Lo scandalo dei finanziamenti nel mondo del cinema

GialloToscano-tuttacronaca“Grazie Italia, questo è davvero un Paese pazzo, ma bellisimo”. Sono parole di Paolo Sorrentino nel suo discorso di ringraziamento nel ricevere il Golden Globe. E pur gioiendo per il fatto che l’Italia abbia visto un suo esponente trionfare, è difficile affermare di essere d’accordo con lui. Soprattutto dopo aver letto un articolo, a firma Giacomo Amadori, su Libero. A voler osservare il panorama cinematografico italiano del momento in effetti non c’è molto di che esser felici. Lo stesso film che ha riportato l’Italia in vetta, La Grande Bellezza, viene definito dal New York Times “una metafora del declino italiano” e ancora una volta, pur con grande maestria, viene presentato un ritratto appassionato e amaro di una città, Roma, che è al tempo stesso bellissima e decadente. Perchè la verità è che il cinema italiano sembra non riuscire ad andare oltre all’osservazione e alla rilettura. Altrimenti ci sono i grandi campioni d’incassi, che fanno gioire al botteghino, riescono anche a far ridere molti (e sappiamo ce n’è bisogno), ma difficilmente restano impressi o se ne parlerà un domani. Del resto l’industria cinema ha le sue  cosidette “regole” . C’è il desiderio di non rischiare e  forse la necessità di strizzare l’occhio ai soliti noti, in un universo che sembra non voglia mai dare spazio a figure nuove. E poi ci sono i finanziamenti, almeno quelli che ancora non sono stati tagliati . Ora Libero parla proprio del fatto che Film commission della regione Toscana è riuscita a elargire decine di migliaia di euro per finanziare il filmino di due indagati in diverse inchieste giudiziarie. Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, appresa la vicenda, ha commentato: “Pensare che la Regione Toscana  per mettere a posto i conti ha chiesto ai suoi cittadini di pagare, oltre al ticket, una gabella di 10 euro, con la scusa della digitalizzazione, per tac, radiografie e altri esami diagnostici anche se i pazienti sono poveri o malati terminali”.  poi anche LIbero commenta in dettaglio la storia di questi finanziamenti

La nostra storia riguarda Paolo Oliverio, commercialista quarantasettenne con la passione per gli affari con i padri Camilliani e gli 007, arrestato a novembre per sequestro di persona nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio. Oliverio dal gennaio 2013 è socio della Poyel produzioni, con capitale sociale di 100 mila euro, azienda trasferita a Napoli a ottobre e infine messa in liquidazione nel dicembre 2013, un mese dopo l’arresto di Oliverio.

Nonostante la breve esistenza, la Poyel ha fatto in tempo, si apprende da Internet, a produrre il film «Giallo toscano», un thriller girato a Buonconvento (Siena), realizzato insieme con l’Accademia dei Risorti, società di produzione cinematografica con sede proprio nel piccolo comune senese. Grazie al trailer si scopre pure che il film è stato realizzato con il contributo della Regione toscana e della Toscana film commission. Che ha versato, secondo i produttori, 30 mila euro. La trama è semplice: una mattina di giugno due tartufai in cerca di tuberi trovano il cadavere di una giovane archeologa. Inizia a questo punto la caccia all’assassino. Al film ha contribuito con la propria partecipazione gran parte della popolazione del paese. L’idea è stata del presidente dell’accademia, Lorenzo Borgogni, per quasi vent’anni influente portavoce di Finmeccanica, originario di Siena e residente a Buonconvento. La figlia Benedetta ha fatto l’aiutoregista. Anche Borgogni, come Oliverio, ha avuto le sue traversie giudiziarie: indagato nel 2011 nell’inchiesta su Finmeccanica, ha patteggiato una pena di tre mesi di reclusione per finanziamento illecito ai partiti e resta sotto processo per altri reati; attualmente è coinvolto anche nell’indagine sulle presunte mazzette pagate per la fornitura degli autobus di Roma Capitale.

Tutto questo non ha impedito alla Regione Toscana di finanziare il progetto. «Ma il film di Buonconvento con Oliverio non c’entra nulla» puntualizza Borgogni con Libero. «È stato realizzato nel 2012 e la Poyel è nata nel 2013». Eppure nei titoli c’è scritto che è stato prodotto dalla Poyel: «In realtà l’abbiamo inserito in quel catalogo per vedere se si poteva domandare qualche contributo con questa nuova società. I soldi dalla Toscana film commission li abbiamo ottenuti come Accademia dei risorti, di cui sono presidente: 25-30 mila euro in tutto».

La toppa sembra peggiore del buco: il pluriindagato Borgogni ottiene denaro pubblico per un’opera sul suo paese e poi con una società affidata a Oliverio e che millanta di aver prodotto un film non suo prova a ottenere altri finanziamenti. Ma come approda il fiscalista alla Poyel? «L’abbiamo fondata io e il mio amico Alfonso Gallo: lui ci ha messo dentro suo fratello e io Oliverio» risponde Borgogni. In effetti alla camera di commercio si apprende che soci al 50 per cento della Poyel sono la General holding company spa dei Gallo e Reb venture srl, in cui sono soci Borgogni e Oliverio, che possiede il 5 per cento delle quote. I due sono insieme anche nella System plus srl. «Nei giorni scorsi, dopo aver letto le notizie sulle presunte attività illecite di Oliverio abbiamo fatto dei controlli e scoperto numerose operazioni sospette e non autorizzate da Borgogni sui conti delle due società » avverte l’avvocato Stefano Bortone, difensore dell’imprenditore (…)

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Gli archivi di Oliverio, ex commercialista dei vip… spunta anche Paolo Berlusconi

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Lo aveva annunciato al momento dell’arresto e sembra che non era solo l’ultimo tentativo di difesa: “Se aprite i miei archivi viene giù l’Italia”

Queste parole di Paolo Oliverio, ex commercailista dei vip, arrestato i primi di novembre con l’accusa di aver pilotato nomine e affari nell’ordine religioso dei Camilliani, non sono cadute nel vuoto. Nell’archivio del fiscalista sono emersi infatti rapporti riservati con funzionari dell’intelligence, militari della Guardia di Finanza, parlamentari, imprenditori, boss e alti prelati. Secondo i pubblici ministeri Oliverio è stato anche uno dei “riciclatori” dei soldi della ‘ndrangheta e di alcuni esponenti della criminalità romana. Come scrive il Corriere della Sera:

Ci sono nomi noti come quelli di Paolo Berlusconi e Claudio Lotito nella lista delle frequentazioni del commercialista, ma anche quello di Marco Squatritil’avvocato di affari ex marito di Afef Jnifen, coinvolto in numerosi scandali finanziari e tuttora latitante per una bancarotta da oltre 90 milioni di euro. Con loro Oliverio avrebbe tentato alcune operazioni finanziarie e in alcuni casi sarebbe riuscito a piazzare anche alcuni «colpi» da milioni di euro. È lo stesso meccanismo utilizzato nei rapporti con Lorenzo Borgogni, ex manager di primo livello di Finmeccanica con il quale condivideva alcune quote societarie e sarebbe riuscito ad orientare appalti gestiti da imprese del Gruppo. Tutto passava da decine di aziende, nella maggior parte dei casi intestate a prestanome, che il professionista avrebbe utilizzato per «ripulire» fondi di provenienza illecita.

Naturalmente i legami e i fatti sono ancora tutti da verificare e sicuramente il lavoro degli inquirenti non sarà facile visto l’ampiezza dell’archivio e i dati da incrociare per risalire agli eventuali illeciti. Ma Oliviero sembrerebbe non solo un commercialista della criminalità organizzata, ma anche un uomo che aveva rapporti con i servizi segreti. Sempre sul Corriere della Sera si legge:

Capitolo certamente da esplorare riguarda le frequentazioni Oliverio con esponenti dei servizi segreti, non escludendo la possibilità che il professionista possa essere stato «fonte» degli 007 in alcune occasioni. Anche perché, come svela proprio il gip motivando la scelta di lasciarlo in cella, «l’indagato disponeva di un sistema software per le intercettazioni illegali». Nel suo computer sono stati trovati numerosi «report» su personalità e affari. Sono resoconti su incontri avuti con personalità e sulla gestione di affari: quanto basta per alimentare l’ipotesi che in alcuni casi Oliverio si sia prestato a svolgere il ruolo di informatore.

E gli “aiutini” con Equitalia:

I documenti custoditi nell’archivio svelerebbero però che di ben altro calibro erano i suoi referenti nelle Fiamme Gialle tanto da poter orientare verifiche fiscali su imprenditori e grandi società. Ma anche poter influire sull’attività di ispettori di Equitalia.

Quel caso di violenza e altre “questioni delicate”:

Appunti e documenti contenuti nei suoi computer rivelano che non erano soltanto i vertici dell’ordine religioso i suoi referenti in Vaticano. Le informative allegate all’ordinanza rivelano che avrebbe «risolto» un caso di violenza sessuale che vedeva coinvolto un religioso convincendo la vittima a non presentare denuncia. I documenti acquisiti in seguito proverebbero che pure altre questioni delicate— economiche e personali—sarebbe riuscito a governare così favorendo alcuni alti prelati che avrebbero poi ricambiato questa disponibilità.

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