Cameron si oppone alla sentenza che scarcera un pedofilo, bufera sulla giustizia.

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Ha abusato di una 13enne, aveva materiale pedopornografico nel suo appartamento, che attenuanti ci possono essere? Eppure un 41enne di Londra, Neil Wilson, dopo la lettura della sentenza se ne è tornato tranquillamente a casa con una condanna a otto mesi di reclusione, che però non sconterà grazie a una sospensione della pena che lo rende di nuovo libero. Ultima beffa della giustizia inglese? Se si leggono i dettagli “agghiaccianti” della vicenda c’è solo da inorridire:

«la ragazzina ha un aspetto fisico che lascia pensare a un’età più avanzata» e un atteggiamento «predatorio in tutti i sensi, dovuto a una certa esperienza sessuale», per cui, nonostante la differenza d’età, «l’atto è avvenuto, ma non per colpa di Wilson»: «si potrebbe dire che Wilson sia stato obbligato ad eseguire l’atto, nonostante fosse più forte e più grande di lei».

E ancora: «Lei si è spogliata, togliendosi di dosso la divisa della scuola in modo provocatorio, e poi lo ha obbligato a sottoporsi a sesso orale».

Un 41enne abusato da una 13enne? La tesi completamente rovesciata e forse una bambina di 13 anni ancora violentata, proprio da quell’organo, la magistratura, che invece la dovrebbe proteggere e restituirle, con la giustizia, il risarcimento all’abuso subito. Invece devia strada e va in “soccorso” del carnefice che diventa a sua volta vittima indifesa di una “procace” bimba che lo costringe a un atto sessuale non cercato e non voluto.

Alan Wardle, della Società per la prevenzione della crudeltà sui bambini, è sconcertato. «Una ragazzina di tredici anni non può essere ritenuta complice dell’abuso che le viene inflitto», ha sottolineato, aggiungendo che «chiaramente il predatore è l’adulto, mai il bambino». Il problema, precisa, è che«non tutti gli avvocati e i giudici hanno la preparazione necessaria percapire come funziona l’adescamento di minori. Non comprendono che una ragazzina che si presta a giochi, atti e rapporti sessuali lo fa perché è stata, ed è, vittima di un adulto».

«Lo stato ha il dovere di prendersi cura delle vittime di reati e crimini – aggiunge Javed Khan, dell’associazione Victim Support – un dovere che in questo caso è clamorosamente venuto meno».

Proprio per le polemiche innestate dalla lettura della sentenza, il premier David Cameron ha deciso di intervenire definendo «completamente inappropriate» le dichiarazioni del giudice Nigel Peters e dell’avvocato Robert Colever, sui quali è stata aperta un’inchiesta e che per il momento sono stati sospesi. Il caso verrà rivisto, potrebbe prima o poi esserci una sentenza più severa nei confronti di Wilson, ma il danno potrà forse essere limitato, non cancellato.

 Sicuramente dopo questa sentenza il popolo inglese si domanda se davvero, a volte, è giusto mettersi al ludibrio pubblico per poi avere sentenze come questa. Un giudice e un avvocato capaci di rendere la vittima carnefice e il carnefice vittima grazie a un rovesciamento dell’accusa… quante famiglie oggi si chiederanno se abbia un senso chiedere giustizia per avere in cambio la diffamazione di una 13enne e l’assoluzione di un pedofilo?

Quando la gogna mediatica uccide: si suicida l’ennesima 15enne stuprata

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Ennesimo suicidio di una gogna mediatica, ma sarebbe più corretto parlare di omicidio vero e proprio. Gli “autori” virtuali ma non per questo meno colpevoli sarebbero come sempre coloro che, con superficialità e stupidità, attaccano e irridono le ragazzine vittime di stupro i cui scatti finiscono in rete senza che ci sia la possibilità di un filtro preventivo.

Lo scorso settembre, Audrie Pott è stata violentata a casa di un compagno di classe mentre era incosciente. I suoi ‘amici’ aguzzini, che hanno 16 anni, hanno ripreso l’abuso con i cellulari e poi hanno diffuso le immagini in rete. Il giorno dopo la violenza sessuale, la ragazzina ha scritto su Facebook: “Tutta la scuola lo sa, la mia vita è rovinata”

L’avvocato della famiglia Pott ha dichiarato: “Quello che hanno fatto questi tre ragazzi è inconcepibile. Dovrebbero ricevere il massimo della pena per dare il buon esempio ed evitare che possa accadere ancora”. I ragazzi adesso sono in un carcere minorile con l’accusa di violenza sessuale e diffusione di materiale pedopornografico.

Quante ragazzine dovranno morire? Questa è la nuova violenza contro le donne e ancora nessuno ci mette un freno. Le pene sono lievi perchè di solito gli autori sono sempre minorenni, ma possiamo ancora parlare di minorenni se il reato è uno dei più agghiaccianti che il genere umano possa compiere? Possiamo parlare di minorenni se c’è una volontà così lucida di fare del male e di diffondere un video che offende e umilia le donne al punto di portarle al suicidio? Perchè la rete non si ribella, ma le rende ancora più vittime deridendole invece che offrendo loro protezione?

Perchè i giovani d’oggi sono così cinici, pronti a scagliarsi gli uni contro gli altri invece di tendersi la mano per costruire insieme il futuro?

Arrestato il “grossista” della pedopornografia, era un banchiere!

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Arrestato il più grande grossista di filmati pedopornografici: un “anonimo” impiegato bancario, S. A., che aveva una collezione di 105mila filmati pedopornografici, tra cui anche immagini di neonati. Il 52enne sposato ma senza figli , custodiva il materiale nei suoi due pc, in numerosi cd e dvd. Otteneva i file con il “peer to peer” per mantenere alta la qualità dell’immagine. Le indagini erano partite nel 2011, con perquisizioni anche nella banca in cui lavorava l’uomo, ma sembra al momento non esserci nessuna correlazione con l’ambiente lavorativo. I minori dei filmati erano soprattutto stranieri e, ora, dopo l’arresto dell’uomo, si cercherà tramite un’indagine internazionale di raggiungere le vittime degli abusi.

 

Si salva Stasi… solo una multa da 2540 euro!

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La corte d’appello di Milano ha confermato la condanna a 30 giorni di reclusione, convertiti in una pena pecuniaria di 2.540 euro, per Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi che venne uccisa a Garlasco, per l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. In primo grado, la condanna era stata emessa dal tribunale di Vigevano e oggi e’ stata confermata dai giudici d’appello milanesi.

Confermata anche l’assoluzione, invece, per il reato di divulgazione di materiale pedopornografico.

 

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