Renzi diventa Grillo nelle parole di Zanonato. Il Governo Letta lo teme?

renzi-grillo-tuttacronaca-zanonato

Le parole di ieri di Matteo Renzi su indulto e amnistia nono sono passate inosservate e negli esponenti del Governo Letta, Renzi diventa Grillo.

E’ Flavio Zanonato, ministro per lo Sviluppo Economico, partecipando alla Repubblica delle Idee ha affermato oggi:  “Il ragionamento di Renzi è: cosa mi conviene politicamente? Essere contro, e quindi lo dico. Dice le stesse cose di Grillo”.

Critiche alla presa di posizione renziana arrivano un po’ da ovunque: anche il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi punta il dito contro l’ex rottamatore: “Renzi si atteggia già da vincitore del congresso, e non a caso parla al nostro elettorato, non siamo stupidi”.

Anche Emma Bonino si scaglia contro il sindaco di Firenze. “Se Matteo Renzi – dice il ministro degli esteri – è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l’antico”. E aggiunge: “Legga bene il messaggio di Napolitano, prima di rottamarlo”, ha aggiunto.

L’indulto può salvare Berlusconi?

indulto- berlusconi-tuttacronaca

L’amnistia non può salvare Berlusconi, ma l’indulto? L’indulto che condona la pena potrebbe dare una grande mano al Cavaliere. Ci sono già tre disegni di legge: uno alla Camera e due al Senato che salverebbero Berlusconi e cancellerebbero le pene accessorie

Lo spiega Antonella Mascali sul Fatto Quotidiano:

«Un progetto è stato presentato dai senatori democratici Luigi Manconi, Paolo Corsini e Mario Tronti nonché da Luigi Compagna, senatore del gruppo misto. Già nella precedente legislatura, Compagna, come senatore del Pdl, provò a inserire un emendamento “salva Silvio” alla controversa modifica del reato di concussione contenuta nella legge Severino. Il disegno di legge su amnistia e indulto, presentato al Senato il 15 marzo scorso, prevede l’amnistia per tutti “i reati commessi entro il 14 marzo 2013 per i quali è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni”. Per quanto riguarda l’indulto “è concesso nella misura di tre anni in linea generale e di cinque per i soli detenuti in gravi condizioni di salute”. Ed ecco la postilla fatta a misura di Berlusconi, per la condanna Mediaset: “È concesso indulto, per intero, per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte l’indulto”.

Un altro ddl fotocopia è a sola firma Manconi-Compagna. Anche alla Camera c’è un progetto di legge che prevede le pene accessorie temporanee indultabili, l’ha firmato il deputato del Pd, Sandro Gozi».

Berlusconi conosce bene le parole indulto e amnistia, avendo già beneficiato nel 2006 dell’indulto e nel 1990 dell’amnistia:

«Dunque, se dovesse esserci l’indulto, così come previsto da questi testi, per Berlusconi la pena per frode fiscale sfumerebbe. Non solo quella principale, già ridotta all’osso dall’indulto del 2006 (dei 4 anni inflitti ne dovrà scontare solo 9 mesi) ma anche la pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici, inizialmente stabilita a 5 anni, ma che, dopo la sentenza della Cassazione, dovrà essere ricalcolata dalla Corte d’Appello di Milano il prossimo 19 ottobre: potrà infliggere da un minimo di un anno a un massimo di tre anni, sulla base della normativa tributaria. L’interdizione sarà definitiva probabilmente entro l’anno, amnistia e indulto permettendo. Berlusconi, già nel 1990 ha beneficiato di un’amnistia che ha azzerato un procedimento per falsa testimonianza sulla sua iscrizione alla P2 di Licio Gelli».

 

Le sbarre bollenti: il messaggio del Presidente alle Camere

sbarre-tuttacronaca-bollenti-napolitano

Ecco il messaggio di Giorgio Napolitano alle Camere:

“l’affollamento delle carceri è una questione scottante… una situazione drammatica da affrontare in tempi stretti”, bisogna quindi “porre la massima determinazione e concretezza” per la risoluzione del problema, si apre così il messaggio di Napolitano alle Camere  sulla questione carceri.

In un altro passaggio fondamentale il Capo dello Stato Giorgio Napolitano sottolinea tra l’altro la “perdurante incapacità del nostro Stato nel garantire i diritti dei detenuti in attesa di giudizio e in esecuzione di pena” e poi sottolinea “ho dovuto mettere in evidenza come la decisione della Corte di Strasburgo rappresenta la mortificante conferma della perdurante incapacità del sistema italiano di garantire i diritti elementari e la sollecitazione pressante ad imboccare una strada efficace”.

Un “abisso separa la realtà carceraria di oggi dai principi posti dall’articolo 27 della costituzione”. E’ la denuncia del Capo dello stato Giorgio Napolitano nel messaggio e ribadisce che “L’Italia viene a porsi in una condizione umiliante sul piano internazionale”inoltre il Capo dello stato richiama anche l’attenzione su “la stringente necessità di cambiare profondamente le carceri in Italia non solo come imperativo giuridico e politico, bensì come imperativo morale.  Le istituzioni non devono scivolare nell’indifferenza convivendo con una realtà di degrado civile e sofferenza umana”

E rilancia l’idea di un intervento radicale “ritengo necessario intervenire nell’immediato con il ricorso a rimedi straordinari” come l’indulto e l’amnistia.

Messaggio del Colle alle Camere sulla situazione carceraria

carcere-tuttacronacaAl Presidente del Senato, Pietro Grasso, e alla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, è stato consegnato oggi da Donato Marra, segretario generale della Presidenza della Repubblica, un messaggio del capo dello Stato, che si è avvalso della facoltà conferitagli dall’articolo 87, secondo comma, della Costituzione, sulla situazione carceraria. La notizia e’ stata data agli inviati presenti a Cracovia al seguito del Quirinale. Il messaggio è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta.

Il messaggio verrà letto nelle Aule di Palazzo Madama e di Montecitorio alle 16 dai presidenti delle Assemblee.

I nostri 7 giorni: tra fragilità di quello che ci circonda e voglia di stupirci

7giorni-tuttacronaca“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, scriveva Ungaretti nel 1918. E forse è proprio così che ci si sente, in quella trincea chiamata politica dove si combatte a suon di ultimatum e minacce. Con parole-bomba come Giunta e decadenza. Solo che quando il gioco si fa duro si cambia gioco, s’inizia un balletto chiamato “fiducia-sfiducia” dal quale si esce esausti. E quando la stanchezza è tanta subentrano il nervosismo e la tensione. Solo che quelli che sentono di star per cadere non sono solo i “soldati”, ma tutti noi. Gettati a terra da tutti questi meccanismi di chi pensa alla poltrona prima che a tutto il resto. Le foglie siamo stati noi italiani questa settimana, fatte volteggiare da una lotta interna al Pdl che ha portato a sfaldarsi anche il partito che si è sempre fatto forza della sua unità. Perchè se il faro si spegne, che direzione si segue? I nostri sette giorni sono stati all’insegna del voto di fiducia al governo Letta, con Berlusconi che continuava a dare indicazioni diverse prima e con Alfano che si è ribellato poi. Dopo di che è arrivata la Giunta, con un verdetto che ci si aspettava ma che ha fatto ugualmente discutere. Ma l’autunno non sono solo foglie che cadono, è anche il maltempo, il freddo, è quella pioggia che allaga e spazza via quello che trova lungo il cammino. Il ciclone Penelope si è abbattuto sull’Italia con la sua potenza creando disagi, ma nulla in confronto a quanto è accaduto a Lampedusa. La tragedia si è affacciata sulle nostre coste sotto forma di un barcone di migranti affondato, una tomba subacquea che giace sul fondo mentre i pochi superstiti cercano un futuro migliore e si piange per tutti coloro che non ne avranno più uno. E mentre in Italia si cerca di sopravvivere a quest’ennesimo disastro, l’Europa ci attacca proprio sul tema dell’immigrazione, sempre così sentito nel nostro Paese. E anche in questo caso, nessuna luce a indicare la strada della soluzione. Stiamo al palo, come in attesa che il nostro faro possa tornare a illuminarsi…

faro-alessandriaMa questa settimana anche altri fari sono venuti a mancare, entrambi in campo cinematografico: prima un incidente stradale ha strappato la vita a Giuliano Gemma, poi è stato il regista Carlo Lizzani a dire addio, per scelta. E il dolore si somma al dolore diventando un fiume in piena che sommerge tutto, un po’ come quell’acqua che ha ricoperto Longarone 50 anni, nel disastro del Vajont. Una tragedia dietro cui c’è la mano dell’uomo (e la sua fallibilità), almeno a quanto è venuto alla luce questa settimana. Ma come sempre c’è anche un altro lato che viene alla luce. C’è quell’essenza vitale che ci fa pensare che c’è sempre un motivo per continuare ad andare avanti. Se non altro per farci ancora sorprendere. Come da un sottomarino che “sbuca fuori” a Milano, da un’insegnante di yoga che decide d’ingrassare per scoprire se è possibile amarsi anche se il proprio corpo non rispecchia i dettami della moda, da un nonno che rinnega la figlia che ha cacciato di casa il nipote gay, da un Papa che vuole cambiare la Chiesa e riportarla alla sua essenza. E poi ci sono quelle denunce che colpiscono più forte di un pugno allo stomaco perchè ci si chiede come si sia potuti arrivare a certi punti senza che nessuno sia intervenuto prima. Come nella Terra dei Fuochi. Dove i rifiuti bruciano e le persone muoiono. Ed è proprio quando si teme che non ci siano soluzioni possibili che gli italiani ritrovano se stessi e fanno squadra. Hanno iniziato i vip con il loro appelli in rete a non fare morire i comuni, proseguono tutti gli altri con un appello a vestirsi di nero per assistere alla partita della nazionale italiana al San Paolo. Perchè quello che è impossibile fare da soli, diventa fattibile in gruppo. Ed è qui che risiede la vera forza che nasce da dentro: saper riconoscere chi può percorrere la strada con noi. Forse non saremo perfetti, ma potremmo sempre fare qualcosa. A volte basta una maglia di colore nero per fare la differenza. E se osservando meglio ci rendiamo conto che è un’illusione ottica, facciamo un passo indietro, e guardiamo l’insieme!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Tra falchi e colombe, il Pdl come la tela di Penelope: fare e disfare

berlusconi-decadenza-tuttacronacaE’ il giorno della decadenza e in casa Pdl che Berlusconi non tornerà più quello di prima lo capiscono tutti. Tanto che anche i falchi, o lealisti, mettono il loro leader davanti a una scelta. A cui il Cav risponde con una richiesta di tregua. “Non possiamo buttare a mare tutto quello che abbiamo costruito in vent’anni. Datemi qualche giorno di tempo”. La parola che mostra tutte le crepe del suo impero è “congresso”, là dove c’è sempre stata una persona che decide. A piazza San Lorenzo in Lucina si sono trovati Fitto, Verdini e la Polverini, e la richiesta è una e netta: “azzeramento delle cariche e congresso”. La loro forza è un documento che raccoglie le firme di oltre cento parlamentari. Berlusconi ha “ceduto ad Alfano” e anche i lealisti iniziano a guardare altrove: “Vuole tenere Alfano segretario? – è il loro ragionamento – e allora ci contiamo. Angelino ha i numeri tra i parlamentari, ma nel nostro popolo non è nessuno”. Berlusconi, dicono, è debole e non garantisce più nessuno. Poi arriva il voto di decadenza in Giunta e allora la presentazione delle firme per i gruppi parlamentari “Forza Italia – Pdl per Berlusconi presidente” è congelata. Ma ormai la decisione è stata presa. Berlusconi ne è consapevole, cammina sul filo, passo dopo passo più solo. E non resta che richiamare i nomi di punta di un tempo. Scajola ragiona di organizzazione, Bondi e Martino diramano appelli all’unità del partito. Il leader dai piedi d’argilla tenta una mediazione basata su “Annacquare e ricomporre attorno ad Alfano ma senza umiliare nessuno”. E anche Marina, che ancora nega la discesa in campo, al Corriere parla della necessità di unire i moderati: dividerli adesso sarebbe la fine. Per il compromesso non resta che affidarsi ad Alfano: “Angelino, il ruolo di segretario non te lo toglie nessuno. Ma anche tu devi impegnarti per l’unità del partito”. Quello che si prospetta è che attorno al vicepremier nasca un comitatone di dieci, dodici persone, rappresentative di tutte le anime del partito: “Ma Verdini ci deve essere”. Il problema sono proprio le teste. “Quello che non può più essere in discussione – dice un alfaniano di rango – è il nostro rapporto col governo. Angelino vuole il controllo totale del partito, perché serve un’interfaccia affidabile nei rapporti con Letta”. Quello che vuole è tanto un ridimensionamento mediatico che politico. Nessun falco all’orizzonte ma uomini scelti da lui. Gli altri, che volino altrove. E berlusconi chiede tempo. Che forse già non ha più, consumato nel balletto fiducia/non fiducia e il tentativo di rispettare le proprie promesse elettorali: perchè almeno i voti, quelli devono essere sicuri. Se potrà ancora candidarsi…

Arriva Ulisse nella Berlusconeide: ritratto del Senatore che sostituirà il Cavaliere

ulisse de girolamo-senatore

Per uno strano caso del destino a entrare nella Berlusconeide è Ulisse Di Giacomo, primo dei non eletti in Molise che dovrebbe subentrare a Palazzo Madama al posto del Cavaliere.

ulisse_di_giacomo-tuttacronaca

E’ subito duro con Silvio Berlusconi, forse brucia ancora quella sconfitta decisa a tavolino. Nessuno sconto quindi oggi può arrivare da chi si è sentito mettere in un angolo dal proprio partito e quando gli viene chiesto se il Cavaliere non possiede più i criteri morali per ricopre la carica parlamentare, Di Giacomo risponde così:

“Non lo dico io, lo dicono i tre gradi di giudizio ai quali è stato sottoposto. Chi viene condannato a quattro anni di carcere non risponde ai requisiti che la stessa Costituzione prevede” e poi ha aggiunto  “Ho fatto sapere che ero stato invitato alla seduta pubblica. Se avessero voluto avrebbero potuto contattarmi per confrontarci e consigliarci sul da fare. Nessuno ha risposto, così, insieme al mio legale, abbiamo deciso di presentarci”.

Di Giacomo, attraverso il suo legale ha poi contestato le tesi difensive di Berlusconi e non si pone il problema di eventuali reazioni: “Neanche a me a suo tempo ha fatto piacere sapere della mia estromissione dal Senato tramite la stampa. Nessuno ebbe la correttezza e la dignità di avvertirmi. Io oggi mi riservo di fare tutti i passi necessari per tutelarmi”.

In un’intervista all’Huff si racconta così:

Così ha deciso di farsi rappresentare alla seduta pubblica di oggi.

Certo. C’era il mio legale perché io ero la controparte, e dovevo comportarmi di conseguenza.

Le argomentazioni del suo avvocato contro le tesi di Berlusconi sono state particolarmente aspre.

Sono tutte osservazioni che derivano da sentenze della magistratura. Proprio in Molise abbiamo avuto i primi due casi di applicazione della legge Severino, riguardanti due consiglieri regionali. Il Consiglio di stato non ha consentito loro di candidarsi, confermando la piena costituzionalità della norma. Non sono considerazioni mie.

Quindi non sono valide le obiezioni sulla irretroattività e sullo status particolare di un parlamentare?

Assolutamente no. Il caso è chiaro, questi elementi non ci sono. E’ ovvio che un senatore gode di un’ulteriore tutela, ma questo non significa nulla i fini della moralità di chi ricopre una carica pubblica.

Sta dicendo che Berlusconi non è moralmente degno di far parte del Parlamento?

Di criteri di moralità parla chiaramente il Consiglio di stato, anche per questo il problema della retroattività della legge non si pone.

Ma lei che dice?

Non lo dico io, lo dicono i tre gradi di giudizio ai quali è stato sottoposto il Cavaliere. Chi viene condannato a quattro anni di carcere non risponde ai requisiti che la stessa Costituzione prevede.

Ha sentito il presidente in questi giorni?

No, ma ho fatto sapere al mio partito dell’invito che mi è stato recapitato. Se avessero voluto avrebbero potuto contattarmi per confrontarci e consigliarci sul da fare. Nessuno ha risposto, così, insieme al mio legale, abbiamo deciso di presentarci.

Una volta senatore si iscriverà al gruppo del Pdl?

Non lo so ancora. Mi aspetto magari che qualcuno si accorga del mio subentro, si accorga che finalmente anche il Molise verrà rappresentato in Senato. E che me lo domandi.

Sarà difficile che la accolgano a braccia aperte.

Può anche essere che sia complicato. Può anche darsi che non sarò io a chiedere di entrarci. Comunque, dopo tutto quello che mi hanno fatto, non vedo cos’altro possano farmi.

Cosa le hanno fatto?

Non mi ha fatto certo piacere sapere della mia estromissione dal Senato tramite la stampa. Nessuno ebbe la correttezza e la dignità di avvertirmi. Così io oggi mi riservo di fare tutti i passi necessari per tutelarmi, perché quella fu una coltellata alle spalle.

Decisa da Berlusconi?

Non so chi la decise, sicuramente Berlusconi la fece.

Il suo rapporto con il Cavaliere è finito?

Credo che sia ancora il padre nobile del centrodestra. Che poi possa concretamente essere ancora il riferimento è da vedere, stanno succedendo tante cose, è difficile dirlo.

Nella partita interna al Pdl lei sta dunque con Angelino Alfano?

In tempi non sospetti, subito dopo la sentenza della Cassazione sui diritti televisivi, ho detto che se fossi potuto entrare in Senato avrei sostenuto il governo. Ho anticipato gli eventi che poi sono stato oggetto di dibattito nel partito. E ancora adesso dico che occorre estrema moderazione, che è la cifra storica del nostro partito.

Il tweet di Renzi, che augura al governo “buon lavoro”!

renzi-twitter-tuttacronaca

Matteo Renzi ha twittato un messaggio di commento alla concitata giornata politica di ieri che ha visto consumarsi il dramma del Pdl spaccato e scisso e di un Silvio Berlusconi costretto per la priam volta ad adeguarsi alle decisioni dei “dissidenti” capitanati da Angelino Alfano.

Poco prima il pensiero del sindaco di Firenze però era andato all’immane tragedia che si è consumata a poche miglia dall’isoal di Lampedusa:

Alla Camera è una passeggiata la fiducia!!! 435 sì, 162 no

fiducia-tuttacronaca-camera

Ben altro clima si respira alla Camera dei Deputati, dove la fiducia è un mero atto formale a questo punto. Il dramma, le lacrime e le accuse si sono consumate nella mattinata al Senato, alla Camera c’è un clima di rassegnazione, di chi entra vincente e chi sa di aver perso e china la testa. La scissione è sotto gli occhi di tutti e il centro-destra non appare più il partito di berlusconi, ma piuttosto un puzzle di correnti ancora in fase di definizione. C’è chi dice che dopo lo strappo è possibile la ricompattazione, ma sembra una mera illusione. Letta intanto torna a casa con 435 sì e 162 no!

Il domani non muore mai: Alfano e la sua missione impossibile

alfano-tuttacronaca

Alfano ci prova ancora e spera che il domani non muoia mai, anche se il suicidio del suo partito è tangibile e la missione più che impossibile sembra irreale. A mezzanotte passata abbondantemente lo si vede uscire da Palazzo Grazioli, un colloquio rapido con il Cavaliere e nessuna dichiarazione rilasciata. Poi arriva l’indiscrezione che ci sarebbe stato un tentativo estremo… ma ci sono poche possibilità che sia andato a buon fine! Ora c’è la notte davanti e si spera che il futuro dell’Italia non muoia domani.

Intanto da Bruno Vespa arrivano due messaggi di tre ministri che vengono lasciati anonimi ma che parlano di un passaggio “drammatico come un divorzio”, “si va verso la scissione”, “situazione drammatica”!

Il Cavaliere dà i numeri… della sfiducia! Tutta colpa del “figlio ribelle”

numeri_e complotti-berlusconi-tuttacronaca

Dilaniato!!! Diviso nell’affetto e nel partito, quasi un lutto! Nella drammatica notte Berlusconi ha da elaborare anche il distacco da suo delfino. Esausto dopo una giornata di tensione e impegnato a contare, il Cavaliere dà i numeri della sfiducia.

Giovanardi ha infatti affermato “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri al massimo è degli altri”.

E poi spunta l’ipotesi “complotto” che sfinisce il Cavaliere: “Si sono messi d’accordo sin dal primo momento”.

Nella mente di Berlusconi inizia a farsi spazio l’idea che, come dichiarato in un telefonata con un suo fedelissimo parlamentare, Napolitano sia intervenuto a fare pressioni sul Csm, poi c’è lo spettro che Letta e Alfano si siano messi d’accordo, che le colombe abbiano “deviato” il suo pupillo e lo abbiano attirato nella trappola. Forse in queste ore chissà quanti altri complotti stanno affollando la mente di Berlusconi. Forse ci sono più complotti che numeri!!!

Cronos si mangia i suoi figli? Sms a Sallusti a Ballarò

figlia-cronos-sallusti-sms-tuttacronaca

E’ arrivato un sms a Sallusti mentre era tra gli ospiti della trasmissione Ballarò. In tale sms ci sarebbe scritto che Berlusconi avrebbe ribadito la sfiducia al Governo Letta. Un attimo prima Cicchitto aveva appena enunciato i motivi per cui il centro destra italiano avrebbe domani votato in Aula la fiducia al governo in carica. Inoltre Sallusti ha affermato che “da vigliacchi hanno aspettato il momento di massima debolezza” per fare questa mossa di avvicinamento a Pd.

Cronos tenta di divorare i suoi figli?

E Twitter si scatena!!!

Questo slideshow richiede JavaScript.

La “raccolta dei voti”, uno a uno, per arrivare alla fiducia!

fiducia-formigoni-tuttacronaca

Anche Formigoni aderisce e afferma: ”Sono pronto a votare la fiducia al governo Letta, insieme al segretario del Pdl Angelino Alfano” e poi sottolinea “si sta lavorando perché il gruppo di Forza Italia voti compatto la fiducia al Governo”, poi ha ripetuto: “Spero che il partito sia compatto su questo fronte, così da garantire la stabilità necessaria al Paese e la nascita di provvedimenti anti-crisi. Anche Berlusconi sta riflettendo su questo punto”.

SCACCO MATTO, L’ALFIERE ALFANO HA “TRADITO” IL CAVALIERE?

  scacco-matto-tuttacronaca

Enrico Letta respinge le dimissioni dei ministri Pdl. La notte di Berlusconi sarà drammatica, la destra italiana è al collasso e il cavaliere tra due settimane non sarà più senatore. La disfatta sembra dietro l’angolo e ora il tempo stringe per modificare la strategia dell'”estremismo” usata negli ultimi giorni. Già alle 9.30 Letta si presenterà al Senato e chiederà la fiducia, mentre alle 16 sarà alla Camera. Solo qualche ora fa, il Cavaliere si sentiva la partita in mano e a “Tempi” urlava la sua verità accusando Letta e Napolitano. 

Intanto in una nota dell’Ufficio stampa della Presidenza della Repubblica, dopo il colloquio del Presidente della Repubblica con Letta avvenuto questa mattina, si legge che «si é configurato con il presidente del consiglio il percorso più limpido e lineare sulla base di dichiarazioni politico-programmatiche che consentano una chiarificazione piena delle rispettive posizioni politiche e possano avere per sbocco un impegno non precario di sviluppo dell’azione di governo dalle prime scadenze più vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014».

Scacco matto, l’alfiere Alfano ha tradito il Cavaliere concordando la mossa con il Re?

Di visione in visione… Il Csm rimanda le accuse al mittente

consiglio-superiore-della-magistratura-tuttacronaca

Ieri aveva risposto Napolitano con una nota dura che non lasciava posto a nessuna replica, oggi è il Csm a replicare alle accuse di Berlusconi che in una telefonata con un suo parlamentare sosteneva che ci fossero state ingerenze del Colle sui vertici della Cassazione per la sentenza sul Lodo Mondadori. Nella nota del Csm si legge: 

“E’ semplicemente assurdo ed offensivo solo pensare” che Napolitano “abbia potuto interferire in un giudizio in corso”e poi la nota continua. “La mera ipotesi” di condizionamenti denota quindi una “visione distorta delle istituzioni” e “inammissibile disconoscimento della correttezza e della terzietà dell’attività giudiziaria”.

L’impasto: accetterà la “manipolazione” il Cavaliere?

impasto-tuttacronaca

Stavolta Alfano non cede e dà lui l’ultimatum: “Io non ci sto a tirare giù tutto. Se togliamo la fiducia a Letta me ne vado. O teniamo in piedi questo governo o ragioniamo di come proseguire al governo anche cambiando la delegazione”.

2 le condizioni:

  • Rimpasto sì, ma elezioni no, né dimissioni e né sfiducia a Letta
  • Fuori i falchi e Alfano coordinatore unico.

Alfano ha smesso quindi di essere l'”uomo di pongo” di Berlusconi e ora detta le condizioni anche perché sembra proprio che l’ex “delfino” i numeri li abbia e minaccia “Se viene a mancare il sostegno al governo, ci separiamo”.

Sta avvenendo l’impasto o la slavina nel Pdl?

 

La lettera del Cav e l’attacco alla giustizia: “hanno rovesciato come un calzino l’Italia”

italia-calzino-tuttacronacaGiovedì 3 ottobre, giorno d’uscita del prossimo numero del settimanale Tempi, sarà possibile leggere la lunga lettera che Silvio Berlusconi ha invato alla rivista che, nel frattempo, ha provveduto a pubblicarne alcuni stralci in rete. L’ex presidente inizia con l’illustrare la situazione attuale, sottolineando come sia ben attento a queste tematiche: «Gentile direttore, non mi sfuggono, e non mi sono mai sfuggiti, i problemi che affrontano l’Italia che amo ed i miei concittadini. La situazione internazionale continua a essere incerta. I dati economici nazionali non sono indirizzati alla ripresa. E, nonostante le puntuali resistenze del centrodestra, un esorbitante carico fiscale continua a deprimere la nostra industria, i commerci, i bilanci delle famiglie». Subito però arriva l’attacco, quando si chiede quanti danni abbia provocato all’Italia «un ventennio di assalto alla politica, alla società, all’economia, da parte dei cosiddetti “magistrati democratici” e dei loro alleati nel mondo dell’editoria, dei salotti, delle lobby? Quanto male ha fatto agli italiani, tra i quali mi onoro di essere uno dei tanti, una giustizia al servizio di certi obiettivi politici?». Il leader di Forza Italia, dopo aver citato il caso dell’Ilva di Taranto, chiede ancora:  «Di quanti casi Ilva è lastricata la strada che ci ha condotto nell’inferno di una Costituzione manomessa e sostituita con le carte di un potere giudiziario che ha preso il posto di parlamento e governo? (…) Hanno “rovesciato come un calzino l’Italia”, come da programma esplicitamente rivendicato da uno dei pm del pool di Mani Pulite dei primi anni Novanta, ed ecco il bel risultato: né pulizia né giustizia. Ma il deserto». L’ex premier continua: «Non è il caso Berlusconi che conta. Conta tutto ciò che, attraverso il caso Silvio Berlusconi, è rivelatore dell’intera vicenda italiana dal 1993 ad oggi. Il caso cioè di una persecuzione giudiziaria violenta e sistematica di chiunque non si piegasse agli interessi e al potere di quella parte che noi genericamente enunciamo come “sinistra”. Ma che in realtà è rappresentata da quei poteri e forze radicate nello Stato, nelle amministrazioni pubbliche, nei giornali, che sono responsabili della rapina sistemica e del debito pubblico imposti agli italiani. Berlusconi non è uno di quegli imprenditori fasulli che ha chiuso fabbriche o ha fatto a spezzatini di aziende per darsi alla speculazione finanziaria. Berlusconi non è uno di quelli che hanno spolpato Telecom o hanno fatto impresa con gli aiuti di Stato. (…) Berlusconi è uno dei tanti grandi e piccoli imprenditori che al loro paese hanno dato lavoro e ricchezza. Per questo, l’esempio e l’eccellenza di questa Italia che lavora dovevano essere invidiati, perseguitati e annientati (questo era l’obbiettivo di sentenze come quella che ci ha estorto 500 milioni di euro e, pensavano loro, ci avrebbe ridotto sul lastrico) dalle forze della conservazione». Berlusconi continua poi ricordando il suo sostegno al governo Monti e Letta: «Abbiamo contribuito, contro gli interessi elettorali del centrodestra, a sostenere governi guidati da personalità estranee – talvolta ostili – al nostro schieramento. Abbiamo dato così il nostro contributo perché la nazione tornasse a respirare, si riuscisse a riformare lo Stato, a costruire le basi per una nostra più salda sovranità, a rilanciare l’economia. Con il governo Monti le condizioni stringenti della politica ci hanno fatto accettare provvedimenti fiscali e sul lavoro sbagliati. Con il governo Letta abbiamo ottenuto più chiarezza sulle politiche fiscali, conquistando provvedimenti di allentamento delle tasse e l’impostazione di una riforma dello Stato nel senso della modernizzazione e della libertà». E segue: «Alla fine, però, i settori politicizzati della magistratura sono pervenuti a un’incredibile, ingiusta perché infondata, condanna di ultima istanza nei miei confronti. Ed altre manovre persecutrici procedono in ogni parte d’Italia». L’ex presidente del Consiglio passa quindi all’attacco di Enrico Letta e Giorgio Napolitano che, secondo lui, «avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?». E ancora: «Il Pd (compreso Matteo Renzi) ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica. Resistere per me è stato un imperativo morale che nasce dalla consapevolezza che senza il mio argine – che come è evidente mi ha portato ben più sofferenze che ricompense – si imporrebbe un regime di oppressione insieme giustizialista e fiscale. Per tutto questo, pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta». Giunge quindi alla conclusione, nella quale spiega le sue motivazioni: «Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i “miei guai giudiziari” ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette “larghe intese”. Un governo che non vuole una forza organizzata di centrodestra in grado di riequilibrarne la sua linea ondivaga e subalterna ai soliti poteri interni e internazionali». La sua intenzione sarebbe invece recuperare «quanto di positivo è stato fatto ed elaborato (per esempio in tema di riforme istituzionali) da questo governo che, ripeto, io per primo ho voluto per il bene dell’Italia e che io per primo non avrei abbandonato se soltanto ci fosse stato modo di proseguire su una linea di fattiva, di giusta, di leale collaborazione». Ma spiega anche di non averlo più voluto sostenere «quando Letta ha usato l’aumento dell’Iva come arma di ricatto nei confronti del mio schieramento ho capito che non c’era più margine di trattativa». E aggiunge: «Non solo. Quando capisci che l’Italia è un Paese dove la libera iniziativa e la libera impresa del cittadino diventano oggetto di aggressione da ogni parte, dal fisco ai magistrati; quando addirittura grandi imprenditori vengono ideologicamente e pubblicamente linciati per l’espressione di un libero pensiero, quando persone che dovrebbero incarnare con neutralità e prudenza il ruolo di rappresentanti delle istituzioni pretendono di insegnarci come si debba essere uomini e come si debba essere donne, come si debbano educare i figli e quale tipo di famiglia devono avere gli italiani, insomma, quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante mentre il governo tace e non ha né la forza né la volontà di difendere la libertà e le tasche dei suoi cittadini, allora è bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano».

BERLUSCONEIDE: l’antidoto al Senato sarebbe gruppo Pdl-Ppe?

berlusconeide-tuttacronaca

Ormai la crisi di governo italiana è paragonabile all’Odissea, con i cittadini trasformati in Ulisse e sbattuti ai quattro venti che si chiamano: disoccupazione, Iva, Imu, Spread.

Intanto, la Santanché offre la sua testa sul vassoio d’argento come un novello Giovanni Battista: “Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso  – ha sottolineato la Santanché – da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose” e poi ha aggiunto: “La mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi”.

Ma sul fronte delle “nuove avventure” c’è anche l’ipotesi di un gruppo “Pdl-Ppe” pro-Letta al Senato, formato da una trentina di senatori provenienti dalle file del Popolo della Libertà – forse novelle “tele di Penelope” pronte a farsi e disfarsi secondo il vento che tira – per un patto di legislatura fino al 2015. Ora si è in attesa delle notizie ufficiali… Che rotta seguirà la nave?

La linea bollente: Formigli precisa sulla telefonata di Berlusconi

telefono-tuttacronaca

Corrado Formigli, precisa che la telefonata andata in onda nel corso della sua trasmissione “non è stata intercettata” ed “era una notizia“. Risponde così alle accuse de Il Giornale che martedì riportava una ricostruzione dei fatti, sotto il titolo “La telefonata rubata al Cav”.

”Bastava guardare con un minimo di attenzione la puntata di Piazzapulita – prosegue Formigli -. Oppure chiamare la nostra redazione. Chiedere: “Come è andata?”. Avrebbero ricevuto conferma del fatto che la telefonata non è stata intercettata. Che un parlamentare del Pdl voleva vantarsi dei suoi rapporti con Berlusconi. Soprattutto, avrebbero appreso che alle 20.50, a venti minuti dalla partenza diPiazzapulita, gli avvocati e i collaboratori di Berlusconi hanno provato a bloccare la messa in onda minacciando l’intervento di giudici e forze dell’ordine”.

”Uno dei problemi di questo Paese, forse, è quello di pensare che dietro a ogni immagine mandata in onda ci sia un calcolo politico, una logica luciferina – afferma ancora Formigli – La verità è che spesso le notizie ti passano semplicemente accanto e tu devi avere l’abilità di coglierle. Quella mandata in onda ieri sera durante la puntata di Piazzapulita era una notizia. E i giornalisti hanno il dovere di diffondere le notizie. Quando si assiste a una telefonata in cui un leader politico si mostra convinto di aver subito un torto dal Capo dello Stato, non si possono fare calcoli di convenienza. Non si può nascondere la notizia nel cassetto per paura di favorire chissà chi. Una volta mandata in onda, si può commentare. Ma non è possibile non porsi nemmeno un dubbio: “Berlusconi davvero crede che Napolitano lo abbia fregato? E’ per questo che ha fatto cadere il castello delle larghe intese?”. Farsi delle domande: il nostro lavoro”.

”Leggiamo tutti i giorni meravigliosi retroscena sui principali quotidiani – aggiunge il giornalista – in cui si scrive “Berlusconi avrebbe detto…”, “dal Colle fanno sapere che…”. Ci si fanno titoli e colano fiumi di inchiostro sulle paroline sussurrate all’orecchio dei retroscenisti. Sarebbe abbastanza semplice chiedersi “cui prodest?”. Invece si applaude alla notizia. Noi avevamo la voce di Berlusconi. Quella vera. E l’abbiamo mandata in onda. Non è accettabile il doppiopesismo di convenienza: quando le danno i quotidiani, in forme a volte poco credibili, sono notizie, se le dà Piazzapulita, è fango nel ventilatore o c’è qualcosa di losco”.

Delirante invenzione diffamatoria, Napolitano risponde a Berlusconi

NAPOLITANO-berlusconi-piazzapulita“Delirante invenzione diffamatoria nei confronti di Giorgio Napolitano”. Il Quirinale in una nota commenta così quel che sarebbe stato riferito da  Silvio Berlusconi nel fuori onda di Piazzapulita circa le vicende della sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori.

La telefonata cambia la politica? Berlusconi su Napolitano

berlusconi-tuttacronaca-

Attesa per Piazzapulita dopo le rivelazioni fatte da Enrico Mentana durante il Tg in cui ha parlato di una telefonata di Berlusconi  a un suo uomo di fiducia, rimasto nel mistero. Berlusconi parla dei suoi problemi, tra cui il fatto che non dorme da 55 giorni e poi avrebbe rivelato: “Mi è stato detto che il presidente della Repubblica ha voluto conoscere il contenuto della sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori prima che uscisse”. Per l’intervista integrale bisogna attendere le 21.10.

Secondo l’Huffington Post la versione della telefonata invece sarebbe stata:

“Mi è stato detto che il Capo dello Stato avrebbe telefonato per avere la sentenza prima che venisse pubblicata“.

Il tono del Cavaliere sarebbe stato irritato e l’accusa sarebbe proseguita, sempre secondo l’Huffington, con:

“Dopodiché ha ritelefonato da capo, ha fatto ritelefonare da Lupo (Ernesto Lupo, consigliere giuridico del Quirinale ed ex presiente della Cassazione, ndr) al Presidente della Cassazione (Giorgio Santacroce, ndr) che ha chiamato il Presidente di Sezione (Francesco Trifone, ndr) costringendolo a riaprire la camera di consiglio. Cosa che non succede mai! Perché la sentenza era già pronta il 27 di giugno”.

Trascrizione della telefonata:

B: No guarda, non riesco più a dormire

X: Dice che son cinquanta giorni che non dormi eh!

B: Cinquanta cinque giorni

X: Come cavolo fai a reggere?

B: Mi metto alla scrivania eh niente, non riesco a dormire. Poi vado a letto e rimango con gli occhi sbarrati

B: Tu non riesci ad avere nessuna informazione su quello che e’ successo alla…sezione civile della Cassazione per il lodo De Benedetti?! Perché mi e’ stato detto che il Capo dello Stato avrebbe telefonato per avere la sentenza prima che venisse pubblicata. Dopodiché ha ritelefonato da capo, ha fatto ritelefonare da Lupo al Presidente della Cassazione che ha chiamato il Presidente di Sezione costringendolo a riaprire la camera di consiglio. Cosa che non succede mai! Perché la sentenza era gia’ pronta il 27 di giugno. E riaprendo la camera di consiglio hanno tolto circa duecento milioni di quelli da che De Benedetti doveva avere in meno. E’ una cosa gravissima.

La linea bollente: Formigli precisa sulla telefonata di Berlusconi

Napolitano manda Letta in Parlamento, ancora speranze?

governo letta-tuttacronaca

La crisi c’è ed è inutile negarlo ma Letta, d’intesa con il Presidente della Repubblica ha deciso di presentarsi alle Camere e vedere se riesce a ottenere la fiducia, anche perché oggi i segni da parte dei dissidenti del Pdl ci sono stati, quindi tentar non nuoce!  Nella nota del colle si legge:

“Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del Pdl e dello stesso presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica”.  Nella stessa nota viene specificato che il premier concorderà la data dei dibattiti con i presidenti delle Camere. Nella nota si sottolinea anche che:

“E’ stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del Pdl in adesione a quell’invito. Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del PdL e dello stesso presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica. Da ciò il presidente del Consiglio ha tratto, d’intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento, che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento, le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi. Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere”.

Lacrime di coccodrillo ovvero Napolitano visto da Travaglio

Napolitano-piange-travaglio-tuttacronaca

Attacca duro Marco Travaglio e l’editoriale post crisi parla del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Secondo Travaglio. Da qualche tempo Napolitano avrebbe intrapreso la strada del “monitus cum lacrimis”:

Da qualche tempo a questa parte, appena prende la parola, il che gli accade ormai di continuo, in una logorrea esternatoria senza soste, anche due volte al giorno, prima e dopo i pasti, il presidente della Repubblica piange. È una piccola variante sul solito copione: il monito con lacrima. A questo punto mancano soltanto le scuse al popolo italiano, unico abilitato a disperarsi per lo schifo al quale è stato condannato da istituzioni e politici irresponsabili. Cioè responsabili dello schifo. L’altro giorno, mentre Letta Nipote garantiva agli americani che il suo governo era stabile e coeso come non mai e B. raccoglieva le firme dei suoi 188 servi in Parlamento per minacciare di rovesciarlo, Napolitano definiva “inquietante” la pretesa del Caimano di condizionarlo per fargli sciogliere le Camere e interferire nei processi giudiziari. E lo dice a noi? Sono anni e anni che lui, non noi, corre in soccorso dell’Inquietante non appena è in difficoltà. Lo fece nel novembre 2010, quando Fini presentò la mozione di sfiducia al governo B. e lui ne fece rinviare il voto di un mese, dando il tempo all’Inquietante di comprarsi una trentina di deputati. Lo rifece nel novembre 2011, quando B. andò a dimettersi per mancanza di voti alla Camera, e lui gli risparmiò le elezioni anticipate, dando il tempo all’Inquietante di far dimenticare i suoi disastri quando i sondaggi lo davano al 10 per cento.

Lo rifece quest’anno, dopo la batosta elettorale di febbraio (6,5 milioni di voti persi in cinque anni): prima mandò all’aria ogni ipotesi di governo diverso dall’inciucio, tappando la bocca ai 5Stelle che chiedevano un premier fuori dai partiti; poi accettò la rielezione al Quirinale, sostenuta fin dal primo giorno proprio da B., quando ancora Bersani s’illudeva di liberarsi della sua tutela; infine impose le larghe intese, in barba alle promesse elettorali di Pd e Pdl, e nominò premier Letta Nipote che, come rivela Renzi nel suo libro, era stato scelto da B. prim’ancora che dal Pd. L’idea di consultare gli elettori gabbati per sapere che ne pensavano (come si appresta a fare l’Spd con un referendum fra i suoi elettori prima di andare a parlare con la Merkel), non sfiorò nessuno. Tanto i giornaloni di destra, centro e sinistra suonavano i violini e le trombette sulla “pacificazione” dopo “vent’anni di guerra civile”. E B., semplicemente, ci credette: convinto che Napolitano e Pd l’avrebbero salvato un’altra volta. Il Fatto titolò: “Napolitano nomina il nipote di Gianni Letta”. Apriti cielo. A Linea notte Pigi Battista tuonò contro quel titolo “totalmente insensato, eccentrico, bizzarro, non certo coraggioso” perché “non riconoscere che Enrico Letta sia una figura di spicco del Pd e scrivere che la sua unica caratteristica è essere nipote di Gianni Letta è una scemenza. Non vorrei che passasse l’idea che ci siano giornali, come il Corriere su cui scrivo, accomodanti e trombettieri, e altri che dicono la verità, sono coraggiosi, stanno all’opposizione”.

Ieri il coraggioso Corriere su cui scrive Battista pubblicava le foto di Enrico e Gianni Letta imbalsamati che sfrecciano sulle rispettive auto blu dopo l’incontro al vertice di venerdì, quando “a Palazzo Chigi arriva anche lo zio di Enrico, Gianni Letta. Incontri non risolutori, che preparano il colloquio delle 18 al Quirinale”. C’era da attendersi un puntuto commento del coraggioso Battista per sottolineare quanto fosse insensata, eccentrica, bizzarra questa simpatica riunione di famiglia fra il premier e lo zio, sprovvisto di qualunque carica pubblica, o elettiva, o partitico, che ne giustificasse la presenza a Palazzo Chigi. L’indomani Napolitano lacrimava alla Bocconi perché B. ha “smarrito il rispetto istituzionale”. Perché, quando mai in vent’anni l’ha avuto? Per smarrire qualcosa, bisognerebbe prima possederla.

Intanto il ministro Franceschini, in Consiglio dei ministri, si accapigliava con Alfano: “Voi volete solo salvare Berlusconi!”. Ma va? E quando l’ha scoperto? Infine ieri, mentre tutti parlavano di fine del governo e di “punto di non ritorno”, Napolitano dimostrava che il punto di non ritorno non esiste, la trattativa Stato-Mediaset è più che mai aperta: infatti chiedeva, eccezionalmente a ciglio asciutto, “l’indulto e l’amnistia”. Ma sì, abbondiamo. Così sparirebbero per incanto i processi Ruby-1 e Ruby-2, De Gregorio, Tarantini, Lavitola, la sentenza Mediaset e tutti i reati commessi da B. ma non ancora scoperti. I detenuti perbene dovrebbero dissociarsi e rifiutare di diventare gli scudi umani per B.&N., a protezione del sistema più marcio della storia. Essi sì avrebbero diritto a versare qualche lacrimuccia. Invece in Italia lacrimano solo i coccodrilli: chi è causa del nostro mal, piange al posto nostro.

Che ripercussioni ha l’indulto e l’amnistia su Berlusconi?

silvio-berlusconi-brinda-tuttacronaca

Dell’indulto Silvio Berlusconi ne ha già beneficiato perché nel processo Mediaset la condanna a 4 anni è stata già condonata di 3 anni. Con l’amnistia invece sarebbe estinto il reato. Se dovesse passare uno dei disegni di legge depositati in Senato da Pd e Pdl oltre alla cancellazione di parte della pena (nel caso d’indulto) si avrebbe anche uno “sconto” sulla pena accessoria cioè sull’interdizione dai pubblici uffici, pena che fra l’altro deve essere riformulata dalla corte d’Appello di Milano il 19 ottobre. Insomma sarebbe un meraviglioso regalo di compleanno al Cavaliere… che sicuramente è disposto ad accettarlo anche con qualche giorno di ritardo, visto che domani è domenica!

L’ITALIA IN MANO A UN PREGIUDICATO? AMNISTIA!

napolitano-tuttacronaca-amnistia

Il presidente dal carcere di Poggioreale propone l’amnistia:

“Pongo al parlamento anche l’interrogativo se esso non ritenga di prendere in considerazione la necessità di un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia” e poi ha aggiunto: “Questo è un provvedimento che non può prendere d’autorità il Presidente della Repubblica che non ne ha i poteri, che non può prendere il governo da solo e che ha bisogno di un consenso molto ampio del Parlamento, forse troppo ampio secondo quanto stabilito”. Serve “una maggioranza di due-terzi, ma questo non può essere un freno a esaminare fino in fondo la necessità e la possibilità di questo provvedimento se si è convinti”, ha insistito.

“Non serve che il Parlamento ogni tanto si scioglia. Non abbiamo bisogno di campagne elettorali a getto continuo, ma di continuità”. Il Capo dello stato aggiunge: “Abbiamo un obbligo giuridico come ci impone la corte di Strasburgo per dare una risposta soddisfacente all’affollamento delle carceri”.

E poi ha ribadito il concetto: “Mi auguro che il clima politico sia sufficientemente svelenito perché il mio messaggio alle Camere possa avere un’accoglienza serena e garantire che il Parlamento lavorerà nei prossimi mesi”.

Al Presidente della Repubblica fa eco il Guardasigilli che nell’intervento che ha inviato al Congresso straordinario dell’Unione delle camere penali ha dichiarato che il sovraffollamento nelle carceri “è una vera e propria emergenza civile, oltre che etica e morale, che ci allontana sempre più inesorabilmente dalla funzione di rieducazione che il costituente ha assegnato alla pena”, “un prioritario terreno di intervento”  segnalando “l’eccesso di carcerazione che ancora connota la nostra legislazione” e concludendo  che bisogna fare “sempre più far leva sulle misure alternative alla detenzione carceraria, ovviamente senza trascurare le altrettanto forti esigenze di sicurezza”,  Così si è espresso il Guardasigilli, che pone tra priorità anche la questione della “durata irragionevole dei processi”.

Sulla stessa riga anche Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione delle camere penali  “Fa piacere che il presidente della Repubblica chieda finalmente il coraggio al Parlamento per una cosa straordinaria, l’amnistia e l’indulto”. Spigarelli ha anche sottolineato la “felice consonanza” con la posizione dei penalisti: “Anche l’avvocatura penale chiede l’amnistia, assieme a riforme strutturali”.

L’Italia potrà cadere nelle mani di un pregiudicato? E AMNISTIA SIA!

Aggiornamento: Nonostante questa mattina lo spiraglio Napolitano lo aveva aperto, ora invece si è aperta la crisi con le dimissioni dei ministri Pdl. 

Napolitano al Maschio Angioino tra fiducia e incertezza!

quattro_giornate_di_Napoli-tuttacronaca-napolitano

Dopo il rientrato allarme bomba che nella mattinata aveva sconvolto la visita del Presidente della repubblica a Napoli, Giorgio Napolitano, durante le celebrazioni del 70esimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli svoltesi al Maschio Angioino ha detto che le Quattro Giornate di Napoli “ci debbono dare convinta fiducia in quel che di qui può ancora venire – nelle critiche circostante attuali e nell’incerto prospettarsi del futuro – alla causa comune dell’Italia e dell’Europa”.

Allarme Bomba nel carcere di Poggioreale a pochi minuti dall’arrivo di Napolitano

Il_presidente_Napolitano-allarme-bomba-carcere-poggioreale-tuttacronaca

Un allarme bomba a pochi minuti dall’arrivo del presidente della Repubblica,  Giorgio Napolitano, atteso al carcere di Poggioreale. A far scattare l’allarme è stata una vettura sospetta al lato del carcere. In questi minuti gli artificieri sono al lavoro. L’episodio, verificatosi a metà mattinata, cade proprio in un momento drammatico della vita istituzionale dell’Italia. Oggi il presidente a Napoli parlerà chiaramente della crisi istituzionale in corso e riceverà dalle mani del sindaco Luigi de Magistris una targa  per la sua presenza alle celebrazioni del 70esimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli. La targa viene consegnata “in segno di profonda gratitudine per la partecipazione”.

Aggiornamento 12,24, 28 settembre 2013: La vettura che aveva fatto scattare l’allarme, una Clio Verde, è risultata essere rubata e con una targa contraffatta. Gli artificieri hanno controllato l’auto minuziosamente prima di riaprire la strada che era rimasta chiusa al traffico e dichiarare il cessato allarme.

La linea calda di Napolitano: la Merkel chiede il voto subito

merkel-napolitano-tuttacronaca

“In Italia è meglio votare subito”, secondo Dagospia, lo avrebbe detto Angela Merkel in una telefonata a Napolitano. Sembra proprio che Berlino sia stanco della debolezza del governo Letta e che chieda all’Italia quindi di tornare alle urne e costituire una maggioranza solida. Ma torneremo a  votare con il porcellum? Sempre secondo Dagospia, il piano della Merkel sarebbe chiaro: prima la decadenza di berlusconi e poi le urne. A quel punto, in vista dell’europee, far uscire Forza Italia dal Ppe. Ma chi vorrebbe la Merkel come premier italiano? Ancora una volta Dagospia non ha dubbi e individua il nome in quello del sindaco di Firenze. Insomma un asse Berlino-Roma con una Merkel che tifa Matteo Renzi. Forse le dichiarazioni di Dagospia sono un po’ “sui generis”, ma in politica alla fine tutto è possibile. Sulla strada delle elezioni tuttavia ci sarebbe Napolitano che non vuole sciogliere le Camere e Enrico Letta sarebbe contrario a lasciare Palazzo Chigi. Poi sembrerebbe che la data per le elezioni Napolitano l’abbia già pensata: non prima del 2015. La linea è calda e tra consigli e pareri chissà se qualcosa si concretizzerà nelle prossime ore?

 

Grillo all’attacco, in tempo di crisi ci resta solo il «Poker con morto»

poker_morto__grillo-governo-letta-tuttacronaca

Ma mentre Napolitano piange c’è Grillo che non perde tempo e posta la fine del Governo con un post dal titolo: «Poker con morto».

Come nei romanzi gialli per capire quello che sta succedendo ora bisogna fare un passo indietro. Tornare a quella notte né buia, né tempestosa di primavera quando si riunirono tre persone per decidere le sorti della legislatura. Ognuno di loro aveva qualcosa da guadagnare dalla partita a poker.
Napolitano la rielezione e, forse, la certezza della distruzione dei nastri delle sueconversazioni con Mancino, Bersani la presidenza del Consiglio per il pdmenoelle, Berlusconi la certezza dell’impunità. Su questo ultimo dettaglio investigativo vale la pena di soffermarsi. Perché stringere un patto di legislatura, o anche di semi legislatura che doveva durare almeno il tempo di mettere mano alla Costituzione per stravolgerla in senso presidenziale e per limitare la magistratura e insediare Capitan Findus Letta alla presidenza della UE con un condannato in pectore? A Napolitano si può imputare tutto, ma non l’ingenuità. E’ altamente probabile che a Berlusconi siano state date delle garanzie che in seguito non sono state rispettate, o più probabilmente non si è riusciti a far rispettare. In altri termini l’assicurazione della prescrizione per scadenza dei termini del processo che lo ha condannato in via definitiva per truffa fiscale. Altrimenti che senso aveva fare un governo intestato alla presidenza della Repubblica, che mai si è esposta come in questo caso? Per vederlo cadere rovinosamente per un processo e una condanna altamente probabile pochi mesi dopo? Berlusconi ha la faccia di chi pensa “Chi mi ha fregato?“. L’accelerazione della sentenza della Cassazione lo ha inchiodato come una farfalla al muro. Continua a sbattere le ali, ma non può più muoversi. E’ finito, e lo sa. Però gli altri giocatori non se la passano molto meglio. Barbara Berlusconi ha fatto una domanda sensata al pdmenoelle “Se mio padre è un delinquente perché ci governate insieme?“. La risposta non è ancora arrivata. Al pdmenoelle i delinquenti di lotta, ma soprattutto di governo, piacciono. Hanno quel fascino innegabile di appalti e di poltrone. E il terzo giocatore, Napolitano? Lui ha perso la partita, ma si ostina a negarlo come chi avendo sempre vinto (o almeno pareggiato) non riesce a darsi pace per la sconfitta. Si alzi dal tavolo di gioco, e prima di uscire, spenga le luci del Quirinale. Il morto, ma già lo sapevate, è la democrazia.

Il dramma al Colle, Napolitano piange su Spaventa, ma forse anche sulla crisi

napolitano-che-piange-tuttacronaca

Giorgio Napolitano, ricorda i bei tempi che furono e si commuove in memoria dell’economista Luigi Spaventa, mentre afferma: “Le distanze e gli scontri sul piano delle idee tra maggioranza e opposizione – ha sottolineato il capo dello Stato – non producevano come oggi smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale”.

Con la voce rotta dall’emozione spiega: “Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti in età avanzata nel tuo percorso di vita tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenza assai care, venute meno via via meno nel corso degli anni. E finisci per avere il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali”. Forse nelle parole del Presidente della Repubblica c’è anche il difficile momento della politica italiana e il Governo Letta che sembra davvero condannato dall’interesse di chi sembrerebbe non avere il coraggio per fare un passo indietro e lasciare lo spazio a una destra che ancora potrebbe, insieme al Pd, attuare le riforme di cui l’Italia ha bisogno.

 

Ecco le regole per le primarie: resta automatismo premier – segretario

direzione-pd-tuttacronaca

La rivoluzione non c’è stata. Si è scelta la linea soft e la direzione nazionale del Pd ha votato compatta all’unanimità il regolamento per il congresso. L’unico contrario è stato Nico Stumpo, che molti hanno definito astenuto. E’ stato proprio l’ex responsabile organizzativo a dichiarare;

”Non mi sono astenuto, Ho votato a favore, ho lavorato per due giorni per l’unanimità e se il clima e’ che qualcuno si prodiga a far sapere notizie false siamo in presenza di cialtroni”.

Toni tesi da parte di Stumpo, mentre il regolamento del congresso ha trovato un accordo che ha trovato favorevoli anche Civati e Pittella che pur non avendo rappresentanti in commissione si sono detti favorevoli alla linea adottata dal partito.

Quali sono le regole?

  • Vota anche chi si iscrive il giorno del voto
  • La convenzione nazionale si terrà il 24 e il 25 novembre quando ci sarà la presentazione delle liste.
  • Le Primarie sono previste per l’8 dicembre
  • Resta l’automatismo candidato premier – segretario

Le regole passate oggi in direzione sono in pratica le medesime del 2009, con l’eccezione dell’integrazione “renziana” di iscriversi e votare il giorno stesso.

Se l’obiettivo di oggi era recuperare credibilità e compattezza sembra proprio che il Pd in vista dell’ormai quasi inevitabile crisi di governo abbia voluto dare un forte messaggio ai suoi elettori.

 Ad aprire le danze oggi a Largo Nazareno è stato il segretario Guglielmo Epifani. «Forse – ha spiegato davanti ai suoi – abbiamo parlato troppo di regole. Ma le regole sono sostanza. Ce lo insegnano anche le vicende politiche di questi giorni. Sono soddisfatto del percorso dal basso. Avrei preferito meno sospetti tra di noi. Quello del Pdl è stato un tradimento verso l’Italia, un colpo alle spalle di Letta. Si sta scherzando con il fuoco, la situazione può sfuggire di mano».

Il segretario ha lanciato l’idea di riconvocare una direzione permanente in vista dei precari equilibri del governo. Plauso unanime a Giorgio Napolitano e poi si è rivolto alla squadra Chigi: «Sono importanti le scelte che il governo sta per varare: meno fisco soprattutto su lavoro e imprese, bisogna dare ossigeno all’azione dei comuni, favorire gli investimenti, mettere risorse e strumenti per recuperare coesione sociale. Bloccare ora l’azione del governo vorrebbe dire bloccare l’accelerazione della ripresa».

La confessione del maggiordomo di Berlusconi

Silvio-Berlusconi-tuttacronaca

Dopo il videomessaggio arrivano le confessioni del maggiordomo. Al fianco del presidente del Consiglio per 25 anni per la prima volta racconta la sua versione dei fatti sulla discussa vita privata del premier:

Questa l’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano:

“Lui e Napolitano? Sono amici”.

Prima la politica. Pezzotti parla del rapporto del Cavaliere con il capo dello stato: “Lui e Berlusconi sono amici si sentono spesso, sono amici”. Filo diretto anche con il presidente del Consiglio Enrico Letta: “Stima moltissimo anche lui, e non solo perché è il nipote di Gianni”.

Le feste di Putin. Pezzotti ne ha per tutti. Ma la cosa che più gli è rimasta in mente degli anni accanto al Cavaliere sono le feste nelle dacie di Putin:

“Non potete immaginare: atterravamo con l’aereo su laghi ghiacciati. Eravamo lontani da tutto, isolati nelle foreste. Putin ci aspettava ai cancelli e subito cominciava lo show: feste in maschera, combattimenti di arti marziali, partite di hockey su ghiaccio. Le guardie del corpo, russe e Italiane che si sfidavano”.

“Pagare per il sesso? Assurdo, non ne ha mai avuto bisogno”.

Sulle donne Pezzotti è categorico. “Lo posso giurare. Solo cose galantissime. Alle 11 e mezzo si andava a letto”. E Ancora: Divento furioso quando leggo certe falsità sul capo. Soprattutto l’idea che potesse pagare per il sesso: assurda. Non ne ha avuto mai – e ripeto mai- bisogno”.

“Lui e la Pascale: una coppia normale”

Sulla nuova fidanzata del Cavaliere – secondo alcuni proprio la causa del suo allontamento – Pezzotti ha solo parole di affetto. “Una ragazza molto carina, che gli vuole bene per davvero”. La coppia ha il suo placet. “Quei due si vogliono bene veramente. Sono una coppia proprio normale. Colazione a letto, insieme. Fette biscottate e tè per lui, spremuta d’aranciata fresca per lei”.

“Nessun festino”.

Quindi una raffica di smentite sui resoconti che le cronache giudiziarie hanno restituito delle serate di Arcore. Pezzotti, nega l’esistenza di festini e di prestazioni sessuali retribuite (“di soldi non ne giravano”), ridimensiona i travestimenti di Nicole MInetti (“Follie. Hanno trasformato goliardia in mostruosità”), e conferma al cento per cento la versione da sempre ripetuta dal Cavaliere sui dopocena: “Il presidente proiettava i filmini elettorali. Sono proprio belli. E tanti: con le varie manifestazioni, come quella di San Giovanni. E poi le convention, il discorso al Congresso americano, un grande momento di storia”.

“Mi ha regalato una piscina”.

Pezzi di storia. Perché Pezzotti ormai ha lasciato il Cavaliere per aprire un ristorante. E anche al momento dell’addio, Berlusconi non avrebbe perso il vizio delle generosità: “Mi ha regalato la piscina”, spiega lui. “Sono andato a svegliarlo e mi ha detto: la piscina la offro io, per le tue figlie. Il giorno dopo Marinella (Brambilla, la storia segretari a ndr) mi ha consegnato ventimila euro”.

Possono le confessioni diventare propaganda?

Amato è giudice costituzionale, nominato da Napolitano

amato-giudice-costituzionale-napolitano-tuttacronaca

Con un Decreto del Presidente in data odierna è stato nominato il Professor Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale. Il Professor Amato sostituirà il “Professor Franco Gallo, il quale cessa dalle sue funzioni di Giudice e di Presidente della Corte Costituzionale il prossimo 16 settembre. Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Onorevole Dottor Enrico Letta. Della nomina del nuovo Giudice Costituzionale il Capo dello Stato ha dato comunicazione al Presidente del Senato della Repubblica, al Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente della Corte Costituzionale”.

Immediata la dichiarazione di Giuliano Cazzola, dirigente nazionale di Scelta civica per l’Italia: “La nomina di Giuliano Amato alla Consulta non è solo il giusto riconoscimento per una personalità di grande intelligenza, cultura ed esperienza maturata, ad altissimo livello, in tutte le occasioni in cui è stato chiamato a servire il Paese. Questa nomina del presidente della Repubblica rende onore al Paese e dimostra una volta di più che, con Giorgio Napolitano, l’Italia è in buone mani”.Cazzola ha poi aggiunto: “Io ho avuto la fortuna di conoscere già alcuni decenni orsono Giuliano Amato e di collaborare con lui, imparando ad apprezzarne le qualità. Con il suo ingresso alla Consulta sento valorizzato un pezzo di un’Italia migliore che mi appartiene, quando a fare politica non erano i saltimbanchi, i giovani turchi, gli studenti fuori corso o quant’altro ‘passa il convento’ in questi anni difficili”.

L’annunciazione di Letta, in una domenica d’estate a Rimini

meeting_rimini_2013-letta-napolitano-travaglio-tuttacronaca

Il Premier Letta a Rimini non si risparmia e lancia annunci e buoni propositi in questa domenica d’estate riminese che vede la politica in primo piano, in un clima rovente tra tensioni, sentenze e pre-campagne elettorali. Ecco quindi Enrico Letta che apre al dialogo e forse anche alla pacificazione?

“Dobbiamo far vincere la forza fecondatrice dell’incontro. L’incontro vince sempre sul conflitto”. Lo ha detto il premier Enrico Letta, intervenendo all’incontro inaugurale del Meeting annuale di Comunione e liberazione, che si apre oggi a Rimini. Letta ha sottolineato che occorre mettere da parte “i professionisti del conflitto” e vincere la logica dello scontro elettorale basato sulla “paura che vinca l’altro o la propria superiorità morale”.

E se qualche giorno fa Marco Travaglio si era schierato contro la nota del Colle affermando che “Mai durante l’Italia repubblicana e pure monarchica, un capo dello Stato era mai intervenuto su una condanna definitiva” e scriveva che “il partoriente ha scodellato un mostriciattolo che copre l’Italia di vergogna”, ora invece Letta ritorna sulla forza fecondatrice. Sembra proprio che in politica ci sia voglia di un nuovo nascituro che faccia dimenticare il passato! Un erede nel Pdl? Una scissione nel Pd? Una rivoluzione nell’M5S? Quale sarà il futuro dell’Italia?

Intanto il Premier Letta precisa: “L’incontro non vuol dire che le differenze scompaiono. Fa paura solo a chi è incerto della propria identità e dei propri valori”. E poi aggiunge: L’Italia “è il paese dei guelfi e ghibellini, del tutti contro tutti” ma “l’identità solida non ha paura dell’incontro: si è convincenti se si ha una visione credibile se si realizzano le cose, non si è convincenti se il consenso si usa solo per evitare che arrivi il nemico. E’ modo di far politica che non mi appartiene”.

E dopo i Guelfi e Ghibellini il presidente del Consiglio getta un occhio alla cultura: L’istruzione che è fondamentale è stata bistrattata negli ultimi anni” D’altra parte anche Napolitano aveva richiamato l’attenzione sull’emergenza rappresentata da “una grave forma di impoverimento spirituale, culturale”,  e aveva parlato dell’esigenza di trovare una reazione per invertire la rotta.

Quindi ritornare alla formazione per cercare di evitare il tracollo dell’impoverimento, ma anche dare una speranza agli italiani su questa ripresa che tarda ad arrivare. Letta a Rimini ha molte certezze e si sbilancia: “L’uscita dalla crisi è a portata di mano. E’ possibile a seconda di cosa facciamo. Se guardiamo al futuro usciremo dalla crisi. Una crisi che è stata ed è terribile”.  Quindi basta individuare i binari giusti, non sbagliare la mira e andare dritti fino alla fine del tunnel?

Strano che la Merkel la pensi in maniera nettamente opposta:  “L’eurocrisi non è ancora finita, ma dalla crisi l’Ue uscirà più forte” che poi aveva aggiunto sulla Grecia “Alla solidarietà europea appartiene anche il principio degli sforzi da compiere da parte di chi viene aiutato. Mettere semplicemente soldi a disposizione, senza la disponibilità a riforme di fondo dall’altra parte, è una soluzione che giudico sbagliata fin all’inizio della crisi. Sono felice che siamo riusciti a convincere a imboccare un’altra via. Così la Grecia e gli altri Paesi colpiti hanno dovuto intraprendere importanti riforme”.

Quindi siamo destinati all’oblio? Per fortuna che il Premier Letta ha la soluzione in tasca: “L’Europa oggi ha istituzioni che non permettono di decidere. Non si può non cambiarle. Le istituzioni devono essere legate ai cittadini. L’Europa così com’è non va”.

Quindi basta andare in Europa e dire di cambiare politica e soprattutto fare una revisione delle istituzioni. Un gioco da ragazzi e si è fuori dalla crisi! Infatti anche sul lavoro la formula è certa per il Presidente del Consiglio:

“L’Europa aiuti a creare lavoro accanto al rigore nei conti perché nessuno di noi vuole fare debito. Vorrebbe dire scaricarlo sui figli. Nessuno lo farebbe a casa: perché farlo come nazione? Tutto ciò che faremo lo faremo senza fare nuovi debiti”.

Quindi non ci dobbiamo preoccupare di nulla, ci penserà l’Europa a tirare fuori l’Italia dalla crisi e dalla disoccupazione giovanile?

Ma Letta non risparmia neppure l’Alta Finanza “Per un nuovo inizio c’è bisogno che si rimetta la finanza al proprio posto, la crisi è nata perché la finanza è uscita dal proprio ruolo ed è diventata al centro di tutto. Dobbiamo fare la lotta ai paradisi fiscali”.

Altro punto caldo e risolvibile in pochi mesi. Letta quindi è ottimista e chiarisce che per una ripresa basta invertire la rotta della politica italiana, dell’Europa, dell’Alta finanza… Quando arriverà l’annuncio che possiamo camminare sulle acque?

L’entusiasmo di Letta inonda Rimini, Napolitano cauto.

Enrico-Letta-entusiasmo-rimini-napolitano-videomessaggio-tuttacronaca

“I giovani non li lasceremo soli: lavoreremo e faremo di tutto perché riescano ad avere opportunità”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, visitando una mostra sull’Europa al Meeting di Comunione e Liberazione. “Grazie a un’Europa e a un’Italia migliore – ha concluso Letta – daremo ai giovani quelle opportunità che altri, in altre parti d’Europa, hanno già oggi”.

Il videomessaggio di Napolitano invece risolta molto più cauto:  “Dobbiamo riuscire a competere con Paesi che sono cresciuti al di là di ogni previsione possibile e soprattutto in ritmo e intensità. Dobbiamo saper reggere le sfide, che sono le sfide dell’innovazione, della competitività, della produttività, e che sono le sfide di una rimodulazione efficace del nostro modello di economia sociale e di mercato”.
Al suo arrivo, Letta ha anche incontrato una famiglia di immigrati originari del Benin. La famigliola, padre, madre e due bimbi, stava pranzando con una colazione portata da casa nella hall della fiera di Rimini che ospita la kermesse di Cl. Alla fine del suo giro per gli stand e le mostre e prima di avviarsi a pranzo, il premier li ha visti e si è fermato per un breve saluto con la famiglia, abbastanza stupita per l’inconsueto incontro. Berlusconi invia aerei sulle spiagge, mentre il Premier stringe la mano agli immigrati, uno stile e una politica diversa… ora ci si augura che non inizi una nuova campagna elettorale. 

Napolitano ringrazia Siracusa… Ma l’Ue sta a guardare?

pachino-tuttacronaca-napolitano

Giorgio Napolitano rende onore agli abitanti di Siracusa che hanno soccorso e nutrito gli immigrati sbarcati sulla costa il giorno di ferragosto.

”Le immagini trasmesse ieri dalla TV delle decine di bagnanti, sulla spiaggia di Morghella – Pachino, che si sono spinti generosamente in mare per aiutare profughi provenienti dalla Siria, in gran parte bambini, a raggiungere la riva mettendosi in salvo,sono di quelle che fanno onore all’Italia” scrive in una nota il Capo di Stato.

Le immagini, aggiunge ancora Napolitano, ”mostrano come – di fronte alla tragedia, quotidianamente vissuta a Lampedusa e altrove, di quanti cercano asilo fuggendo da guerre e persecuzioni – prevalga negli italiani un senso di umanità e solidarietà più forte di ogni pregiudizio e paura”.

Ma l’Ue sta a guardare? L’Europa non ha confini che dovrebbero essere tutelati da tutti gli stati membri? L’Ue non si dovrebbe far carico della migrazione?

Se telefonando… Veronica chiama Silvio, non gradisce Francesca

veronica-lario-silvio-berlusconi-telefonata

Lo riporta Libero e altri quotidiani riprendono la notizia. Sembra quindi che Veronica Lario dopo la sentenza che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi abbia deciso di alzare il telefono e fargli sentire la propria vicinanza in un momento così drammatico nella vita dell’ex premier.

“C’è in linea la signora Veronica.” Una telefonata breve racconta Libero. “E’ pur sempre il padre dei miei figli” avrebbe detto, secondo quanto riporta il Messaggero, Veronica Lario agli amici. Il gesto, come scrive Libero, è stato molto gradito, “forse un po’ meno dall’attuale fidanzata Francesca Pascale che, giorno dopo giorno, sta conquistando un posto di rilievo sempre più importante accanto al suo amato Silvio.”

Ieri sul palco di via del Plebiscito, è stata proprio Francesca Pascale, l’unica presenza ammessa accanto al protagonista assoluto della giornata. Se quindi Famiglia Cristiana abbandona il Cavaliere al suo destino, Veronica e Francesca si stringono intorno a Berlusconi…

“Io sono innocente”… anche per i cartelli!

-berlusconi-palco-tuttacronacaBerlusconi sale sul palco allestito a Roma, dove ci si interroga su chi abbia dato il permesso di montare il palco e dove sono stati segati i cartelli della segnaletica stradale, per rivolgersi ai suoi sostenitori. “Non siamo degli irresponsabili perché noi abbiamo detto che il governo deve andare avanti”, spiega. “Questa vostra vicinanza e questo vostro affetto mi ripagano di tante pene e di tanti dolori attraverso cui sono passato in questi giorni”. E ancora: “Io sono innocente, non c’è mai stata una falsa fatturazione in Mediaset”. Prosegue: “Se un mare di gente è venuto una domenica di agosto con l’asfalto rovente per dimostrarmi stima e affetto, sento il dovere di impegnarmi con ancora più entusiasmo e passione”. Lo dice chiaramente: non ha intenzione di mollare: “Sono consapevoli che la presenza di Berlusconi e Forza Italia è un argine contro un regime; è l’unico baluardo che abbiamo contro un regime illiberale e giustizialista”. “Quando è nata Forza Italia ci hanno lanciato subito contro una accusa di corruzione e hanno fatto cadere il governo eletto dagli italiani. E poi, via via, un calvario di accuse. Ho 41 processi alle spalle”. Alla conclusione : ‘Voglio farvi una promessa: io sono qui, resto qui e non mollo.” Prima di andarsene, lo ribadisce: “Negli anni che ancora mi restano continuerò a combattere la nostra battaglia per la democrazia e la libertà”.

Ma se il “mare di gente” viene conteggiato da qualcuno come 2mila persone, tra queste ci sono anche gli intrusi. In particolar modo, a un uomo, i fedeli di Berlusconi dicono: “Sei zozzo, vai via”.

Chi ha autorizzato il palco in via del Plebiscito? Segata la segnaletica stradale

berlusconi-palco-via-del-plebiscito-tuttacronaca

“Il Campidoglio non ha mai autorizzato un palco per il comizio in via del Plebiscito di Silvio Berlusconi per il semplice motivo che non ha ricevuto una richiesta in proposito”. E’ quanto precisa una nota del Campidoglio. “Il Sindaco ne ha informato il Prefetto – prosegue il comunicato – Il Campidoglio è e sarà sempre disponibile a valutare ogni richiesta di occupazione di suolo pubblico, ma solo seguendo le procedure corrette e rimanendo nell’ambito della legalità, valore – conclude – a cui questa amministrazione tiene molto”.

Ma appaiono le immagini dei cartelli stradali segati in via del Plebiscito:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Su queste immagini dura presa di posizione della presidente del I Municipo: “E’ un grave gesto di disprezzo del patrimonio pubblico – dice Sabrina Alfonsi – Abbiamo inviato una pattuglia di vigili urbani per verificare l’accaduto e ci stiamo impegnando per fare in modo che venga ripristinata la corretta segnaletica. Stiamo anche verificando se sono state fatte altre opere non autorizzate”

Libertà e legalità?

mentre ci si interrogata sulla segnaletica stradale sradicata si respira anche una tensione che attraversa i sostenitori del Pdl… Sarà davvero un successo o finirà per essere un flop? Il caldo torrido  la domenica di agosto, il luogo scelto non sembrano deporre a favore del Cavaliere… ma c’è chi rassicura “Nessun flop arriveranno 500 pullman da tutta Italia”…  non è quasi una deportazione? sic!

Vilipendio al Capo dello Stato? Quando reagirà il Colle?

sallusti-napolitano-tuttacronaca

E pensare che poco tempo fa fu proprio Napolitano a concedere la Grazia ad Alessandro Sallusti, il Direttore de “Il Giornale” e oggi sulle pagine del noto quotidiano di destra si legge:

“Dopo aver messo agli arresti Berlusconi ora pretendono pure di silenziare il Pdl e i suoi milioni di elettori. Addirittura stanno facendo passare per adunata sediziosa la manifestazione di oggi a Roma di sostegno a Silvio Berlusconi. Attenti alle parole, dicono minacciosi. Di mio propongo due o tre slogan: Giudici banditi, Napolitano sveglia, Libertà…

…Se avesse solo un po’ di coraggio, dovrebbe essere lo stesso Napolitano ad aprire piazza del Quirinale in segno di rispetto e ascolto verso dieci milioni di italiani (ndr: ma non sono 10 milioni). Che vivono lo stesso dolore che ha provato lui quando una giustizia banditesca e fuori controllo voleva metterlo alla berlina e mandarlo sotto processo dopo aver origliato illegalmente alcune sue imbarazzanti telefonate. Un suo amico e consigliere fidato, Loris D’Ambrosio, morì d’infarto per la preoccupazione e la vergogna, vittima di una giustizia non sacra ma assassina. La vendetta del presidente fu spietata: pretese e ottenne la sua stessa assoluzione, le prove furono bruciate, i protagonisti di quella infamia, in testa Ingroia e Di Pietro, sono finiti a zappare l’orto e gli è andata ancora bene”.

A parte che non risulta, almeno da fonti giornalistiche, che Ingroia e Di Pietro stiano zappando, ma se Sallusti è riuscito a procurarsi lo scoop “agricolo”, magari poteva anche metterli in evidenza invece di usarli come nota a un articolo che sembra un attacco al Capo dello Stato e recare in sé un’offesa alla nostra più alta istituzione. Ma poi che male c’è a finire a zappare l’orto? Perché relegare questo settore sempre ad essere un esempio di grettezza? Non è forse molto più rozzo apostrofare così come fa Sallusti, il Capo dello Stato?

E allora che facciamo presidente? Non è bello che quando tocca a lei difendersi da giudici scellerati non si vada giù per il sottile, quando tocca ad altri si urli invece al golpe e si vietino le piazze. Non abbia paura, signor presidente, ci dimostri che lei con questa porcata non ha nulla a che fare, altrimenti i maligni che parlano di una sua discreta complicità nell’omicidio di Berlusconi avranno sempre più spazio. E, sarebbe brutto scoprirlo, pure ragione.

Esiste il reato di vilipendio al Capo dello Stato: quando reagirà il Colle?

E’ tutto pronto… anche il Cav è tornato!

silvio-berlusconi-tuttacronaca-manifestazione-domenica

Ieri la fuga in Sardegna oggi il rientro. Il Blitz del Cavaliere è durato poche ore nella sua residenza estiva.  Accompagnato dalla fidanzata Francesca Pascale, Berlusconi ha preso in tarda mattinata l’aero da Olbia, in Costa Smeralda, per fare rientro a Roma e non è escluso che possa prender la parola sul palco che i suoi stanno allestendo che appare un po’ sottotono nonostante gli annunci  trionfali. Anche Berlusconi in queste foto scattate al suo rientro al Roma appare un po’… sottotono!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Alle 18 si parte da via del Plebiscito e nonostante il caldo torrido della capitale sembra proprio che anche alcuni membri dell’esecutivo abbiano deciso di farsi un bagno di folla per rinfrescarsi forse i bollenti spiriti. Nonostante l’annuncio di sabato di Maurizio Lupi che aveva escluso la partecipazione dei  ministri nelle proteste di piazza, sembra che nel partito ci sia invece chi proprio non ha voglia di mancare. Così l’affermazione del ministro dei trasporti è subito criticata dal vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri: «Posto che sarà una democratica e pacifica manifestazione di totale e convinta solidarietà a Berlusconi, trovo assolutamente sbagliata la non partecipazione di ministri e membri di Governo. Non è un buon segnale per il nostro popolo e per la pubblica opinione».

Guido BERTOLASO e Angelo BALDUCCI INDAGATI per il G8 a LA MADDALENA

Bertolaso-guido-tuttacronaca

Nel giorno della sentenza Berlusconi per il Processo Mediaset arriva la notizia che Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile,  insieme ad Angelo Balducci, l’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, e altre 16 persone sono stati  indagati per  falso in atti pubblici, truffa ai danni dello Stato e inquinamento ambientale per i lavori di bonifica mai realizzati a La Maddalena in occasione del G8 del 2009, poi trasferito a L’Aquila. La notizia questa mattina è stata riportata da La Nuova Sardegna.

 Gli altri indagati per il lotto numero 7, quello che prevedeva la bonifica di uno specchio di mare ampio 60mila metri e costato oltre sette milioni di euro – secondo quanto riferisce il quotidiano sardo – sono l’ex capo della struttura di missione per il G8 Mauro Della Giovanpaola, il direttore dei lavori Luigi Minenza, l’ingegnere e direttore operativo Riccardo Miccichè, il responsabile unico del procedimento Ferdinando Fonti, i due dirigenti della Cidonio Spa, Marco Rinaldi e Matteo Canu, il provveditore per le opere pubbliche, Patrizio Cuccioletta, la componente (con il collega Andrea Giuseppe Ferro) della commissione di collaudo Valeria Olivieri e il segretario della commissione, Luciano Saltari, il provveditore ai lavori pubblici per la Toscana Fabio De Santis, il sismologo già condannato per il terremoto in Abruzzo Gian Michele Calvi, il responsabile nazionale dell’Ispra Damiano Scarcella e Gianfranco Mascazzini, direttore generale della qualità della vita del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Stando alle indagini portate avanti per oltre due anni dai carabinieri del Noe di Sassari, Guardia costiera e Arpa Sardegna, con la consulenza di un pool di esperti in inquinamento ambientale, i 17 indagati non avrebbero riqualificato l’area anzi avrebbero ampliato l’inquinamento in aree sino ad allora pulite, come ad esempio con la distruzione del “molo Carbone”, che ha visto la demolizione del manufatto, i cui detriti sono stati lasciati sul fondo del mare.

Il Pd ha ancora idea di cosa sia la base e di cosa voglia? La nuova puntata Mediaset

Dario Nardella-pd-tuttacronaca

Sarà forse il caldo o forse davvero c’è stato un gap tra elettori e parlamentari che ormai non è più colmabile. L’ultimo, ma solo in ordine cronologico, a mettere di nuovo un divario tra quello che la base del Pd si auspica nel processo Mediaset e quello che invece si spera fra i parlamentari democrats è Dario Nardella, braccio destro di Matteo Renzi al comune di Firenze e ora punto di riferimento centrale del gruppo dei renziani in Parlamento:

“Abbiamo sempre detto che non si batte Berlusconi per via giudiziaria e restiamo di questa opinione. Dopodiché, un’eventuale decisione della Cassazione di confermare la condanna di secondo grado sarebbe pesante da sopportare per la nostra base. E dunque in questo caso prevedo una fortissima tensione nel Pd anche con reazioni imprevedibili. E lo stesso vale per il governo”.

Ma il Pd ha ancora idea di cosa sia la base e di cosa voglia? Si ricordano che la loro base è fatta di disoccupati, di giovani in cerca di prima occupazione, di operai costretti ad accettare condizioni di lavoro pesanti per non subire un licenziamento? Perché il Pd continua a interessarsi del processo di un cittadino (solo incidentalmente anche leader del Pdl) invece di varare riforme che servono veramente alla base? La disoccupazione dilaga, la crisi continua… il disco non cambia: ogni giorno va in scena una “nuova puntata” su Mediaset!

 

 

I dubbi amletici di Mario Monti…

mario-monti-tuttacronaca

Forse servirebbe una rete di protezione a Mario Monti per non precipitare ancora… dopo aver lasciato la presidenza del Consiglio è stata infatti una caduta dopo l’altra… sembra aver perso l’appoggio di Napolitano, dei grandi giornali, dei suoi alleati… Ha perso le elezioni politiche e ora potrebbe perdere la presidenza della Bocconi. Il dilemma è essere a capo di un partito che non ha voce oppure presiedere una delle più importanti università italiane… ma forse il dilemma è tra potere e non potere?

Flash Storm sul Governo mentre Grillo e Casaleggio salgono al Colle.

quirinale-flash-storm-tuttacronaca

Mentre si abbatte il Flash Storm sul governo dopo che la Cassazione fissato la sentenza Mediaset per il 30 luglio, Grillo e Casaleggio salgono al Quirinale per l’incontro con Napolitano. In una Roma assolata, ma sotto i fulmini del Pdl, Grillo è arrivato a bordo di un’auto, sedendo sul lato del passeggero con largo anticipo. Con lui c’è anche il cofondatore del M5S Gianroberto Casaleggio. Riccardo Nuti e Nicola Morra sono giunti a bordo di un van a noleggio con conducente insieme all’operatore M5S che riprendeva la scena dell’arrivo. In  twitter ieri il M5S Roma aveva dato appuntamento ai suoi attivisti: “Alle 11 al Quirinale insieme vicini a Grillo, Nuti, Morra. Inizia il Movimento con noi, diventa attivista 5 stelle”.

Una volta concluso l’incontro con Napolitano, la delegazione del Movimento 5 Stelle raggiungerà Sala Nassirya al Senato della Repubblica dove dalle ore 13 in poi, si svolgerà una conferenza stampa.

Un salto generazionale durato un’ora e mezza: l’incontro tra Beppe Grillo e Giorgio Napolitano, potrebbe essere sintetizzato così. Grillo non è un uomo da mezzi termine e così anche in quest’occasione punta il dito sulla ferita aperta:

“La situazione è oggettiva e soggettiva. Siamo un Paese in macerie. Non c’è più l’ottimismo. Chi è oggi al governo è responsabile dello sfacelo. La classe politica è essa stessa il problema. La nazione è una pentola a pressione che sta per saltare”.”.

In conferenza stampa dopo l’incontro al Quirinale, insieme al co-fondatore del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio e ai due capigruppo 5 Stelle alla Camera e al Senato, Riccardo Nuti e Nicola Morra, Grillo ha ribadito le richieste e le critiche, in particolare al governo Letta e alla politica economica e fiscale.

“Ho toccato centinaia di Comuni, ho parlato con migliaia di persone. – ha detto il Semplice Portavoce del MoVimento – Ho ringraziato il Presidente anche se mi ha accolto in una sala dove non c’era nemmeno il segnale telefonico”.

I problemi urgenti del Paese per Grillo sono sempre quelli di tre mesi fa: disoccupazione, crollo della produzione industriale, continua crescita del debito pubblico, fallimento delle imprese, tassazione altissima su imprese e persone fisiche, stipendi tra i più bassi, crollo dei consumi, indebitamento delle famiglie.

“E’ una Caporetto, il Piave non mormora perché non c’è più nessuno. Sono tutti nei Palazzi a fare annunci. La legge elettorale è incostituzionale. Il governo fa i decreti legge senza che siano esaminati. Non siamo più una Repubblica parlamentare e forse nemmeno una democrazia”.

“Non possiamo fallire in nome dell’euro. Nessuno può imporcelo. Le nostre banche grazie al prestito della Bce si sono ricomprate circa 300 mld dall’estero invece di dare credito alle imprese. E’ il miglior modo per fallire. Quando ci saremo ricomprati tutto il debito estero e le imprese saranno fallite. Dobbiamo aiutare le imprese con il taglio dell’Irap. Urgente il reddito di cittadinanza. Ci preoccupiamo dei problemi del mondo quando non curiamo i nostri anziani e non riusciamo a dare un lavoro ai nostri giovani”.

Cinque Stelle al Colle mercoledì mattina… Slitta l’incontro!

napolitano-grillo-incontro-m5s-tuttacronaca

Slitta a metà della prossima settimana l’incontro tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, come si è appreso da fonti parlamentari si è poi deciso per un rinvio.  A quanto si apprende l’incontro si terrà mercoledì mattina, quando il leader del Movimento 5 stelle guiderà la delegazione parlamentare al Colle per essere ricevuto da Napolitano.

Grillo atteso al Quirinale venerdì: ma il semplice portavoce non può.

presidente-della-repubblica-giorgio-napolitano-incontro-beppe-grillo-tuttacronaca

Giorgio Napolitano si è reso disponibile alla richiesta di Beppe Grillo che chiedeva un incontro per parlare della disastrosa situazione economica del paese. Il  Segretario Generale, Donato Marra, per conto dello stesso Capo dello Stato, ha dato riscontro alla richiesta di udienza formulata a nome del leader del Movimento 5 Stelle.

“Gentile dottore – si legge nel testo – in relazione alla richiesta da lei formulata ieri a nome del leader del Movimento 5 Stelle di un incontro ‘privato’ con il Presidente della Repubblica, devo precisarle che tale incontro non potrà caratterizzarsi come tale, come avviene in tutti i casi in cui il Capo dello Stato incontra delegazioni di forze politiche rappresentate in Parlamento. Tanto premesso – prosegue Marra – ho il piacere di comunicarle che il Presidente della Repubblica è disponibile ad effettuare tale udienza nella giornata di venerdì prossimo, alle ore 11. A tale udienza potranno partecipare, insieme al leader del Movimento Beppe Grillo e ai Presidenti dei gruppi parlamentari, come da vostra richiesta e come già avvenuto del resto in recenti occasioni, anche altre personalità purché ne siano chiariti i titoli e le funzioni nell’ambito del Movimento”.

Aggiornamento:

Beppe Grillo si dice ”felicemente sorpreso”, ma il  leader dei ‘cinque stelle’ non riuscirebbe ad ”essere presente per ulteriori impegni”. Proprio per questo motivo lo staff M5S lavora per verificare la possibilita’ di trovare un’altra data per l’incontro con il Capo dello Stato.

“Sono stati loro a venire da me, non io da loro”, Riina su Stato-mafia

toto-riina-tuttacronaca-frasi-rivelazioni

Per la prima volta Totò Riina avrebbe fatto chiaro riferimento alla  trattativa Stato-mafia. La rivelazione è arrivata Qualche settimana fa, mentre stava per essere trasferito dalla sua cella alla saletta delle videoconferenze. durante il trasferimento avrebbe detto agli agenti  “Sono stati loro a venire da me, non io da loro”, questa frase sarebbe un riferimento al dialogo segreto che nel giugno del 1992 venne avviato da alcuni ufficiali del Ros con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, in merito alla trattativa Stato-mafia. L’altra frase che è stata inserita  in una relazione di servizio stilata da alcuni agenti del Gom, il gruppo speciale della polizia penitenziaria che si occupa della gestione dei detenuti eccellenti sarebbe stata “Mi hanno fatto arrestare Provenzano e Ciancimino”, in questo modo Riina sembrerebbe confermare le parole di Massimo Ciancimino, che ha descritto gli incontri riservati del padre Vito con l’ex comandante del Ros Mario Mori. Questa mattina, la relazione è stata depositata al processo per la trattativa, che si svolge nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo. Al momento i magistrati hanno deciso di non interrogare Riina, ma hanno preferito avere la conferma ascoltando gli agenti che hanno stilato la relazione, i quali hanno confermato il contenuto.

Ingroia svela la trattativa Stato-mafia.

antonio ingroia-tuttacronaca

Una lunga confessione quella dell’ex pubblico ministero Antonio Ingroia a Der Spiegel sulla trattativa Stato-mafia. Secondo Ingroia gli accordi, intercorsi negli anni ’90, hanno cambiato il volto delle organizzazioni criminali che da organismi violenti sono poi stati trasformati in vere e proprie lobby affaristiche. E’ dispiaciuto Ingroia di non poter più essere il pm nel procedimento che vedrà sfilare sul banco degli imputati personaggi del calibro di Riina, Provenzano e Bagarella, ma anche politici come l’ex ministro degli Interni Nicola Mancino?

”Quando indagavano ho capito che la procura non potrà mai arrivare alla completa verità sui colloqui tra governo e mafia. Ci sono forze politiche che lo vogliono impedire. Anche per questo ho scelto di candidarmi per il Parlamento”, così afferma l’ex magistrato senza troppi giri di parole.

Poi continua accettuando l’attenzione sull’importanza storica di questo processo:

“Questo non si è mai verificato prima d’ora nella storia del nostro paese. Inoltre viene dibattuto in un’aula di un tribunale ciò che è sempre stato smentito o taciuto, la trattativa tra criminalità organizzata e stato”.

Ma si riuscirà a far emergere qualche nuova verità?

“Ovviamente ho grande fiducia nella pubblica accusa, un team di colleghi molto competenti. Ma senza l’appoggio dell’intero paese, senza un’opinione pubblica che desidera conoscere la verità, appoggiandoli, loro potranno fare poco”.

E poi continua:

“Ci sono movimenti, per insabbiare le cose. Io spero che il processo vengano condotto in modo ragionevole e con la necessaria attenzione. L’atmosfera è molto tesa, ma ciò non deve impedire che il procedimento si svolga in modo prudente”.

E sulle intercettazioni tra il Capo dello Stato Napolitano e Mancino, Ingroia rimarca di non esser stato contento della loro distruzione, ma di rispettare la decisione:

“Quei colloqui non avevano una rilevanza penale. Politicamente forse sì, ma come pubblico ministero questo non mi interessava”.

Ma cosa contenevano quelle intercettazioni? L’ex Pm di Palermo risponde con una risata e afferma di aver mentalmente cancellato il loro contenuto.

La rivelazione di Ingroia invece avviene sul suo mentore e maestro Paolo Borsellino:  

”Dai testimoni oculari si è scoperto che Borsellino ne fosse a conoscenza (della trattativa Stato-mafia, ndr). Il magistrato ucciso il 19 luglio del 1992 aveva saputo di contatti tra i carabinieri e il sindaco di Palermo Ciancimino, uomo di collegamento dei corleonesi. Questa circostanza è stata sempre negata, ma alcuni pentiti hanno affermato che la mafia ha deciso di uccidere Paolo Borsellino proprio perché rappresentava un ostacolo a questo accordo. Spero che questo diventi chiaro ad alcuni”.

Ma chi ebbe l’idea della trattativa? Secondo l’ex magistrato non ci sono dubbi: Bernardo Provenzano.

“L’ho interrogato alcuni mesi fa. Non sta bene, ma ha sempre capito ciò che gli veniva comunicato, ascoltando in modo attento e concentrato”.

Secondo Ingroia però ormai è troppo tardi perché si possa davvero svelare la verità sulla trattativa tra mafia e stato:

“Temo che ormai quel treno sia definitivamente partito”.

Newwhitebear's Blog

Poesie e racconti: i colori della fantasia

RunningWithEllen's Blog

Two sides of God (dog)

Que Onda?

Mexico and beyond

Just a Smidgen

..a lifestyle blog filled with recipes, photography, poems, and DIY

Silvanascricci

NON SONO ACIDA, SONO DIVERSAMENTE IRONICA. E SPARGO INSINCERE LACRIME SU TUTTO QUELLO CHE NON TORNA PIU'

Greenhorn Photos

A fantastic photo site

mysuccessisyoursuccess

Just another WordPress.com site

The Spots Hunter

Saves the right places

blueaction666

Niente che ti possa interessare.....

rfljenksy - Practicing Simplicity

Legendary Wining and Dining World Tour.

metropolisurbe

Just another WordPress.com site

Real Life Monsters

Serial killers and true crime

"ladivinafamiglia"

"Solo quando amiamo, siamo vivi"

Vagenda Vixen

*A day in the life of the Vixen, a blog about EVERYTHING & ANYTHING: Life advice, Sex, Motivation, Poetry, Inspiration, Love, Rants, Humour, Issues, Relationships & Communication*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: