La Santanché pronta a farsi suora, se Alfano…

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Daniela Santanchè, si dice pronta a farsi suora “se Alfano si sfila dal governo”, questa è l’ultima provocazione della parlamentare di Forza Italia che qualche minuto prima aveva spiegato come il suo partito sarebbe rimasto all’opposizione specificando che si sarebbe trattata di “un’opposizione patriottica.” E sul colloquio tra Renzi e Berlusconi ha dichiarato: ”Conoscendo il carattere del presidente Berlusconi e un po’ quello di Renzi, immagino che sarà stato un incontro simpatico.”

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Roma si salva dal default: approvato il bilancio

marino-roma-bilancio-tuttcronacaL’aula Giulio Cesare, poco prima della mezzanotte, ha dato l’ok al bilancio e Roma si salva dal default, a seguito di una maratona durata poco più di due settimane. Il sindaco Marino, dopo l’approvazione della manovra di 6,5 miliardi di euro e’ stata approvata con 29 voti favorevoli, 16 contrari e un astenuto, ha commentato: “Dopo oltre un anno Roma ha il suo bilancio di previsione. Da oggi possiamo finalmente programmare le scelte future di questa città”. L’approvazione del bilancio era prevista in nottata ma la votazione e’ stata ‘accelerata’ dall’assenza di tutti gli esponenti del Movimento 5 Stelle durante la discussione degli emendamenti da loro presentati. La loro assenza ne ha causato la decadenza. Nel pomeriggio di ieri, era arrivato l’ok della giunta capitolina al maxi-emendamento al bilancio. Un documento che ha fatto ‘decadere’ tutti gli emendamenti presentati in consiglio comunale dalle opposizioni, circa 38mila. Spiega Marino:  “L’assessore al bilancio Morgante ha accolto quelle indicazioni delle opposizioni di aumentare le disponibilità in alcuni settori strategici. Credo sia stato saggio accogliere questi suggerimenti derivati dal dibattito in assemblea capitolina”. Il maxi-emendamento, infatti, raccoglie modifiche alla manovra e prevede spostamenti di alcuni capitoli di spesa: vengono dati 50mila euro per ogni Municipio, da destinarsi esclusivamente alla manutenzione stradale, centomila alla Protezione Civile e altri 100mila alla manutenzione di alberi e verde. Per un totale di quasi un milione di euro.  Per quel che riguarda la ‘manovrina d’aula’, denunciata negli scorsi giorni dal consigliere comunale radicale Riccardo Magi (Lista Marino) che ha parlato della possibilità di un accordo per chiudere il bilancio tra maggioranza e opposizione che prevedeva ‘oboli’ ai consiglieri, ha aggiunto Marino: “Assolutamente nessuna manovrina d’aula, sono tutte fantasie, basta guardare il testo”. Intanto l’opposizione ricorre al Tar: “Solo un commissario puo’ mettere le cose a posto – dice l’ex vicesindaco di Roma Sveva Belviso (Ncd) – e dare alla Capitale d’Italia nuovo respiro e nuovo sviluppo. Confidiamo nei magistrati amministrativi, cui abbiamo doverosamente sottoposto una montagna di irregolarita’ nelle procedure per l’approvazione del Bilancio. Una montagna di irregolarita’ alta come l’Everest”. La richiesta formale al Tar è di sospendere prima e poi annullare in sede di giudizio di merito la convocazione dell’Assemblea per la votazione e l’approvazione delle delibere propedeutiche all’approvazione del Bilancio, la dichiarazione di inammissibilità di tanti emendamenti, nonchè la proroga di venti giorni concessa dal Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro per l’approvazione della manovra.

L’assessore che porta la pistola in Regione Veneto: “non si sa mai”

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Dopo gli scontri non solo verbali, ma anche fisici avvenuti in Aula Giulio Cesare a Roma e nel Consiglio Regionale a Torino, ora emerge che c’è chi arriva in Consiglio con tanto di pistola. l’assessore Servizi sociali in Veneto passato al gruppo della rinata Forza Italia, Remo Sernagiotto, ha affermato:

“Porto la pistola in Regione Veneto e non ho mai sparato. E’ solo per difesa, qui non si sa mai”.

L’assessore ha poi precisato che lui non ha la scorta o l’auto blu: “Mi muovo con la mia mini per evitare di incidere sulle spese della Regione e l’arma la porto con me per difendermi dai malintenzionati”.

Sernagiotto ha un regolare porto d’armi da 30 anni e comprò la pistola per difendersi da alcune minacce. Oggi la porta perché si muove spesso, da solo e fino a notte fonda, per partecipare ad incontri e riunioni: “Che ho la pistola lo sanno tutti, così come tutti sanno che non l’ho mai usata. Non vado al poligono e mica sono un pistolero. Sono un uomo pacifico, ogni tanto sparo qualche colpo nel bosco per evitare che si arrugginisca”.

L’assessore spiega: “Quando mi muovo vado sempre da solo con la mia Mini rossa per evitare di incidere sulle spese della Regione e l’arma la porto con me per difendermi dai malintenzionati. Non sarei mai in grado di sparare ad una persona, ma se fosse necessario magari con due colpi in aria eviterei il peggio. La pistola l’ho comprata non quando facevo politica ma da imprenditore su consiglio degli stessi carabinieri dopo che avevo subito una serie di furti”.

Lucio Tiozzo, capogruppo Pd nel consiglio regionale del Veneto, ha dichiarato: “Non è ammissibile entrare in Consiglio regionale con armi. Ci appelliamo al Presidente Clodovaldo Ruffato perchè faccia rispettare questo. Se dovesse servire, anche con l’installazione di metal detector”.

Tiozzo ha poi aggiunto: “Siamo contro i cittadini ‘fai da te’, devono essere le forze dell’ordine a difenderli. Nel caso, poi, siamo davanti ad un assessore ai Servizi sociali, che dovrebbe essere un segnale per una società più serena e più coesa”.

E proprio Ruffato si è detto “esterrefatto” per la vicenda: “Sono rimasto stupito, esterefatto. Non deve più succedere. Darò disposizioni perché nessuno possa più entrare con qualsiasi tipo di armi in Consiglio Regionale. Confido nel buon senso e nella maturità dei consiglieri – ed ha aggiunto scherzando -. In giunta non so se ha bisogno di protezione, qui in Consiglio sicuramente no”.

Seduta del Consiglio Regionale a Torino? No, è rissa!

rissa-consiglio-regionale-piemonte-tuttacronacaSe nei giorni scorsi, in occasione del Consiglio comunale di Roma per l’approvazione del bilancio, il sindaco Marino aveva rimediato una gomitata a causa della bagarre scoppiata in Aula, oggi il clima non è stato dei più sereni neanche per il Consiglio Regionale del Piemonte. Il presidente della Regione, Roberto Cota, si è infatti presentato a sorpresa, il giorno prima della partenza per il Giappone, sottolineando che desidera “onorare il Consiglio regionale che in questi giorni è sotto attacco, prima della partenza per il viaggio istituzionale in Giappone”.  Il clima teso è presto degenerato nello scontro fisico quando, come spiega La Stampa, il capogruppo di Fratelli d’Italia ha affrontato l’ex presidente Mercedes Bresso uscendo dall’aula. A difendere Bresso sono quindi intervenuti Reschigna e Placido. I consiglieri si sono avvinghiati prima di rotolarsi per terra. La scintilla che ha portato poi all’improvvisato incontro di wrestling era stata l’intervento di Cota che aveva parlato di “attacco diffamatorio contro la regione, ricordo che ci sono tre gradi di giudizio e la presunzione di innocenza. Ma non esiste alcuna delegittimazione verso chi guida il Piemonte. Giusto che la magistratura indaghi ma noi abbiamo il dovere di continuare a lavorare”. Il Pd, al contrario, chiede  elezioni anticipate a maggio.

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Gomitata al sindaco di Roma, bagarre in Aula e ko di Marino!

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Poteva anche andar peggio al sindaco Marino che oggi in Aula Giulio Cesare – durante la ‘maratona’ per approvare il bilancio 2013 entro il 30 novembre ed evitare così il rischio del commissariamento – ha ricevuto una gomitata? Visto il nome fatidico  “Aula Giulio Cesare ” forse c’è ancora da ringraziare il cielo se non è accaduto niente di peggio al Sindaco

Il fatto, nonostante occorra ironia per cercare di sdrammatizzare la tensione che si sta vivendo in queste ore all’interno dell’Aula Giulio Cesare, non va taciuto: Roma, la capitale d’Italia rischia il commissariamento. Ma come sono andati i fatti?

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato colpito involontariamente da una gomitata del consigliere di Fratelli d’Italia, Dario Rossin che protestava durante la seduta sul bilancio. Nel tentativo di raggiungere lo scranno del presidente dell’assemblea, Mirko Coratti, Rossin ha urtato in testa il sindaco Marino che ha poi lasciato l’aula per rientrarvi con del ghiaccio in testa: a “consolarlo” anche l’ex sindaco Gianni Alemanno.

Il sindaco: «Non è stata involontaria. Mi ha dato una gomitata, non ho visto neanche chi fosse ma solo una figura urlante che usava turpiloquio. Ho un bernoccolo in testa. Non so chi sia e non sono intenzionato a conoscerlo», ha detto il sindaco tornando in aula, ai cronisti, in merito alla gomitata ricevuta dal consigliere FdI, Dario Rossin. «È uno spettacolo indecoroso per degli eletti dal popolo che dovrebbero avere rispetto per l’aula Giulio Cesare e ciò che rappresenta da centinaia di anni».

L’opposizione però ha dichiara apertamente guerra, in special modo la lista Marchini che si è presentata con decine e decine i pacchi portati in consiglio comunale dalla Lista Marchini e posizionati in pila al centro degli scranni. In ognuno 1.500 tra emendamenti e ordini del giorno, per un totale di 100mila.

Come racconta Il Messaggero:

La bagarre è scoppiata subito. L’opposizione dopo aver fischiato ha interrotto il consiglio prima della relazione dell’assessore al Bilancio. Alcuni consiglieri d’opposizione si sono avventati, tra spintoni e calca, sugli scranni della presidenza dove è seduto anche il sindaco Ignazio Marino. «Non abbiamo avuto la possibilità di espletare il nostro mandato d’opposizione perché gli uffici erano chiusi», dice il vicepresidente dell’assemblea Giordano Tredicine (Pdl). L’opposizione in Campidoglio ha chiesto l’annullamento della seduta odierna. Il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, all’inizio della seduta, ha messo in votazione l’ordine dei lavori sul bilancio. Scelta duramente contestata dall’opposizione. «Oggi sembra strano essere a Palazzo Senatorio – dice l’ex presidente dell’assemblea capitolina e consigliere del Ncd Marco Pomarici intervenendo in aula Giulio Cesare – È la forzatura numero uno della presidenza dell’assemblea capitolina senza un confronto nel merito. Abbiamo avuto ieri convocazione alle 19.37. Il consiglio oggi è iniziato alle 19.30. A nome del gruppo che rappresento chiedo di annullare questa seduta in quanto non in linea al regolamento dell’assemblea capitolina perchè sette minuti in ritardo rispetto all’orario di convocazione. Chiedo ufficialmente un parere da Coratti». «Il regolamento non è cosa vostra e deve essere rispettato. Non è mai accaduto che l’ordine dei lavori fosse stabilito a colpi di maggioranza. Si sta facendo un errore regolamentare» aggiunge Alessandro Onorato della Lista Marchini. Il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti ha rimesso al voto l’ordine dei lavori del consiglio comunale ed è stato approvato, quindi la seduta va avanti. Durante la votazione il consigliere comunale di Fdi Dario Rossin ha mostrato il cartello ‘Consiglio domenicale, Marino a casa prima di Natalè.

Fischi e urla ‘Buffone’ al capogruppo del M5s in Campidoglio Marcello De Vito che è stato contestato dalle opposizioni in aula Giulio Cesare dove è iniziata la discussione del bilancio 2013. «Siamo disgustati da questo inizio – denuncia De Vito nel suo intervento – uno spettacolo indegno. Sembra sia iniziato un mercato delle vacche. Voglio vedere il contenuto di questi emendamenti negli scatoloni». A quel punto molti esponenti delle opposizioni hanno fischiato il loro collega ‘pentastellato’ e interrotto il suo intervento al grido di ‘Buffone’, ‘Vai a casa’. Una volta tornata la calma in aula Alessandro Onorato della Lista Marchini ha preso parola per spiegare: «Si è permesso di banalizzare una battaglia politica che noi stiamo facendo e che forse loro non sono in grado di fare».

«Bisogna vedere se sono scritti bene – aveva commentato sorridendo sugli emendamenti della minoranza il sindaco di Roma Ignazio Marino prima dell’inizio della seduta – Mi aspetto un contributo straordinario che possa aiutarci a migliorare l’ottimo lavoro fatto dalla giunta e in particolare dall’assessore Morgante». Scambio di frecciatine tra il primo cittadino e il capogruppo del Ncd Sveva Belviso: «Non posso parlare con lei perchè non ci sono i requisiti minimi…» dice Marino.

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Polemica in rete: la grillina che incita a imitare l’imprenditore che evade il fisco

evasione-fiscale-m5s-tuttacronacaPolemica in rete per un post pubblicato in Facebook da una parlamentare del Movimento 5 Stelle che prende a modello Roberto Corsi, un commerciante di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. E invita anche a “diventare tutti” come lui. Il problema è che questo appello sembra un incitamento all’evasione fiscale, una pratica che i grillini hanno sempre attaccato duramente.

Si legge sulla pagina di Giulia Sarti: “Dovremmo diventare tutti Roberto Corsi: “Oggi sono 43 giorni che ho deciso di buttare fuori lo Stato dal mio negozio”. Roberto Corsi, piccolo commerciante di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. La voce è ferma. Decisa. Ha la piena consapevolezza delle proprie scelte. “Ho portato il registratore di cassa fuori dal negozio e non emetto più scontrini. Offro ai miei clienti uno sconto del 21%. Ogni volta che vado dal commercialista è una roulette russa. Sei congruo, non sei congruo. Spia gialla, spia verde, spia rossa”. Consegnando al sindaco il suo documento di identità, Corsi è stato irremovibile: “La dovete accettare signor sindaco. Preferisco essere clandestino in Italia perchè almeno posso guadagnare 36 euro al giorno, quanto prendono i clandestini”. “Sono stanco – conclude – Sto lottando per i miei figli. Mi sono rimaste solo le mutande.”

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Il Pd come i Pasok? Secondo Vendola c’è la possibilità di un corto circuito

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”Se continua così, il Pd prende la strada del Pasok, rischia un cortocircuito incredibile con la propria gente e i propri elettori”, lo ha detto Nichi Vendola intervenendo alla festa nazionale del Sel  a Sesto San Giovanni e ha poi aggiunto ”l’immagine di un partito che continua a litigare sulle regole del prossimo congresso è anche l’immagine di un luogo noioso”.

 

La manifestazione… porta in piazza gli slip!

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In Venezuela continuano le proteste dopo il risultato delle elezioni che hanno fatto seguito alla morte di Chavez e durante le quali Henrique Capriles ha perso contro Nicolas Maduro la cui vittoria non è però stata riconosciuta dalla coalizione all’opposizione. Ora è il momento per le donne di scendere in strada, in modo… femminile. Il partito del leader dell’opposizione, infatti, ha organizzato un flashmob e ne ha sparso la voce tramite social networks. Quella di domani però non sarà una protesta come se ne vedono molte: la “gran smutandata nazionale”, ideata dall’ex direttrice del Consiglio Nazionale Elettorale Ana Mercedes Díaz. Il programma è semplice: le donne devono riunirsi nella piazza principale della propria città e depositare delle mutande, a rappresentare ulteriori voti per Capriles.Per chi non potesse essere presente, c’è noltre la possibilità di appendere un paio mutandine al finestrino della propria auto o alla porta di casa. Ancora una volta, quindi, si vuole ridicolizzare le forze armate venezuelane e denunciare così la mancanza di “uevos” della classe dirigente. Una simile protesta era già avvenuta in precenza, quando delle donne hanno “affrontato” i militari mostrando loro delle uoma e affermando che i loro frigoriferi ne avessero più degli uomini armati. Ma la protesta di domani sarà anche un modo per rendere omaggio alle donne che hanno lottato per la libertà del Venezuela e per le madri che hanno perso i propri figli in nome della democrazia.

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Gran Bretagna: solo l’opposizione al regime rappresenta il popolo siriano!

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