Casaleggio aveva bocciato le proposte Renzi… e i dissidenti bocciano lui!

casaleggio-tuttacronacaI pentastellati dissidenti partono alla carica contro Grillo e Casaleggio, inviando una mail in cui si leggerà: “Basta con l’atteggiamento da vittima. Sulla legge elettorale dovevamo discutere con Renzi e con le altre forze politiche”. Sono infatti almeno una decina i parlamentari grillini che non hanno gradito l’isolamento nel quale si è rifugiato il Movimento. Nel documento è probabile che venga chiesta una seconda chance, fa sapere il senatore M5S Francesco Campanella: “Consultare la Rete affinché si possa avere un mandato per trattare con le altre forze politiche sulla legge elettorale”. Il sospetto, tuttavia, è che la presa di posizione non avrà grandi effetti. D’Inca, capogruppo alla Camera, ribatte infatti che “questa è la visione di singoli parlamentari e che i principi del Movimento sono altri. Per il resto ogni persona può fare la sua strada e il suo percorso…”. E sottolinea che dal segretario del Pd “non è arrivato alcun invito ufficiale e poi sarebbe stato inutile sederci a discutere dal momento che la partita era già stata giocata tra Renzi e Berlusconi. Di cosa avremmo dovuto parlare? La riforma della legge elettorale si fa nelle Aule, non nelle stanze. In tv andremo per fare battaglia sulle preferenze”. Nicola Morra dal canto suo si domanda se quello che il segretario del Pd ha rivolto al M5S fosse davvero un invito: “Abbiamo saputo tutto tramite tv e stampa, se si invitano così le forze parlamentari lascio giudicare agli altri…”. Ma il pproblema sollevato dai dissidenti è anche “il ritardo” con il quale è stato affrontato l’argomento: “La verità è che siamo in ritardo, una nostra proposta non c’è, non è stata definita, e avrà luce solo a febbraio quando si sarà espressa la base. Se ci fossimo seduti a un tavolo con Renzi non avremmo avuto le idee chiare”, ammette il senatore M5S Fabrizio Bocchino spesso in dissenso. E aggiunge Campanella: “Va bene ascoltare gli attivisti e consultare la Rete perché è il metodo del nostro Movimento ma dobbiamo pensare all’efficacia della nostra azione. Isolandoci non riusciremo mai a porre con forza i nostri argomenti. Avremmo dovuto ascoltare cosa Renzi aveva da dirci per evitare questa posizione da vittima che abbiamo assunto. E forse avremmo potuto ottenere alcuni elementi, come le preferenze, che per noi sono fondamentali”. E ancora, Lorenzo Battista sottolinea: “Partecipare alla riforma della legge elettorale era un’occasione da non perdere”. In fondo “a dialogare non ci abbiamo provato neanche. Non sarebbe stato un dato politico ma semplicemente un modo per essere influenti”, aggiunge Luis Alberto Orellana, un altro senatore critico nei confronti della ‘linea Casaleggio’, che in tweet sintetizza con ironia la sua idea: “Gli avversari politici sono come i parenti. Non li scegli ma li gestisci. Gli parli, magari solo ai battesimi o ai funerali, ma gli parli…”.

“Chiamatelo Italicum”: la proposta di legge elettorale di Renzi

italicum-tuttacronacaQuello che propone Matteo Renzi, nel testo di legge elettorale, è il doppio turno di coalizione. “È arrivato il momento di far vedere che la politica non è solo discussione” perché se la politica smette di fare politica a si mette a “discutere, discutere e discutere smette di essere politica e diventa bar sport. Dobbiamo decidere se essere politica o bar dello sport”, ha esordito il segretario del Pd lanciando poi la sua proposta di legge elettorale. “Chiamatelo ‘Italicum’ senza problemi”, ha sottolienato, aggiungendo: “L’Italicum consente al Pd di potersi giocare la partita per il governo. E non esclude le alleanze ma che siano alleanze per governare, non servano solo vincere per vincere”. Quello che prevede la proposta presentata al Pd è “l’assegnazione di un premio di maggioranza” a chi abbia preso “almeno il 35%” dei voti “che porti al 53% minimo e al 55% al massimo”. Il premio dunque sarà “al massimo del 18%”, in modo da evitare profili di incostituzionalità. Il tutto per evitare il ritorno a un governo delle larghe intese. Se nessuno ottiene il 35% “c’è la possibilità di un doppio turno, più precisamente un ballottaggio non tra due candidati premier ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli che senza apparentamento rigiochino la partita di fronte elettori”.  Stando a quanto anticipato, resterebbero le mini liste bloccate di sei candidati per circoscrizione e gli sbarramenti: al 5% per i partiti in coalizione e quello dell’8% per le forze che si presentano da sole. Inoltre, proponendo il ballottaggio Renzi punta a fare in modo che non si ripeta ciò che è accaduto a febbraio scorso: un Parlamento senza maggioranza e l’obbligo di ricorrere alle larghe intese. Il premio di maggioranza non sarà del 15% secco, ma “graduato” in modo da permettere che il vincitore raggiunga sempre una maggioranza di almeno il 53-55% dei seggi per governare senza dover stringere alleanze.  “Chi oggi immagina, non sempre forte di un bagaglio di preferenze, le preferenze per avere eco mediatica significativa lo può fare ma nell’accordo le preferenze non ci sono. Se toccherà a me due sono gli impegni: le primarie e il vincolo assoluto della rappresentanza di genere”, spiega ancora il sindaco fiorentino. Il segretario del Pd aggiunge che nel modello ci saranno “120 circoscrizioni, 4 volte più grandi del Porcellum, di fatto sono collegi plurinominali di circa 500mila persone con il nome che si può mettere sulla scheda. Ci sono diverse ipotesi su questo punto e ne discuteremo, ma se nella circoscrizione ci sono 4 candidati, 4 posti da assegnare, il Pd presenterà 4 candidati’”. Il segretario del Pd parla anche dei tempi della riforma: “Il 15 febbraio la segreteria andrà a chiudere il pacchetto della proposta sul superamento del Senato e avremo 20 giorni per discutere con altri partiti. Nella seconda meta di febbraio presenteremo il ddl costituzionale per arrivare all’ok in prima lettura al Senato entro il 25 maggio”. E spiega: “Sul Senato mettiamo paletti condivisi con il principale partito dell’opposizione, Fi, e sono il superamento del bicameralismo perfetto, ovvero la fiducia spetta solo ad una Camera e c’è l’eliminazione dell’elezione diretta dei membri e l’indennità. E questo ha ricadute evidenti nel numero dei parlamentari ed è un segnale nella battaglia contro l’antipolitica perché Grillo non lo asciughi con gli algoritmi ma con la politica. Potremo dire agli italiani che la prossima volta non voteranno più per il Senato”.  Renzi ha spiegato alla Direzione del Pd i motivi dell’incontro con Berlusconi. “Esprimo a Silvio Berlusconi gratitudine per aver accettato di venire alla sede del Pd. Quelli che mi dicono dovevi parlare con Fi ma non con lui dico che è una contraddizione in termini” perché parlare con Fi significa parlare con lui, “con chi dovevo parlare con Dudu’?” E sottolinea: “Pensare che io ho resuscitato Berlusconi fa a cozzi con la teologia e con la realtà perché lui è il capo del centrodestra, riconosciuto da chi sta in alleanza con lui in tutte le città. Posso non pensarla come Berlusconi ma quando lui condivide le mie idee io non ho paura, non sono subalterno al punto da cambiare le mie idee”.  

Il braccio di ferro tra Letta e Renzi

braccio_di_ferro_tuttacronacaAcque agitate in casa Pd con il premier Letta che ieri non si è presentato in direzione e il gesto non è stato gradito al segretario Renzi che ha voluto sottolineare i “Dieci mesi di fellimenti”. Solo in serata il faccia a faccia tra i due, con il premier che ha voluto avvertire il sindaco di Firenze sul fatto di avere un incontro con Berlusconi per parlare della legge elettorare: “Attento, così aiuti Berlusconi”. Ma l’incontro di sabato, nel frattempo, è stato confermato. In poche parole: Renzi vuole le urne per vincere e Letta teme che così facendo rinforzi gli avversari. Il premier ha avvertito il sindaco: “La legge elettorale va fatta a partire dalla maggioranza di governo e bisogna ragionare sul doppio turno. Altrimenti vai a sbattere. Al Senato non hai numeri e si va a votare col proporzionale”. Che significa che o il sindaco accetterà il consiglio o sarà guerra aperta.L’incontro tra i due leader delle principali forze in campo sta davvero alimentando la tensione, soprattutto nel Pd. Renzi intende andare fino in fondo. “Faccio sul serio e lo dovete capire. Su questo mi gioco tutto” ha detto il sindaco a Letta durante il loro incontro. Su che basi sarà l’accordo? O il sistema spagnolo o il Mattarellum. No al doppio turno, il sistema preferito di Alfano e, appunto, Letta.

La denuncia dei grillini alla Camera: ci spiano!

m5s-spiato-tuttacronacaIl gruppo del M5S alla Camera ha invitato la presidente Laura Boldrini a farsi garante della sicurezza, visto che denunciano di essere stati spiati. Come spiegano il presidente Riccardo Nuti e il capogruppo Federico D’Incà, che hanno accompagnato il direttore amministrativo a sporgere denuncia alla polizia di Montecitorio sulla violazione degli uffici del gruppo parlamentare: “Durante le feste natalizie l’ufficio del direttore amministrativo del gruppo parlamentare alla Camera è stato aperto, sono stati rotti i sigilli del pc. È altamente probabile che sia stato asportato l’hard disk per essere copiato e reinserito”. E sottolineano: “Chiediamo alla presidente della Camera, Laura Boldrini, di farsi garante della sicurezza degli uffici dei gruppi parlamentari. E’ la terza volta che avviene. Era già accaduto col pc del capo del legislativo e un’altra volta nei confronti di un impiegato ed è scandaloso che ciò succeda in un Palazzo che dovrebbe fare della sicurezza il suo pilastro principale”.

Casaleggio a Roma: bocciate tutte le proposte di Renzi sulla legge elettorale

casaleggio-tuttacronacaGianroberto Casaleggio, il guru del Movimento 5 Stelle, durante l’incontro a Montecitorio con alcuni parlamentari del suo gruppo, avrebbe posto il veto sulle tre proposte fatte da Matteo Renzi sulla riforma della legge elettorale. Avrebbe detto: “Le tre proposte di Renzi sono astratte ed evidentemente incostituzionali”. Per quel che riguarda il Movimento, la sua proposta sarà quella che uscirà dalla consultazione in rete anche se, avrebbe commentato il guru a 5 stelle, esiste una proposta M5s e “gli unici fino ad ora a depositare una proposta innovativa e fatta bene siamo stati noi”. Casaleggio ha poi spiegato: “La nostra proposta sarà disponibile a fine febbraio. Nel frattempo se si dovesse andare a votare prima andiamo con la legge uscita dalla Consulta”. Non è passato molto tempo prima che arrivasse un tweet del segretario del Pd sulla questione: “Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato”.

L’arrivo di Casaleggio… nuove strategie in vista?

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Arriva il guru del M5S, Gianroberto Casaleggio che oggi, a Montecitorio a Roma incontrerà i parlamentari. Ai giornalisti spiega che per quanto riguarda la legge elettorale sarà avviata una consultazione tra gli iscritti e poco importa se si concluderà quando ormai le proposte dei partiti saranno state già discusse in Aula.

“Per il M5s il metodo è fondamentale” afferma Casaleggio dopo aver confermato che difficilmente la consultazione potrà terminare per il 27 gennaio ma, “probabilmente entro la fine di febbraio”. “Sicuramente – ha aggiunto – la consultazione varrà per la decisione del Movimento e per noi il metodo è fondamentale”.

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“Se Letta si logora non è colpa mia”: così Renzi

matteo-renzi-tuttacronacaLa Stampa aveva pubblicato un editoriale di Luca Ricolfi in cui la segreteria di Renzi era stata paragonata a Qui Quo Qua. Ora il neosegretario del Pd ha risposto con una lettera in cui si legge. “Non riusciamo a a capire come come si possa ancora insistere con la tiritera: ‘Vuole solo logorare Letta’. Il primo ministro è il capo del governo. Se si logora, si logora per le cose che fa. O che non fa. Non per il tentativo di altri di realizzare finalmente le riforme attese da vent’anni”. Dopo di che, una nuova stoccata al premier: “Se facciamo la legge elettorale, lo facciamo per dare una speranza agli italiani, non per logorare. Se Letta si logora, è perché governa male, non perché c’è un nuovo segretario del Pd. Da parte mia mi sento obbligato a dare una mano perché Letta governi bene: gioco nella stessa squadra. E non per lui o per me, ma perché è la cosa giusta per l’Italia”. E riguardo i tre nipoti di Paperino, “sono disegnati come molto antipatici”, scrive Renzi, “ma – almeno nella rappresentazione disneyana – qualche problema lo risolvono. Zio Paperino è più simpatico ma non ne azzecca una. E soprattutto l’attuale classe dirigente somiglia molto a Paperoga: dove tocca, sbaglia. Persino volenterosa, intendiamoci. Ma rompe e non paga. E accade da troppi anni”. E prosegue: “Se fino ad oggi si sono perse occasioni su occasioni – scrive il segretario – è difficile dare la colpa a chi non c’era. “Presentando il JobsAct ho cercato di sottrarre ai soli addetti ai lavori la discussione sull’occupazione, per caricarla sulle spalle del Pd, il primo partito del Paese. Non si tratta infatti di materia semplicemente giuslavoristica, ma della principale sfida politica per una classe dirigente che finge di non vedere come la disoccupazione giovanile al 42% sia una sconfitta terribile per l’Italia”. Per quel che riguarda la sua segreteria, il sindaco fiorentino ammette che la squadra “ha molti limiti, certo. Ma siamo volenterosi, pieni di passione, ricchi di grinta e soprattutto desiderosi di mostrare come le cose – volendo – si possono fare”.

Anche “Aigor” tra i delusi del Pd: la rete si sbizzarrisce!

delusi-pd-tuttacronacaQualche mese fa Luciano Ligabue affermava: “Sono uno dei tanti delusi dal Pd e non voterò alle primarie. Movimento 5 stelle? Non so se abbia le risposte che servono all’Italia, ma sicuramente è un movimento necessario a ricordare che così non va e bisogna cambiare”. Le parole si sono trasformate in una specie di mantra per tutti i sostenitori di Grillo e dei suoi “cittadini” che popolano la rete e, qualche giorno fa,Fb è nato un gruppo che ironizza sull’entusiasmo dei militanti e sostenitori di Beppe Grillo. Ecco alcuni esempi:

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“Non comprate Repubblica e La Nazione!”: il nuovo diktat di Grillo

beppe-grillo-tuttacronacaNuovo monito ai militanti del M5S da parte di Beppe Grillo che su un post pubblicato nel suo blog spinge a non comprare più i quotidiani La Repubblica e La Nazione, che definisce “i serial killer della disinformazione” contro il movimento. Il leader dei pentastellati spiega che “Il diavolo è nei dettagli, la disinformazione pure”. Pubblica quindi un’immagine de La Nazione di venerdì 10 gennaio 2014 nella quale si vede un grafico nel quale “il M5S votato da 9 milioni di italiani è genericamente compreso sotto altri”. E commenta: “Il M5S scompare senza far rumore. Per il lettore non c’è più, non conta, nulla può e nulla fa”. Quindi è il turno de La Repubblica di venerdì 10 gennaio 2014, edizione di Milano, e di un articolo sui rimborsi elettorali dei partiti in Lombardia. Anche qui, denuncia il M5S, nel grafico si mette in evidenza la cifra di rimborsi che avrebbe dovuto prendere il movimento, mettendo solo in minuscolo il fatto che quei soldi non siano mai stati utilizzati.” “Il M5S ha preso 600.000 euro? Ma non li aveva rifiutati? Sono come gli altri!”, pensa il lettore che non si accorge del minuscolo asterisco che rimanda a una nota ancora più minuscola che recita: “rimborsi non utilizzati per decisione di M5S”. Grillo spiega allora che si tratta di una “disinformazione scientifica al di sotto del livello di coscienza: subliminale. La vittima è sempre il M5S che o non esiste o è come gli altri”. “Questa disinformazione è nelle redazioni locali, si annida in un sottotitolo, dentro un grafico, dietro un asterisco. Disinformazione metodica, chirurgica, seriale che denota un comportamento attento, che non lascia nulla al caso, maniacale, patologico: quello tipico dei serial killer. Della disinformazione. Vanno fermati – è l’appello che lancia Grillo – colpendoli dove più fa male, nel portafoglio. Non comprate più la Repubblica e la Nazione”.

Nessuna apertura da Alfano: “se Pd propone nozze gay ce ne andiamo”

porta-chiusa-tuttacronacaLa legge elettorale approderà alla Camera il 27 gennaio, da decisione della conferenza dei capigruppo della Camera dopo un ampio dibattito che ha visto perplesso il Nuovo centro destra per il timore che non si dia sufficiente tempo alla Commissione Affari costituzionali per completare l’esame dei testi. Ma non è l’unica preoccupazione di Alfano, che sbarra la porta a diversi temi di cui parla Matteo Renzi: “Se propongono il matrimonio gay – minaccia il vicepremier al governo – ce ne andiamo un attimo prima a gambe levate e denunciandolo all’opinione pubblica. Siamo in un governo con la sinistra, ma è sufficiente leggere la rassegna stampa delle ultime 96 ore per rendersi conto che se non ci fossimo noi, la sinistra riterrebbe normale legalizzare la canna, i matrimoni e le adozioni ai gay e spalancherebbe le frontiere. Questo è il riformismo della sinistra, il loro universo valoriale”. E insiste: “Siamo al governo per fare scudo a delle cose che la sinistra farebbe se non ci fossimo noi che crediamo che la famiglia sia composta da un uomo e da una donna. Siamo i riformatori di un campo alternativo alla sinistra. Sappiamo quello che c’è da riformare e quello che c’è da conservare”. Per quel che riguarda la legge elettorale, tuttavia, Alfano esprime fiducia al nuovo segretario dem per quanto riguarda la tempistica: “Renzi dice che per lui il governo può andare avanti fino al 2015. E io mi fido – ha detto -. Renzi lo ha detto pubblicamente, è un leader di nuova generazione e ha tutto l’interesse a dire una cosa e fare la cosa che ha detto. Era tipico dei vecchi leader dire una cosa e farne un’altra. Sulla sua volontà di mandare avanti il governo mi fido di lui. Manterrà quel che ha detto”. Discorso diverso per il Jobs Act: “Job act si the same old soup, è la stessa zuppa di sempre”. Non risparmia critiche il ministro dell’Interno al piano di Renzi per il lavoro. “In questo momento siamo alle perifrasi – ha aggiunto – e lo dimostra l’apertura da parte della Cgil”.

Giovannini e il Jobs Act di Renzi: “Richiede forti investimenti”

jobs-act-tuttacronacaIeri sera è arrivata la bozza del Jobs Act messo a punto da Matteo Renzi e ora iniziano ad arrivare i primi commenti. Il ministro del Lavoro Giovannini, intervenuto a Prima di tutto su Radio 1 ha affermato: “La proposta di Renzi sulla natura dei contratti e le tutele ad essi collegati non è nuova, ma va dettagliata meglio”. E ha aggiunto: “C’è poi da dire che molte delle proposte presentate da Renzi in questa lista prevedono investimenti consistenti”. Il ministro ha continuato: “Nel passato vi sono state due proposte contrapposte una dei professori Boeri e Garibaldi nella quale l’azienda può più facilmente interrompere un rapporto di lavoro al’inizio attraverso un indennizzo monetario, per poi invece con il passare degli anni lavorati tornare per il lavoratore a una situazione standard, quella protetta dall’articolo 18; una proposta invece del professore Ichino in cui l’articolo 18 entra in campo solo dopo molti anni. Quindi bisogna capire di cosa si sta parlando”, precisa Giovannini. “Noi adesso abbiamo ogni trimestre circa 400 mila assunzioni a tempo indeterminato e circa 1 milione e 6 a tempo determinato. Allora riuscire a trasformare contratti precari in contratti di più lunga durata è un obiettivo assolutamente condivisibile”. Ma, dato il “momento di grande incertezza”, il fatto che “come imprese siano disponibili ad andare in questa direzione” è “da verificare”.Quanto all’operato dell’esecutivo di cui fa parte, “il governo in tutti questi mesi ha dovuto prendere moltissime decisioni per fronteggiare una crisi che dura da molti anni, quindi direi che non annaspa affatto – ha aggiunto il ministro del Lavoro – Il patto di governo per il 2014 deve essere estremamente concreto, anche per rispondere alla drammaticità dei dati sul mercato del lavoro – aggiunge – siamo a un livello inaccettabile di disoccupazione giovanile”. Per il ministro non bastano le assunzioni” di 35mila tra giovani, donne e over 50 per effetto degli incentivi varati” dal suo Governo: “Abbiamo bisogno di far ripartire l’economia, ci sono segnali che il settore manifaturriero sta ripartendo, si sta riducendo la cassa integrazione e quindi stanno aumentando le ore lavorate per questo settore, ma settori come l’edilizia, il terziario, il commercio sono ancora in grandissima difficoltà”.

Il lavoro secondo Renzi: arriva la bozza del Jobs Act

matteo-renzi-tuttacronacaLa newsletter di Matteo Renzi questa sera ha presentato, nero su bianco, la bozza del Jobs Act, il grande piano sul lavoro del segretario del Pd. Vi si trova l’impianto delle nuove regole che costituiranno lo scheletro dellla riforma, con “un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti” e un “Assegno universale per chi perde il posto di lavoro”. L’obiettivo, spiega il segretario, è la “riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile”. Il tutto accompagnato da un nuovo codice del lavoro da presentare “entro otto mesi”. Il sindaco fiorentino ha individuato tre maxi capitoli nell’ultimo dei quali si parte dalla semplificazione delle norme, con la “Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero” alla riduzione delle forme contrattuali caratterizzata, ed è questo uno dei capitoli più attesi, dal nuovo contratto di inserimento a tutele crescenti. Questo il testo originale della newsletter:

L’obiettivo è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri (tra il 2008 e il 2012 l’Italia ha attratto 12 miliardi di euro all’anno di investimenti stranieri. Metà della Germania, 25 miliardi un terzo della Francia e della Spagna, 37 miliardi). Per la Banca Mondiale siamo al 73° posto aal mondo per facilità di fare impresa (dopo la Romania, prima delle Seychelles). Per il World Economic Forum siamo al 42° posto per competitività (dopo la Polonia, prima della Turchia). Vi sembra possibile? No, ovviamente no. E allora basta ideologia e mettiamoci sotto

Parte A – Il Sistema

1. Energia. Il dislivello tra aziende italiane e europee è insostenibile e pesa sulla produttività. Il primo segnale è ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più (Interventi dell’Autorità di Garanzia, riduzione degli incentivi cosiddetti interrompibili).
2. Tasse. Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe.
3. Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro.
4. Azioni dell’agenda digitale. Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete.
5. Eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Funzioni delle Camere assegnate a Enti territoriali pubblici.
6. Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali.
7. Burocrazia. Intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell’Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. I Sindaci decidono destinazioni, parere in 60 giorni di tutti i soggetti interessati, e poi nessuno può interrompere il processo. Obbligo di certezza della tempistica nel procedimento amministrativo, sia in sede di Conferenza dei servizi che di valutazione di impatto ambientale. Eliminazione della sospensiva nel giudizio amministrativo.
8. Adozione dell’obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato.

Parte B – i nuovi posti di lavoro
Per ognuno di questi sette settori, il JobsAct conterrà un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro.

a) Cultura, turismo, agricoltura e cibo.
b) Made in Italy (dalla moda al design, passando per l’artigianato e per i makers)
c) ICT
d) Green Economy
e) Nuovo Welfare
f) Edilizia
g) Manifattura

Parte C – Le regole
I. Semplificazione delle norme. Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero.
II. Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti.
III. Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.
IV. Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Ma presupposto dell’erogazione deve essere l’effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance.
V. Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
VI. Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.

Su questi spunti, nei prossimi giorni, ci apriremo alla discussione. Con tutti. Ma con l’idea di fare. Certo ci saranno polemiche, resistenze. Ma pensiamo che un provvedimento del genere arricchito dalle singole azioni concrete e dalla certezza dei tempi della pubblica amministrazione possa dare una spinta agli investitori stranieri. E anche agli italiani. Oggi stimiamo in circa 3.800 miliardi di euro la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Insomma, ancora qualcuno ha disponibilità di denari. Ma non investe perché ha paura, perché è bloccato, perché non ha certezze.

Noi vogliamo dire che l’Italia può ripartire se abbandoniamo la rendita e scommettiamo sul lavoro. In questa settimana accoglieremo gli stimoli e le riflessioni di addetti ai lavori e cittadini (matteo@matteorenzi.it). Poi redigeremo il vero e proprio Jobs Act.

Niente regionali in Sardegna per il M5S: il gruppo non è pronto!

movimento-5-stelle_tuttacronacaIl tempo è scaduto: i simboli per le elezioni regionali in Sardegna, che si terranno il prossimo 16 febbraio, vanno depositati oggi e il Movimento Cinque Stelle non è pronto. Dopo accese discussioni all’interno del movimento in Sardegna, e con Casaleggio e Grillo che non hanno concesso l’uso del simbolo, il gruppo non è riuscito a trovare una soluzione e non parteciperà alle regionali. La notizia viene ufficializzata dalla deputata sarda Emanuela Corda sulla pagina Facebook “Amici di Beppe Grillo in Sardegna”. “Il nostro tempo è scaduto e bisogna farsene una ragione – scrive -. Noi non presenteremo alcuna lista, perché non siamo ancora pronti per farlo”.

Grillo non concede l’uso del simbolo: M5S fuori dalle elezioni sarde

Movimento-5-Stelle-sardegna-tuttacronacaIl 6 gennaio scade il tempo per depositare il simbolo per le elezioni regionali in Sardegna ma lo staff nazionale di Grillo e Casaleggio non ha ancora dato il via libera ai rappresentati sardi. A spiegare il motivo dell’impasse che non ha ancora permesso di scegliere un candidato alla presidenza sarebbero le divisioni fratricide in due gruppi che si sono rinforzate di riunione in riunione. Si tratta di beghe locali che dovrebbero essere risolte con il beneplacito di Roma. Al momento, spiega Il Fatto Quotidiano, “è al lavoro la diplomazia dei parlamentari a 5 Stelle per trovare una mediazione dell’ultim’ora. Lavoro difficile – e pare – infruttuoso. In Sardegna vanno avanti, nel frattempo, gli incontri serrati fino all’ultimo tentativo dell’assemblea plenaria prevista per domenica 5 gennaio in un paese dell’Oristanese: un momento di partecipazione attiva e “rinascita”. E pensare che il Movimento alle ultime elezioni politiche era diventato, d’un solo balzo, la prima forza politica dell’isola, raggiungendo il 30 per cento dei voti (addirittura 37% nel Sulcis, roccaforte del centrosinistra). Un esordio di belle speranze con l’obiettivo regionale, quasi incubo bipartisan, che si è infranto sulla litigiosità.” Il quotidiano ha anche interpellato al riguardo Mario Puddu, primo cittadino 5 stelle di Assemini, il quale ha spiegato: “Ho chiesto l’intervento di Beppe Grillo via sms e lui mi ha chiamato. Mi è sembrato davvero risoluto, non concederà il simbolo. Era dispiaciuto e arrabbiato perché in tutti questi mesi non si è trovata una soluzione. Eppure, gli ho ricordato, ci sono alcuni parlamentari più vicini a questa o a quella corrente, disponibili a trovare una sintesi. Ma ormai è tardi per lui, ha detto che ne uscirebbe un minestrone”. Lo stesso sindaco si dice “addolorato”, ma non biasima il leader. “Peccato. La Sardegna avrebbe bisogno di una scossa e invece l’urna sarà orfana del Movimento, questo ci deve far riflettere. Eppure a livello locale stiamo lavorando bene, forse amministrare nel piccolo è più facile. In questi cinque-sei mesi le fazioni non hanno dato un bello spettacolo in vista delle regionali”. E continua: “Lo staff aspettava che la questione si autorisolvesse. In Sardegna si aspettava una parola dall’alto”. Negli ambienti vicini ai parlamentari arrivano ulteriori conferme: gli spazi di manovra sarebbero inesistenti. Ma nel frattempo sulla pagina Facebook “Amici di Beppe Grillo in Sardegna” le reazioni sono numerose e contrastanti: delusione, rabbia, speranza. C’è chi punta il dito contro l’ex comico e l’assenza di democrazia, chi si colpevolizza (“Ce lo meritiamo”) e chi propone fughe in avanti con liste alternative, di richiamo autonomista. Oppure rilanciano chiedendo il ritiro delle truppe: deputati e senatori sardi. Ed è caccia a chi rilascia dichiarazioni ai giornalisti. Alcuni attivisti, inoltre, nel tentativo di convincere Grillo, hanno iniziato uno sciopero della fame. Si definiscono “un gruppo di cittadini sardi, partecipi della Rivoluzione Democratica Nonviolenta avviata dal MoVimento” che “vuole a tutti i costi che la Rivoluzione faccia il suo corso pure in Sardegna”. I sei, supportati anche dalle onorevoli Emanuela Corda e Manuela Serra chiedono a Grillo “di consentire l’uso del simbolo per le imminenti elezioni Regionali” e “di consentire libere elezioni, tra gli iscritti certificati, per selezionare democraticamente i candidati da inserire nella lista”.

Marina Berlusconi scende in campo come candidata premier?

marina-berlusconi-politica-tuttacronacaE’ Repubblica a rilanciare l’idea che Marina Berlusconi venga candidata come premier, con il padre che ormai si sarebbe deciso a chiederle questo sacrificio e scendere in campo:

Una svolta che aprirebbe una voragine sulla sponda forzista: chi candidare premier? Problema che finora il capo ha imposto ai suoi di rimuovere. Una qualsiasi investitura anzitempo lo avrebbe indebolito sotto il profilo politico, ma soprattutto giudiziario. Adesso il quadro cambia rapidamente. Bisogna correre ai ripari. Ecco perché in queste settimane natalizie ha fatto testare proprio Giovanni Toti e, a sorpresa, Angelino Alfano, in una prospettiva da ritorno del figliol prodigo. I risultati dei sondaggi — da qui la preoccupazione crescente — non sono stati affatto incoraggianti. Il direttore che di fatto non si è concesso ferie per restare ad Arcore, sogna la poltrona da vicepresidente unico del partito e lavora per organizzare le celebrazioni del ventennale del 26 gennaio, è risultato un tipo che «funziona» in tv. Ma nulla più di quello. Alfano non sarebbe andato meglio rispetto a quando guidava Forza italia da segretario. Col vicepremier i contatti sono stati «affettuosi» anche in questi giorni festivi, ripresi ora sulla legge elettorale. La Santanchè sferza Angelino, invitandolo a «lasciare l’amante e tornare alla famiglia».

 

Ma il Cavaliere non ci pensa proprio a organizzare le primarie per coinvolgere il vicepremier:

 

«A me interessa solo l’alleanza elettorale » assicura il Cavaliere ai dirigenti. Ma sta di fatto che in campo «c’è solo Marina». Molto dipenderà dalla nuova legge elettorale. Berlusconi ufficialmente tiene le carte coperte ma, racconta chi gli ha parlato ieri, esclude fin d’ora il Mattarellum corretto: «Saremmo spettatori della sfida tra Renzi e Grillo, per noi improponibile». Verdini invece sembra lo abbia convinto a puntare sullo spagnolo. «Un proporzionale rivisto ci consente di giocarcela ancora da protagonisti ». Ma non è detto si vada in quella direzione. E allora l’unico «jolly» resta la figlia Marina. «Il presidente sa che se scegliesse un uomo in chiave anti Renzi, sarebbe comunque un clone — spiega un ex ministro berlusconiano dell’inner circle — l’effetto sorpresa funzionerà solo con una donna. E il nome resta solo uno». Quello più fidato, che salverà il brand nel simbolo e forse lo zoccolo duro alle urne.

E se si dimettessero tutti i pentastellati..?

legge-elettorale-dimissione-grillini-tuttacronacaSi continua a parlare della Legge Elettorale, con Renzi che cerca accordi e Grillo che indice le consultazioni sul web, ma ancora si attendono le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum. E’ il Corriere della Sera a scrivere che, quando saranno rese pubbliche, tra una decina di giorni, il M5S potrebbe decidere di protestare con le dimissioni di massa dei parlamentari.

Tra le righe del messaggio serpeggia l’idea che serva un gesto di rottura estremo una volta che saranno rese note le motivazioni della Consulta. Si fa largo anche l’ipotesi di dimissioni di massa da parte dei parlamentari del Movimento — «una suggestione più che un’intenzione », dicono alcuni Cinque Stelle —, uno spunto che però viene preso in considerazione. «Nel caso in cui dalle motivazioni della Corte dovesse trasparire che il Parlamento è illegittimo, le dimissioni di tutti i deputati e senatori del Movimento sarebbero a mio avviso un atto radicale e coerente», dice Paolo Becchi.

Emanuele Buzzi, autore dell’articolo, spiega che a questo punto potrebbe arrivare la sorpresa:

Il professore, indicato più volte come ideologo dei Cinque Stelle, vede nel post di Grillo «una risposta implicita » alle sollecitazioni di Renzi («Come è possibile fare riforme con un’Aula delegittimata? », si chiede) e lamenta il fatto che «la Consulta la stia tirando alla lunga per le motivazioni: la situazione è già insostenibile ». Ecco, quindi, «la necessità » di una prova di forza, che però non convincerebbe tutti i vertici del Movimento. A partire proprio da Gianroberto Casaleggio. La conseguenza di un atto simile «sarebbe solo quella di far subentrare i primi non eletti alle Politiche», afferma un pentastellato. «Meglio puntare sull’impeachment nei confronti di Giorgio Napolitano », ripetono alcuni esponenti. E anche Becchi condivide la linea: «Nel caso si arrivasse al voto in Aula, per il capo dello Stato sarebbe già una sconfitta: non rappresenterebbe più l’unità del Paese, a maggior ragione se la nostra proposta venisse appoggiata da qualche altra forza politica».

Il sogno “proibito” di Travaglio!

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Il sogno “proibito” del giornalista Marco Travaglio è quello che Renzi possa iniziare un processo di riforme insieme al M5S. I tempi sono stretti e quindi bisogna muoversi in fretta. Un possibile pericolo è quello anche di vedere una linea più o meno tracciata tra il sindaco di Firenze e Berlusconi, anche perché il leader di Forza Italia ha già più volte esternato le sue simpatie per Matteo Renzi e per il suo programma.

“La luna di miele non durerà molto. […] Ed è difficile, per il segretario di un partito che per giunta non controlla né la maggioranza dei suoi parlamentari (espressione del Pd bersaniano, cioè di un’altra èra geologica) né la sua delegazione governativa (quasi tutta formata dagli sconfitti alle primarie), lasciare un segno tangibile di cambiamento.

“Perciò Renzi si agita tanto. Non solo, come dice Grillo, perché è “uno stalker in cerca di visibilità”. Ma anche perché cerca disperatamente sponde fuori dalla gabbia asfittica della maggioranza, anzi della minoranza di governo: la somma di Pd, Ncd, Sc e Udc nei sondaggi vale un terzo degli italiani.

“Renzi ha bisogno di numeri importanti per far passare qualche riforma molto popolare e dimostrare di non essere un parolaio come tutti gli altri.

“E quei numeri glieli possono portare solo Grillo o Berlusconi. Che sono i due leader dell’opposizione, il che spiega il terrore fra i guardiani dello stagno: Napolitano, Letta jr., giù giù fino ad Alfano, Monti, Casini e le altre anime morte. Berlusconi, anche morente, è molto più vispo di tanti quarantenni: infatti s’è subito infilato nel varco aperto da Renzi.

“Stupisce invece l’inerzia del Movimento 5Stelle, che paiono tornati in preda alla paralisi che li fregò alle consultazioni di marzo- aprile. Oggi come allora, è il momento di andare a vedere il gioco di Renzi. Se è un bluff, avranno il merito di averlo smascherato. Se è una cosa seria, divideranno con lui il merito di avere sbloccato l’impasse: siccome Renzi sa che un asse privilegiato con Berlusconi farebbe storcere il naso a molti dei suoi elettori, il M5S può rendere molto preziosi i propri voti in Parlamento, dettandogli alcune condizioni”.

Poi si arriva al programma della nuova maggioranza Matteo Renzi – Beppe Grillo, secondo Marco Travaglio:

1. “la rinuncia ai “rimborsi elettorali”  che metterebbe in ginocchio l’apparato Pd. Perché non sfidarlo [a Renzi] a mantenere la parola? Se non lo farà, peggio per lui. Se lo farà, non si vede cosa impedisca ai 5Stelle di fare ciò che Grillo predica da sempre: accordarsi in Parlamento sulle cose da fare.

2.  Una nuova legge elettorale (delle tre proposte di Renzi la seconda appare “utilissima”, quella che riproduce grosso modo il Mattarellum),

3. Unioni civili.

4. “Taglio delle prebende ai consigli regionali”.

Di “dubbia utilità” invece Travaglio giudica l’idea di Matteo Renzi di

5. “un Senato ridotto a carrozzone di consiglieri regionali”.

A queste, aggiunge Marco Travaglio, per reciprocità, M5S

“6. potrebbe chiedere di aggiungere un paio di propri cavalli di battaglia. E otterrebbe tre effetti collaterali mica da ridere: tagliare l’erba sotto i piedi al trio Napolitano- Letta-Alfano; mettere definitivamente fuori gioco Berlusconi e avvicinare le elezioni. Renzi si agita troppo, ma chi sta fermo è peggio di lui”.

La legge elettorale per Grillo passa attraverso la consultazione online

beppe-grillo-legge-elettorale-tuttacronacaBeppe Grillo scende in campo e affronta di pieno petto il tema della legge elettorale annunciando: “La legge elettorale del Movimento 5 Stelle sarà sviluppata on line a partire dalla prossima settimana insieme agli iscritti certificati (ad oggi circa 100.000)”. Quello che rifiuta a priori è la proposta del segretario del Pd di elaborare un sistema di voto condiviso da tutte le forze politiche. Del resto già ieri i parlamentari Cinquestelle, con un post pubblicato sul blog ufficiale del partito, avevano invitato eletti e sostenitori a non rispondere a quella che definiscono una ‘provocazione’, per non prestare il fianco al Pd e ai suoi alleati. Per Grillo, del resto, l’attuale Parlamento non è degno di discutere di riforme in quanto “incostituzionale”. E sottolinea: “In parlamento siedono 150 abusivi eletti grazie al premio di maggioranza del Porcellum. Gli abusivi sono di Pd, Sel, Centro democratico e Svp. I suoi eletti sono stati nominati, il premio di maggioranza è abnorme. La loro elezione non è neppure stata convalidata. E questa gente, responsabile e fruitrice del Porcellum, dovrebbe occuparsi di legge elettorale e magari di riforma della Costituzione? Al massimo può andare a casa”. E per questo motivo lancia un appello a Giorgio Napolitano, affinchè la decisione della Corte costituzionale, con cui ha dichiarato illegittimo l’attuale legge elettorale, venga applicata: “Napolitano dopo la pubblicazione delle motivazioni della Consulta, attesa per fine gennaio, deve sciogliere le Camere”. Si prevede che la legge elettorale dei pentastellati dovrebbe essere completata per il mese di febbraio e sarà la posizione ufficiale del Movimento quando si tratterà di discutere la riforma in Parlamento, “quando un Parlamento legittimo sarà insediato”. La risposta della maggioranza non si è fatta attendere. Francesco Nicodemo, nuovo responsabile comunicazione della segreteria Pdha twittato: “Via Beppe Grillo scopriamo che il M5S si farà da sè una legge elettorale diciamo fatta in casa, come le tagliatelle di nonna Pina”. Mentre per il parlamentare ‘democratico’ Danilo Leva “Grillo non vuole riformare la legge elettorale ma solo tirarla alle lunghe per poi accusare la politica di immobilismo. E’ sempre più un grillo parlante e soprattutto nulla facente sulle riforme che servono al Paese”.

Renzi e il patto ai grillini “per cambiare la storia italiana”

matteo-renzi-tuttacronacaHa rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano il segretario del Pd Matteo Renzi, durante la quale ha proposto un patto al M5S “per cambiare la storia italiana”: trasformare subito il Senato in una Camera degli enti locali per risparmiare un miliardo di euro”. Dice il sindaco fiorentino: “La madre di tutte le battaglie è la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie locali. Basterebbe un sì dei senatori Cinque Stelle e cambieremmo la storia italiana. Ma loro nicchiano, chissà perché”.E’ questo il messaggio che Renzi manda ai pentastellati: se si vuole davvero cambiare le cose, gli accordi in politica servono. “Grillo da solo non può fare niente, perché mancano i numeri. Non è colpa sua, è la politica. Alcune battaglie – anche sacrosante – del M5S possono essere portate a termine solo se i cittadini pentastellati fanno accordi. Limitati, circoscritti, in streaming, dal notaio, in piazza, al bar, come vogliono: ma accordi. Da soli si fa testimonianza, non si cambia l’Italia”. Secondo il segretario del Pd,”per i parlamentari Cinque Stelle il 2014 sarà l’anno chiave, quello in cui devono decidere se cambiare forma mentis: ci sono quelli che credono alle scie chimiche e ai microchip nel cervello, e questi fanno ridere, ma sta anche nascendo un gruppo dirigente molto interessante […]”. È a quest’ultimo che Renzi si rivolge. “Molti di loro stanno imparando il mestiere. Su alcuni temi hanno fatto cose giuste, sul Milleproroghe, sugli affitti d’oro alla Camera. Ma le loro posizioni sono passate solo perché qualcuno nel Pd ha deciso che bisognava andare in quella direzione; in altri casi l’iniziativa è stata nostra, come per bloccare l’emendamento sulle slot machine”. Sono tutte dimostrazioni – aggiunge – del fatto che non si può fare a meno di “accordi seri, trasparenti e alla luce del sole”. Ma Renzi si rivolge anche a Enrico Letta al quale dice che “sforare il 3% del deficit si può, eccome”. “Si tratta di un vincolo anacronistico che risale a 20 anni fa. Non è l’Europa che ci ha cacciato in questa crisi, ma la mancanza di visione”. Quanto alla web tax, il segretario ribadisce la sua posizione: “Tutti devono pagare le tasse, ma le modalità con cui questa battaglia è stata impostata da qualche nostro parlamentare sono un errore”. Riguardo il job Act, il suo piano per il lavoro, la cui presentazione è attesa nei prossimi giorni, spiega che “Non si tratta di un trattato giuslavoristico ma di un documento con alcune cose concrete da fare subito e altre più di prospettiva”. Un’impostazione che gli ha fatto già guadagnare il sostegno di Maurizio Landini, segretario generale Fiom. Con lui – spiega Renzi – “condividiamo un concetto semplice: chi ci ha portato fino qui, con polemiche ideologiche e scarsi risultati, non è adatto a portarci fuori da qui”.

Grillo e “l’ultimo Cenone”

ultimo_cenone-tuttacronacaPost dedicato ai politici quello che Grillo pubblica sul suo blog: “A Capodanno c’è il cenone. Un augurio sincero a questa classe politica di gustarlo fino in fondo. Potrebbe essere l’ultimo. Un pasto luculliano, pantagruelico, esagerato in cui nulla deve mancare. Un Ultimo Cenone da ricordare nei tempi bui”. “Nell’Ultima cena Giuda tradì Cristo, nell’ultimo cenone i commensali sono centinaia e tutti, indistintamente, ma ognuno con le sue caratteristiche, hanno tradito gli italiani -scrive Grillo-. Il bacio di Giuda sono le menzogne che ogni giorno, l’ultimo dell’anno compreso, hanno raccontato e raccontano alle persone. Quest’anno è stato magnifico, le tasse sono diminuite e persino il Pil è aumentato, risvegliato come Lazzaro dalla tomba della recessione. Il prossimo anno, udite, udite, sarà ancora meglio”.  E ancora: “Chi non ha fede nella Repubblica dei Partiti e nei suoi trombettieri è un povero miscredente, un populista, un terrorista mediatico, un potenziale camorrista, un neo brigatista. Non si mette in dubbio la parola del signore quando il suo nome è Napolitano. Ci hanno venduto per trenta denari, ma ora li chiamano euro. Hanno distrutto l’ambiente e lo chiamano progresso. Hanno corrotto le nostre anime con il consumismo e lo chiamano sviluppo. Sono sempre a tavola e sempre affamati di potere”.  E prosegue: “Cosa sarebbe questa lunga, lunghissima tavolata, dove sono seduti a banchettare, senza lo Spirito del Potere che aleggia su di loro? Un potere effimero, inesistente che gli abbiamo dato noi, trasformando delle nullità in statisti, consegnando le nostre vite a dei signor nessuno che si nutrono, metaforicamente, della nostra carne e del nostro sangue”. “Per loro il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è possibile, una cosa da nulla, grazie al miracolo del debito pubblico. Il nostro debito. A loro cernie, bottarghe, orate, spigole, dentici, sogliole e branzini. A noi le lische e il conto, sempre più alto. Un Ultimo Cenone che potrebbe ben rappresentare, sempre metaforicamente si intende, l’ultimo pasto dei condannati a morte ai quali non si nega nulla prima della fine. Non ci sarà un messaggero divino, l’arcangelo della Merkel, e neppure la telefonata del governatore, come avviene nei film, a salvarvi. Abbuffatevi in questa notte di Capodanno. Potrebbe essere l’ultima, meglio approfittarne, anzi abusarne come avete fatto con la Democrazia e con la Costituzione. Prosit”, conclude Grillo.

I Renziani e l’ultimatum a Letta

enrico-letta-matteo-renzi-tuttacronacaDario Nardella ed Ernesto Carbone sono i due renziani che fanno arrivare un messaggio forte, chiaro e diretto quanto duro e privo di politicismi: “Il rimpasto noi non lo chiediamo, ma se Letta, già a metà gennaio, non riesce a mettere mano, e subito, ad alcune cose, poche, ma tutte da fare, allora è molto meglio riconosca che non ci sono più le condizioni per andare avanti, passi la mano e si vada, al più presto, a elezioni anticipate”. Nardella, parla al Fatto quotidiano che lo intervista, il secondo (Carbone) all’Huffington Post, cui aggiunge: “Sulle riforme non si è fatto nulla, tranne i caffè tra Violante e Quagliariello, sulla legge elettorale siamo alla farsa e l’unica vittoria, il suo spostamento dal Senato alla Camera è tutto e solo merito di Renzi, e sulla spesa pubblica, tra buoni propositi e commissari, non si vedono tagli. Ribadisco: se il governo Letta va avanti così, è meglio andare a votare”. La morale che arriva da Renzi e i suoi è chiara: “Il governo va avanti ‘solo’ se fa le cose. Altrimenti…”, dove il guaio sta tutto in quell’altrimenti. Come sottolinea l’Huffington Post:

Una cosa è certa. A metà gennaio dell’anno nuovo, il 2014, il governo Letta e i soci della sua maggioranza metteranno mano non solo al famoso “patto alla tedesca” per il rilancio dell’azione di governo su alcuni precisi punti programmatici (lavoro, a partire dal Job Act, ma anche riforma degli ammortizzatori sociali, scuola, legge sullo ius soli, legge sui diritti civili, tagli alla spesa pubblica, è l’esigente “catalogo” snocciolato dai renziani, ndr.), ma anche, appunto, a un rimpasto. Che, poi, si tratti di un mini-rimpasto (sostituzione delle caselle svuotate dalle dimissioni di due viceministri, Archi e Micciché, e due sottosegretari, Biancofiore e Santelli, di FI) o di un mega-rimpasto (ridimensionamento dei cinque ministri cinque NCD magari spedendo Lupi dalle Infrastrutture a curare il partito e sostituzione di un paio di ministri di area Pd tecnici come Giovannini o bersaniani come Zanonato o dalemiani come Bray, i più invisi ai renziani) è ancora tutto da vedere. Certo, la prospettiva cambia, e di molto: in caso di “mini-rimpasto”, infatti, basterebbe una piccola “aggiustina” al governo, promuovendo in quel caso non solo un esponente del Psi, Craxi o Di Lello, a sottosegretario, ma anche un nome di Centro democratico di Tabacci, che via Nello Formisano dice “prima del rimpasto servono risposte nette”.

Ove si trattasse di un “rimpastone” (un ministro, tipo il Lavoro, a Scelta civica, che dimostra di avere un buon appetito, magari a Ichino; un altro, tipo lo Sviluppo economico, al Pd, magari a Epifani; un altro, ma di peso, a un renziano stra-doc), le cose prenderebbero ben altra piega e, oltre alle opposizioni, già agguerrite di loro, di forzisti, leghisti e grillini, forse anche gli stessi renziani chiederebbero un passaggio formale a Letta con tanto di apertura della crisi, rimpasto e voto di fiducia a un Letta-bis. Si vedrà. Una cosa è certa. Se i renziani premono, i lettiani fanno muro.

Da palazzo Chigi si evita ogni commento, anche solo uno spiffero, sulle parole tranchant e poco gentili usate da Renzi versus Letta (e Alfano…) e si puntano i riflettori sul tweet del premier che rivendica il risultato di aver abbassato, nel 2013, le tasse su famiglie e imprese, azione che proseguirà nel 2014, mentre sul rimpasto si dice solo che “se ne parlerà all’interno della stipula dell’Agenda 2014 (nome che Letta usa per indicare il “patto alla tedesca”, ndr.) se è necessario un riaggiustamento o no della squadra”. I lettiani, invece, qualcosa in più dicono. Francesco Russo, fondatore di “360”, l’associazione storica che fa capo a Letta, spiega: “Il rimpasto non è una priorità ma non è neppure un tabù. Il 2014 sarà un anno decisivo per l’azione del governo, se alla luce dei nuovi equilibri politici Pd-NCD-Sc si individueranno personalità che possono rafforzarne l’azione, ben vengano. Una cosa voglio dirla, però, a Renzi – spiega Russo all’Huffington Post – che è cresciuto, come Letta, nei giovani del Ppi e poi nella Margherita, ed è questa: dimentica troppo facilmente che se, nel Pd, la novità è lui, sul piano politico nazionale sono stati Letta e Alfano a rendere marginale, politicamente, Berlusconi. È stato il loro capolavoro, nell’anno 2013”.

Marco Meloni, vicinissimo a Letta, è molto meno conciliante di Russo: “Esiste Renzi, che ha fondato i renziani e guida il Pd, che è il mio partito, ed esistono i renziani, che trovo meno autorevoli di lui. Faraone è stato smentito da Renzi stesso e sarebbe meglio si occupasse bene di scuola (il suo incarico in segreteria, ndr.), altre voci neppure le voglio considerare”. “Renzi – puntualizza Meloni all’Huffington Post – ha detto che rimpasto è parola orribile e da Prima Repubblica e così penso anch’io. L’azione del governo va rilanciata e rafforzata sulle cose da fare e molte delle proposte di Renzi stanno già nelle leggi varate dal governo come Destinazione Italia anche se, poi, molto dipende dalle risorse, oltre che dal tempo, disponibili. Chiedo solo, a Renzi, che dice sempre di non voler ‘finire’ come Veltroni, rispetto alla sua segreteria, di non ‘iniziare’ neppure come fece Veltroni”. E qui, per onore della cronaca e della storia, va ricordato che, appena vinte le primarie e diventato leader del Pd, il primo atto di Walter Veltroni fu quello di far cadere di fatto il governo Prodi e andare a elezioni anticipate.

Slitta il voto al Senato: quasi tutti in ferie?

senato-vuoto-tuttacronacaE’ stato il senatore pentastellato Santangelo a richiedere la verifica del numero legale che, non essendoci, ha spinto il presidente del Senato Pietro Grasso a rinviare  il voto sul processo verbale della seduta precedente dell’Aula. Ha osservato Grasso: “E’ evidente che il Senato non è in numero legale quindi la votazione è rinviata, si procede sulle comunicazioni che non comportano votazioni”. E’ stato lo stesso Movimento 5 Stelle a pubblicare poi in rete le immagini dell’Aula semi-vuota. Il presidente del Senato ha in seguito dato la parola al vicepresidente Maurizio Gasparri (Fi) che ha aperto la discussione su quello che è accaduto nelle vicende legate al decreto salva Roma, alla cui conversione in legge il Governo ha rinunciato, nel fuoco delle polemiche sugli emendamenti eterogenei inseriti in Parlamento sul provvedimento. Ci si domanda come sia possibile che, vista la situazione in cui vessa l’Italia, quelli che dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini preferiscano disertare l’Aula piuttosto che svolgere il lavoro per il quale sono stati eletti…

Primo sì all’abolizione delle province: 52 commissariate

taglio-province-tuttacronacaCon 277 sì, 11 no e Forza Italia, Lega e Cinquestelle che non hanno votato per protesta, è passato il disegno di legge che riforma le Province. Ora la parola passa al Senato ma intanto si tratta di una piccola vittoria per Letta, che ha fatto dell’abolizione delle Province un punto d’onore programmatico. Il premier segna un punto politico a proprio vantaggio anche se gli effetti concreti della riforma Delrio, molto complessa, si potranno giudicare solo fra un paio d’anni. Tanto è importante per l’esecutivo questo impegno, che il governo ha inserito a sorpresa nella Legge di Stabilità (approvata l’altro ieri ma se n’è avuto notizia ieri) un codicillo che commissaria le 52 amministrazioni provinciali il cui mandato elettorale scade il prossimo maggio. I 52 enti si aggiungono ai 20 – tra i quali Roma – già commissariati. Dure le reazioni delle Province, con il presidente dell’Upi Antonio Saitta che tuona: “Faremo ricorso. Mai un governo ha osato mettere in dubbio la possibilità per il popolo di eleggere chi governa il territorio”. Tuttavia il messaggio dell’esecutivo è chiaro: in Italia non si faranno mai più elezioni popolari per le Province anche se il Senato dovesse rallentare il varo definitivo della riforma Delrio. La riforma ha alla sua base proprio l’eliminazione della classe politica provinciale composta da circa 3.000 presidenti, assessori e consiglieri. Le future Province, con compiti limitati alla manutenzione delle strade e poco più, saranno guidate da presidenti eletti (nel novembre 2014) dai sindaci dei comuni del territorio provinciale. Il provvedimento s’inserisce nella scia dei tagli alla spesa pubblica ma va considerato che il risparmio è modesto in confronto agli 800 miliardi totali: nel 2010 i politici provinciali sono costati agli italiani circa 135 milioni. Nel 2013, dopo la “cura” degli ultimi anni, la politica provinciale è costata solo 32 milioni, stnado ai dati Upi. Sugli effetti della riforma esistono opinioni molto diverse. Secondo il ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio, si raggiungerà il miliardo a regime. La Corte dei Conti ha sostenuto di non poter fare alcuna cifra. La riforma è comunque complicata e prevede il graduale passaggio di alcune competenze a Comuni (edilizia scolastica) e Regioni (centri per l’impiego). Ma non fissa tempi certissimi. Fissa invece la nascita delle Città Metropolitane ovvero di enti che dovranno coordinare il territorio intorno alle grandi città. Quelle Metropolitane, in Parlamentosono state indicate per territori superiori al milione di abitanti, c’è da aspettarsi quindi che in Italia si moltiplicheranno.

Taglio di 50 milioni in 3 anni: il bilancio approvato alla Camera

aula-camera-tagli-tuttacronacaTaglio alle spese di circa 50 milioni. E’ quanto approvato con il Bilancio previsionale per il 2014 per il triennio 2014-2016 dalla Camera. Entusiasta la reazione della Presidente Laura Boldrini:

“La Camera prosegue nella linea dei risparmi e della sobrietà. Misura dopo misura, dobbiamo continuare a dare risposte che siano rispettose del diffuso malessere sociale”.

Per quel che riguarda il taglio delle risorse, si è mirato un po’ ovunque, dal costo delle spese di funzionamento, fino agli stipendi dei funzionari. Ufficio di Presidenza, su proposta del Collegio dei Questori, ha approvato oggi il bilancio di previsione per il 2014, unitamente al bilancio triennale 2014-2016. Questi i dati più significativi:

Si conferma anche per l’anno 2016 la riduzione di 50 milioni di euro della dotazione rispetto al 2012. Nel triennio 2014-2016, il bilancio dello Stato risparmierà dunque complessivamente, per il funzionamento della Camera, 150 milioni di euro.

Per il terzo anno consecutivo la spesa di funzionamento della Camera diminuisce. In particolare, nel 2014 si registra una riduzione rispetto al 2013 di 17,4 milioni (l’1,65 %). Nel 2013 la spesa era diminuita di 32,7 milioni di euro rispetto al 2012 (3,01%). Rispetto al 2012, dunque, la spesa prevista per il 2014, grazie alle significative e consistenti misure di risparmio adottate in questa legislatura, si riduce di 50,1 milioni di euro (4,61%).

In particolare, confrontando il 2014 con il 2013:
– la spesa per i deputati diminuisce di 1,9 milioni di euro, pari all’1,3 per cento;
– la spesa per le retribuzioni del personale in servizio si riduce di oltre 14 milioni di euro, dunque del 5,3 % (nel 2013 si era già ridotta di 16,4 milioni di euro, segnando un – 5,79 %).
– la spesa per beni e servizi diminuisce di 8,4 milioni di euro (il 5,5 % in meno). Nel 2013 la spesa per beni e servizi era diminuita di 8,9 milioni di euro rispetto al 2012 (il 5,47% in meno).

L’Ufficio di Presidenza ha inoltre prorogato sino a tutto il 2016 le misure di contenimento oggi vigenti in tema di indennità parlamentare e di rimborsi ai deputati, che sarebbero venute a scadenza nel 2015. L’effetto di risparmio di tali misure, unitamente a quelle operative già dal 2014, è pari a 50 milioni di euro.

In particolare, anche per il 2016 non si procederà all’adeguamento dell’indennità parlamentare – corrisposto per l’ultima volta nel 2006 – e continueranno ad applicarsi le misure di riduzione già adottate dall’ottobre 2011; parimenti, sarà applicato sino a tutto il 2016 il taglio di 500 euro degli importi mensili della diaria e del rimborso delle spese per l’esercizio del mandato.

Per altro, i documenti approvati oggi costituiscono solo una prima tappa dell’azione di contenimento degli oneri per il triennio 2014-2016. Entro il prossimo mese di marzo – prima di sottoporre il progetto di bilancio all’esame dell’Assemblea – gli organi di direzione politica intendono individuare nuove misure di razionalizzazione della spesa, con l’ambizioso obiettivo di realizzare un’ulteriore restituzione di somme al bilancio dello Stato grazie agli sforzi compiuti nella revisione e nel contenimento dei costi della Camera nel corso del 2013.

Austerity versione natalizia: i dipendenti possono accettare solo doni economici

regali_natale-tuttacronacaI dipendenti di Palazzo Chigi avranno a che fare con l’Austerity anche per quel che riguarda i regali: si potranno accettare solo quelli non costosi. A chiederlo è stato Roberto Garofoli, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, tramite una circolare che richiama la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al “Codice di comportamento” in cui si vieta ai funzionari pubblici di ricevere doni se non di modico valore.

 “Il Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Roberto Garofoli – si legge nella nota – ha firmato una circolare volta a richiamare la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al ‘Codice di comportamento’ di recente approvato nella parte in cui vieta ai funzionari pubblici di rivedere doni”. “Nello specifico – si prosegue – in occasione dell’avvicinarsi delle festività natalizie, la Presidenza ha ritenuto di sottolineare quanto stabilito dall’articolo 4 dello stesso ‘codice’ che vieta ai funzionari pubblici di ricevere regali o altre utilità eccettuati quelli di modico valore”. “Lo stesso articolo – si legge ancora – precisa inoltre che i regali e le utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dovranno essere, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, messi immediatamente a disposizione dell’Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti ai fini istituzionali. In particolare essi dovranno essere consegnati al Dipartimento per le politiche di gestione, promozione e sviluppo risorse umane e strumentali che, in base alla tipologia, provvederà alla successiva destinazione. Un richiamo che – come evoca la nota del Segretario Generale – è “quanto mai necessario interpretare ed applicare in senso particolarmente restrittivo con tutto il rigore imposto dalla delicatezza e difficoltà del momento”.

Legge elettorale: “La maggioranza farà una proposta unica”

LEGGE-ELETTORALE-tuttacronacaE’ il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi a tentare di mettere un limite all’impegno di Renzi sul fronte della riforma elettorale spiegando che “E’ giusto il dialogo con tutti, ma la maggioranza, sulla legge elettorale farà una proposta unica”. “Proposta di maggioranza”, dice Lupi. Ma il neosegretario Democrati rilancia: “Per cambiare le regole parliamo con tutti” e propone a Fi e a Ncd un Mattarellum corretto con un doppio turno. Ancora Lupi: “Vedo tante ipotesi: il ‘Mattarellum’ non mi sembra che abbia funzionato, come non ha funzionato il ‘Porcellum’. I paracadutati c’erano anche lì. Con un tripolarismo, come quello che si sta presentando, anche il ‘mattarellum’ non funziona”. E continua l’alfaniano: “non mi sembra che le posizioni di Ncd e di Renzi siano lontane. Noi siamo per il bipolarismo e per un modello tipo quello per l’elezione del sindaco. E’ giusto il dialogo con tutti, ma la maggioranza, sulla legge elettorale, farà una proposta unica”. Nei “tutti” è compresa anche Forza Italia e al riguardo afferma Denis Verdini, che segue la riforma della legge elettorale su incarico di Belrusconi, “Vince chi prende un voto in più indipendentemente da quanti elettori votano, un premio di maggioranza e una legge che sia chiaramente bipolare o meglio ancora che punti al bipartitismo”. Verdini ha ribadito che le modifiche istituzionali allo studio “sono tutte utili ma che l’unica capace di cambiare veramente il Paese è la riforma elettorale, una legge che faccia sì che il giorno in cui si vota si sappia chi vince e chi governa, perché le coalizioni – ha aggiunto lanciando un messaggio anche al Nuovo Centro Destra – nel nostro Paese non funzionano”. Nel dibattito s’inserisce anche Sandro Bondi, che non manca di attaccare il Capo dello Stato: “Non voglio credere – dice l’ex coordinatore del Pdl – che il presidente della Repubblica intervenga nel dibattito interno alle forze politiche per assecondare la richiesta di Alfano, il quale, secondo quanto riferisce la stessa Repubblica, avrebbe chiesto al Pd di ‘non arrivare all’approvazione definitiva della riforma fino ad aprile, in modo da avere la garanzia che si arrivi al 2015′”.

Deputato regionale grillino picchiato e derubato

giorgio-ciaccio-tuttacronacaE’ stato denunciato oggi alla polizia quanto accaduto ieri sera al deputato regionale del M5S Giorgio Ciaccio, aggredito da due ragazzi a Palermo, nella zona di piazza Borsa. I parlamentari cinquestelle chiedono di “potenziare la vigilanza nelle ore serali e notturne”. Non solo una collutazione durante la quale il deputato ha riportato alcune ferite al volto, ma anche il furto del cellulare. Afferma Ciaccio: “L’aumento delle aggressioni e degli episodi di criminalità  è sotto gli occhi di tutti e mi è stato confermato dagli agenti ai quali ho sporto denuncia, oltre che dalle notizie che quasi quotidianamente leggiamo sui media. E’ inaccettabile che si debba avere il timore di girare liberamente per la propria città senza la paura di imboscate ed aggressioni”. “Le forze dell’ordine, cui va tutta la nostra stima, devono aumentare i controlli, ma per farlo – aggiunge – devono essere messe nelle condizioni di farlo. E ora non lo sono, visto che le somme a loro destinate vengono sistematicamente ridotte, depotenziandole e mortificandole”. “Non vorrei, comunque – aggiunge Ciaccio – che dietro l’aggressione ci fosse anche qualcos’altro, oltre alla ricerca di un facile bottino”. Il riferimento di Ciaccio è alla propria attività parlamentare, per la quale spesso assume posizioni impopolari. Appena il 19 dicembre, giorno dell’aggressione, aveva denunciato “oscure manovre” attorno al personale di Sicilia e-Servizi, la compartecipata della Regione “che – aveva detto il deputato – potrebbe essere utilizzata come testa d’ariete per assunzioni alla Regione”.

La Russa paladino di Laura boldrini: “questione sessista”

la-russa_tuttacronacaSe il premier Letta aveva indirizzato una lettera a Vittorio Feltri spiegando che il ‘caso Boldrini’ e del suo viaggio in Sudafrica con il suo compagno non sussisteva in quanto non erano stati spesi soldi pubblici, anche Ignazio La Russa ora ha preso le parti della Presidente della Camera. Il leader di Fratelli d’Italia scrive sulle colonne de Il Giornale la sua opinione, ossia che la Boldrini ha usato per recarsi ai funerali di Mandela, non è stato gravato di un solo euro in più per la presenza del “fidanzato” di quest’ultima. A sua volta, sottolinea il fatto che è prassi comune che le mogli delle più alte cariche dello Stato, accompagnino i mariti in occasioni di eventi importanti, nessuno scandalo quindi se la Presidente della Camera ha fatto lo stesso. Anche La Russa, quindi, appoggia la tesi della “questione sessista”, ritenendo che se si fosse trattato di una convivente rispetto a un convivente, non vi sarebbe stata questa discriminazione.

No all’espatrio per Berlusconi: è polemica

silvio-berlusconi-tuttacronacaNo all’espatrio per Berlusconi e, nonostante gli impedimenti legali parlino chiaro, non mancano le polemiche. Anche il Csm è intervenuto, con una reprimenda durissima: “Basta delegittimazioni”. A tuonare contro i giudici, e anche contro il Ncd di Alfano, ora è Sandro Bondi, esponente di Forza Italia. I magistrati hanno imposto all’ex premier il divieto di uscire dai confini dell’Italia a seguito della condanna in Cassazione per frode fiscale e ora Bondi scrive: “se la magistratura impedisce al presidente Berlusconi di recarsi al vertice” belga “del Ppe, senza che nessuna voce delle istituzioni avverta il dovere di segnalare una grave anomalia della nostra vita democratica, consiglierei ad Alfano di declinare l’invito per onorare una storia di cui ha fatto parte e per sollevare un problema che riguarda la nostra democrazia, che pure il suo partito solleva almeno nelle enunciazioni di principio”. Pronta la reazione della magistratura, con il Csm che ha approvato a larga maggioranza la pratica a tutela delle toghe aperta in relazione alle numerose dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi da Berlusconi, contro la magistratura. “Questi episodi di denigrazione – si legge nel documento del Csm – sono del tutto inaccettabili, compromettendo la fiducia dei cittadini nella giustizia, condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica”. Ventidue i voti favorevoli espressi in plenum, tra cui quelli del vicepresidente, Michele Vietti, del presidente e del pg di Cassazione, e del laico del Pdl, Annibale Marini. Solo quattro i voti contrari, espressi dai laici Zanon, Romano più Palumbo (Pdl) e Albertoni (Lega). Come spiega Repubblica:

Sotto la lente di ingrandimento dei consiglieri chiamati a votare sono finiti articoli di stampa ma anche il video-messaggio con il quale il leader di Forza Italia aveva definito “mostruosa e politica” la sua condanna da parte della Cassazione e accusato la magistratura di essere diventata un “contropotere dello Stato” che vuole “realizzare per via giudiziaria il socialismo”. E il più recente comizio, pronunciato davanti a Palazzo Grazioli nel giorno della sua decadenza, con cui il Cavaliere aveva accusato Magistratura Democratica “di aver abbracciato le idee estremiste delle Brigate Rosse”. E’ da tanto che il Csm non concede le cosiddette “pratiche a tutela” della magistratura, un istituto il cui ricorso eccessivo era stato apertamente criticato dal capo dello Stato. Ma stavolta si tratta di un intervento “insostituibile” – assicurano i consiglieri – per “tutelare il prestigio e la credibilità dell’istituzione giudiziaria nel suo complesso”. Perché l’accusa ai giudici di strumentalizzare le proprie funzioni a “fini politici”, compromette “la fiducia dei cittadini nella giustizia”.

A stretto giro di posta, tuttavia, la reprimenda del Csm viene bollata dallo stesso Bondi come “atto ridicolo e intimidatorio”. La polemica stamani era esplosa alla vigilia della riunione – fissata per domani nel castello di Meise, alle porte di Bruxelles – del Partito popolare europeo. Quella famiglia politica, cioè, che raccoglie e rappresenta in seno all’Ue le forze moderate, democristiane e conservatrici. Al summit (a cui parteciperanno il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso e la cancelliera Angela Merkel) era già stato annunciato da tempo l’invito spedito ad Angelino Alfano in qualità di vicepremier e a Ferdinando Casini come presidente dell’Internazionale cristiano-democratica. In un primo momento, però, si era sparsa la voce che Berlusconi non rientrasse nella ‘rosa’. Circostanza, questa, che secondo i bene informati aveva fatto arrabbiare, e non poco, lo stesso ex premier. A ruota, tuttavia, è stato lo stesso portavoce del Ppe a precisare che alla riunione “sono stati invitati i leader dei tre partiti” che fanno parte del Ppe, ovvero Forza Italia, Nuovo CentroDestra e Udc, senza fare alcun accenno agli eventuali impedimenti legali per il Cavaliere. Impedimenti che però sussistono visto che dopo la sentenza sul processo Mediaset l’ex senatore è stato privato del passaporto.

I pm dell’ufficio esecuzione di Milano, infatti, hanno respinto in mattinata la richiesta avanzata dai legali di Berlusconi di poter partecipare al vertice belga. Di fronte alla richiesta di nulla osta temporaneo dopo il ritiro del passaporto per l’ex premier, i magistrati hanno risposto con un no definitivo: la legge numero 1185 del 1967 “non consente alcun tipo di eccezione”. Neppure il richiamo della difesa del Cavaliere, secondo la quale la creazione dell’area Schengen, dove si intende libera la circolazione delle persone, ha sostanzialmente allentato le restrizioni precedentemente previste per i condannati dalla legislazioni nazionali, lascia margini ai legali: “Schengen prevede l’abolizione dei controlli alle frontiere, ma non prevede la possibilità di muoversi senza documenti validi per l’espatrio”, fanno sapere fonti della procura.

A questo punto ai legali di Berlusconi non resta che tentare un incidente di esecuzione ma i tempi non sarebbe così stretti: Berlusconi è destinato a saltare l’appuntamento di domani su invito del presidente Joseph Daul.

Berlusconi: si cambi la costituzione

costituzione-de-nicola-de-gasperi_tuttacronacaBerlusconi vuole che venga modificata la Costituzione italiana ed è tornato a ribadirlo oggi, in collegamento telefonico con un incontro del partito a Cremona. Quello che ha sottolineato è la necessità di “cambiare la Costituzione”. Il leader di Forza Italia propone, tra le altre modifiche da apportare, l’istituzione di una sola Camera, l’attribuzione di più poteri al presidente del Consiglio e l’elezione del presidente della Repubblica direttamente dai cittadini e non dalle segreterie dei partiti.

Renzi il ribelle: non teme le minacce di Napolitano e apre a Berlusconi

Renzi-tuttacronacaDiretta twitter #matteorisponde oggi per Renzi durante la quale ha reso nota la sua “allergia” ai “buffet istituzionali” e fatto capire che la nuova stagione inaugurata col plebiscito alle primarie non può essere chiusa dal cronoprogramma di Napolitano e palazzo Chigi. Neanche le sbandierate dimissioni del capo dello Stato in caso di crisi di governo lo fermano. Quello sul quale non ha intenzione di cedere è la scadenza del 31 gennaio per licenziare un testo di legge elettorale che blindi bipolarismo e governabilità. “Basta scherzi. Il Pd ha portato la legge elettorale dal Senato alla Camera, segno che le cose si vogliono fare. Entro gennaio la commissione deve licenziare un testo”. Altro punto del neosegretario, il confronto con Silvio Berlusconi: “Pronti a discutere nel merito con gli alleati di governo un patto di coalizione ma le riforme costituzionali e la legge elettorale si fanno con tutti”. Come spiega l’Huffington Post:

Fine gennaio: è la data più ansiogena per i governisti. Per Alfano che ha chiesto un anno di tempo per organizzare il suo movimento che nei sondaggi non supera il quattro per cento. Ma anche per Letta consapevole che, con una legge elettorale approvata, il governo si deve conquistare una difficile sopravvivenza giorno dopo giorno. Ed è nelle mani di Renzi. Ecco perché la “best option” per il governo è arrivare alla legge elettorale con qualche riforma istituzionale approvata. E non è affatto un caso che l’accelerata renziana arrivi contemporaneamente alla verifica della possibilità che l’election day tra politiche ed europee è ancora possibile. È scritto nero su bianco su un documento prodotto dagli sherpa del sindaco-segretario e pubblicato dal Foglio: in sostanza, sciogliendo le Camere entro la metà di marzo è possibile andare alle urne. Di qui a dire che Renzi ci punta come primo obiettivo ce ne passa, ma è chiaro che le date, in questo caso, sono sostanza nella trattativa. Lo scenario che ha in mente Matteo è quello di una legge elettorale approvata prima delle riforme (e prima che si chiuda la finestra per andare a votare). A quel punto, riequilibrati i rapporti di forza, il governo diventa il terreno della sua rincorsa a palazzo Chigi (nel 2015). Oppure, cade ma a quel punto per colpa di Alfano o di chi non ci sta. Ed è per questa operazione – gennaio, non oltre – che Renzi è pronto ad usare la seconda pistola. Che significa confronto con Silvio Berlusconi, sia pur al momento opportuno e senza conferire ad esso quell’enfasi che ci mise Veltroni nella sua “nuova stagione”. E cioè senza “legittimare Berlusconi”. Perché tra i due, Renzi e Berlusconi, c’è un interesse “oggettivo” su una riforma iper-maggioritaria. Attenzione, perché quando si parla di modelli il diavolo è nei dettagli. E allora andiamo alla ricerca del diavolo. Nella sua diretta twitter Renzi ha spiegato che è pronto a confrontarsi su due modelli: il sindaco d’Italia e il Mattarellum (corretto in modo maggioritario). Epperò c’è un non detto, su cui sono al lavoro gli sherpa del sindaco. Il sindaco d’Italia ha una maggioranza oggi, perché Alfano ci sta. E coincide con quella che regge il governo. Ma rischia di non darla domani, nel senso che Renzi è il primo a sapere che funziona a Firenze dove il sindaco ha potere di sciogliere il consiglio comunale, ma in Italia è diverso. Senza riforme costituzionali rischia di favorire la frammentazione e l’ingovernabilità. Non è un caso che piace ad Alfano. Il sospetto nelle segrete stanze renziane è che “Angelino voglia fare melina” su questo modello dicendo che ci sta, ma che bisogna prima fare le riforme costituzionali. E allora addio gennaio e tempi lunghi. Per questo è iniziata la strategia dell’attenzione a Berlusconi, coperta e prudente evitando che sia bruciata in nome del “mai patti col Condannato”. Epperò è proprio col Cavaliere che Renzi si sente sicuro di poter portare a casa il Mattarellum riveduto e corretto. Che ammazza Alfano ma garantisce governabilità. Nel centrosinistra piace a Pd, a Sel e Scelta civica. Nel centrodestra a Forza Italia e Lega. Sulla carta è quello che ha una maggioranza parlamentare più ampia. Se non fosse che non piace al governo, visto che costringerebbe Alfano ad andare a elemosinare i seggi ad Arcore.

Enrico Letta e la lettera a Feltri sul ‘caso Boldrini’: “pregiudizio sessista”

boldrini-letta-tuttacronacaSi continua a parlare del fatto che Laura Boldrini abbia preso parte alla commemorazione di Nelson Mandela in compagnia del compagno, ospite come lei di un volo di Stato. Anche il premier ha preso la parola al riguardo, inviando una lettera al Giornale diretto da Vittorio Feltri con la quale spiega che la presenza della presidente della Camera fosse “pienamente” legitti. Feltri aveva criticato la boldrini per aver “sperperato denaro pubblico” e non aver ricevuto lo stesso trattamento di Clemente Mastella, che nel 2007 approfittò di un volo di Stato con il figlio per andare al gran premio di Formula 1 di Monza. La presidente aveva allora risposto:

“Al di là di inesistenti ragioni economiche, credo proprio che il problema sia un altro, nelle polemiche di queste ore. A fare “scandalo” è il fatto che una donna delle istituzioni sia accompagnata da suo marito o dal suo compagno. Nessuno si sogna di contestare la presenza di una moglie o di una compagna al fianco dei vertici istituzionali di genere maschile (…) Non ho voluto ignorare le polemiche: perché penso che non riguardino solo me, ma lo spazio che a noi donne viene “concesso” nell’Italia di oggi. C’è ancora molta strada da fare”.

Enrico Letta riprende gli stessi argomenti e parla di pregiudizio sessista:

Caro Feltri,

solo poche righe a commento del suo articolo di ieri sull’utilizzo del volo di Stato da parte del presidente della Camera, Laura Boldrini, e del suo compagno, Vittorio Longhi. Com’è ampiamente noto, entrambi hanno volato con l’aereo della Presidenza del Consiglio per partecipare a Johannesburg alla cerimonia in memoria del presidente della Repubblica Sudafricana, Nelson Mandela.

Come forse è meno noto, il viaggio non ha comportato alcun alloggio in albergo, visto che entrambi i pernottamenti sono avvenuti in volo, né spese aggiuntive a carico del bilancio pubblico. Laura Boldrini è la terza carica della Repubblica. Come lei, alla cerimonia erano presenti altri presidenti di Parlamenti di Stati sovrani. La sua partecipazione era, dunque, pienamente legittima. Resta il pregiudizio sessista, indizio di un doppiopesismo palese, qualunque sia la matrice politico-culturale.

Nessuna polemica, mai, sulle mogli accompagnatrici di uomini delle istituzioni. Levata di scudi, invece, se l’accompagnatore è uomo, a maggior ragione se non ufficialmente coniugato. Non c’è bisogno delle «quote azzurre». Basterebbe un minimo di buonsenso, purtroppo merce rara di questi tempi. Con i migliori saluti.

Berlusconi e l’impeachment per Napolitano: “la misura è colma”

silvio_berlusconi-tuttacronacaNon sono andate giù a Silvio Berlusconi, come riporta Repubblica, le parole pronunciate ieri da Giorgio Napolitano in occasione del tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica e ora “La misura è colma”. Il leader di Forza Italia ha commentato: “È arrivato a dire che la legge elettorale va discussa anzitutto nella maggioranza, ormai è tutto fuorché un presidente di garanzia”. Nè lui nè Grillo si sono presentati allo scambio di auguri al Colle ma Berlusconi, chiuso nel salotto di Arcore prima di vedere la partita del Milan, ha vissuto l’uscita di Napolitano come una sorta di attacco personale. Che è bastato non solo per rovinargli il prepartita ma anche il compleanno del cane Dudù. Ma soprattutto lo ha considerato l’atto finale che porterà il suo partito ad appoggiare la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. Ecco quindi che il tanto invocato impeachment, che Grillo richiede da tempo, diventa anche per Berlusconi un’idea forte. “Vorrebbe impedirmi anche la difesa, secondo lui dovrei subire e basta?” ribatte alle accuse del Colle che lo diffida ad usare il termine “golpe”. Per il Cavaliere – che ha evitato per ora commenti ufficiali – sono la conferma che è stato il Quirinale “il regista” delle operazioni con le quali “hanno tramato” per farlo fuori.

Etichetta vs impeachment: la grillina con l’auto blu per far gli auguri a Napolitano

LAURA-BOTTICI-tuttacronacaNon importa che Grillo urli a gran voce, con i pentastellati che gli fanno eco, l’impeachment di Napolitano: la senatrice grillina Laura Bottici, eletta Questore del Senato a marzo, ha ritenuto più importante l’etichetta istituzionale e non ha mancato di presenziare alla consueta cerimonia al Quirinale per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con le alta cariche dello Stato. Ma si è spinta oltre, almeno stando a quanto riferiscono testimoni e riporta l’Huffington Post: forse per non fare tardi, la senatrice è salita al Colle con l’auto blu, la stessa che  fino a pochi mesi fa era il simbolo della casta da abbattere.

Cerimonia di auguri al Colle: i molti moniti del Presidente

giorgio-napolitano-tuttacronacaSi è tenuto il tradizionale saluto alle cariche dello Stato da parte del Presidente della Repubblica, oggi, occasione della quale Giorgio Napolitano ha approfittato per rivolgere uno “schietto appello” a Forza Italia affinché non lasci il tavolo delle riforme. L’auspicio del Capo dello Stato è che “il distacco dalla maggioranza non comporti l’abbandono del disegno di riforme costituzionali”. Rivolgendosi poi a tutte le forze dell’opposizione, Napolitano ha ribadito l’assoluta importanza di un accordo su una nuova legge elettorale. E sempre all’indirizzo di Berlusconi ha aggiunto: nessuno è “autorizzato ad evocare immaginari colpi di Stato a cui non saremmo estranei”. Per quel che riguarda le elezioni anticipate, Napolitano ne nega la possibilità: “Mancare anche questo obiettivo delle riforme sarebbe fatale per il progresso della Nazione”. Parlando della situazione politica, Napolitano ha detto che “non c’è dubbio che l’Italia abbia conosciuto mutamenti incalzanti sulla scena politica ancora lontani dall’assestamento e con incognite ancora non decifrabili”. Nonostante ciò “è importante che l’Italia continui a essere governata nel 2014. L’Europa ci guarda” e bisogna nutrire la stabilità “piuttosto che l’aspettativa di nuove elezioni anticipate dall’esito più che dubbio”. Per quel che riguarda la fine del bicameralismo, ha sottolineato come ormai sia vitale: “Le sorti del governo poggiano sulle sue forze e sono legate al rapporto di fiducia con la sua maggioranza. Le Assemblee sono il pilastro della nostra democrazia e spero che possa affermarsi in ogni momento un clima di civile confronto ed impegno nei confronti dei diritti delle forze che vi sono rappresentate nell’affermazione delle regole che si si sono date. Il superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione del processo legislativo” sono “ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico”. Ma non poteva mancare il tema della crisi, che mina la coesione sociale: “Nel 2014 c’è un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali: un rischio che deve essere tenuto ben presente e fronteggiato in Italia”, ha sottolineato. Occorre dunque, ha aggiunto, prestare “massima attenzione a coloro che vivono nel disagio”. Napolitano ha quindi parlato dei “limiti” temporali del suo mandato presidenziale. “Io doverosamente non mancherò – ha spiegato – di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dell’alto e gravoso incarico affidatomi”.

Il Codacons denuncia Laura Boldrini: il suo compagno era sul volo di Stato

laura-boldrini-funerali-tuttacronacaLaura Boldrini ancora nel centro delle polemiche per il viaggio in Sudafrica, in occasione della commemorazione di Nelson Mandela, nel quale l’ha accompagnata il suo compagno. Nonostante Montecitorio abbia smentito che sia stato effettuato a spese dello Stato, questa mattina il Codacons ha inviato  un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti contro il Presidente della Camera. L’associazione dei consumatori non è nuova a questo tipo di denunce, che in passato avevano colpito anche Mastella e Berlsuconi e ora ritiene che

non si comprende a che titolo la Boldrini abbia usufruito con il proprio compagno di un volo pagato dai cittadini e diretto ad un evento riservato a leader mondiali e capi di Stato.

Per il Codacons,

è necessario accertare se vi siano stati sperperi di risorse pubbliche a danno della collettività.    Certo non si comprende – sostiene il Codacons nella denuncia – cosa ci facesse il compagno della Boldrini su un volo di Stato per una cerimonia cui erano stati invitati esclusivamente capi di Stato e di Governo. Ma soprattutto a spese di chi.  

Il Codacons ha dunque chiesto alla Procura e alla Corte dei Conti di accertare se

possano configurarsi sprechi di denaro pubblico a danno della collettività e conseguentemente sanzionare le eventuali scelte dannose per la collettività stessa ivi comprese le ipotesi di illeciti fonte di danno erariale, e di predisporre tutti i controlli necessari per accertare e verificare se nei fatti esposti  possano celarsi fattispecie penalmente rilevanti, ivi compreso quello di utilizzo illegittimo di fondi e/o risorse pubbliche.  

 Le risposte sul presunto sessismo fornite dal Presidente della Camera a chi in queste ore l’ha criticata, appaiono obiettivamente inaccettabili, soprattutto se si considera che in passato altri esponenti istituzionali di sesso maschile furono denunciati per situazioni assolutamente identiche – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Ora si dovrà verificare se vi siano stati costi a carico della collettività legati alla presenza su un volo di Stato del compagno della Boldrini e, in tal caso, il Presidente della Camera e il suo fidanzato saranno chiamati a risarcire personalmente i cittadini.

Commemorazione di Mandela: Laura Boldrini risponde al M5S, “Attacco sessista”

laura-boldrini-tuttacronacaIl sito Lettera 43, poi ripreso da Il Giornale, aveva fatto emergere il fatto che la Presidente della Camera avrebbe viaggiato con il proprio partner a spese dello Stato in occasione delle commemorazioni di Nelson Mandela in Sud Africa, versione che Montecitorio ha smentito. Su Facebook, la stessa Laura Boldrini ha risposto: “Al di là di inesistenti ragioni economiche, credo proprio che il problema sia un altro, nelle polemiche di queste ore. A fare ‘scandalo’ è il fatto che una donna delle istituzioni sia accompagnata da suo marito o dal suo compagno. Nessuno si sogna di contestare la presenza di una moglie o di una compagna al fianco dei vertici istituzionali di genere maschile”. E precisa: “Per me e per il mio staff  non c’è stata nessuna spesa di viaggio a carico del bilancio della Camera: siamo stati ospiti sul volo del presidente del consiglio dei ministri. Né ci sono state spese di soggiorno: la delegazione ha viaggiato di notte, sia all’andata che al ritorno, anche perché urgeva essere di ritorno a Montecitorio per non tralasciare i lavori d’aula. Infine, nessuna indennità di missione”. E aggiunge: “Ma le critiche si sono concentrate sulla partecipazione del mio compagno, ed è soprattutto a queste che intendo replicare. Dov’è il problema, posto che la sua presenza non è costata un euro, per le ragioni che ho spiegato? ed è bene che si sappia che, quando nei mesi scorsi ha avuto la possibilità di accompagnarmi in qualche altra missione, si è sempre pagato di tasca sua, come è giusto, il viaggio in aereo di linea o in treno (i mezzi che uso più frequentemente per spostarmi)”.

Matteo Renzi, Enrico Letta e la “competizione virtuosa”

renzi-letta-tuttacronacaLa chiamano “competizione virtuosa” quella tra Enrico Letta e Matteo Renzi, con un fedelissimo del neosegretario che spiega: “Enrico ha capito che deve correre più veloce di Matteo, sennò è la fine…”. Il primo gol è arrivato con la decisione del premier di abolire per decreto – seppure gradualmente per i prossimi tre anni – il finanziamento pubblico ai partiti. “E’ una vittoria di Matteo”. A confermarlo anche il popolo della rete, con Twitter che ha visto schizzare in TT l’hashtag #effettoRenzi. Forse Letta ha sfilato all'”avversario” l’arma della “sorpresa annunciata per i grillini” sul finanziamento ai partiti, ma resta il fatto che anche la legge elettorale è passata dal Senato alla Camera e anche questa è una vittoria del fiorentino. Il sindaco può dirsi quindi soddisfatto? Proprio no: è infatti pronto a rilanciare su costi della politica e legge elettorale.Il discorso di domenica prossima all’assemblea Pd alla Fiera di Milano sarà occasione per piazzare qualche altro paletto. Lì in platea ad ascoltare ci sarà con molta probabilità anche il premier Letta. Ora Renzi non può mollare, per non disperdere il vantaggio realizzato. Non sta pensando di tornare alla proposta di abolizione immediata per quel che riguarda il finanziamento pubblico ai politici ma vuole rilanciare per quanto riguarda i costi della politica. “In questo campo, le questioni in sospeso sono tante”, spiegano i suoi. Per esempio, c’è la questione dell’adeguamento degli stipendi dei consiglieri regionali a quelli dei sindaci: “Non si capisce perché guadagnino il doppio”. E poi l’abolizione delle province, del Senato. C’è poi la voglia d’incalzare i pentastellati: rinunciare ai rimborsi elettorali se Grillo firmerà per collaborare sulle riforme. In realtà chiedere ai grillini di collaborare equivale anche domandarlo a Letta e alla maggioranza di governo, soprattutto per quanto riguarda la legge elttorale. Anche su questo tema, del resto, la tabella di marcia è stilata: “Non c’è da perder tempo: la legge elettorale deve essere approvata alla Camera entro febbraio e al Senato entro la fine di maggio al massimo, comunque entro le europee”, sottolineano dall’entourage del sindaco. Da lunedì, inoltre, servirà capire cosa c’è di vero nelle aperture di Angelino Alfano su un sistema di voto maggioritario stile ‘sindaco d’Italia’. “Partiremo da un’intesa di maggioranza, senza escludere altri interlocutori, da Sel a Grillo a Berlusconi, perché la legge elettorale è materia che interessa tutti”. Renzi è già pronto a cercare appoggio altrove in Parlamento se Alfano opporrà i suoi veti. Ma il neosegretario non perde tempo neanche sul tema lavoro: ha messo i suoi esperti a studiare il ‘Jobs Act’, il documento sulle politiche del lavoro di cui ieri ha dato accenno al segretario della Fiom, Maurizio Landini. Un altro punto da presentare a Palazzo Chigi. “Il punto è fare le cose, per ora abbiamo dimostrato che con la vittoria di Renzi alle primarie, il governo si sente incalzato”, insistono i renziani.

Renzi centra il primo bersaglio: la legge elettorale passa alla Camera

legge-elettorale-tuttacronacaIl neo segretario del Pd, Matteo Renzi, giorni fa aveva affermato sulla riforma: “Basta lasciarla a Palazzo Madama a lievitare manco fosse una pizza. Siamo d’accordo tutti che si porti a Montecitorio”. Non è passato molto tempo e oggi i presidenti Laura Boldrini e Pietro Grasso hanno annunciato che la legge elettorale dal Senato passa alla Camera mentre il primo si occuperà, invece, della riforma costituzionale sul bicameralismo. Serve “una chiara assunzione di responsabilità da parte dei gruppi politici”, hanno spiegato Boldrini e Grasso, promettendo che vigileranno “affinché le due Commissioni Affari costituzionali procedano parallelamente per assicurare un più spedito iter”. Pronte le reazioni dei principali esponenti degli altri partiti, come Mara Carfagna che, su Twitter, ha scritto: “La legge elettorale è passata alla Camera. Il peso specifico dei cespugli del Pd al Senato è quindi pari a zero. Adesso, noi di Forza Italia, siamo pronti a un confronto franco e decisivo con Matteo Renzi”. Chi non c’è andato leggero è stato il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliarello, in forza al Nuovo Centrodestra: “Ma cosa può interessare al cittadino se la legge elettorale va alla Camera o al Senato? La riforma si può fare solo se diventa parte di un accordo di governo: nessuno può fare le riforme prescindendo dal governo”. L’intesa, aveva sottolineato a più riprese il ministro delle Riforme, va cercata innanzitutto tra chi sostiene il governo: “Dopo quello che è accaduto e che abbiamo fatto, con una scissione dolorosa di percorsi nel centrodestra, dovremmo partire dalla maggioranza e dire ai cittadini che in un anno diminuiamo i parlamentari, facciamo in modo che abbiamo una sola camera politica e facciamo una buona legge elettorale”. La mossa di Palazzo Madama arriva dopo che Renzi, fresco di colloquio con il Colle, aveva fatto capire chiaramente al vicepremier Angelino Alfano che era necessario accellerare i lavori parlamentari per superare il cosiddetto ‘Consultellum’, quello che rimane della legge Calderoli dopo la sentenza della Corte Costituzionale. La posizione ‘dilatoria’ di Ncd, però, ha spinto il segretario del Pd a lanciare oggi un pesante avvertimento: “Temo che Alfano voglia perder tempo e menare il can per l’aia” ma “io non mi lascerò incantare e nemmeno rallentare: ho una mia exit strategy, un canale aperto anche con Berlusconi e Grillo, che la riforma adesso la vogliono davvero. E se il Nuovo centrodestra divaga, vuol dire che lavoreremo con qualcun altro”.

I deputati Pd annunciano denunce nei confronti di Grillo

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Grillo potrebbe essere denunciato da alcuni deputati Pd per  “istigazione dei militari alla disobbedienza” a seguito della lettera in cui il Semplice Portavoce del M5S invitava le  forze dell’ordine in servizio durante le manifestazioni dei forconi ad unirsi ai manifestanti. “Nelle prossime ore presenteremo una denuncia formale alla Procura della Repubblica al fine di accertare se vi siano gli estremi di reato nella lettera aperta inviata da Beppe Grillo ai responsabili delle forze dell’ordine” .

Nel Consiglio regionale del Piemonte… si sventolano i boxer

boxer-regione-consiglio-tuttacronacaContinuano le polemiche nell’aula del Consiglio regionale del Piemonte a causa dei rimborsi spese del presidente. Lo scorso sabato erano stati raccolti in piazza degli scontrini tra i cittadini, che erano stati invitati a chiedere a Roberto Cota rimborsi “facili”. Oggi, in apertura di seduta, il capogruppo del M5S Davide Bono non solo ha mostrato gli scontrini raccolti, ma ha sventolato anche un paio di boxer affermando: “Io, presidente, le ho portato un po’ di scontrini e anche un paio di mutande”. Cota si è limitato a mormorare “calma, calma”. La seduta è stata brevemente interrotta per riprendere subito dopo con l’intervento del governatore piemontese.

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Carioti su Libero: “Spunta il pattarellum Berlusconi-Renzi”

matteo-renzi-tuttacronacaIl Porcellum è incostituzionale secondo i giudici della Corte Costituzionale e ora Matteo Renzi sarebbe pronto a trattare con Forza Italia e Movimento 5 Stelle per la nuova norma elettorale, con un accordo che potrebbe arrivare con il ritorno al Mattarellum. Come scrive, su Libero, Fausto Carioti:

«Alcuni dirigenti di Forza Italia vogliono imitare Ribbentrop e il suo patto con Molotov». A denunciare l’accordo scellerato è Fabrizio Cicchitto, non a caso esponente del Nuovo centro destra, cioè del partito destinato a fare la parte della Polonia tra la Germania di Silvio Berlusconi e l’Urss di Beppe Grillo. In realtà gli accordi che rischiano di schiacciare chi si frappone ai progetti di espansione delle grandi potenze sono due: accanto all’intesa di fatto già creata in Parlamento da forzisti e grillini, uniti nel dichiarare illegittima la legislatura (e presto vedremo se uniti pure nel chiedere l’impeachment di Giorgio Napolitano), insomma per far saltare lo scenario esistente, c’è quella per costruire i nuovi assetti.

Qui il ruolo del plenipotenziario sovietico dovrebbe essere ricoperto da Matteo Renzi, in procinto di prendere le redini del Pd. Con Grillo possibile terzo convitato: proprio ieri sera, il sindaco di Firenze si è detto pronto a trattare sulla nuova legge elettorale sia col Cavaliere che con l’ex comico. Renzi è rimasto mortificato dalla decisione della Consulta, che ha ucciso il Porcellum non per reintrodurre il Mattarellum, come sperava lui, ma per creare un proporzionale che, se messo alla prova, imporrebbe la prosecuzione delle larghe intese. Un colpo basso alle ambizioni di Renzi, che sogna di governare con una solida maggioranza.

Ma il sindaco appare già in fase di recupero e presto avrà due opzioni tra le quali scegliere: scrivere una nuova legge elettorale assieme agli altri partiti della maggioranza, e cioè tenere conto delle necessità degli alfaniani e del ruolo di mediazione di Letta, oppure stringere un accordo per una legge elettorale su misura per i grandi, cioè per il Pd, Forza Italia e – se ci stanno – i pentastellati. Con gli altri liberi di fare il ruolo dei cespugli. È probabile che inizi dalla prima strada; di sicuro, se vedrà che non porta dove vuole lui, si sposterà sulla seconda. E se questo dividerà la coalizione di governo e metterà in crisi le larghe intese, Renzi saprà farsene una ragione (…)

Occupy Camera, seduta sospesa per l’occupazione del M5S

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Occupy Camera! La protesta è iniziata in aula a Montecitorio dove i deputati del M5S  hanno occupato  i banchi del governo per protesta e costretto la presidente di turno, Marina Sereni, a sospendere la seduta. Come viene raccontato da La Repubblica:

A scatenare le proteste del M5S è stata la decisione di invertire l’ordine dei lavori e passare subito all’esame del ddl di ratifica ed esecuzione dell’accordo tra la Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana sul progetto ‘Trans adriatic pipeline’, stipulato ad Atene il 13 febbraio 2013 e dedicato alla costruzione del gasdotto transfrontaliero. Dopo un acceso scambio di battute con la presidenza, però, Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia, Massimo Artini e Filippo Gallinella si sono diretti ai banchi del governo. Alcuni si sono seduti ai posti dei ministri, altri sui banchi. A quel punto è scattata l’occupazione. Inutili i richiami all’ordine lanciati dalla presidente.

E subito sono partite le polemiche tra maggioranza e opposizione. E come già avvenuto in passato con il caso del giovane dem Enzo Lattuca, anche stavolta i grillini denunciano sui social network l’aggressione fisica subita. Stavolta – sostengono – artefice dell’attacco sarebbe  Pierdomenico Martino. Su Twitter sbotta il deputato grillino Manlio Di Stefano (che però sbaglia e scrive ‘Martini’).

Di fatto, tutto è iniziato quando i deputati M5S si sono duramente opposti all’inversione dell’ordine del giorno determinato dall’accantonamento delle mozioni sulla dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali per passare alla ratifica del Tap. “Non si può votare questo provvedimento in sessione di bilancio”, ha detto il capogruppo M5S Alessio Villarosa. Ma il ministro per i Rapporti con il parlamento, Dario Franceschini, ha ammonito dicendo che qualora non si fosse arrivati alla ratifica, l’Italia sarebbe stata soggetta al pagamento di sanzioni. Il provvedimento è stato già approvato dal Senato e, nel dettaglio, è dedicato alla costituzione della società ‘Trans adriatic pipeline Ag’ per la realizzazione del gasdotto transfrontaliero, che appartiene alla società svizzera Axpo (42,5%), alla società norvegese Statoil (42,5%) e alla società tedesca E.On Ruhrgas (15%). Il punto di partenza dell’infrastruttura sarà situato in Grecia e il percorso si svilupperà lungo l’Albania per approdare in Italia. Il gasdotto sarà lungo 800 km circa, di cui 105 km offshore nel mar Adriatico, e trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi all’anno. In futuro si prevede un ulteriore incremento – realizzabile senza dover sostituire o posare nuovi tubi – di 10 miliardi di metri cubi/anno.

La vignetta di Vauro contro Travaglio

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Scoppia la contesa tra Vauro e Marco Travaglio. Il disegnatore, nella vignetta di oggi infatti a preso di mira il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano. Il motivo naturalmente è politico e naturalmente Vauro, prende di mira Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle di cui Travaglio è invece un gran sostenitore. In particolare Vauro prima aveva preso di mira Dario Fo, colpevole, secondo il disegnatore, di aver abbandonato i palchi della sinistra per salire su quelli di Grillo e in particolare su quello di Genova su cui si è svolto il V-day e poi, il vignettista, si è scagliato contro a una frase, a suo dire, di stampo mussoliniano pronunciata proprio dal Semplice Portavoce del Movimento  “dobbiamo vincere e vinceremo“. In tutto questo Travaglio aveva difeso il Movimento 5 Stelle, Grillo e Dario Fo così che Vauro ha deciso di colpirlo. Il disegnatore infatti si è autoritratto con le orecchie da asino e ha ripetuto la frase di Grillo, mentre una voce fuori campo (quella di Travaglio) gli controbatteva “scherzava”. Un botta e risposta che fa emergere le diverse anime che riescono a convivere su Il Fatto Quotidiano.

Orfani del partito: Ligabue non voterà alle primarie

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Cresce il numero di delusi, di quegli orfani del partito Pd. Luciano Ligabue è tra coloro che non si riconosce più tra i democrat, ma non ha neppure troppa fiducia nel Movimento a 5 Stelle “Credo di far parte di un club molto nutrito, il Pd sa quanto ha deluso i suoi elettori” ha detto il rocker a Milano per presentare il suo nuovo album intitolato Mondovisione. ”Non voterò alle primarie”.

Per Ligabue il Movimento guidato da Beppe Grillo “è necessario per dire che c’è da cambiare”. ”Il Movimento 5 Stelle ha costretto la politica a pensare di dover cambiare, fino al loro arrivo – ha spiegato il rocker – era chiaro agli elettori, ma non alla politica”.

Ma il fatto che i grillini siano necessari ”non vuol dire che abbiano le risposte per questo paese – ha precisato Ligabue – io non so quali siano e quale sia la persona più indicata a darle, per me è più facile dirlo se lo vedo in azione”. Quel che è certo è che ”è sotto gli occhi di tutti la disaffezione per la politica, è facile aver voglia di un cambiamento anche drastico dopo tanti anni”.

 

La nuova bufera interna al M5S: polemiche sul ruolo di Casaleggio

grillo-casaleggio-tuttacronacaAria di tempesta all’interno del Movimento 5 Stelle, come dimostra un velenoso carteggio via mail tra diversi grillini e Claudio Messora, responsabile della Comunicazione del Movimento a Palazzo Madama. Il nuovo melodramma sembra essere la premessa e una nuova scissione, ma quello che ci si aspetta è riuscire a “evitare che il Movimento si trasformi nell’ennesima esperienza autoritaria”, dice un senatore. E a un’inviato de La Stampa dice: “Legga. Ci vogliono trasformare in un partito come gli altri. Anzi, peggio”.  Motivo del contendere, la “piattaforma web” che dovrebbe raccogliere le proposte di legge immaginate dai cittadini, definita dallo stesso Messora “poco più di un forum, un mezzo da perfezionare, comunque il primo passo verso una rivoluzione”. Ma c’è chi gli fa notare che in questo modo Casaleggio parcellizza la partecipazione degli elettori e controlla direttamente gli interventi sul blog. Rapida la risposta: “Le persone di cui voi senatori portate la voce sono (come in ogni partito) i comparabili ai tesserati. La democrazia diretta la fai con chi decide di partecipare attivamente”. La discussione, cartacea e vocale che si è svolta in un bar di Roma è accesa. Andrea Malaguti così la racconta:

 Una risposta che scatena la bufera. «Questa è l’idea di democrazia diretta a cui pensano Grillo, Casaleggio e il loro caporale sul campo a spese degli italiani», si lamenta il senatore, mostrando la mail della collega XXX che recita. «Quanti sono gli attivisti certificati? Circa 400.000. Quanto sono gli elettori M5S? Circa 9 milioni. Quanti sono i cittadini interessati dalle leggi proposte e approvate? Oltre 60 milioni». Siamo un Movimento orizzontale o verticale? Immediata la risposta di Messora («XXX ti rendi conto che i dati sugli attivisti certificati risiedono sui server della Casaleggio? Se non usi la piattaforma integrata come credi che una vostra proposta possa trovare legittimazione?») che scatena l’ironia di un altro dissidente. «XXX rassegnati, anche tu non emani la luce». Non è solo la piattaforma ad alimentare il disagio. Anche la scelta di mandare in streaming solo una parte delle riunioni dei cittadini-senatori non convince la minoranza dissidente. «La diretta è Comunicazione, impatta sull’immagine complessiva del Movimento, dunque ricade sotto la giurisdizione non dell’assemblea, ma di Grillo /Casaleggio. Qui rappresentati da me», scrive Messora. Così una senatrice, apparentemente in preda all’angoscia di chi è convinto che la notte durerà per sempre, si ribella. «ALT!!! Leggo cose inaccettabili. GIURISDIZIONE? Claudio sei sicuro di conoscere il significato dei termini che usi? Se sì, mi giunge nuova la notizia di avere una giurisdizione da parte di Grillo (Casaleggio?) o di chiunque su quello che facciamo». E quel Casaleggio tra parentesi è l’emblema del collasso imminente. Inevitabili anche le accuse sul denaro. Un dissidente si sfoga: «Claudio, del tuo trattamento economico e del tuo comportamento parleremo con Casaleggio, complice di tutto ciò», Complice. E un altro: «Ne parleremo anche con gli attivisti, che già si sono accorti delle ingenti spese del gruppo per il tuo alloggio, oltre che della tua diaria e del tuo compenso fuori dal codice di comportamento». Messora non ci sta. Attacca. «Io non ho nulla che non sia trasparente (allega il link con la busta paga), gli attivisti invece si sono accorti dei 1800 euro in un mese e mezzo per abbigliamento e lavanderia e dei 1950 euro di abbigliamento e spese per la campagna elettorale». Siamo agli stracci. C’è chi interviene in difesa del Capo della Comunicazione. E del Guru milanese. «YYY per me stai delirando. Il nostro problema è Messora? Per carità, torniamo in noi».

Piovono soldi sui pensionati? “5000 euro per tutti”

pensioni-sastri-tuttacronacaAncora una gaffe targata 5 Stelle: dopo le sirene, l’attentatore di Nassiriya e “Pino Chet”, ora una proposta che lascia a bocca aperta. La deputata Giulia Sarti ha scritto in Facebbok: “Possiamo dire che siamo governati da un branco di ANALFABETI e FESSINI?”. Dopo di che, la proposta di una riforma decisamente azzardata per il nostro sistema pensionistico. Si legge sul post: “In Italia abbiamo 23.431.319 pensionati, i quali percepiscono complessivamente € 270.469.483.350. Se noi garantiamo a tutti i pensionati 5000 euro al mese ci rimangono €153.312.888.350. Domanda: quanti redditi di cittadinanza possiamo garantire sapendo che la nostra proposta vale circa 30 miliardi?”. L’errore è grossolano, visto che 5mila euro al mese per tutti i pensionati significherebbe spendere oltre 1400 miliardi di euro. Considerato che il Pil italiano è di 1600 miliardi ne rappresenterebbe la quasi totalità. In queste ore, il M5S, ha presentato al Senato una mozione per attribuire un aumento di 518 euro annui a 2 milioni di pensioni minime. Il post, che ha raccolto non pochi commenti anche in Twitter, è stato in seguito rimosso.

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Bin Laden, vivo o morto? I dubbi del deputato 5 Stelle

paolo-bernini-tuttacronacaAncora una volta è il deputato 5 Stelle Paolo Bernini a salire agli onori della cronaca per le sue dichiarazioni alla Camera. Oggi, parlando della missione italiana in Afghanistan, ha detto: “Bin Laden.. beh, dovrebbe essere morto due anni fa”. L’uso del condizionale lascia capire che l’ex leader di Al Qaeda, che tutti ritengono essere stato ucciso, potrebbe in realtà essere ancora vivo. Bernini già in passato si era distinto per portare in Aula le cosiddette teorie complottiste, come quella volta che, riguardo all’attentato dell’11 settembre parlò di un ruolo attivo delle autorità americane nell’attacco alle Torri Gemelle. “La versione ufficiale è stata smentita da tutti i punti di vista. È palesemente falsa e ormai il mondo se n’è accorto: la verità probabilmente non la sapremo mai, ma sicuramente è molto diversa da quella che i media mainstream ci raccontano. In questo caso si può dire che tutto quello che sai è falso e detto all’americana: ‘it was an inside job’. Tradotto: fu un lavoro interno”.

Bernini, in un’intervista trasmessa a marzo da Ballarò, aveva anche parlato di un documentario sulle teorie del complotto: “Ho visto questo documentario sul controllo globale che mi ha aperto la mente! È diviso in tre parti: religione, Undici settembre e massoneria. Non so se lo sapete ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno del corpo umano per registrare e mettere i soldi: è un controllo delle persone, ma chi se lo fa iniettare non è consapevole di questa cosa, per fortuna che c’è internet che sta risvegliando le coscienze. Andremo in Parlamento a portare la voce dei cittadini”.

Il sogno di Grillo… reddito di cittadinanza, la politica l’ignorerà?

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Nonostante ci sia ottimismo in casa 5 stelle sembra proprio che l’emendamento del reddito di cittadinanza, fissato a 600 euro e integrazioni per chi non arriva a tale somma, presentato dai pentastellati e discusso sul blog dagli inscritti al portale entro il 30 giugno sia destinato all’oblio. La politica ha già risposto alla proposta del Movimento 5 Stelle con il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che ha respinto al mittente la proposta con toni particolarmente duri. “Le balle di Grillo sono sempre più grosse. Il nuovo che avanza”.

La proposta però prevedeva anche le coperture necessarie con tagli al ministero della Difesa e alle pensioni d’oro, ma risorse anche dall’Imu sugli immobili che fanno capo alla Chiesa.

L’esponente di governo del Pd si spiega, punto per punto. “Il costo complessivo supera, secondo le valutazioni più prudenti, i 30 miliardi di euro all’anno. La cosiddetta ‘copertura’ – secondo il M5S – arriverebbe dal taglio delle pensioni d’oro, dall’Imu sui beni della Chiesa e dal taglio delle spese militari. La prima voce, anche nell’ipotesi di considerare ‘d’oro’ le pensioni superiori a 3500 euro netti mensili, implica risparmi di alcune centinaia di milioni di euro all’anno”.

“L’eventuale Imu sui beni della Chiesa utilizzati per attività miste – prosegue Fassina – porterebbe un gettito aggiuntivo di alcune decine di milioni di euro all’anno. Infine, l’azzeramento delle spese militari, non soltanto gli F-35 ma tutto, proprio tutto, a parte il ‘dettaglio’ dell’impossibilità di utilizzare risorse in conto capitale per finanziare spesa corrente, libererebbe circa 3,5 miliardi all’anno”.

“In totale, in una generosissima valutazione, si arriverebbe intorno a 4 miliardi disponibili soltanto per alcuni anni. Un decimo di una prudente previsione di spesa”.

“Finalmente ce l’abbiamo fatta – annuncia trionfante il deputato stellato Marco Baldassare, in un video diffuso in rete – dopo mesi di confronto con cittadini, esperti, associazioni”. “Servono parecchi soldi e noi li troviamo – gli fa eco il collega Daniele Pesco – tagliandoli al ministero della Difesa, tagliando le pensioni d’oro, facendo pagare l’Imu alla Chiesa e ottenendo nuove risorse dal gioco d’azzardo”.

Su Twitter, il leader di Sel Nichi Vendola: “Anche M5S dopo Sel presenta proposta per reddito minimo? Bene. Una legge giusta che Parlamento ora può votare, perché una maggioranza è possibile. Il reddito minimo garantito può essere uno strumento contro la solitudine di una generazione prigioniera dell’ergastolo della precarietà e della disoccupazione di massa”.

Il M5S e le fette di prosciuto sugli occhi: la nuova campagna elettorale

m5s-basilicata-tuttacronacaSicuramente si fanno notare e restano impressi i manifesti elettorali del Movimento 5 Stelle, dipende se “in senso positivo”. Il messaggio che lanciano è chiaro: togliersi il prosciutto dagli occhi, vedere chiaro e comprendere la situazione. E’ l’impatto visivo, con due protagonisti con la fatidica fettina di affettato sul viso che può risultare “impressionante”. E poco conta se viene sollevata sopra un occhio: la “campagna virale ideata dal grafico materano Peppino Barberio” rischia di diventare tale per le risate che sta generando sui social network, certo non una certezza di voto. Nota di colore, sembra che “Al termine della conferenza stampa il Movimento 5 Stelle ha offerto ai giornalisti deliziose fette di prosciutto, emblema dell’iniziativa ‘Ora so per chi votare'”: come poteva essere altrimenti?

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