Il Sant’Eugenio è al collasso, pazienti gravi lasciati in corridoio

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Il Sant’Eugenio, uno dei più importanti ospedali di Roma è un paziente grave. La struttura non regge più, tra il personale insufficiente e l’afflusso continuo di malati, le condizioni sono davvero inaccettabili. Almeno 98 pazienti attendono infatti una visita o un posto letto e almeno 51 di questi sono in condizioni critiche.

E’ La Repubblica a riportare la difficoltà quotidiana che si vive tra i muri del Sant’Eugenio:

Il personale medico si sfoga:

“Non era mai accaduto”, si sfogano i medici della prima linea inchiodati al lavoro, quattro, cinque ore oltre l’orario. “Così non abbiamo faticato mai”. “Qui”, spiegano, “da giorni l’affluenza non molla la presa”. E la conferma arriva dagli equipaggi delle ambulanze del 118: “Dopo tre ore di fermo del nostro mezzo in un altro ospedale, ci hanno restituito la lettiga di bordo dopo la morte del paziente che la occupava”. “Qui al Sant’Eugenio”, aggiunge Monica Rinaldi, “aspettiamo da un’ora che si liberi la barella per poterci rimettere in marcia”.  

I codici verdi attendono nei corridoi, mentre i pazienti gravi con infarti in corso vengono curati nelle corsie, dato che nell’Unità di terapia intensiva non c’è posto, spiega Lucio Alessandro, direttore del Dea:

“L’Unità di terapia intensiva coronarica”, ancora Alessandro, “è piena e siamo costretti a trattare qui i pazienti con infarto in corso”. Con le ambulanze del 118 ne sono approdati cinque quasi in contemporanea e solo per due di loro si è riusciti a eseguire l’angioplastica, a liberare cioè la coronaria ostruita. E gli altri? “Aspettano il loro turno coperti da un trattamento farmacologico”.

In Veneto arrivano gli infermieri “a tempo”

infermieri-a-tempo-tuttacronacaLa Giunta regionale veneta ha approvato una delibera che determina i minuti minimi necessari a ogni infermiere per assistere un paziente in modo corretto nell’ambito della giornata. La rivoluzione nel campo della Sanità prevede una tempistica che varia a seconda della specialità e prevede personale di rinforzo nel caso in cui non si raggiungano gli standard minimi di assistenza, o riposizionamenti nel caso di aree con operatori in eccesso. Il governatore Luca Zaia ha spiegato al Gazzettino, a seguito dei timori espressi dagli infermieri, “Nessuno parli di allarme licenziamenti”. Quello a cui si mira è l’ottimizzazione delle risorse per “assistere a cinque stelle il paziente ricoverato”. Così, un paziente ricoverato in malattie infettive si vedrà garantiti 230 minuti di cure, uno in medicina interna 185, mentre in rianimazione la quota sale a 700 minuti al giorno. Ora si attende che la Commissione Sanità del Consiglio regionale dia il via libera al provvedimento. “In nessun reparto veneto si dovrà mai più assistere ad attese troppo lunghe da parte del paziente”, spiega l’assessore alla Sanità, Luca Coletto. E non mancheranno i risparmi. “La gestione del personale è una delle voci di spesa più elevate, sulle quali andrà posta attenzione totale – aggiunge Zaia -. Il Veneto da questo punto di vista è già assolutamente virtuoso”.

Facciamo chiarezza sull’Aids in Grecia

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E’ stato un errore. Anche l’Oms può quindi sbagliare su un rapporto che analizza la Grecia nel periodo più nello della storia ellenica,  e affermare che  “la metà delle nuove infezioni da Hiv sono auto-inflitte per consentire alle persone di ricevere 700 euro al mese”. Nell’errata corrige quindi si precisa che si tratta di “pochi casi aneddotici”. Ma l’aumento della malattia attraverso i   numeri fanno paura: +52% di infezioni nel 2011 rispetto al 2010.

Scrive Maria G. Maglie su Libero:

Non intendo sostenere che finiremo come i greci a iniettarci il virus dell’Aids per prendere il sussidio di 700 euro, ma certo la strada verso la tomba in un cimitero annunciata dal Wall Street Journal per l’Italia della sta-bi-li-tà imposta dal governino dei bravi ragazzi di Napolitano può essere fatta di una stagnazione infinita, di un declino neanche tanto lento verso povertà, disperazione, emarginazione, piccoli furti, imbrogli tragici, omicidi per niente. Forse siamo ancora in tempo, forse no, agli italiani conviene avere ben chiaro, tra una Iuc che prende il posto dell’Imu e una finanziaria votata alla cieca come un contenitore, che quel che l’Organizzazione mondiale della sanità denuncia nel suo rapporto non è una eccezione che riguarda solo i greci dilapidatori e sfruttatori dello Stato; certamente lo sono stati, ma dopo la cura della Merkel, dopo la ricetta di austerità della Troika, stanno molto molto peggio. Qualcosa bisognerà pur fare per superare una politica di austerità che in Europa è stata imposta dalla Germania, con l’applicazione di Bce e Fmi, e ha portato alla crisi, ad avere disoccupati o sotto-occupati 50 milioni di europei. L’austerità si può applicare solo quando c’è sviluppo, altrimenti porta alla recessione. Cito dal rapporto in sintesi nella parte dedicata alla situazione greca: Sono aumentati del quaranta per cento i suicidi, raddoppiati furti e omicidi, i numeri di contagio dell’Hiv e dell’uso di eroina sono aumentati significativamente con una metà delle nuove infezioni da Hiv autoprocurate per consentire alle persone di ricevere il sussidio di 700 euro al mese e un’ammissione più veloce ai programmi di sostituzione delle droghe. Queste tendenze negative della Grecia devono mettere sull’avviso altri Paesi che stiano facendo politiche di significativa austerità sociale come Spagna , Irlanda e Italia. Così da malati sono praticamente morti, ovvero il cimitero del Wsj.

Serve altro per non sentirsi colpevoli di boicottare Letta? Il rapporto, terminato nel settembre scorso, diceva evidentemente una cosa talmente esplosiva che alla diffusione è seguita una imbarazzante smentita che non smentisce niente, perché si limita a precisare che il dato sul virus che la gente si inoculerebbe a bella posta per trasformarsi in un assistito non è dimostrato, ma preso da alcuni articoli, che è comunque esagerato, che c’è stato un errore di editing. È comprensibile, una decisione tra la censura e l’auto – censura, ma quel rapporto non è un volantino scritto alla svelta e stampato alla buona, è frutto di lungo lavoro, passa per infinite mani e controlli prima del si stampi. Fotografa un pezzo di realtà, la condizione di salute dei Paesi, e così facendo inevitabilmente dà un quadro complessivo, in questo caso del fallimento della ricetta obbligata di risanamento imposta dall’Europa forte a un partner debole.

Cos’è accaduto? La contrazione dell’economia, aggravata dalle politiche restrittive ha portato a una continua erosione del gettito fiscale nonostante i sacrifici imposti a famiglie e imprese. Chi non lavora ha forzatamente tagliato i consumi, il che ha portato a minori entrate erariali eminori profitti per le imprese, costrette quindi a mandare a casa altri lavoratori. Di troppo rigore si può morire. Oggi, prima del ritorno in Grecia dei rappresentanti della Troika, previsto per il 2 dicembre, il governo greco deve chiudere tutte le questioni ancora in sospeso per poter sperare nella concessione della tranche da un miliardo di euro nella prossima riunione dell’Eurogruppo del 9 dicembre. Per riuscirvi, entro le prossime 48 ore dovrà inviare ai rappresentanti della troika le proprie proposte sul «buco» nel bilancio del 2014 , messa all’asta da parte delle banche della prima casa in caso di mancato pagamento del mutuo, bilancio del 2014 e nuova legge per la tassazione degli immobili. Sovranità nazionale? L’alternativa all’iniezione infetta, insomma alla morte? Una sola, la stessa: battere il pugno sul tavolo per rinegoziare con l’Europa le regole di un gioco mortale (…)

Aids iniettato per avere il sussidio di disoccupazione? Questa è l’Europa!

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BOMBA SOCIALE! Se anche questa è l’Europa, viene da pensare da quando l’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato lunedì gli studi degli effetti dell’austerity sui sistemi sanitari dei paesi in crisi. Ed ecco che il “case study” su Atene innesca la minaccia: il 50% dei nuovi malati di Aids nel paese sono persone che si infettano volontariamente con il virus dell’Hiv solo per riscuotere i 700 euro al mese di sussidio e per avere accesso privilegiato ai farmaci. Naturalmente questo è solo uno dei dati più allarmanti, ma restano alti anche il numero dei suicidi e i problemi neurologici legati alle difficoltà economiche. Mentre tutti si gridava allo scandalo intanto ci si interrogava sulle fonti e alcune sarebbero parse abbastanza discutibili e senza solide basi scientifiche. Tanto che stamattina, con una retromarcia clamorosa, il portavoce dell’organizzazione ha smentito il rapporto fresco di stampa: “Si è trattato di un banale errore tipografico. Sono saltate un paio di frasi e il concetto è uscito distorto – ha detto – non esiste nessuna prova che l’aumento di casi di Aids in Grecia sia legato a casi di gente che si inocula il virus per motivi economici”.

E’ quindi giallo e ci si continua a interrogare se l’Oms abbia voluto smentire perché la notizia avrebbe minato alla base la credibilità della politica di austerity o se effettivamente quei dati non fossero scientifici. In ogni caso ne esce a pezzi la stessa Oms. Nonostante la smentita la situazione in Grecia è gravissima come rivela La Repubblica:

Il complesso welfare sotto il Partenone, per dire, prevede che dopo un anno di disoccupazione si perdano i diritti all’assistenza gratuita. Cosa che in una nazione dove il tasso dei cittadini senza lavoro viaggia al 27% (al 59% tra i giovani) lascia scoperta una fetta importante degli 11 milioni di abitanti. I malati di Hiv, al di là del giallo dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono triplicati negli ultimi dieci anni anche perché i programmi di prevenzione, specie presso i tossicodipendenti, sono stati tagliati per mantenere gli impegni di bilancio con la Troika.

Nel 2011, ultimo dato ufficiale a disposizione, il numero di persone che hanno contratto il virus è aumentato del 52%. E il Centro europeo per il controllo delle malattie ha ammesso che l’epidemia sta peggiorando e che “nei primi otto mesi del 2012 il numero di infezioni tra i tossicodipendenti ha per la prima volta superato quelli che hanno contratto la malattia per via sessuale”. Il rapporto dell’Oms citava tra gli effetti collaterali dell’austerity un’impennata dei suicidi (+40% nella prima metà del 2011) e un aumento dei problemi neurologici, figli – sostiene il rapporto – anche di un taglio del 40% delle spese sanitarie elleniche in quattro anni e della possibile perdita di 26mila posti di lavoro tra medici e infermieri. La lezione di Atene, conclude l’organizzazione, deve valere anche per l’Italia: l’aggiustamento nei conti “non deve andare a scapito degli investimenti nella sanità”.

Peppa Pig in tour: andrà a salutare i piccoli pazienti

peppa-pig-tuttacronacaE’ stato presentato oggi l’Allegria Tour, una campagna di solidarietà alla cui creazione hanno collaborato l’Agenzia Kimbe, l’associazione Salvamamme e a Croce Rossa Italiana, e che è patrocinata dalla Regione Lazio. Si svolgerà in 10 tappe, con inizio il 4 novembre a Napoli e giungerà il giorno successivo nella Capitale, dove l’appuntamento è al reparto di pediatria dell’ospedale Sant’Andrea. A portare sorrisi e abbracci ai piccoli pazienti la beniamina dei bimbi Peppa Pig, accompagnata tra le corsie dagli animatori e dagli operatori della Cri. Alla presentazione del programma era presente oggi anche il governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti, che è arrivato con il pupazzo a grandezza naturale dell’idolo dei bambini e ha confidato: “Non dico che Peppa mi assilli ma con due figlie e una nipote è molto presente nella mia vita”. Si è quindi rivolto all’associazione che sostiene le mamme, “Colgo l’occasione della presenza di Peppa Pig per ringraziare Salvamamme e per assicurare loro che nei prossimi cinque anni la regione non mancherà mai. Questa mattina ci tenevo ad esserci perché è importante che la regione si assuma le proprie responsabilità”, ha detto. E ha sottolineato: “Da soli non ce la faremmo a garantire i livelli minimi di assistenza per tanti motivi: il primo è che questa regione sapete tutti come è ridotta e perché non e’ giusto che le amministrazioni e lo Stato facciano tutto. C’è un mondo meraviglioso di associazioni e volontariato che entra meglio nella quotidianità del territorio. La promessa che facciamo a Salvamamme è che noi abbiamo un’idea di sussidiarietà che non è abbandono del pubblico né cultura del dono, ma il rispetto di un rapporto in cui lo Stato non scappa ma sostiene chi vuole fare qualcosa”. A margine della presentazione presso la sede della regione Lazio a Roma, ha quindi aggiunto: “Allegria Tour è una bellissima iniziativa che vedrà protagonisti tantissimi volontari e volontarie, e tra questi Peppa Pig, un personaggio vicinissimo alle bambine e ai bambini. Ma è anche per noi un modello di come dovrebbe funzionare la sanità e l’integrazione sociosanitaria. Lo Stato non può fare tutto ma deve aprirsi e sostenere chi ci mette il cuore e l’anima, come Salvamamme e come i tanti volontari della Croce Rossa. E’ una bellissima giornata, ma non questa volta grazie a me ma grazie a Peppa Pig”.

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Gli ospedali italiani: tra infiltrazioni d’acqua e topi

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Situazione difficile per gli ospedali in provincia di Ancona. Ad Osimo i topi avrebbero rosicchiato i cavi elettrici delle apparecchiature radiologiche, mentre a Loreto ci sarebbero delle infiltrazioni di acqua piovana dal solaio del corridoio che unisce la portineria al Pronto soccorso dell’ospedale. A Loreto poi si attende che arrivi la nuova Tac e nel frattempo viene portato via anche l’ecocardiografo. Lo afferma il consigliere regionale Enzo Marangoni «La Tac e altre strumentazioni della Radiologia di Osimo sarebbero rimaste senza elettricità per un guasto al pannello del sistema elettrico – scrive in una nota Marangoni -. La verifica ha portato a una sgradita scoperta: l’impianto era stato rovinato dai topi e all’interno del pannello sono stati rinvenuti anche escrementi di tali animali. Sembrerebbe che sia scaduta da tempo la convenzione con la ditta che eseguiva la derattizzazione».

E questa sarebbe la causa, per Marangoni, di disservizi e problemi. Oltre alla Tac rotta da 3 mesi e non ancora sostituita, al S. Casa, anche ieri dopo un acquazzone, il personale è stato costretto a sistemare teli sui pavimenti bagnati dalla pioggia per evitare scivoloni all’utenza. L’altra emergenza riguarda l’ecografo. «La ditta proprietaria sembra abbia deciso di riprenderselo – aggiunge il consigliere – in quanto l’Asur risulta morosa nel pagamento del comodato d’uso. Ma l’apparecchio è indispensabile per i pazienti dell’hospice per il posizionamento dei cateteri negli esami radiografici del torace».

Sanità low-cost: in India arriva l’happy hour in ospedale

Narayana-Hrudayalaya-happyhour-tuttacronacaHappy Hour… in ospedale! E’ l’idea del Narayana Health di Bangalore, in India, dove sono stati ideati sconti per offrire servizi in orari in cui l’afflusso di pubblico è minore al fine di conquistare clienti dell’emergente classe media. A riportare la notizia il quotidiano Business Standard. Un responsabile della struttura ha spiegato: “Noi siamo aperti 24 ore su 24 e abbiamo quindi macchinari e personale medico e paramedico in servizio per l’intera giornata; abbiamo perciò pensato di offrire sconti dal 30 al 75% nella fascia oraria tra le 20 e le 8 del mattino”. E sembra che altri giganti del settore ospedaliero siano pronti a copiare l’iniziativa. general manager per il marketing e le strategie del gruppo Apollo Raj Raina, infatti, ha dichiarato che in un primo momento proveranno l’”Happy hour” di sera, a partire dal mese prossimo, con servizi di base scontati del 30% mentre il responsabile esecutivo del Fortis Healthcare, Aditya Vij, ha ammesso di star esaminando questa possibilità anche se al momento preferiscono concentrarsi nell’offerta di pacchetti scontati di analisi e controlli, in occasione di giornate speciali.

Malasanità: muore a causa del cotone chirurgico dimenticato dai medici

malasanità-tuttacronacaSei medici, tre di Milano e tre di Bari, sono indagati per la morte di una donna avvenuta a causa di un pezzetto di cotone chirurgico in testa dimenticato dai medici che l’avevano operata cinque anni fa. Nell’aprile del 2008, al Besta di Milano, la donna era stata sottoposta a un intervento per l’esportazione di un piccolo tumore. A seguito dell’operazione, la paziente ha però continuato a soffrire d’inspiegabili disturbi. La causa dei problemi non è venuta alla luce neanche dopo innumerevoli visite ed esami effettuati al Policlinico di Bari, dov’era stata ricoverata. La donna è morta dopo poche ore e solo allora, con indagini più approfondite, è venuta alla luce la tragica verità.

Niente più “pazienti”: si chiameranno “persone assistite”

persone-assistite-medici-tuttacronacaNella bozza del codice deontologico dei medici è stato introdotto un nuovo termine: non si parlerà più di “paziente” ma di “persona assistita”. La Fnomceo, la federazione nazionale degli ordini dei medici, tornerà ad esaminarla a settembre per poi approvarla entro l’autunno. Rispetto alla versione del 2006, il testo è stato aggiornato in alcune parti e sottoposto a un restyling semantico mentre sono previste delle piccole modifiche. La nuova terminologia ha messo d’accordo tutti. Come spiega Amedeo Bianco, presidente di Fnomceo e senatore Pd, parlare di persona assistita è meglio perchè “trasmette il significato immediato di chi ha diritto a ricevere cure e assistenza senza passività. Anzi deve essere più che mai al centro del sistema. È un cambiamento importante. C’è stato un ampio dibattito, non va considerato un esercizio accademico”. Resta da capire se, nella pratica quotidiana, la nuova definizione verrà utilizzata, sia nel linguaggio tra colleghi che per iscritto. La probabilità, infatti, è che il termine paziente mantenga il predominio in quanto entrato ormai a far parte della professione. Questo non toglie che sia stato compiuto un tentativo di emancipazione, un nuovo passo avanti rispetto a quando il malato veniva identificato col numero del letto. A storcere la bocca è l’ematologo Franco Mandelli, che ha trascorso una vita a combattere le leucemie in corsia:  “Preferisco dire paziente perché si addice a un malato che deve avere pazienza nell’accettare le cure e aspettare di guarire. Il concetto legato ad assistito non mi piace perché si può avere bisogno di un medico ma non della sua assistenza. Penso ad esempio a chi ha un valore sballato di globuli bianchi e non ha necessità di restare in ospedale. Continuerò a esprimermi come sempre ho fatto”. A favore della nuova scelta linguistica si schiera Giuseppe Lavra, segretario generale della Cimo, la confederazione dei medici ospedalieri: “Trovo felice la nuova definizione in quanto richiama alla nostra funzione e al rapporto con il malato. Paziente non mi è mai piaciuto però ha scontato i pregiudizi generati da un equivoco. Ricordo la celebrazione del centenario della Fnomceo da parte del ministro della Giustizia con il governo Prodi, Giovanni Maria Flick. Criticò il termine facendo riferimento al pazientare”. Roberto Lala, presidente dell’Ordine dei medici di Roma e provincia, il più grande d’Europa per numero di iscritti, è a sua volta favorevole al cambiamento: “Ogni passaggio che agevola il processo verso la centralità del cittadino che ha bisogno di cure è benvenuto. A volte in ospedale si sentono espressioni che fanno rabbrividire. La peggiore è utente. Ne approfitto per lanciare una proposta a chi fa le leggi. Perché non ritornare all’antico termine di primario? Oggi sul camice veniamo identificati come dirigenti medici e il paziente, pardon, la persona assistita, fa confusione”.

Dimesso dall’ospedale con un antidolorifico, muore d’infarto

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Aveva 45 anni l’imprenditore edile di Oglianico in provincia di Torino, che si era recato al pronto soccorso dell’ospedale di Cuorgnè, per un problema ortopedico. Il medico ha somministrato al paziente un  normale antidolorifico, ma poche ore dopo che l’imprenditore era stato dimesso dall’ospedale è morto per un infarto. Ora si è aperta un’inchiesta per accertare se l’uomo è stato vittima di un presunto caso di malasanità. Questa mattina, sul corpo, sarà effettuato l’esame necroscopico disposto dallo stesso ospedale.

La Spagna specula sui turisti anche negli ospedali?

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In Spagna le cure mediche si fanno pagare anche ai cittadini europei. Questa è la nuova misura per reperire denaro contro la crisi?

Un turistica britannico è stato operato d’urgenza all’ospedale di Ibiza, poi gli è stato chiesto di saldare il conto: 24.600 euro. Un altro paziente, sempre inglese, si è rivolto a un ospedale per chiedere un trattamento contro il mal di schiena e anche lui è stato costretto a pagare, ben 202 euro a Malaga. Ma se la BBC ha fatto il servizio sui suoi cittadini, la Commissione europea ha dichiarato che sarebbero stati centinaia i cittadini europei che avrebbero lamentato questo tipo di trattamento negli ospedali spagnoli. In realtà in Spagna come in tutti i paesi della Comunità Europea, sarebbe sufficiente esibire la tessera sanitaria per ricevere assistenza gratuita. Così Bruxelles ha avviato una proceduta d’infrazione contro il Paese iberico dopo una lunga serie d denunce. Il fenomeno sembra che avvenisse soprattutto negli ospedali vicino alle zone più turistiche del Paese.

 

La XII giornata mondiale del sollievo

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Oggi cade l’appuntamento con la dodicesima giornata mondiale del sollievo, un’iniziativa volta a sensibilizzare la popolazione sui diritti di coloro che si trovano costretti a combattere contro una malattia incurabile. E’ lo stesso Ministero della salute a parlare dell’evento come di un momento di consapevolezza nell’affermazione del “diritto al sollievo, del diritto a non soffrire di dolore inutile, insopportabile e insensato, ad allentare la morsa della sofferenza”. Lo scopo che ci si pone è di riuscire a creare una cultura della sofferenza capace d’includere la fase di sollievo al termine della vita. Nel 2010, un sondaggio a cura della Fondazione Ghirotti, che ha considerato 23.353 schede, provenienti da undici regioni, ha posto, come prima domanda, quali fossero i desideri della persona malata: nel 42% si vuole avere al fianco persone care mentre nel 38% si chiede di sentire meno dolore. A dimostrazione del fatto che, come ha specificato la Fondazione Ghirotti, “la sofferenza è un vissuto complesso in cui il dolore fisico è solo una delle dimensioni”. Insomma, i malati per sentirsi bene devono provare l’affetto di chi gli sta vicino, indipendentemente dalla gravità del loro male.

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Il tema è stato anche affrontato dallo stato che ne ha stilato una legge, la 38 del 15 marzo 2010, intitolata “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, permettendo così al malato, ritenuto “inguaribile” o affetto da patologie cronica dolorosa, delle cure palliative e l’accesso alla terapia del dolore. Ma questi metodi sono utilizzati solo nei centri per la terapia del dolore, presenti solo in 13 regioni (Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto), il che significa imporre trasferimenti ai malati. A lanciare l’allarme è stata il ministro della Salute, Beatrice Lonrenzin: “In Italia la metà delle Regioni non viene garantita l’applicazione della legge 38/2010, quella che garantisce l’accesso a cure palliative e alla terapia del dolore”. Ecco allora il suo appello: “È giunto il momento di affiancare a questo approccio anche un impegno etico, quello di essere vicino al malato e non lasciarlo solo di umanizzazione delle cure ho parlato anche con il ministro Giovannini, presenteremo delle nuove idee nelle prossime settimane. Quello di non sentirsi solo è un bisogno del malato a cui non possiamo non dare risposta”. Il ministro si ripropone inoltre di comprendere perchè alcune Regioni non siano ancora state attrezzate.

Le situazione è ancora più critica in riferimento alle cure palliative domiciliari, considerato che, stando ai dati raccolti dal ministero e relativi a dicembre 2010, solo il 22 per cento dell’assistenza domiciliare rispetta lo standard minimo previsto dal decreto ministeriale n. 43 del 22 febbraio 2007, ovvero uno standard d’assistenza maggiore o uguale al 65 per cento dei malati sul territorio mentre Il 63.8 per cento della popolazione assistita non può ancora disporre di équipe dedicate. La situazione, inoltre. è ancora più grave per oltre sei milioni di cittadini per i quali l’unico operatore che il Servizio Sanitario Nazionale prevede gratuitamente e costantemente presente a fianco dei malati morenti è solo il Medico di Medicina Generale mentre il medico di famiglia è coinvolto solo nel 2.7 per cento delle equipe.

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C’è quindi ancora molto da fare, soprattutto stando al V Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, nel quale si evidenzia come nella metà degli ospedali italiani manchino anche servizi di riabilitazione fondamentali per la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore mentre quelli presenti sono disponibili solo in caso di tumore al seno. Per non parlare dell’assistenza domiciliare, quanto mai carente. In compenso migliorano i servizi di terapia del dolore e sembra esserci anche maggiore attenzione per il benessere mentale dei pazienti. Sembra quindi che i risultati ci siano, qualora la legge venga applicata, ma che ci possano essere dei problemi politici alla base per poter offrire, al cittadino malato, quella dignità a cui ha diritto. Anche i costi, infatti, a livello di cura, non sono di quelli probitivi. Come spiega Giuseppe Casale, fondatore di Antea, “queste cure 24 ore su 24 hanno un costo di circa 100 euro, una degenza ospedaliera invece ha un costo di circa 600-700 euro al giorno”. Ciò che manca è invece la formazione dei volontari, fondamentali nel loro compito di seguire i pazienti. Bisogna siano poi le Asl a monitorare l’effettiva spesa, anche se, al riguardo, la senatrice Binetti, in collaborazione con il collega Gigli, hanno presentato un’interrogazione in cui chiedono se sia stato istituito “un ufficio per il monitoraggio dei dati relativi alla prescrizione e all’utilizzazione di farmaci nella terapia del dolore, dello sviluppo delle due reti e del loro stato di avanzamento, delle attività di formazione, informazione e ricerca e più in generale delle prestazioni erogate e dei loro esiti” e se

“intenda intervenire, anche con opportune campagne di informazione, per prevenire la richiesta di eutanasia da parte di malati che versano in condizioni terminali, mentre le loro famiglie ritengono di non ricevere terapie sufficienti per controllare un livello di sofferenza così insopportabile da rendere loro difficile continuare a vivere. Inoltre se non ritenga opportuno verificare che, nell’applicazione della attuale legge, siano garantiti criteri di solida competenza professionale in quanti dovranno creare e coordinare le nuove reti regionali, valorizzando adeguatamente coloro che sono già da tempo impegnati in questo campo e supportando con adeguati investimenti l’effettiva realizzazione di quanto contenuto nella legge 38 del 2010”.

Un problema politico e culturale dunque, in un Paese dove non è prevista l’eutanasia e lo scontro sia spesso di tipo etico. In quanto tale, però, l’attuazione delle cure rischia di diventare più complicata proprio per una questione di applicazione e metodo. Se poi, oltre alla disomogeneità della presenza delle cure sul territorio, si somma la mancanza di professionalità, si comprende la difficoltà della strada intrapresa.

Pet therapy, in Emilia animali negli ospedali!

 

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Cani e gatti potranno varcare le soglie di un ospedale per stare accanto ai loro padroni anche nei momenti più difficili e nelle fasi terminali di una malattia. Lo prevede la nuova legge sul benessere animale approvata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Il provvedimento rientra nella “pet therapy”, la co-terapia basata sull’interazione tra uomo e animale che agisce direttamente sul benessere fisico e psichico della persona malata.

“Viene riconosciuto ai pazienti ricoverati in ospedale, spesso in condizioni molto difficili, a volte terminali, il diritto di essere visitato dall’animale con cui hanno condiviso la vita – ha spiegato l’assessore alla Sanità della Regione, Carlo Lusenti -. Certo è possibile solo in alcune strutture e in certe condizioni, ma non c’è altro sistema sanitario che riconosce anche agli animali questa pari dignità di visita e ai pazienti il diritto di scelta”. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale approverà la disciplina per l’accesso degli animali alle strutture di cura.

Il testo prevede anche il divieto di tenere i cani alla catena, ma le deroghe previste non soddisfano gli animalisti. La nuova legge per la Lav è una “vittoria a metà: per il positivo divieto di catena ai cani vigileremo affinché le deroghe non diventino normalità”. “Daremo battaglia – fa sapere la Lega Anti Vivisezione – per evitare che rientri dalla finestra ciò che è stato fatto uscire dalla porta”.

Restano aperti gli ospedali psichiatrici giudiziari fino ad aprile 2014.

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La chiusura degli Opg slitta quindi di un anno, essendo il precedente termine fissato al 31 marzo 2013. La proroga della chiusura degli Opg è contenuta in un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della Salute, che contiene interventi urgenti in materia sanitaria. Nel decreto si sollecitano le Regioni a prevedere interventi che comunque supportino l’adozione da parte dei magistrati di misure alternative all’internamento, potenziando i servizi di salute mentale sul territorio. Si prevede, in caso di inadempienza, un unico commissario per tutte le Regioni per le quali si rendono necessari gli interventi sostitutivi.

Si staccano i pezzi del sistema sanitario Formigoni…

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Ci sono gesti destinati ad assumere un forte significato simbolico. Così, nella Regione Lombardia che fa i conti con la fine dell’era Formigoni, fanno rumore le dimissioni appena rassegnate da Francesco Beretta, 66 anni, ciellino, amico fraterno del Celeste con cui ha perfino condiviso in gioventù per quattro anni la casa dei Memores domini di via Bazzoli. Beretta lascia la poltrona da direttore generale dell’ospedale San Gerardo di Monza dove sedeva dal gennaio 2011, l’ultimo posto occupato dopo una carriera che dagli anni Novanta l’ha visto in posizioni chiave. È l’uscita di scena dunque – salvo ripensamenti – di un pezzo da novanta della Sanità formigoniana, travolta dagli scandali giudiziari degli ospedali San Raffaele e Maugeri.

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