Il museo… a forma di teiera!

museo-teiera-tuttacronacaNon passa certo inosservato l’edificio in via di completamento a Wuxi, in Cina, nella provincia costiera orientale di Jiangsu, circa 150 km a Ovest-Nord ovest da Shanghai. Dall’aspetto di una teiera sezionata, la costruzione, appena ultimata, ospiterà mostre ed eventi di natura culturale. Quello di Wuxi non è l’unico palazzo-teiera esistente: ne esistono – seppur meno sofisticati e curati nel design, nella stessa Cina e anche in America.

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Terzo crollo a Pompei: allarme Unesco e rischio idrogeologico

pompei-crollo-tuttacronacaDopo i due crolli di ieri, oggi si è registrato un nuovo cedimento agli Scavi di Pompei. Si tratta di un muro di 2 metri in un’area non scavata di via Nola. Si tratta del costone di una bottega chiusa al pubblico nella regione V, insula 2, civico 19. Ancora una volta è chiamato in causa il maltempo ma nel frattempo il presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, Giovanni Puglisi, ha lanciato un forte allarme: “Purtroppo sono situazioni annunciate – dice – non c’è più tempo da perdere dal punto di vista burocratico occorre un piano di interventi straordinario, che metta in sicurezza l’intera area di Pompei dal punto di vista geologico e geo-idrico, perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero”. Ancora, Puglisi afferma: “Mi auguro che il ministro Franceschini, che è autorevole componente del governo, riesca ad ottenere un intervento straordinario del genere. Non credo ci sia altro da dichiarare, dichiarare rammarico e amarezza non serve a nulla, sono cose che sappiamo, si potrebbe istituire la rubrica ‘Pompeì’ sui quotidiani e ogni giorno la riempiremmo con le ultime notizie”. Dal canto suo, la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, in una nota, comunica che, durante la notte, “si è verificato il cedimento di parte dell’alzato di un muro nella bottega della Regio V 2, 19 situata all’angolo dell’isolato lungo Via di Nola. Il muro, per la maggior parte costituito da restauri recenti e legato da una struttura moderna in ferro, si trova al limite dell’area non scavata e premeva su di esso una grande massa di terra, appesantita dalle recenti piogge”. “Il rischio idrogeologico connesso alle aree non ancora scavate poste a ridosso di parte delle strutture murarie antiche, in particolare lungo via dell’Abbondanza e via di Nola – prosegue la nota – è uno dei problemi più urgenti di Pompei, perchè l’acqua che appesantisce i terreni durante le grandi piogge non è stata fino ad oggi adeguatamente drenata e convogliata all’esterno dell’area archeologica. I lavori d’intervento per risolvere il dissesto idrogeologico, previsto dal Grande Progetto Pompei, già in fase di assegnazione, dovrebbero risolvere definitivamente la grave questione”. Secondo la Soprintendenza “la bottega non era da tempo accessibile al pubblico. Si è comunque provveduto precauzionalmente a chiudere la Via di Nola, in attesa di procedere immediatamente con interventi d’urgenza a lavori di ripristino della muratura”.

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Continua a crollare Pompei: e ora tocca a Franceschini

tempio-venere-pompei-tuttacronacaFranceschini è il neo ministro dei Beni Culturali e anche lui si trova subito a fare i conti con le molte urgenze di questo campo. Tra le quali Pompei. Tra la serata di ieri e questa mattina, infatti, si sono verificati altri due cedimenti nel sito archeologico in provincia di Napoli. Nel dettaglio, i cedimenti sono stati riscontrati al Tempio di Venere e su un muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera. I crolli sono avvenuti forse a causa delle forti piogge delle ultime ore. La Sovrintendenza speciale di Pompei assicura: “Si è provveduto a chiudere tutti gli accessi alla necropoli che rimarrà chiusa al pubblico fino al completamento delle verifiche del caso e al ripristino del muretto”. E’ stato il custode di turno ad accorgersi del danno e a lanciare l’allarme. Sul posto sono giunti i tecnici della soprintendenza, coordinati dalla direttrice degli scavi Grete Stefani, per fare un punto sull’entità dei danni. Nel frattempo Franceschini ha convocato d’urgenza per martedì mattina una riunione operativa su Pompei, per avere un rapporto esatto sulle motivazioni dei crolli nel sito archeologico e più in generale negli ultimi mesi, nonché a verificare l’efficacia degli interventi di ordinaria manutenzione e a valutare lo stato del Grande Progetto Pompei.

Ritrovato il quadro rubato di Lucio Fontana: era in un’auto abbandonata

lucio_fontana-tuttacronacaEra la notte dell’11 febbraio quando, dal Museo Pecci in Ripa di Porta Ticinese a Milano, veniva sottratto il quadro Concetto spaziale 1962 di Lucio Fontana. L’opera, del valore tra i 400 e i 600mila euro, è stata ora ritrovata dalla polizia locale in un’auto abbandonata, davanti a un passo carrabile in periferia. Non viene escluso che siano stati gli stessi ladri a far ritrovare il quadro, in quanto difficile da ‘piazzare’ sul mercato nero, vista anche la modalità del ritrovamento. L’opera era infatti in una Nissan rubata e abbandonata lunedì mattina in modo da impedire l’uscita dei veicoli da un concessionario automobilistico in via Stephenson. All’arrivo del carro attrezzi, i vigili della pattuglia che ha accompagnato l’intervento hanno notato un quadro mal nascosto da una coperta sul sedile posteriore che si è scoperto essere l’opera di Fontana. E’ stato a quel punto richiesto l’intervento del Nucleo patrimonio culturale dei carabinieri di Monza cui è stato consegnato il dipinto e che ne hanno accertato la paternità. Dai primi rilievi, il dipinto non sembra aver subito danni.

Rubato un quadro di Fontana “Concetto spaziale 1962”

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Rubato un quadro, ‘Concetto spaziale 1962′,  di Lucio Fontana durante la notte tra martedì e mercoledì a Milano al Museo Pecci in Ripa di Porta Ticinese. Ad allertare i carabinieri sono stati i vigilantes dello stesso Museo. I ladri sono entrati dal cortile forzando un braccio motore di un cancello elettrico. L’opera ha un ingente valore anche se al momento non è stata ancora quantificara una sua valutazione.

 

Da ferrovia sotterranea a museo: trasformazioni a Londra

ferrovia-sotterranea-tuttacronacaCi sono angoli di Londra che non si conoscono e tra questi anche dieci chilometri di binari sotterranei fuori servizio ormai da anni. La linea ferroviaria veniva utilizzata dalla Royal Mail per spostare la posta da un ufficio all’altro della città e ora la ferrovia in disuso tornerà a nuova vita: verrà infatti trasformata in um museo e parzialmente aperta al pubblico.

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Chiellini fa 300! E ora ha una bacheca allo J-Museum

giorgio-chiellini-tuttacronacaLo Juventus Stadium si è arricchito di una maglia: la numero 3, quella di Giorgio Chiellini, che ha raggiunto le 300 presenze con la maglia bianconera. Commosso per il gesto che sa di storia, il difensore bianconero ha detto, donando la casacca al presidente Paolo Garimberti: “Questo è un punto di partenza, alla Juve ho imparato che le celebrazioni durano poco e si pensa sempre all’obiettivo successivo. Ho dato un’occhiata ai nomi che sono presenti in questa galleria e mi sono emozionato anche perché la Juve è la mia vita, gioie, trionfi, delusioni, dolori, non si cancella niente. Il ricordo più bello di queste 300 presenze è lo scudetto vinto a Trieste nella partita contro il Cagliari, dopo due anni terribili cambiare in questo modo la storia è stato indimenticabile. La partita più brutta, quelle del secondo anno in cui siamo finiti settimi, sembrava un incubo che non finiva più“. E ancora: “La delusione per l’eliminazione dalla Champions è tanta perché volevamo provare a misurarci con le grandi squadre per vedere se avevamo diminuito il gap dell’anno scorso ma abbiamo sbagliato delle partite, sì, forse ha ragione Buffon, ci manca dell’esperienza che forse faremo in Europa League quest’anno. La finale a Torino è un grosso stimolo. Per vincere il terzo scudetto di seguito invece ci vuole grande umiltà. Appena ci deconcentriamo rischiamo il passo falso”.

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Pompei vittima (anche) del maltempo

pompei-tuttacronacaArrivano da tutto il mondo per visitarla, a Londra fa incassi da capogiro e sul grande schermo registra il sold out. Si tratta della stessa Pompei archeologica che, inesorabilmente, continua a sgretolarsi, vittima dell’incuria e della rabbia della natura. Gli addetti alla vigilanza hanno ora segnalato un nuovo crollo in via Stabiana che ha interessato un muro della domus al civico 29 dell’Insula 9 della Regio VII.  Le cause sono da ricercarsi nella vegetazione, che s’insinua tra le insenature delle costruzioni antiche di duemila anni, e l’incuria. Fatali, inoltre, la pioggia e il forte vento. La zona è chiusa al pubblico ed è inserita nei lavori del “Grande Progetto Pompei” con un finanziamento di quattro milioni di euro.

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Le ferite di Pompei: crolla una parete

crollo-pompei-tuttacronacaE’ stato il custode in servizio a segnalare il nuovo crollo che ha inflitto una nuova ferita a Pompei. Come spiega il Mattino, si tratta di circa 80 cm di una parete interna alla domus numero 21, dell’Insula V, della Regione VIII che affaccia su via dell’Abbondanza. Le cause del cedimento della parete, antica ma non affrescata, sono con tutta probabilità da rinvenirsi nelle erbacce che si sono insediate tra le insenature delle pietre, spingendole fino a farle cedere. Al nuovo crollo, però, è coincisa oggi una scoperta. Spiega ancora il quotidiano che “nella domus dell’Ancora interessata da lavori di restauro con fondi ordinari della soprintendenza, è stata rinvenuta una cisterna utilizzata dagli antichi pompeiani per raccogliere le acque piovane.”

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Chiude il museo della bicicletta… non si pedalerà più per vederlo!

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Chiude domani 3 novembre 2013 il Museo alla Madonna del Ghisallo, a Magreglio, nel Comasco, dedicato al ciclismo. Le biciclette, le maglie, le borracce, gli attrezzi e le foto non saranno più visibili e non ci saranno più visitatori, per lo più stranieri che salivano da Canzo o da Bellagio. Il motivo della chiusura è sempre lo stesso, quello che ha già portato alla chiusura altri musei. Poche entrate e molte spese. Per ora quindi il personale va a casa. C’è chi dice che riaprirà forse, ma solo forse, a marzo. Bisognerà attendere minimo la primavera? Saranno di nuovo visibili le maglie rosa indossate da Bartali, Coppi, Moser, Pantani?  Per il momento certezze non ci sono anche se sembra che alcuni sportivi e politici si siano sensibilizzati: Antonio Rossi e Cristina Cappellini, assessori della Regione Lombardia, con deleghe rispettivamente allo Sport e alle Cultura, vogliono che la Regione «assuma il ruolo di regia e coinvolga associazioni, enti locali, Coni e sponsor privati ». I due assessori hanno inoltre annunciato una loro visita al Ghisallo «nei prossimi giorni per toccare con mano la situazione del Museo, fare una prima analisi delle necessità e delle possibili soluzioni».

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Ristoranti? Da oggi potete mangiare all'”Ospedale”

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Un’idea strana, anzi assurda, perché di solito una delle parti peggiori del ricovero è proprio il cibo, invece ora ci sarà chi per degustare un buon piatto andrà in Ospedale. Questa è stata l’idea bislacca di un proprietario di un locale in Lettonia che ha aperto il primo ristorante ospedale. L’arredamento dell’”Hospitalis Restaurant”, almeno in gran parte, è originario, in quanto acquistato dal Museo della Storia della Medicina di Riga. Naturalmente dai camerieri ai cuochi tutti sono vestiti rigorosamente da infermieri e molti piatti sono a tema: con alcuni dolci che hanno come decorazione delle finte parti del corpo (orecchie, nasi, lingue) e i cocktail che sono serviti in provette e beute. E tutti i piatti sono serviti utilizzando attrezzi da chirurgo. I clienti più avventurosi possono anche scegliere di mangiare legati in una camicia di forza, imboccati da una cameriera del locale. Nel locale poi, c’è anche la possibilità della musica dal vivo, con tanto di infermiere che suonano per dilettare i loro ospiti!

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La ragazza con l’orecchino di perla a Bologna: le mostre “monoquadro”

ragazza-con-orecchino-di-perla-tuttacronacaLa ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer verrà esposta a Bologna a partire dall’8 febbraio 2014 e già sono previsti migliaia di visitatori. Il dubbio che sorge è che si tratti, per molte persone, del richiamo di un’opera famosa molto più che una vera e propria cultura artistica. Fenomeno che accomuna l’arte mondiale ma che forse è più duro da digerire in un Paese che dell’Arte è stato culla e che pure ha eliminato dalle scuole l’insegnamento della Storia dell’Arte. Un evento quindi, come spiega La Repubblica:

A volte di opera ne basta una sola ed è un evento. Il San Giovanni Battista di Leonardo, a fine 2009, partì dal Louvre per arrivare a Milano. In un mese appena, il risultato furono 182mila visitatori. L’anno dopo, la Velata di Raffaello lasciò il fiorentino Palazzo Pitti per un tour americano on the road: Portland, Reno, Milwaukee. Come tappe del concerto di una stella pop. Nel 2011 il Narciso, che una parte della critica non attribuisce più a Caravaggio, si divise con mostre flash tra Montenegro (20mila biglietti in 13 giorni) e Cuba, dove ad aspettarlo erano in 60mila. In questo momento a Gerusalemme la star è l’Annunciazione di Botticelli, arrivata dagli Uffizi su un cargo. E c’è ancora chi raccoglie firme per “rimpatriare” per poco la Gioconda, sognando il grande happening. Il Vermeer di New York, che dall’8 febbraio 2014 sarà esposto a Bologna (a Palazzo Fava), è solo l’ultimo caso dell’opera d’arte nell’epoca della sua riduzione a feticcio.

E’ il critico d’arte Achille Bonito Oliva a spiegare: “Il pubblico ha bisogno di icone da cui partire. La ragazza con l’orecchino di perla è un’opera “interattiva”, una “acchiappasguardi” per visitatori che non necessitano di autorizzazione culturale. Vederla per loro è un atto liberatorio. Questo Vermeer sintetizza tutto il senso della luce dell’arte fiamminga, restituisce una visione tersa del mondo che il contemporaneo ha scompaginato e messo in crisi. Serve a sedare il nostro caos, ripristina un ordine visivo e psicologico. Facendo la fila per visitarla, si esprime il desiderio di trovare un rifugio mentre si vive in un’epoca opaca, controluce, ambigua”. Si cerca quindi un porto sicuro in un’epoca caratterizzata dall’incertezza, ma l’arte non dovrebbe essere solo questo, come precisa Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici Veneziani che quest’anno ha portato a Palazzo Ducale l’Olympia di Manet per una mostra dedicata al pittore francese e al suo rapporto con l’arte italiana: “Le mostre devono essere occasioni di esperienza emozionale sì, ma anche di crescita culturale”. Riguardo all’Olympia: “In quel caso, l’opera ha trovato nuova vita perché innestata in una storia mai raccontata prima: era esposta per la prima volta con il suo modello di riferimento, la Venere di Urbino di Tiziano. Estrapolare un dipinto per “iconizzarlo” a me non interessa. Cristallizzarlo significa farlo morire, adorando il feticcio. Può essere divertente per qualcuno, ma il rischio è confinare l’arte in un’urna tombale. Un rischio, per altro, che in Italia si corre troppo spesso. Questo stile di mostra ha rovinato la storiografia e la museografia italiana”. E anche Tomaso Montanari, professore alla Federico II di Napoli, tiene a sottolineare come possa essere nocivo il creare dei feticci: “Dovremmo educare i cittadini a una dimensione contestuale e ambientale dell’opera d’arte. Ogni opera nasce da una relazione. Qui, invece, si distrugge il contesto e si tirano fuori i feticci. Che poi sono sempre quelli: un canone di 12 nomi con cui mettere in scena lo spettacolo. Così la missione dello storico dell’arte viene tradita. Per organizzare questo tipo di mostre-show basta una buona ditta di traslochi”.

Il mondo dei manga… il business cresce e ricordi d’infanzia affiorano!

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Ormai è un vero e proprio business quello dei manga e Tokyo, la capitale del Sol Levante, mette a disposizione del turismo specializzato diverse attrazioni che ogni anno hanno visto accrescere il fatturato. L’offerta va dalle mostre agli eventi, dai ristoranti allo shopping. Tanti anche gli italiani, che cresciuti con i cartoni giapponesi hanno invaso Tokyo da diversi anni.

Tra le tante occasioni c’è “Comic Market” la più grande esposizione fumettistica giapponese che si svolge dal 1975 che si svolge 2 volte l’anno (a marzo e a dicembre) presso il “Tokyo Big Site” di Odaiba, la grande isola artificiale nella baia della capitale nipponica.  Nella stessa location, alla fine di marzo, ha luogo la più importante rassegna nipponica dedicata agli anime,  il “Tokyo international Anime Fair”, che dal 2002 attira annulamente 100.000 spettatori. Al suo interno  si susseguono proiezioni e spettacoli teatrali, nonché l’assegnazione del premio “Tokyo Anime Award”, gli Oscar dei cartoni animati.

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Tra i musei invece la scelta è vasta:

– la “Toei Animation Gallery”, lo spazio espositivo della più antica e famosa casa di produzione giapponese di anime (dai suoi studi sono uscite serie cult come “Uomo Tigre”, “Dragon Ball” e “Cavalieri dello Zodiaco”) offre proiezioni e centianaia di lavori e sceneggiature originali. La galleria è situata presso lo “Oizumi Studio”, distante 15 minuti a piedi dalla stazione di Seibu Oizumigakuen.

– il  “Ghibli Museum”,  incentrato sui personaggi della casa di produzione “Ghibli Studios”, che si trova a circa 20 minuti dalla stazione del sobborgo di Mitaka. All’interno vi è una mostra permanente, consacrata al regista Hayao Miyazaki, e mostre temporanee a rotazione.

– il “ Tokyo Anime Center” ha sede nell’edificio UDX (Akihabara Urban Development X), di fronte alla stazione Akihabara, ed offre al visitatore la possibilità di provare la propria voce in un cartone animato o vedere un film di animazione su uno schermo in 3D.

–  Se si vuole visitare la seconda città del Giappone, non può mancare una visita al “Kyoto International Museum”, inaugurato nel 2006, all’interno del primo centro culturale dedicato esclusivamente ai manga e all’animazione, non lontano dalla stazione Karasumaoike Station. Esibisce più di 300.000 fumetti, molti dei quali possono essere letti e guardati dai visitatori.

– il “Ishinomaki Mangattan Museum” celebra invece uno dei più grandi autori storici del fumetto giappone, Shotaro Ishinomori (1938-1998), ideatore di personaggi ben noti al pubblico italiano, come “Cyborg 009″ e “Kamen Rider”. Il museo è situato nella cittadina di Ishinomaki, ad un’ora di treno dalla città di Sendai.

Non mancano neppure i parchi tematici:

– il “J-World Tokyo”, aperto nel luglio 2013, esibisce poster, cartonati a grandezza naturale, gadget dei personaggi più popolari dell’animazione recente  (Dragon Ball, Naruto e One Piece). Al suo interno vi sono pure numerosi negozi e bancarelle di souvenir e fumetti. Il parco tematico si trova a Ikebukuro, nel quartiere di Toshima.

– il “Gundam Front Tokyo” è un piccolo ma interessante parco dedicato all’omonimo robot, pratogonista di una delle serie animate di maggior successo in Italia.  E’ ubicato all’ultimo piano del “Diver City Tokyo Complex”, a Odaiba.

– “Evangelion World” è un intero padiglione consacrato ad uno dei migliori anime fantasy degli ultmi anni, “Neo Genesis Evangelion”, all’interno dell’enorme parco diveritmenti “Fuji Q Highland” di Yamanashi, non distante da Tokio.  I visitatori del padiglione sono catapultati nella Neo-Tokyo 3, la città immaginaria del futuro dov’è ambientata la serie.

E le zone per lo shopping:

La zona di Tokio consigliata per acquistare manga e anime è Nakano, con decine di negozi specializzati, tra cui spiccano il “Mandarake” – che offre una quantità infinita di DVD, fumetti, videogiochi, costumi, pupazzi – e l’ “Anime World Star Goods”, meta ideale per i collezionisti del settore, con più di 100.000 disegni originali e bobine di serie e di film. In un’altra zona, nei pressi della stazione mertropolitana di  Akihabara, c’è invece l’ “Aso Bit City”, un grande megastore specializzato in giochi, libri, dvd e figurine, in cui è possibile provare i videogiochi di ultima uscita.

Non mancano neppure caffè e ristoranti:

Tra i più originali il Caffé “Manboo”, nella zona di  Shinjuku e soprattuto il bar-battelo “Jicoo”,  a forma di disco volante, che attraversa la baia di Tokio.

A casa dello scrittore scomparso Beppe Fenoglio rinvenute le armi di Milton

fenoglio-armi-tuttacronaca“…Uno di quelli alzò gli occhi e disse con una imprevedibile voce di falsetto: – To’, un badogliano. Questi son signori. Guardate, guardate come sono armati ed equipaggiati questi cristi.
– Guarda anche come sono infangato, – gli disse Milton tranquillo.
– Ecco, quella è la carabina americana famosa, – disse un secondo.
E un terzo, con tanta ammirazione che non lasciava più posto all’invidia: – E quella è la Colt. Prendete la foto alla Colt. Non è una pistola, è un cannoncino. E’ più grossa della Llama di Hombre. E’ vero che spara i medesimi colpi del Thompson?…”

Beppe Fenoglio descriveva così, nel suo romanzo “Una questione privata”, due armi che ora sono state ritrovate nella sua abitazione di Alba, in Piemonte, nel fondo di un armadio, Si tratta di una carabina M1 calibro 30 e una pistola Colt 45 automatica. Le stesse che imbraccia Milton, il protagonista del libro. A darne l’annuncio la figlia Margherita, che ha anche spiegato che, terminate  le pratiche burocratiche, verranno donate al centro studi dedicato allo scrittore. “Le armi sono state trovate durante il riordino della casa di mia madre Luciana, che è morta nel novembre scorso. Le ho trovate in un armadio, tra vecchie coperte e lenzuola: erano avvolte in un fagotto azzurro e quando le ho viste mi sono emozionata moltissimo. E’ incredibile che questo sia avvenuto nel cinquantesimo anniversario della scomparsa di mio padre”.

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Pop art all’hotel, meglio del pop corn al cinema!

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Un hotel di lusso ad Hong Kong ha deciso di accogliere le idee proposte dall’Asia Contemporary Art Show. D’altra parte è stato un modo originale di esporre l’arte e lasciare che si ambienti nella struttura dell’hotel, dall’altra anche un’esigenza economica visto che a Hong Kong ormai è impossibile noleggiare spazi nei musei e nelle gallerie se non a costi elevatissimi visto che ormai intorno a Hong Kong gravitano mostre d’arte a livello internazionale… pop art all’hotel, meglio del pop corn al cinema?

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Pompei agli stranieri e l’Italia restaura

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Pompei sarà restaurata dagli stranieri molto probabilmente a causa della mancanza dei fondi per investire in cultura, ma invece l’Italia ha aiutato un importante museo archeologico della valle di Swat, nel nord del Pakistan, a riaprire i battenti a fine ottobre. Certo i capitoli di spesa sono diversi e i fondi destinati all’estero “sorprendentemente” si trovano sempre. La ricostruzione è stata possibile grazie alla Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri nell’ambito del Programma italo-pachistano per l’annullamento del debito (Fidsa) e di un progetto della Farnesina chiamato Archaeology-Community-Tourism (Act) – Field School Project, che ha il supporto dell’università di ingegneria di Peshawar. La struttura, che ospita una ricca collezione di sculture Gandhara provenienti dai numerosi siti buddhisti della zona, era stata danneggiata durante la guerra con i talebani e dal terremoto del 2005.

I lavori erano stati già completati a dicembre. Alcune gallerie erano state demolite e sostituite con strutture in acciaio anti sismiche. ”Ora tutti i reperti sono stati riportati al loro posto – ha detto Luca Olivieri, che guida il programma Act – e il museo è finalmente completo e pronto per essere riaperto al pubblico”. Secondo l’esperto, che da 26 anni lavora nella valle di Swat – teatro di cruenti combattimenti tra i talebani e la coalizione occidentale – la spesa totale per la ristrutturazione è stata di circa un milione di euro. Inoltre, ha proseguito Olivieri, ”l’Italia ha donato al museo di Swat una importante collezione di oggetti etnografici, tra cui un modello originale di una Fiat Campagnola usata dal professor Giuseppe Tucci (un famoso storico e archeologo italiano che lavorò in queste terre nel 1956, ndr) quando esplorava la valle di Swat nel 1955”.

Una famiglia al Museo… shock a Volterra per i gay con bimbo

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Una famiglia al museo, due uomini e un bambino. Per un’impiegata del Museo Guarnacci di Volterra sembrerebbe che i gay non possano fare una famiglia, magari Guido Barilla però ne può avere due. L’impiegata, senza alcun regolamento che lo imponga, sembra che abbia deciso per sua spontanea volontà di negare lo sconto per entrare al museo: nessun biglietto cumulativo per famiglie. La coppia, 2 americani di Chicago con il loro figlio hanno denunciato il fatto su Tripadvisor e la notizia poi è stata riportata da La Repubblica. 

L’amministrazione comunale conferma il fatto, ma non si sbilancia: “E’ ancora da chiarire”.

Quanto risulta dal racconto è che l’addetta alla biglietteria, non appena i due hanno provato a protestare per avere lo sconto, avrebbe iniziato a urlare. “Entrando nel museo – racconta la coppia gay – abbiamo letto i prezzi e gli sconti. Abituati all’idea di famiglia che vige a Chicago, essendo due adulti con un bambino, abbiamo chiesto un ‘biglietto famiglia’. Ma la donna che stava dietro al banco della biglietteria si è arrabbiata con noi e ci ha urlato in italiano che una famiglia è formata da un padre e una madre, non da due uomini. Dopo di che lei ha girato la testa e si è interrotta la comunicazione”. 

“L’accoglienza e l’ospitalità – ha affermato il sindaco Marco Buselli – sono da secoli tratti distintivi della nostra comunità. Il nostro regolamento non entra nel merito di questioni di genere, ma parla genericamente di bambini accompagnati da adulti, per cui non esiste la possibilità che qualcuno possa essere discriminato. Pertanto l’episodio, di cui peraltro non ci è pervenuta segnalazione ufficiale, qualora si sia verificato è esclusivamente da ricondurre ad un’interpretazione non richiesta da parte di un operatore”. Fabrizio Burchianti, direttore del museo, si unisce alle scuse: “Se queste persone si sono sentite discriminate, le invito a venire a Volterra e a passare un po’ di tempo con me visitando il museo. Ne sarei felice e sarebbe un modo di far vedere quanto Volterra è accogliente. Li ospito io e non pagherebbero il biglietto”.

Per Sgarbi un tuffo al museo alle 2 di notte…

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Vittorio Sgarbi si trovava in una discoteca, allo Shada, sul lungomare sud di Civitanova Marche, invitato dal proprietario e amico Sergio Colleoni, e grazie a questa occasione il critico d’arte ha potuto voluto visitare le mostre della città alta.
La visita è avvenuta alle due di notte e gli amministratori sono stati ben lieti di aprire le porte dei musei. «Civitanova ha un’attività di mostre che continua a stupirmi» afferma Sgarbi mentre visita la mostra sul futurista Tullio Crali. E successivamente ha voluto vedere anche quella dedicata a Rudolf Nureyev.

Sgarbi nella sua visita è stato accompagnato dal presidente del Consiglio comunale, Ivo Costamagna, dal presidente dei Teatri di Civitanova, Rosetta Martellini, dal consigliere comunale Daniele Angelini, dal professor Stefano Papetti, dalla direttrice della Pinacoteca, Enrica Bruni e da Liana Lippi, ex sovrintendente regionale per i beni architettonici, amica storica del critico d’arte dei tempi in cue era sindaco di San Severino Marche.

China House, il museo di porcellana!

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Si chiama China House ed è una di quelle opere che hanno richiesto pazienza e determinazione soprattutto da parte del suo proprietario Zhang Lianzhi che ha aspettato 5 anni per vedere la sua creatura completata.

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China House è un museo situato nella città costiera cinese di Tianjin, nel Nord del Paese che oggi però può vantare una caratteristica che lo rende unico al mondo: Le facciate della villa, di costruzione francese, sono state ricoperte da milioni di detriti porcellana, oltreché di 16mila opere di ceramica intere e da 20 tonnellate di cristalli.

Scoppia una bombola al museo di Torino: ingenti danni, nessun ferito

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Durante la notte è scoppiato un incendio al museo di scienze naturali di Torino che ha coinvolto diversi locali. I danni sono stati ingenti, ma fortunatamente non c’è stato nessun ferito poiché le fiamme si sono propagate durante la chiusura del museo. L’edificio è agibile, “ma è stato uno scoppio importante ed è ancora difficile quantificare i danni”, ha detto il procuratore Raffaele Guariniello al termine del sopralluogo.

Lo scoppio è avvenuto intorno alle 4. Ad essere stati danneggiati i due piani della struttura in via Giolitti. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno domato l’incendio. Non vi sono stati feriti né intossicati. Resta però da capire perché la bombola sia esplosa.

Asimo, il robot che vi guida al museo…

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A Tokyo, presso il museo nazionale del Giappone, l’ultima versione di Asimo, il robot della Honda che interagisce con i visitatori ha avuto qualche problema. Sembra che ripetesse frasi a ripetizione del tipo: ” Chi vuole chiedere Asimo una domanda?” Insomma il robot non è poi questo gioiello di tecnologia che tutti pensassero, anche se sicuramente riesce a far esercizi complessi come ballare, correre, saltare su un piede e calciare un pallone da calcio, ma ancora non è in grado di fare da guida all’interno di un museo. Tuttavia è un’esperienza unica passare del tempo accanto accanto a questo “personaggio bizzarro che popola il museo”.

Renzo Piano al lavoro a New York: il Whitney Museum of American Art

renzo-piano-nySta sorgendo nel West Village, l’estrema porzione occidentale del Greenwich, a Manhattan, il nuovo Whitney Museum of American Art, targato Renzo Piano. L’architetto genovese, assieme al direttore del museo, Adam D. Weinberg, ha accompagnato i rappresentati dei media in un tour della struttura che rappresenta un ampliamento del High Line Park e i cui lavori termineranno nel 2015. Con i suoi 9 piani di altezza, il costo della realizzazione, tra costruzione e allestimento, ammonterà a poco meno di 600 mln di euro, 760 mln di dollari, e si sono previsti ulteriori lavori per rendere impermeabili i basamenti. Opera di impermeabilizzazione che si è resa necessaria a seguito dell’uragano Sandy che, l’anno scorso, ha allagato la costruzione per oltre 9 metri. Come ha spiegato Weinberg: “E’ stata la cosa peggiore e allo stesso tempo migliore che ci sia potuta accadere perchè ora sappiamo per certo che l’arte qui potrà essere al sicuro”. Mentre dighe provvisorie di alluminio circonderanno la struttura durante tutto il periodo necessario alla costruzione, all’interno, i massimi  esperti mondiali di ingegneria idraulica aiuteranno infatti a creare un sistema di portiere e di vetrate stagne.

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Giallo al museo di Manchester… l’effige egizia si muove

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Il mondo scientifico s’interroga su una raffigurazione alta 25 cm del defunto Neb-Senu risalente al 1800 avanti Cristo, che si trova all’interno di una vetrina nel museo di Manchester e che, secondo le immagini delle telecamere, ruoterebbe su se stessa. Lo strano fenomeno sta facendo il giro del mondo e il Daily Telegraph ha addirittura chiesto il parere del fisico Brian Cox, secondo cui sarebbe tutto molto naturale e si tratterebbe di uno spostamento dovuto al fatto che la base di pietra della statua slitta sul vetro che la sorregge. La rotazione poi sarebbe facilitata dalle vibrazioni dei visitatori di passaggio.

Ma è di parere contrario l’egittologo del museo, Campbell Price: «Sono l’unico che ha la chiave della vetrina l’ho rimessa al suo posto ma dopo esattamente un giorno si era ancora girata. Nell’antico Egitto credevano che se la mummia fosse stata distrutta allora la statua avrebbe ospitato lo spirito del defunto e questo potrebbe causare il movimento».

Naturalmente i curiosi si sono affollati al museo di Manchester per capire lo strano fenomeno.

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Il pendente che tutti vogliono: è d’oro, antico e… di forma fallica!

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Al museo di Lynn, nel comune di Hillington, pochi chilometri a est di Londra, sono rimasti stupiti dall’incredibile successo ottenuto da un piccolo monile che il museo ha aggiunto da circa un anno alla sua collezione. Ma di cosa si tratta? Il monile altro non è che un raro pendente d’oro di forma fallica risalente ad epoca romana, un oggetto di natura evidentemente propiziatoria. Il pezzo, ritrovato in perfette condizioni sul terreno di un contadino grazie a un metal detector, ha una grandezza di due centimetri e 2mila anni di storia. Visto l’apprezzamento dei visitatori, si è deciso di realizzarne delle repliche, in argento e in bronzo, che saranno messse in vendita nel negozio di souvenir del museo.

Tilda Swinton è l’opera d’arte!

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Un Brätsch, un Condo, un Cave e… ops, una Tilda Swinton. La collezione del Moma di New York si arricchisce di un nuovo, quanto eccentrico pezzo, ovvero l’attrice premio Oscar. La 52enne scozzese, nota per la scelta di ruoli inusuali e ricercati, è il fulcro di una performance al museo di arte moderna della Grande Mela. Stando a quanto rivelato dai curatori, l’attrice, dopo la “prima” di sabato, tornerà a essere, saltuariamente e senza preavviso, una delle opere del museo – dal titolo “The Maybe”-, dormendo, in una teca di vetro al centro di una sala. Mandiamo il principe azzurro a svegliarla?

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Il padre di Rembrandt tornerà al museo!

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La polizia serba ha trovato e recuperato nella regione di Sremska Mitrovica un quadro di Rembrandt, rubato nel 2006 dal Museo di Novi Sad. Il quadro, intitolato “Ritratto del padre di Rembrandt”, è del 1630. Nell’operazione quattro persone sono state arrestate. La banda, armata e mascherata, all’epoca aveva neutralizzato il custode del museo, rubando oltre al Rembrandt anche altri tre opere.

18 mesi per far risorgere la Città della Scienza!

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”L’obiettivo e’ ambizioso: ricostruire la Citta’ della Scienza in 18 mesi”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e della ricerca scientifica Francesco Profumo a Napoli per un sopralluogo a Citta’ della Scienza, l’attrattore culturale andato in fiamme lunedi’ scorso. Il governatore Caldoro: nessuna delocalizzazione, sara’ ricostruita a Bagnoli.

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Le fiamme della città della scienza arrivano fino a Santo Domingo!

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«Quelle fiamme le ho viste, anche se ero al telefono da Santo Domingo, dove mi trovo. E mi  hanno fatto davvero male». Il cantautore Edoardo Bennato rappresenta l’anima di Bagnoli, ex quartiere operaio dell’Italsider, che da anni sembra abbandonato ad un destino beffardo. Un amico gli ha descritto nottetempo lo scempio del rogo.
Città della Scienza rasa al suolo da chi non vuole il riscatto di Napoli?
«Ma stavolta il popolo deve ribellarsi, deve gridare la propria indignazione, ricostruire con le proprie mani».
Nelle sue canzoni la voglia di cambiare non manca…
«Combatto l’immobilismo, l’indifferenza. La cultura è l’unica arma, l’unica speranza».
Il brano ”Per noi” è stato interamente girato a Città della Scienza. Solo un caso?
«Nient’affatto. Quella location era fantastica, raccontava un’altra Napoli. Forse un’altra Italia. Il testo dice: “Per noi, volenti o nolenti, che anche in questo momento ci stiamo muovendo…“. Ecco, ora bisogna muoversi, dire di no a chi disegna sempre il solito destino».
Che differenza c’è tra la Bagnoli delle prime canzoni di Bennato e quella che ieri ha assistito al rogo?
«Quasi nessuna. Forse con l’Italsider c’era almeno il lavoro. Malsano, ma lavoro. Bagnoli resta una terra di nessuno».
Eppure sul web c’è già un video amatoriale con le fiamme ed una sua canzone: “Dint ’a sta città nun se salva nisciun”…
«Era una denuncia per scuotere le coscienze. Ci salveremo solo con la cultura».

QUESTE PAROLE ARRIVANO MENTRE E’ SEMPRE PIU’ CHIARO CHE IL ROGO E’ D’ORIGINE DOLOSA!!!

BAD DOG, GREAT ART ovvero il cane che fa pipì sul museo!

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Nelson-Atkins Museum of Art in Kansas City, sicuramente è un noto museo di arte, ma è arrivato alla ribalta delle cronache (anche in Italia) per il suo “Cane Gigante un po’ indisciplinato!”.

C’è Arte e arte e poi c’è  lo stupore dei visitatori del museo: fuori dalle mura delle costruzioni infatti c’è la statua di un grosso cane nero, un labrador, che alza la zampa e fa la pipì sull’edificio.
La statua, “Bad Dog”, è un’installazione dell’artista Richard Jackson, alta oltre 8 metri e mezzo e lunga più di 10, realizzata interamente in acciaio: per simulare i bisognini del cane è stata utilizzata una vernice gialla sulle mura del museo.

“Napoli è sotto attacco”, così De Magistris. Fondi dall’Ue?

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Sotto attacco o meglio sotto ricatto! Nelle mani della criminalità che spaventa, in mano di quella criminalità a cui sono stati rotti determinati equilibri, in mano di quelle cosche che minano il cuore di una città per affermarsi a livello nazionale. Non è solo Napoli sotto attacco, è il Paese che viene ricattato.

Con la Città della scienza di Napoli va in cenere non solo quella che l’Eurispes ha riconosciuto nel 2010 come una delle cento eccellenze italiane, ma anche un’idea che si proponeva come un vero e proprio modello per la società della conoscenza. Un’idea diventata una realtà che negli anni ha avuto l’apprezzamento di tanti: è stata insignita nel 2005 del titolo di miglior museo scientifico europeo, premiata dall’Unione europea nel 2006 col Premio Descartes per la comunicazione scientifica e nel 2007 come migliore incubatore di nuova impresa. Il fronte del fuoco che, col passare delle ore si pensa sempre più di origine dolosa e che si è esteso per oltre un centinaio di metri, è stato spento da decine di pompieri dopo ore di lavoro. Città della scienza era stata realizzata nell’area ex Italsider negli anni Novanta, su iniziativa di Vittorio Silvestrini e per volontà di Antonio Bassolino, sul modello de La Villette di Parigi. Era il volto migliore della nuova Bagnoli e il più grande attrattore di  turismo scientifico del nostro paese: un luogo di incontro per insegnanti, studenti, famiglie, i bambini, tanti che amano l’avventura scientifica e hanno sete di conoscenza. Il progetto iniziale della Città della scienza, visitata ogni anno da circa 350mila persone, era stato avanzato agli inizi degli anni Novanta. Il 23 novembre del 2001, poi, l’inaugurazione del museo interattivo vero e proprio. Il polo scientifico era stato realizzato nel quartiere Bagnoli, l’ ex area industriale che ha ospitato per decenni l’Italsider. La struttura era ospitata in gran parte nella più antica fabbrica della zona, la ex vetreria LeFevre, i cui ex padiglioni industriali risalgono ai primi dell’ottocento e sono stati restituiti all’antico splendore da una fine operazione di restauro, tornando in vita per dare l’input al progetto di recupero dell’area.

Dopo una fase di sperimentazione cominciata nel 1987 con programmi di attività temporanee da un’idea di Vittorio Silvestrini, nacque la prima edizione di Futuro Remoto, che si svolse alla Mostra d’Oltremare. A seguito del grande successo riscosso dall’89 al ‘92, che si svolse all’Osservatorio astronomico di Capodimonte, fu costituita e riconosciuta la Fondazione Idis. Nell’operazione, Silvestrini coinvolse Vincenzo Lipardi, giovanissimo laureato in filosofia, socio di una cooperativa editoriale, la Cuen, attiva nelle pubblicazioni per il Politecnico. La vicinanza agli aspetti politici e sociali della grande crisi industriale che si stava consumando in quegli anni negli stabilimenti dell’ Italsider di Bagnoli portò Silvestrini e Lipardi a immaginare fin dall’inizio la realizzazione di un vero e proprio Science Centre nell’area, favorendo la riconversione della zona in un polo high-tech che arginasse al tempo stesso l’emorragia di posti di lavoro nello storico quartiere operaio. L’Italsider, la grande fabbrica siderurgica che alla fine degli anni Ottanta era ancora attiva ma che di lì a poco sarebbe stata chiusa. L’obiettivo di Silvestrini era ridare un progetto alla quinta città industriale e alla prima città deindustrializzata d’Italia: Napoli. Era giunto il momento, in quegli anni, di dare un nuovo modello produttivo alla città, fondato sulla conoscenza, un modello che dovesse appartenere a tutti e che per tutti dovesse essere un’opportunità.

L’assunto su cui si basava il ragionamento dello scienziato partiva dalla convinzione che la principale materia prima dello sviluppo fosse il sapere scientifico.

Ora è bruciato non solo un polo scientifico, ma l’idea stessa che vi era dietro. Sono andate  in cenere le esposizioni storiche come Futuro Remoto, l’ Officina dei piccoli, grande spazio dedicato ai bambini, il Planetario e tanti altri progetti. Praticamente l’intero centro, a eccezione del Teatro delle Nuvole, un corpo separato che ospitava rappresentazioni che coniugavano teatro e scienza.

L’Ue ha appena fatto sapere che prenderà in considerazione l’idea di cofinanziare la ricostruzione… Se ci fosse davvero un’Unione Europea, una cooperazione fra popoli che mirano a un obiettivo comune che dovrebbe essere quello del benessere dei cittadini senza distinzione, di razza, religione, sesso… allora ci doveva già essere una riunione straordinaria e stanziare un fondo di ricostruzione. MA L’UNIONE EUROPEA E’ SOLO UN OLIGARCHIA TESA A SOTTOMETTERE I PAESI IN DIFFICOLTA’ E A SPECULARE SULLE POPOLAZIONI STRANGOLATE DAI GOVERNI!

Va in fumo la città della scienza, la Procura dispone il sequestro

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Un vastissimo incendio ha praticamente distrutto, nella notte, la “Città della Scienza”, il museo interattivo considerato tra i gioielli culturali di Napoli oltre che uno dei suoi più validi attrattori turistici, con una media di 350mila visitatori l’anno. Ancora ignote le cause: unica certezza è che all’interno della struttura non c’erano persone, grazie anche alla chiusura settimanale del lunedì.I danni sono ingentissimi: sopravvivono solo i muri perimetrali, l’interno dei padiglioni è devastato. Il fronte del fuoco è lungo più di un centinaio di metri, e dal rogo si è alzata una colonna di fumo visibile da buona parte della città. Dei numerosi padiglioni che componevano lo “science center”, solo uno è stato risparmiato dalle fiamme: l’area distrutta è stimata in 10-12mila metri quadrati, praticamente l’intero centro, a eccezione del “teatro delle Nuvole”, un corpo separato che ospitava rappresentazioni.

Arriva ora il sequestro dell’area per cercare di capire l’origine del rogo (probabilmente doloso e di stampo camorristico) al cuore di quello che era il fiore all’occhiello di Bagnoli. E’ andato in fumo un progetto di riqualificazione che era un gioiello per l’intera città. Un esempio di recupero di uan delle aree più martoriate di Napoli.

Ecco l’ultima “ala” della Tate Modern di Londra!

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L’ampliamento della famosa Tate Modern di Londra che consiste in una strana piramide asimmetrica, quasi un “mucchio di scatole” come la definisce uno dei due proggettisti, l’architetto Jacques Herzog che ha firmato il progetto insieme all’architetto Pierre de Meuron. Con i 322 milioni di euro previsti come spesa, la galleria non solo si amplierà con ben 5 mila metri quadrati di spazi espositivi in più, pari al 65% dello spazio attuale, ma si avrà anche un vantaggio urbanistico con la riqualificazione di tutta la zona e con il collegamento del quartiere si Southwark alla riva sud del Tamigi. Questo sviluppa una delle idee centrali del nuovo edificio, ossia il rapporto fluido tra Museo, città e pubblico. L’esigenza dell’ampliamento è stata soprattutto la massicia affluenza di visitatori, di gran lunga superiore alle aspettative e previsioni, e la politica dell’ingresso gratuito che ha portato la Tate ad essere un riferimento per tutti.

Forse gli inglesi erano invidiosi della piramide del Louvre?

Uova d’autore su un tetto che scotta!

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C’è da poter fare una vera e propria frittata sul tetto del teatro di Figueres. coronamento della sua carriera, Dalì ottenne di trasformare il teatro della sua città natale in un museo. Stravagante e ribelle volle decorare il tetto con delle uova e una cupola gigante. Il vecchio teatro fu bombardato durante la guerra civile spagnola ed è rimasto in rovina per decenni, fino a quando Dalì e il sindaco di Figueres decisero di ricostruirlo come museo. L’artista decise anche che quel luogo sarebbe diventato la sua tomba. Sotto una lastra di marmo bianco, senza nessuna scritta, riposa Dalì, che regalò alla Spagna una nuova visione della cultura e dell’arte.

Arte nuda!

Forse per immedesimarsi completamente nelle opere e per capirle, al Leopold Museum di Vienna è andata in scena un’insolita visita alla mostra “Nude men, from 1800 to today”: protagonisti infatti una comitiva di nudisti. Per loro, macchina fotografica alla mano e poi via come “mamma li ha fatti” per le sale del museo viennese. Sicuramente un’esperienza diversa per gustare senza “sovrastrutture” il linguaggio dell’arte.

Sesso? Sì, ma al museo!

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A San Pietroburgo andare al museo può essere molto eccitante! Arriva il MuzEros, il museo dedicato esclusivamente al sesso e ai suoi molteplici aspetti.  Gli organizzatori assicurano che la loro creazione niente ha a che fare con gallerie di oggetti di dubbio gusto, ma trattasi di un vero e proprio tuffo nella storia dell’eros, con un’esposizione di pezzi provenienti da tutto il mondo, alcuni risalenti anche a 2.000 anni fa. Quindi nulla di volgare, ma solo cultura per raccontare, quello che era considerato anni fa un tabù… ma quando un museo dell’amore?

 

Concerto a Busseto il 27 gennaio: iniziano i festeggiamenti per i 200 anni di Verdi

L’orchestra Verdi intanto sta progettando un museo dedicato al compositore. Dovrebbe sorgere a Milano.

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