Il figlio nasce con la spina bifida: l’ospedale la deve risarcire per 400mila euro

gravidanza-spinabifida-tuttacronacaDovrà essere risarcita per circa 400mila euro una madre il cui figlio è nato con la patologia invalidante della spina bifida. E’ la decisione del giudice della Prima sezione civile del tribunale di Bergamo Marino Marongiu, che contesta agli Ospedali Riuniti che vi fu ”una mancata informazione”, ”nell’ottica dell’esercizio del diritto della gestante di interrompere la gravidanza”. L’ospedale non aveva eseguito la diasogni prenatale della patologia a seguito di accertamenti sbagliati. Il giudice parla di ”inadeguata visualizzazione nella documentazione fotografica degli organi del feto come necessario per la doverosa completezza dell’esame e in particolare per poter escludere la diagnosi di meliomeningocele”. Gli eredi del medico che svolse gli accertamenti, mancato a processo in corso, e gli Ospedali Riuniti hanno avanzato la tesi difensiva che la donna ”quandanche informata non avrebbe verosimilmente optato per l’interruzione di gravidanza sia perché la nascita del figlio era attesa e desiderata da tempo”, sia perché la donna, al consulente tecnico del giudice aveva dichiarato di ”non sapere che cosa avrebbe fatto ove fosse venuta a conoscenza della deformazione fetale”. Ma per il giudice questa circostanza è ”condizionata dall’evento nascita e dal rapporto affettivo instauratosi con il piccolo”, mentre il diritto di scelta va considerato ”ex ante e non ex post”, ”né può richiedersi, come deduce la difesa dell’ospedale che per accedere all’opzione abortiva avrebbero dovuto sussistere tutte le ipotesi previste dalla Legge 194, essendo invece sufficiente l’ipotesi del grave pericolo per la salute psichica della donna che costituisce la condizione richiesta dalla legge per l’interruzione di gravidanza”.

Patologia misteriosa all’ospedale San Giovanni di Roma: 3 contagi

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Tutto è iniziato quando una misteriosa patologia ha ucciso al San Giovanni di Roma, un’anziana donna malata di tumore, così come di prassi è stata disposta l’autopsia. Il tecnico della sala autoptica, però, Ruffino Vacca, 64 anni, accusa un malore e al termine dell’autopsia muore.

Il direttore generale dell’ospedale, Gianluigi Bracciale, ammette: “Non sappiamo perché sono deceduti entrambi”. Una commissione regionale e i Nas ora indagano sulla vicenda.

Bracciale spiega a Rinaldo Frignani del Corriere della Sera di essere molto preoccupato e di essere pronto a fare tutto il possibile per scoprire cosa ha causato la morte del tecnico Vacca, nonostante un trapianto d’urgenza di fegato al Policlinico di Tor Vergata. Un medico e un’infermiera del San Giovanni, che erano con Vacca al momento dell’autopsia, hanno accusato sintomi simili e sono in via di miglioramento. Anche uno dei medici che ha operato il tecnico poi deceduto avrebbe accusato sintomi simili.

Il Corriere della Sera ricostruisce il giallo della misteriosa e letale patologia:

“Era l’11 agosto scorso e da allora non è stato ancora chiarito cosa abbia ucciso il tecnico nel giro di poche ore dopo che lui e la sua squadra avevano svolto l’autopsia di un’anziana morta di tumore dopo che le sue condizioni si erano improvvisate aggravate. E soprattutto cosa abbia fatto sentire male l’anatomopatologo e un’infermiera che gli stavano accanto e che avevano analisi con valori preoccupanti. Non solo. Nelle corsie del S. Giovanni, dove anche alcuni infermieri venuti a contatto con la paziente deceduta sono stati sottoposti a accertamenti approfonditi, si racconta – ma a Tor Vergata la notizia non è stata confermata nésmentita – che almeno un medico dell’équipe impegnata nel trapianto abbia accusato un malessere poi scomparso”.

Il direttore generale del San Giovanni non si spiega quanto accaduto:

“«È un mistero anche per noi e per questo siamo molto preoccupati», aggiunge Bracciale che rivela: «A quanto ci risulta fino a questo momento non esiste una situazione del genere nella letteratura scientifica mondiale. Fondamentale è non fare allarmismi e non andare dietro a tutte le voci – epatite fulminante, radiazioni, acqua inquinata, addirittura Ebola – che in questi giorni si sono alternate e che non fanno che alimentare confusione e preoccupazione»”.

La procura di Roma ha aperto un’inchiesta, che è stata affidata ai carabinieri del Nas, su denuncia della moglie di Ruffino, ma dopo tre settimane di indagine il mistero non viene ancora svelato:

“Da 3 settimane le cercano anche gli specialisti della commissione regionale, guidata dal professor Vincenzo Vullo, ordinario di Malattie infettive della Sapienza – lo stesso che nel 2011 si occupò dell’infezione di tbc al reparto neonatologia del Gemelli – mentre la Regione ha incontrato i vertici di tutte le Asl per accertare il rispetto delle norme di sicurezza nelle autopsie”.

Ormai da un mese il servizio autoptico è sospeso, spiega ancora Bracciale:

“«Non per l’inagibilità della sala ma perché, con la carenza di organico, non abbiamo un nuovo tecnico. E così ci dobbiamo rivolgere ad altre strutture (S. Camillo, Umberto I)»”.

VIRUS KILLER SCONOSCIUTO AD AMBURGO! PANICO E ALLARME

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Due morti misteriose e almeno cinque contagi sospetti. È una patologia sconosciuta quella che sta colpendo nei pressi di Amburgo alcune persone, secondo quanto riporta la Bild. Un poliziotto di 49 anni è deceduto nella clinica universitaria di Amburgo-Eppendorf, per una patologia che avrebbe colpito tutti gli organi. Un secondo agente, di 38 anni, che non avrebbe avuto contatti professionali col primo, sarebbe a rischio: presenta gli stessi sintomi, una specie di influenza e una polmonite. Bild cita anche un’insegnante, morta nello stesso ospedale, dopo un collasso generale degli organi e cinque pazienti contagiati complessivamente. Per i medici si tratta di un enigma: i sintomi sono quelli di una influenza, e potrebbe trattarsi di un «virus mutato» secondo un portavoce istituzionale citato dallo Schleswig-Hollsteinische Zeitungsverlag. Le istituzioni non hanno fatto scattare alcuna allerta.

La bimba di pietra che può solo respirare!

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E’ soprannominata la ”bambina di pietra” perche’ tranne gli occhi e un accenno di sorriso, è rigida come una statua. Una malattia rara, diagnosticata quando aveva sette mesi, provoca la calcificazione delle parti molli delle articolazioni.

La sua storia è quella di una bimba a cui non è premesso alcun movimento, come fosse una bambola rigida. La patologia che l’ha colpita non ha ancora un nome, pare sia unica al mondo. Si tratterebbe di un’anomalia genetica che calcifica tutto cio’ che sta attorno alle articolazioni. Gli effetti, però, sono sotto gli occhi di tutti: le ossa perdono ogni funzione di supporto motorio rendendo gli arti rigidi e anche fragilissimi.

La malattia è stata scoperta, infatti, dopo la frattura ad un polso provocata involontariamente dalla mamma mentre la massaggiava dopo un bagnetto. Da lì il calvario di visite, esami e la terribile verità. I genitori, lui operaio, lei casalinga, hanno lanciato un appello essenzialmente per due motivi. Innanzitutto mettersi in contatto eventualmente con altri genitori che vivono la loro stessa esperienza, capire se esistono casi simili a quello della loro bimba. In secondo luogo un aiuto per una casa nuova, senza barriere architettoniche in modo da rendere le giornata della piccola almeno un po’ piu’ facile.

Sono queste le domande a cui la politica dovrebbe dare una risposta concreta invece che il fiume di parole sentito alla Direzione Generale del Pd. Edifici senza barriere architettoniche,  supporto medico, psicologico ed economico alle famiglie con disabili, ricerca medica e utilizzo delle staminali.

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