Francesco conteso tra umiltà e politica!

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Dopo la scuola superiore, Jorge Mario Bergoglio avrebbe voluto studiare medicina. La madre sgombrò una stanzetta che veniva usata come ripostiglio e la trasformò in uno studio. Il diciannovenne Jorge, tornato a casa da scuola, si chiudeva là dentro con i suoi libri fino al tramonto. Un giorno però, la madre scoprì che i libri di chimica erano stati sostituiti dai testi sacri e dai trattati di teologia. Così chiese al figlio: “Che cos’è?”, “Medicine per l’anima” rispose lui. A raccontare questo episodio è Maria Elena Bergoglio, sorella minore del Pontefice.

Ma che carattere si cela dietro quell’uomo umile e modesto che abbiamo visto rifiutare sia le scarpe rosse che le stanze pontificie che furono dei suoi predecessori? “Jorge è un uomo politico con il fiuto per la politica – dice alla Rafael Velasco, un gesuita ed ex collaboratore di Bergoglio, oggi alla guida dell’Università Cattolica di Cordoba – Non finge l’umiltà, ma è parte di una sua grande capacità di capire intuitivamente le persone”.

Magdi Allam, lascia la Chiesa… Francesco non lo convince, troppo vicino all’Islam

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Magdi Allam, giornalista, politico e scrittore egiziano naturalizzato italiano (ma c’è anche chi ritiene che sia solo un agente dei servizi), lascia la Chiesa dopo che si era convertito al Cristianesimo.

Si tratta di “una scelta – spiega – maturata anche di fronte alla realtà di due Papi”, ma ciò che “più di ogni altro fattore mi ha allontanato dalla Chiesa – specifica – è la legittimazione dell’Islam come vera religione di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto”. Allam, che anche per la campagna elettorale aveva utilizzato slogan contro la religione musulmana, si dice inoltre “convinto che l’Islam sia un’ideologia intrinsecamente violenta così come è stata storicamente conflittuale al suo interno e bellicosa al suo esterno” e ritiene che “l’Europa finirà per essere sottomessa all’islam, così come è già accaduto a partire dal Settimo secolo”, “se non avrà la lucidità e il coraggio di denunciare l’incompatibilità dell’islam con la nostra civilità e i diritti fondamentali della persona, se non metterà al bando il Corano per apologia dell’odio”.

Non solo: per l”ex’ convertito, “è una autentica follia suicida il fatto che Giovanni Paolo II si spinse fino a baciare il Corano il 14 maggio 1999, che Benedetto XVI pose la mano sul Corano pregando in direzione della Mecca all’interno della Moschea Blu di Istanbul il 30 novembre 2006, mentre Francesco I ha esordito esaltando i musulmani ‘che adorano Dio unico, vivente e misericordioso”. Tuttavia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata “la Papalatria che ha infiammato l’euforia per Francesco I e ha rapidamente archiviato Benedetto XVI“, evidenzia.

Ma l’allontanamento di Magdi Cristiano è dovuto anche ad altri fattori. Ad esempio “il buonismo che porta la Chiesa a ergersi a massimo protettore degli immigrati – e soprattutto – i clandestini”. E lo dice nonostante anche lui rientri nella prima categoria, visto che è nato e cresciuto fino a vent’anno al Cairo, in Egitto. A supporto della tesi, cita anche il Vangelo: “io sono per l’accoglienza con regole e la prima regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani, applicando correttamente l’esortazione di gesù ‘ama il prossimo tuo come te stesso’”. E conclude: “Continuerò a credere nel Gesù che ho sempre amato e a identificarmi orgogliosamente con il cristianesimo come la civiltà che più di altre avvicina l’uomo al Dio che ha scelto di diventare uomo”.

La domenica delle Palme di Papa Francesco!

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Prima messa delle Palme per Papa Francesco: “Per favore non lasciatevi rubare la speranza, quella che ci dà Gesù”, ha detto nella sua omelia, parlando a braccio. Poco prima aveva detto che il “diavolo è pronto a inserirsi nei momenti di scoraggiamento”. Poi un pensiero ai giovani: “Guardo con gioia al prossimo luglio, a Rio de Janeiro. Vi do appuntamento in quella grande città del Brasile”. In Brasile si svolgerà la Giornata Mondiale della Gioventù.

Papi a confronto nell’unione dello Spirito Santo!

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“Siamo fratelli”: con queste parole Papa Francesco si è rivolto a Benedetto XVI durante l’incontro a Castelgandolfo. Lo ha raccontato padre Federico Lombardi, spiegando che, al momento dell’arrivo di Bergoglio, i due si sono scambiati un “abbraccio bellissimo”. Infine hanno pregato insieme: Benedetto XVI voleva che il Papa si sedesse sull’inginocchiatoio d’onore, ma il Papa ha voluto che si sedessero insieme sullo stesso banco.

Il colloquio privato tra il Papa e il Papa emerito è durato “tra i 40 e i 45 minuti” ha spiegato padre Federico Lombardi, sottolineando che si è trattato del primo incontro di persona, ma che il Papa “ha già rivolto molte volte il suo pensiero al Papa emerito”.

Lombardi ha quindi definito l’incontro, “un momento di altissima, profondissima comunione”. Il colloquio, ha detto, ha dato modo a Benedetto XVI di “rinnovare il suo atto di riverenza e obbedienza al suo successore” e a questi di rinnovargli la “gratitudine sua e di tutta la Chiesa per il ministero svolto da Papa Benedetto nel suo pontificato”. Ha anche ricordato che l’emerito ha già fatto atto di obbedienza al nuovo Papa.

Papa emerito vestito di bianco – Il papa emerito nell’incontro con il Papa, vestiva con la talare bianca. “il Papa emerito – ha detto padre Federico Lombardi – porta una semplice talare bianca, senza fascia e senza mantelletta: sono i due particolari che lo distinguono invece dall’abbigliamento di Papa Francesco, che ha anche una mantelletta e la fascia”.

Da Papa Francesco a Ratzinger in dono un’icona della “Madonna dell’umiltà” – Papa Francesco ha portato in dono al Papa emerito un’icona della “Madonna dell’umiltà”. “Dopo la preghiera che hanno fatto nella cappellina – ha detto padre Lombardi – sono passati nello studio ed è stato il momento del dono: papa Francesco ha portato all’emerito un’icona della Madonna, che si chiama dell’umiltà. Francesco ha detto di aver pensato a lei per tutti gli esempi di umiltà che ci ha dato nel corso del suo pontificato”.

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FRANCESCO E BENEDETTO… L’incontro storico fra i due PAPI!

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E venne il giorno in cui i due Papi si ritrovarono uno di fronte all’altro. Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, incontra oggi a Castel Gandolfo Joseph Ratzinger, Papa emerito e suo predecessore sul soglio pontificio col nome di Benedetto XVI, in un momento assolutamente inedito nella storia della Chiesa cattolica. Benedetto XVI accoglierà papa Francesco all’eliporto di Castelgandolfo, dove atterrerà intorno alle 12,10. Dopo un primo colloquio, Bergoglio e Ratzinger pranzeranno insieme. Parleranno di Vatileaks e probabilmente delle risultanze dell’inchiesta interna voluta da Ratzinger, che ne avrebbe consegnato il verbale di 300 pagine, redatto dai cardinali Julian Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi, solo al suo successore.

Il Vaticano ha previsto solo una minimale nota sull’incontro. Quello che si diranno Francesco e Benedetto, anche questa volta, resterà un loro segreto.

La svolta del Papa? Sì alle unioni civili… E’ una bufala!

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Unione civile sì, matrimonio gay no! Questa sembra essere l’ultima novità che viene dall’Argentina che smentisce in pieno l’idea di Jorge Mario Bergoglio omofobo e contrario ad ogni apertura verso gli omosessuali.

Il New York Times scrive: “In una situazione come quella dell’Argentina del 2010, in cui l’approvazione del matrimonio gay era ormai scontata, Papa Francesco ha cercato una sorta di compromesso fra i valori teorici della religione e le esigenze pratiche del popolo”.

Ma anche altre fonti affermano l’impegno di Bergoglio nei confronti di un riconoscimento delle coppie gay. Marcelo Marquez, sostenitore dei diritti dei gay, racconta di aver scritto una lettera a Bergoglio ancor prima della sua proclamazione a pontefice, avvenuta lo scorso 13 marzo, per parlargli dei problemi che vivevano ogni giorno gli omosessuali. La risposta del cardinale fu immediata: dopo un’ora gli telefonò dicendogli che credeva che i diritti degli omosessuali dovessero essere riconosciuti attraverso le unioni civili ma non con il matrimonio religioso.

Papa Francesco si piegherebbe quindi a un compromesso mantenendo l’integrità della dottrina, ma consentendo allo stato di mettere in atto il riconoscimento che fino a oggi manca per cui i gay possano avere alcuni diritti sociali riconosciuti tra cui la pensione del congiunto una volta che egli è deceduto insieme all’eredità.

Ma sempre dall’Argentina avviene la smentita. Miguel Woites, amico di papa Francesco e direttore dell’Agenzia di informazione cattolica dell’Argentina (Acia), ha contestato la notizia riportata dal New York Times. «Non è vero. È un errore completo», ha dichiarato. Ma la colpa, secondo il giornalista, sarebbe proprio della fonte: il biografo di Bergoglio, Sergio Rubini, che «non ha mai detto chi gli disse quelle cose e quando gli furono rivelate». Non è corretto, ha continuato il Woites, «scrivere una cosa del genere senza una sola prova».

La prova vi è invece per provare l’essatto contrario. Quanto in argentina si discuteva del matrimonio ai gay, l’allora cardinale chiese alle suore carmelitane di Buenos Aires di pregare perché «è in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori». Bergoglio parlò addirittura dell’«invidia del Demonio» che «cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra». E, sottolineando la confusione presente, concluse: «Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge, ma è una mossa del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio», confondendo «perfino persone di buona volontà».

Abusi su minore… condannato parroco a 9 anni!

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I giudici della Corte d’appello di Genova hanno confermato la condanna a 9 anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione di carcere per Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente accusato di violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina. E stata invece ridotta (da 5 anni a 4 anni e 8 mesi) la pena per l’ex seminarista Emanuele Alfano, che era accusato di induzione alla prostituzione minorile.

Arriva il fiore del Papa!

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Una nuova varieta’ di fiore dedicata a Papa Francesco. E’ un’iniziativa dei ricercatori dell’Istituto regionale per la floricoltura di Sanremo che hanno intitolato al Pontefice una varieta’ di ‘elleboro’. ”L’elleboro ‘Papa Francesco’ – spiegano – e’ un fiore forte e umile, delicato e pervasivo”. Anche questo fiore assieme a ruscus, garofani bianchi, rose candide, ginestre, mimose e lilium sara’ utilizzato per realizzare composizioni nella Basilica di San Pietro durante la veglia pasquale.

Il Papa, la povertà e Confindustria… declino prossimo venturo?

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Nel giorno che il Papa incontra gli ambasciatori e il mondo riceve “idealmente l’abbraccio del Papa” che pone l’attenzione sulla povertà e sulla necessità di lottare contro di essa, escono anche i dati di confindustria e l’allarme diventa proprio l’indigenza. La crisi dilaga, il governo stenta a costituirsi, le istituzioni sono fragili, il neoeletto Presidente del Senato urla nelle televisioni, la sua rabbia e appare come un dittatore che si sente contestato, facendo ancor di più emergere l’umana fragilità che male si adatta con una carica politica… in tutto questo la Chiesa cerca di nuovo la luce, persa nei meandri sotterranei della pedofilia, degli affari di stato e di una Curia troppo attenta al potere temporale per occuparsi di curare le anime. Povertà quindi al centro di una giornata in cui Cipro affonda sotto il secco “No” della Russia, Napolitano è chiamato a dare un incarico con molti dubbi e poche certezze e il disagio dei mezzi di trasporto fermi nelle principali città italiane. Una sottile linea rossa che indica lo strangolamento progressivo dei popoli, la chiusura mentale dei politici e una disattenzione ai temi sociali da parte dell’Ue. Benvenuti nella “primavera mondiale del declino prossimo venturo!”

 

“MI BUTTO!” UN UOMO SULLA CUPOLA DI SAN PIETRO!

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Un uomo minaccia il suicidio dal cupolone della basilica di Piazza San Pietro. Questa la notizia che sta facendo il giro di TV e Web, sarebbe un uomo albanese di 49 anni, ancora non si conoscono le motivazioni del gesto o le eventuali condizioni. Per il momento a Piazza San Pietro in Vaticano si sentono sirene e brusio, ma non si capisce bene dove quest’uomo sia, poiché tutte le videocamere e i fotografi presenti non riescono ad inquadrarlo.

Probabilmente è posizionato sul lato del cupolone che dà le spalle alla piazza principale. Stanno arrivando in Piazza San Pietro, davanti all’ingresso della Basilica le prime ambulanze ed auto della Polizia, per verificare quanto sta accadendo, di cui ancora non si ha alcun dettaglio o informazione, su eventuali feriti o sul gesto che l’uomo sembra stia minacciando sporgendosi fuori dal loggione della cupola di San Pietro.

Si vedono parecchie persone ferme sul loggione superiore della Basilica di San Pietro, ma non sembrano essere persone allarmate o impaurite. La situazione non è facilmente comprensibile, non si sa se per motivi di sicurezza tutti i turisti presenti sulla Cupola siano stati bloccati, oppure, se la minaccia di suicidio si stata fatta in un altro punto della Basilica, lontano da turisti e televisioni.

Aggiornamento: E’ durato pochi minuti lo show dell’uomo che voleva buttarsi. Ora che è sceso dalla cupola bisognerà accertare i motivi del gesto e capire cosa lo ha spinto a salire sul Cupolone!

La bibita killer!

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Le bibite  zuccherate a base di soda, le bevande sportive o energy drink e i succhi di frutta dolci sono responsabili ogni anno nel mondo della morte di 180.000 persone, 500 al giorno. A stimarlo è una ricerca presenta dall’Harvard School of Public Health di Boston alla conferenza annuale dell’American Heart Association dedicata alla nutrizione e alle malattie metaboliche. “Questa tipologia di prodotti consumati in tutto il mondo contribuiscono all’eccesso di peso, una delle cause dell’aumento del rischio di sviluppare patologie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro”, spiegano i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston.

Lo studio, esaminando precedenti ricerche, ha collegato l’assunzione di bevande zuccherate a 133.000 decessi per diabete, 44.000 per malattie cardiovascolari e 6.000 per le neoplasie. Il 78% di queste morti sono avvenute in Paesi dove la popolazione ha redditi medio-bassi, piuttosto che in quelli più ricchi. “La nostra ricerca – avvertono gli scienziati – mostra che negli Stati Uniti, circa 25.000 decessi nel 2010 sono collegati a questo tipo di bevande zuccherate”. L’American Heart Association raccomanda di consumare non più di 450 calorie a settimana provenienti dalle bevande zuccherate, sulla base però di una dieta di 2.000 calorie.

I ricercatori hanno calcolato i quantitativi di zucchero e dolcificanti assunti dalla popolazione mondiale grazie alle bibite. Raggruppando i risultati per età e sesso, ma anche effetti sull’obesità e il diabete, e decessi correlati. Ebbene su nove regioni del pianeta nel 2010 la zona America Latina-Caraibi ha registrato il maggior numero di morti per diabete (38.000) legato proprio al consumo di bevande zuccherate. Mentre l’Asia ha il maggior numero di decessi per patologie cardiovascolari (11.000). Tra i 15 Paesi più popolosi del mondo, il Messico ha il più alto consumo pro-capite di bevande zuccherate e il tasso più alto di decessi: 318 morti per milione di adulti legate all’assunzione di bevande dolci. Mentre il Giappone, uno dei Paesi con il più basso consumo pro-capite di bevande zuccherate del mondo, ha anche fatto registrare il più basso tasso di mortalità associato con il consumo di queste bibite: circa 10 decessi per milione di adulti.

Un problema quello delle bevande zuccherate che risulta dannoso soprattutto per i bambini. Fra i ragazzini che le consumano, le bibite di questo tipo sono la prima causa di un apporto calorico troppo alto. A dirlo uno studio della University of North Carolina di Chapel Hill pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Inoltre, il consumo di bibite come la soda dolcificata, i drink alla frutta e gli energy drink, e’ associato anche con un piu’ alto consumo di cibi poco sani. Gli scienziati hanno esaminato i dati provenienti dal 2003-2010 What We Eat in America e daiNational Health and Nutrition Examination Surveys: i ricercatori hanno esaminato campioni provenienti da 10.955 bambini fra i 2 e gli 8 anni. Le bibite zuccherate sono le principali cause del maggior apporto calorico fra i bambini di 1-5 anni e quelli fra 6 e 11 anni.
Negli Stati Uniti il consumo di bevande zuccherate è molto diffusa. E’ recente l’ultima notizia nel braccio di ferro fra autorità e produttori sul consumo di questi prodotti. Pochi giorni fa è stato infatti bloccato a poche ore dalla sua entrata in vigore, lo stop alla vendita di bibite ad alto contenuto zuccherino in contenitori più grandi di 16 once (poco meno di mezzo litro) nella città di New York. A deciderlo è stato il giudice della corte suprema a Manhattan Milton Tingling  Junior, che ha revocato il divieto voluto dal sindaco della città Michael Bloomberg. Il primo cittadino ha annunciato che presenterà ricorso.

La testimonianza del Papa per i suoi rapporti con al dittatura!

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E’ appurato che l’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Bergoglio, incontrò il dittatore argentino Jorge Videla  e il capo della Marina Emilio Massera. La dichiarazione resa da Bergoglio davanti al Tribunale Federale per giudicare i crimini contro l’umanaità commessi dalla dittatura, fu allegata agli atti e servì come testimonianza per rafforzare l’accusa. In  tale deposizione dove Jorge Bergoglio chiarisce che incontrò il dittatore e il capo della Marina per chiedere la liberazione dei due frati gesuiti che erano stati  rapiti, Orlando Yorio e Francisco Jalics e grazie al suo intervento furono rilasciati alcune settimane dopo. L’interrogatorio è datato 10 novembre 2010 e dura quattro ore! La testimonianza inizia con “non ricordo chi mi telefonò per dire che i miei fratelli gesuiti erano stati presi dal regime, una persona del Barrio, che non ricordo”! Su un fatto così eclatante, Jorge non ricorda? Chiunque poteva chiamare Jorge Bergoglio che già ricopriva una carica importante all’interno della compagnia di Gesù? Chi avvisò che avevano preso i confratelli?

Le tradizioni di Papa Francesco… una giornalista gli regala il mate!

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Con un papa argentino poteva mai mancare il mate? Sarebbe come eleggere un papa napoletano che non prende caffé: una contraddizione. La foto della donna che glielo offre ha fatto il giro del mondo. Lei è nientedimeno che la nostra collaboratrice della redazione di Buenos Aires di Ciudad Nueva, la signora Virginia Bonard, in questo momento nostra corrispondente a Roma.

Colta di sopresa, come tutti noi, dall’elezione del cardinale di Buenos Aires, Virginia ha approfittato dell’udienza concessa ai giornalisti per avvicinarsi. Bergoglio l’ha subito riconosciuta, dato che la giornalista lavora in arcivescovato all’ufficio stampa e nella vicaria dei bambini, e l’ha subito chiamata sorpreso: “Virrrrginia!”
Si sono scambiati poche parole, colme di emozione e lei gli ha chiesto di non dimenticare i familiari delle vittime di Cromañon (nel 2004 durante un concerto rock, l’incendio di una sala ha provocato la morte di un centinaio di giovani, situazione che Bergoglio ha seguito molto attentamente), degli anziani, dei poveri, degli ammalati e dei bambini. Tutta commossa gli ha regalato il mate, composto da un contenitore che si ricava dalla scorza seccata di una zucca tipica dell’Argentina ed una cannuccia metallica bucherellata alla base, che serve per aspirare l’infusione di un erba amara (yerba mate) usata soprattutto nel Cono Sud (Argentina, Uruguay, sud del Brasile, Cile) come stimolante.
Un pò come a Napoli il caffé, il mate rappresenta un motivo di socializzazione. L’acqua deve essere ben bollente e si usa un unico contenitore e una unica cannuccia. Il calore dell’acqua impedisce la trasmissione dei batteri (bah, a me hanno sempre detto così, ma preferisco non farci troppo caso). La cerchia dei presenti riceverà a turno l’infusione per poi passarla di nuovo all’incaricato di distribuirla. Nel frattempo si fa colazione o merenda, si lavora avendo a fianco il termos con l’acqua e tutto il necessario che viene trasportato in contenitori di cuoio tipici da queste parti, o si fa una pausa, oppure quattro chiacchiere con gli amici dell’isolato, in casa o fuori, o mentre si passeggia o si viaggia in auto (facendo attenzione a passarlo al conducente al momento opportuno). I distributori di benzina hanno una macchina speciale che distribuisce acqua calda e mate di plastica da viaggio, tutto usa e getta. Oppure lo si prende tornando a casa dal lavoro e al posto della cena se il bilancio familiare non la consente, accompagnato da un pezzo di pane. Il mate è uno stimolante, anche abbastanza forte, attutisce sia la sensazione di stanchezza che… la fame.
Agli argentini piace una yerba più leggera, non cosí amara come in Uruguay (dove infatti si usa il sinonimo di prendere un “amargo”). In Paraguay, dove le temperature sono elevate tutto l’anno con poche eccezioni, il mate è diverso e si prende ben freddo, si chiama “tereré”, dissetante e rinfrescante. Nel resto dell’Argentina c’è chi ci aggiunge un po’ di zucchero o una scorza di arancia o di limone per dare più sapore. I puristi non ammettono eresie: pura yerba e ci vanno piano a mischiarla tutta all’acqua, per farla durare di più: magari un paio di litri di acqua senza che perda completamente il sapore.
Altre tradizioni dell’Argentina sono: il classico “asado” della domenica (la carne cotta alla brace) seguito dalla chiacchierata tra i commensali (la “sobremesa”), un compleanno (che qui si festeggia rigorosamente con amici e parenti), un caffé dopo essersi ritrovati magari per caso in strada. Tutto è motivo per rinsaldare rapporti e alla fine dei conti dirsi: restiamo amici e ricordiamoci sempre.
Santità, qui a Buenos Aires tutti la ricorderanno sempre. Speriamo proprio che le sia utile il regalo della nostra corrispondente. Viene dal cuore, come le sue parole di questi giorni.

Francesco telefona a Benedetto! Chiamata storica.

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Poco dopo le 17, Papa Francesco ha telefonato al Papa emerito Benedetto XVI per fargli i “più sentiti auguri” di buon onomastico nella festa di San Giuseppe e “manifestargli ancora la gratitudine sua e della Chiesa per il suo servizio”. Lo riferisce la sala stampa Vaticana. Nel colloquio “ampio e cordiale”, Ratzinger ha detto di seguire con intensa partecipazione gli eventi di questi giorni e di essere vicino al suo successore nella preghiera.

“Custodiamo Cristo nella nostra vita!” così Francesco ai potenti della terra.

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Il Papa apre il discorso ricordando che la sua intronizzazione avviene il giorno della festa di San Giuseppe, che è anche la festa del papà. Da qui il discorso del Papa ad essere custodi e a custodire Cristo nella propria vita. Il messaggio principale è il custodire l’intero creato, che il Papa ricorda che,  riguarda tutti. Poi chiede a tutti coloro che hanno un ruolo nella politica e nell’economia di essere custodi e che non lascino che segni di morte e distruzione possano rovinare il creato.

L’esercizio di potere è il servizio umile e ricevere i più poveri, i più deboli.  

 

 

 

I capi di Stato alla Messa di Intronizzazione di Francesco! Tra le 200mila persone

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Sono arrivate 132 delegazioni a San Pietro: il presidente dell’Ungheria Janos Ader e la moglie Anita Hercegh, il principe d’Olanda Alexander e la principessa Maxima, Felipe di Spagna e la principessa Letizia, la presidente del Brasile Dilma Roussef, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe e sua moglie, il primo ministro tedesco Angela Merkel, il re dei belgi Alberto II e la regina Paola, il presidente di Taiwan Ma Ying-Jeou con la moglie Chow Mei-Chin, Jose Manuel Barroso, Herman Van Rompuy, la presidente dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, Maria Grasso, Pietro Grasso, Clio Napolitano, Giorgio Napolitano.

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Il Papa davanti alla tomba di San Pietro!

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Il Papa e’ uscito da piazza San Pietro con la jeep. E’ andato in sacrestia per indossare i paramenti per la liturgia che sta per cominciare. La processione comincia dalla tomba di San Pietro dove il Papa ha sostato in preghiera.

E’ Sodano a consegnare l’anello pescatorio al Papa.

 

Francesco in jeep a Piazza San Pietro!

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Papa Francesco è entrato in piazza San Pietro a bordo della jeep. La folla lo accoglie con un boato di gioia. Applausi, saluti, bandiere che sventolano. Francesco è sceso dalla jeep per salutare un disabile dietro la transenna. Lo ha accarezzato e gli ha sorriso per alcuni momenti. Poi ha voluto accarezzare e baciare due bambini che gli sono stati allungati dalla folla. Alla Messa di inaugurazione del Pontificato di Papa Francesco non sono presenti le sue sorelle ma ci sono invece alcuni amici tra i quali Sergio Sanchez, rappresentate dei ‘Cartoneros’, José Maria del Corral, direttore di programmi educativi e Suor Ana Rosa, familiare del Papa.

 

Veglia per tutti i giovani di Dio… Buenos Aires si stringe a Francesco!

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Nel centro di Buenos Aires si svolgerà una “Veglia per tutti i giovani di Dio”, che accompagnerà per molte ore la giornata dell’insediamento di Papa Francesco in Vaticano. Migliaia di persone rimarranno sveglie nella notte alla Plaza de Mayo, cuore della capitale argentina dove ci sono la sede della presidenza e la Cattedrale Metropolitana. “E’ un fatto senza precedenti”, ha sottolineato il rector della Cattedrale, monsignor Alejandro Russo.

Dall’anello alla cerimonia di domani… il Papa continua a far parlare di sè!

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L’anello piscatorio di Papa Francesco non sarà d’oro ma d’argento dorato. Inoltre, Bergoglio conserverà stemma e motto che aveva da vescovo. Sono vari anche gli “aspetti di semplicità” della messa che Bergoglio celebrerà domani a piazza San Pietro per l’inaugurazione del Pontificato. Lo ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dettagliando alcuni particolari della liturgia.

Il Vangelo sarà “cantato in greco”. Se normalmente viene cantato in latino e greco, per sottolineare l’unità dei cristiani di Oriente e Occidente, in questo caso si è optato per il greco “perché di latino ce n’è già molto”. Il Papa “non dà la comunione lui personalmente, ma la danno i diaconi”. Ancora, “non c’è processione delle offerte, pane e vino per la messa vengono portati dai ministranti per l’altare, ma senza solenne processione”. L’omelia sarà tenuta in italiano. Per i giornalisti dovrebbe esserci un testo distribuito in embargo, “ma abbiamo visto – ha precisato Lombardi – che il Papa ama una certa spontaneità, quindi può darsi che aggiunga altre frasi e osservazioni mentre parla”. Alla messa, peraltro, che cade nella solennità della festa di San Giuseppe, canteranno il coro della Cappella sistina e il coro dell’Istituto di musica sacra. All’offertario, mottetto composto proprio per la messa di inaugurazione da Pierluigi da Palestrina “Tu es pastor ovium”. Alla fine, il “Te deum”.

Gli “aspetti di relativa semplicità della messa – ha detto Lombardi – fanno sì che la messa non dovrebbe essere molto lunga. La celebrazione di domani può stare in due ore, forse alle 11:30 le cose sono già verso il termine”.

Il Papa domani lascerà la casa di Santa Marta per la messa di inaugurazione del Pontificato intorno alle 8:45-8:50 e poi, “in jeep o in papamobile”, farà un “lungo giro nella piazza, in mezzo alla folla nelle vie che vengono lasciate libere, prima dell’inizio della celebrazione”. Il portavoce vaticano ha detto inoltre che poi andrà alla sagrestia, vicino alla Pietà, intorno alle 9:15, e si preparerà alla celebrazione che avrà inizio verso le 9:30 cui parteciperanno anche rappresentanti ebrei e musulmani. La esatta definizione di quella di domani mattina è la “messa di inaugurazione del ministero petrino del vescovo di Roma”.

L’anello si chiama del pescatore “perché San Pietro era pescatore e Gesù lo ha fatto diventare pescatore di uomini”, ha detto Lombardi in un briefing. “Ma sull’anello che questa volta il Papa riceverà è rappresentato San Pietro con le chiavi”. L’anello è opera dell’artista italiano Enrico Manfrini. Il Papa ha scelto il modello, il cui disegno ha origine con il segretario di Paolo VI mons. Macchi, tra “due o tre possibilità che gli sono stati presentati”.

MEA MAXIMA CULPA: il documentario shock sui preti pedofili!

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La Chiesa cattolica trema con questo docu-shock sui casi di pedofilia perpetrati in tutto il mondo da alcuni sacerdoti: è Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio‘ di Alex Gibney. In questo film, la Chiesa non fa altro che negare, minimizzare e censurare, a partire dal Milwaukee dove quattro non udenti denunciano gli abusi subiti. Ma nel film, in sala il 20 distribuito da Feltrinelli Real Cinema (stasera in prima a Firenze e domani a Milano), anche le responsabilità del Papa emerito Ratzinger e dello stesso Papa Wojtyla e la speranza nel nuovo, ovvero in Papa Francesco. Intanto nel filmato le testimonianze di Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinski, ormai adulti, vittime da ragazzi degli abusi sessuali di Padre Lawrence Murphy, direttore della St. John’s School di Milwaukee nel Wisconsin. Un sacerdote che, tra il 1950 e il 1974, ha abusato sessualmente di circa duecento bambini audiolesi senza subire alcun processo canonico e morendo da prete. Muovendo dalle accorate testimonianze di questi quattro personaggi, vittime sacrificali anche grazie al loro disagio, altri casi di pedofilia in America e in Europa sempre nel silenzio della Chiesa. Si parla dell’irlandese padre Walsh, del messicano di Marcial Maciel, amico di Wojtyla e inviso a Ratzinger, dando voce alle pagine presentate alla Corte penale internazionale dell’Aja dalla SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) e dalla Ong americana Center for Costitutional rights. Joseph Ratzinger sarebbe responsabile per essere stato per 25 anni a capo dalla Confederazione della fede e, dunque, a conoscenza dei fatti. Lo stesso Papa avrebbe poi ribadito il vincolo del segreto da mantenere durante la procedura investigativa e processuale. Papa Wojtyla, invece sarebbe colpevole, oltre che della conoscenza di questi crimini, dell’amicizia appunto con Maciel. Ovvero il sacerdote messicano colpito dalla pena della rinuncia a ogni ministero pubblico per atti di pedofilia compiuti su seminaristi della sua congregazione solo nel 2006, decisione approvata dall’allora papa Benedetto XVI.
«Papa Ratzinger ha fatto molto per queste vicende di pedofilia, ma non ha creato vera trasparenza e non ha aperto gli archivi diocesani, cosa invece accaduta in Germania, Belgio e Stati Uniti. Una cosa, quest’ultima, che potrebbe fare Papa Francesco» dice il vaticanista Marco Politi. E aggiunge:«il nuovo Papa si troverà sul tavolo anche questo problema. In Italia si possono calcolare circa 3000 casi nascosti valutando che ci sono 200 diocesi e nessuna ha mai fatto un’inchiesta, a parte quella di Bressanone che ha denunciato quindici casi». Spiega invece il regista premio Oscar per ‘Taxi to the Dark Side’: «i numeri sono impressionanti, ma va detto che al centro del film ci sono i miei quattro eroi che, con coraggio, hanno parlato mentre la Chiesa non li ha voluti ascoltare. Ratzinger – ribadisce il regista – era il responsabile della Dottrina della Fede e la sua responsabilità è quella di non aver fatto nulla. Non solo, dal 2001 aveva chiesto che ogni caso di questo tipo dovesse comunque passare prima dalla sua scrivania». Le sue dimissioni? «Sono l’atto più potente del suo pontificato – ha sottolineato oggi Gibney -. In questa maniera ha dimostrato di non essere in grado di affrontare queste cose, di essere davvero un uomo. Speriamo che Papa Francesco sia quello adatto». Il vaticanista Robert Mickens evidenzia invece:«I vescovi sono stati responsabili in Italia di non affrontare la cosa e di aver lasciato sole queste vittime innocenti che sono davvero i più poveri di tutti, doppiamente abusati, sessualmente e per essere non udenti».

Niente oro per Francesco!!! L’anello è d’argento.

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L’anello del pescatore scelto da papa Bergoglio è in argento dorato. Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, aggiungendo che l’autore del modello è Enrico Manfrini, noto come lo scultore dei papi. L’anello, in cui c’è l’immagine di San Pietro con le chiavi, sarà consegnato domani in occasione della messa per l’inaugurazione del pontificato.

Padre Lombardi ha spiegato che il modello dell’anello era stato dato da Manfrini al segretario di Paolo VI, monsignor Macchi. In questi giorni è stato proposto al Papa dal maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, Guido Marini, insieme con altri due modelli. Francesco ha scelto quello dell’artista scomparso a 87 anni nel 2004 a Milano.

Sono 132 le delegazioni dei Paesi e delle organizzazioni internazionali che parteciperanno alla messa, ha poi annunciato il direttore della sala stampa vaticana.

La cronaca nera e la cronaca rosa del Papa raccontata dalla sorella!

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«Mio padre scappò dall’Italia per il fascismo: vi pare possibile che mio fratello fosse complice di una dittatura militare? Sarebbe stato come tradire la sua memoria». Sono parole della sorella di Papa Francesco, Maria Elena Bergoglio. «Non so se le critiche sono un prodotto della sinistra – aggiunge – Credo siano spine che fanno parte del cammino, e Dio si incaricherà di toglierle». Durante gli anni di Videla, prosegue, Bergoglio «protesse e aiutò molti perseguitati dalla dittatura. Erano tempi cupi e serviva prudenza, ma il suo impegno per le vittime è provato». Insomma serviva prudenza? Non coraggio? Prudenza è anche compromesso!
Intervistata, la donna racconta dell’infanzia e della gioventù di papa Francesco. «Jorge Mario era per me il fratello più grande – spiega – quello che giocava a pallone, che andava all’Azione cattolica e che studiava». «Jorge decise che sarebbe entrato in seminario che ormai aveva diciannove anni, era un 21 settembre e doveva andare con gli amici ad un picnic perché in Argentina quel giorno è l’inizio della primavera. Invece andò in chiesa a parlare con il sacerdote. A quel tempo è vero che c’era una possibile fidanzata, me lo ha raccontato spesso lui stesso ma senza mai dirmi il nome. Era una ragazza del suo gruppo di amici, quelli del picnic. Quel giorno di primavera avrebbe dovuto dichiararsi a lei. Ma se continuo a raccontare finisce che mi fratello mi scomunica».

Ecco le carte che inchiodano Bergoglio! Fu complice dei dittatori.

Horacio Verbitsky, il grande accusatore di Papa Francesco, conferma e rilancia: il giornalista argentino che ha denunciato la presunta complicità dell’allora provinciale gesuita Jorge Bergoglio con la dittatura militare pubblica oggi sul quotidiano Pagina12 documenti che secondo lui “chiudono la discussione sul ruolo di Bergoglio nel caso di Yorio e Jalics”, i due sacerdoti arrestati e torturati per 6 mesi nel 1976.

Il principale documento, che Verbitsky afferma aver “trovato per caso negli archivi del ministero degli Esteri”, è una scheda compilata nel 1979 dall’allora Direttore del Culto Cattolico del dicastero, Anselmo Orcoyen, nella quale si dettagliano i motivi per i quali raccomanda di non consegnare un nuovo passaporto a padre Francisco Jalics, che era partito dall’Argentina verso la Germania.

La breve scheda riassume il curriculum “sovversivo” del sacerdote includendo il fatto che è stato detenuto insieme al suo collega Yorio nella Scuola di Meccanica dell’Esercito perché “sospettato di contatti con i guerriglieri” – e aggiunge alla fine che “questi dati sono stati trasmessi a Orcoyen dallo stesso padre Bergoglio”, che lo aveva fatto “con la speciale raccomandazione di non concedere quello che richiede”, ossia un passaporto nuovo per Jalics.

Questo, insiste Verbitsky, dimostra che Bergoglio non solo aveva ritirato la sua protezione ai due sacerdoti dopo che, nel febbraio del 1976, avevano rifiutato di sciogliere la comunità che avevano creato nella bidonville di Bajo Flores, ma che inoltre ne aveva denunciato “le attività sovversive” alle autorità militari.

“E’ logico che questo fatto del 1979 non basta per una condanna legale su un sequestro del 1976”, sottolinea Verbitsky, aggiungendo tuttavia che il documento “traccia il profilo di una linea di condotta”. Siccome “denunciare il Direttore del Culto Cattolico della dittatura come parte di una cospirazione contro la Chiesa sarebbe troppo”, conclude il giornalista, “Bergoglio e il suo portavoce (riferimento a padre Lombardi, ndr) tacciono su questi documenti e preferiscono insultare chi li ha trovati, preservati e pubblicati”.

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IL PRIMO ANGELUS DI FRANCESCO: Dio non si stanca di perdonare

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Papa Francesco saluta tutti e ricorda l’importanza di incontrarci e di parlarci e ricorda anche il ruolo fondamentale dei media. Ricorda la parabola della donna adultera e il sentimento di perdono e di misericordia. In questi giorni ho letto il libro del crdinale kasper sulla Misericordia, che mi ha “fatto tanto bene”.  Kasper dice che “sentire misericordia, cambia il mondo”. Nell’anno ’92 io ero appena diventato vescovo e venne la Madonna di fatima e si fece una grande messa per gli ammalati e io andai a confessare. Poi venne da me una donna anziana, ultra 80enne, e lei mi disse che il “Signore perdona tutto altrimenti non ci sarebbe il mondo”.

Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di perdonare.

Questo il messaggio ceh lancia Francesco nel suo primo Angelus domenicale.

IL PAPA A SORPRESA TRA FOLLA A SANT’ANNA!

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C’è attesa per il primo Angelus di Papa Francesco. Alle 12 il pontefice si affaccerà dalla finestra del suo appartamento, alla terza loggia del palazzo apostolico, e si rivolgerà ai fedeli. Saranno le prime parole di Bergoglio per le prime parole, dopo quelle ascoltate nel giorno della sua elezione. Parole che potrebbero segnare quello che sarà il suo pontificato, già riconosciuto per lo stile semplice con cui si è presentato al mondo. Roma intanto si prepara all’accoglienza. Alle 10 nella messa nella parrocchia di Sant’Anna, in Vaticano, il Papa è arrivato a sorpresa tra la folla.

Papa Francesco ama gli animali…

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Come poteva essere altrimenti?

Durante l’incontro con i media, sul palco del Santo Padre sale anche un cane della Croce Rossa: per lui, il gesto affettuoso di Francesco. Ispirandosi al Santo che, più di ogni altro, ha fatto del culto della natura e degli animali un punto centrale della sua opera, non poteva essere diversamente.

Ed ecco allora che anche per gli animalisti si aprono le porte del Vaticano:

“Questo Papa potrà dare un segnale diverso sul tema del benessere degli animali. La scelta del nome può essere un’opportunità proprio per aumentare la sensibilità e il rispetto nei confronti degli animali e anche per lanciare un forte segnale verso tutti gli Stati affinché vengano recepite le direttive comunitarie, come la convenzione di Washington per la tutela degli animali in via d’estinzione, per contrastare i fenomeni di contrabbando, detenzione e commercio illegale a livello mondiale”. Così il presidente della Lav, Gianluca Felicetti.

Anche i gabbiani erano argentini! Solo fatalità?

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Si torna a parlare in Argentina dei due gabbiani che il giorno della fumata bianca si posarono sul comignolo della Cappella Sistina. Appartengono, si scopre, alla specie ‘Larus argentatus’, che fa riferimento al suo colore. Una radice identica a quella da cui deriva il nome Argentina, paese di Papa Francesco. A evidenziare la suggestiva ‘premonizione’ e’ ora fra gli altri un’agenzia cattolica. Che, fra il serio e il faceto, si domanda: ‘E’ stato un caso, solo una coincidenza?”

L’errore di Michael Moore su Francesco I

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Poteva essere lo scoop del secolo, nell’elezione di un Papa, che è nata “anomala” ed è diventata “unica”! Michael Moore, il regista e il produttore americano autore di grandi denunce, girando per il web aveva trovato la foto di Jorge Mario Bergoglio che dava la comunione al famigerato Jorge Rafael Videla, ex dittatore e presidente argentino tra il 1976 e 1981, condannato al carcere a vita con l’accusa di vari crimini contro l’umanità. Dopo lo stupore generale, è stato lo stesso Moore a mettere fine a ogni dubbio: “Il nuovo Papa è troppo giovane, nella foto che circola non è lui a dare la comunione al dittatore argentino Jorge Rafael Videla”.

Nonostante il fake trovato su internet, alcune ombre sul papa sembrano comunque esserci, ma sicuramente non è quella foto a poter provare la “collusione” tra Papa Francesco I e la dittatura argentina.

 

Il Papa in visita a un amico!

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Papa Francesco esce di nuovo dal Vaticano e si reca nel pomeriggio alla clinica Pio XI per visitare il cardinale argentino Jorge Mejia, archivista e bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa che nei giorni scorsi era stato colto da un malore.

E’ stata una sorpresa dei malati e dei visitatori all’apparizione del nuovo pontefice, entrato anche nella cappella della casa di cura romana. Al suo arrivo è stato lungamente applaudito dai presenti. Papa Francesco è giunto in ospedale a bordo di un’auto.

Proprio questa mattina, incontrando i cardinali in Sala Clementina, aveva riferito che l’altro ieri il cardinale Mejia aveva avuto un infarto cardiaco e che era ricoverato alla Pio XI.

Un caloroso applauso da parte dei cardinali riuniti nella Sala Clementina ha accolto l’arrivo di Papa Francesco al suo ingresso nella Sala Clementina. In prima fila il decano, Angelo Sodano, il card. Tarcisio Bertone e il protodiacono che ha annunciato al mondo l’avvenuta elezione di Bergoglio, il cardinale Jean-Louis Pierre Tauran.
«Non cediamo mai al pessimismo, troviamo ogni giorno il coraggio per portare il Vangelo ai quattro angoli della terra – ha detto Papa Francesco -. Forse la metà di noi, siamo nella vecchiaia. La vecchiaia è la sede della sapienza della vita, come il vecchio Simeone, quella sapienza gli ha fatto riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani, come il buon vino che con l’età diventà migliore».

È stata pubblicata anche in lingua araba la prima omelia di Papa Francesco, tenuta ieri pomeriggio nella Cappella Sistina durante la “Missa pro Ecclesia”. Non è la prima volta che un intervento o un’omelia di un Pontefice venga diffuso in lingua araba, oltre alle tradizionali italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e, da quando divenne Papa Karol Wojtyla, in polacco. Ma averlo fatto già per la prima uscita sembra denotare l’intenzione di Bergoglio ad allargare da subito i confini dei destinatari del messaggio sui contenuti del suo ministero petrino.
Una curiosità è data invece dal fatto che rispetto alle parole di ieri pomeriggio, laddove parlando di una Chiesa che può camminare quanto vuole, può edificare tante cose, ma se non confessa Gesù Cristo «la cosa non va» Papa Francesco aveva detto che così facendo la Chiesa diventerebbe una “Ong pietosa”, nel testo distribuito oggi dell’omelia la parola «pietosa» è diventata «assistenziale».

Il primo appello da Papa di Francesco I al suo “gregge” argentino è stato quello di non venire a Roma per assistere alla sua intronizzazione il 19 gennaio, ma di usare i soldi che avrebbero speso donandoli ai poveri. Questo il messaggio inviato dal Pontefice attraverso il nunzio apostolico a Buenos Aires, l’arcivescovo Emil Paul Tschering secondo quanto riferisce l’agenzia cattolica d’informazione argentina, Aica.

Francesco I ? Una disgrazia per il Sudamerica.

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“Una disgrazia, per l’Argentina e per il Sudamerica”. Un giudizio che non lascia dubbi quello di Horacio Verbitsky, intellettuale, scrittore e giornalista di Buenos Aires, sul nuovo Papa eletto.

Come mai questo giudizio così severo?

“Perché il suo populismo di destra è l’unico che può competere con il populismo di sinistra. Immagino che il suo ruolo nei confronti del nostro continente sarà simile a quello di Wojtyla verso il blocco sovietico del suo tempo, sebbene ci siano differenze fra le due epoche e i due uomini. Bergoglio combina il tocco populista di Giovanni Paolo II con la sottigliezza intellettuale di Ratzinger. Ed è più politico di entrambi”. Commenta Horacio Verbitsky… Ho trovato una serie di documenti che non lasciano dubbi . In uno, Bergoglio firma la richiesta di rinnovo del passaporto di Jalics senza necessità che venisse dalla Germania. In un altro, il funzionario che riceve la richiesta consiglia al ministro di rifiutarla. In un altro ancora, lo stesso funzionario spiega e firma che Jalics, sospettato di contatti con i guerriglieri, ebbe conflitti con la gerarchia, problemi con le congregazioni femminili, che fu detenuto nella Esma, la Escuela de Mecánica de la Armada e che si rifiutò di obbedire agli ordini. Finisce dicendo che queste informazioni gli vennero fornite proprio da Bergoglio, oggi papa Francesco”.

Da queste parole si capisce il ruolo che ebbe Bergoglio nel legare la chiesa alla dittatura e tenere contatti politici che lo potessero garantire e tutelare.

 

IL PAPA ARRIVA A NAPOLI… già cotto e pronto nel presepio!

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Non si è fatto in tempo ad eleggerlo il nuovo papa che a San Gregorio Armeno, a Napoli, già è pronta la sua statuina per il presepe.  Una notte intera per crearla, ma da stamattina, nella bottega del maestro pastoraio Genny di Virgilio a San Gregorio Armeno, era già pronta la statuina di Papa Francesco. Sul presepe di Napoli il successore di Benedetto XVI è apparso a tempo di record: Papa Francesco è raffigurato nella stessa posizione in cui ieri poco dopo le 20 dal balcone del Vaticano ha salutato il popolo di Roma e del mondo intero.
Braccia allargate, occhiali, crocifisso sul petto, scarpe rosse e tonaca bianca Francesco sembra abbracciare il mondo intero. «Per me è stata una grande emozione, ieri sera quando dalla tv ho appreso che il mondo finalmente aveva un nuovo Papa. Spero di fare dono della statuina a Papa Francesco appena verrà a Napoli come feci nel 2006 con Benedetto XVI. In questo momento voglio esprimere tutta la mia felicità e la gioia per un Papa che ha deciso di prendere il nome di San Francesco», ha detto Genny Di Virgilio.

 

San Pietro: il confronto Ratzinger e Bergoglio!

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E’ un tappeto di smartphone, telefonini, macchine digitali e tablet quello che ha accolto l’elezione del nuovo Pontefice Francesco I. Uno scenario distante solo otto anni dal Conclave precedente ma che in questo fotoconfronto appaiono secoli. Se nel 2005  infatti solo alcuni dei fedeli in attesa apparivano impegnati ad immortalare il momento, nel 2013 è difficile trovarne qualcuno che non abbia in mano qualche device

Sul Papa spunta anche il paragone con John Wayne!

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Senza un polmone o, come nel caso di Papa Francesco, senza una parte di polmone, «si vive tranquillamente, senza nessun problema. Basti pensare al cowboy più famoso del cinema, John Wayne, ha vissuto molti anni con un solo polmone, continuando a vivere e a lavorare come sempre: ‘Il Grinta’ l’ha girato dopo l’asportazione dell’organo. Ma anche Papa Bergoglio sembra in gran forma». È quanto afferma all’Adnkronos Salute Stefano Centanni, direttore della Clinica di malattie dell’apparato respiratorio dell’università degli Studi di Milano e past president della Società italiana di medicina respiratoria.
Papa Francesco ha infatti subito all’età di 21 anni l’asportazione della parte superiore del polmone destro a causa di un’infezione respiratoria. «Qualche problema in più – spiega Centanni – ci sarebbe forse stato se la parte asportata fosse stata quella inferiore. I lobi inferiori, infatti – aggiunge – sono molto più vascolarizzati e contribuiscono maggiormente agli scambi gassosi. L’asportazione del lobo superiore di un polmone non comporta invece nessun particolare problema di salute. E – conclude l’esperto – le notizie che stanno uscendo sul passato del Santo Padre confermano che Papa Bergoglio ha vissuto la sua vita senza alcun tipo di limitazione fisica»

Non tutta l’Argentina esulta! Francesco tra ovazione e dissensi.

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Nonostante siano stati tra i primi ad arrivare gli auguri del  Presidente argentino, Cristina Fernández de Kirchner, suonano freddi e distaccati. Quasi un atto dovuto da parte del Presidente che ha tenuto a ricordare che  ”Ci sono molti argentini che professano un’altra religione o che la pensano diversamente, ma tutti sperano in un mondo migliore”, ha sottolineato.

Eppure con la Casa Rosada i rapporti sono tesi da molto tempo. Tutto iniziò durante l’era di Nestor Carlos Kirchner, quando le polemiche con l’arcivescovo di Buenos Aires erano diventate quasi quotidiane. Tanto che il presidente argentino era arrivato fino a ribattezzare il nuovo papa come il principale  rappresentante delle forze di opposizione. Bergoglio più volte aveva denunciato la politica economica argentina portata avanti da Kirchner, citando il “debito sociale e immorale che aveva portato alla rovina il paese”. E parlando di “gravi violazioni dei diritti umani”, quando sottolineava come la povertà fosse ancora un protagonista negativo nel paese. Erano gli anni del fallimento dell’Argentina, costretta a dichiarare default nel 2001: e il nuovo papa interpretava le scelte di Nestor Kirchner come incapaci di risolvere la crisi. Anzi, colpevoli di aggravare la povertà nel quale erano confinati troppi argentini.

Inoltre spunta un articolo, quello del giornalista Sergio Rubin, che scrisse  “Kirchner e Bergoglio, separati da questioni sostanziali “. In pratica, si ricordava il rinvio di un incontro tra le due parti e l’incapacità a concordare un appuntamento, anche perché il presidente riteneva i vescovi come un fattore destabilizzante, di fronte alle continue critiche al governo. Nel 2005 addirittura Nestor decise di non assistere al Te Deum, celebrato da Bergoglionella cattedrale di Buenos Aires. Una chiara rottura tra Casa Rosada e porporato. Si legge:

“Il governo argentino si è spesso lamentato del fatto che la Chiesa non riconobbe tutto ciò che aveva fatto il presidente per far uscire il paese da una delle peggiori crisi della sua storia”

Si ricorda anche quando Nestor Carlos invitò a stare attenti contro il “diavolo, anche quando porta i pantaloni o le sottane”. A sua volta, durante un’omelia, Bergoglio criticò – come spiega anche la Nacion – ”l’esibizionismo e gli annunci stridenti” dell’allora presidente. Un rapporto molto complicato: nonostante questo, alla morte di Kirchner, Bergoglio celebrò la messa in suo onore nella Cattedrale Metropolitana. E spiegò come fosse necessario evitare polemiche contro l’ “uomo designato dal popolo a guidare il paese”, invitando a pregare per lui.

Ma gli scontri con Cristina Fernández de Kirchner non si limitano a questo. Le tensioni iniziarono già nel 2008, in occasione di alcuni conflitti per le rivendicazioni di alcuni agricoltori. Poi, lo stesso Jorge Bergoglio denunciò i rischi del cosiddetto kirchnerismo, per il suo essere populista e per non tollerare troppo contestatori e dissenso. Per questo tuonò contro il pericolo di “omologazione del pensiero”: per l’attuale presidente fu chiaro che fosse l’ennesimo tentativo di criticare l’operato del governo. Ma l’apice del confronto e delle polemiche si ebbe in occasione dell’approvazione della legge sul matrimonio omosessuale, nel 2010. Fu allora che Bergoglio, fortemente contrario al progetto che in seguito divenne una realtà, dichiarò: ”Cerchiamo di non essere ingenui: non è solo una lotta politica. C’è un pericolo distruttivo intorno allo stesso progetto di Dio “. Gli rispose la stessa Kirchner: ”Mi preoccupa questa situazione,  il tono che ha acquisito il discorso. La legge viene vista come una questione religiosa che minaccia l’ordine naturale, quando in realtà stiamo soltanto legiferando su una realtà che esiste già”, dichiarò. Ma Bergoglio continuò anche nella sua critica sociale alle politiche del governo argentino.

La Siria s’appella al Papa!

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“Ci dedichi un gesto speciale”. Il consiglio nazionale siriano chiede a Papa Francesco «un gesto speciale» nei confronti della Siria, «culla di civiltà e crocevia delle religioni». Il Cns, una delle frange delle opposizioni siriane all’estero, ha rivolto l’appello a Papa Francesco stamane in un comunicato diffuso sul suo profilo Facebook.
«È per noi e per il nostro popolo fonte di gioia sapere che è stata scelta una personalità nota per essere vicina alle sofferenze delle persone e un difensore dei loro diritti», ha aggiunto il comunicato. Il Consiglio nazionale siriano, fondato nell’ottobre 2011 ma nel novembre scorso confluito nella Coalizione nazionale, chiedendo iniziative concrete, aggiungono che «le grandi potenze del mondo sono schierate con gli assassini del popolo siriano», che è vittima «di massacri giornalieri»

La giornalista “particolare” di Francesco I

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Papa Francesco I ieri alle 22 ha telefonato alla giornalista Stefania Falasca, dal 1988 redattrice del mensile internazionale 30Giorni. Autrice di reportage e saggi sulla vita della Chiesa, ha curato tematiche storiche e numerosi approfondimenti monografici su figure di rilievo della storia del cristianesimo.

A sostenerlo è lei stessa che stamani è in piazza Santa Maria Maggiore, davanti alla basilica visitata dal Papa. «È stata un’emozione fortissima, incredibile – ha raccontato – l’ho sempre chiamato Padre Bergoglio e ieri ero imbarazzata e gli ho chiesto come dovevo chiamarlo. Ci siamo conosciuti tanti anni fa per circostanze di lavoro mie e di mio marito in Argentina. Con gli anni si è instaurata un’amicizia sincera».
La giornalista ha spiegato che quando il cardinale era a Roma «veniva a casa nostra. Ieri ero in piazza San Pietro non mi aspettavo la fumata bianca e verso le 22, quando stavo tornando a casa, è squillato il telefono: era il Papa». Secondo la giornalista la telefonata si è svolta «con la semplicità di sempre perché Papa Francesco è una persona integra, è veramente un uomo di Dio».

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LUCI E OMBRE DEL PAPA… definì i gay illegali, ma lavò i piedi dei malati di Aids

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Nel 2001 fece un gesto eclatante come baciare i piedi di alcuni malati di AIDS in ospedale, questo gesto lo porto immediatamente alla ribalta dei media.Molto attento al dialogo interreligioso tanto da pubblicare un anno fa un libro, Sobre el cielo y la tierra, scritto insieme al rabbino argentino Abraham Skorka, è, invece, intransigente contro i matrimoni gay.

Nel 2009 quando l’Argentina approvò i matrimoni gay lui li definì “ILLEGALI E FIGLI DEL DIAVOLO” e scatenò quasi una guerra santa con queste parole: “La crisi di valori che interessa oggi la nostra società fa dimenticare che l’origine stessa della parola ‘matrimonio’ risale a disposizioni ancestrali del Diritto Romano, in cui il termine ‘matrimonium’ era collegato al diritto di ogni donna di avere figli riconosciuti espressamente all’interno della legalità”. “La parola “matrimonio”, allude giustamente a questa qualità legittima di ‘madre’ che la donna acquisisce attraverso l’unione matrimoniale. Spesso si è cercato di associare erroneamente il termine ‘matrimonio’ al sacramento cattolico che porta lo stesso nome, senza tener conto del fatto che il vocabolo e la realtà che vuole esprimere sono stati consacrati dal Diritto Romano moltissimo tempo prima che il cristianesimo apparisse nella storia dell’umanità”. “Questa decisione potrebbe essere considerata contraria a vari trattati internazionali con gerarchia costituzionale dal 1994, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (art. 16), il Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici (art. 23) e la Convenzione Americana dei Diritti Umani (art. 17), dai quali si deduce che solo il matrimonio costituito da persone di sesso diverso è costituzionale”. “Affermare l’eterosessualità del matrimonio non vuol dire discriminare, ma partire da un elemento oggettivo che è il suo presupposto”. “Il matrimonio si è sempre costituito sulla base dell’unione di un uomo e una donna, ma è anche una vera istituzione, chiamata a svolgere una funzione sociale insostituibile: facilitare e promuovere la comunità di vita scelta dai coniugi, costituire un ambito adeguato alla procreazione e all’educazione dei figli ed essere quindi il cuore della famiglia, che a sua volta è una cellula fondamentale della società. Per questo, il matrimonio trascende l’interesse particolare dei coniugi e interessa anche quello generale. Da ciò deriva il fatto che, da quando l’uomo è tale, sia stato oggetto di regolamentazione sociale”. “E’ logico considerare a parità di condizioni ciò che può arrivare a offrire ai figli la coppia composta da un uomo e una donna e quella formata da due persone dello stesso sesso?”. “Decisamente non è ragionevole. Solo la prima e non la seconda può metterli al mondo come frutto dell’incontro personale. Solo la prima e non la seconda può fornire al bambino le figure del padre e della madre e modelli autenticamente maschili e femminili, indispensabili per la sua crescita integrale“.

È critico nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e del capitalismo del libero mercato che contribuisce alla povertà. 

Francesco, di prima mattina, prega a Santa Maria Maggiore.

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Nel suo primo giorno da pontefice, come promesso alle migliaia di fedeli che in San Pietro lo hanno acclamato, papa Francesco è arrivato pochi minuti dopo le 8 a Santa Maria Maggiore, una delle principali basiliche della capitale. “Pregherò la Madonna, aveva detto pochi minuti dopo la sua elezione”. Il Santo Padre è entrato nella basilica da un ingresso laterale a bordo di un’auto. Ad attenderlo una cinquantina di persone, fotografi e cronisti.

Papa Francesco ha poi lasciato Santa Maria Maggiore, dove è rimasto per 30 minuti,dopo aver pregato nella Cappella Paolina della Basilica, dove c’è l’immagine della Salus Populi Romani che dà il nome a S.Maria Maggiore. Il Pontefice era accompagnato dal prefetto della Casa pontificia George Gaenswein e dal viceprefetto padre Leonardo Sapienza.Quando papa Francesco è uscito dalla Basilica di Santa Maria Maggiore ha salutato con la mano alcuni studenti della scuola Albertelli, che si trova di fronte alla Basilica, affacciati alle finestre. I giovani lo chiamavano e agitavano le mani per attirare la sua attenzione, a quel punto il Pontefice ha risposto al saluto prima di infilarsi nell’auto e lasciare la basilica.

FRANCESCO I “COLLUSO” CON LA DITTATURA ARGENTINA ED ESMA!

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Il 16 aprile del 2005 (a due giorni dall’inizio del Conclave che portò Ratzinger sul soglio pontificio) le agenzie di stampa batterono un take proprio sull’arcivescovo di Buenos Aires: “Il quotidiano messicano ‘La Cronica de Hoy’ riferisce che contro Bergoglio è stata presentata una denuncia per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti il 23 maggio del 1976, durante la dittatura. La denuncia è stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare”.

Oltre al lancio di agenzia uscì ma anche un libro su Bergoglio intitolato “L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina”. L’autore era il giornalista Horacio Verbitsky, uno dei massimi esperti del movimento argentino per la difesa dei diritti umani. Come ricostruisce Verbitsky, Bergoglio veniva accusato di collusione con la dittatura di Videla. Verbitsky spiega che nei primi anni ’70 nel ruolo di Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, il giovane gesuita ebbe contatti con numerosissimi sacerdoti.

Nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato argentino, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene da Buenos Aires. I due sacerdoti Orlando Yorio e Francisco Jalics si rifiutarono di eseguire l’ordine di Bergoglio per non abbandonare i poveri della capitale argentina. (E ora prende il nome di Francesco I?)

Sempre secondo la ricostruzione di  Verbitsky Bergoglio espulse allora i due sacerdoti dalla Compagnia di Gesù e poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a celebrare messa. Subito dopo il golpe militare del 24 marzo 1976 i due sacerdoti furono rapiti. Fu Bergoglio a segnalarli al regime come dei “sovversivi” oppure aveva provato ad allontanarli per proteggerli?

I due religiosi “rapiti” furono reclusi nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), torturati e poi rilasciati.

Anche un precedente libro intitolato “Chiesa e dittatura” di Emilio Mignone (1976)  descriveva Bergoglio come un esempio della “sinistra complicità ecclesiastica con i militari che si incaricarono di compiere lo sporco compito di lavare il cortile interno della Chiesa con la accondiscendenza dei prelati”.

Nel novembre del 2010 è un articolo comparso su “El Mundo” a legare di nuovo Bergoglio alla dittatura. L’arcivescovo di Buenos Aires fu infatti chiamato a testimoniare nel processo a 18 torturatori dell’ESMA, il centro di sterminio della Marina, dove circa 5.000 persone erano state uccise sotto la dittatura.  Il prelato aveva chiesto di poter inviare una memoria scritta, ma i giudici hanno insistito per sentirlo di persona. L’udienza si è svolta nell’arcidiocesi ed è stata chiusa alla stampa e al pubblico.

Oltre che Papa anche un uomo: tango, calcio e fidanzata. Ecco il “Cuervo”!

francesco I - jorge mario Bergoglio- cuervo- tuttacronaca

Ballerino e amante del tango, tifoso di calcio e persino fidanzato in età giovanile, prima della “chiamata” della fede e della Chiesa. Aspetti dell’uomo Jorge Bergoglio, raccontati a due giornalisti, Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, in un libro-intervista pubblicato nel 2010 intitolato “Il gesuita”. Note private contenute in un capitolo del volume chiamato “Mi piace il tango” in cui il neo-Papa ha aperto il libro dei ricordi dell’adolescenza: “Ho avuto una fidanzata, era del gruppo di amici con i quali andavamo a ballare. Poi ho scoperto la vocazione religiosa”

E da buon argentino, non poteva mancare nella vita anche presente di Jorge Bergoglio la passione per il calcio. E’ da sempre un tifoso del San Lorenzo de Almagro, i “cuervos”, un club del quartiere omonimo di Buenos Aires. A dispetto della concorrenza delle due grandi squadre della capitale, il Boca Juniors e il River Plate, il San Lorenzo è una squadra di ottima tradizione avendo lanciato molti campioni poi protagonisti in Nazionale argentina e in Europa e vincendo ben 13 titoli argentini.

E la scritta ”Papa Cuervo” è apparsa sul sito del San Lorenzo, con una foto di Jorge Mario Bergoglio che tiene il gagliardetto rossoblu. Un omaggio per festeggiare l’elezione del Papa-tifoso di una squadra, che, caso vuole, è dedicata a un santo ed è stata fondata nel 1908 da un salesiano.

 

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