Il menu di Renzi, e naturalmente c’è il piatto “innovatore”!

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Una buona forchetta a tavola, ma segue rigorosamente la dieta dissociata questo è Matteo Renzi quando si siede nel suo locale preferito, quello gestito da Lino Amantini che oggi è stato ospite del del programma di Radio2 ‘Un Giorno da Pecora’. “Matteo ha coniato un nuovo piatto per il nostro menù: si tratta di fette di salmone e marinato, lo ha inventato lui, è il piatto Renzi”, ha spiegato il ristoratore. Quanto al vino, invece “non beve quasi mai, se assaggia un bicchiere prende un Chianti”. Mentre come primo preferisce “la pasta al pomodoro, abbondantissima”. E come secondo “ama il filetto, che prende con una tonnellata di patatine fritte”. Ci dica la verità: Renzi non è un pochino in sovrappeso? “No, lui non mischia mai le proteine coi carboidrati, mangia sempre e solo una cosa”, ha concluso Amantini a ‘Un Giorno da Pecora’. Quale sarà la dieta che Matteo darà in pasto agli italiani?

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I ladri fanno visita… al gazebo dei Forconi!

forconi-9-dicembre-tuttacronacaCirca un mese fa, il Comitato 9 dicembre aveva allestito un gazebo di fronte al supermercato Carrefour, nella zona sud di Thiene, in provincia di Vicenza. E proprio qui, la scorsa notte, si sono introdotti dei ladri. Il colpo è stato facile: è stato sufficente sollevare un lembo del tendone per intrufolarsi e sottrarre una decina di chili di caffè macinato e quattro chili di pasta, un coltello e alcuni altri attrezzi che i manifestanti avevano lasciato lì, in quel presidio che è ormai diventato il simbolo visivo della protesta.Rosè Gaspari, uno dei leader del Comitato, commenta: “Un disperato che ruba ai disperati. Dispiace non tanto per il valore di quel che è stato rubato, si tratterà al massimo di un centinaio di euro. Ma è il valore simbolico che colpisce. Quel caffè, quella pasta, ci era stata regalata da quanti avevano deciso di dare così una mano a sostenere la nostra protesta”.

Addio alle tradizioni, arriva la pasta del futuro, la stampi in 3D

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Pasta alla chitarra? Orecchiette fatte a mano? Fusilli calabresi fatti con il ferretto? Nulla di tutto ciò la pasta del futuro ce la produrremo a casa da soli grazie all’ “inchiostro” che ci verrà fornito da Barilla. La TnO di Eindhoven ha già sperimentato la prima stampante 3D che produrrà la pasta. Dapprima si inizierà nei ristoranti, ma tra poco si inizierà a pensare anche a una stampante 3D per la pasta a uso domestico. Ognuno potrà prodursi spaghetti,fusilli,penne o maccheroni, ma anche pasta dalle forme più strane e originali: cuoricini o rose per il giorno di San Valentino, orsetti per la festa dei figli e comete per la cena di Natale! Cosa resterà del prodotto per eccellenza “made in Italy”?

 

La pasta al pomodoro… di Al Qaeda

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La nota spese di Al Qaeda è sorprendente. Nella contabilità minuziosa di  una cellula del Mali, che sono obbligati a tenere gli esponenti di Al Qaeda compare:

Tra le spese più ingenti sostenute per comprare le pallottole, per finanziare un viaggio per “diffondere l’ideologia”, per assumere nuove reclute e acquistare carburante e razzi, ecco anche le ricevute degli acquisti minuti, non importa quanto piccoli: un euro e 30 centesimi per una saponetta, 40 centesimi per una fetta di torta, un euro e 20 per un barattolo di senape. Ma quello che salta agli occhi, fra le ricevute della cellula del Mali, è la quantità di pasta e pomodoro in scatola e di cipolla, cioé gli ingredienti base per un piatto di “pasta alla pummarola”.

Non solo:

Dalle ricevute della falange magrebina non si riscontra solo una passione per la pasta asciutta: nel settore alimentare dominano le spese per il tè, lo zucchero, il miele e il latte. Qualche volta compare anche la carne. Ma la cellula di Timbuktu aveva anche molte spese di riparazione delle automobili, evidentemente poco adatte a circolare in un territorio sabbioso. Non solo: chiedeva “rispettosamente” alla centrale finanziamenti per comprare abiti più pesanti per i mujaheddin che soffrivano il freddo invernale, e fondi per rimpiazzare i missili di un accampamento avanzato, che li aveva finiti.

Occhio alla truffa dell’amatriciana… ma anche la carbonara spopola!

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Le vittime di solito sono le anziane all’uscita dei supermarket. Mentre caricavano la spesa in macchina venivano avvicinate da un sudamericano che chiedeva ricette su come poter fare un piatto di pasta all’amatriciana o alla carbonara. Mentre il ragazzo, un 23enne dell’Ecuador, ascoltava i preziosi consigli i suoi complici rubavano dall’auto la borsetta di solito abbandonata sul sedile per caricare la spesa nel bagagliaio. Dopo molte indagini i carabinieri della Stazione Roma Le Rughe hanno emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del Tribunale di Tivoli nei confronti del ragazzo. Il giovane è accusato almeno di 3 colpi.

La “conversione” arcobaleno di Guido Barilla

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Guido Barilla avrà davvero avuto la conversione sulla vita della pasta? Oggi si presenterà dalla Boldrini, con le ceneri in fronte e a capo basso per ricevere l’assoluzione e il perdono? Guido Barilla oggi si troverà a quattr’occhi con la donna che definì patetica e apostrofò “parla di pubblicità senza averne le competenze”. Dopo un mese di polemiche, di ironie, di scuse e di perdita di immagine e di mercato torna alla ribalta il tema della donna nella pubblicità, della comunità gay e dell’impegno delle aziende di includere anche le diverse tipologie di famiglie all’interno del marketing. E così da questa settimana è nato il percorso di redenzione di Barilla: lunedì tramite comunicato stampa l’annuncio della creazione di un board per “diversità e inclusione” con all’interno esponenti Lgbt e Alex Zanardi, oggi alle 17 l’incontro con la Boldrini. Basterà?

 

Ma quale pancia piena? La Roma ha fame, soprattutto dopo la cena soft

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Era annunciata la cena all’Olimpico per festeggiare le 10 vittorie consecutive da parte della Roma di Garcia… e la cena c’è stata, ma davvero molto soft! Pasta al pomodoro, petto di pollo ai ferri e verdure in quantità. Chi l’ha detto che i giallorossi hanno la pancia piena? La Roma non è sazia!

Quando la pasta è arte… pardon, scultura!

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Cosa si può realizzare con la pasta? Non solo le penne all’arrabbiata o gli spaghetti al ragù, ma anche vera e propria arte, anzi scultura. Per la Grande Giornata Mondiale della Pasta che si celebra ogni anno, fin dal 1995, il 26 ottobre, chef e scultori si sono impegnati in sculture estreme realizzate proprio grazie alle diverse forme della pasta… ed ecco quindi che nascono moto ed elicotteri, oltre naturalmente a sculture astratte.  Buon appetito artistico a tutti!

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Fuori il massacro egiziano, all’Ambasciata italiana si servono penne all’arrabbiata

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Fuori c’è il massacro, gli scontri, la guerra civile, ma all’Ambasciata italiana al Cairo invece si respira un clima di serenità e di grandi abbuffate. E’ datato 16 agosto il tweet (scandaloso?) di Davide Bonvicini, primo funzionario dell’ufficio stampa e vicario dell’ufficio economico e commerciale dell’ambasciata italiana, che posta su twitter una foto in cui i dipendenti della sede diplomatica brindano intorno a un piatto di pasta.

davide-bonvicini

Molti utenti la ritengono poco opportuna. “Poco tatto” e “dubbio gusto”, osserva Massimo e Giovanni aggiunge: “Potremmo chiedere a @ilbonvi ed @AmbCairo cosa volevano trasmettere con quel tw magari farlo sapere a @emmabonino e @FarnesinaPress”. Duro anche l’utente Zeroholiday (“Perché non è vero che l’appetito vien mangiando, basta una guerra civile!”) mentre Massimo Mantellini dedica allo scatto un post dal titolo “L’eleganza del diplomatico” e scrive: “In una delle giornate più tristi della storia egiziana recente all’ambasciata italiana del Cairo twittano giulivi foto di enormi porzioni di penne all’arrabbiata”.

Magari come funzionario dell’ufficio stampa un tweet più appropriato ce lo aspettavamo tutti!

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La pasta italiana utilizza grano duro d’importazione

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Il marchio con il tricolore di Divella, società leader della pasta, potrebbe scomparire dopo che sembrerebbe essere emerso che l’azienda utilizza per circa un 30% grano duro d’importazione. Sicuramente non è l’unica marca di pasta a utilizzare grano importato, visto che altri marchi utilizzano grani non coltivati su terreni italiani, fra questi ci sono: De Cecco,Buitoni, Barilla, Voiello.

Fabio Savelli spiega sul Corriere della Sera che la bandiera italiana, orgoglio del marchio Divella,  fondato nel 1890 e che oggi vanta 280 dipendenti e non risente della crisi, potrebbe comunque scomparire:

“Il motivo è presto detto: Divella, come altri marchi, utilizza un buon 30% di grano duro d’importazione estera (proveniente in gran parte da Canada e Ucraina) perché – secondo quanto afferma Aidepi (l’associazione dell’industria del dolce e della pasta italiane aderente a Confindustria) – il consumo italiano di pasta è talmente alto che il nostro Paese è costretto ad importare grano da oltre-frontiera.

Ma una legge sull’etichettatura emanata nel 2011 le vieterebbe, usando grano d’importazione, di definire i suoi prodotti Made in Italy:

“Così – secondo una recente legge in materia di etichettatura di prodotti alimentari licenziata dal Parlamento nel 2011 – quel vessillo tricolore presente nel logo potrebbe fuorviare il consumatore all’atto dell’acquisto, dato che il grano utilizzato non sarebbe 100% italiano. Di più: sarebbe persino in atto un’attività ispettiva da parte del Corpo Forestale dello Stato — competente per le frodi alimentari — che avrebbe «attenzionato» proprio il logo di Divella per accertare o meno l’applicazione della legge circa l’effettiva origine dei prodotti alimentari”.

Paolo Barilla, presidente dell’Aidepi, si è detto contrario a questa normativa:

«le normative nazionali apparse intempestive rispetto alla legge comunitaria. Soprattutto perché non vendiamo solo prodotti, ma vendiamo lo Stile Italia, in cui il concetto di made in Italy s’identifica nel saper fare e non nell’origine della materia prima».

Sergio Marini, presidente della Coldiretti, parla invece di “lobby” da parte dei pastai e chiede più trasparenza per i consumatori, che hanno

“il diritto di veder segnalato da dove arriva il grano duro utilizzato dalle aziende”.

Marini parla poi delle etichette e delle piccole realtà della produzione e chiede giustizia per gli agricoltori:

“Le attività ispettive dovrebbero verificare o meno l’esistenza di eventuali cartelli sul prezzo del grano, con l’acquisto da parte di alcune aziende di ingenti quantitativi oltre-frontiera, che provocano un’eccesso di offerta tale da abbatterne il prezzo e mandare sul lastrico migliaia di agricoltori”.

Siamo tutti Master Chef?

uova

Poco tempo per cucinare? Cosa c’è di più pratico che prepararsi due uova al volo o buttare un po’ di pasta? Pratico e indolore… o quasi! Il disastro in cucina si annida sempre dietro l’angolo e, nell’era 2.0, finisce in rete. E visto che un pasto completo prevede anche un dessert… il dolce è servito! Ecco alcuni piatti che non vorremmo mai vederci arrivare in tavola!

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Occhio alla truffa! Condannato Alessandro Di Pietro

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Un ‘occhio’ attento alle pubblicità occulte andate in onda durante la trasmissione “Occhio alla Spesa” è costato al conduttore Alessandro Di Pietro una condanna. Di Pietro è stato condannato per aver fatto pubblicità occulta, dietro lauto compenso, alla pasta di soia Aliveris. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha censurato il conduttore televisivo e segnalato ben tre puntate del 2012, durante le quali sono state esaltate le caratteristiche benefiche di un tipo di pasta, indicata come adatta per i diabetici.  Alessandro Di Pietro si sarebbe fatto pagare dall’azienda tra i 10.000 e 20.000 euro. La stessa autorità ha dichiarato che oltre la presenza di pubblicità occulta ci sono tante violazioni del Codice del consumo. Inoltre le diciture che si trovano sulla “pasta al germe di grano” in questione sono ingannevoli e l’azienda è stata multata per un valore di 85.000 euro. L’Autorità ha deciso inoltre di condannare la Rai al pagamento di una multa di 25.000 euro per il comportamento del conduttore che ha deciso di arrotondare il compenso pattuito facendo pubblicità occulta ad un prodotto.

32% degli italiani ridotto solo alla pasta!

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La Coldiretti lancia l’allarme crisi affermando, con dati alla mano che è il 32% degli italiani ad aver sostituito un piatto di pasta a pranzo invece che il classico primo, secondo contorno e frutta. Ma quando mai chi lavora si è messo a tavola per un pranzo completo? Spesso è un panino o una pasta a costituire il pranzo degli italiani. Non è indice di crisi ma di abitudini che cambiano. Il lavoro si prolunga anche nel pomeriggio per permettere a molti di avere il sabato libero, quindi è impensabile che la pausa pranzo diventi un banchetto nuziale! ALLARMISMI IMMOTIVATI!

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