MAXXI regalo da 5 milioni di euro, 1 mln per gli archivi di partito

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Scandalo Maxxi? Per il momento c’è solo un “regalo” da 5 milioni di euro alla Fondazione, presieduta dall’ex ministro Giovanna Melandri (PD). La denuncia però arriva dal Movimento 5 Stelle e in particolare da  Barbara Lezzi che insieme ai colleghi Elisa Bulgarelli e Ornella Bertorotta che si sono detti contrariati a quanto contenuto nell’emendamento al decreto cultura.

Tante le polemiche anche per l’emendamento a firma Marcucci (Pd) che chiede di assegnare 1 milione di euro in più l’anno dal 2014 per la “conservazione e informatizzazione degli archivi dei partiti“. Un punto contrastato dal Movimento 5 Stelle: “E’ assurdo i partiti politici sono associazioni private” commentano Fabrizio Bocchino e Nicola Morra. “Per questo abbiamo deciso di proporre un subemendamento per di destinare quel 1 milione di euro in più a Musei, Biblioteche, Archivi di Stato e storici. “Finanziamenti alla vera cultura. Ora vedremo chi sta veramente dalla parte della cultura di tutti e chi vuole finanziare quella legata esclusivamente ai partiti”.

Il decreto, del resto, sarebbe dovuto arrivare in Aula ieri, ma nonostante il lungo iter svolto in Commissione Istruzione, il testo è rimasto bloccato nell’organismo parlamentare. Il motivo? La solita battaglia degli emendamenti, circa 330.

Tra gli oppositori anche l’ex ministro Sandro Bondi secondo cui il provvedimento comporterebbe un aumento della spesa pubblica ricorrendo a nuove tasse. Il decreto prevede l’istituzione della Unità Grande Pompei come elemento di coordinamento di progetti e stanziamenti anche internazionali per realizzare concretamente la messa in sicurezza dell’area archeologica.

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Ridistribuite le deleghe della Idem

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Dopo le dimissioni della ministra sono state ridistribuite le deleghe della Idem: pari opportunità al viceministro del Lavoro, Cecilia Guerra, politiche giovanili a Kyenge, sport a Delrio. Dovremo attenderci nuove ripercussioni per la decisione di affidare le politiche giovanili alla Kyenge o si potrà fare silenzio e iniziare a lavorare?

La Germania difende la Idem?

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Le dimissioni di Josefa Idem vengono difese dalla Germania? Se la stampa tedesca è sempre pronta a “picchiare duro” sull’Italia, questa volta sembra prendere le distanze e non giudicare le dimissioni della Idem. La notizia, su gran parte della stampa, viene data senza enfatizzare il carattere negativo dell’intera vicenda, anzi su alcuni giornali si accusa anche il carattere razzista e sessista dei commenti polemici rivolti alla ministra.

Sicuramente il commento di Borghezio come sempre era fuori luogo e sopra le righe, ma non può essere riportato dai media tedeschi come esempio su una polemica che si è innescata a fronte di una irregolarità fiscale in un periodo drammatico che sta attraversando l’Italia, in cui ai cittadini viene chiesto l’ennesimo sforzo economico, con una tassazione eccessiva e invece, sembrerebbe, che c’è chi riesce a eludere anche l’Ici e l’Imu.

Perché la Germania non è pronta a condannare determinati comportamenti se continua a dire che gli stati membri devono fare i compiti? L’Italia non ha forse fatto i propri compiti mandando a casa la Idem?

IDEM si è DIMESSA!

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Dimissioni! Nel giorno della sentenza di Silvio Berlusconi non poteva essere altrimenti. Josefa Idem lascia l’esecutivo dopo essere stata investita dallo scandalo dell’Ici, della palestra e dei contributi pagati dal comune. Nonostante la ministra avesse espresso più volte la volontà di “riparare la situazione”, ma non dimettersi alla fine dell’incontro con il Premier è stata costretta a sciogliere ogni riserva e a lasciare vacante la sede del Ministero per lo Sport, le Pari opportunità e le politiche giovanili. D’altra parte lo aveva ripetuto Letta “non facciamo sue pesi e due misure”, se Silvio Berlusconi fosse stato condannato (come poi è avvenuto), la Idem era pressoché certo che si sarebbe dimessa. D’altra parte in Germania ci sarebbe stato il minimo dubbio sulle sue dimissioni? Lei stessa ha spiegato: “Ho voluto condividere con il premier le mie dimissioni. Avevo già deciso da giorni di fare questa mossa, dopo le accuse e gli insulti che ho ricevuto”. Aggiungendo poi: “Come ministro – ha continuato – ho tenuto duro in questi giorni perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del ‘gioco’. La ‘persona’ Josefa Idem già da giorni invece si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli insulti espressi nei suoi confronti”.

Idem “mi stanno massacrando”

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Ieri Letta aveva parlato in tv da Lucia Annunziata sul caso Idem e aveva usato parole decise sulla vicenda: “Parleremo e poi decideremo insieme”, “Dobbiamo essere garantisti e garantire opportunità e rispetto delle regole” e “Nessun doppio standard”. Ma intanto arrivano le dichiarazioni della Idem: “Vorrei che qualcuno mi credesse. Non ho bisogno di una poltrona. Porterò le carte ad Enrico Letta, gli spiegherò bene come sono andate le cose e poi aspetterò che lui si faccia la sua opinione” e poi ha aggiunto  “Mi stanno massacrando, questa vicenda è assurda. Esigo che mi si creda perché tutto è spiegato… Non sono furbetta, ho sbagliato ma ho chiesto scusa”. Per la Idem “c’e’ un clima di linciaggio, ma lascerò decidere a lui”.

 Ma ha ragione il ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili a sottolineare che la “vicenda è assurda”  ? Comunque si è passati da un “non mi dimetto” a “decideremo insieme”… Per fortuna che un premier può ancora decidere se rinnovare o revocare la fiducia a un ministro!

Scoppia il caso Idem… lunedì la decisione sulle dimissioni

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Forse siamo arrivati all’ultima pagaiata per Josefa Idem, travolta dallo scandalo per la vicenda Ici non pagata nella casa-palestra. Anche il governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, del Pd, sul proprio profilo Facebook Rossi ha scritto: ”Della ministra Idem non convince soprattutto la frase ‘non lascio’. Avrebbe dovuto dire ‘penso di essere onesta, ma rimetto il mio mandato nelle mani del Presidente del Consiglio. Sta a lui decidere’. In politica si fa così”.

Anche la ex campionessa di salto in lungo Fiona May si è detta un po’ sorpresa dalla vicenda e ha aggiunto “bisognerà valutare la gravità dei fatti che le sono contestati. Posso dire che, se si tratta di una cosa grave, è giusto che lasci la carica di ministro. Josefa è abbastanza intelligente, può capire se sia o meno il caso di proseguire la sua avventura nel Governo. Lei è un simbolo per le donne, non solo delle sportive, e saprà sicuramente cosa fare. In ogni caso, questa storia mi lascia senza parole. Sport a parte, ognuno di noi nella vita deve sempre comportarsi correttamente.” poi ha concluso “Se mi dimetterei al suo posto? Certo che si: non avrei alcun dubbio.”

Ma anche Letta, intervistato dall’Annunziata, sembra perseguire la linea dura: “Domani pomeriggio incontrerò la ministra” e “insieme decideremo cosa fare”, ha detto. “Voglio vedere tutte le carte, dobbiamo essere garantisti e in grado di garantire che l’opportunità e il rispetto delle regole siano un elemento chiave del nostro governo”, ha sottolineato. “Nessun doppio standard”, ha concluso.

Josefa Idem e quei contributi pensionistici pagati dal Comune

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In conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro delle Pari opportunità Josefa Idem ha oggi dichiarato: “Non sono una cittadina infallibile, ma sono una cittadina onesta e non permetterò a nessuno di dubitarne. E’ mia intenzione continuare a impegnarmi per il bene del paese”. Ha quindi respinto ogni ipotesi di dimissioni. Ma intanto hanno preso avvio le verifiche della procura di Ravenna sulle carte che il Comune, attraverso la polizia municipale, ha trasmesso ieri al palazzo di giustizia di Ravenna sulla casa-palestra e il pagamento dell’Imu del ministro dello sport Josefa Idem. Ma se questo non bastasse, a riprova che non c’è due senza tre, è scoppiata un’altra grana, questa volta relativa ai contributi pensionistici, che rischia di complicare ulteriormente la sua posizione. A “svelare” questa nuova pecca dell’ex campionessa, è stato Alvaro Ancisi, consigliere comunale di opposizione che ha dichiarato che nel 2006, prima della sua nomina come assessore allo sport, sarebbe stata ‘virtualmente’ assunta dall’associazione Kajak, alla cui presidenza c’è marito Guglielmo Guerrini, con lo scopo, stando al consigliere, di addebitare al Comune gli oneri previdenziali. Infatti il Comune paga gli oneri previdenziali agli assessori che, per svolgere la propria funzione, si mettono in aspettativa dal proprio lavoro dipendente. Quindi Ancisi ipotizza che il rapporto di lavoro fosse “fittizio e strumentale”: la Idem è stata infatti la prima e unica dipendente dell’associazione, e le ha versato i contributi solo per dieci giornate lavorative. Dopodichè, con l’aspettativa, per gli undici mesi in cui la Idem ha svolto il suo ruolo di assessore, gli oneri sono stati addebitati al Comune che ha versato una somma di 8.642 euro. Poi, del rapporto di lavoro con l’associazione, più nessuna traccia.

Borghezio attacca il ministro Josefa Idem a Klauscondicio

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L’europarlamentare della Lega Mario Borghezio è stato intervistato da Klaus Davi a Klauscondicio ed ha parlato della vicenda in cui è coinvolta il ministro Josefa Idem. Il politico ha affermato “Non auguro la galera, ma la gogna certamente». E continua: “Io non ce l’ho con la signora Kyenge, ce l’ho invece contro questa ministra Idem. Forse le vere pu****e non sono quelle che esercitano la professione, sono quelle piene di ipocrisia, politicamente parlando, che dicono una cosa e ne fanno un’altra. Forse le vere pu****e sono certi personaggi, donne ma anche uomini, che prostituiscono la funzione di servizio che chi ha uno stipendio pubblico dovrebbe sentire di avere nei confronti dell’azienda che li paga, dell’istituzione che gli da anche degli onori e dei piccoli privilegi o dei grandi privilegi”. E ancora: “Siamo di fronte a un personaggio che è stato testimonial del nostro Ministero delle Finanze, della campagna per gli adempimenti fiscali e la prima a non adempiere è proprio la signora Idem”.

Josefa Idem verso le dimissioni?

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Enrico Letta si fida di Josefa Idem, che ha ammesso che sono emerse alcune irregolarità nei pagamenti di Ici e Imu, ed è lo stesso premier ad assicurare: “Faccio fiducia su quello che ha detto il ministro Idem ieri”. Con lui si schiera dalla parte dell’ex atleta anche il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando: “Non penso si debba dimettere – dichiara – saprà spiegare le ragioni del comportamento che le viene contestato”. Ma ci sono i magistrati di Ravenna determinati a far luce sulla vicenda: “La Procura è molto interessata al caso e attende le carte”. E infatti si seguono con attenzione gli sviluppi della vicenda per capire se si possa configurare anche un’ipotesi di reato. La pista da seguire potrebbe essere in particolare quella dell’abuso edilizio. “Se non arriva qualcosa a breve lo andremo a chiedere noi. La Procura si attiverà a brevissimo per verificare se si sono commessi reati”. Ma il grande interesse è sulla scena politica, con i partiti d’opposizione pronti ad accender la miccia. La Lega Nord ha già presentato una mozione di sfiducia sia alla Camera sia al Senato. Se “fosse successo in Germania – dichiara Roberto Maroni – la ministra sarebbe già stata licenziata: siamo in Italia, quindi serve una spintarella, una mozione di sfiducia. Mi sembra veramente incredibile che, come è successo, uno predica bene e razzola male. Poi si cade sulla buccia di banana”. Della stessa opinione anche Crosetto di Fratelli d’Italia e la collega Meloni. Gabriella Gianmarco, invece, se la prende con Enrico Letta: “Assurdo che il premier abbia deciso per un’intervista di revocare al sottosegretario la delega alle Pari Opportunità mentre sulla spiacevole vicenda del ministro Idem, il Presidente del Consiglio non abbia sentito il dovere di proferire nemmeno una parola di censura. Mi sembra una differenza di trattamento davvero inaccettabile. La comoda logica dei due pesi e delle due misure, a seconda dell’appartenenza politica, continua purtroppo a caratterizzare la sinistra”. Ma stando a Pasquale Laurito, come si legge nella sua nota politica, “il ministro Josefa Idem starebbe seriamente valutando di dimettersi in seguito alle polemiche per la sua palestra e l’Ici”. E aggiunge:  “Le fonti ufficiali affermano che non si arrivera’ all’uscita dal governo, ma il primo indizio concreto e’ arrivato oggi dalla mancata presenza del ministro in commissione Giustizia dove era attesa per una audizione”. In Germania, continua la Velina citando il leghista Buonanno, “paese di origine del ministro, per molto meno i ministri si dimettono, tanto piu’ da un governo che non riesce a trovare le risorse necessarie proprio ad abolire l’Imu sulla prima casa”.

I guai di Josefa Idem tra case e palestra abusiva

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Il ministro delle Pari Opportunità Josefa Idem Idem avrebbe dei conti in sospeso per quanto riguarda il pagamento dell’Ici, con una palestra censita come abitazione e lavori di ristrutturazione irregolari, lo riporta un’inchiesta del Fatto Quotidiano già anticipata da La Voce di Romagna. Il periodo incriminato andrebbe  dal 2008 al 2011, quando l’ex campionessa risultava residente in via Carraia Bezzi nella frazione di Santerno a Ravenna, mentre marito e figli erano residenti  in via Argine Destro Lamone, una strada poco distante. Il 4 febbraio di quest’anno, il ministro ha chiesto il cambio di residenza raggiungendo così la famiglia. Due abitazioni dunque, ma nessuna seconda casa. Stando ai documenti del Comune pubblicati dal Fatto Quotidiano, “con riferimento all’Ici risulta che i contribuenti hanno considerato abitazione principale sia il fabbricato di Carraia Bezzi che il fabbricato di Argine Destro Lamone, e conseguentemente non hanno corrisposto l’Ici per gli anni 2008 al 2011, fruendo dell’esenzione prevista per legge”. Arriva quindi il 5 giugno 2013, data in cui l’edificio di via Bezzi è diventato “altra bitazione” la Idem ha corrisposto le tasse arretrate con “un versamento a titolo di ravvedimento operoso”. Ma c’è anche una seconda irregolarità, che interessa la Jajo gym, la palestra della Idem: risulta coincidere con la residenza del ministro di via Bezzi. Il locale, aperto al pubblico, è un’associazione dilettantistica ma censito come abitazione. In questo spazio sarebbero stati effettuati lavori di ristrutturazione senza alcuna autorizzazione. Il capogruppo grillino Nicola Morra depositerà oggi un’interrogazione che potrebbe portare anche alle dimissioni di Josefa Idem, anche se Fabrizio Matteucci, del Pd, si è già schierato in difesa del ministro spiegando: “Gli accertamenti erano già stati autonomamente avviati dagli uffici competenti” ma “non vengono divulgati perché, come in tutti i casi simili, l’azione dell’Amministrazione e degli uffici competenti è ispirata ai principi dell’imparzialità e dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”.

Adele Gambaro: il giorno della votazione

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Il senso delle parole di Adele Gambaro davanti ai parlamentari del suo gruppo è chiaro: si dice dispiaciuta perchè non aveva intenzione di nuocere al gruppo che lavora in Parlamento ma non ha intenzione di scusarsi nè di dimettersi. Già in precedenza aveva parlato a Palazzo Madama: “Vi concentrate sulle mie parole, ma nessuno parla delle reazioni di Beppe Grillo, che sul blog contro di me ha scritto tre post violentissimi”. E rivolta a Crimi: “Un mio sms indirizzato a te è stato pubblicato, è venuto a mancare il rapporto di fiducia”. L’ex capogruppo respinge l’accusa: “Sul blog di Beppe non c’è nulla di quello che mi hai scritto”. Non si alzano i toni durante la riunione, rigorosamente trasmessa in diretta streaming. Ma le discussioni interne comunque persistono: Sara Paglini: “Adele è solo la punta di un iceberg di un gruppo di persone che ci stanno sparando dall’interno”. Il riferimento più immediato è a Paola Pinna, che aveva già dichiarato il suo essere pronta a confluire in un altro gruppo in caso la Gambaro venisse espulsa. Elisa Bulgarelli presenta la sua critica a quanto accaduto in questi giorni: “Non sono stata d’accordo con quel che ha detto Adele, ma nemmeno con le reazioni di Crimi, di Nicola Morra e di Riccardo Nuti. C’è stata un’escalation di toni che non ci ha fatto bene”. La domanda che viene posta alla senatrice è perchè si sia rivolta alla stampa. Lei chiarisce: “Ho chiamato più volte Beppe gli ho mandato sms. Mai nessuna risposta. Alessandra Bencini cita il centralismo democratico e si domanda: “Uno vale uno, ma in questo momento qualcuno vale un po’ di più e qualcuno un po’ di meno?”. Maurizio Romani: “Sono contrario alla gogna mediatica, e non mi fido della rete, c’è molto risentimento”. Il dibattito si sposta poi sul termine “espulsione”. Crimi prova ad alleggerire l’importanza del loro voto: “Non voteremo l’espulsione, voteremo se rimettere alla rete la decisione, altrimenti tradiamo uno dei nostri principi fondamentali”. Ma c’è anche chi non ci sta a far passare il messaggio che chi vota per la collega lo faccia contro la rete e spiega che si tratta solo di un primo voto, poi ci dev’essere quello del web, ma sempre di espulsione si tratta. Perplesso Luis Orellana: “Mi sembra una forzatura clamorosa – dice uscendo – si vota sull’espulsione, non sul rimettere la decisione alla rete. E anche i tempi mi sembrano forzati. Si poteva aspettare la solita assemblea congiunta di fine mese, magari la vicenda si sarebbe sgonfiata da sola”. Dopo le tante parole si passa ai voti: la Gambaro esce e le telecamere si spengono: la trasparenza in questo caso non detta legge. Ad essere contrari all’espulsione sono più o meno una cinquantina e la Bencini difende la collega: “Quale punto del codice ha violato per poter essere espulsa?”. La risposta arriva da Crimi e dalla Bottici: “Abbiamo perso tre mesi a parlare di questioni interne, bisogna dire basta”. Tancredi Turco prova a ribadire: “Adele non ha infranto nessuna regola, non vedo di cosa stiamo parlando, mi verrebbe da andarmene via”. Manlio Di Stefano difende la posizione opposta: “Invece di stare a parlare ogni giorno di dissidenti se c’e’ qualcuno che non e’ d’accordo con il movimento si alzi ora, lo dica, faccia il suo percorso lontano da noi”. E non è detto che qualcuno non colga l’invito. Intanto, in forma ufficiosa, a Quinta Colonna avvisano che in 79 avrebbero votato per l’espulsione, rimandando quindi la decisione alla rete, mentre sarebbero 42 i voti pro-Gambaro.

M5S: tra sanità, possibili spaccature e manifestazioni pro Grillo

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I senatori M5S hanno sottoscritto un disegno di legge costituzionale della collega Paola Taverna, che propone “Modifiche all’articolo 117 della Costituzione, concernenti l’attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute”, ossia, come spiega l’HuffPost, riportare la sanità in mano allo stato. Con tanti saluti al decentramento, all’autonomia regionale, al federalismo fiscale, ma anche alla sperequazione dei servizi delle singole Regioni e ai buchi che gravano sui bilanci delle amministrazioni locali. Nelle motivazioni si legge: “Il presente disegno di legge è volto ad apportare alcune modifiche all’articolo 117 della Costituzione con l’obiettivo di attribuire alla legge statale un ruolo più ampio restringendo l’area della legislazione concorrente. In particolare, per quanto riguarda la tutela della salute, si prevede che spetti alla legge dello Stato non più stabilire i «principi fondamentali», bensì porre la disciplina funzionale”. Pentastellati al lavoro insomma, mentre in questi giorni in molti si domandano cosa accadrà. Il popolo dei fedelissimi di Grillo si è già mobilitato, infatti, per sostenere il leader e via social i militanti sono al lavoro per far circolare una invito per organizzare martedì, davanti alla Camera dei deputati, una dimostrazione a favore del comico genovese. “Martedì 18 – si legge – dalle 9 alle 12 tutti in piazza Montecitorio per manifestare il nostro sostegno a Beppe Grillo e ai nostri parlamentari”. Ma prima bisognerà passare anche per l’assemblea congiunta con i senatori che potrebbe sancire l’avvio della procedura di espulsione della senatrice Adele Gambaro. In quella occasione, se la procedura non verrà sospesa, il nuovo gruppo potrebbe uscire definitivamente allo scoperto. I dissidenti pentastellati, infatti, stanno lavorando già da un po’ allo statuto per formare un nuovo gruppo parlamentare alla Camera: l’impressione è quella che si stia preparando una scissione e, con l’avvio della procedura di espulsione della senatrice Adele Gambaro, tutto è stato accelerato e il testo è ormai quasi ultimato, con un piccolo gruppo che vi lavora alacremente. I deputati “ribelli” spiegano che intendono dare continuità al progetto del M5S ma, aggiungono, “con maggiore attenzione alla gestione della democrazia interna”. Ma servirà raggiungere il numero minimo di 20 colleghi, necessario per la formazione di un gruppo parlamentare alla Camera. Ma la spaccatura interna tra i parlamentari al Senato rischia di estendersi anche a Montecitorio. In tutto questo, è arrivata la denuncia di Riccardo Nuti, capogruppo alla Camera, che parla di un progetto di acquisizione “morale e politica dei nostri parlamentari”. Pronta la risposta del senatore M5S Mario Michele Giarrusso: “Se Nuti ha notizia di una compravendita è suo dovere andare in Procura. Altrimenti sono fatti inventati e mi troverei costretto a chiedere la sua espulsione perché sta diffamando il movimento”. Giornate calde quindi all’interno del MoVimento.

Adele Gambaro batterà Grillo grazie al suo stesso regolamento?

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Il “caso Gambaro” ha solleticato la creatività degli utenti della rete, del resto come si può resistere quando un deputato viene cacciato dal Movimento 5 Stelle perchè ha osato muovere delle critiche nei confronti del Semplice Portavoce? E così l’impressione che il regolamento dei pentastellati sia ancora più arduo di quello del Fight Club: in quel caso era vietato parlarne, ma qui non si può nè parlare, nè pensare, nè, peccato mortale, perdere lo scontrino. A cosa porterà tutto questo? Beh, probabilmente che si avvererà la famosa profezia: “ne resterà soltanto uno”.

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Ma ricapitoliamo cos’è successo: la senatrice aveva affermato, in un’intervista a sky, che ” il problema del M5S è Beppe Grillo”. A questo punto il Semplice Portavoce prima lancia un sondaggio per capire se davvero è lui il problema e poi la invita, in un post di fuoco, ad “uscire quanto prima dal Movimento”, aggiungendo l’accusa di aver pronunciato dichiarazioni lesive nei suoi confronti, “in particolare sulla mia valutazione del Parlamento, danneggiando oltre alla mia immagine, lo stesso MoVimento 5 Stelle”. La risposta è che non uscirà dal gruppo di sua spontanea volontà, nonostante Crimi avesse auspicato che la senatrice “prendesse atto” delle divergenze e ne traesse le conseguenze. Del resto il gruppo non può cacciarla se non vuole rischiare un precedente davvero pericoloso. La Gambaro non è stata cacciata, solo “invitata” ad andarsene e al riguardo il codice di comportamento spiega in che modo sia possibile espellere un parlamentare:

I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza. L’espulsione dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza.

Quello del Senato, inoltre, è ancora più specifico:

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Morale: la Gambaro pretende le scuse da Grillo e non se ne andrà nel gruppo misto e il Semplice Portavoce non può chiedere l’espulsione perchè la richiesta è riservata ai parlamentari riuniti e può essere fatta solo da un deputato o un senatore che però rischierebbe di fare la “figura del cattivo”, anche perchè tra le violazioni del regolamento non è elencata la lesa maestà del Semplice Portavoce. C’è chi si attacca a un’affermazione della senatrice nella sua presentazione nei meetup bolognesi: “Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere”. Sarebbe lecito quindi aspettarsi una simile decisione? No! Perchè la Gambaro ha criticato Beppe Grillo e non il MoVimento, anzi, ritiene che sia il comportamento del Semplice Portavoce a danneggiare il movimento. Lei non ha dunque mai detto di non riconoscersi con i principi grillini. Ma a questo punto non resterebbe che sostenere che lei sia invisa alla base, ma così si creerebbe un precedente di espulsione anche in assenza di violazioni. Quindi: la Gambaro non se ne va, a meno che non venga cacciata, e in questo caso dimostrerebbe che nessuno vale uno e solo Grillo, che non è neanche in Parlamento, comanda. Bisognerà attendere la riunione di questa sera per scoprire se la senatrice è riuscita a gabbare Grillo con il suo stesso regolamento!

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E’ Grillo il problema del M5S? Aperto il sondaggio in rete

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Dure critiche sono piovute addosso a Grillo da parte della senatrice pentastellata Adele Gambaro che ha affermato: “stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi” e quindi ha aggiunto “il problema del MoVimento è Beppe Grillo, noi il lavoro lo stiamo facendo e questo non viene percepito”. Ma si è spinta anche oltre: “Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Invece di incoraggiarci, scrivendo questi post ci mette in cattiva luce. Credo che altri all’interno del Parlamento abbiano le mie stesse idee; il disagio c’è ed è evidente, ma – ha concluso – non arriva a un dissenso vero e proprio”. Il leader non ha atteso molto e la sua risposta è arrivata via web, con un sondaggio-consultazione lanciato dal suo blog: “Vorrei sapere cosa pensa il MoVimento 5 Stelle di queste affermazioni, se sono io il problema”. Con lui, da subito si è schierato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio: “Chi pensa che il problema di questo Movimento sia Beppe Grillo ha chiaramente sbagliato movimento. O forse è in cattiva fede”, si legge sulla sua pagina Facebook. “Mi auguro – ha proseguito Di Maio in quello che appare un nuovo appello alla separazione spontanea dei cosiddetti dissidenti – che queste persone si facciano una domanda e si diano le dovute risposte. Da sole”.

Ma le “grandi manovre” in casa M5S non si fermano qui, dopo il crollo alle recenti amministrative, a Palazzo Madama cambiano i vertici: Vito Crimi è fuori e al suo posto è subentrato Nicola Morra, che ha battuto Luis Alberto Orellana. Entrambi hanno negato l’esistenza di una contrapposizione politica aperta, anche se resta il fatto che vada registrato il forte astensionismo in Sicilia, dove il Movimento aveva trionfato appena l’anno scorso. Anche a Grillo non è andata giù la cosa: “Elezione dopo elezione il disgusto sale, il termometro dell’astensione si surriscalda, se alle prossime politiche superasse la soglia del 70% la Repubblica, lo Stato, il Governo e il Parlamento sarebbero delegittimati. È questo che si vuole?”, ha chiesto infatti sul suo blog.

Fico scende in campo e va dall’Annunziata!

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Aria nuova in casa M5S e lo si vede subito con la partecipazione di Roberto Fico del MoVimento 5 Stelle alla trasmissione “1/2 ora” di Lucia Annunziata. Accantonata la tecnica da parte dei pentastellati del “no” ai giornalisti e alla tv, ecco una delle prime interviste rilasciate proprio dai parlamentari aderenti al Movimento. E’ lo stesso Fico a spiegare le motivazioni: “Noi non ci siamo mai sottratti alla tv, abbiamo soltanto disertato il talk show. Vogliamo far arrivare ai nostri cittadini le nostre proposte di legge”.

Ma chi prima aveva provato ad apparire in tv è stato immediatamente espulso “Chi non si trova nel percorso deve trarne le conseguenze”, quindi ci sono in vista altre espulsioni? C’è chi è arrivato a individuarne sino a 40, ma Fico ribatte “No, sono cifre assurde. Abbiamo dibattiti aspri, ma si tratta comunque di discussioni costruttive”.

Ma per quanto riguarda la Rai? “Dobbiamo lanciare la Rai nel nuovo millennio”, conclude Fico.

I pentastellati approderanno in tv… perché cambiano idea?

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Cosa ha fatto cambiare idea al M5S da sempre ostile alla tv e particolarmente allergico ai giornalisti? Uno dei dati può essere senza dubbio il risultato elettorale disastroso delle ultime amministrative. L’altro dato di fatto è che, in Italia, il web non si è ancora sostituito alla televisione. Molte persone pur seguendo la propria pagina Facebook, o il profilo Twitter poi si rivolgono alla cara vecchia tv per essere informati dai telegiornali canonici e dagli approfondimenti della prima e della seconda serata.

Così è Luigi Di Maio ad affermare che ”Valuteremo di volta in volta dove andare e chi mandare”. Chi lo deciderà chi dovrà partecipare?  ”Il gruppo parlamentare”. Già qualche giorno fa si era parlato del “corso di comunicazione televisiva” tenuto da Casaleggio e Beppe Grillo per alcuni parlamentari appartenenti al Movimento e le polemiche non erano tardate ad arrivare.

Ma lo stesso Di Maio ci tiene a sottolineare che  l’incontro di Milano con Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo ”non era un corso”, ma solo una riunione sulla comunicazione alla quale hanno preso parte ”quelli che finora hanno avuto maggiore visibilita”’. Gli esclusi? ”Verranno chiamati anche loro, a scaglioni”, assicura il vicepresidente della Camera.

Ma perché andare in onda?  ”Spesso stiamo rinchiusi per ore a studiare gli atti e poi questa cosa non arriva a casa. Allora è meglio che qualcuno si sganci un pò e si prenda l’onore e l’onere di far sapere cosa facciamo”, con queste parole il dardo è tratto e da ora in poi nei dibattiti in tv ci sarà anche l’M5S a dare battaglia.

Chi va in onda? Grillini a scuola di tv!

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Grillo e Casaleggio aspettano otto parlamentare del M5S al varco: venerdì ci sarà infatti un incontro a 10 avente per tema la comunicazione politica. E’ stato lo stesso leader a spianare la strada a tale progetto: “Bisogna iniziare ad andare in televisione, a spiegare quello che facciamo, parlando con i giornalisti che ci fermano per strada”. L’unico divieto, al netto di black-list di giornalisti sgraditi (che al momento non sembrano esistere), rimane quello di partecipare ai talk-show. Ma, non potendo lasciare nulla al caso, i deputati dovranno sottoporsi a un vero e proprio corso di formazione (anche se i comunicatori del M5s lo definiscono “un semplice incontro amichevole per avere periodicamente un confronto”) per confrontarsi su come gestire le apparizioni televisive. A raggiungere gli studi di Casaleggio&associati, a Milano, saranno i deputati Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Riccardo Nuti, Laura Castelli e Luigi Di Maio e i senatori Vito Crimi, Nicola Morra e Paola Taverna. Li attende una pioggia di domande per imparare a calibrare le risposte, elaborare una strategia sugli argomenti più spinosi, schivare trabocchetti ed evitare di trovarsi in situazioni poco gradite. “Sono stati scelti quelli più fidati, quelli che bucano di più il video e che saranno mandati in televisione”, spiega un deputato, ma arrivano rassicurazioni che prima o poi tutti gli eletti saranno sottoposti ad un simile trattamento al quale farà seguito una serie di apparizioni mirate. Un netto cambio di rotta dunque, mirato a raggiungere un’audience più alta che non quella dei fedeli del web. Non resta che restare sintonizzati: ormai è certo, i grillini arriveranno anche in tv.

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