Deputato anti-gay… omosessuale? Si rincorrono i rumors

Aaron Jon Schock-tuttacronacaDibattito aperto negli Stati Uniti e al centro delle discussioni c’è il repubblicano Aaron Jon Schock. Quello che ci si chiede è se sia giusto o meno rivelare l’orientamento sessuale di altri e se non si tratti di una violazione della privacy nonchè un atto odioso. Se lo è “in generale”, la situazione cambia quando un politico tace, quando non nega, la propria omosessualità attestandosi si posizioni antigay. In questo caso, l’outing sembrerebbe non solo moralmente lecito ma addirittura doveroso. Schock, classe 1981 e rappresentante del 18° distretto congressuale dell’Illinois alla Camera, è un noto conservatore che da sempre pone la sua opposizione a un’equiparazione dei diritti delle persone lgbt. Ma proprio su di lui da tempo si concentrano gay rumors. Come riporta l’Huffington Post, Nel 2010 l’attrice e drag queen Sherry Vine lo additò apertamente come omosessuale nel video di “You are omo”, parodia del celebre brano “Alejandro” di Lady Gaga.

 

Ma nessun giornalista aveva mai fatto apertamente outing su Schock. Ecco perché, il 3 gennaio, il reporter Itay Hod – che è gay – ha scritto un post, dove, in maniera provocatoria, ha sollevato la questione sulla liceità o meno del parlare dell’omosessualità di un deputato repubblicano dell’Illinois, fieramente avverso alle questioni lgbt. Politico, questo, che come assicura Hod, è stato sorpreso da un giornalista a fare la doccia con un amico e ripreso da TMZ nel quartiere gay di Tampa. Il post non ne riporta esplicitamente il nome ma include, alla fine, il link di un pezzo di Americablog.com, intitolato “Le 7 foto più gay di Aaron Schock su Instagram nel 2013”. Hode spiega anche che l’aver dovuto sollevare, in forma ipotetica, la questione del parlamentare repubblicano e del «suo voto ipocrita contro i diritti umani dei gay» è una conseguenza della convinzione che fare outing su altri sia indintamente «un crimine contro l’umanità». Ma la reazione sul web è stata completamente a sostegno di Hod.

Come ricordato da HuffPost Usa, Aaron Schock – il cui account Instagram risultava bloccato sabato scorso – non ha ancora risposto al post di Hod. Tenendo conto che già nel 2012 il sexy parlamentare aveva rigettato come “gratuite e ridicole” le voci d’omosessualità sul suo conto, si può immaginare il seguito di questa vicenda.

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“Rosalinda è gay, tutto ok”. L’outing di Claudia Mori

rosalinda_celentano_tuttacronacaE’ la prima volta che Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano, parla su un giornale dell’omosessualità della figlia Rosalinda. Come testata, ha scelto il Corriere della Sera, al quale ha spiegato che l’omosessualità di Rosalinda è stata sia accettata che capita sia da lei che dal marito.

«Non ho mai provato alcun senso di colpa, semplicemente perché non esiste alcuna colpa e diversità da “riparare”. Mia figlia Rosalinda non sempre l’ho capita e non sempre ho condiviso certi suoi atteggiamenti o dichiarazioni. Ma mai per i suoi orientamenti sessuali. Io credo fermamente che questi ragazzi vadano aiutati non a cambiare, maa sopportare questa società violenta e razzista».

Rosalinda, nel tempo, ha cambiato il modo di parlare della sua attrazione per le donne: dà l’impressione di essere passata da un rifiuto a una maggiore serenità. Pensa che sia quel rifiuto ad averle creato problemi, ora superati, con l’alcol?

«Sì, credo che lei non si accettasse fino in fondo. Penso alle sue interviste, dove parlava di amare tutto: un albero, un tramonto, una statua, un bambino… Lei è anche questo, ma oggi sono portata a pensare che fosse un modo per mandare dei segnali. A un certo punto l’abbiamo convinta a farsi guidare in un percorso di conoscenza di sé. E credo che questo cammino “guidato” abbia avuto un ruolo importante. La questione dell’alcol potrebbe essere collegata a questo».

Le cose tra voi due sono cambiate?

«Recentemente, d’accordo con Adriano, ho deciso di parlarle apertamente, dicendole che per noi non sarebbe cambiato nulla sapendo dei suoi orientamenti sessuali. Lei sarebbe rimasta la nostra figlia amorosa di sempre, che vorremmo vedere più felice e serena perché la nostra felicità è direttamente legata alla sua. Vorrei solo averlo fatto prima. E penso che comunque Rosalinda abbia fatto benissimo a rivelare la sua natura: non è una malattia o un errore che andrebbe “corretto”. Sono altre le tendenze da correggere!».

Facebook fra poco predirà il futuro di ognuno di noi?

facebook-matt-gay-tuttacronaca

Facebook sa quali dei suoi iscritti sono gay ancora prima che questi facciano coming out. Per il social network delineare il profilo dei suoi abitanti è di vitale importanza al fine di permettere alle compagnie che fanno pubblicità online d’indirizzare agli utenti annunci su misura.

E così nei giorni scorsi Matt ha deciso di scrivere una lettera a BuzzFeed, sito Usa che mescola contenuti virali e informazione, dopo che l’algoritmo di Zuckerberg aveva ficcato il naso un po’ troppo in fondo nei suoi affari.

Una mattina di un paio di settimane fa, una volta aperta la sua pagina Facebook, Matt (nella lettera di protesta lo scrivente specifica soltanto il proprio nome di battesimo) si è preso un bello spavento. Tutto per colpa di un annuncio mirato, che sponsorizzava le capacità di tale Rick Clemons, definito dallo slogan della réclame 2.0 il coach del coming out. «Vuoi far sapere al mondo che sei gay? Hai bisogno di aiuto?», recitava lo spot. Solo che Matt sostiene di non aver mai detto a nessuno di essere omosessuale né tantomeno di aver bisogno di aiuto, eccezion fatta per un amico con cui una volta si è confidato al telefono. Né a suo dire ha mai rivelato le proprie inclinazioni in ambito sessuale sul social network.

Quello che ha fatto però è stato commentare un paio di volte un articolo dello stesso BuzzFeed, dove si parlava del governatore dell’Ohio che si spendeva in favore del matrimonio gay. Nell’era dei big data basta un’inezia a far trapelare un segreto ben custodito nella realtà.

Non stiamo esagerando?

Robbie Rogers fa outing e lascia il calcio

robbie rogers

“Per 25 anni ho nascosto quello che realmente sono per paura. Adesso è arrivato il momento di svelare il mio segreto e lasciare il calcio”. Così Robbie Rogers, calciatore statunitense che ha militato anche nella nazionale, ha annunciato il suo ritiro dalla squadra inglese dove giocava e dal mondo del calcio. E’ gay e, come purtroppo sappiamo, ci sono ambienti come quello del calcio in cui esserlo ti porta automaticamente a “essere fuori posto!” Non è il primo, perchè anche David Testo, ex centrocampista del Montréal Impact, nel 2011, a fine carriera, rivelò la sua omossessualità. Il 31enne Testo è ora un “testimonial”  per la comunità LGBT sportiva. Lui ha il desiderio di potersi mettere in contatto con Rogers al più presto e fare un percorso che riporti il ragazzo sul campo da gioco.  “Spero che lui prenda in considerazione la possibilità di tornare a giocare di nuovo,  è giovane ed è bravo tanto da poter tornare. Ma in ogni caso avrà influenzato molte persone, anche nel caso che non voglia più giocare”

Il costo emotivo di vivere la “doppia vita”, come la chiamava Testo, può essere alleviato dal desiderio di Rogers di giocare. Rogers ha scritto che “i segreti possono causare danni profondi all’interno di se stessi”, poi ha aggiunto: “La gente ama predicare l’onestà, come l’onestà è così pura e semplice. Provate a spiegare ai vostri cari, dopo 25 anni che siete gay. Provate a convincervi che il Creatore ha uno obiettivo meraviglioso anche per voi… anche se vi è stato insegnato che la meraviglia è diversa!”

A dire il vero, alcuni atleti gay di sesso maschile ci sono ma sono eccezioni, come ad esempio il calciatore Justin Fashanu, il giocatore di cricket Steven Davies e la stella del rugby Gareth Thomas.

Quando si smetterà di giudicare la vita privata di una persona e si giudicherà solo la vita professionale, lasciando tutti liberi di essere quello che sono o vogliono essere senza limiti?

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