Spiega alla fidanzata che non si deve aver paura delle armi: si spara alla tempia!

pistola-tempia-tuttacronacaSicuramente quando si tratta delle armi da fuoco gli incidenti sono all’ordine del giorno, ma quello che è accaduto ad Oakland ha del pazzesco: un 36enne rischia infatti si passare alla storia come una delle vittime più incoscienti. L’uomo era infatti deciso a convincere la sua fidanzata del fatto che non si deve aver paura delle armi “quando sono scariche”. La coppia, mandati nella loro stanza i tre figli della donna di 7, 10 e 12 anni, hanno preso le tre pistole dell’uomo, che era certo fossero scariche. Presa la prima, se l’è puntata alla testa pigiando il grilletto: click a vuoto. Lo stesso con la seconda. Quando ha premuto il grilletto della terza, però, è partito il colpo che era rimasto in canna: l’uomo si è così sparato alla tempia e ogni tentativo della donna di rianimarlo è stato vano: all’arrivo dei paramedici l’uomo era morto.  Più tardi il vicesceriffo Michael McCabe ha rivelato che l’uomo aveva bevuto : “Alcool e armi non sono due cose che è saggio mescolare” ha detto. Il vicesceriffo ha anche commentato incredulo: “Questa storia è unica. Gli incidenti succedono spesso. Ma non ho mai visto nessuno che abbia tentato di dimostrare come funzionano le armi puntandosele direttamente alla testa”. Proprio per questa ragione la morte dell’incauto uomo è stata archiviata come suicidio. Il vicesceriffo ha ammesso che gli incidenti con le armi avvengono con una certa regolarità, anche se non tutti sono mortali. Ma di persone ferite perché avevano dimenticato di avere un colpo in canna, gli Usa ne registrano varie decine al giorno. Pochi giorni fa c’è stato perfino un tecnico che stava tenendo un corso di sicurezza a Lancastar, in Ohio, per insegnare a un gruppo di 25 cittadini come pulire, caricare e usare le proprie armi, che ne ha accidentalmente scaricata una direttamente sul braccio di un membro del pubblico. I 25 stavano seguendo il corso sulla sicurezza, obbligatorio in Ohio, per avere il porto d’armi.

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L’allarme che arriva dagli Usa: “I selfie fanno aumentare i pidocchi”

selfie-tuttacronacaSono stati gli ambulatori (privati) specializzati nella rimozione dei pidocchi a lanciare il nuovo allarme made in Usa: i selfie hanno la conseguenza di far aumentare i pidocchi tra i teeenager. Ecco allora che l’invito è di far ripulire bimbi e adolescenti dai parassiti per evitare che possano saltellare da una testa all’altra quando i ragazzini le avvicinano davanti a uno smartphone per immortalare il momento. Marcy McQuillian, in un’intervista ad un sito di San Francisco, ripresa in un articolo che l’Huffington Post dedica alla vicenda, ha detto: “Solitamente tratto bambini piccoli, perché per loro c’è un maggiore rischio che le teste vengano a contatto, ma ora gli adolescenti avvicinano le teste ogni giorno per scattare le foto con i cellulari”. Anche per un’altra “spidocchiatrice” professionista, di un ambulatorio di Oakland, questa tesi “è plausibile”, dal momento che per la diffusione dei pidocchi è necessario “il contatto diretto”. Ovviamente c’è anche chi si discosta da questa tesi. Tra questi anche il dottor Richard Pollack, della School of Public Health dell’università di Harvard, responsabile di un sito che aiuta ad identificare e combattere i diversi tipi di parassiti umani, IdentifyUs. Lo scienziato ricorda che gli adolescenti hanno sempre avuto i pidocchi e non c’è nessuna prova del legame con gli autoscatti. Per Pollack si tratta di una mossa pubblicitaria di questi centri di rimozione dei pidocchi: “ogni volta che apre un nuovo centro, sembra sempre che ci sia una nuova epidemia, fa bene ai loro affari”.

Nella Silicon Valley, guerra ai dipendenti di Google e Apple

google-protesta-tuttacronacaLa crisi non ha risparmiato neanche la Silicon Valley e si cercano i “colpevoli”: sarebbero i dipendenti di Google e di Apple, contro i quali è scoppiata la guerra. I maxi stipendi dei techies sono il motivo per il quale aumentano gli affitti degli appartamenti e chi non lavora negli uffici dei giganti dell’hi tech rischia di essere cacciato. Per questo motivo a San Francisco e a Oakland è esplosa la rabbia di un movimento che organizza la protesta sul web, mettendo in piedi flash mob il cui scopo è bloccare i bus che portano a lavoro i dipendenti di Big-G e della mela morsicata. Visto che si parla di rete, non poteva mancare qualcuno che twittasse una foto destinata a diventare virale. Lo scatto è di Craig Frost, dipende di Google, e ritrae i manifestanti con lo striscione “Google vaf…” che impedisce il passaggio del bus che porta i geek a Mountain View.  Nelle rivendicazioni si usa il termine di “gentrification” (i cambiamenti socio-culturali in un’area, risultanti dall’acquisto di beni immobili da parte di una fascia di popolazione benestante in una comunità meno ricca ). Non solo, nei volantini si parla anche di tutti i vari benefits che hanno i dipendenti di Google. Tra le altre rivendicazioni dei manifestanti, l’uso delle fermate pubbliche per i bus aziendali dei colossi dell’hi tech e il traffico che i mezzi creano in città. Si parla di “ingiustizia nel sistema dualistico della città, dove il pubblico paga e le imprese private guadagno”.

Miracoli natalizi: Santana ritrova il suo primo percussionista, ora clochard

santana-malone-tuttacronacaCarlos Santana non rivedeva Marcus Malone dalla fine degli anni Sessanta. Il percussionista, il primo del chitarrista rocker 66enne che staziona nell’Olimpo del rock da oltre quarant’anni, fece parte della Santana Blues Band ma ne venne allontanato a causa dei troppi problemi con la droga. Da allora, i due non si sono più rivisti e Malone, sparito dalla scena sul finire degli anni 60 ora è diventato un clochard. Dopo tutti questi anni, i due si sono finalmente ritrovati, grazie a un reporter del canale televisivo Kron-tv di San Francisco. L’incontro è avvenuto a Oakland, in California, dove l’ex percussionista prodigio (era soprannominato  “the magnificent”) vive oggi di elemosine, accampato in un vecchio van.

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