Bondi contro Napolitano, la pacificazione diventa guerra?

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Il centro dell’attacco è la pacificazione. Sembrerebbe un controsenso, ma ormai in politica è difficile potersi stupire di qualcosa ed è che la pacificazione  diventa guerra. Queste le parole di Sandro Bondi in risposta a quanto pronunciato dal Presidente della Repubblica in presenza del Pontefice oggi in visita al Quirinale: 

«Sono d’accordo con Napolitano quando sostiene che in Italia prevale un clima politico avvelenato, ma sono dell’opinione che non abbia fatto nulla per stemperare le esasperazioni e per pacificare davvero la vita politica italiana. Era l’unico che poteva farlo sia per la sua coscienza storica dei problemi dell’Italia sia per le prerogative di cui dispone».

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Il video che mostra come la polizia spara sui manifestanti turchi

 

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E’ stata aperta, dal procuratore di Ankara, l’inchiesta sulla morte del 27enne Ethem Sarısülük, in stato comatoso dopo esser stato colpito da un proiettile al capo nei primi giorni della protesta, in piazza  Kizilay nella capitale. Ora, grazie a un video, le responsabilità della polizia appaiono evidenti. I familiari del ragazzo avevano presentato una denuncia contro la polizia già il giorno successivo al suo ricovero, quando si parlava di morte cerebrale e, a tutt’ora, gli stessi familiari e i medici dicono che non si è mai ripreso e che si sta spegnendo senza dare segni di recupero. Stando all’avvocato Kazim Bayraktar, “ci aspettiamo una brutta notizia da un momento all’altro, poiché i suoi organi danno segno di progressivo indebolimento. Il video diffuso ora mostra chiaramente come un agente prende a calci alcuni manifestanti per poi metterli in fuga sparando ad altezza d’uomo prima di dirigersi verso i suoi compagni di reparto. Si sentono anche i tre colpi in sequenza mentre la pistola è puntata sui manifestanti, uno dei quali resta a terra.

Ceyda Sugar, la “donna in rosso” simbolo della protesta in Turchia

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La rivolta in Turchia ha un nuovo simbolo, la “donna in rosso”, inondata con spray urticante da parte della polizia a Piazza Taksim. La foto della giovane ha fatto il giro del mondo e ora il Dayli Mail ha pubblicato la sua foto e reso noto il suo nome: Ceyda Sugar. Le immagini sono l’ennesima testimonianza della durezza usata dalle forze dell’ordine turche contro i manifestanti. I primi a rintracciare la giovane, che tutti gli organi di stampa avevano cercato di contattare, sono stati i giornalisti dell’emittente turca TV 24, che l’hanno intervistata.  è riuscita a rintracciarla e intervistarla. Ma a Ceyda non interessa passare alla storia come un simbolo, come lei stessa ha dichiarato, non si sente “a suo agio nei panni dell’icona del movimento”: “In quel parco c’era tanta gente che veniva colpita e tra me e loro non c’è alcuna differenza”.

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Rotta la tregua in Turchia: nuovi scontri

 

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Dopo due giorni di tregua apparente, nella notte sono ripresi gli scontri in Turchia, dove gli agenti anti-sommossa hanno disperso con la forza, usando lacrimogeni e cannoni ad acqua, una manifestazione pacifica di circa 10 mila oppositori a Kizilay, nel cuore di Ankara. Diverse le persone ferite mentre la polizia ha effettuato anche svariati arresti. Questo è avvenuto dopo che ieri pomeriggio il partito islamico Akp, alla cui guida siede Erdogan, dopo un vertice di crisi con il premier svoltosi a Istanbul, aveva affermato che il governo aveva la situazione “sotto controllo”. Ma gli scontri si sono registrati anche a Smirne, Adana e nel quartiere alawita di Gazi a Istanbul, mentre non si sono verificati invece incidenti a Piazza Taksim. La protesta continua anche a mezzo stampa, dove si denuncia la presenza, accanto alla polizia in uniforme, di uomini in civili armati di bastoni. Migliaia di militanti del partito di governo dovrebbero accogliere oggi Erdogan all’aeroporto di Ankara mentre sono state previste, dal partito islamico, due manifestazioni di massa di appoggio al premier e di sfida agli oppositori per sabato e domenica prossimi a Ankara e Istanbul. Nel frattempo anche il premier Erdogan ha voluto mandare un messaggio ai suoi elettori, come riposta Al Arabiya: “Mancano sette mesi alle elezioni locali. Voglio che diate a questa gente una prima lezione con un voto democratico alle urne”.

Turchia: l’altra faccia del Gezi Park

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 La rivolta partita dal Gezi Park ora ha anche una “parola d’ordine”: il termine chapulling che già è diventato il simbolo della protesta. L’espressione è nata rovesciando il suo significato iniziale, quello per cui il premier Tayyip Erdoğan lo ha utilizzato nei confronti dei manifestanti: in turco, “çapulcu” (pronunciato: ciapulgiu) significa saccheggiatore, vandalo. Ma il movimento ha fatto suo il termine rivoltandolo con le armi dell’ironia e del paradosso: in inglese, chapuller è diventato sinonimo di combattente per i diritti e la giustizia, trasformandosi in una delle parole più usate (e più cercate) sul web con tanto di star internazionali come Patti Smith e Noam Chomsky fotografati accanto allo slogan “Se i ragazzi di Taksim sono chapuller, siamo tutti chapuller”. Ma l’ironia viaggia sul web anche sotto forma di vignette.

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 Ma la protesta ha anche un altro volto, quello che si vede quando la polizia non spara lacrimogeni o gas urticanti. Allora i ragazzi leggono, ballano e dipingono, mostrano una piazza “liberata e restituita ai cittadini” sove si cerca di rialzare la testa dopo anni di pressione sociale e marginalità politica. E’ da quando le forze dell’ordine si sono ritirate che i ragazzi di “Occupy Istanbul” hanno trasformato Taksim in un enorme quartier generale a cielo aperto, insediandosi pacificamente al parco Gezi, diventato una sorta di zona-franca in cui, dicono, “deve esserci rispetto per tutti i punti di vista, anche quelli religiosi”. E allora via libera alla creatività e all’aggregazione e allo spirito di comunità. Si legge ma ci si impegna anche per mantenere la piazza pulita e in ordine, mettendo in piedi un vero e proprio servizio con turni spontanei, prima per raccogliere le macerie degli scontri e poi i rifiuti prodotti dall’occupazione. In tutto questo, Gezi Park è diventato il luogo dove esprimersi, in ogni forma.

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