Le spose bambine hanno diritto all’accoglienza in Italia

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Corte di Cassazione ha dato ragione a una ragazza nigeriana che il ministero dell’Interno invece avrebbe voluto rimpatriare. Secondo i giudici della Suprema Corte “E’ certo, in diritto, che la costrizione di una donna a un matrimonio forzato costituisce grave violazione della sua dignità”. La giovane nigeriana, fuggita dai parenti che le volevano imporre di sposare un uomo di 72 anni e di lasciare il fidanzato, stava per essere rimpatriata dal ministero dell’Interno perché “avrebbe dovuto denunciare” tutto alla polizia del suo Paese che “con ogni probabilità” avrebbe perseguito i colpevoli. La Corte di Appello di Trieste prima di negare la protezione alla giovane avrebbe dovuto informarsi bene sulla situazione sociale e politica della Nigeria perché l’accoglienza deve essere accordata anche quando la violenza denunciata non proviene dalle autorità statuali ma da soggetti privati, come i familiari, ed inoltre occorre verificare se, in concreto, le istituzioni di quel Paese sono in grado di assistere e proteggere chi si sottrae a un matrimonio sgradito.

 

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Violentata in carcere? Detenuta incinta al terzo mese

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Chi ha messo incinta la detenuta? E’ stata violentata o è stato un rapporto obbligato in cambio di “favori” all’interno delle mura carcerarie? Questi sono i mille interrogativi che dovranno essere svelati intorno alla vicenda di una nigeriana detenuta dal  2009 nel carcere di Pontedecimo per reati  legati al mondo della prostituzione che risulta incinta di tre mesi, ma che ha sempre incontrato il marito solo in sala colloqui e sotto la sorveglianza degli agenti penitenziari. Alla nigeriana non sono mai stati concessi permessi o incontri privati, per cui la gravidanza sembra essere riconducibile solo al personale che opera nel carcere o negli spazi di socializzazione. Il carcere poi è tristemente noto per l’ex direttore, Giuseppe Comparone, condannato a 30 mesi per concussione e violenza sessuale per aver concesso benefici e permessi in cambio di favori sessuali a una detenuta marocchina, reato aggravato dall’abuso di autorità. La nigeriana incinta sarebbe un teste che permise di incastrate l’ex dirigente dell’istituto.

 

Donna segregata in Chiesa: “mi hanno violentato”, s’indaga

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Una 39enne nigeriana è stata liberata dalla polizia all’interno di una struttura ecclesiastica: «The Apostolich Church» di via delle Amazzoni, nella zona Casilino a Roma. La polizia era stata allertata dalla stessa vittima che aveva approfittato di un attimo di distrazione dei carcerieri e aveva preso un cellulare per chiamare il 113. La donna sarebbe rimasta all’interno della Chiesa per 10 giorni rinchiusa da un pastore nigeriano perché si è rifiutata di avere rapporti sessuali con lui. Tra i carcerieri anche due connazionali uno di 39 anni e l’altro di 31 e due donne poste ora agli arresti domiciliari.   I poliziotti hanno suonato ripetutamente al portone della chiesa ma non ricevendo risposte hanno scavalcato il muro e sono entrati nel giardino. Alla fine è stata una coppia che vive in un locale adiacente alla chiesa ad aprire la struttura. Lì, gli agenti hanno trovato anche altre due persone, marito e moglie, che abitavano nella struttura religiosa. Davanti a una porta chiusa gli agenti hanno chiesto spiegazioni e gli è stato detto che viveva una connazionale con problemi e che dovevano tenere la porta chiusa per non farla fuggire di notte. Gli agenti hanno chiesto di aprire la porta e lì hanno trovato la vittima visibilmente scossa. I poliziotti hanno chiamato il 118 e la 39enne è stata ricoverata in ospedale dove ha dichiarato di essere stata violentata dagli uomini presenti nella struttura religiosa. La polizia sta indagando sull’intera vicenda.

 

Nigeriana spinge la figlia 14enne a prostituirsi

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In cambio di 5000 euro avrebbe spinto sua figlia a prostituirsi con un imprenditore di 70 anni. Lei è una mamma nigeriana che non ci avrebbe pensato due volte a “vendere” la figlia, lui, di origini abruzzesi avrebbe pagato la prestazione. La madre e l’imprenditore sono stati arrestati ieri sera dai carabinieri di Ascoli con l’accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile ed atti sessuali con minorenne.

 

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