietà di cui al primo periodo non è dovuto.

F) VARIE

323. Con effetto dal 1º gennaio 2014 e con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dalla predetta data:
a) all’articolo 12, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, le parole: «90.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «50.000 euro», le parole: «150.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «100.000 euro» e le parole: «60.000 euro» sono sostituite dalle seguenti: «50.000 euro»;
b) all’articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni, al comma 2, primo periodo, le parole: «decorsi sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «decorsi dodici mesi».

324. Resta ferma l’applicazione della disciplina vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge per i soggetti che hanno maturato i relativi requisiti entro il 31 dicembre 2013.

326. L’ultimo periodo dell’articolo 1, comma 763, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si interpreta nel senso che gli atti e le deliberazioni in materia previdenziale adottati dagli enti di cui al medesimo comma 763 ed approvati dai Ministeri vigilanti prima della data di entrata in vigore della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si intendono legittimi ed efficaci a condizione che siano finalizzati ad assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine.

528. Per l’anno 2014, per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati, l’aliquota contributiva, di cui all’articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, è del 27 per cento. Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è ridotta di 40 milioni di euro per l’anno 2014.

L’unica stabilità che versa quanto tolto negli anni precedenti in base alla sentenza di Cassazione e applica un nuovo taglio che ha le stesse modalità di incostituzionalità già sollevate in precedenza. L’ennesimo aggravio al bilancio dello stato che dovrà ancora una volta restituire tra qualche anno le somme sottratte a coloro che hanno acquisito un diritto a fronte dei contributi versati?

I pensionati emigrano!!! Valigie in mano per 400mila

Anziani-tuttacronaca

Non più solo i giovani o i cervelli in fuga, ora a lasciare l’Italia è anche chi ci ha passato una vita, ci ha lavorato e ha cercato di costruire delle sicurezze per quando sarebbe stato anziano. Ora che l’età avanza, molti anziani decidono di andare a vivere all’estero. Da soli o in coppia ormai sono 400.000 gli italiani over 65 che vivono fuori dal nostro paese. La scelta spesso ricade laddove le spese mediche sono basse e il costo della vita è sostenibile. Vanno soprattutto in posti vicini come Spagna, specie Canarie, Slovenia, Malta, Cipro e, di recente, anche Irlanda e Paesi dell’Est. Secondo la Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), che ha presentato i primi dati sul nuovo fenomeno della migrazione sanitaria degli anziani in occasione del Congresso nazionale in corso a Torino, il fenomeno è cresciuto del 20 % negli ultimi 5 anni e interessa soprattutto pensionati che percepiscono meno di 1.000 euro al mese dall’Inps: oltre 270.000 hanno una pensione fra i 650 e i 1.000 euro, poco meno di 130.000 fra i 1.000 e i 1.500 euro.

“I prezzi che salgono, le pensioni risicate e il bisogno di cure mediche che in patria sempre meno a buon mercato spingono tanti a pensare a un’alternativa all’estero, magari in un Paese non troppo lontano o che sia affine all’Italia per cultura – spiega Giuseppe Paolisso, presidente Sigg – In Paesi come Spagna, Slovenia o Malta ci si può permettere un’assistenza sanitaria che in Italia non è più alla portata di molti. Alle Canarie ad esempio, dove vivono circa 20.000 connazionali anziani, le cure mediche sono garantite come nel resto dell’Unione europea e si può stipulare una polizza medica privata con copertura pressoché totale spendendo dai 40 agli 80 euro al mese. Il costo della vita è molto più basso, perché l’Iva è al 4% su tutto, inoltre con i voli low cost figli e nipoti possono arrivare facilmente in visita ai nonni”.

Ma quali sono gli anziani che abbandonano la loro terra? Quelli che vivevano in Lombardia, in Emilia Romagna e in Toscana.  “Il fenomeno appare in continuo aumento: nella sola Lombardia negli ultimi 5 anni gli over 65 che si sono trasferiti a vivere all’estero sono passati da 24.000 a ben 29.000, con un aumento del 20% – dice Paolisso – Il Paese peraltro non sembra in grado di invertire la tendenza offrendo la possibilità di una vecchiaia in serenità agli italiani: l’assistenza pubblica è inadeguata, una famiglia su tre non può più permettersi una badante il costo della vita aumenta e le pensioni restano al palo: in questa situazione chi può scappa altrove, dove può permettersi di invecchiare senza doversi preoccupare continuamente della propria assistenza sanitaria. Attenzione però: non sempre le cure disponibili in alcuni di questi Paesi sono di un livello accettabile. Il rischio di scegliere cure low cost che siano anche di scarsa qualità è dietro l’angolo”, conclude Paolisso.

Gli anziani fanno la valigia… per la stabilità! 

In Italia il pensionato paga per tutti! Legge di Stabilità o campagna elettorale?

pensioni-d'oro-tuttacronacaIl Senato ha votato la fiducia riguardo la Legge di Stabilità. Tra i provvedimenti della nuova legge si trovano anche il reddito minimo e i tagli alle pensioni d’oro, fortemente collegati tra loro perchè il fondo per il contrasto alla povertà, che andrá a finanziare il reddito minimo garantito, verrà creato, con risorse che arriveranno proprio dalle pensioni d’oro. Il contributo su di queste partirá dal 6% per la parte eccedente quattordici volte il trattamento minimo Inps, (per gli assegni superiori ai 90.000 l’anno circa),  del 12% per le pensioni  oltre i 128.000 Euro  e salirá fino al 18%, per la parte eccedente trenta volte il trattamento minimo Inps (oltre 193.000 euro circa all’anno). In poche parole: il reddito minimo lo paga il pensionato d’oro, ossia chi riceve oltre 4.300 euro al mese. Una discriminazione, visto che il contributo di solidarietà viene imposto solo a loro e quindi sono gli unici bersagli dell’inasprimento fiscale. Nell’affondo, infatti, non sono stati compresi anche i redditi da lavoro. Di questo, se ne occuperà la Corte Costituzionale, che con due sentenze ha già fatto rilevare la sperequazione. Come sottolinea anche Blitz Quotidiano: “Reddito minimo per finta, tanto paga il pensionato d’oro. E’ un testa-coda assistenziale (pensionati d’oro in soccorso degli indigenti non ancora raggiunti dalla carta acquisti) di minima efficacia e bassa realizzabilità quello introdotto dalla Legge di Stabilità. La sperimentazione nelle grandi città del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) si aggiunge a un altro programma sperimentale (appunto la nuova carta acquisti fino a 400 euro sulla base dell’Isee). Le limitatissime risorse  (40 milioni l’anno per tre anni) per finanziare il test Sia che confluiranno nel Fondo per la lotta alla Povertà, arriveranno dal prelievo supplementare (e ad alto tasso di illegittimità costituzionale) sulle pensioni.” Per quel che riguarda il reddito minimo, l’idea è d’integrare il reddito di tutte le famiglie sotto la soglia di povertà assoluta, in cambio di un patto di inserimento con i beneficiari. Era il 13 giugno 2013 quando il gruppo di studio istituito dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali  presentò il modello che, a regime, dovrebbe costare 7 miliardi per consentire a tutti l’uscita dall’indigenza. La sperimentazione nelle grandi aree metropolitane, secondo questo modello, prevedeva un fondo con dotazione di 400 milioni. Troppi per essere accolti dalla Legge di Stabilità che ora può solo contare sui 120mln  in tre anni tolti ai pensionati…  Meno di quanto la legge ha stanziato per i lavori socialmente utili in Calabria (110 nel biennio 2013-2014). Ma se inizialmente tale finanziamento sarebbe dovuto arrivare innalzando la tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 22%, alla fine si è preferito tassare le pensioni d’oro. Ma considerato che tale misura non è universale, cioè non è destinata a tutti i residenti in età lavorativa che si trovano sotto la soglia di povertà, cosa che avviene invece regolarmente in tutta Europa, le domande sorgono. Come, o meglio chi finanzierà i 7 miliardi? Come stabilire i criteri di assegnazione e riconoscere le persone realmente in difficoltà? Al momento, non sembra che gli enti locali siano pronti per una simile eventualità,  anche perché nessuno scommette, visti i precedenti, sulla loro affidabilità contabile. Guido Gentili, sul Sole 24 Ore, la chiama “zampata equo-distributiva” e sicuramente appare molto più come una strizzata d’occhio elettorale che cerca di accontentare tutti e vuole mostrare che ora  le larghe intese, dopo l’uscita di Forza Italia, mirano un po’ più a sinistra. I politici si sono limitati a spostare soldi  che nulla hanno a che fare con tagli alla politica e stipendi alti. Una “manovra all’italiana” insomma, in un Paese in cui anche le chiavi delle case popolari è più probabile che finiscano in mano ad amici piuttosto che a chi ne ha bisogno…

Fassina: “Impegno alla Camera sull’indicizzazione delle pensioni”

fassina-pensioni-tuttacronacaE’ il viceministro all’economia, Stefano Fassina, ad aver riferito nella replica sulla manovra in Senato che le modifiche sull’indicizzazione delle pensioni arriveranno nel passaggio del ddl stabilità alla Camera. “Non siamo riusciti a intervenire per migliorare le indicizzazioni delle pensioni. È un impegno che il governo conferma e che cercheremo di portare avanti alla camera”, ha riferito Fassina.

Precario oggi, povero domani: il rapporto dell’Ocse

agenzie-lavoro-tuttacronacaE’ l’Ocse a sostenere che i poveri di domani potrebbero essere i giovani precari di oggi, questo a causa del metodo contributivo e dell’assenza di pensioni sociali. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ritiene infatti che “L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema” per le generazioni future, e “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”. Lo si legge nel rapporto ‘Pensions at a Glance 2013′. Sempre secondo l’Ocse, i contributi previdenziali in Italia sono al top dell’area dei Paesi aderenti all’organizzazione. I contributi previdenziali in Italia infatti nel 2012 sono al 33% del totale lordo della retribuzione, complessivamente pari al 9% del Pil e al 21,1% del totale delle tasse. La media Ocse è del 19,6%, pari al 5,2% del Pil e al 15,8% del totale delle tasse. “Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni”, si legge nel rapporto, “ma, in generale, ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme”, sebbene “la maggior parte dei paesi abbia protetto dai tagli i redditi piu’ bassi”. Ma, al contrario, i salari che vengono percepiti nel nostro Paese sono al di sotto della media Ocse. In media in Italia nel 2012 un lavoratore percepisce 28.900 euro, pari a 38.100 dolari, al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse, sui quali pesano i 94.900 dollari degli svizzeri, i 91 mila dollari dei norvegesi, i 76.400 dollari degli australiani, i 59 mila dollari dei tedeschi e i 58.300 dollari degli inglesi, superiore ai 47.600 dollari degli statunitensi. Ai livelli più bassi i messicani con 7.300 dollari e i 12.500 dollari degli ungheresi.

Ritirato l’emendamento sulle pensioni!

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Nessun contributo di solidarietà se non quello già previsto in precedenza. La commissione bilancio del Senato fa marcia indietro con l’annuncio del presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini (Ncd). L’emendamento prevedeva, tra l’altro, la rivalutazione fino a 4 volte il trattamento minimo Inps, e il prelievo di solidarietà del 5% sugli assegni d’oro oltre i 90mila euro annui a salire.

Aprire per credere: i nostri 7 giorni!

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A volte serve davvero “aprire”, per vedere l’altra fetta di realtà! Così questa settimana ci siamo soffermati a vedere l’altra parte della destra, quella degli alfaniani che si sono staccati da Berlusconi, in odor di decadenza, e che ora sono pronti a sostenere a spada tratta l’esecutivo Letta senza se e senza ma. Invece i dubbi restano ai pensionati, che hanno passato l’ennesima settimana con il fiato sospeso e la mannaia sul collo. Un po’ come accade ad Allegri ultimamente, che sente la panchina tremare e le vittorie volar via.  E di vento ce ne è stato molto questa settimana, tra i tweet di Balotelli con il presunto annuncio di divorzio dal Milan a quel post che ha rivelato la misteriosa FF di Mentana. La “grana” peggiore è approdata con le polemiche che hanno travolto la Clerici e i programmi di cucina andati in onda nonostante il lutto nazionale per la Sardegna messa in ginocchio da Cleopatra. E mentre la Sardegna piange crolli e alluvioni non risparmiano il resto d’Italia. Ma il passaggio di Cleopatra ci ha fatto riflettere… Se servisse davvero una Regina?  Forse l’Italia non è matura per una democrazia? Forse lo era e non lo è più? Mentre gli italiani s’interrogano per ben due volte alla commissione bilancio la maggioranza va sotto e soccombe… Ma se al centro si naviga con difficoltà, nell’Aula Giulio Cesare al Campidoglio volano gomitate e s’interrompe la seduta. L’opera d’altra parte era già in sciopero

panettone-tuttacronaca

Si continua a scavare nella vicenda Ruby e le “antiche” deposizioni sono fette amare anche per Belen che minaccia querele. Ma se c’è chi vuole spalancare le Aule del tribunale, c’è chi invece si appella ad aprire la cella del carcere: è la mamma di Corona, che spera che il suo appello possa essere ascoltato, da chi ha già spalancato le porte ad altri detenuti che versavano in gravi condizioni di salute. A volte una parola può davvero spalancarti strade insospettabili… Come l’ironia, quella che ci ha commosso della Marchesini che, seppur malata, a Che Tempo Che Fa, ha saputo comunque strapparci un sorriso e aprirci nuovi orizzonti. Resta quel dolce amaro, quella velata malinconia che però viene vinta dalla forza travolgente di chi, nonostante i problemi di salute, sa rispondere alla malattia con la vitalità. Gli italiani invece sono preoccupati e rassegnati… Già pronti a festeggiare l’ennesimo Natale di crisi e a preoccuparsi di quale fetta indigesta toccherà mandar giù il prossimo anno. Quale ennesimo boccone amaro dovranno ingoiare? Meglio festeggiare con una crosta di grana e non pensare… intanto esercitiamoci a urlare!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Pensionati di serie A e B, fino a 2000 la rivalutazione piena, gli altri lacrime e sangue?

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Aver pagato più contributi allo Stato e aver ricoperto incarichi di responsabilità non viene premiato in Italia, la demagogia e il populismo vince e l’Alf-etta è d’accordo su tagli e contributi per le cosiddette pensioni d’oro e d’argento. Il contributo di solidarietà, su cui vi era stata anche una sentenza della Corte di Cassazione che aveva ripristinato il diritto alla pensione piena, verrà applicato ugualmente. La magistratura ignorata? No, solo aggirata! Si partirà dai 90mila euro annui lordi con una con un contributo del 5%, per chi ha invece una pensione da 21 a trenta volte il minimo cioè circa 193.000 euro lordi l’anno sarà del 10%, dopo di che sarà del 15%”. Chi usa la maschera di Amato, il pensionato più discusso d’Italia per muovere il movimento contro i pensionati che hanno contribuito per anni alla vita del Paese. Chi ha lavorato 40 anni ora si vede decurtato il proprio diritto acquisito. Invece ancora una volta verranno premiati coloro, e non sono pochi come si ritiene, che pur avendo eluso le tasse durante la loro vita, oggi hanno una pensione che sarà anche rivalutata! Come fanno notare i giornali specializzati come il Sole 24 Ore o il Messaggero:

La mossa, oltre che incostituzionale, è anche bassamente demagogica e dimostra che anche Alfano e i suoi si sono piegati al partito dell’odio e dell’invidia.
La foglia di fico è che il prelievo forzoso dalle tasche dei pensionati che hanno pagato di più servirà in minima parte a finanziare  la rivalutazione delle pensioni più basse:
“ Per il 2014 la rivalutazione degli assegni pensionistici sarà al 100% per i trattamenti fino a 4 volte il minimo (1.982 euro al mese). Nel biennio 2015-2016 si ritorna alla formulazione varata dal governo”.
Il Sole 24 Ore precisa:
“La rivalutazione piena (100% dell’inflazione calcolata sul’indice Ipca) delle pensioni sale fino agli assegni pari a quattro volte il minimo Inps, vale a dire 1.924 euro lordi mensili. L’emendamento depositato ieri sera dai due relatori risolve così, con un allargamento della parte bassa della platea dei pensionati, la querelle che s’era aperta subito dopo la presentazione del Dl di stabilità da parte del Governo, con l’esclusione dall’indicizzazione della quota degli assegni superiore a sei volte il minimo.
Il testo originario prevedeva la rivalutazione piena dei trattamenti pensionistici fino a tre volte il minimo (per il 2013 pari a 1.443 euro); limitata al 90% per gli assegni di importo superiore a tre volte ma inferiore o pari a quattro volte; pari al 75% per gli importi superiori a quattro volte ma inferiori o pari a cinque volte il minimo e pari al 50% per le pensioni di importo superiore a 2.405 euro.
“Ora la rivalutazione del 100% sale di un gradino e vale, per il prossimo triennio, anche per gli assegni superiori al minimo fino a quattro volte.
“L’emendamento corregge anche le soglie per il contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato, prelievo che per altro non garantirà più uno sconto fiscale. Il prelievo del 5% scatterà sulla parte di assegno previdenziale superiore a 14 volte il minimo (6.734 euro lordi mensili, circa 90-91mila euro lordi annui) e fino a 20 volte il minimo (9.620 euro al mese), salirà al 10% per la parte di assegno che eccede tra le venti e le trenta volte il minimo Inps (da 9.620 a 13.949 euro), e arriva al 15% per la parte di pensione che eccede quest’ultima soglia, vale a dire oltre i 14.430 euro lordi mensili.
“Guardando alla classi d’importo delle pensioni pagate lo scorso anno la platea delle pensioni alte toccate dal contributo di solidarietà sale di molto rispetto allo schema che aveva presentato il Governo. Quest’ultimo prevedeva il prelievo del 5% sopra i 150 mila euro lordi annuo, 10% sopra i 200mila euro e 15% per le fasce oltre i 250mila euro. Ora l’asticella scende attorno a quota 90mila euro lordi annui, il che significa che si passa da una platea di 3.675 pensioni vigenti (dati Inps 2012) a 37.703, vale a dire 34.028 assegni in più sui quali si eserciterà il piccolo prelievo di solidarietà da destinare alle gestioni previdenziali obbligatorie. Per memoria vale ricordare che l’anno scorso le pensioni fino a tre volte il minimo Inps erano 19,3 milioni, su un totale di 23,4 milioni di assegni”.
Sul Sole 24 ore si legge anche che:
“tra le novità approvate quella più rilevante, dunque, è la riscrittura della curva Irpef con l’aumento delle detrazioni fino a 35mila euro di reddito. La riduzione della platea, inizialmente fissata dal Governo a 55mila euro di reddito, come ha spiegato la senatrice Ghedini, premia con aumenti fino a 225 euro all’anno le fasce di reddito tra 15mila e 18mila euro. Un mini-taglio al cuneo anche nel commercio: si prevede la riduzione dal 2,44 al 2,40% dell’aliquota sui contributi dovuti dai datori di lavoro per le indennità di malattia. C’è poi il ritocco sulle indicizzazioni delle pensioni e il contributo di solidarietà”.

L’Italia ha bisogno di populismo e demagogia o di lavoro e ripresa?

2 milioni di euro restituiti ai pensionati! A Lucca brindano

pensioni-tuttacronacaDifficile da credere, eppure è tutto reale: 1800 pensionati di Lucca si sono ritrovati una pensione maggiorata di 100 anche 200 in fondo al mese. E come se già questa non fosse stata un’ottima notizia, l’Inps ha depositato in banca, a loro favore, assegni per 20mila euro e più. Un sogno a occhi aperti? I contribuenti, come spiegato da La Nazione il 20 novembre, sono stati “premiati da un accertamento puntiglioso svolto di propria sponte dagli uffici Inca Cgil Lucca, che complessivamente ha restituito loro la bellezza di 2 milioni di euro tondi tondi.” La cifra è stata “tirata fuori dalle pieghe di ogni sentenza, nuova normativa, possibilità di ricongiungimento di periodi in cui la contribuzione è avvenuta per maternità, mobilità in anni lontani, servizio militare. Dettagli tecnici che fanno la differenza. Negli ultimi quattro anni l’Inca Cgil ha passato sotto la lente di ingrandimento la congruità delle pensioni e le sorprese, tutte al positivo, non sono mancate.” Massimo Matteoni, direttore provinciale Inca Cgil, ha confessato: “Non c’è niente da dire, è il lavoro che, come sindacato, dà più soddisfazione. La maggior parte dei pensionati non hanno nemmeno richiesto una verifica, avviata da noi in modo automatico. Semplicemente si sono sentiti raggiungere dalla telefonata che comunicava loro l’aumento della pensione e il rimborso di quanto negli ultimi anni non gli era stato riconosciuto”. E ha quindi aggiunto: “Qualcuno ci ha chiesto se era uno scherzo. Una signora, venuta in ufficio a sincerarsi, si è messa a piangere dalla contentezza. Ad oggi, grazie a questo progetto che da quattro anni ci porta a effettuare un riscontro sulle pensioni, sono stati recuperati 2.004.223 euro di arretrati sulle pensioni e una variazione mensile media permanente di 27,75 euro. Naturalmente, questo dato è solo una media, c’è il pensionato che ha avuto un aumento mensile di 5 euro sulla pensione e la pensionata che ha avuto un aumento permanente mensile di 200 euro”. Ma perchè le pensioni erano sottostimate? “Non dipende da errori dell’Istituto nel liquidare le pensioni, ma dall’emanazione di leggi, circolari e sentenze successive rispetto al momento della liquidazione della pensione. Gli importi vanno dunque globalmente riconsiderati alla luce di nuove disposizioni che possono essere retroattive e portare concreti vantaggi”. Una pensionata di Pisa, appresa la notizia, si è quindi rivolta al patronato lucchese di Inca Cgil. E il risultato la premia: 109 euro in più sulla pensione mensile e 13.069 euro di arretrati.

Stato persecutorio verso i pensionati?

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E’ Franco Abruzzo, giornalista che ha lavorato con il Sole 24 Ore e per Il Giorno, a puntare il dito contro le parole di Carlo Cottarelli:

Pensioni d’oro, pensioni d’argento, pensioni e basta. Lasciate in pace i pensionati. Carlo Cottarelli dia la caccia agli evasori e ai patrimoni mafiosi, non diventi un ennesimo persecutore di pensionati. Questo è lo slogan della petizione che ho lanciato tramite http://www.avaaz.org, indirizzata al Parlamento e al Governo.

Poi prosegue:

Cari amici, spero vorrete firmare la petizione. Si chiama: “Appello al Parlamento e al Governo: lasciate stare i pensionati, hanno già dato in tasse e contributi”.

È una questione molto importante per tanti cittadini e insieme possiamo fare la differenza! Se la firmerete e poi la condividerete con i vostri amici e contatti, riusciremo presto a ottenere il nostro obiettivo di 1000 firme e potremo cominciare a fare pressione per ottenere il risultato che vogliamo. Cliccate qui per saperne di più e per firmare:

Campagne come questa partono sempre in piccolo, ma crescono se persone come noi si attivano: vi prego di dare una mano firmando e diffondendo subito la voce. Il ricorso al passaparola è efficace!!!

L’Imu si finanzia con le pensioni! Anziani pronti a emigrare?

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Levare la seconda rata dell’Imu si abbatterà sui pensionati e non solo quelli d’oro. Oggi doveva arrivare in Consiglio dei Ministri il decreto per eliminare la seconda rata dell’Imu, ma invece il provvedimento è slittato perché deve andare di pari passo con quello sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia che a sua volta deve attendere un via libera da parte della Bce. A bloccare il provvedimento sarebbe lo stop alla cancellazione per beni e terreni agricoli, contestato dal ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo. I soldi non ci sono per le coperture ma l'”ariete” scagliata dall’ex Pdl sul governo continua a far sentire i propri esiti negativi e  all’orizzonte si profila un’altra mazzata per gli italiani. Non era meglio magare l’Imu? Come ricorda oggi La Stampa, la copertura finanziaria per lo stop a giugno della prima rata non ha funzionato, con il flop della sanatoria sulle slot machine. All’appello mancano 1,2 miliardi (2 miliardi sono stati racimolati dall’aumento al 120% degli acconti Irap e Ires di banche e assicurazioni).

Per questo c’è il rischio concreto che scatti la “clausola di salvaguardia”, come stabiliva il decreto sulla rata dell’Imu, ossia un aumento automatico delle accise sui carburanti.

Se già mancano i soldi per finanziarie l’abolizione della prima rata, figuriamoci quelli per la seconda. Per coprire il solo stop all’Imu sulla prima casa servirebbero ben 2,4 miliardi. Ma a questi potrebbero aggiungersi i 400 milioni necessari per esentare i fabbricati agricoli (una battaglia a cui gli agricoltori non vogliono rinunciare), più altri 500 milioni voluti dai comuni.

Il tutto mentre il commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, promette tagli a destra e a manca. I tagli – spiega Cottarelli in un colloquio con il Corriere della Sera – non riguarderanno solo le pensioni d’oro, ma a che quelle d’argento. L’Italia – riconosce il commissario – “ha fatto un’ottima riforma (la riforma Fornero, ndr) che assicura la riduzione dei flussi di spesa per i prossimi vent’anni. Pochi paesi sono riusciti a farla”.

Detto questo, secondo Cottarelli nel presente il Paese “ha un grosso problema: una spesa in rapporto al Pil che è troppo alta, tra le più alte del mondo”. Per questo – aggiunge – “sarà necessario toccare le pensioni d’oro e d’argento. L’approccio della legge di Stabilità è di congelare la perequazione. So che esistono difficoltà a livello costituzionale. Ma c’è una scelta da fare”.

Che rimane agli anziani? Emigrare?

C’è spending review e spending review!

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Spending review è un termine ormai entrato nel linguaggio quotidiano. Ma c’è  spending review e  spending review! Carlo Cottarelli per l’Italia spera di tagliare 32 miliardi di euro in tre anni. Nessun ulteriore sacrificio per gli italiani, assicura il Premier Enrico Letta, niente tagli «con la falce» ma «solo dove necessari». Si premierà chi taglia questa la tecnica che verrà utilizzata e quindi gli enti più virtuosi saranno quelli in grado di fare più spending review. La scure si abbatte però anche su sanità e scuola e a farne le spese saranno gli insegnanti di sostegno. Chi ha bisogno di aiuto sarà lasciato a se stesso?  E negli ospedali? Chi ha bisogno di un posto letto dovrà cambiare regione? Chi potrà si pagherà un’assicurazione sanitaria per garantirsi il diritto alla salute che lo stato non riesce a sostenere?

Capitolo a parte sugli statali con il governo che ha come obiettivo quello di aumentarne la mobilità. Il denaro risparmiato grazie a una spesa più responsabile, servirà a ridurre le imposte, ad investire produttivamente ed a ridurre il debito. Mentre il governo studia come triplicare l’obiettivo di risparmio previsto dalla Legge di Stabilità, Confesercenti denuncia la situazione opprimente dei pensionati italiani. Quattromila euro di tasse l’anno. Sembra proprio che ormai si sia arrivati al torsolo!

La vergogna europea? Pensionato italiano paga 4000 euro, il tedesco 39

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E’ Confesercenti a rilevare la discriminazione in Europa tra i cittadini pensionati. Un’anomalia che grava sugli “over” italiani a cui le tasse non calano con l’avanzare dell’età a differenza di quello che accade invece in molti altri paesi europei come a esempio la Germania. Pesa soprattutto l’eccesso di prelievo che scaturisce dalla combinazione fra Irpef e addizionali regionale e comunale; sia perché, diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, il carico fiscale sulle pensioni e’ superiore a quello che grava sui redditi da lavoro dipendente di analogo ammontare.

Detrazioni inique: 1840 euro per i dipendenti, 1725 per i pensionati sotto i 75 anni In particolare, spiega Confesercenti, emergono due significative differenze particolarità tutte italiane: l’importo delle detrazioni d’imposta riconosciute ai pensionati (1.725 euro al di sotto dei 75 anni e a 1.783 euro oltre 75 anni è inferiore a quello previsto a favore dei redditi da lavoro dipendente (1.840 euro); nel nostro Paese non vi è traccia dei trattamenti impositivi agevolati che sono riconosciuti nella quasi generalita’ dei paesi europei.

Qual e’ il peso della penalizzazione per i pensionati italiani? Lo possiamo verificare confrontando innanzitutto quanto paga rispetto ai suoi “colleghi” europei. A questo fine, sono stati individuati due livelli di pensione entro i quali si collocano i due terzi dei 16,5 milioni dei pensionati italiani: quelli corrispondenti a 1,5 volte ed a 3 volte il trattamento minimo Inps (pari, nel 2013, a 9.661 euro e, rispettivamente, a 19.322 euro). Abbiamo poi assunto che il pensionato di riferimento abbia un’eta’ compresa fra i 65 e i 75 anni e non abbia carichi di famiglia. Infine, per determinare l’importo del prelievo regionale e comunale, si è ipotizzato che il pensionato sia residente a Roma. Il confronto praticamente non esiste per la pensione pari a 1,5 volte il trattamento minimo: solo il pensionato italiano paga le imposte (che decurtano di oltre il 9% la sua pensione), mentre altrove non si subisce alcun prelievo, a motivo dell’operare di specifici trattamenti agevolativi.

Ma non meno dirompente e’ il risultato che emerge nel caso del trattamento pari a tre volte il minimo: il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco. Il divario emerge ancor più nettamente rispetto a una pensione pari a tre volte il minimo: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco.

Ma se il sistema italiano è iniquo non si può dire che l’Europa abbatta le discriminazioni anzi con una sentenza dell’ottobre 2013 della corte di Strasburgo si è deciso che “In caso di difficoltà finanziarie, che impediscono per di più il rispetto di obblighi internazionali, uno Stato può imporre alcuni tagli alle pensioni di una determinata categoria di persone.”

L’autunno che avvolge i nostri 7 giorni

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E’ l’autunno a caratterizzare la nostra settimana e non solo per il maltempo che si è abbattuto sulla penisola, ma anche per quella mannaia che sta per cadere sui pensionati, quei cittadini che di stagioni ne hanno già viste e che hanno contribuito con i loro sforzi a migliorare questo Paese che invece ora vuole sottrargli dei diritti acquisiti.  Su tutto grava la bocciatura dell’Ue sulla nostra finanziaria che come un fulmine a ciel sereno di è abbattuta sull’esecutivo scuotendo ancor maggiormente le larghe intese, già sotto pressione per il caso Cancellieri che sta facendo sanguinare il Pd e per la spaccatura nel centro-destra. E c’è chi parla di spending review, per arginare le richieste di Bruxelles… ma basterà? Intanto i pensionati corrono ai ripari e pensano a un lavoro in internet… sembra proprio che lo stato sociale si stia sgretolando, ma soprattutto la sanità pubblica che subirà nuovi tagli. Quanti saranno i vaccini scaduti che saranno poi somministrati? Eppure qualcosa nel paese sembra stia cambiando visto che una bimba è stato affidato a una coppia di gay e un’altra affidata anni fa a una coppia di donne oggi è felice e ha ritrovato la serenità che non poteva avere con sua mamma, c’è quindi un cambio di rotta? Forse, ma regna la tensione a nord con i No Tav, a sud con la Terra dei Fuochi, al centro con i movimenti per la casa che da tutta la penisola vengono a Roma a chiedere un tetto sulla testa.

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Tempo d’autunno abbiamo detto e infatti tira la bufera anche sull’Eredità e il gelo arriva anche in casa Moratti, dove l’ex presidente dell’Inter ha rifiutato il Tapiro. Ma per un tapiro rifiutato c’è un tapiro appena nato: Piro. Ma per un tapiro che viene alla luce c’è anche una bambina che scopre il ghiaccio, mentre il web si commuove davanti al bagnetto per i gemellini. Ma a volte non è poi così facile venire al mondo e quindi ecco che un’invenzione potrebbe rivoluzionare il mondo dell’ostetricia. Ma purtroppo c’è anche un autunno dell’adolescenza, di quella generazione che consuma troppo in fretta la primavera e vuole tutto e subito… ecco quindi le sconvolgenti rivelazioni delle baby prostitute dei Parioli, un dramma senza fine sul quale non solo le famiglie con le adolescenti, ma le ragazzine stesse s’interrogano su chi sono le loro compagne di banco e di come sia facile cadere in una trappola forse un po’ per gioco e un po’ per necessità. Così come i minorenni che hanno affermato che “quello che facevamo con Paolini ci sembrava normale!” Forse a volte è davvero un bene poter aprire gli  occhi… e magari trovarsi a tu per tu con l’oceano! 

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Si attendono risposte per la pensione. E poi? Si fa i nonni in affitto!

pensionati-lavoro-tuttacronacaCi si preoccupa molto per quella che sembra sempre più una meta utopistica: il raggiungimento della soglia della pensione. La Legge di Stabilità non ne fa accenno, la riforma Fornero ha messo in difficoltà molti lavoratori e nel frattempo i giovani guardano all’estero in cerca di un’opportunità. Ma cosa succede a chi quel traguardo l’ha già tagliato? Le pensioni sono basse, le spese aumentano, spesso si devono anche aiutare figli ormai adulti che hanno perso il lavoro. E allora chi può far conto solo sulla pensione minima, o i prepensionati che si sentono troppo giovani per essere già esclusi dal mondo del lavoro cercano una nuova opportunità. Il modo scelto è quello del lavoro occasionale e spesso in nero e il fenomeno appare evidente in rete, dov’è in atto un boom di annunci. A rilevare la questione è Vladimiro Polchi che sulle colonne di Repubblica racconta la storia di alcuni di questi pensionati. Come quella di Rodolfo, “Sono un ragioniere, ho ancora l’auto e ci vedo bene. Ho 75 anni e mi piace lavorare”. E allora: “Per l’annuncio online mi ha aiutato mio nipote mi serviva un’entrata in più, visto che con la pensione a malapena riempio il frigorifero”. Non dice il suo cognome, visto che i suoi sono piccoli lavoretti in nero: “Vado a pagare le bollette per alcuni condomini della mia palazzina e tre volte a settimana porto a scuola i bambini di una famiglia della zona”. Gli anziani si offrono per mansioni semplici, fanno il nonno a ore oppure offrono consulenze. Per rendersi conto di quanto accade nella terza età basta scorrere Kijiji.it (grande sito di annunci gratuiti online) a fronte di un aumento del numero generale di annunci pari al 10% nei mesi di settembre e ottobre 2013 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, gli annunci che vedono protagonisti i pensionati in cerca di nuova occupazione sono cresciuti di ben il 54%. I nonni alla conquista di internet, ma niente social per loro, si cerca lavoro. “Questa tendenza — afferma Roberto Tucci, responsabile sviluppo di Kijiji in Italia — mostra come ormai gli annunci online siano diventati un aiuto per persone di ogni età”. E tale tendenza è riscontrata anche da Bakeka.it, dove si trovano i “nonni in affitto”. Una signora accanto a una sua foto sorridente scrive “Babysitter, nonna solare con gioia di vivere, amo bambini e animali”. E un’altra: “Sono una contabile, neopensionata, colta. Cerco in Milano un part time, anche nel fine settimana”. Non mancano profili ancora più elevati. Un ex manager affida a internet il suo annuncio: “Pensionato giovanile, ex export area manager, conoscenza lingue, cerca collaborazione seria”.

Il vecchio continente non è un paese per anziani, manovra sulle pensioni!

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Si era detto, poi erano arrivate le smentite e ora invece arrivano le conferme. Non solo l’Italia, ma l’intero vecchio continente non è più un paese per gli anziani. Coloro che hanno maturato un diritto acquisito con tanti anni di duro lavoro avranno alla fine solo uno schiaffo in faccia da chi avrebbe deciso di affrontare le difficoltà economiche solo e unicamente falcidiando la classe sociale più fragile: i pensionati. In nome del populismo e della discriminazione tra cittadini disoccupati, in mobilità, esodati e pensionati, saranno proprio questi ultimi a pagare per gli errori passati dei governi. Non importa se le pensioni siano di platino, d’oro, d’argento o di latta, è il concetto di pensionato che si vuole colpire. Gli anni di contributi pagati cancellati dall’ottica che ora bisogna pensare ai giovani, ai ceti in difficoltà, ai disoccupati… ma invece di creare nuove possibilità di lavoro sembrerebbe che si voglia raschiare il barile annullando un diritto consolidato negli anni.

Scrive Bernardo De Sol su Libero:

È un attacco concentrico e qualche effetto (taglio) lo avrà. La manovra a tenaglia sulle pensioni iniziata nell’ultimo anno con il non adeguamento dei trattamenti all’inflazione per quelli superiori a soglie modeste (fino a 3.000 euro lordi), è solo un primo bossolo tracciante di una strategia ben più sottile e diffusa. Giusto lunedì l’aula di Palazzo Madama comincerà l’esame del disegno di legge sulla Stabilità per il 2014 predisposto dal governo di Enrico Letta. E la deindicizzazione delle pensioni è proprio annidata tra gli articoli.Male proposte – anche fantasiose – sono ben più corpose. «In materia pensionistica», sintetizza Pier Luigi Franz sottile studioso di norme e lacciuoli normativi, «ci si trova di fronte ad un delirio di proposte ed emendamenti in cui il qualunquismo e il pressappochismo la fanno da padrone con lo scopo solo di catturare voti in vista di future elezioni».

Franz parla di una sorta «di tiro al bersaglio da parte dei senatori di tutti i gruppi politici che hanno fatto a gara per chi l’ha sparata più grossa con l’unico obiettivo di colpire e addirittura anche con effetto retroattivo i vitalizi di maggiore importo, impropriamente ritenuti “d’oro” anche a fronte di versamenti di contributi previdenziali per oltre 40 anni, e di bloccare per altri anni la rivalutazione Istat delle pensioni ». (…)

Nella sventurata ipotesi che il Senato – nonostante il parere di non ammissibilità – dovesse approvare alcuni di questi bizzarri emendamenti la quasi totalità delle pensioni di professionisti, dirigenti, manager e quadri (anche non iscritti all’Inps ma ad altre casse previdenziali) non verrebbe rivalutata neppure nel 2014 dopo il blocco biennale imposto dal governo Monti, ma addirittura potrebbe subire un nuovo pesante taglio per finanziare gli esodati, nonostante la Consulta con sentenza n. 116 di quest’anno abbia già bocciato proprio la decurtazione dei vitalizi superiori ai 90mila euro decisa del governo Berlusconi nell’estate 2011 e poi confermata dal governo Monti. Provvedimenti errati e incostituzionali che già quest’anno (e il prossimo costeranno) alle casse dello Stato un aggravio milionario per la restituzione di quanto furbescamente sottratto. (…)

L’idea è di far pagare un’aliquota aggiuntiva dello 0,1% per le pensioni che vanno da 1 fino a 6 volte il minimo;0,5% per quelle che superano dalle 6 alle 11 volte le pensioni minime; 10% per i pensionati che superano il minimo di oltre 15-20 volte; 15% per chi è al di sopra delle minime di 20-25 volte e così procedendo fino ad arrivare alla sforbiciata del 32% per le pensioni al di sopra di 50 volte il minimo. L’emendamento pentastellato farà forse da cavallo di Troia per rivoluzionare il pianeta pensionistico (oltre 160 miliardi di spesa l’anno), visto che il 5% appena dei pensionati (quelli con trattamenti di platino) si mangia la metà di quel che spende lo Stato per il sistema previdenziale, 45 miliardi. Ma c’è dell’altro e sempre in ambito giuridico, ma questa volta europeo. La raffica – che potrebbe falciare tutti (pensionati d’oro o di stagno, dipendenti pubblici con il ricco retributivo e lavoratori privati con il ben più parco contributivo) arriva dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che lo scorso 8 ottobre ha stabilito il principio secondo cui «in caso di difficoltà finanziarie, che impediscono per di più il rispetto di obblighi internazionali, uno Stato può imporre alcuni tagli alle pensioni di una determinata categoria di persone». (…)

Che resta dunque da fare agli anziani? Migrare? Cercare lavoro in rete? Trovare un paese in cui poter continuare a percepire la propria pensione al sicuro? Il bivio per i pensionati sembra segnato o emigrare o lavorare!

I problemi dell’Inps: a farne la spesa sono ancora pensioni di precoci e usuranti

pensioni-tuttacronacaPeggiora la situazione per i lavoratori precoci e usuranti. Se già la questione si era aggravata dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero, nuove ombre sono state gettate dopo le ultime novità rese note dall’Inps. Nella recente Legge di Stabilità non c’è alcun accenno al tema mentre s’interviene solo sui blocchi delle rivalutazioni delle pensioni alte nel 2014, per contributi di solidarietà dalle pensioni d’oro e per disposizioni a favore degli esodati. Se quindi già sembrava tramontata ogni speranza di un intervento sulle pensioni di precoci e usuranti, dopo le parole del presidente dell’Ente, Antonio Mastrapasqua, sembra si possa definitivamente archiviare la questione. Lui stesso, infatti, ha fatto  sapere di aver “scritto ai ministri Saccomanni e Giovannini invitando a fare un’attenta riflessione” sul bilancio dell’Istituto che ormai è “un bilancio unico, essendo il disavanzo patrimoniale ed economico qualcosa che, visto dall’esterno, può dare segnale di non totale tranquillità”. Inoltre Mastrapasqua ha spiegato, parlando davanti alla commissione bicamerale sul controllo degli enti previdenziali, che “la genesi della perdita dell’Inps” deriva da “uno squilibrio imputabile essenzialmente al deficit ex Inpdap, alla forte contrazione dei contributi per blocco del turnover del pubblico impiego e al continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali”. Attualmente, infatti, come ricorda anche business online, accorpa anche gli ex Inpdap ed Enpals. Il presidente ha quindi sottolineato che “Bisogna valutare nelle sedi competenti l’opportunità di eventuali interventi normativi, tesi a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico. Il rischio, altrimenti, è un aumento delle passività”.

Piovono soldi sui pensionati? “5000 euro per tutti”

pensioni-sastri-tuttacronacaAncora una gaffe targata 5 Stelle: dopo le sirene, l’attentatore di Nassiriya e “Pino Chet”, ora una proposta che lascia a bocca aperta. La deputata Giulia Sarti ha scritto in Facebbok: “Possiamo dire che siamo governati da un branco di ANALFABETI e FESSINI?”. Dopo di che, la proposta di una riforma decisamente azzardata per il nostro sistema pensionistico. Si legge sul post: “In Italia abbiamo 23.431.319 pensionati, i quali percepiscono complessivamente € 270.469.483.350. Se noi garantiamo a tutti i pensionati 5000 euro al mese ci rimangono €153.312.888.350. Domanda: quanti redditi di cittadinanza possiamo garantire sapendo che la nostra proposta vale circa 30 miliardi?”. L’errore è grossolano, visto che 5mila euro al mese per tutti i pensionati significherebbe spendere oltre 1400 miliardi di euro. Considerato che il Pil italiano è di 1600 miliardi ne rappresenterebbe la quasi totalità. In queste ore, il M5S, ha presentato al Senato una mozione per attribuire un aumento di 518 euro annui a 2 milioni di pensioni minime. Il post, che ha raccolto non pochi commenti anche in Twitter, è stato in seguito rimosso.

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Non c’è tranquillità e tremano i pensionati dopo le parole dell’Inps!

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Non c’è tranquillità nei conti economici dell’Inps e stavolta a dirlo è il presidente Antonio Mastrapasqua che  conferma le sofferenze dell’Istituto di previdenza dopo l’accorpamento con Inpdap e Enpals. L’accorpamento con Inpdap ed Enpals ha proseguito Mastrapasqua, «ha creato uno squilibrio di bilancio». La perdita dell’Inps è imputabile essenzialmente, riassume ancora il presidente Inps, «al deficit ex Inpdap, alla forte contrazione dei contributi per blocco del turnover del pubblico impiego e al continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali». Una preoccupazione, ha spiegato nel corso di una audizione alla commissione bicamerale di controllo, di cui ha fatto partecipe il governo in una lettera. «Ho scritto sia al ministro Saccomanni che al ministro Giovannini, come fatto con l’esecutivo precedente, invitandolo a fare una riflessione su questo punto essendo il bilancio Inps ormai un bilancio unico ed essendo il disavanzo patrimoniale ed economico una cosa che, vista dall’esterno, nel mondo della previdenza, può dare segnali di non totale tranquillità», ha spiegato alla Commissione parlamentare di controllo sugli enti di previdenza.

Di qui la necessità di rivedere le norme che hanno regolato l’accorpamento dell’Inps con Inpdap ed Enpals. Per Mastrapasqua occorre dunque abbandonare la pratica delle anticipazioni, «di trasferimenti statali non completamente rispondenti ai fabbisogni», e ripristinare una copertura strutturale da parte dello Stato per il pagamento delle pensioni pubbliche. Senza questo intervento normativo si potrebbero «innescare rischi di sotto finanziamento dei disavanzi previdenziali e di progressivo aggravamento delle passività».

Così lo spiega Il Sole 24 Ore:
Ecco perché «sarebbe auspicabile che fosse approfondita e valutata nelle sedi competenti l’opportunità di eventuali interventi normativi, tesi a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico», dice Mastrapasqua, ricordando come all’origine del deficit ex Inpdap vi sia stata la soppressione, con la Finanziaria 2008, della norma in vigore dal 1996 che prevedeva l’apporto dello Stato a favore della gestione ex Inpdap, per garantire il pagamento dei trattamenti pensionistici statali. A fronte di questo, infatti, l’Inpdap ha fatto ricorso all’avanzo di amministrazione per la coperture del relativo deficit finanziario e soprattutto, alle anticipazioni di bilancio. Il rischio, senza un intervento dello Stato, è un «aumento delle passività».

Spesa previdenziale e spesa assistenziale, facciamo chiarezza sulle pensioni

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Il nodo su cui si gioca gran parte del dibattito politico è incentrato sulle pensioni. I cittadini che vorrebbero andare in pensione e che non possono più farlo, diritti acquisiti che vengono lavati via da un contributo di solidarietà (quasi che la solidarietà potesse essere imposta quando mancano le risorse e il Pil è in caduta libera) e quell’adeguamento al costo della vita che dovrebbe essere automatico per garantire a tutti ( e non solo ad alcune fasce) il tenore di vita che si è raggiunto dopo tanti sacrifici e rinunce, invece diventa quasi un regalo. La politica tra paternalismo e populismo elargisce e condanna, sentenzia e rastrella per raschiare fino in fondo un barile che non è più vuoto, ma appare ormai bucato. La ripresa è dietro l’angolo, il futuro è meraviglioso e la crescita ci sarà… prima o poi! La disoccupazione è un problema da risolvere con un vertice a Roma… ad Aprile! Con calma tutti i nodi arrivano al pettine… per poi restarci? Sembra proprio che tra questi ci sia anche speculare sulle parole. Proprio strumentalizzare alcuni dati sembra che sia diventato l’ultimo sport nazionale e soprattutto, un modello che molti adottano a danno di quelle materie, la cui comprensione non è sempre facile e immediata. Quindi avvalendosi di equivoci e di poca trasparenza c’è chi intorno al grande dilemma pensionistico costruisce teorie e dispensa soluzioni. L’ultimo equivoco è nato intorno alla spesa previdenziale e spesa assistenziale. Come spiega Il Fatto Quotidiano alcuni giornalisti avrebbero:

…sommato i pensionati che usufruiscono di assegni senza aver versato contributi: quelli con integrazione al minimo (6, 9 milioni), con gli assegni sociali (830 mila), i pensionati di guerra (300 mila) e gli invalidi (2, 8 milioni). Deduzione: “Il 46 per cento dei pensionati Inps non ha pagato contributi né tasse”, basandosi su un numero complessivo di assegni di 23 milioni (che nel 2012 però è di 21 milioni).

Se sul numero dei pensionati la percentuale è corretta, sull’ammontare della spesa no. La somma per quelle voci, infatti, ammonta a 32 miliardi su una spesa complessiva, nel 2012, di 249 miliardi. Il fatto è che, come spesso capita, si somma la spesa previdenziale, quella che serve direttamente a coprire le posizioni contributive, con quella “assistenziale” che copre altre voci. Il problema è che questa distinzione non è chiara nemmeno da parte delle istituzioni preposte, compresa l’Inps. Oltre alle voci sopra indicate ci sono quelle che vengono contabilizzate nel suo enorme bilancio: l’assistenza al reddito (cassa integrazione, disoccupazione) per 22,7 miliardi, la spesa socio-assistenziale (malattia, maternità, etc.) per 10,4 miliardi e altre spese ancora. Di tutto questo, la fiscalità generale si fa già carico visto che, nel 2012, i trasferimenti statali all’Istituto hanno superato i 94 miliardi. Una cifra cospicua, frutto anche della fusione avvenuta con l’Inpdap che ha portato nell’Istituto un disavanzo di circa 9 miliardi.

Quali sono le spese previdenziali?

Distinguiamo tra Previdenza in senso stretto e Ammortizzatori sociali.

Nella prima:

  • Pensioni di invalidità,vecchiaia e superstiti
  • Liquidazioni per fine rapporto di lavoro
  • Indennità di malattia, infortuni e maternità

Nella seconda:

  • Indennità di disoccupazione
  • Assegni di integrazione salariale

 Quali sono le spese assistenziali?

Anche qui vanno distinte le prestazioni in denaro e le prestazioni in natura.

Le prime sono:

  • Pensioni sociali
  • Pensioni di guerra
  • Pensioni di invalidità civile
  • Pensioni ai non udenti e ai non vedenti

Nella seconda:

  • Servizi deglia sili nido
  • Servizi delle strutture socio-assistenziali

Quale potrebbe essere una delle tante soluzioni per risolvere l’annoso problema pensionistico?

In sostanza, al di là dei dati e delle parole, l’unica soluzione sarebbe quella di ripartire dai versamenti effettuati. Bisognerebbe far chiarezza tra chi una pensione, anche di importo elevato, l’ha costruita in anni di lavoro e chi invece ha usufruito di agevolazioni e ora prende un assegno mensile che è nettamente più vantaggioso rispetto ai contributi versati.

 

Pensione azzerata per un mese: annullata dalle tasse

pensioni-tuttacronaca“Le imposte applicate saranno legittime e sicuramente dovute. Ma come può lo Stato lasciare un’anziana di 87 anni senza soldi, trattenendole l’intera pensione?” E’ quanto si chiede l’associazione Sos Democrazia di Ribera, in provincia di Agrigento, rendendo noto quanto accaduto a una pensionata 87enne. Il cedolino intestato alla signora a fine ottobre era infatti pari a zero. La donna percepisce, solitamente, 572,45 euro, al lordo, la “minima”, ma questo mese l’amara sopresa: sa questa somma, nell’ultimo pagamento, sono stati detratti saldi, acconti, addizionali, che hanno reso il valore di quell’assegno pari a zero. Per la precisione, dal cedolino sono stati sottratti: 18,5 euro di saldo Irpef, 138,5 e 322,94 di acconti Irpef per 2012 e 2013, addizionali regionali di 54,5, quelle comunali di 32,75 più qualche euro di interessi. Zero euro per sopravvivere un mese. E non si può parlare di errore dell’Istituto nazionale di previdenza sociale visto che è stato l’Inps a incassare i soldi dovuti al Fisco in base alla presentazione del 730 da parte della signora di Ribera. Evidentemente, visto che sono state applicate imposte per poco più di 500 euro, l’anziana ha anche qualche altro reddito oltre alla pensione. E all’Inps e spiegano che bisognava regolare i conti con le tasse. Non trattandosi però di previdenza, non è possibile applicare il pagamento a rate.

Quelle pensioni d’oro che valgono quasi quanto tutte quelle povere

pensioni-tuttacronacaLe polemiche sulle cosiddette pensioni d’oro, ossia quelle che fanno percepire oltre 3mila euro al mese, non si placano e ora arriva un nuovo dato dell’Istat destinano a rinfocolarle. Nel 2011 il 5,2% dei pensionati nella fascia più “ricca”, pari a 861mila persone, hanno assorbito 45 miliardi di euro l’anno, il 17% della spesa totale, poco meno di quanto sborsato (51 miliardi, 19,2%) per i 7,3 milioni, il 44% dei pensionati, sotto i mille euro. In pratica meno di un milione di persone “valgono” quasi come oltre sette milioni, questo per quanto riguarda la spesa pensionistica. Ma le pensioni d’oro presentano un forte divario anche all’interno della stessa categoria, un gli uomini che rappresentano il 76.5%. Se si fa il confronto con l’anno precedente, sempre in base alle ultime tavole pubblicate dall’Istat a fine ottobre, si scopre che nel 2011, anche se il numero dei pensionati in Italia è diminuito di 38mila unità, il gruppo che percepisce più di tre milaeuro mensili è salito di 85mila (+10,9%), con un aumento della spesa di 4,6 miliardi di euro. Inoltre va segnalata che, a livello generale, c’è una tendenza al passaggio verso classi d’importo maggiore, spiegabile sia con la perequazione annuale, sia con il fatto che il valore medio delle nuove pensioni è maggiore di quello delle cessate: sempre nel 2011 si è verificata anche una diminuzione dei pensionati sotto i mille euro (di quasi 250 mila teste, -3,3%). Si sta comunque parlando di pensionati e non di pensioni e va ricordato, inoltre, che una stessa persone può essere titolare di più trattamenti (pensioni di vecchiaia, invalidità, sociali e altro). La distribuzione dei pensionati per classe d’importo risente infatti della possibilità di cumulo di uno o più trattamenti sullo stesso beneficiario. Sempre nel 2011 risulta che quasi un quarto dei pensionati è destinatario di un doppio assegno. E se anche con il blocco dell’indicizzazione e con gli altri cambiamenti che hanno toccato il mondo delle pensioni dalla fine del 2011 qualcosa oggi è cambiato, resta il fatto che questi sono dati consolidati, a dimostrazione che la situazione attuale è frutto di una politica precedente.

Alla resa dei conti c’è l’accordo Pd- Pdl sulle pensioni

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L’accordo è stato trovato e l’indicizzazione al 100%, quindi adeguare totalmente al costo della vita le pensioni fino a 3 mila euro lordi al mese sarebbe possibile, anzi auspicabile e fortemente voluto sia dal Pd che dal Pdl. Ma il blocco automatico lasciato sulle pensioni che superano quella soglia non potrebbe essere oggetto di ricorso?  Il Corriere della Sera spiega l’accordo raggiunto:

L’intesa Pd Pdl, a questo punto con l’ok di Letta, prevede la rivalutazione completa per tutti gli assegni al di sotto dei 3 mila euro. Il punto, come sempre, è dove trovare le risorse. Ed è qui che la questione si complica. Il Pd propone di togliere qualcosa ai pensionati più ricchi, abbassando l’asticella già fissata per il nuovo contributo di solidarietà, la tassa aggiuntiva che torna con una nuova veste giuridica dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionale. Scatterebbe non più sopra 150 mila euro, come nel testo uscito da Palazzo Chigi, ma sopra 90 mila. Il Pdl, invece, vorrebbe prendere i soldi da altri voci e infatti conferma le sue proposte sulla rottamazione delle cartelle esattoriali e sull’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. E il presidente del consiglio? «Intervenire sulle pensioni d’oro è un fatto utile che va fatto, ma simbolico che porterà poco in cassa», dice sempre su Rai uno.

Vale la pena di ricordare che le pensioni Inps superiori ai 90 mila euro lordi sono in tutta Italia appena 35 mila. Anche se è vero che la piramide del nostro sistema è clamorosamente sbilanciata, come confermano una serie di dati Istat, forse non a caso rilanciati proprio ieri, alla vigilia della discussione in Senato. Il 5% degli assegni più ricchi costa allo Stato quasi quanto il 44% di quelli più poveri. Con altri numeri: per le 861 mila persone che hanno un assegno superiore ai 3 mila euro lordi al mese la spesa complessiva è di 45 miliardi di euro l’anno. Per i 7,3 milioni di pensionati che si fermano invece al di sotto dei mille euro al mese, sempre lordi, l’esborso totale è di poco superiore: 51 miliardi di euro.

Inoltre sembra che ci sia anche la volontà, di esentare dall’Irpef i redditi inferiori ai 12 mila euro attraverso due emendamenti però di tenore diverso:  uno proveniente dalle file del Pdl (prima firmataria Anna Cinzia Bonfrisco), l’altro da quelle del Pd (primo firmatario Giancarlo Sangalli).

Chi difende i pensionati?

tuttacronaca-pensionati-abruzzo

L’autunno caldo, o meglio l’inverno di fuoco. C’è chi in Italia ha iniziato a puntualizzare e a far venire al pettine i nodi, ma soprattutto le differenze tra pensioni d’oro e pensioni sudate, tra chi ha usufruito di scivoli e chi invece ha costruito anno dopo anno la propria pensione. Così Franco Abruzzo nominato presidente del “Movimento nazionale pensionati per l’Italia”, prova a chiarire il concetto:

Lo sport nazionale è quello di colpire i pensionati, che hanno costruito il loro reddito con il lavoro, mentre il Governo Letta/Alfano e il Pd afflitto da populismo e demagogia nulla dicono sullo Stato che riesce a incassare solo 69 miliardi dei 737 miliardi di tasse accertate e notificate.

L’ultima è di queste ore.

Aumenteranno benzina e gasolio perché lo Stato non è il grado neppure di farsi pagare dai bicazzieri legalizzati concessionari di slot machine il dovuto di multe su cui Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni avevano già fatto lo sconto del 70%, accontentandosi di 233 milioni invece del miliardo e 165 milioni dovuti.

La cifra cui ha rinunciato lo Stato, oltre 900 milioni, in un colpo solo è ben superiore a qualsiasi contributo di solidarietà eppure i biscazzieri non sono contenti e vogliono lo sconto dell’80%.

Cosa fa Letta senza attributi? China la testa e sevizia i pensionati che non si sanno difendere. Altro che palle d’acciaio, qui siamo a canne al vento.

Invece serve una politica “MANETTARA” contro evasori, mafiosi e percettori di redditi clandestini, che succhiano ogni anno 500 miliardi di euro ai cittadini onesti. Gli espropri proletari sono una brutta pagina della cronaca italiana”.

Mentre il Tribunale di Palermo ha dichiarato non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del blocco della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il minimo Inps ordinando la immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, il Governo Letta/Alfano e il Pd si apprestano a colpire le pensioni costruite con il lavoro con un prelievo bocciato dalla Corte costituzionale, mentre nulla decidono sul fronte della battaglia contro gli evasori/ladri, contro i mafiosi e contro i percettori di redditi clandestini, una miniera calcolata dalla Banca d’Italia in almeno 500 miliardi di euro.

Il Governo e i gruppi parlamentari nulla hanno previsto sul fronte repressivo contro chi ruba al Popolo italiano. L’ultimo scandalo romano dell’Atac e il contemporaneo aumento del costo delle pensioni della casta suggeriscono una politica altamente repressiva. Servono una politica “MANETTARA” contro chi succhia miliardi di euro ai cittadini onesti e una politica di scelte concrete e di immediata efficacia in direzione del potenziamento al cubo delle attività della Direzione delle entrate, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato. I gruppi parlamentari non dicono nulla sullo Stato che riesce a incassare solo 69 miliardi dei 737 miliardi di tasse accertate e notificate”.

La Corte costituzionale, con la sentenza 116/2013, ha cancellato i tagli alle pensioni sopra i 90 mila euro, perché la normativa rappresentava “un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini (i pensionati)”. In sostanza se lo Stato ha bisogno DI RISORSE ECONOMICHE devono pagare tutti, pensionati e lavoratori attivi.

Non è più possibile mettere sotto torchio soltanto i pensionati. L’assunto è semplice e chiaro. E’ una perdita di tempo, quindi, discutere su quali e quanti tagli effettuare in danno dei pensionati. Lo Stato deve scegliere gli obiettivi per far cassa utilizzando soprattutto l’arma della confisca in tempi rapidissimi. Qualcuno dovrebbe sottolineare al Governo Letta/Alfano e al Pd:

a) che l’uguaglianza di trattamento è un valore costituzionale fondamentale tra cittadini in quiescenza e cittadini in attività;

b) che LO STATO PUO’ RECUPERARE I QUATTRINI UTILI AL RILANCIO DELL’OCCUPAZIONE E DELLO SVILUPPO COLPENDO LE MAFIE E I LADRI (=EVASORI).

I signori parlamentari del Pd non HANNO DISTINTO LE pensioni costruite con il lavoro da quelle frutto di leggi e leggine ad personas. Sparare sul mucchio è molto facile, ma non è equilibrato e giusto. Gli espropri proletari sono una brutta pagina della cronaca italiana.

Il sogno di Grillo… reddito di cittadinanza, la politica l’ignorerà?

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Nonostante ci sia ottimismo in casa 5 stelle sembra proprio che l’emendamento del reddito di cittadinanza, fissato a 600 euro e integrazioni per chi non arriva a tale somma, presentato dai pentastellati e discusso sul blog dagli inscritti al portale entro il 30 giugno sia destinato all’oblio. La politica ha già risposto alla proposta del Movimento 5 Stelle con il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che ha respinto al mittente la proposta con toni particolarmente duri. “Le balle di Grillo sono sempre più grosse. Il nuovo che avanza”.

La proposta però prevedeva anche le coperture necessarie con tagli al ministero della Difesa e alle pensioni d’oro, ma risorse anche dall’Imu sugli immobili che fanno capo alla Chiesa.

L’esponente di governo del Pd si spiega, punto per punto. “Il costo complessivo supera, secondo le valutazioni più prudenti, i 30 miliardi di euro all’anno. La cosiddetta ‘copertura’ – secondo il M5S – arriverebbe dal taglio delle pensioni d’oro, dall’Imu sui beni della Chiesa e dal taglio delle spese militari. La prima voce, anche nell’ipotesi di considerare ‘d’oro’ le pensioni superiori a 3500 euro netti mensili, implica risparmi di alcune centinaia di milioni di euro all’anno”.

“L’eventuale Imu sui beni della Chiesa utilizzati per attività miste – prosegue Fassina – porterebbe un gettito aggiuntivo di alcune decine di milioni di euro all’anno. Infine, l’azzeramento delle spese militari, non soltanto gli F-35 ma tutto, proprio tutto, a parte il ‘dettaglio’ dell’impossibilità di utilizzare risorse in conto capitale per finanziare spesa corrente, libererebbe circa 3,5 miliardi all’anno”.

“In totale, in una generosissima valutazione, si arriverebbe intorno a 4 miliardi disponibili soltanto per alcuni anni. Un decimo di una prudente previsione di spesa”.

“Finalmente ce l’abbiamo fatta – annuncia trionfante il deputato stellato Marco Baldassare, in un video diffuso in rete – dopo mesi di confronto con cittadini, esperti, associazioni”. “Servono parecchi soldi e noi li troviamo – gli fa eco il collega Daniele Pesco – tagliandoli al ministero della Difesa, tagliando le pensioni d’oro, facendo pagare l’Imu alla Chiesa e ottenendo nuove risorse dal gioco d’azzardo”.

Su Twitter, il leader di Sel Nichi Vendola: “Anche M5S dopo Sel presenta proposta per reddito minimo? Bene. Una legge giusta che Parlamento ora può votare, perché una maggioranza è possibile. Il reddito minimo garantito può essere uno strumento contro la solitudine di una generazione prigioniera dell’ergastolo della precarietà e della disoccupazione di massa”.

Ipotesi sulle pensioni? Tartassare i più ricchi?

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Mercoledì si entrerà nell’Aula del Senato per iniziare a votare gli emendamenti alla Legge di Stabilità. Il gruppo maggiore di emendamenti riguarda le pensioni. In particolare si punta al ripristino dell’indicizzazione per quelle sopra i 1500 euro. ma non è la sola modifica che si vuole effettuare: Come scrive Mario Sensini,

“Tutti puntano ad evitare un’eccessiva penalizzazione su quelle di importo più basso. Il Pdl vorrebbe far scattare il blocco dell’indicizzazione solo per le pensioni oltre 6 volte il minimo, e solo per i pensionati che hanno meno di 68 anni. Anche il Pd chiede di reintrodurre l’indicizzazione piena sulle pensioni più basse, sopra 1.500 euro, ma suggerisce di compensare i costi con un maggior prelievo sulle pensioni d’oro (oltre i 90 mila euro annui)”.

Conferma Salvatore Cannavò sul Fatto:

“l Pd ha deciso di presentare diversi emendamenti alla legge di Stabilità tra cui quelli sulle pensioni: recupero della deindicizzazione del quarto, quinto e sesto scaglione pensionistico (da 2.000 a 3.000 euro), e allargamento della platea degli “esodati” da salvaguardare. A pagare dovrebbero essere le “pensioni d’oro” con la riduzione da 150 a 90mila euro della soglia oltre la quale versare il contributo di solidarietà del 5% e oltre”.

Naturalmente escluse pensioni e vitalizi di parlamentari, consiglieri regionali.

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