Civati finisce la benzina, va al comizio in autostop!

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All’ultimo comizio Civati ci è arrivato senza benzina. Nei pressi di Oristano sulla Fiat Punto guidata dal coordinatore della campagna elettorale per la Sardegna, il candidato alla segreteria nazionale del Pd Pippo Civati, è rimasto a secco. L’annuncio è stato dato a Cagliari a una platea di oltre 300 persone che lo stavano attendendo per la chiusura della campagna elettorale delle primarie. Proprio questa mattina Civati, appena messo piede in Sardegna aveva parlato della sua campagna elettorale, povera aveva detto “alla Papa Bergoglio”. E proprio oggi mentre stava percorrendo la strada statale 131 Carlo felice è stato tradito dal carburante. Il candidato alla segreteria del Pd non si è perso d’animo e ha fatto l’autostop. Poi, come è stato annunciato in sala è in auto con un automobilista che si è fermato e lo ha fatto salire. In ritardo ma Civati arriverà per il comizio finale della sua campagna elettorale in autostop!

“Sono rimasto a secco – dice all’Huffpost – Fortunatamente c’era una coppia di persone che si è fermata e che veniva alla nostra iniziativa. Serbatoio vuoto, urne piene. E poi Sposetti dice che spendo troppo…”.

Papa Francesco, Napolitano e le critiche fondate sulla politica

Papa-Francesco-Napolitano-tuttacronacaE’ arrivato al Colle percorrendo le strade del centro di Roma senza sirene nè scorte particolari Papa Francesco, che oggi ha incontrato Giorgio Napolitano. Non c’erano neanche i corazzieri che in altre occasioni erano soliti accompagnare i pontefici al palazzo. Una volta arrivato, il Pontefice ha anche salutato la delegazione governativa presente per accoglierlo, a cominciare dal premier Enrico Letta, con cui ha avuto un breve colloquio. In seguito all’incontro, è stato il Presidente della Repubblica a esporre i contenuti dell’incontro: “Il Santo Padre parla a tutti, credenti e non credenti, con semplicità”. “Sono fondate – ha aggiunto – le critiche verso la politica. L’Italia vive una faticosa quotidianità, stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante”. Il Capo dello Stato ha quindi spiegato che la politica, “Esposta com’è non solo a critiche ma ad attacchi distruttivi”, ha bisogno di recuperare rispetto e partecipazione “liberandosi dalla piaga della corruzione e dai meschini particolarismi”. Napolitano ha quindi chiesto di rinnovare le basi “ideali, sociali e culturali”. Ha quindi sottolineato: “Quanto siamo lontani nel nostro Paese da quella ‘cultura dell’incontro’ che Ella ama evocare, da quella Sua invocazione ‘dialogo, dialogo, dialogo’!”. Papa Francesco ha invece concluso il suo discorso con una benedizione: “Iddio protegga l’Italia e tutti i suoi abitanti”, per poi rivolgersi ai dipendenti del Quirinale: “Vi auguro di avere sempre uno spirito di accoglienza e di comprensione verso tutti. C’è tanto bisogno di persone che si impegnano con professionalità e anche con un senso spiccato di umanità e di comprensione, con una attenzione solidale specialmente verso i più deboli”.

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Tevez ne ha per tutti… di lodi! Anche per Papa Francesco

tevez-ciudadoculta-tuttacronacaIntervista fiume di Carlitos Tevez a Tuttosport, dove dispensa complimenti a tutti. A partire dalla Juve, che “Mi ha ridato la voglia di giocare a calcio. La cosa migliore per un giocatore è tornare a essere felice”. Merito anche del mister Conte: “Mi ha sopreso molto, per lui ogni partita è una finale, vuole sempre vincere, non si accontenta mai. E’ un maniaco del lavoro, ma poi i risultati si vedono in campo. Dal primo giorno mi ha fatto subito vedere e capire come gioca la Juve, ha un quaderno di tattica in cui appunta ogni minimo dettaglio”. Ed esclude che l’allenatore se ne possa andare, ci penserebbe lui a fermarlo: “Va via? Se ci prova lo blocco io”. Ma anche con i compagni è generoso di lodi, chi l’ha colpito è “Quagliarella per come tocca la palla. E Pogba: non lo conoscevo, è un vero campione, ha i numeri e la personalità”. Una parentesi anche per il Milan, squadra al quale si era avvicinato: “Dopo il grande duello di mercato tra i due club per avermi, non ho mai più sentito Galliani”, spiega Carlitos, che poi passa a parlare di Balotelli, suo compagno al City: “Ho trascorso due anni con Mario, è pazzerello, di lui ho molti ricordi belli e tanti aneddoti particolari. Ma non posso raccontarli. Non sapeva neanche fare un pacchetto regalo…” Ma l’Apache è anche il giocatore che, per esultare, ha mostrato una maglia con la scritta Ciudad Occulta. Non dimentica la sua terra, l’Argentina, così come pensa a un altro argentino di cui si parla molto, Papa Francesco. Sarebbe felice di ricevere una sua telefonata: “Mi piacerebbe parlare col Pontefice, sarebbe un onore. Spero di riuscire a farlo con la mia famiglia, per parlare dei quartieri difficili di Buenos Aires, di solidarietà, delle iniziative che io stesso sto portando avanti. Quello che è successo lì, lui lo sa bene. E magari lo inviteremo a una partita della Juve, non importa se tifa per il San Lorenzo; anche se tenesse per il River, non sarebbe un problema”.

Medaglia per il primo anno di Pontificato di Papa Francesco ritirata: c’è un errore!

medaglia_commemorativa_primo_anno_pontificato_francesco_sbagliata-tuttacronacaE’ stata messa in vendita ieri, dall’Istituto Poligrafico e dalla Zecca dello Stato, una medaglia commemorativa in onore del primo anno di pontificato di Papa Francesco. Ma il Vaticano l’ha già ritirata dal commercio. La scelta è stata obbligata visto che presenta errore grossolano. Spiega il certificato di garanzia che la medaglia dovrebbe riportare incisa la scritta: VIDIT ERGO JESUS PUBLICANUM ET QUIA MISERANDO ATQUE ELIGENDO VIDIT, AIT ILLI SEQUERE ME (Gesù guardò il pubblicano e avendone pietà gli disse Seguimi). Peccato, però, che al posto della “J” di Jesus sia stata incisa la lettera “L”. La frase, tratta dalle Omelie di san Beda il Venerabile e incisa intorno alla raffigurazione della chiamata di Matteo, segnò il giovane Jorge Mario Bergoglio quando nel 1953, ancora 17enne, fece esperienza della presenza di Dio nella sua vita in occasione della festa di san Matteo. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore e avvertì la discesa in esso della misericordia di Dio che lo chiamava alla vita religiosa, sull’esempio di sant’Ignazio di Loyola. La medaglia, opera di Mariangela Crisciotti, è stata coniata in oro, argento e bronzo, e ha un diametro di 44 mm. In tutto ne sono stati venduti 4 esemplari, destinati a veder moltiplicato il loro valore originario.
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Papa Francesco in un atteggiamento inedito. Uno scatto del 2006

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Un Papa che stupisce sempre e questo scatto realizzato il 29 giugno del 2006 esposto nella galleria  di Enrique Cangas, lo mostra appoggiato sulla spalla di un ragazzo: l’ennesimo atteggiamento inedito di un Pontefice vicino al popolo e lontano dal “palazzo del potere”. All’epoca, naturalmente Bergoglio non era ancora pontefice e il ragazzo con cui è stato ritratto si chiama Juan Francisco Taborda. Il giovane, ora 22enne avrebbe incontrato  Papa Francesco due volte prima che diventasse pontefice, senza mai riconoscerlo fino a pochi giorni dopo l’elezione.

 

Il gol capolavoro di Tevez dedicato a Ciudad Oculta, il quartiere amato dal Papa

ciudad-oculta-tuttacronacaHa segnato il gol del pareggio Carlos Tevez, durante il match contro il Verona allo Juventus Stadium. Un gol capolavoro che lui ha dedicato a “Ciudad Oculta”. “Città nascosta” è uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires, chiamato così a causa del muro che il governo argentino costrì nel 1978, in occasione del Mondiale, al fine di occultare agli occhi dei turisti la miseria di quel luogo. Anche Papa Francesco, quando era ancora cardinale, si era occupato di quella zona. Ha infatti denunciato le pressioni dei narcotrafficanti nei confronti dei sacerdoti che operavano in quella e in altre Villas, i quartieri popolari dei Buenos Aires. Proprio di questo il futuro pontefice parlava nel 2009, durante un’intervista rilasciata al mensile 30 giorni:

Perché ha scelto di far sapere a tutti che un suo sacerdote era stato minacciato dai trafficanti di droga?

La decisione è stata presa in preghiera. Ho sentito che questo era un problema di tutta la Chiesa locale. E tutti i fedeli dovevano saperlo. Ne ho accennato durante un’omelia nella messa celebrata per gli operatori delle scuole e delle attività educative, dove avevo parlato anche dei pericoli dei giovani d’oggi, come la droga. Alla fine, ho solo aggiunto che un prete era stato minacciato, senza dire neanche il nome.

Chi ha avuto la fortuna di incontrare padre Pepe e i preti [il sacerdote minacciato, n.d.r.] che lavorano con lui sa che sono anche prudenti e realisti. Non recitano la parte dei “preti di frontiera”, o dei “professionisti dell’“antidroga”. Cosa è cambiato? Perché li hanno minacciati?

Loro lavorano. Non attaccano nessuno. Chi ha detto che la droga è un pericolo, non solo nelle favelas, ma in tutta la città, sono stato io, durante quella messa. Ho detto ai genitori: guardate cosa fanno i vostri figli, curatevi di loro, perché la droga arriva dappertutto, arriva alla porta delle scuole. Loro, i sacerdoti delle villas, lavorano anche nella prevenzione delle tossicodipendenze e nel reinserimento sociale dei ragazzi drogati. Un mese fa avevano steso un documento propositivo e costruttivo sulla impressionante crescita del traffico di droga. Quelli di Villa 21 hanno aperto di recente tre case di ricovero per i ragazzi drogati. Si vede che tutto questo non è piaciuto ai trafficanti. Qualcuno deve essersi innervosito.

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Digiuno e preghiera: il mondo invoca la pace

preghiera-pace-siria-tuttacronacaE’ iniziata alle 19 la veglia di preghiera voluta da Papa Francesco e che si protrarrà fino alle 23 per la pace in Siria e Medio Oriente. Oggi da tutto il mondo hanno raccolto l’invito, unendosi tanto alla preghiera che al digiuno mentre sono molti, fedeli e non, che hanno raggiunto San Pietro, dove dopo l’intronizzazione della “Salus Populi Romani” con partenza dall’obelisco, il Pontefice guiderà la recita del Rosario a cui seguirà l’adorazione eucaristica. Quindi arriveranno tre minuti di raccoglimento e l’Ufficio delle Letture seguito da un silenzio prolungato che verrà interrotto dalla benedizione eucaristica del Papa.

Una delegazione islamica della Comunità del Mondo Arabo in Italia, guidata dal presidente Foad Aodi, è stata tra i primi a giungere sul suolo pontificio: “Per noi Papa Francesco è un idolo, ci vorrebbe una guida così anche per il mondo islamico”. Aodi ha anche annunciato di avere preparato una preghiera musulmana “per ribadire il nostro sì all’appello di Papa Francesco e per dire sì alla Pace in tutto il medioriente e no alla guerra”. Ma in piazza San Pietro sono giunti anche ministri, ambasciatori, parlamentari e leader di movimenti cattolici in piazza San Pietro per la veglia di preghiera per la pace in Siria e in Medio Oriente indetta per il Papa per questa sera. Sono presenti, tra gli altri, il ministro della Difesa Mario Mauro, la presidente della Camera Laura Boldrini, il sindaco di Roma Ignazio Marino, diversi parlamentari (Casini, Schirò, Gitti, Marazziti, Amerio), diversi leader di movimenti e associazioni cattoliche (Miano di Azione cattolica, Riccardi di sant’Egidio, Martinez di Rinnovamento nello spirito). Presenti, ancora, ambasciatori di diversi paesi accreditati presso la Santa Sede (Slovacchia, Portogallo, Colombia, Messico, El Salvdor, Bosnia ed Erzegovina, Perù, Argentina, Principato di Monaco, Iraq, Unione europea, Polonia, Benin, Cile, Brasile, Libano, Austria, Nicaragua, Paraguary e Croazia).

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Papa Francesco e la ricerca della pace: ha parlato con Assad?

papa-francesco-assad-tuttacronacaDopo l’appello alla pace di domenica scorsa all’Angelus e il Tweet di lunedì “mai più la guerra, mai più la guerra“, sembra Papa Francesco abbia fatto un ulteriore passo alla ricerca di una soluzione al conflitto siriano. Secondo quanto riporta il quotidiano argentino Clarìn nella sua versione online, il Pontefice avrebbe parlato con con il presidente siriano Bashar al Assad. Scopo della conversazione, chiedere che vengano ridotti gli attacchi contro i ribelli e ci sia un atteggiamento conciliatorio. A riferirlo, fonti del Vaticano, anche se ancora non ci sono conferme ufficiali da parte della Santa Sede. Papa Francesco, nel frattempo, ha anche organizzato, per questo sabato, una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria. Ma il Pontefice non si ferma a questo: la sua “offensiva diplomatica” includerebbe anche gli sforzi dei suoi collaboratori per persuadere il presidente USA a non attaccare. Sempre secondo il quotidiano argentino, alcuni riterrebbero infatti che il capo di Gabinetto di Obama, il cattolico Denis McDonough, abbia influito sul presidente affinché posticipasse l’attacco subordinandolo all’approvazione del Congresso statunitense. Ma sembra che il Vaticano cerchi anche di convincere la Francia, unico Paese disposto ad unirsi all’eventuale bombardamento americano, e su altre nazioni per evitare che l’offensiva “punitiva” in Siria contro il suo uso di armi chimiche sulla popolazione sia l’inizio di una terza guerra mondiale. La presunta chiamata del Papa ad Assad non solo confermerebbe il maggior coinvolgimento del Pontefice rispetto a Benedetto XVI nei conflitti internazionali ma anche la sua enorme preoccupazione per le possibili conseguenze. Le sue azioni stanno comunque ottenendo un effetto concreto: non solo i cristiani, ma anche islamici moderati ed ebrei del Medio Oriente si stanno unendo alla giornata di preghiera in Siria e stanno organizzando incontri interreligiosi a favore della pace attraverso il dialogo.

Aggiornamento ore 12:21

La notizia riportata sul quotidiano argentino Clarin, secondo il quale Papa Francesco avrebbe parlato al telefono con il presidente siriano, è stata direttamente smentita da padre Federico Lombardi che ha affermato: “Non c’è mai stata alcuna conversazione telefonica tra i due”.

“Mai più guerra! Mai più guerra!”: l’appello di Papa Francesco

papa-francesco-basta-guerra-tuttacronacaSi riferiva alla situazione in Siria Papa Francesco quando sul suo profilo Twitter è apparso il seguente messaggio:

papa-guerra1-tuttacronacaE sempre oggi, in mattinata, tramite il responsabile del dicastero vaticano Giustizia e Pace monsignor Mario Toso, ha fatto sapere che “la via di soluzione dei problemi della Siria non può essere l’intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi. Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali”. Alla Radio Vaticana il segretario di Giustizia e Pace ha detto: “Le società civili e le loro organizzazioni sollecitano i loro rappresentanti per un verso a lasciare definitivamente da parte il conflitto armato e per un altro verso a lavorare, con convinzione ed intensamente, per la pace”. E spiega: “Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. La guerra chiama guerra anche perchè intrappola i popoli in una spirale mortale: porta in sè una visione distorta del potere inteso come sopraffazione e dominio e, inoltre, accentua il pregiudizio che tutti cercano di distruggere gli altri. Su tali presupposti l”altro’ rimane sempre un antagonista, un nemico da sconfiggere, non sarà mai un fratello. La guerra non finisce mai e le ragioni della giustizia sono disattese”. Del resto in Siria “occorre essere angosciati per i drammatici sviluppi che si prospettano, alla luce di come si stanno muovendo i grandi della terra. La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere quella dell’intervento armato. La situazione di violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi”. E ancora: “Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali e, in ogni caso, nessuno uscirebbe indenne da un conflitto o da un’esperienza di violenza. L’alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato”.

Il tema della armi, Papa Francesco l’ha toccato anche nel pomeriggio, con un nuovo messaggio, sempre in Twitter:

papa-guerra2-tuttacronacaMa il Pontefice aveva espresso la sua preoccuazione anche ieri, durante l’Angelus: “Il mio cuore è particolarmente ferito da quello che sta accadendo ed è angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano”.

Papa Francesco nomina il nuovo segretario di Stato: chi è Pietro Parolin?

pietro-parolin-tuttacronaca-nominaIl prossimo 15 ottobre avverrà il passaggio di consegne: Pietro Parolin, attuale nunzio in Venezuela, prenderà il posto di Tarcisio Bertone assurgendo a segretario di Stato. In seguito alla nomina arrivata da Papa Francesco, Parolin ha espresso la sua “profonda e affettuosa gratitudine” al Pontefice per aver riposto in lui una “immeritata fiducia”, manifestandogli “rinnovata volontà e totale disponibilità a collaborare con Lui”. Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di auguri al nuovo segretario di Stato, un italiano, facendo riferimento ai suoi precedenti incarichi:  “Nei lunghi anni trascorsi alla Segreteria di Stato, unanimemente apprezzata è stata la Sua costante attenzione per le relazioni fra lo Stato italiano e la Santa Sede ed il Suo impegno affinchè il rapporto di esemplare concordia e armoniosa convivenza esistente fra le due sponde del Tevere potesse ancor più consolidarsi, nel rispetto dell’indipendenza e della sovranitá di cui ciascuna delle due parti è, nel proprio ordine titolare. Sono certo che grazie alla Sua presenza al vertice della Segreteria di Stato, le nostre relazioni continueranno ad arricchirsi di nuovi contenuti e la nostra collaborazione a difesa della pace e della giustizia nei diversi scenari internazionali potrá ulteriormente consolidarsi”. Il Papa ha inoltre confermato negli incarichi il sostituto alla segreteria di stato mons. Angelo Becciu, il segretario per i rapporti con gli stati, mons.Dominique Mamberti, il prefetto della casa pontificia, mons. Georg Gaenswein, l’assessore per gli Affari generali mons. Peter Wells e il sottosegretario per i rapporti con gli stati, Antoine Camilleri.

Ma chi è il nuovo segretario di Stato? L’arcivescovo veneto monsignor Pietro Parolin è uno stimato diplomatico di lungo corso. Originario di Schiavon, dove è nato il 17 gennaio 1955, ordinato prete nella diocesi di Vicenza il 27 aprile del 1980, Parolin si è poi dedicato agli studi alla pontificia università Gregoriana (dove si è laureato in diritto canonico) e il primo luglio del 1986 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede. Dal 1986 al 1989 ha prestato la sua opera in Nigeria e in Messico dal 1989 al 1992 per poi rientrare a Roma nella seconda sezione della Segreteria di stato, quella che appunto si occupa dei rapporti con gli stati. Era il 30 novembre 2002 quando è stato nominato sotto-segretario della sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato da Papa Giovanni Paolo. Parolin si è occupato in particolare delle relazioni tra la Santa Sede e i Paesi orientali curando soprattutto i dossier riguardanti la Cina e il Vietnam. Il suo impegno ha riguardato anche su un altro fronte, quello dei negoziati tra Israele e Santa sede che, dopo aver allacciato relazioni diplomatiche nel 1992, sono ancora impegnati nella definizione delle questioni giuridiche e fiscali.Benedetto XVI l’ha promosso, il 17 agosto 2009, arcivescovo (sede titolare di Acquapendente) e gli viene affidata la delicata e prestigiosa nunziatura di Caracas nel Venezuela di Hugo Chavez, dove la sua azione diplomatica ha favorito la riconciliazione tra stato e chiesa dopo un lungo periodo di tensioni. Il 12 settembre 2009 Parolin ha ricevuto l’ordinazione episcopale direttamente dalle mani di papa Ratzinger nella basilica di San Pietro. Il nuovo segretario di Stato, legato da vecchia conoscenza a Papa Francesco, conosce l’inglese, il francese e lo spagnolo ed è una personalità molto apprezzata in curia a cui vengono riconosciute capacità e sensibilità anche dal punto di vista umano e pastorale. E’ il più giovane segretario di stato dai tempi di Eugenio Pacelli che lo divenne nel 1930 a un mese dal compiere 54 anni.

Il Papa scuote i giovani: i pessimisti? “Li mando dallo psichiatra!”

papa_francesco_giocani-psichiatra-tuttacronacaPapa Francesco ha ricevuto i giovani della diocesi di Piacenza a San Pietro, in occasione dell’Anno della Fede. Durante l’incontro, il Pontefice ha invitato i presenti ad “andare avanti, ma con i valori della bellezza, della bontà e della verità”. Quello che è necessario è “scommettere su un grande ideale. Questo voi potete farlo, avete il potere di farlo. Se voi non lo fate, è per pigrizia”. Quindi, “andate avanti, fate rumore. Dove ci sono i giovani, deve esserci rumore. L’illusione di un giovane è fare rumore, sempre”, scontando il fatto che “sempre, nella vita, ci saranno persone che vi faranno proposte per frenare, per bloccare la vostra strada. Siate coraggiosi e andate controcorrente.” Ma durante l’incontro il Papa ha fatto anche una dichiarazione volta a scuotere gli animi, spiegando che i giovani pessimisti.. li manda dallo psichiatra! “A me piace stare con i giovani perchè sono portatori di speranza e artefici del futuro. È una cosa bella andare verso il futuro, con le illusioni, ma è anche una responsabilità”. E quindi ha raccontato: “Quando mi dicono ‘Padre, che brutti tempi, questi! Non si può fare niente…’ io spiego che si può fare tanto. Ma quando un giovane mi dice ‘Padre, che brutti tempi, questi! Non si può fare niente…’ io lo mando dallo psichiatra. Perchè – ha spiegato – non si capisce un giovane, un ragazzo o una ragazza, che non vogliano fare una cosa grande, scommettere su grandi ideali, per il futuro. Poi, faranno quello che possono, ma la scommessa è per cose grandi e belle. Questa è la sfida, la vostra sfida”.

Brunetta contro Benigni: “uccide Dante”. Ma lo sa che Dante è morto?

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Brunetta si scaglia contro Benigni: “Un buon motivo per non andare all’Inferno è l’idea di trovarci Benigni che ripete la sua solfa uccidendo Dante anche là”.  Ma Renato Brunetta lo sa che Dante è morto? Come si può uccidere chi è già morto?

Il capogruppo del Pdl alla Camera ha poi continuato:

“Per il resto, finché Benigni ripete pateticamente le battute sul sottoscritto e altri colleghi del Pdl, attinte dal repertorio di Grillo e Crozza, non fa ridere, ma pazienza. Invece non c’entra nulla con l’umorismo, ed è pura menzogna, sostenere come fa lui che per la manifestazione di domenica a Roma ‘hanno pagato tutto e tutti’. Una infamia che colpisce non solo gli organizzatori ma diffama volgarmente tanta gente comune e perbene, che è capace di provare affetto per Berlusconi e rabbia per l’ingiustizia, ed è la stessa che prezzola Benigni con il canone quando ci rifila a tariffe milionarie i suoi flop danteschi”.

Roberto Benigni contro Berlusconi…

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Roberto Benigni chiude l’edizione 2013 di TuttoDante, iniziata a il 20 luglio scorso a Firenze in piazza Santa Croce con un attacco diretto a Berlusconi:

“Mi sono scordato un attimo della Cassazione e i giudici sono andati troppo veloci: non ho avuto il tempo di comprarli tutti”.

Queste sono state le parole con cui il comico toscano ha fatto riferimento al processo Mediaset e alla condanna dell’ex premier.  Come ogni sera Benigni , prima di iniziare la lettura dell’Inferno, ha cantato una canzone “Io sono il boss” del 1996 rivisitandola in chiave attuale e ricordando anche che ora Berlusconi potrebbe essere incorso in un nuovo reato dopo che Marino ha contestato il palco eretto in via del Plebiscito a Roma. Satira, ironia e anche uno sguardo al Vaticano.

Benigni infatti ha commentato così il viaggio di Papa Francesco, che durante il suo viaggio in Brasile ha viaggiato a bordo di una Fiat: “E’ riuscito a farla partire al primo colpo, questo in una futura causa di beatificazione sarà considerato il suo primo miracolo”. Quanto il comico a ha citato Papa Bergoglio dal pubblico, circa 5.000 persone, è partito un applauso per Papa Francesco a cui si è unito lo stesso Benigni.

I “Cavalieri” italiani riconosciuti da Stato e Chiesa: tra politici e mafiosi

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Politici, banchieri, militari ma anche boss mafiosi fra i membri dei sette misteriosi ordini religiosi che il Vaticano e lo Stato italiano riconoscono.  Tra antichi simboli come spade, croci e mantelle si celano i misteri della storia del nostro Paese

L’Ordine di San Gregorio Magno fu plasmato il 1 settembre 1831, da papa Gregorio XVI e da allora annovera “personalità eminenti” che possono vantare il grado di Cavaliere di Gran Croce o di semplice Commendatore. Scorrendo gli elenchi si trovano nomi noti come l’ex direttore generale Rai, Mauro Masi, o l’ex sottosegretario Paolo Peluffo. l’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmio o Arturo De Felice, il poliziotto a capo dell’Antimafia e  ancora l’ex ministro e ammiraglio, Giampaolo Di Paola. Benedetto XVI ha  reclutato anche Gabriello Mancini, presidente della fondazione Monte dei Paschi di Siena. Sicuramente un buon acquisto, per la Chiesa, vista la generosità nei suoi confronti della Fondazione. E per non far distinzioni  classiste, fra le personalità eminenti troviamo  anche il boss Renatino De Pedis.

Ma anche l’Ordine costantiniano di San Giorgio riesce a riunire personalità diverse fra loro, come militari, religiosi, monsignori e politici, giuristi e burocrati. Ecco che appaiono Silvio Berlusconi e don Nunzio Scarano, alias Monsignor 500,  l’intermediario Giovanni Caranzio e l’ex ministro Franco Frattini.  E ancora  il cardinale Crescenzio Sepe ha avuto il suo riconoscimento, lui  che gestiva bene il patrimonio immobiliare di Propaganda Fide e male le inchieste che l’hanno reso inquieto, così come il Governatore della Campania, Stefano Caldoro.  Sembra tutto uno splendore, ma cosa si nasconde dietro  il luccichio? Spesso nomi di dubbia o sinistra fama  come quello dell’ex prefetto Francesco La Motta, arrestato per i fondi al Viminale e Totò Cuffaro, ora in galera per mafia.

I Cavalieri di Grazia o di Gran Croce hanno accolto l’ex garante Agcom Corrado Calabrò e Pasquale De Lise, che ha occupato tante poltrone. Francesco Cossiga, appassionato di soldati e crociati, aeroplani (in miniatura) e servizi (segreti), ne era affascinato. Troviamo invece Bossi e Maroni in quell’armata che fu voluta, il 17 giugno 1847, da Pio IX, ma anche il fascismo aveva ottenuto il riconoscimento pontificio – fra i primi ci furono Benito Mussolini e Galeazzo Ciano – anche se poi Pio XII soppresse la dote nobiliare che le squadre nere avrebbero potuto tramandare alle generazioni successive.

Ma il Sacro Ordine Piano ospita anche il presidente della Repubblica italiana e quindi ha aperto le porte a Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. In seguito si ruppero gli argini anche alle istituzioni di più stretta osservanza politica ed ecco che  sono stati accolti anche Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Franco Frattini e Gianfranco Fini, oltre a Massimo D’Alema che ruppe l’embargo per i politici.

Che dire poi degli imbarazzi all’interno dell’Ordine di San Silvestro Papa? Annovera il presunto boss Giulio Lampada, che quando fu arrestato per associazione mafiosa, –  ‘ndrangheta esportata in Lombardia –  chiamò a testimoniare il primo ministro vaticano, il segretario di Stato,  riflesso politico di Benedetto XVI, cioè il cardinale Tarcisio Bertone che qualche anno prima aveva firmato la sua nomina a Cavaliere. In questo Ordine è lo stesso pontefice che arruola i Cavalieri e li governa e soltanto l’erede di San Pietro può essere il Gran maestro.  Qu ,negli anni, sono stati ammessi i luogotenenti dei Carabinieri, Roberto Lai e Fiorenzo Leandri; l’ex ministro Sergio Berlinguer, cugino di Enrico; Roberto Paolo Ciardi, storico.

L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme ha invece il compito di proteggere la città santa e onorare Cristo e di esso fece parte anche Licio Gelli, la mente P2, che aveva dalla sua un elaborato apprendistato massonico. Sia il Vaticano che lo stato riconoscono l’ordine laico nazionale che gestisce 60 parrocchie, 45 scuole, alleva 18.000 studenti e coccola 900 insegnanti, fa opera di carità e, in passato, faceva tanti errori. Sono passati 20 anni da quando il collaboratore di giustizia Vincenzo Calacaro ha dichiarato: “’Mi fu detto che si erano riuniti elementi della Cupola palermitana, tra cui Mariano Agate e zu Totò (Riina, ndr) ed elementi dell’ordine di Santo Sepolcro (a cui sono iscritti uomini d’onore di spicco). Anche monsignor Marcinkus faceva parte di quest’ordine. Mi fu spiegato che il Papa voleva fare dei cambiamenti che avrebbero danneggiato non solo ambienti del Vaticano, ma anche interessi di Cosa Nostra. Ambienti del Vaticano ovviamente corrotti e collusi con Cosa Nostra”. Se non basta, negli anni 90 a Palermo l’Ordine annoverava avvocati, magistrati e malavitosi tra cui Bruno Contrada, numero 2 del Sisde, mentre l’anno scorso, poco prima di lasciare l’incarico e divenire emerito, papa Benedetto XVI nominò Gran maestro il cardinale americano O’Brien,noto pedofilo.

Ma non si possono certo dimenticare i Cavalieri di Malta, che non sono propaggine vaticana e di cui fa parte Ernst von Freyberg, costruttore di fregate militari e presidente dell’Istituto per le Opere religiose nonchè gran dignitario di un ordine internazionale che celebra la carità. Tra loro anche Roberto Formigoni che ottenne l’agognata fascia per “l’instancabile attività, soprattutto in politica estera, di interventi umanitari”. Qualche anno fa, Bobo Craxi rivelò che i maltesi potevano aiutare suo padre Bettino, prima di morire in latitanza: “Ringrazio Andreotti perché si prodigò per far rientrare in patria mio padre: tentò di fargli avere un passaporto dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e ne parlò con Ciampi”. Patrono dell’Ordine è il cardinale Paolo Sardi, porporato di primissimo livello.

A scorrere questa lista verrebbe da rimettere in discussione secoli di opere letterarie e tutte le idee che, forse,  ci siamo fattii sulla figura dei Cavalieri e il loro rapporto con la parola “onore”. Immagine, paramenti, simboli. Tutte cose che ammantano di sacralità e ritualità degli Ordini i cui nomi incutono rispetto e che, invece, sembrerebbe celare indagati e delinquenti. E quello che spaventerebbe –  se si provassero senza nessun ombra di dubbio i fatti, – è la banalissima proprietà transitiva: se A=B e B=C allora A=C. Cosa si potrebbe pensare di un politico che brinda con un mafioso e di un avvocato e che trascorre il suo tempo con un malvivente? Dove sarebbero le divisioni, le linee che permetterebbero di distinguere il bene dal male? Nascoste da un simbolo, magari una croce?

Fondi congelati per “monsignor 500”

nunzio-scarano-monsignor-tuttacronacaMonsignor Nunzio Scarano, noto anche come “monsignor 500”, indagato per riciclaggio dalle Procure di Salerno e Roma, si è visto congelare i fondi presso la banca vaticana per disposizione della Santa Sede. Nel frattempo, le autorità vaticane continuano a indagare su transazioni sospette e le indagini potrebbero essere estese ad altre persone, come riferito oggi da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Scarano è anche accusato di aver tentato di trasferire illegalmente 20 milioni di euro dalla Svizzera all’Italia ed è già sospeso dalle sue funzioni presso l’APSA (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica). Risale al 9 luglio l’ordinanza dell’ufficio del Promotore di giustizia vaticano che ha disposto il congelamento dei suoi conti presso l’Istituto Opere di Religione (IOR). Padre Lombardi ha spiegato che “lo IOR ha affidato al Promontory Financial Group un esame oggettivo dei fatti e delle circostanze relative ai conti in questione e coopera pienamente con l’organismo di regolazione finanziaria del Vaticano AIF (Autorità di Informazione Finanziaria) e le autorità giudiziarie per fare interamente luce sul caso”. Nel dettaglio, lo IOR “sta affrontando un esame di tutte le relazioni con i clienti e delle procedure in vigore contro il riciclaggio di denaro”. Al tempo stesso, la banca vaticana “sta attuando provvedimenti adeguati per migliorare le sue strutture e procedure”. Questo percorso è cominciato a maggio di quest’anno e “ci si aspetta che sia largamente concluso per la fine del 2013”. Il direttore della sala stampa vaticana che anche informato che “nelle settimane passate, lo IOR ha nominato un chief risk officer a livello della Direzione, con lo specifico compito di concentrarsi sulla compliance (la corrispondenza con gli standard principali di controllo) e ha anche introdotto misure per rafforzare sostanzialmente il sistema di reporting. Infine, Padre Lombardi ha rimarcato che la banca vaticana “sta seguendo una linea chiara di identificazione sistematica e di tolleranza zero nei confronti di tutte quelle attività che siano illegali o estranee agli Statuti dell’Istituto, siano esse condotte da laici o da ecclesiastici”.

Il “pericolo di pensare in modo mondano”, così il Papa

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Celebrata a San Pietro la messa durante la quale ha imposto il “pallio a 34 arcivescovi metropoliti, di cui tre italiani:  Carlo Roberto Redaelli, Lorenzo Ghizzoni e Giuseppe Petrocchi, rispettivamente arcivescovi di Gorizia, Ravenna-Cervia e de L’Aquila.

In tale occasione il Papa ha ricordato “Nella Chiesa  la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità, come un grande mosaico in cui tutte le tessere concorrono a formare l’unico grande disegno di Dio. E questo deve spingere a superare sempre ogni conflitto che ferisce il corpo della Chiesa”.

Nessun riferimento di Papa Bergoglio sullo scandalo Ior, ma invece un chiaro riferimento a non cedere alla logica del potere umano: 

“Il ruolo, il servizio ecclesiale di Pietro ha il suo fondamento nella confessione di fede in Gesù il Figlio del Dio vivente, resa possibile da una grazia donata dall’alto”, ha ricordato ancora Papa Francesco, denunciando il “pericolo di pensare in modo mondano”.

Papa Francesco e i bikers: una domenica su ruote

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Giornata del “Vangelo della vita” oggi in piazza San Pietro dove Papa Francesco ha ricordato che “Quando l’uomo vuole affermare se stesso, chiudendosi nel proprio egoismo e mettendosi al posto di Dio, finisce per seminare morte”. Ha poi sottolineato: “L’egoismo porta alla menzogna, con cui si cerca di ingannare se stessi e il prossimo”, esortando così i fedeli: “Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo”. Papa Bergoglio ha quindi spiegato che “Spesso l’uomo non sceglie la vita, non accoglie il ‘Vangelo della vita’, ma si lascia guidare da ideologie e logiche che mettono ostacoli alla vita, che non la rispettano, perché sono dettate dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere e non dall’amore, dalla ricerca del bene dell’altro”. Al termine della celebrazione, è poi uscito ancora una volta dal territorio vaticano percorrendo via della Conciliazione a bordo della jeep scoperta, benedicendo e salutando i fedeli, compresi i bikers del raduno delle Harley-Davidson.

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L’invito alla gioia di Papa Francesco

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La situazione in Italia e nel mondo è tesa, drammatica, ovunque si svolgono tragedie. Forse è proprio per sconfiggere questa malessere e cercare d’infondere un po’ di spranza che Papa Francesco, all’omelia che ha tenuto lo scorso venerdì a Santa Marta, ha ricordato a tutti che con le facce tristi e “funebri” non si annuncia il Vangelo e che la gioia cristiana nasce anche “perdendo tempo a lodare Dio”. Ha la solita verve di sempre Francesco, pronto a coinvolgere i fedeli. “Noi cristiani non siamo tanto abituati a parlare di gioia, di allegria», ha commentato il Santo Padre, “credo che tante volte ci piacciano più le lamentele”. E invece “È proprio lo Spirito che ci guida: Lui è l’autore della gioia, il Creatore della gioia. E questa gioia nello Spirito, ci dà la vera libertà cristiana. Senza gioia, noi cristiani non possiamo diventare liberi, diventiamo schiavi delle nostre tristezze. Il grande Paolo VI – ha ricordato il Papa – diceva che non si può portare avanti il Vangelo con cristiani tristi, sfiduciati, scoraggiati. Non si può. Questo atteggiamento un po’ funebre, eh? Tante volte i cristiani hanno faccia di andare più ad un corteo funebre che di andare a lodare Dio, no? E da questa gioia viene la lode”. E non serve essere cristiani per ascoltare un simile insegnamento: mettere al bando la tristezza e cercare la gioia dentro e attorno a noi. Se è vero che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma… da qualche parte possiamo trovare la nostra felicità!

Le grandi sfide di Francesco I: la massoneria e la Chiesa

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Un nuovo libro, pubblicato a quattro mani dai giornalisti Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti, “Vaticano massone. Legge, denaro e poteri occulti: il lato segreto della Chiesa di Papa Francesco” ha riportato prepotentemente l’attenzione sul tema della Massoneria all’interno della Chiesa. Scorrendo le pagine, oltre ad alcuni documenti, si legge anche di eminenze e laici, dipendenti del Vaticano, appartenenti a logge segrete che avrebbero avuto un ruolo determinante nel furto di documento dall’appartamento del Papa, nelle dimissioni di Benedetto XVI e nell’elezione di Francesco al soglio pontificio. Ma vi è anche una lettera scritta da Vigrilio Gaito, l’allora Gran Maestro della loggia massonica Grand’Oriente d’Italia che, asieme al cardinale Silvio Oddi, chiede a Papa Giovanni Paolo II di lasciar perdere gli scontri perchè “è giunto il momento di lanciare un doveroso appello alla riconciliazione che ponga fine a questa secolare incomprensione tra Chiesa Cattolica e Massoneria”. Ma Wojtyla, e Ratzinger con lui, oltre a mantenere la linea dell’inflessibilità promulga un nuovo codice di diritto canonico nel 1983 inserendo anche un canone riguardante le logge massoniche. Al riguardo, lo stesso giorno, Ratzinger chiarì che per un cattolico appartenere a una loggia massonica significava compiere un grave peccato, con il divieto di fare la comunione, senza alcuna deroga.

Ma non è un tema affrontato solo dai giornalisti, anche durante le congregazioni avvenute prima del conclave che ha portato all’elezione di Papa Francesco I c’è stato chi ha sollevato l’argomento. Un cardinale, infatti, ha letto un testo di svariate cartelle sorprendendo tutti con una semplice parola: massoneria. “Oggi dobbiamo seriamente affrontare il problema e fare di tutto per trovare possibili infiltrati dentro al Vaticano”. Il retroscena è stato raccontato da uno degli stessi porporati presenti alle riunioni presiedute dal decano Angelo Sodano. “L’affaire dei massoni in Vaticano sta diventando troppo grande”, avrebbe detto il caridnale, “il collegio cardinalizio deve muoversi per impedire che questa gente possa stare nel cuore della Chiesa e dev’essere uno dei primi punti da affrontare con il nuovo Pontefice eletto”. Ecco allora la richiesta d’impegno da parte di tutti, “per chiudere la vicenda una volta per tutte. Senza tentennamenti e per il bene della Chiesa”. Era stato Papa Paolo VI, nel giugno del ’72, a parlare del fumo di Satana entrato da qualche fessura all’interno della Chiesa, un mistero su cui ora si cerca di far luce.

Le immagini religiose sul sito dell’attentatore di Roma? Un fake?

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Alcune testate riportano la notizia che andando sul Facebook di Luigi Preiti, l’uomo che questa mattina ha aperto il fuoco davanti a Palazzo Chigi, mentre il governo Letta giurava al Quirinale, si può notare come il profilo sia invaso da immagini religiose. In particolare si possono vedere immagini del carcere di Rebibbia con la frase: “Misericordia di Dio speranza unica dei disperati, Confido in te”.

E’ poco probabile che il profilo sia quello dell’attentatore anche perché risulta un diploma di ragioneria conseguito nel ’92.

Inoltre c’è chi, in queste ore, si cambia il nome per assumere quello di Luigi Preiti e scrive:

“FESTA DELLA LIBERAZIONE DI STO C***O. ONORE AL DUCE BENITO MUSSOLINI. ONORE A TUTTI I CAMERATI ASSASSINATI. W IL FASCISMO. MORTE VIOLENTA PER TUTTI I DEPUTATI E SENATORI. DUCE! DUCE! DUCE!”

Perchè non vi è controllo su Facebook? Si sospendono profili per aver inviato un messaggio di troppo, ma non si condanna l’apologia fascista che la nostra Costituzione vieta? E’ intollerabile che si permettano queste violazioni alla Carta.

Le parole di Vendola sull’attentato di Palazzo Chigi!

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“Un disperato o pazzo spara ed è tutta colpa di chi dissente, di chi non si piega all’inciucio… Non sentite puzzetta di regime?”

Così il leader del Sel commenta l’attentato di oggi avvenuto a Palazzo Chigi che ha visto il ferimento di due carabinieri e l’arresto di Luigi Preiti, un ragioniere di Rosarno ceh da 20 giorni sembra che progettasse il gesto di protesta. Un uomo in crisi personale, un pazzo o forse qualcuno che con una notevole abilità e freddezza riesce a sparare al collo di un poliziotto che indossa il giubotto antiproiettile ferendolo gravemente e con altrettanta lucidità riesce a gambizzare un altro carabiniere prima di essere fermato? Quante persone, impugnando una pistola avrebbero tale precisione?

E’ stato operato il cc Giuseppe Giangrande rimasto ferito davanti a P. Chigi.

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Si è preferito operare. Così al policlinico Umberto I di Roma il brigadiere Giuseppe Giangrande è stato sottoposto a un intervento  neurochirurgico per eliminare eventuali frammenti ossei dopo la sparatoria in cui è rimasto coinvolto questa mattina davanti a palazzo Chigi. A dichiararlo è stato il direttore della Dea dell’ospedale. Intanto la prognosi non viene sciolta.

Come si apprende dalle fonti ospedaliere del San Giovanni, l’altro carabiniere hala gamba destra fratturata.

Sconcerto e grande tristezza alla caserma Baldissera, sul Lungarno Pecori Giraldi a Firenze, sede del Sesto Battaglione Carabinieri Toscana, dove sono in servizio il brigadiere Giuseppe Giangrande e il carabiniere scelto Francesco Negri, feriti nell’attentato di stamani, davanti a Palazzo Chigi. Poca voglia di parlare fra i colleghi dei due militari – molti stanno andando a Roma per star loro vicino – che li definiscono ‘due bravissimi ragazzi, che si sacrificano. Questo – viene spiegato – e’ un lavoro che si fa solo con la passione, e’ un mestiere che chiede molto, che ti tiene lontano dalla famiglia e dagli affetti. Qua condividiamo tutto, esperienze di vita, tensioni, ansie e gioie’. Il contingente toscano era arrivato a Roma da qualche giorno ‘siamo a disposizione del Comando generale – viene aggiunto – che ci impegna non solo in Toscana, ma laddove ci sia bisogno: dalle emergenze di Lampedusa a quelle per la Tav, al servizio pubblico durante le partite’.

Giuseppe Giangrande, 40enne siciliano, è di origine siciliana, ma da anni vive a Prato.  Vedovo da due mesi, con una figlia 23enne che è corsa a Roma non appena ha appreso la notizia.

Accanto a Francesco Negri, il secondo carabiniere ferito c’è la compagna. Francesco, 30enne, originario di Torre Annunziata,  ha subito chiesto notizie del collega.

“Volevo colpire i politici” Preiti confessa!

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Preiti, l’autore della sparatoria a Palazzo Chigi di questa mattina, confessa il suo movente: “volevo colpire i politici”. Negli ultimi minuti sono emersi poi nuovi elementi per sul profilo dell’ttentatore. Sembrerebbe che Preiti abbia perso ingenti somme al gioco e versasse in  difficoltà economiche. L’attentatore già prima della separazione dalla moglie spendeva molti soldi alle slot machine e al biliardo. Proprio questo sarebbe tra i motivi che lo hanno allontanato dalla famiglia, facendogli perdere il lavoro. Intanto le scorte per i politici sono state rafforzate, mentre si cerca di abbassare i toni sugli scontri politici.

Lesioni alla colonna vertebrale per uno dei cc feriti a Roma.

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Si continuano a rincorrere le notizie sulla sparatoria di questa mattina che ha posto in nostro Paese in primo piano anche davanti all’occhi della comunità internazionale. Minuto dopo minuto si è cercato di ricostruire il folle gesto di un uomo che non lucidità e freddezza ha sparato su due carabinieri. E’ notizia dell’ultimo minuto che uno dei due avrebbe riportato alcune lesioni alla colonna vertebrale.

L’attentatore di Palazzo Chigi: “Ammazzatemi voi”. L’Angelus continua

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Tre persone ferite: due carabinieri ed una passante incinta. Questo il bilancio dell’attentato a Palazzo Chigi mentre era in corso la cerimonia di Giuramento del Governo Letta. Luigi Preiti, l’attentatore che in un primo momento è stato definito uno squilibrato e per il quale si è parlato di patologia psichica, è stato subito bloccato dalle forze dell’ordine e ferito nel corso di una collutazione. L’uomo, una volta che è stato gettato a terra, avrebbe implorato la morte: “per favore uccidetemi, ammazzatemi voi”. Queste le parole dirette alle forze dell’ordine a cui poi ha chiesto che gli fossero allentante le manette, perchè non sentiva il braccio. Intanto iniziano a sorgere dubbi sul suo stato mentale: la sua supplica lascia intuire che l’uomo potrebbe essere stato costretto a compiere il gesto o che comunque ci sia qualcuno alle sue spalle. Ci sono diversi indizi che testimoniano la sua lucidità: si è vestito in modo informale per attraversare la piazza non visto, l’arma era di piccolo calibro ed è stata estratta solo all’ultimo momento, inoltre l’uomo ha mirato al collo ed alle gambe, ossia ai punti non protetti dal giubbotto di sicurezza. Per lui accuse di tentato omicidio, porto e detenzione d’arma. Il fratello nega i problemi psichici raccontando della mancanza di lavoro, dopo aver perso il suo nel campo dell’edilizia, e del divorzio.

Anche l’Angelus di Papa Francesco ha rischiato di essere sospeso per questioni di sicurezza. Proprio stamattina, nel corso dell’omerlia, Papa Bergoglio si era rivolto ai ragazzi che stanno per ricevere la Cresima affermando che Dio “ci dà il coraggio di andare controcorrente, sentite bene giovani. Non ci sono difficoltà tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura”. Aggiungendo: “Giocate la vita per grandi ideali. Scommettete su grandi ideali, su cose grandi, non siamo stati scelti dal Signore per “cosine” piccole ma per cose grandi”.

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