L’80enne italiano espulso dagli Usa: per 21 giorni bloccato a Fiumicino

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Antonio Pipitone, 80 anni. E’ partito dall’Italia 55 anni fa e in Pennsylvania ha trovato il suo sogno americano prima muratore poi cameriere, poi si è occupato sempre di edilizia e ristorazione dando lavoro a decine di persone, crescendo i figli e i nipoti offrendo un futuro a tutti… ma sempre da clandestino: «per trent’anni sono stato un clandestino – dice Antonio – ho sempre pagato le tasse, non ho mai avuto problemi con la legge, e so di aver sbagliato».

Poi il sogno di tornare in Italia, nella sua terra natia. Di tornare come un vincitore, perché lo è. Perché Antonio è un uomo che ce l’ha fatta… ma arriva l’espulsione e così il 25 aprile arriva a Fiumicino. In tasca ha solo 17 dollari, un cellulare non abilitato in europa, la patente americana… in America non può tornare, in Italia non può entrare il suo passaporto italiano è scaduto molti anni fa. Si trova intrappolato a Fiumicino, proprio come nel film The Terminal. Qui passa 21 giorni intrappolato nei corridoi dell’aeroporto romano. Per distrarsi un giorno ha preso un autobus ed è arrivato fino a San Pietro… ogni sera Antonio, per questi lunghissimi 21 giorni, ha pregato che un angelo lo salvasse… lui vittima innocente della burocrazia: «Avevo trovato un posto pulito dopo riposare, un angolo dove prendere un caffé». A fargli compagnia le chiacchiere con i turisti americani appena atterrati: «Hello» un sorriso e le foto dei nipotini da mostrare.
Antonio non ha mai completato la procedura per regolarizzare la sua posizione con l’ufficio immigrazione Usa: non l’ha fatto mentre lavorava «sette giorni su sette» con il cuore sempre rivolto all’Italia. Poi un giorno un contenzioso legale e le forze dell’ordine Usa scoprono che Antonio è clandestino. Succede tutto molto velocemente, Pipitone, racconta, ha due scelte: «Stare in una camera di sicurezza per trenta giorni o tornare in Italia». Antonio non ha dubbi: «Ho voluto tornare in Italia, avevo già deciso di tornare nel paese dove sono nato. Il cellulare non funzionava più, i miei figli mi avevano inviato soldi in un’agenzia per il trasferimento di denaro, ma non potevo ritirarli perché i documenti italiani non erano più validi» racconta Antonio. Passano i giorni e nonno Antonio continua a sostare dentro l’aeroporto, ormai conosce ogni angolo di quella città nella città: gli orari di apertura dei negozi, i bagni più accoglienti, sa dove poter riposare, chiudere per qualche minuto gli occhi, pensando che domani andrà meglio. I dollari, intanto, stanno per finire. «Ho pregato, ho chiesto che gli angeli mi aiutassero e alla fine sono arrivati». E arriva quindi la Polizia di Frontiera, a capo della V sezione c’è Antonio Del Greco. Gli agenti si mettono alla ricerca dell’80enne lo trovano e gli offrono da mangiare, lo aiutano a ricostruire la sua storia e a ottenere la documentazione necessaria per tornare nella sua Sicilia. Fanno anche una colletta per far dormire Antonio in un albergo fino a quando anche la situazione economica non si sblocca. «Ringrazio quegli agenti, la polizia dell’aeroporto, l’Italia: sono stati gentilissimi».

Sabato Antonio è partito per la Sicilia, è tornato nella sua Castellammare del Golfo ed è sereno: «Ringrazio gli Stati Uniti per i cinquant’anni vissuti meravigliosamente, sono stato io a compiere un errore e la legge va rispettata. I love Italy, I love America».

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