La scelta del Presidente vista dall’Europa

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L’Italia il paese che non si può governare sta scegliendo il Presidente che la guiderà nei prossimi 7 anni. Ci guardano, ci studiano e non ci capiscono… ma non ci capiamo neppure noi con Bersani abbracciato ad Alfano e con Prodi candidato mentre il popolo invoca Rodotà… Improvvisamente l’Italia è stata sconvolta dalla pandemia grillina?

“Ci sono eventi nella politica italiana, che ci ricordano perchè la raffinata arte degli intrighi politici abbiano avuto origine in questo paese. Occasioni, come la scelta del nuovo Capo dello Stato, dove come diceva Giulio Andreotti, non esistono regole, ma solo errori, che bisogna evitare di compiere” così scrive il settimanale tedesco Die Zeit.

L’Europa si aspetta poi un Presidente che che possa convincere che l’Italia sia una nazione affidabile, nonostante la sua crisi economica e la paralisi politica che l’ha colpita da ormai due anni e mezzo, quando il governo Berlusconi collassò sotto i colpi dello spread. Gli italiani si aspettano un Presidente che chieda all’Europa come si possa ridurre a stracci nazioni come la Grecia (che potrebbe essere ricca solo con il turismo), come si può ridurre a pezzi Cipro (che ha i giacimenti di gas), come si può mettere in crisi Spagna e Portogallo? C’è una volontà di alcuni Paesi che non hanno sbocco al mare di appropriarsi di nazioni contornate dal mare attraverso i ricatti dell’alta finanza? C’è un disegno preciso del nord Europa di dilaniare il sud? E l’Italia è l’unico Paese che tra stenti e sacrifici ancora non si è fatto sottomettere? Quindi ancora noi a dover dimostrare qualcosa?

 Inoltre il settimanale tedesco loda Giorgio Napolitano e le sue scelte… gli italiani se sentono ancora parlare di saggi prendono a calci il Quirinale. Senza poi parlare delle intercettazioni… che naturalmente all’estero non interessano e non hanno rilievo, neanche possono immaginare un Italia senza la mafia, i mandolini e la pizza.

Ecco all’Europa serve un Presidente che possa sottomettere l’Italia al suo volere, agli italiani serve un Presidente che sappia imporsi a livello internazionale! Ecco perché all’Europa va bene Prodi e agli italiani Rodotà.

 

Gli italiani non contano nulla… il PD sceglie Prodi!

Quanto conta l’idea di un italiano?

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In questo momento ZERO. Per tutta la giornata di ieri la base del Pd ha chiesto a gran voce di elegge Rodotà, ma invece Bersani sceglie di ascoltare solo i dirigenti del partito e candida Prodi. E’ una sconfitta per il popolo della sinistra ed è un “oltraggio” a destra. Fino a ieri dovevamo avere un uomo che garantisse tutte le forze in parlamento e a meno di 24h spunta il nome di un ex leader di sinistra. Nei giorni scorsi vi è stata anche la lettera del Presidente del Inps che accusava Prodi e sembra che ora tutto sia stato dimenticato… altra polvere da mettere sotto il tappeto. Bersani non è più un leader, ma forse non lo è mai stato, era solo un uomo fragile che con delirio di onnipotenza ha provato a fare il dittatore non avendone le capacità, riuscendo alla fine solo a centuplicare le correnti interne al suo movimento. Lui se ne andrà questo è chiaro ormai lasciando il Pd agonizzante. La sinistra ha mostrato il suo lato peggiore, quel lato che ha umiliato e dilaniato la coscienza di tanti elettori, di quelli che nella sinistra ci sono cresciuti e hanno condiviso la storia e gli ideali. Di quelli che hanno avuto i parenti partigiani, di quelli che hanno visto scorrere il sangue per un ideale, di quelli che vorrebbero davvero un po’ di giustizia sociale, di uguaglianza, di libertà…  La sinistra ha sempre deluso, è sempre stata incapace di lottare per gli ideali in cui credeva, incapace di proporre l’aborto, il divorzio, incapace di amministrare lo stato se non chiedendo nuovi sforzi ai cittadini. Ecco ora al Colle salirà colui che mise l’una tantum per entrare nell’euro, entrerà un europeista al soldo della Merkel, entrerà quello che Marco Travaglio ha definito un uomo che “profuma di bucato”. Ecco gli italiani non si meritano un uomo risciacquato e una centrifugato… si sarebbero meritati, dopo tanti sforzi e tanti suicidi, un Rodotà!

(Vai a: Romano Prodi visto da Travaglio)

#occupyPD: quando i giovani dicono NO all’inciucio!

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Il senatore del PdL Scilipoti ha lanciato un comunicato: “Voterò il professore Rodotà, politico dell’anticasta”. Ha anche “giustificato” la decisione: “Mi sono lasciato convincere dal tumulto dei 50 dimostranti che da stamattina si sono assiepati a Montecitorio. In fondo, il professore può essere un degno rappresentante dell’anticasta, un esempio di nuovismo a cui non bisogna porre argini”. La sua era una forma ironica, e infatti hanno subito fatto seguito le dovute ‘spiegazioni’: “Il professore è stato deputato al parlamento italiano solo per quattro legislature consecutive (dall’VIII all’XI) mentre solo per undici anni ha calcato i banchi del parlamento europeo; e’ stato per otto anni garante per la protezione dei dati personali, e ora, a soli 80 anni, ha davanti a sé un fulgido e splendente futuro”. Il popolo del web si è sbizzarrito a commentare tali dichiarazioni, ma c’era qualcuno che, altrove, faceva sul serio. Sono i Giovani del Partito Democratico, che, stanchi dell’atteggiamento dei loro “rappresentati”, hanno optato per una manifestazione di protesta che si è estesa lungo tutto lo Stivale. Perchè i giovani dicono NO a un Presidente scelto a tavolino assieme al PdL. Ed ecco allora che #OccupyPD diventa il loro urlo di protesta!

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Cosa c’è nel passato di Sergio Chiamparino?

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Cosa c’è nel passato di Sergio Chiamparino?
C’è il cimitero monumentale di Torino, c’è una storia di esumazioni sbrigative e di tante famiglie a cui viene sottratto il proprio caro e non hanno neppure più una tomba su cui deporre i fiori. Possiamo pure pensare che non è in un cimitero che si trovano le anime dei defunti o che tutto finisca con la morte o che sarebbe meglio per tutti spargere le ceneri in mare senza avere posti di culto che se ci si pensa bene possono anche risultare macabri. Ma la libertà delle persone è di poter scegliere per i propri cari una tomba, un cimitero, un luogo dove portare anche i nipoti a pregare o magari solo a portare un fiore. Se pure ci può suonare retorico, non abbiamo nessun diritto di vietarlo e soprattutto non dovrebbero eliminare questo diritto le istituzioni.
Al centro dello scandalo essenzialmente una società, la Ics e due calabresi, Antonio Marchio di Albi e Ilario Umbaca di Locri.  Alla società il comune affidò un progetto per 24mila esumazioni in due anni esatti e per 9 milioni di euro. Dovevano essere 34 esumazioni al giorno e invece finirono per essere 108 per ottimizzare le spese per le ossa da traslare e gli operai da pagare. Inizia il contenzioso tra la ditta e il Comune. I familiari non trovano più i loro cari. Ammassati insieme agli altri. Tombe profanate da escavatori impazziti, senz’arte e senza grazia. La polvere e lo scandalo sotto la Mole. La Procura indaga per vilipendio delle bare. La storia va su tutti i giornali. Nella sala del Consiglio salta la poltrona dell’assessore di allora, Beppe Lodi, con delega ai Cimiteri. Il sindaco pro tempore, Sergio Chiamparino, chiede scusa ai cittadini. Ma ormai la frittata è fatta. La proposta choc è quella di cremarli al costo di 430 euro o di rimetterli in terra a soli 830.
Dopo sei anni la tegola della giurisdizione. C’è stato un difetto di giurisdizione, la vicenda va trattata non in sede civile ma in un Tribunale amministrativo. Lo scandalo si riduce ad un pugno di mosche. Il comitato dei parenti è sconcertato. A pagarne solo i due calabresi. Rimasti senza lavoro. Sono accampati sul tetto del cimitero monumentale da più di un mese. Chiedono il diritto di sfamare le loro famiglie. All’Ics subentra un’altra ditta che non ne vuole più sapere. Eppure il contratto prevedeva l’obbligo del reintegro.
C’è un capro espiatorio in questa storia. I calabresi calzano bene. Hanno provato pure ad infangarli per furto di bare, Marchio, e molestie sessuali, Umbaca. Non ci sono riusciti. E li hanno licenziati. Sotto la Mole c’è un forte desiderio di dimenticare quella che è ancora una ferita aperta.  Tutto questo avveniva nel lontano 2004 quindi ora Chiamparino è un uomo nuovo, senza macchia nè peccato?

  

Il comico che fa politica e il politico che fa il comico!

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C’era un tempo che la politica era corrotta, ora la corruzione è politica. C’era un tempo che la politica si svolgeva in Parlamento, ora ai talk show.   C’era un tempo che i comici ironizzavano sulla politica e oggi sono i politici a diventar comici, come i comici diventano a loro volta politici. Schizzofrenie di un sistema che è imploso su se stesso, non riuscendo a comunicare con l’esterno. Pur stando nell’epoca dei social network ci sono politici che vogliono fare accordi dentro palazzi chiusi, escludendo il mondo e gli elettori. Ci sono poi i “comici” che la comunicazione la sanno fare, perché è il loro mestiere… pericoloso è, poi, riuscire a incanalare la politica all’interno dei binari di uno “show”. Se i comici insegnassero ai politici la comunicazione, i ritmi di battuta, la musicalità di un monologo, a levarsi la maschera dell’uomo qualunque con i privilegi del deputato… Se i comici ogni tanto scendessero dal palco e la loro politica smettesse di essere costantemente un climax… forse gli uni imparerebbero qualcosa dagli altri.

C’era un tempo, nel lontano 2013, in cui l’Italia era a un bivio… e fu allora, nel vuoto più totale di istituzioni, nello stallo politico più aberrante che mai si sia potuto immaginare, durante le abominevoli battaglie all’interno del Partito Democratico… che le forze politiche si guardarono in faccia e per la prima volta quegli uomini furono in crisi con loro stessi e con le loro idee, come succede a miliardi di cittadini nel mondo ogni giorno, ma come non avveniva più da secoli nella politica italiana… Ecco iniziò da quella lontana primavera del 2013 la Rinascita dell’Italia!

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La fase nuova di Bersani, ADESSO… I Google Glass?

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“Bisogna prendere atto di una fase nuova. A questo punto penso tocchi al Partito Democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell assemblea dei nostri grandi elettori”, così ha dichiarato il segretario del Pd.

Ma provare a trovare soluzioni indossando i Google Glass?

Bersani “a pezzi” e slitta la quarta votazione?

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Il Pd ha chiesto uno slittamento di qualche ora della quarta votazione, prevista per venerdì pomeriggio, per l’elezione del presidente della Repubblica. Lo si è appreso da fonti parlamentari che precisano come la richiesta sarà esaminata dalla capigruppo convocata domani. La votazione potrebbe anche slittare a sabato.

Ma invece di slittare non potevano pensare anche a un secondo nome nei giorni scorsi? E’ la solita politica che non sa programmare gli imprevisti? Come si pensa di governare un paese se non si è in grado, su un risultato così incerto e in cui le varianti possono essere molteplici, di avere almeno due nomi condivisi e non un solo nome (nome che ha solo generato la frattura profonda del Pd)?

In bianco la seconda votazione per il Presidente della Repubblica

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E mentre Matteo Renzi si incontrerà questa sera in un ristorante della capitale per discutere con i suoi parlamentari e forse incontrare anche Bersani, al Parlamento è bianco che più bianco non si può. Schede Bianche 418, Rodotà 230, Chiamparino 91 e Altri 139.

Intanto è proprio il leader del Pd a “tranquilizzare” i propri elettori dichiarando “una soluzione si troverà”…ma certo che la soluzione c’è, magari come ipotizza qualcuno sul web ‘Sul conte Mascetti ci potrebbe essere convergenza…’

Intanto Bersani promette una “nuova proposta da parte del Pd”… Andreotti o Martelli?

Matteo arriva a Roma!

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Matteo Renzi nel tardo pomeriggio prenderà un treno per Roma. Secondo quanto riferiscono fonti del suo staff, il sindaco in serata dovrebbe vedere il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per trovare una soluzione sulla scelta del presidente della Repubblica.

Nel frattempo Pier Luigi Bersani, a quanto si apprende da fonti parlamentari, avrebbe “sondato” Franco Marini per capire se, alla luce della prima votazione, l’ex presidente del Senato aveva intenzione di ritirarsi. Ma Marini per ora avrebbe escluso un passo indietro, convinto di potercela fare, con il sostegno del Pdl, dalla quarta votazione.

Bersani e l’arrampicata sugli specchi…

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Dopo che la prima votazione si è conclusa con un nulla di fatto, il segretario del PdL Alfano ha riferito: “Il Pd comunica l’intenzione di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il presidente sin dalla quarta votazione”. La risposta di Bersani, l’impegno per “individuare la soluzione più idonea” è riunire domani pomeriggio, tra il terzo ed il quarto scrutinio, i grandi elettori del partito per decidere la linea da seguire per l’elezione del capo dello Stato. Un lasso di tempo molto limitato insomma, utile per chiudersi nelle stanze del potere e decidere “tra sfere alte”, quegli stessi elettori tra i quali non è stato ammesso lo stesso Renzi. Ma questo significa anche escludere completamente non solo la base del partito ma gli stessi militanti. Bersani ha reso noto il candidato, il “loro” candidato, quello condiviso con Berlusconi, solo ieri sera, per evitare contestazioni molto più forti di quelle che hanno effettivamente avuto luogo? Per evitare di dialogare con l’elettorato e con gli iscritti al partito? Un segretario che “propone e dispone” insomma, tagliando fuori i suoi stessi alleati, quelli senza i quali non avrebbe ottenuto la maggioranza alle urne. Forse qualcuno dovrebbe ricordare a Bersani che se avesse corso da solo alle elezioni ora sarebbe il MoVimento 5 Stelle ad avere la maggioranza in quanto primo partito in Italia?

Marini è bruciato!

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La seconda votazione inizierà alle 15,30. «Marini non è passato. A questo punto bisogna fermarsi e trovare una soluzione diversa. Insistere sarebbe impensabile», ha detto Matteo Orfini (Pd) su Twitter, confermando di fatto il ritiro della candidatura di Marini.

Stessa considerazione l’ha fatta anche Walter Veltroni «Il risultato della prima votazione per il presidente è talmente chiaro che insistere su questa strada sarebbe un grave errore».

«Se non ci sono novità Sel continuerà a votare per Rodotà. E la novità può essere che il Pd fermi la giostra», il commento di Nichi Vendola.

«Quali sono i fatti nuovi a cui mi riferisco? Il Pd che decide di fermare la giostra. Ovvio che continueremo a votare Rodotà. Chiedo a coloro che si definiscono riformisti dov’è il grande riformismo», replica Vendola ai cronisti a Montecitorio

Franco Marini è scongiurato? Analisi della politica italiana dopo la prima votazione

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Quale Italia oggi ha votato attraverso i suoi grandi elettori Franco Marini? Probabilmente l’Italia di Bersani e di Berlusconi, gli unici italiani che con la loro volontà hanno voluto dare alla nazione un Democristiano della Prima Repubblica. Abbandonata ogni idea di cambiamento, quello stesso tanto sbandierato durante le elezioni, Bersani ha saputo solo esprimere la fragilità di cui è protagonista assoluto. La fragilità di Bersani è un po’ la chiave di quello che avremmo visto nel futuro se Marini ce l’avesse fatta. Forse abbiamo scongiurato una politica vecchia e debole che, sentendosi superata e inadeguata a dare risposte al Paese, si è dovuta piegare alle alleanze più scandalose per non abbandonare il potere. Franco Marini è l’espressione tipica, l’emblema di questo tipo di politica: non è stato eletto in Abruzzo, ma l’hanno candidato a Presidente della Repubblica come un novello Forrest Gump. Ma di evoluzioni Franco Marini ne ha fatte tante nel corso degli anni.

Se nel 1985 Franco Marini fu chiamato ‘il lupo marsicano”, perché era bravo a guidare un branco, aveva un grande spirito individualista ed era pronto a mordere, quando serviva, per tirare dritto per la propria strada, nel 2007 fu invece travolto dallo scandalo di Affittopoli per il suo appartamento ai Parioli, zona chic di Roma. Marini, trasformatosi in uomo di casa, accolse i giornalisti dichiarando  “un milione di euro per un piano rialzato e uno scantinato vi sembrano pochi? Sono indignato, anzi no sono proprio incazzato”. Chissà dove aveva trovato quel milione di euro!

Mascetti, Lario, Valeria Marini e Santo Versace… e Bersani?

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Allo spoglio dei voti non poche sono state le “proposte” degli elettori: tra gli altri sono stati candidati Raffaello Mascetti, Veronica Lario, Santo Versace… persino Marini, Valeria Marini! Brutta caduta e pessimo colpo per il segretario Dem Pierluigi Bersani. Al momento, giungono voci, sembra sia impegnato in un rapido meeting con gli uomini di fiducia, tra i quali Enrico Letta, per capire quale mossa effettuare ora. Il tempo è poco, pochissimo, al più tardi alle 15.30 inizierà una nuova elezione e Bersani deve trovare il modo di traghettare le elezioni almeno fino alla quarta chiamata, quando sarà sufficente la maggioranza per eleggere il successore di Napolitano. Una delle possibilità vagliate potrebbe essere quella di dare, come indicazione di voto, scheda bianca.

La Fanpage di Bersani presa d’assalto

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Bersani non aveva fatto una parola sulla sua fanpage, nessun commento per la scelta di Marini come Presidente della Repubblica, ma è stata la base a protestare anche sui social network. Così Bersani non solo è stato contestato all’uscita del teatro capranica dove ieri sera si era svolta la riunione per votare Franco Marini alle elezioni del Presidente del Repubblica, ma anche attraverso internet. Insomma Bersani ha fatto l’en plein.

Ecco la raccolta divertente dei posti arrivati in fanpage:

 “Bersani, non fare il pirla: Rodotà è candidato di altissimo profilo. Ok la solidarietà. Ma adesso dai il via libera a Rodotà. Senza se e senza ma. E poi fai un passo indietro e fai un accordo programmatico con Grillo per un governo sostenuto da altra figura…”

“Bersani, ma li leggi i commenti? Lo vedi che cosa vogliamo? Non me ne frega niente se il Pd muore dopo aver votato Marini, cavoli vostri, la tragedia è che muore l’Italia. La consegnate a piene mani alla distruzione finale, invece di puntare alla sua rinascita. Dire che fate schifo è ancora farvi un complimento”

“Votare Rodotà è un must”,

“Delusione e amarezza per la scelta di Marini”.

 “Noi ‘la base’ non contiamo proprio niente? Bersani hai perso con questa scelta. Dead man walking. E’ solo questione di tempo, verrai seppellito dai voti altrui alle prossime elezioni. E la cosa brutta di tutto questo è che saremo noi a subirne le conseguenze non tu che spenderai tranquillo e pacifico i nostri soldi.VERGOGNATI”,

“Così si fa il gioco di Grillo… non voterò mai più PD”

“Marini??? VERGOGNA! Il paese di nuovo consegnato al pornonano! Ma quando andremo in rovina ci ricorderemo mentre saremo lì a preparare le forche!”.

“Se riuscirete a far eleggere un Marini, un D’Alema od un Amato al Quirinale, avrete commesso il più grande ed incomprensibile suicidio politico che si ricordi in Italia. Se non per convinzione e fibra morale, fate almeno qualcosa di sensato per istinto di conservazione. VOTATE RODOTÀ c*****o! Ma chi vi voterebbe più dopo quest’ennesima p*****a? Io non riuscirei mai a votare Grillo, ma non mi sognerei mai di votare PD un’altra volta”

“Pierluigi, ma sei ubriaco?”

 “Bersani cambia spacciatore”.

 

VINCONO I FRANCHI TIRATORI E PERDE FRANCO MARINI!

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Marini non raggiunge il quorum utile per la sua elezione a Presidente della Repubblica. Dopo la prima votazione è quindi tutto da rifare sono stati i Franchi tiratori a vincere in Parlamento. L’Italia può tirare un sospiro di sollievo… resta aria di cambiamento fino alla prossima votazione. Solo 524 invece dei 672.

Da questa prima analisi gli italiani possono “gioire” perchè forse nonostante il pessimo comportamento dei B & B i partiti hanno ancora una forza interna da esprimere e una capacità di ribellarsi ai leader quando le scelte sono ingiuste e dettate solo da interesse. Oggi in Parlamento c’è stata la volontà di dire “NO” agli inciuci, ai giochi di potere e alla fragilità della vecchia politica che vuole solo conservare i suoi privilegi e il suo potere. Che Presidente può essere Franco Marini eletto con un accordo a tavolino di Berlusconi e Bersani? Quanto può essere super partes o quanto vittima di un ricatto della destra e della sinistra?  Forse abbiamo evitato la Prima Repubblica per la prima votazione, ora bisogna stringere i denti fino alla quarta!

I militanti contestano: PD=VENDUTI

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Contestazioni fin dalla mattina fuori da Montecitorio. Se ieri sera i militanti del PD avevano mostrato cartelli che chiedevano fosse votato Rodotà, oggi i toni si sono inaspriti e quello che si legge principalmente nei cartelli, indirizzati al gruppo dirigente del PArtito Democratico, è PD=VENDUTI. La base dell’elettorato chiede che il “bipartizan”Marini non sia votato e si scaglia contro Bersani e i dirigenti colpevoli di aver “inciuciato” con Berlusconi. Anche i social network sono diventati una piazza da dove s’innalzano grida di protesta mentre ieri è stata la serata del “mail bombing” verso le caselle di posta elettronica dei deputati del PD. Il messaggio è sempre uno: No a Marini, Sì a Rodotà!

Cosa ci ricorderemo del Presidente Napolitano?

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Il presidente Politico… con la P, come provvidenza, ma anche come partitocrazia. Di questo Presidente sicuramente le leggi ad personam firmate anche se fossero palesemente incostituzionali, tanto poi che la Consulta le ha bocciate, le missioni internazionali di pace armata, il rapporto ad alta tensione con la magistratura, la scelta di Monti per strangolare il popolo italiano con le tasse, ma eliminare i finanziamenti ai  partiti o fare una nuova legge elettorale e la perla dei 10 saggi a fine legislatura. Le 10 personalità tra cui spiccano quattro garanti dei partiti e dinosauri riesumati dalla burocrazia più retrograda e nominati. Naturalmente nessuno sotto i 40, nessuna donna. Un vero simbolo della democrazia. Ma perchè fu necessario si chiederanno le generazioni future? Per eliminare il pericolo che la casta venisse toccata, lesa e si preferì far convogliare il Pd nel Pdl piuttosto che avere il coraggio di andare alle elezioni e di ascoltare il popolo italiano. Quella sinistra decongelata, acnora così intrisa di Democrazia Cristiana, non poteva ammettere nessun tipo di cambiamento. Il parlamento è per i politici e per i loro interessi, poi ci sono tanti incarichi nelle principali aziende partecipate da poter usare come arma di scambio.  Il presidente Napolitano ha incarnato tutto questo e ha consentito che Bersani diventasse dittatore dopo che lui era stato Re per sette anni, incoronato proprio dal New York Times che lo appellò Re Giorgio.

 

Ecco la sinistra di Bersani! A far l’amore con Alfano. Le foto “impressionanti”!

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Il Pd è lacerato in modo profondo, ma secondo Bersani in un momento di separazione ci vuole la condivisione e quindi Bersani abbraccia… Alfano! Nessun laceramento possiamo dormire sonni tranquilli, il segretario del Pd ha traghettato direttamente il partito dentro al Popolo della Libertà. Le foto sono impressionanti, Alfano e Bersani chiacchierano amabilmente alle spalle degli elettori di destra e di sinistra, mentre aspettano che inizi la votazione per il Capo dello Stato. Questa è l’Italia che ci attende!

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Saviano sospende il giudizio su Franco Marini!

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Ieri sera nell’ultima puntata della stagione de “Le Invasioni Barbariche”, Daria Biganrdi ha ospitato Roberto Saviano. Lo scrittore sta promuovendo il suo nuovo libro dal titolo “Zero Zero Zero”, sul traffico di cocaina, non ha voluto esprimersi sulla scelta del Pd di votare come Presidente della Repubblica Franco Marini: “Non conosco abbastanza la figura di Marini, ma chiunque sarà eletto, lo valuterò sulla base dei temi che mi interessano”.

 

I renziani votano scheda bianca! Tra harakiri e combattimenti il Pd si sfalda

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“I renziani in prima battuta voteranno probabilmente scheda bianca, ci auguriamo che il partito sia in grado di fare una sintesi migliore”. Lo ha detto Vittoriano Solazzi del Pd in collegamento da Montecitorio. “Non voterò Marini – ha aggiunto Solazzi – persona ottima e degnissima, però credo che non stiamo intercettando la domanda che c’è nel nostro elettorato e nella società”.

Perchè non esprimere una preferenza invece su Rodotà? Solo per cercare di rimettere in circolo il nome di Prodi, sicuramente migliore di Marini, ma non era un segnale di vero cambiamento votare per Rodotà?

Marini e il complotto contro Prodi… verso un Presidente complottista?

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Stiamo andando verso un Presidente complottista… Questa sarà l’immagine che l’Italia darà all’estero e la politica assumerà nuova linfa per tramare, fare alleanze sotterranee ed “evirare” il popolo di quella sovranità di cui gode attraverso la Carta Costituzionale.

«E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi». Un vecchio articolo a firma di Francesco Verderami sul Corriere della Sera (29 maggio 2001) racconta il complotto che operarono Marini e D’Alema ai danni di Prodi:

A suo tempo la vicenda era stata catalogata come un caso politico dai contorni poco chiari e pieno di indizi compromettenti, la cui riservatezza stava a metà strada tra il terzo mistero di Fatima e il segreto di Pulcinella. Fu durante una cena, alla vigilia della campagna elettorale, che Marini decise di sollevare quel dito di polvere, e a distanza di qualche mese l’ ex segretario del Ppi conferma le parole pronunciate quella sera, «anche se bisogna dargli una valenza storica e non di cronaca. Perché io sono convinto che non bisogna disperdere il risultato della Margherita». Sarà, ma con quella storia l’ Ulivo deve oggi fare i conti, da lì è chiamato a ripartire, dal 9 ottobre del 1998. «E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi. Solo che io non mi sono mai pentito, Massimo sì. Ha provato perfino a riappacificarsi con Romano. Chissà, forse sperava di salvare palazzo Chigi. Che volete farci, uno il coraggio o ce l’ ha o non ce l’ ha».

Poi Marini, tutto contento come un uomo dalla fronte inutilmente spaziosa (cit.), continuò il racconto:

Un paio di commensali interruppero di colpo la masticazione, altri gli riservarono uno sguardo interrogativo. Marini non si curò e proseguì, disse che con Prodi «da quando era successa quella cosa», dai tempi del complotto insomma, «non ci parliamo più»: «Sì, ci siamo incrociati alcune volte a Strasburgo, ma non ci siamo nemmeno salutati. E’ andata così». Marini ripetè a cena di non essersi pentito, «non mi sono pentito», perché in politica non esistono peccati, semmai progetti che non coincidono con progetti altrui e portano allo scontro. Pentirsi avrebbe significato rinnegare quel progetto che l’ ex leader popolare aveva coltivato assieme a D’ Alema, e sulla cui fine parlò più volte: «Fu incredibile come si comportò durante la partita del Quirinale». Per ripararsi dal freddo e dalla solitudine con cui Bruxelles accoglie gli europarlamentari, una sera Marini raccontò a un amico democristiano passato con il Polo che non avrebbe mai potuto perdonare D’ Alema, «non si può perdonare un simile errore». L’ asse tra i due era nato nei giorni delle trattative elettorali per la composizione delle liste del ‘ 96, si era poi saldato con l’ avvento di Marini a piazza del Gesù ed aveva condotto l’ allora segretario dei Ds a palazzo Chigi. A quel punto il Colle toccava al Ppi, «tocca a noi il Quirinale», annunciò pubblicamente Marini. A Bruxelles certe notti non passano mai: «Mi ricordo la cena a quattro. Io, D’ Alema, Veltroni e Mattarella. “Siamo d’ accordo, allora. Votiamo la Jervolino”. Poi Massimo si fece convincere che era meglio eleggere Ciampi.

Keep calm and vote Rodotà… i militanti non ci stanno e protestano Bersani

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Protesta davanti al teatro Capranica di Roma dove era in corso l’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. “Keep calm and vote Rodotà”, si legge sui cartelli issati dai militanti del Pd: “Noi non voglismo l’inciucio con Berlusconi, ci vuole il cambiamento”, hanno spiegato. L’appello alla manifestazione era girato nel pomeriggio su Facebook, appena circolata la voce della candidatura di Franco Marini.

Fassina ha poi affermato ”Franco Marini è in grado di ricostruire una connessione sentimentale con il paese”. E qui la terapia di gruppo non basta più!!!

Buonanotte e buona dittatura a tutte/i!

La politica dei pacchi e delle sorprese del Pd! Renzi dice no.

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Franco Marini sembra il più accreditato tra i nomi a salire al Colle, è sicuramente un presidente di larghe intese nel senso che Bersani e Berlusconi se la sono intesa bene su questo nome. Ma Renzi non ci sta. I suoi non lo voteranno. Lo ha ribadito Renzi a La Stampa.

Nel 1995 il Tribunale dei ministri chiese alla Camera l’autorizzazione a procedere contro di lui per concussione. Marini era accusato di aver concesso, da titolare del dicastero del Lavoro, una serie di prepensionamenti al gruppo Sme, a carico dello Stato, in cambio dell’ acquisto da parte della stessa Sme di spazi pubblicitari sul settimanale cattolico ”Il sabato” per un totale di 100 milioni di lire. Il suo principale accusatore era Giancarlo Elia Valori, allora presidente della Sme. La Giunta per le autorizzazioni a procedere, però, respinse la richiesta giudicando indimostrabile il nesso tra i prepensionamenti e l’ acquisto della pubblicità sul ”Sabato”, evidenziando anche che il periodico era ”politicamente ostile a Marini”. Le accuse di Valori, quindi, non poterono essere valutate da un tribunale.

Nel frattempo il Sel si allea con Grillo nella scelta di Rodotà e pare proprio che non esista più una coalizione di centro sinistra. Come farà Bersani a governare il paese nonostante ci sia stato l’accordo-inciucio con Berlusconi? Lui ha perso sicuramente una parte della base e non solo quella renziana, inoltre ha perso il Sel, può aver guadagnato l’appoggio del Pdl, ma un governo con la base del pd spaccata e senza Sel cosa rappresenterebbe in Parlamento? Non certo il voto degli italiani… che assomiglia sempre più a una barzeletta… ma per domani Bersani promette una “bella sorpresa” ci dobbiamo forse riconsolare con l’ennesimo nome di un indagato, di un economista dell’alta finanza, di un ultra 90enne in dialisi? Cosa ci aspetta? La politica dei pacchi? Facciamo “affari tuoi” anzi “affari vostri”? Sorpresa, ma stiamo a giocare con il futuro degli italiani?

Chi è Sergio Mattarella? Dinastia politica.

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Viene da una dinastia politica infatti già il padre Bernardo Mattarella partecipò a Roma alle riunioni clandestine guidate da Alcide De Gasperi da cui nacque la Democrazia Cristiana e fu più volte ministro della repubblica. Il sociologo Danilo Dolci (colui che fece le lotte non violente a Trappeto e Partinico)  accusò Bernardo Mattarella nel 1965, con un dossier presentato in una conferenza stampa, di collusioni con la mafia. Mattarella lo querelò, concedendogli facoltà di prova e, dopo un dibattimento durato circa due anni, con l’escussione di decine di testimoni e l’acquisizione di un’amplissima documentazione, e durante il quale Dolci chiese che gli venisse applicata l’amnistia varata nell’anno precedente, questi fu condannato per diffamazione a due anni di reclusione, che non scontò per effetto dell’indulto approvato l’anno precedente.  

Il fratello Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, fu ucciso dalla mafia  6 gennaio 1980. 

Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia: 

« La ragione di questo delitto risiede nel fatto che Mattarella Piersanti, dopo aver intrattenuto rapporti amichevoli con i Salvo e Bontate Stefano, ai quali non lesinava i favori, aveva mutato la linea di condotta. Egli entrando in violento contrasto, ad esempio con l’onorevole Rosario Nicoletti, voleva rompere con la mafia, dare “uno schiaffo” a tutte le amicizie mafiose… Rosario Nicoletti riferì a Bontate. Attraverso Lima del nuovo atteggiamento di Mattarella fu informato anche l’ onorevole Andreotti, che scese a Palermo e si incontro’ con Bontate Stefano, i cugini Salvo, l’onorevole Lima, l’ onorevole Nicoletti, Fiore Gaetano e altri. Ho appreso di questo incontro dallo stesso Bontate Stefano, il quale me ne parlo’ poco tempo dopo, in periodo tra la primavera e l’estate 1979… Egli mi disse solo che tutti quanti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella, e aggiunse poi: “Staremo a vedere”. Alcuni mesi dopo fu deciso l’omicidio Mattarella »

Questo fatto viene riportato nella sentenza del giudizio di Appello del lungo processo allo stesso Giulio Andreotti e ritenuto attendibile dalla Cassazione nel 2004. La stessa sentenza afferma che l’allontanamento di Andreotti dal sodalizio mafioso fu dovuta proprio all’efferato delitto Mattarella.

Sergio Mattarella: E’ stato esponente della Democrazia Cristiana, con la quale diviene Deputato dal 1983, poi ministro dei rapporti con il Parlamento nei governi De Mita e Goria, al dicastero della pubblica istruzione nel Governo Andreotti VI, fino alle dimissioni, avvenute, insieme a quelle di altri ministri, per protestare contro l’approvazione della legge Mammì.

Persona sicuramente bipartisan…sicuramente condivisa… sicuramente un uomo che i meccanismi del sistema li conosce molto bene… perché non ci mettiamo anche Andreotti tra i candidati a Presidente della Repubblica? Benvenuti nella Prima Repubblica! 

Grillo tenta l’ultima carta a tempo scaduto: Rodotà!

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E’ chiaro che Grillo ci abbia provato veramente a portare qualcuno di estraneo alla politica. Ha tentato la strada di due eccellenze italiane tra Milena Gabanelli e Gino Strada, ma il potere si è arroccato nell’accordo-inciucio tra Pd e Pdl e ha tagliato completamente fuori l’M5S. E’ chiaro che non c’era la volontà del cambiamento, era solo un messaggio promozionale lanciato durante le elezioni, che sicuramente non aveva basi concrete programmatiche. Così chiusa in faccia la porta a Grillo, senza neppure prendere in considerazione i nomi si è andati direttamente a riesumare dalla politica ancestrale nomi che rappresentano davvero un immenso passo indietro per il Paese, ma che possono tutelare i due B & B. Cosa fa l’outsider? Gli rimane un ultimo tiro dalla sua metà campo è il 90′ abbondante quando annuncia che sia la Gabanelli che Strada si ritirano… il terzo è Rodotà, un nome pulito ma forse più vicino agli ambienti politici. Un nome che spaventa meno il Pd e il Pdl. Ma potrà bastare o la strada è segnata? Riuscirà con questo colpo a rimettere in moto il dialogo? Domani si va a votare e il nome probabilmente è già stato ampiamente concordato… tutta fatica sprecata… la politica è sempre la stessa… una dittatura travestita da democrazia che nasconde perfino il nome di chi è il candidato a Capo dello Stato. Ma è possibile che i cittadini fino alla fine non possano conoscere neppure il nome?

“Il suicidio della Repubblica, responsabile è Bersani”, così Grillo attacca il leader del Pd

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Il Pdmenoelle consulta «solo Berlusconi per proporre D’Alema, Amato, Violante come ruotino di scorta o un presidente dell’inciucio. Un loro settennato consegnerà l’Italia alla dissoluzione non solo economica, ma anche come Stato unitario. È bene saperlo. Ognuno si prenda le sue responsabilità». Beppe Grillo non ha mezze parole e dal suo blog attacca la vecchia politica che sta tentando di fare l’ennesimo compromesso. Poi il leader del M5S continua «Gargamella ha già deciso. Ha fatto le Berlusconarie. I votanti erano due: lui e lo psiconano. Sono stati scelti D’Alema e Amato, personaggi di garanzia giudiziaria al posto di una figura di garanzia istituzionale». Così Beppe Grillo, che accusa: «Per Bersani è il suicidio della Repubblica di cui lui e solo lui sarà il responsabile».

L’immagine scelta è quella di un Nerone che dà fuoco al Parlamento con le sue scelte poco appropriate. D’altra parte Bersani non ha più chance, tornare alle urne per lui sarebbe un suicidio. Il partito è diviso, il Pdl guadagna consensi ogni ora che passa e Grillo è l’outsider che fa sempre paura, anche se ora si parla di un ridimensionamento dei consensi. Quindi il compromesso sul presidente si deve fare a ogni costo e non può interessare un nome nobile come quello della Gabanelli serve un nome che “protegga e conservi intatti i privilegi”. Un uomo che si pieghi e che sappia tendere la mano anche a un governo di “larghe” minoranze. Che poi al popolo non piaccia questo alla politica non importa… prima di tutto la tutela dei partiti, poi il mantenimento della casta e per finire l’eliminazione dei personaggi scomodi!

Il Paese può attendere… chi ha fretta si suicidi!

Sabino Cassese un giudice nella disputa Pd e Pdl?

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Sabino Cassese  giudice costituzionale, ex ministro della Funzione Pubblica e riformatore principe della macchina amministrativa dello Stato, professore di fama mondiale. Un uomo non molto lontano alla “casta” anche se non è mai stato in prima linea. Ma è stato negli anni: nel cda di Autostrade, nel consiglio generale delle Generali,  presidente del Banco di Sicilia e nel cda di Lottomatica.  Cassese potrebbe incarnare la figura “di garanzia” auspicata da Silvio Berlusconi e di “non politico” ribadita giusto alcune ore fa da Gianroberto Casaleggio. Insomma si sceglie un non politico, ma un uomo che la politica la conosce fin troppo bene.

Un giurista sulla linea di Massimo Severo Giannini anche se con profonde differenze. Ma mentre Giannini era un grandissimo teorizzatore di diritto, Cassese è invece un uomo che è sceso in campo a riformare profondamente l’amministrazione. A lui si deve l’avvio della riforma dei ministeri, che culminò con gli accorpamenti; il dimezzamento dei permessi sindacali; le prime semplificazioni che culminarono con la drastica riduzione dei certificati; novità a valanga nei contratti dei dipendenti pubblici che da allora iniziarono a fare i conti con la produttività; la prima riforma della dirigenza; le basi per le prime liberalizzazioni con alcune norme che aprirono il mercato del pane e i panificatori che gli scioperarono contro strillando in piazza: «Cassese affama gli italiani».
Un lavoro enorme che culminò con una Finanziaria (legge 537) più alta di un elenco telefonico e che per la prima volta fu scritta dal ministero della Funzione Pubblica e non dalla Ragioneria dello Stato. Riforma nella riforma, che determinò più di qualche tensione fra Cassese e l’allora potente Ragioniere Generale Andrea Monorchio.

Come giudice della Corte Costituzionale ha preso parte anche al giudizio per le intercettazioni stato- mafia in cui era coinvolto il Presidente Napolitano. Inoltre sempre nella veste di giudice costituzionale pose diverse domande di carattere tecnico (e ben mirate) agli avvocati Ghedini e Longo che davanti alla Consulta intendevano difendere la legge sul legittimo impedimento. Il giorno successivo, peraltro, la Corte si espresse per mantenere la legge, ma nella sostanza la svuotò perché con una sentenza interpretativa ne eliminò alcune parti considerate ”incompatibili” con gli articoli 3 e 138 (uguaglianza e riserva di legge costituzionale). In sostanza cancellò lo scudo al Cavaliere.

Berlusconi sarebbe pronto a votare un uomo che gli ha negato lo scudo?

Mario Mauro, deluso da B. fece il gran rifiuto! Ora è MacGyver.

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Colui che fece il gran rifiuto e dal Pdl traghettò a Scelta Civica quando Berlusconi si alleò con la Lega. Un volto storico anche  all’Europarlamento essendo stato anche  a capo della delegazione italiana del Ppe che ora si troverà a dover lavorare fianco a fianco con Giancarlo Giorgetti capogruppo del partito di Maroni alla Camera dei Deputati.

Inoltre in un intervista, subito dopo l’esito elettorale, Mauro dichiarava “Oserei dire che si tratta di un voto sul quale si è riversata l’ironia di Dio e l’ironia della storia per molti versi. Durante la campagna elettorale, noi ci siamo affannati a spiegare che tornare alla sfida Berlusconi-Bersani avrebbe significato riportare il Paese nello stallo e cioè prendere il paese in ostaggio senza fare riforme e sacrificarlo a una cultura del conflitto, dove l’aspetto della rendita politica è fine a se stesso”.

Quindi l’Onorevole Mauro dovrà essere un MacGyver capace di sciogliere il nodo (e l’ostaggio) che si è formato con il voto voluto dall’ironia di Dio?

I delfini si chiamano per nome!

Emettono suoni secondo il compagno che devono chiamare quindi il brusio dei delfini non è un verso astratto, ma ha un’utilità. Questi suoni che vengono chiamate   firme vocali, permettono il riconoscimento tra di loro e inoltre la possibilità di chiamare il delfino più lontano. Questo studio è stato pubblicato sulla seria rivista Proceedings of the Royal Society B.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori biologo dell’università scozzese di St. Andrews hanno analizzato molte ore di registrazioni, le prime risalgono agli anni Settanta.

Durante la ripresa dei suoni, due delfini sono stati separati. Non potevano vedersi, ma potevano sentirsi.

I risultati dei ricercatori hanno dimostrato che durante il periodo della cattura i delfini imitano la firma vocale dell’altro delfino. Un modo di comunicare particolarmente usato soprattutto quando i due delfini studiati erano una madre e suo figlio o due animali molto legati.

Tuttavia le imitazioni delle caratteristiche vocali non sono totalmente identiche. All’inizio e alla fine delle imitazioni, i delfini modulano il loro suono. Per gli scienziati, si tratta senza dubbio di una maniera di introdurre altre informazioni nell’imitazione, come la propria firma vocale..

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