I siti Unesco rischiano di scomparire: addio Torre di Pisa e Statua della Libertà?

the-statue-of-liberty-tuttacronacaEnvironmental Research Letters, ha pubblicato oggi uno studio nel quale viene spiegato come l’innalzamento dei mari causato dal riscaldamento terrestre potrebbe far scomparire un quinto dei 720 siti Unesco tra i quali la Statua della Libertà, la Torre di Londra, il Teatro dell’Opera di Sydney, ma anche la torre di Pisa, Venezia e Napoli. Ben Marzion, principale autore dello studio, dell’università di Innsbruck, in Austria, ha detto al Guardian: “Possiamo dire che vedremo i primi effetti su questi siti nel XXI secolo. Solitamente quando le persone parlano di cambiamenti del clima affrontano le conseguenze economiche o ambientali, i costi. Noi abbiamo voluto valutare le implicazioni culturali”. In Europa tra i siti più vulnerabili figurano la Torre di Pisa, sebbene non sia sulla costa, Venezia, anche se “in un certo senso si può dire che stia già risentendo ora” dei cambiamenti climatici, così come le città della lega anseatica, tra cui Amburgo, Lubecca e Brema, in Germania. Altri siti colpiti sono i centri di Bruges, in Belgio, di Napoli, in Italia, e di San Pietroburgo, in Russia. Come ricorda l’HuffPost, stando al rapporto diffuso lo scorso settembre dal panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici dell’Onu (Ipcc), il livello del mare dovrebbe subire un innalzamento tra i 26 e gli 82 centimetri entro il 2100, sebbene altre ricerche riferiscano di un aumento tra 0,7 e 1,2 metro entro il 2100 e tra i due e i tre metri entro il 2300. “I nostri risultati dimostrano che a fronte di un aumento della temperatura di 3° c nei prossimi 2000 anni, scenario ormai non più ritenuto come estremo, l’impatto sui siti mondiali sarà grave”, ha concluso Marzeion.

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Quei bambini decapitati e mutilati

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E’ stata  l’Unicef a evidenziare che il massacro dei bambini travolti dalla guerra civile che da marzo dell’anno scorso sta dilaniandoil centrafrica non è finita, ma i principali media internazionali hanno cessato di parlarne e così ogni giorno altri bambini vengono decapitati o mutilati. All’inizio sono stati soprattutto i musulmani dell’organizzazione Seleka che destituì il presidente Francois Bozizè a rendersi colpevoli di questi atti disumani, poi però non è mancata la vendetta dei cristiani che hanno portato la stessa violenza e lo stesso orrore. Oggi chiunque possiede un machete o un arma si macchia di questi delitti, in una guerra fratricida senza più confini. «Le ultime settimane – ha denunciato oggi l’Unicef attraverso Manuel Fontaine, uno dei suoi responsabili – sono state segnate da livelli di violenza senza precedenti contro i bambini, vittime di attacchi settari e di rappresaglie da parte delle milizie anti-balaka (a maggioranza cristiana) e dei combattenti Seleka (a maggioranza musulmana).  I bambini sono sempre più obiettivo di attacchi per la loro religione, o per la comunità cui appartengono: almeno 113 sono stati uccisi o mutilati, alcuni in modo orribile».  «Un paese dove gli adulti possono, nell’impunità più totale, colpire piccoli innocenti non ha futuro», ha detto Fontaine, raccontando di bambini decapitati e mutilati intenzionalmente.  Ci sono poi i bambini a cui si è reso necessario amputare un arto a causa anche della mancanza di medicine e crescono anche le fosse comuni con corpi senza nome e senza identità. L’ultima scoperta è avvenuta in un vecchio deposito di carburante ormai abbandonato, non lontano da Bagui, il quartier generale degli ex combattenti Seleka, e proprio in questa cisterna sono stati rinvenuti in stato di avanzata decomposizione o addirittura scheletri di tredici cadaveri.

«Le vittime sono state gettate dentro ancora vive – ha riferito il procuratore locale – si sono dibattute a lungo». Ma non ce l’hanno fatta.  Così, durante tutta la giornata, si sono moltiplicati gli appelli (tanti) e gli impegni (pochi). L’Onu ha rispolverato il «rischio di pulizia etnica e di catastrofe umanitaria» e vuole una maggiore presenza francese (la repubblica centrafricana è una ex colonia di Parigi),ma la Francia si è naturalmente rivolta all’Unione Europea, la quale ha saputo solo esprimere profonde parole di dolore e di condanna, ma nei fatti la situazione non è cambiata. Ora il Hollande ha deciso di mandare altri 400 militari che si aggiungeranno ai 1600 già presenti nella repubblica Centroafricana, una goccia nel mare di violenza e devastazione che difficilmente potrà essere risolutiva. Ma soprattutto non c’è una pianificazione nè un progetto di pacificazione per cui ogni intervento sembra cadere nel vuoto. E pensare che la Repubblica Centroafricana è uno dei paesi più ricchi al mondo, ma la popolazione è tra le più misere dell’intero pianeta.

 

Il Vaticano risponde all’Onu: “No interferenze su libertà religiosa”

vaticano_abusi-tuttacronacaDopo il rapporto stilato dal Comitato dell’Onu, e presa visione dello stesso, il Vaticano fa sapere che la Santa Sede sottoporrà a “minuziosi studi e esami” nel rispetto della Convenzione le accuse ricevute dall’Onu, ma vede in “alcuni punti” delle Osservazioni ricevute un “tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa”. Infine, il Vaticano conferma il suo impegno “a difesa del fanciullo”. Il Comitato, nel report, aveva accusato il Vaticano di aver “adottato politiche e pratiche” che hanno portato a continuare abusi su decine di migliaia di bambini e all’impunità degli autori.

Nubi sul Vaticano. Onu: “Ha permesso abusi su migliaia di bambini”

Vatican-st-peters-tuttacronacaIl Comitato Onu, nel suo rapporto, attacca duramente il Vaticano e chiede che vengano “immediatamente” rimossi dal loro incarico coloro che hanno commesso abusi sessuali sui bambini, o coloro che ne sono sospettati. Per il Comitato, infatti, il Vaticano finora ha “adottato politiche e pratiche” che hanno portato a continuare abusi su decine di migliaia di bambini e all’impunità degli autori. Le osservazioni finali sono state stilate in seguito all’esame del rapporto della Santa Sede sul rispetto della Convenzione sui diritti del fanciullo, e vi si legge che il Comitato è “seriamente preoccupato” dal fatto che la Santa Sede “non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambini. Inoltre “ha adottato politiche e pratiche” che hanno portato alla prosecuzione di abusi e all’impunità degli autori.

L’allarme rosso di telefono azzurro!

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Troppi tagli nella finanziaria e Telefono Azzurro lancia l’allarme! La finanziaria taglierà sino al 30% ai fondi e questa manovra potrebbe tradursi in diritti violati e grave mancanza di applicazione dei principi fondamentali previsti dalla Convenzione Onu siglata nel 1989. Lo scenario preoccupa, anche perché in Italia si è sollevato il velo e d è sotto gli occhi di tutti il problema delle baby-squillo o di maltrattamenti perpetrati a danni di minori. Tra abusi e sfruttamento i bambini nel nostro Paese sono a rischio. Per questo Sos Telefono Azzurro, in vista della Giornata Mondiale dei Diritti e dell’Infanzia lancia l’allarme affinché «il Paese si desti da un’indifferenza che potrebbe avere conseguenze sempre più drammatiche» e un appello alla comunità, alle istituzioni e ai media.

L’appello, «a nome dei bambini italiani» in 14 punti, «per tornare ad accompagnare bambini e adolescenti» avanza una serie di richieste. Fra queste: l’istituzione di un dipartimento interno al Consiglio dei Ministri responsabile delle scelte strategiche e politiche che incidono sulla vita dei bambini; la disposizione di maggiori fondi per la loro tutela; la predisposizione di un sistema centrale in grado di coordinare efficacemente la lotta al bullismo; il riconoscimento della cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia e la tutela dei minori extracomunitari non accompagnati; la lotta alla spettacolarizzazione di casi relativi a minori da parte dei media.

Governo al servizio dei cittadini quello che taglia i fondi all’infanzia e mantiene in piedi il rimborso ai partiti?

La discriminazione delle donne veste Prada?

prada-discriminazione-tuttacronacaRina Bovrisse è una nippo-americana che si è trasferita da New York a Tokio per Prada e, da quattro anni, è protagonista di una battaglia legale contro la casa di moda. Le accuse che la donna ha presentato sono di molestie sessuali e discriminazione, soprattutto ai danni delle dipendenti donne. L’ex dipendente è stata sconfitta nei tribunali nipponici, ma è riuscita a farsi ascoltare alle Nazioni Unite. La donna ha puntato il dito contro il ceo di Prada in Giappone, David Sesia, che avrebbe “licenziato o emarginato dipendenti donne giudicandole vecchie, grasse, brutte, disgustanti o senza il ‘look di Prada’”. Era il novembre 2012 quando il Tribunale di Tokio ha sì rimproverato Prada per generiche “discriminazioni”, ma ha dato torto alla Bovrisse che ha quindi deciso di rivolgersi all’Alto commissariato dell’Onu per i Diritti Umani. Dopo averla ascoltata, è stato redatto un comunicato nel quale si chiede al Giappone di “introdurre nella legislazione il reato di molestie sessuali, in particolare sul posto di lavoro, che comporta sanzioni proporzionate alla severità dell’offesa”. E aggiunge il comitato: “Lo Stato giapponese deve assicurare alla vittime di abusi la possibilità di fare causa senza temere ritorsioni”.  La Brovisse ha inoltre rilasciato un’intervista a Salon.com durante la quale ha aggiunto altri particolari delle “discriminazioni subite dalle dipendenti donne” arrivando ad accusare Prada di “controllare il peso e i denti” delle singole donne. Gli stessi argomenti verranno rilanciati, a dicembre, alla Camera di Commercio americana in Giappone, dov’è diventata una paladina dei “diritti dei lavoratori” per alcune ong cinesi, come “Labor Action China”. A questo punto arriva anche la risposta di Prada, attraverso il suo portavoce, che fa sapere che “si tratta solo di strumentalizzazioni” ovvero di “un tentativo di sfruttare questioni di grande importanza etica per meri fini personali”. “Il nostro intento è di far stabilire al Tribunale distrettuale di Tokio che le iniziative intraprese da Rina Bovrisse sui mezzi di informazione e con risalto pubblico costituiscono una diffamazione contro Prada, causando danni a Prada” termina il portavoce.

L’Onu contro Olanda: perché gli aiutanti di Babbo Natale sono neri?

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Sembra quasi che il ridicolo ormai si sia impossessato del mondo e purtroppo si sia persa la misura di cosa sia davvero discriminante e cosa invece è solo tradizione. L’Onu ha messo sotto tiro la tradizione olandese di “Sinterklass”, il Babbo Natale olandese che distribuisce i doni nei Paesi bassi durante la notte del 6 dicembre. Secondo la tradizione, San Nicola proviene dalla Spagna per dare i regali ai piccoli, con l’ausilio di alcuni aiutanti di colore. I relatori sui diritti umani scrivono di avere “ricevuto un’informativa” su questa festività “che perpetuerebbe un’immagine stereotipata del popolo africano, come cittadini di seconda classe, favorendo un senso di inferiorità nella società olandese e mescolando differenze razziali a razzismo”. Esistono due leggende riguardo al colore della pelle dello “Zwarte Piet” ovvero schiavo etiope che, dopo essere stato liberato da San Nicola, avrebbe scelto di servirlo per gratitudine.

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La crisi di governo… fa diventare illegali le missioni italiane in Afghanistan

afghanistan-militariitaliani-tuttacronacaSono diversi gli effetti collaterali della crisi di governo, tra queste, il fatto che da oggi, 1 ottobre, la partecipazione dell’Italia alla guerra in Afghanistan è diventata illegale. Questo perchè il 30 settembre scadeva la proroga delle missioni militari internazionali. Lo spiega Enrico Piovesana su Il Fatto, che sottolinea anche come i nostri soldati ora non abbiano più una protezione giuridica. Sono infatti dei decreti, successivamente convertiti in legge dal Parlamento e che rinnovano le autorizzazioni ogni 3, 6, 9 o 12 mesi dando la necessaria copertura finanziaria, a legittimare la partecipazione delle forze armate italiane alla missione Isaf (International Security Assistance Force) dell’Onu. E’ stato così fin da sempre: il 27 febbraio 2002 il Parlamento approvò infatti la legge di conversione, con modificazioni, del decreto 451 del 28 dicembre 2001 “recante disposizioni urgenti per la proroga (fino al 31 marzo 2002) della partecipazione italiana ad operazioni militari internazionali”: la modificazione consisteva nell’inserimento nel testo del decreto di un riferimento alla missione Isaf “connessa a Enduring Freedom”. In seguito molti parlamentari hanno chiesto che fosse superato un simile meccanismo, ma senza esito. E ora che il governo è in crisi non è stato possibile prorogare la partecipazione italiana alle operazioni militari internazionali: così i soldati italiani si ritrovano senza tutela giuridica. Nonostante questo, l’Italia continua a spendere 1.6 mln di euro al giorno per la missione in Afghanistan, bombardando e uccidendo, con gli aerei sempre più spesso chiamati a fornire copertura alle truppe afgane che combattono al suolo. Da oggi, illegalmente.

Letta all’Onu: “Senza diritti umani la pace è a rischio”

letta-onu-tuttacronacaE’ intervenuto all’Onu oggi il premier Letta, dove ha parlato di crescita e sviluppo ma anche dei rischi che corrono sia la pace globale che la sicurezza in loro assenza. “In vista della fine della crisi globale, la nostra priorità devono essere la crescita e lo sviluppo. Ma se i diritti umani sono a rischio anche la pace globale e la sicurezza sono a rischio”. Ha quindi proseguito: “La sovrappopolazione pone l’attenzione su uno dei problemi più gravi di oggi: la disoccupazione globale, in particolare quella giovanile. Un fenomeno che colpisce tutto il mondo, inclusa l’Europa e il mio Paese. Dobbiamo combinare misure assunte al livello nazionale e europeo per lanciare la nostra guerra contro la disoccupazione”. Nel suo intervento ha toccato anche il tema della fame nel mondo: “L’Italia darà il suo contributo specifico al problema della sicurezza alimentare grazie all’Expo di Milano del 2015”. Aggiungendo: “Il nostro Paese sente che è arrivato il tempo di lanciare un nuovo accordo globale sul cibo. La partecipazione Onu all’Expo è di conseguenza di grande importanza”.

L’APOCALYPSE NOW: questo è il rapporto dell’Onu ed è allarme clima

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Troppo inquinamento e stavolta a parlare di apocalisse e fine del mondo è l’Ar5, ovvero il quinto rapporto sul cambiamento climatico dell’Ipcc il dipartimento scientifico dell’Onu che nel 2007 pubblicò il quarto che venne premiato con il Nobel per la Pace.  Nell’Ar 5 lo scenario è allarmante: 10 anni per salvare il pianeta. Se infatti le emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare a questo ritmo (2 parti per milione all’anno), nel 2023 saremo sopra il tetto di sicurezza di 421 parti di CO2 per milione. Ora siamo oltre quota 400.

Il rapporto, nella sua complessità sarà reso noto venerdì ma già ora ci sono delle anticipazioni su quelle 2200 pagine elaborate in 6 anni da 259 scienziati di 39 Paesi, aiutati da 1.500 esperti.

La Repubblica scrive che:

“Gli scenari previsti per la fine del secolo sono quattro. Nel più drammatico – prendendo la media delle previsioni – i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986 – 2005: dunque sfonderà il muro dei 4 gradi rispetto all’epoca preindustriale, il disastro paventato dalla Banca Mondiale in un allarmato rapporto del novembre scorso.

Nello scenario più favorevole, i mari cresceranno di 24 centimetri e la temperatura aumenterà di un grado rispetto al periodo 1986 – 2005. E dunque di 1,7 gradi rispetto all’epoca preindustriale, sfiorando così la soglia dei 2 gradi considerata dai governi il limite di sicurezza da non superare”.

Cosa può far avverare lo scenario più drammatico (mari che salgono di 62 centimetri, temperatura che aumenta di 3,7 gradi) o quello più favorevole (mari +24 centimetri, temperatura +1 grado)?

“Per chiarire il quadro, l’Ipcc apre uno spaccato sul meccanismo che guida la mutazione del clima: l’accumulo di anidride carbonica (CO2) in atmosfera. Potremmo salvarci, imboccando la via dello scenario migliore, se riuscissimo a restare, sempre a fine secolo, entro un tetto di 421 parti per milione di CO2. Non sono poche: in epoca preindustriale erano 280 e da milioni di anni non si supera il livello attuale. Abbiamo già oltrepassato le 400 parti per milione e l’indicatore continua a salire al ritmo di 2 parti abbondanti per anno. Tra 10 anni saremo fuori dall’area di sicurezza.

Responsabili dell’aumento delle emissioni di CO2 sono per l’89% i combustibili fossili (carbone, petrolo, gas, shale gas) e per l’11% la deforestazione. Un aumento che in questo momento – se non verranno presi provvedimenti – è in linea con il più pessimista degli scenari:

“Uno dei diagrammi esaminati dagli scienziati proietta nel futuro i 4 possibili destini del clima e li confronta con l’evoluzione delle emissioni serra: le nostre azioni seguono passo passo lo scenario dei 4 gradi di aumento, quello in cui le concentrazioni di CO2 arriveranno a 936 parti per milionetrasformando il pianeta in un forno tropicale.

Tracciati gli scenari, l’Ipcc risponde indirettamente alle polemiche che lo hanno preso a bersaglio. Forte dell’abbondanza delle prove accumulate in questi anni, il rapporto usa un’espressione molto forte definendo “virtualmente certo” il cambiamento climatico e la spinta verso l’aumento della temperatura. ”Per la prima volta ci è stato chiesto di esaminare l’ipotesi di un aumento compreso tra i 4 e i 6 gradi, quello verso cui attualmente stiamo andando”, racconta Riccardo Valentini, uno dei coordinatori europei degli scienziati Ipcc. “In questo caso l’impatto sulla vita del pianeta sarebbe pesantissimo: i biologi ormai parlano di sesta estinzione di massa”.

Il bimbo di 5 anni che scrive lettere per creare un mondo migliore

TOBY-LITTLE-WRITING-tuttacronacaCreare un’organizzazione per ottenere dei fondi e finanziare le persone in difficoltà. Certo non semplice come impresa. Eppure c’è chi c’è riuscito. Lui è Toby Little e la particolarità è che si tratta di un bambino di soli 5 anni. Come ha fatto? Ha scritto una lettera da spedire ai 193 Paesi membri dell’Onu. Il piccolo di Sheffield ha proseguito con il suo impegno con determinazione e coraggio, riuscendo anche a ottenere risposta alle sue richieste. Attraverso l’ente ShelterBox e le donazioni che sta pian piano ricevendo, Toby spera di poter girare una cifra in beneficenza.  Al momento, sono 86 le risposte che ha ricevuto mentre il sito Writingtotheworld.com e l’omonima pagina Facebook, aggiornata continuamente dalla madre Sabine, monitorano la situazione.  “La missione è partita all’inizio del 2013, dopo che a scuola aveva ricevuto il compito di scrivere una lettera”, spiega la madre all’Huffington Post Uk. “A maggio Toby ha portato a casa un libro dal titolo “Letter to New Zealand”, ed è proprio da lì che ha deciso di iniziare”. Il prossimo passo di Toby? “Visitare tutti e 193 i Paesi”, scherza la mamma Sabine.

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Le armi chimiche nel rapporto degli ispettori Onu

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Gli ispettori dell’Onu hanno consegnato nelle mani del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon il dossier redatto in merito all’utilizzo di armi chimiche in Siria. 

“Il 21 agosto nell’attacco a Damasco sono state usate armi chimiche su larga scala contro civili, tra cui bambini”. Secondo il rapporto, tra l’altro, ci sono “segni di colpevolezza” evidenti tra cui la traiettoria dei missili terra-terra usati e il largo uso di gas, all’incirca 350 litri.

Lo stesso Ban Ki-moon esaminando il rapporto e, poi, avendolo trasmesso al Consiglio di Sicurezza ha sottolineato: “il più significativo attacco coi gas contro civili dal 1998, quando Saddam Hussein li usò ad Halabja”. Ban ha detto che la comunità internazionale si era impegnata a evitare il ripetersi di quell’orrore, “eppure è accaduto di nuovo”. 
Secondo gli ispettori Onu l’attacco chimico sarebbe stato sferrato tra le 2 e le 5 del mattino, nell’ora peggiore poiché le : le basse temperature hanno permesso al gas letale di penetrare nei rifugi dove si rifugiavano i civili. L’85% dei campioni analizzati dagli esperti Onu sono risultati positivi al test per il gas sarin. 
Ban Ki-moon, definendo l’attacco un vero e proprio “crimine di guerra”, ha quindi invitato il Consiglio di sicurezza ad assumersi responsabilità politiche e morali se Assad non manterrà la volontà di rispettare il piano di smantellamento delle armi chimiche.

 

“Assad ha commesso molti crimini contro l’umanità”: parla Ban Ki-moon

Ban-Ki-Moon-siria-tuttacronacaIl segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha affermato che “Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha commesso numerosi crimini contro l’umanità”. Ha quindi aggiunto: “ci sarà un processo per accertare le sue responsabilità”. Si è quindi detto sicuro che il rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite inviati a Damasco “dimostrerà in maniera schiacciante che sono state usate armi chimiche”. Ban Ki-moon ha quindi puntato il dito contro il rais di Damasco, lasciandosi sfuggire le prime anticipazioni del rapporto che gli ispettori internazionali consegneranno a Palazzo di Vetro nel week end. Le parole sono state però dette a microfoni spenti e non sarebbero dovute trapelare e il segretario ha successivamente spiegato che quanto riferito sulle armi chimiche usate in Siria e i crimini commessi da Damasco sono risposte a domande giunte a margine di un convegno. Ha quindi sottolineato di non poter commentare “pubblicamente” sui contenuti del rapporto degli ispettori perché non lo ha ancora ricevuto, ma di aspettarsi che dal dossier arriverà la “soverchiante, soverchiante dimostrazione” che armi chimiche sono state usate in Siria. Pur non avendo precisato se siano state le forze di Assad o i ribelli a lanciare l’attacco del 21 agosto, ha comunque detto che il presidente siriano Bashar al Assad “ha commesso molti crimini contro l’umanita”.

L’orrore della guerra siriana e le foto shock. Spari su ospedali

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I veri numeri della tragedia siriana forse nessuno li riuscirà mai a redigere. Ci sarà sempre qualche corpo dilaniato che non rientrerà nei calcoli, qualche famiglia sterminata che non sarà inclusa nel computo dei morti e forse la verità di ciò che sta accadendo non si riuscirà a raccontare. L’orrore è dietro ogni angolo come ci raccontano le stime “riviste al rialzo” di Human Rights Watch (Hrw) che parla di un bilancio molto peggiore del numero di morti dall’inizio di maggio nei villaggi di Bayda e Banyas, sulla costa siriana. L’organizzazione ha infatti identificato 248 vittime, anche se stima che il numero dei morti potrebbe essere molto più alto.

Secondo le informazioni raccolte dalla Commissione d’inchiesta creata dal Consiglio Onu per i diritti umani “le forze governative e le milizie affiliate interferiscono e strumentalizzano le cure mediche per favorire scopi strategici e militari. Le prove raccolte dalla Commissione portano a una conclusione sconvolgente: le forze governative seguono la politica di negare le cure mediche a coloro che si trovano nelle zone controllate dall’opposizione”, come si legge nel rapporto tematico della commissione. Ci sono anche le prove che alcuni gruppi armati anti-governativi hanno attaccato gli ospedali in certe aree, aggiunge il documento.

Per gli esperti della commissione “la negazione di cure mediche come arma di guerra è una realtà distinta e agghiacciante della guerra in Siria. Respingendo il principio inconfutabile e universalmente accettato che le persone ferite durante le ostilità devono essere trattate, le parti in conflitto in Siria stanno creando un pericoloso precedente”.

Come poi scrive il TgCom:

Emergono intanto nuovi particolari e testimonianze sul massacro dei due villaggi nella provincia di Tartous, avvenuti il 2-3 maggio. Secondo quanto riportato da alcuni giornalisti locali siriani, dopo il massacro l’esercito governativo ha impedito ai sopravvissuti l’ingresso nei villaggi per quattro giorni, non permettendo quindi la sepoltura dei morti. Dopo il ritiro delle truppe, i cadaveri abbandonati per le strade sono stati trovati straziati dai cani. Eppure non sono mancati i casi di “fedeltà canina”. L’animale nella foto, infatti, ha vegliato per giorni il corpo del padrone, difendendolo dagli altri cani selvatici che volevano sbranarlo.

Su YouTube è possibile anche vedere il video, di cui è ancora da provare l’autenticità, sul massacro del villaggio Bayda.

+++ VIDEO ADATTO A UN PUBBLICO ADULTO E CONSAPEVOLE +++

 

 

Studio shock dell’Onu, 1 uomo su 4 in Asia ha stuprato

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Dopo le agghiaccianti notizie di stupro, avvenute in India e nell’area asiatica, dove spesso le vittime sono anche decedute, l’Onu ha avviato uno studio per cercare di capire il fenomeno e il suo dilagare. I dati sono stati fatti esaminando un campione di migliaia di uomini in Cina, Cambogia, Indonesia, Bangladesh, Papua-Nuova Guinea, Sri Lanka. E i risultati dello studio, firmato dalla dottoressa Emma Fulu sono sconcertanti: ovunque in questi Paesi un’alta percentuale degli uomini ascoltati (anonimamente) ha ammesso di aver stuprato la moglie, o la fidanzata. La domanda presentata era la seguente: «Avete mai forzato una donna a fare sesso con voi anche se lei aveva detto di no?». Le risposte sono state straordinariamente chiare, e la principale scusa presentata dagli intervistati per spiegare un simile comportamento è che «avere rapporti sessuali era loro diritto». Altre scuse: «Volevo punirla», e ancora «ero annoiato».

In definitiva il 23% riconosce di aver stuprato una donna con cui è «in un rapporto» e il 10% ammette di aver stuprato una donna sconosciuta. La frequenza delle violenze è più alta nelle campagne e più bassa nelle città. I Paesi che vedono le percentuali più alte sono Papua-Nuova Guinea, con il 62% di uomini che ammette di aver imposto con la forza il rapporto sessuale a una donna, e la Cina e la Cambogia, dove ad ammetterlo sono il 22% e il 20%.

Lo studio Onu dimostra che gli uomini che ricorrono alla violenza sono stati nella maggior parte dei casi a loro volta oggetto di violenza, anche sessuale, da bambini. Riproducono da adulti, cioé, quello che hanno subito da piccoli. Ma – fatto ancor più sconcertante – almeno nella metà dei casi, gli uomini che ammettono di aver compiuto stupro, rivelano di aver cominciato quando erano teen-agers.

Come mai lo studio non è stato però compiuto sull’India, soprattutto nelle zone dove si sono verificati gli stupri più efferati?

Niente cibo per i profughi siriani, l’Onu è in crisi!

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Secondo l’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati), i fondi per il 2013 sono insufficienti per coprire tutto il bilancio, vanno quindi ridotti drasticamente gli aiuti alimentari ai campi profughi in Libano. Qui vengono ospitati molti profughi siriani rifugiatisi a causa della guerra fra  Bashar al-Assad e i ribelli. Da ottobre l’Unhcr offrirà una “assistenza mirata”: il 70% dei profughi riceverà aiuti alimentari; quelli più vulnerabili riceveranno anche aiuti medici e scolastici.

“A causa della carenza di fondi – ha affermato la portavoce Roberta Russo – siamo costretti a tagliare alcuni dei nostri finanziamenti diretti”. “Se non vi sarà un aumento dei finanziamenti – ha continuato – presto non potremmo più aiutare le famiglie bisognose di cui ci siamo occupati finora, per non parlare delle nuove ondate di profughi che potrebbero arrivare se la lotta si intensifica.” Nel caso di un’azione militare Usa, la situazione rischia di peggiorare. Fonti di AsiaNews affermano che il ventilato attacco militare contro la Siria, ha subito generato un aumento del flusso dei profughi in Libano: in pochi giorni esso è salito da alcune migliaia al giorno a oltre 12mila al giorno.

Chi ha sparato sugli ispettori Onu a Damasco?

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Si spara a sud di Damasco, contro il convoglio di auto degli ispettori Onu, in Siria per verificare il presunto utilizzo di armi chimiche. La tv di Stato sostiene che a sparare siano stati i ribelli mentre, secondo gli attivisti dell’opposizione, la responsabilità sarebbe delle milizie di Assad. Per il momento gli organi di stampa internazionali riportano la notizia identificando gli autori dei colpi come “cecchini non identificati”.

Esplosiva la situazione in Siria: Obama preme per l’intervento, la Merkel frena

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Secondo MSF (Medici senza frontiere) sono 355 i morti in Siria che presentano “sintomi  neurotossici”, precisando anche che dal 21 agosto nelle strutture sono state ricoverate 3.600 persone.

«La sintomatologia, le caratteristiche epidemiologiche, l’afflusso di un numero così alto di pazienti in un lasso di tempo così breve, fanno pensare fortemente all’esposizione massiccia ad un agente tossico», scrive Medici senza frontiere, prima fonte indipendente a confermare l’uso di armi chimiche nella regione di Damasco.

La conferma sembrerebbe anche arrivare dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, in visita a Ramallah, in Cisgiordania che ha affermato: «Tutto indica che il regime di Bashar al-Assad abbia condotto un “attacco chimico” questa settimana nei pressi di Damasco».

Barack Obama intanto ha incontrato i suoi consiglieri alla sicurezza per discutere sulle opzioni americane, inclusa un’azione militare, contro il governo siriano, accusato di aver usato armi chimiche contro i civili.

Ma se Obama accelera, la cancelliera Angela Merkel frena e si dichiara contraria a un intervento militare in Siria: «Non seguiamo la strada di una soluzione militare», ha dichiarato a Berlino il portavoce governativo, Steffen Seibert. «Non crediamo che sia possibile risolvere (il conflitto) dall’esterno, crediamo invece che debba essere trovata una soluzione politica», ha detto.

Intanto è avvenuta l’ennesima esplosione. Questa volta a essere colpita è stata piazza Burj al-Ros, nel centro di Damasco. Al momento non si conosce il bilancio di morti e feriti avvenuto nella deflagrazione dell’ordigno.

Malala all’Onu: “Non sarò ridotta al silenzio dai talebani”

malala-onu-tuttacronacaHa festeggiato i suoi 16 anni all’Onu, con un discorso che è il primo pubblico da quando i talebani tentarono di ucciderla sparandole alla testa mentre tornava a casa da scuola lo scorso ottobre, Malala Yousafzai. “Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione”. Ha affermato, per poi proseguire: “Mi hanno sparato, hanno sparato anche alle mie amiche. Credevano che quel proiettile ci avrebbe zittito. Ma hanno fallito. Dal silenzio, migliaia di voci si sono sollevate. Quello che hanno ottenuto? La debolezza, la paura, l’impotenza sono morte. La forza, il potere, il coraggio sono emersi”. Malala, nell’occasione, ha anche consegnato al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon una petizione per il diritto all’istruzione lanciata che lei stessa ha lanciato e la quale ha già ottenuto 4 milioni di firme. “Io sono la stessa Malala, le mie ambizioni sono le stesse, i miei sogni sono gli stessi. Non odio nessuno. Sono qui per parlare per il diritto all’istruzione. Voglio che anche i figli e le figlie dei talebani siano istruiti e se mi trovassi con una pistola in mano di fronte al talebano che mi ha sparato non lo ucciderei. Questa è la compassione che ho imparato da Maometto, da Gesù Cristo e da Buddha, da Martin Luther King, da Nelson Mandela e da Mohammed Ali Jinnah”.

Il discorso della giovane è inizito “nel nome di Dio” e più tardi ha sottolineato che il vero Islam non è quello dei talebani: “il loro Dio è una piccola conservatrice che manda le donne all’inferno se studiano», ha spiegato, «perché loro usano l’Islam per i propri obiettivi personali”. Malala ha anche sottolineato il diritto all’struzione: «Non chiedo agli uomini di lottare per loro, ma dico alle mie sorelle di essere coraggiose, di combattere per se stesse”. Il suo appello è stato poi per i leader mondiali, affinchè cambino la propria politica, in favore della pace e della tolleranza. Gli estremisti, ha spiegato, dovunque nel mondo “hanno paura dei libri e delle penne, hanno paura della forza delle voci delle donne. Questa è la ragione per cui 14 studentesse sono state uccise a Quetta e le insegnanti nel nord del Pakistan”. E nonostante fosse il suo compleanno, nonostante centinaia di ragazzi accorsi per ascoltarla le abbiano cantato “Happy Birthday”, Malala ha sottolineato: “Ricordate una cosa, questo Malala Day non è il mio giorno. Oggi è un giorno dedicato ad ogni donna, ad ogni bambino, ad ogni ragazza che ha alzato la voce per difendere i suoi diritti. Ci sono centinaia di attivisti sociali che non solo parlano ma combattono per la pace, l’istruzione, l’uguaglianza. Molti danno la vita, moltissimi sono stati feriti. Io sono solo una di loro”.

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Siria a rischio genocidio ma si teme anche per 6 siti Unesco

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Adama Dieng, Consigliere speciale dell’Onu per la Prevenzione del Genocidio, intervenuto a un convegno alla Farnesina, ha affermato di ritenere che ci sia ancora una possibilità di prevenire uno sterminio di massa in Siria. “E’ il momento di agire, ma se non lo facciamo c’è il serio rischio di vedere, domani, persone che si uccideranno a vicenda sulla base della religione”. Il consigliere Onu ha quindi chiesto che venga incoraggiato il dialogo tra Usa e Russia su Damasco.

Nel frattempo una denuncia arriva dalla Cambogia, dov’è riunito in questi giorni il comitato Unesco: a causa della guerra civile che sta devastando il Paese da due anni, sei siti storici siriani sono in pericolo. A rischiare maggiormente sarebbe la città vecchia di Aleppo, che ha già subito “danni considerevoli”.

La storia infinita dei marò: ora rischiano in 4

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Si ricomincia tutto da capo e ora le autorità di Nuova Delhi vogliono interrogare altri quattro militari della pattuglia in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie. Per la Corte suprema indiana Massimo Andronico, Alessandro Conte, Antonio Fontana e Renato Voglino devono rispondere alla sbarra davanti ai giudici. E L’Italia non potrà che rispettare i patti. Ma quali sono stati questi patti? Quelli presi ufficialmente? Quelli ufficiosi se mai ci sono stati?  I rappresentanti del governo Monti, secondo le informazioni in possesso di Wikilao e confermate da fonti militari e indiane, ha sottoscritto un impegno per far tornare in India i quattro, laddove ritenuto necessario.

Fu sulla base di quella garanzia davanti alla Corte Suprema che il 2 maggio del 2012 venne autorizzato il rilascio dei marinai, della nave e del suo equipaggio.

Insomma un vero salto nel passato e fra poco scatteranno i 500 giorni di prigionia. Ma perché se l’Enrica Lexie si trovava esattamente a 20,5 miglia nautiche dalla costa del Kerala nella cosiddetta zona contigua, deve essere l’India a giudicare i Marò? E questa forse è solo na delle mille contraddizioni del caso.

Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile

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Stando alle stime dell’Onu, sono 57 milioni i bambini che non vanno a scuola e, tra questi, moltissimi lavorano per una paga misera quando non vivono in condizioni di schiavitù. L’Organizzazione internazionale del Lavoro parla si 15.5 milioni di bambine utilizzate per il lavoro domestico, che fanno le sguattere in famiglie che spesso le maltrattano all’insaputa dei famigliari. Terres des Hommes parla di 4mila bambine-schiave, di un’età comprese tra i 6 e i 13 anni, nella sola regione di Cusco. Provengono dalle campagne e sono nate in famiglie che sperano di ricavare un reddito mandandole in città a fare le domestiche. Ma così facendo le bimbe, spesso, smettono di avere contatti con i genitori e smarriscono per sempre la propria identità, il loro cognome, il legame con il villaggio di origine. Ci sono centri in cui si ascoltano le storie di queste ragazze, come nel Yanapanakusun, a Cusco: “La loro dignità viene continuamente umiliata, con maltrattamenti, vessazioni e privazione di cibo. Non sono rari gli episodi di violenza e abusi, anche sessuale, ma le bambine e le ragazze che lavorano come domestiche sono quasi sempreinvisibili alla società, in quanto confinate nelle case, spesso senza più alcun contatto con la famiglia d’origine”. L’associazione che lo gestisce spiega che, da loro, possono frequentare una scuola serale e contribuiscono a sensibilizzare le famiglie delle zone rurali affinché non cedano alla tentazione di impiegare le loro figlie come domestiche. Anche Papa Francesco, oggi, ha lanciato un appello contro il “deprecabile fenomeno in costante aumento specialmente nei Paesi poveri” e ha auspicato ”vivamente” ”provvedimenti ancor piu’ efficaci” della comunita’ internazionale. ”Tutti i bambini devono poter giocare, studiare, pregare e crescere nelle proprie famiglie, e questo in un contesto armonico, di amore e serenita”’, ha aggiunto. ”Questa gente invece di farli giocare li fa schiavi, e’ una piaga questa”, ha detto ancora il Pontefice, secondo il quale per i bambini crescere serenamente ”e’ un loro diritto e un nostro dovere”. ”Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!”, ha concluso.

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La petizione per i due marò arriva dagli Usa!

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Le celebrazioni per la Festa della Repubblica sono in corso in tutta Italia. Una festa che dovrebbe ricordarci come lo Stato protegge i suoi cittadini. E mentre le forze armate sfilano per Roma sotto gli occhi di politici soddisfatti, cade nel silenzio il fatto che, di quelle stesse Forze Armate, di questa stessa nazione, fanno parte anche i due marò Latorre e Girone, che si trovano in India, dimenticati dalla Repubblica che volevano difendere e che sembra averli abbandonati. Ma c’è chi a loro pensa, sono gli italiani all’estero che hanno invato una petizione al segretario generale della Nazioni Unite Ban Ki moon. Quello che si chiede all’Onu è che venga monitorato il loro processo, ormai imminente e di promuovere” un arbitrato internazionale. I due fucilieri di Marina, si legge, “non sono terroristi, ma militari che combattevano la pirateria”. L’ideatore dell’iniziativa è Giorgio Caruso, fondatore del gruppo “Italiani nel mondo – salviamo i nostri marò”, che l’ha lanciata, da New York, dopo averla raccolta dalle pagine Facebook delle famiglie Latorre e Girone. Margaret, la madre americana di Caruso, che negli anni Cinquanta è stata giornalista del New York Times, lo ha aiutato a scrivere il testo. In Amelica si mobilitano, si cerca di far arrivare quanto più lontano possibile quest’iniziativa, in Italia il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha invitato sul palco della parata ai Fori imperiali i familiari dei due fucilieri. Qualche ora prima li aveva chiamati a Delhi. Un magro contentino per due uomini che chiedono solo di riavere indietro la propria libertà e di essere tutelati dal loro governo. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha chiesto “compostezza” e di “urlare” di meno. “Non so se dovrei bombardare l’India, rompere i rapporti commerciali, ritirare l’ambasciatore” ha aggiunto con una facile battuta. Forse dovrebbe solo alzare la testa e mostrare all’India la dignità nazionale Italiana. E mostrare agli italiani che al governo importa il loro benessere. Quel giorno, sarà un bel giorno per festeggiare la Repubblica.

Ecco cosa accadeva poco più di un anno fa a Roma: gli italiani rivogliono i loro marò in patria!

Pinguini in camicia… sfilano a Tokio!

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Un modo molto originale per dare il benvenuto ai leader africani che parteciperanno nei prossimi giorni alla quinta edizione del Ticad, cioè la Tokyo International Conference on African Development, prevista a Yokohama, località alle porte di Tokio. L’iniziativa, che durerà 3 giorni, è co-promossa da Giappone e organizzazioni (Onu e Banca Mondiale solo per citare le più importanti) e per la prima volta vedrà la partecipazione dell’Unione Africana con l’adesione di una quarantina di capi di stato africani.

Ratificato il trattato contro le armi all’Onu!

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Il trattato definisce per la prima volta gli standard internazionali per la compravendita di armi, legandoli al rispetto dei diritti umani: non controlla l’uso domestico delle armi, ma richiede che i membri si dotino di normative nazionali sul trasferimento delle armi e delle loro componenti. È previsto inoltre il divieto, per gli Stati che ratificano il trattato, di trasferire armi convenzionali in caso di violazione di un embargo, atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Per autorizzare o meno l’esportazione, il testo prevede che siano i Paesi a valutare se le armi potrebbero essere usate per violare i diritti umani o essere utilizzate da terroristi o dalla criminalità organizzata.

Lo storico via libera odierno al trattato da parte degli Usa è arrivato in particolare grazie alla svolta impressa dal presidente Barack Obama. I Paesi che hanno votato contro sono, senza sorprese, Siria, Iran e Nord Corea, gli stessi cioè che la settimana scorsa hanno bloccato il via libera unanime, per alzata di mano.
Tra gli astenuti ci sono Russia, Cuba, Venezuela e Bolivia. Nella sala dell’Assemblea Generale dopo il voto è scattato un applauso per sottolineare l’ampio sostegno al primo trattato per regolare il multimiliardario commercio delle armi.

Meglio tardi che mai!

Ed ecco felice Hollande… dopo il Mali il Centrafrica

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Fonti diplomatiche francesi hanno annunciato che Parigi ha inviato sue truppe nella Repubblica Centrafricana a seguito dell’avanzata dei ribelli della coalizione del Seleka che sono penetrati nella capitale Bangui dopo scontri con l’esercito del Paese africano. Un’altra fonte diplomatica francese ha aggiunto che Parigi ha “chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza Onu”.

“Be happy today!” lo “ordina” l’Onu

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L’Onu oggi mette al bando la tristezza in tutto il mondo: è la prima giornata mondiale della felicità! Istituita lo scorso aprile, con l’accordo dei 193 Stati menbri, dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, questa giornata è al debutto ufficiale. La nuova priorità mondiale deriva dal fatto che “Un cambiamento profondo di mentalità è in corso in tutto il mondo. Le persone ora riconoscono che il ‘progresso’ non dovrebbe portare solo crescita economica a tutti i costi, ma anche benessere e felicità”. E così, a partire da quest’anno, il 20 marzo diventa un giorno per “ispirare l’azione per un mondo più ilare”, considerato anche che una nazione più felice è anche una nazione più produttiva, come dimostrano i dati del World Happiness Report, il primo rapporto globale sulla felicità, che ha valutato 150 Paesi. Dal rapporto emerge che negli ultimi 30 anni il mondo è diventato un po’ più felice (il grado di felicità globale è aumentato dello 0,14%) e che i Paesi in cui il senso di benessere generale è più diffuso sono Danimarca, Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi mentre l’Italia si attesta al 28° e la Germania al 30°. Il segretario Ban Ki-moon ne ha quindi approfittato anche per ricordare che “Felicità è aiutare gli altri, quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune noi stessi ci arricchiamo. E’ la solidarietà che promuove la felicità”. L’idea che la felicità della popolazione rappresenti un paramentro di sviluppo risale agli anni ’70, quando lo stato del Bhutan iniziò a misurare la “Gross National Happiness”, la felicità nazionale lorda. Indecisi su cosa sia possibile fare in questo giorno? Gli eventi mondiali sono indicati sul sito Day Of Happiness.

Buona felicità a tutti!

LO SCIPPO DI LAURA BOLDRINI! SOFFIA IL POSTO A SOFIA MARTINO.

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Che abbia un curriculum di tutto rispetto nessuno lo mette in dubbio, dalle risaie, all’Onu (con un contratto a tempo indeterminato a differenza della maggior parte dei contratti che sono a termine, ma lei ricopriva un ruolo di alto profilo e professionalità, logico che non potesse essere sostituita, nessuno è indispensabile, ma Laura Boldrini lo è!). Poi entra in Rai, perchè anche qui il passo è breve… sa l’inglese e ha esperienza in Venezuela, senza contare una laurea in giurisprudenza. Quanti italiani hanno un curriculum così e sono disoccupati?  Certo l’Onu aiuta!

Ma allora perchè facebook l’ha condannata? Perchè il Sel ha deciso di assegnare il seggio di Messina della Camera a lei piuttosto che a Sofia Martino? La Boldrini aveva i piedi in due scarpe capolista in due collegi siciliani e in quello della sua regione d’origine: le Marche! Naturalmente la Boldrini opta per la Sicilia Orientale, l’asciando, “generosamente”, l’altro collegio a Erasmo Palazzotto e per le Marche, invece viene candidata la Lara Ricciatti, che alle primarie di dicembre si era imposta con 811 preferenze. E le primarie della Boldrini? No, lei nessuna primaria, ha un canale preferenziale e viene inserita nelle liste… merito del cv, naturalmente!

E così Sofia Martino, 43 anni, insegnante precaria, 3 figli a carico, che alle primarie siciliane di SEL è stata la più votata, è rimasta fuori!

“Stando quindi a quanto si legge su facebook, quando nelle Marche si è saputo delle candidature paracadutate dall’alto c’è stata una sollevazione popolare che avrebbe portato ad un accordo pre elettorale con la segreteria nazionale di SEL: in caso di vittoria la Boldrini avrebbe optato per uno dei due collegi siciliani, lasciando quello marchigiano alla Ricciatti. Cosa che si è puntualmente verificata”. Come riporta il quotidiano indipendente Messina.Sicilians.it

Stordita, Sofia Martino s’informa presso due dirigenti regionali, Crispino Maggio e Simone Di Trapani. “Mi hanno risposto che non ne sapevano nulla e che forse era una manovra delle Marche per fare pressione sul nazionale perché la Boldrini optasse per un collegio siciliano. Ho detto che mi sembrava una cosa stupida e bambinesca, ma mi è stato ribattuto di non fare dietrologia e che il 5 marzo il direttivo nazionale avrebbe deciso. Ma in realtà non è andata così, perché il 28 febbraio sul sito del nazionale c’erano già gli eletti. Quello che più mi ha ferito è che la mia esclusione non mi è stata comunicata dal partito, ma l’ho letta su FB. Dopo che mi sono girata tutta la Sicilia per la campagna elettorale, mi è sembrata una grossa mancanza di rispetto”.

Naturalmente nella polemica non entra la segreteria provinciale del SEL. Ma su Fb si parla di un’assemblea regionale durante la quale si era deciso che la Sicilia Orientale andasse a favore della Boldrini. Ma chi è mai Laura Boldrini, visto che su internet non si ha nessuna informazione neppure sulla famiglia. Una carriera fuminante dovuta a meriti personali!

E Palazzotto si dice dispiaciuto… Sofia Martino non è rappresentativa come Laura Boldrini… infatti tutta Italia fino a ieri è vissuta senza conoscerla! Ma per Palazzotto è una figura di carattere nazionale.

Ma questa posizione fa alimentare le polemiche: il territorio siciliano è stato talmente devastato da decenni di pessima amministrazione, che a rappresentarne bisogni e disagi può essere solo un parlamentare locale.

Così Sofia Martino supportata dai siciliani che non ci stanno a vedersi scippare un posto in parlamento per i soliti giochi di partito continua a contattare esponenti del partito che possano chiarire queste scelte: “Ho provato a telefonare a Francesco Ferra del direttivo nazionale e per tutte e due le volte mi è sttao detto che era in riunione. Ho lasciato i miei recapiti telefonici, ma non mi hanno ancora richiamato. In ogni caso, volevo solo chiedere perché il territorio fosse stato penalizzato, visto che il candidato eletto era peraltro anche quello più votato in Sicilia alle primarie. “Pensavo che io e la Ricciatti avessimo le stesse possibilità, ma è evidente che io sono partita male in partenza, non sapendo che in caso di vittoria avrebbero sacrificato me. Sia chiaro, avrei corso lo stesso per il partito, ma avrebbero dovuto dirmelo. Questa decisone di fatto si traduce in una mancata valorizzazione del territorio. Abbiamo perso l’occasione per radicare il partito in Sicilia. Le Marche sono rosse e rosse sarebbero rimaste. E comunque, sarebbero state sempre rappresentate da marchigiana. Ma nella Sicilia del 61 a 0 del PDL, un parlamentare locale di SEL in più avrebbe dovuto esserci. Se volevano premiare l’impegno della compagna Ricciatti io avrei corso lo stesso, ma senza mettere a rischio il mio lavoro. Sono una Cocopro, non sono tutelata sul piano dei diritti e quando la campagna elettorale si è intensificata nelle ultime settimane non ho rinnovato il contratto e adesso potrò riprendere a lavorare solo a maggio. In ogni caso, se a Messina città SEL ha avuto il 3,2%, lo stesso dato del nazionale, qualcosa di buono lo avrò anche fatto. E anche rispetto al collegio della Sicilia Occidentale, qui abbiamo avuto oltre 3 mila voti in più. Questi dati dovrebbero parlar chiaro. O no?”.

E mentre Facebook si mobilita con una petizione, la Boldrini si candida alla Presidenza della Camera.

Usa cerca diplomazia per allentare la tensione con la Corea del Nord!

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Il portavoce della casa Bianca, John Earnst, commentando quelle che sono considerate le ultime provocazioni del regime di Pyongyang, ha affermato con durezza: “Le minacce della Corea del Nord non aiutano a migliorare la situazione. Sono controproducenti”.

ALTA TENSIONE TRA COREA DEL NORD E USA!!! GUERRA NUCLEARE?

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Sanzioni e ancora per la Corea del Nord da parte delle Nazioni Unite. Pyongyang ha visto minare le attività commerciali e bancarie del Paese dopo che il Consiglio di Sicurezza Onu, appoggiato da Usa e Cina ha approvato una risoluzione che stringe ancor di più l’assedio internazionale contro la Corea del Nord. Pyongyang ha minacciato un attacco militare preventivo con armi nucleari leggere e piccole che andrebbero a colpire obiettivi strategici nei confronti di Usa e Corea del Sud.  Inoltre il leader coreano ha detto di ritenere nullo l’armistizio del 1953 stipulato alla fine della Guerra di Corea: quindi Washington e Seul verranno trasformate presto in un “mare di fiamme”. Da due mesi gli americani si stanno addestrando con i sudcoreani per essere pronti in caso di guerra.  Immediate le reazioni statunitensi Susan Rice ha dichiarato «La forza, ampiezza e severità di queste sanzioni alzerà il costo per la Corea del Nord del suo programma nucleare illegale. Le sanzioni si faranno sentire».

Nel dibattito è intervenuto anche l’ambasciatore cinese, Li Baodong:«Siamo un Paese di princìpi e intendiamo proteggere la pace e stabilità nella penisola», ha aggiunto Li sottoscrivendo la risoluzione. La Rice ha anche messo in guardia Pyongyang dalla sua strategia di continue minacce: «Non otterrà nulla».
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la quarta ormai adottata finora senza esito contro il regime nordcoreano, è stata messa in moto formalmente dagli esperimenti atomici sotterranei condotti da Pyongyang il 12 febbraio scorso. Nel dettaglio le sanzioni approvate metteranno al bando transazioni finanziarie, rafforzeranno i poteri di ispezione internazionale dei cargo diretti verso il Paese e amplieranno l’elenco dei prodotti soggetti al divieto d’importazione. Verranno inoltre imposte nuove restrizioni ai diplomatici nordcoreani e ai viaggi di esponenti del regime. Un provvedimento mette al bando anche la vendita al Paese di generi di lusso destinati alla sua élite, dalle grandi auto a yacht e gioielli.

La follia dilagante della Corea del Nord!

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Dopo che l’ ennesima esercitazione nucleare di Pyongyang, l’Unione Europea insorge e applica sanzioni alla Corea del Nord.   Sono state inasprite anche  le restrizioni imposte sui prodotti associati con i programmi nucleari o balistici della Corea del Nord.

Arriva secca la risposta del Nord Corea e viene indirizzata alla “sorella” Corea del Sud e ai suoi alleati all’Onu. Il diplomatico di Pyongyang, Jon Yong Ryong, alla Conferenza Onu  parla di distruzione finale.  La follia in Corea del Nord dilaga e la paura aumenta.

Malala è stata operata al cranio e sta bene!

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Malala candidata al Nobel!

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L’Onu condanna le colonie israeliane: “sono crimini!”

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Iran minaccia Israele per il raid sulla Siria

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“Diario sulla Siria”, Israele attacca un centro militare

Il comunicato sulla tv siriana riporta: “Un aereo da combattimento israeliano ha violato il nostro spazio aereo all’alba e ha direttamente bombardato un centro di ricerche sul miglioramento della resistenza e l’autodifesa nella regione di Jomrayah e nella provincia di Damasco”.

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“Miracolo a Milano?” No, miracolo in Siria!

I donatori si impegnano a stanziare più di 1,5 mld di aiuti per la Siria. Ban Ki-moon si ritiene soddisfatto e parla di “obiettivo superato”.

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La “Terra Promessa” sblocca 100 mld dlr di tasse della Anp

Ritornano in Palestina le tasse che erano state confiscate a dicembre dal governo Israeliano.

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Sangue e solo sangue in Siria… Scontri in varie città!

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Nuovo bilancio provvisorio in Algeria: il numero degli ostaggi morti sale a 48

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