Appello shock di O.J. Simpson: “Ho un tumore al cervello, liberatemi”

ojsimpson-tuttacronacaL’ex campione di football O.J. Simpson teme di avere un tumore al cervello e ha implorato il presidente statunitense Barack Obama di farlo uscire anzitempo di prigione per poter morire a casa. L’ex giocatore era stato protagonista di un clamoroso caso giudiziario a metà anni Novanta. Prosciolto per insufficienza di prove dell’omicidio della ex moglie Nicole e dell’amico Ronald Goldman nel 1994 a Los Angeles, O.J. Simpson al momento si trova nel penitenziario Lovelock Correctional Center a Lovelock, nel Nevada dove sta scontando una pena di 33 anni per rapina a mano armata e sequestro di persona. Solo tra quattro anni gli sarà possibile chiedere la grazia.  Ora però l’ex campione sarebbe gravemente malato. Alcuni mesi fa il tabloid National Enquire parlava di un diabete che l’avrebbe portato alla morte, ma ora arriva il sospetto di un cancro al cervello a causa del quale, secondo lo stesso rotocalco, l’ex atleta si starebbe sottoponendo a test medici segreti.

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Quando il troppo lavoro uccide: muore una 27enne

morire-lavoro-tuttacronacaAveva solo 27 anni Pradnya Paramita, morta dopo aver lavorato per 30 ore senza interruzione. Mita, questo il suo nickname in Twitter, aveva cinguettato che era orgogliosa di quanto era riuscita a fare ma poco dopo si è sentita male. E’ stata uccisa dalla fatica e dallo stress accumulato. La giovane pubblicitaria indonesiana è svenuta mentre si trovava a cena in un ristorante ed è entrata in coma, a causa di un infarto e di un ictus cerebrale dovuto all’abuso di caffeina e bevande energetiche utilizzate per rimanere sveglia durante la maratona lavorativa. La 27enne lavorava presso la multinazionale Young & Rubicam che ha concesso un giorno di riposo ai suoi dipendenti per il funerale della ragazza. Su Twitter il cordoglio per la giovane Pradnya a cui si unisce la denuncia per le condizioni in cui sono costretti a lavorare tanti giovani in molte parti del mondo.

Pronta a morire per Hollande!

Sophie Hatt-tuttacronaca

Si chiama Sophie Hatt ed è stata scelta per dirigere l’unità di sicurezza del presidente francese  François Hollande. La 47enne commissario di polizia è oggi a capo di 62 uomini. Ma la Hatt non è nuova a stupire i francesi, infatti a 32 anni era già responsabile della tutela dell’allora premier socialista, Lionel Jospin, che nel febbraio 2000 venne salvato dalle pietre lanciate dagli studenti palestinesi dell’università Bir Zeit… ora è al servizio del Premier Francese… una donna pronta a tutto, anche a morire per Hollande.

Il “tiromancino” di Zampaglione: «Ho avuto paura di morire», shock sul web

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«Ho avuto paura di morire». Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino e da poco anche regista horror, confessa su Facebook di aver affrontato questa estate un periodo difficile. «Ora che il disco è finito – scrive Zampaglione sul suo profilo – voglio confessarvi una cosa: a un certo punto ho temuto di non poter portare a termine il lavoro. Un giorno di questa estate mi sono svegliato con uno strano senso di malessere e delle terribili vertigini che giorno dopo giorno diventavano sempre più oppressive, fino quasi a non poter camminare. Ho dovuto fare alcuni concerti seduto con la paura di cadere mentre tutto vorticava intorno a me».

«Mi ero convinto di stare per morire». L’artista ha raccontato di aver fatto «analisi su analisi, ma non sembrava venire fuori la causa». «Ero pronto al peggio e i medici mi avevano preparato a scenari inquietanti, simili sintomi li aveva avuti poco prima mia madre e si erano rivelati poi essere causati da una gravissima malattia al cervello. Avevo paura di morire e andavo in studio cercando di fare tutte le voci per consentire poi a mio fratello di finire l’album».

Colpa della palestra. A svelare la causa dei problemi è stata la risonanza magnetica da cui è emerso che alcuni colpi presi in palestra avevano infiammato i nervi del collo, insistendo sulla cervicale e producendo le vertigini. «È stata un esperienza bruttissima che mi ha però insegnato a dare valore e importanza ad ogni giorno di vita, alle cose più semplici e alle persone che hai intorno e che ti vogliono bene», ha concluso Zampaglione.

Tyson a pezzi: l’ex pugile dice essere in fin di vita. Dichiarazione shock

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Passare dall’essere colui che fa a pezzi gli avversari a essere invece fragile e dilaniato da alcol e droga. La confessione di Mike Tyson, quasi catartica, spezza il muro del silenzio. Lui stesso dichiara di essere sul punto di morire e poi si auspica una “seconda” vita.

“Io voglio vivere la mia vita sobria. Io non voglio morire. Sono sul punto di morire, perché sono un alcolista”, ha detto Tyson al programma della Espn Friday Night Fights.

“Sono un cattivo ragazzo a volte. Ho fatto un sacco di cose cattive e voglio essere perdonato. Voglio cambiare la mia vita, ora voglio vivere una vita diversa”, ha detto l’ex pugile oggi promoter. Tyson ha ammesso di assumere abitualmente sostanze, ma di essere speranzoso di riuscire finalmente a uscirne. “In sei giorni non ho bevuto o preso droghe e per me questo è un miracolo”, ha affermato. “Ho mentito a tutti gli altri, che ancora pensano io sia sobrio: ma non lo sono. Questo è il mio sesto giorno. Non farò più uso di sostanze”, ha concluso.

Morire di parto nel 2013, elicottero rotto e nessun letto in rianimazione

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La sanità italiana è al collasso per i tagli effettuati dalla spending review e c’è chi lo paga con la vita. E’ successo a una donna di 40 anni, Antonia Seminara originaria di Gangi (Pa) ricoverata in nottata nell’ospedale di Sciacca, in condizioni precarie al termine di una gravidanza. Quando è arrivata al nosocomio di Nicosia (En)  i medici hanno  praticato il cesareo ma il bimbo non ce l’ha fatta. A quel punto è stato disposto il ricovero della donna in rianimazione, ma né ad Enna né a Caltanissetta erano disponibili posti nei reparti. L’unico libero era a Sciacca. Dopo aver aspettato inutilmente per ore l’elisoccorso che non si è potuto alzare in volo da Caltanissetta perché fuori uso a causa di un guasto, finalmente ne è arrivato uno da Palermo su richiesta dei carabinieri, ma per la donna era ormai troppo tardi. I familiari di Seminara hanno presentato una denuncia ai carabinieri e la procura di Nicosia ha aperto un inchiesta.

Il deputato regionale del Pd, Fabrizio Ferrandelli ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino. «Occorre – dice – accertare tutte le responsabilità e verificare se ci sono stati ritardi o errori imputabili ai servizi o alle strutture sanitarie siciliane. Sta di fatto che questa tragica vicenda ci invita tutti a riflettere, ancora una volta, sull’importanza dei punti nascita soprattutto nelle aree marginali della Sicilia distanti dalle grandi strutture ospedaliere».

Il Chavez di Stone!

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In occasione della scomparsa del presidente venezualano Hugo Chavez, Flavia Parnasi e Andrea De Liberato con la Movimento Film distribuiranno in sala il 27 marzo in 150 copie il film-documentario di Oliver Stone ‘Chavez – L’ultimo comandante’ (South of the Border). Il film era stato presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009 e documenta il viaggio del regista in Venezuela per intervistare Chavez e analizzare l’immagine che di lui hanno proposto i mezzi d’informazione statunitensi.

Chavez, il corteo e il mistero della bara!

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Hugo Chavez sarebbe morto a Cuba e la bara che ha sfilato durante oltre sette ore attraverso Caracas e alla quale hanno reso omaggio centinaia di migliaia di venezuelani non avrebbe contenuto la sua salma. Lo sostiene il quotidiano spagnolo ABC, citando fonti militari venezuelane. I funerali del presidente “bolivariano” sono previsti per oggi.

Chavez, quindi, non sarebbe morto nell’ospedale Militare di Caracas, ma a Cuba, dove il presidente era stato portato per un ultimo e disperato tentativo di salvare la sua vita. Da qui il suo corpo sarebbe stato portato direttamente all’Accademia Militare di Fuerte Tuina, dove centinaia di migliaia di persone stanno salutando il leader bolivariano.

Secondo ABC “l’inganno della processione costituisce una nuova messa in scena del governo, che si aggiunge alla lunga lista di bugie con le quali il chavismo ha riempito gli ultimi mesi della vita del leader”. “Volevano mostrare un bagno di folla con un chiaro interesse politico, permettendo che la gente potesse perfino toccare il feretro, quello falso, senza mettere a rischio l’integrità fisica di quello vero”, ha detto una delle fonti militari del giornale madrileno.

Il decesso, scrive il quotidiano, risalirebbe a martedì scorso all’Avana intorno alle 7 del mattino (ora locale) e il suo cadavere sarebbe stato trasportato durante la notte fino alla base aerea Generalisimo Francisco de Miranda, a Caracas, più vicina al Forte Tiuna dell’aeroporto internazionale civile di Maiquetia. La salma di Chavez, proseguono le fonti, sarebbe quindi stata esaminata nel centro medico della base, che si trova a circa 200 metri dall’Accademia Militare, e composta con l’uniforme militare. Durante la giornata di mercoledì, il corpo sarebbe stato tenuto nei sotterranei dell’Accademia.

Nel frattempo, una bara simile, vuota o con qualche peso al suo interno, è stata portata all’ospedale Militare, da dove è partita mercoledì la processione funebre. Al suo arrivo all’Accademia, duranti i pochi minuti in cui il feretro non è stato ripreso dalle telecamere, si è proceduto alla sostituzione della bara finta con quella vera, prima della sua esposizione.

LE ULTIME PAROLE DI CHAVEZ!

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“Non voglio morire. Per favore non lasciatemi morire”. Sono queste le ultime parole di Hugo Chavez al capo della guardia presidenziale del Venezuela, il generale Jose Ornella, che lo ha raccontato all’Ap fuori dall’accademia militare dove si trova la salma. “Non poteva parlare, lo ha detto con le labbra”, ha aggiunto Ornella che ha riferito di aver passato le ultime due settimane con il presidente, compresi i momenti finali. “Ha sofferto molto”, ha dichiarato.

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