Le acque si muovono in casa Inter, ecco il tecnico più probabile

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L’Inter sembra voler programmare la nuova stagione si da ora e le acque in casa neroazzurra si muovono, anche a volte facendo irritare e non poco l’ex patron Moratti, che ora in minoranza, dopo aver ceduto il club a Thohir sembra davvero soffrire per alcune scelte che non comprende. Dallevoci però negli ultimi giorni sembra che si stia passando ai fatti in casa interista e quello che appariva come poco più di un gossip sembra invece aver sostanza: si parla infatti di un possibile ritorno di Leonardo come prossimo direttore tecnico dell’inter dopo che sono state smentite le indiscrezioni che lo volevano invece a dirigere il PSG. Pare che l’ex giocatore e allenatore del Milan ha ancora contatti con il presidente Nasser Al-Khelaifi, al quale ha dato consigli nella sessione invernale di mercato, ma non ha intenzione di tornare a far parte del Psg. Sarà quindi l’Inter la meta del brasiliano?

 

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Casa nuova per l’Inter? Va avanti il progetto per lo stadio a Rho

preogetto-stadio-inter-tuttacronacaSta per essere ratificato l’accordo tra Moratti e Thohir ma il passaggio del 70% del pacchetto azionario dell’Inter non segnerà lo stop del progetto che sta più a cuore all’italiano: la realizzazione dello stadio di proprietà dell’Inter. Le basi del processo sono state gettate da tempo e lo scopo è provare a contrastare lo strapotere sportivo ed economico dei top club esteri, tipo Bayern, Manchester United, Real Madrid e Barcellona. Per riuscirci, però, è necessario adeguarsi al loro modello di business, così come ha già fatto la Juventus con lo Juventus Stadium. E’ la Gazzetta dello Sport che ne parla e che spiega che l’area che vedrà la creazione del nuovo impianto sarebbe già stata individuata nell’hinterland milanese, a Rho. Sembra anche che Moratti abbia già parlato dell’ipotesi Rho al presidente del Coni, Giovanni Malagò. L’intenzione sarebbe quella vi avviare i lavori a ottobre-novembre del 2015, dopo l’Expo. Ma le intenzioni di Moratti vanno comunque confermate da Thohir al Coni: lui stesso o un suo rappresentante legale dovrà infatti ribadire l’intenzione di realizzare il nuovo impianto. Per quel che riguarda il progetto, sarebbero già stati individuati i modelli di stadio da prendere come riferimento per la realizzazione strutturale: l’Etihad Stadium del Manchester City (56mila posti); il Friends Arena, stadio dell’Aik Solna (54 mila posti), il Veltins Arena dello Schalke 04 (78 mila posti), l’Emirates Stadium dell’Arsenal da (60 mila posti) e il St. Jakob di Basilea da 38 mila posti.

La dichiarazione di Moratti nei sotterranei di San Siro. L’Inter del futuro?

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Massimo Moratti intercettato nei sotterranei di San Siro ha parlato del futuro della sua Inter, nel giorno della partita che per molti potrebbe essere l’ultima con lo storico patron nel suolo di presidente. Come al solito davanti ai microfoni ha preferito non sbilanciarsi:

“L’ultima con me da presidente? Non mi piace dire così e non credo che sia l’ultima. Stiamo lavorando per fare le cose bene, se si raggiungerà l’accordo bene, altrimenti resterà tutto come ora. Eto’o? Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni di mercato”.

Moratti spiega la decisione di cedere l’Inter a Thohir

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Intervistato dal direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, Massimo Moratti ha raccontato i motivi che lo hanno spinto a gettare la squadra neroazzurra tra le braccia di Eric Thohir, che ora risulta essere il socio con la quota di maggioranza, rifiutando il consiglio di Ernesto Pellegrini che lo implorava di non cedere al magnate indonesiano Thohir.

“Imbarazzato? No, anzi… Sono rimasto colpito. Le parole di Ernesto sono un immenso atto d’amore verso l’Inter e una grande prova di amicizia nei miei confronti. Ha ragione: le squadre di calcio bisogna amarle. E io credo di saperne qualcosa… Mi ha telefonato e mi ha detto: Massimo, ti dispiace se dico quelle cose? Figurati, gli ho risposto. È un gran signore”.

Davvero nutre dei dubbi? La partita con la nostalgia è ancora aperta?

“La nostalgia, per definizione, ci sta sempre alle spalle. Questo il limite degli atti d’amore, i miei come quelli di Pellegrini… No, io ho deciso di guardare al futuro”.

Ma non sarebbe attraente la prospettiva di un gruppo di amici che interviene per passione, e magari per sanare qualche debito di troppo?

“I debiti, i debiti: parlate sempre di quelli, ma è un errore di prospettiva. Il debito dell’Inter è simile a quello di altre grandi società, e non mi preoccupa affatto. Comunque rimanda in gran parte alla mia persona ed è strutturato in maniera solida. Potrei tranquillamente continuare da solo. Il problema non sono i debiti, il vero problema è il fatturato. Sono le risorse necessarie per lo sviluppo: un tema commerciale, se proprio non vogliamo definirlo industriale, che nel calcio suona brutto… Ciò di cui mi preoccupo è il futuro della squadra. E questo non può prescindere dall’espansione del marchio sul mercato internazionale”.

Vabbé, ma da qui a consegnare una parte del proprio cuore a un miliardario indonesiano ne corre… Davvero non esistevano alternative? Forse è l’avatar di Moratti che risponde, certo una voce lontana dalle emozioni.

“Vede, per anni il calcio italiano, e mi assumo la mia parte di colpe, ha vinto all’estero sul campo ma finanziariamente ha giocato una partita assolutamente casalinga. E l’ha perduta. S’è nutrito di diritti televisivi e di colpi di mercato. Per carità, anche quelli servono, creano identità e coesione tra i tifosi, che sono il primo patrimonio di una squadra. Ma oggi ci ritroviamo incapaci di fare sistema, con stadi vetusti, senza un format che possa realmente attrarre un interesse planetario. Creare un solido mercato all’estero è un’operazione lunga, difficile e costosa. E la concorrenza è fortissima. L’ingresso di un socio asiatico, per esempio, quel mercato fondamentale te lo porta in casa. Ti costringe a cambiare indirizzo e abitudini manageriali. Ti apre al mondo e a nuove risorse in modo quasi automatico. Insomma, ti internazionalizza persino più di un Triplete…”.

Già, il mitico Triplete. Forse va rintracciata proprio lì, in quella stagione ebbra di trionfi, recente e ormai lontanissima, l’origine del nuovo pensiero morattiano, la rabbia imprenditoriale e la delusione razionale che ora lo costringe a dar voce, e ragione, al proprio avatar. Da quei titoli, in realtà, l’Inter non è riuscita a capitalizzare nulla, se non la grande e immateriale gioia di averli conquistati dopo decenni di astinenza. Sul piano finanziario, la tripla vittoria non ha innescato un ciclo di sviluppo. Al contrario, ha marcato un apogeo, preludio a un rapido declino. La progressione di bilancio è impietosa: nel 2010 l’Inter aveva 251 milioni di fatturato, oggi 170. Certo, manca il contributo della Champions ma la distanza con i grandi club internazionali si è fatta abissale.

“Un’immensa gioia e un altrettanto immensa occasione sprecata, ecco cos’è stata… Sa, l’Inter è come una figlia. Una ragazza bellissima, con doti straordinarie. Una ragazza di una volta… Le dai tutto per farla divertire, perché è giusto così. Ma viene un tempo in cui è opportuno mandarla in collegio. La disciplina e l’educazione sono fondamentali per la sua crescita. Solo così imparerà a camminare da sola… L’Inter ha tagliato enormemente i costi di struttura e gli stipendi, ma questo non serve a nulla se il fatturato si riduce. Ripeto, non è una questione di sopravvivenza. È un problema di sviluppo e va risolto con un’innovazione forte. L’Inter vale molto più di quanto produce in termini di fatturato. Deve valorizzare il proprio marchio sul piano internazionale se vuole avere un futuro in linea con la sua tradizione”.

Alle cifre, come alla dannazione del Triplete, non si sfugge: nel 2010 gli stipendi ammontavano a 235 milioni, oggi si sono ridotti quasi alla metà, ma le perdite a bilancio restano stabili sopra i 70 milioni di euro. Thohir, o chi per lui, non è una resa dei sentimenti, è una necessità razionale. Lo capiranno i tifosi? E Pellegrini si accontenterà delle risposte?

“Li capisco eccome, i nostri tifosi: il mio primo pensiero è a loro perché l’Inter è di chi la ama. Mi creda, sto agendo per loro. E capisco anche Pellegrini: la sua proposta e il suo affetto sono proprio la dimostrazione che nell’Inter è maturato un valore enorme e inespresso che bisogna liberare per il futuro. Del resto, un eventuale arrivo di Thohir non sarebbe affatto in contraddizione con l’ingresso di altri soci rappresentativi del mondo interista…”.

E Moratti in tutto questo che ruolo si ritaglia?

“L’Inter sarà una società gestita in modo moderno e internazionale. Se servo, resterò a dare il mio contributo. Ma per favore non mitizziamo il mio ruolo. Lo chiedo anche ai tifosi: i presidenti-simbolo a un certo punto diventano un tappo…. L’Inter non è una mia questione personale. In fondo, non ho mai amato le poltrone”.

Cassano al Parma tra polemiche e ringraziamenti

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Cassano e il suo primo giorno in maglia giallo-blu, numero 99. L’entusiasmo del giocatore barese è tutto proiettato per questa nuova avventura che lo attende, ma anche a polemizzare sul suo passato all’Inter:  «Dell’Inter devo ringraziare tutti, a partire dal presidente Moratti. Ma non Mazzarri. Prima che lui firmasse mi ha detto che sarei stato titolare fisso, dopo che ero titolare sì ma per andare a casa».

Nella sua prima conferenza stampa da giocatore del Parma, Cassano ha poi dichiarato: «Parma sarà la mia ultima piazza. Voglio finire alla grande, qui mi toglierò tante soddisfazionì. La speranza è anche quella di tornare in nazionale». L’anno prossimo è anche l’anno dei Mondiali: «Siamo qui a Parma, dobbiamo essere protagonisti per non so quale traguardo. Non so chi arriverà, ma non sono qui in vacanza».

Stramaccioni esonerato!

stramaccioni

Fino a poco tempo fa Stramaccioni si sentiva tranquillo, o almeno così affermava, non scosso dalla disastrosa stagione dell’Inter che tanti tapiri d’oro gli ha fruttato. Ma ora ha ricevuto una telefonata da parte di Marco Branca, che, a nome della società, gli ha comunicato la decisione di sollevarlo dall’incarico già giovedì sera. Manca solo il comunicato ufficiale, ma ormai è cosa fatta: l’allenatore è stato esonerato. Ora c’è da risolvere la questione contrattuale: il tecnico romano è legato fino al 2015 alla società nerazzurra, che ora punta alla risoluzione del contratto.

Bonolis difende a spada tratta la “sua” Inter: campionato farsa!

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Non si placano i rumors a seguito della partita Inter-Atalanta della 31/a giornata di campionato. Dopo le parole di Stramaccioni e Moratti, il presentatore parla ai microfoni di Inter Channel affermando che:

Il pretesto ormai è chiaro, ci deve essere una sceneggiatura scritta che prevede un finale, quello del Milan che ha fatto investimenti e che vuole essere portato in Champions League. E’ una commedia. E’ palese. Sono decisioni che sono sicuramente prese a tavolino. Quando l’Inter sarà completamente disinnescata i rigori ce li daranno. L’importante è disinnescare tutto quello che potrebbe compromettere il progetto di partenza di questa gigantesca commedia che vuole l’epilogo che ho detto”. Bonolis insiste quindi sul fatto che tutto sia già stato scritto a favore del Milan, perchè non abbia impedimenti nel traguardo di qualificarsi per la prossima edizione della Champions League. “Le altre squadre sono comprimarie di scena, la sceneggiatura è già stata scritta, sappiamo chi è l’assassino, chi è il vincitore, chi è il perdente. Io non ho mai sentito in tanti anni Zanetti protestare: l’ho sentito protestare per Iuliano, per questa domenica e per l’episodio di Cassano con la Juve non segnalato dal giudice di linea. Ti scatta una malinconia che ti porta al disincanto. Ti disinnamori del meccanismo. Ci sono interessi talmente grandi che figurati se alcuni manipolatori non se ne impossessano. Io se fossi il presidente Moratti manderei in campo la Primavera. Non puoi più credere nella buona fede degli arbitri, è tutta una commedia. E’ talmente plateale che ormai devi proprio chiudere gli occhi per non vedere che dei rigori grossissimi ci vengono negati e altri inesistenti ci vengono dati contro. Questo ti immalinconisce“. Forse tutta la situazione crea tristezza al presentatore ed ai tifosi nerazzurri che desiderano rivedere la loro squadra nelle posizioni di testa di un campionato che pochi anni fa li ha visti trionfare, di certo le sue affermazioni non possono passare inosservate alla direzione milanista, che infatti si è affrettata a replicare alle accuse:

“Le dichiarazioni di Paolo Bonolis, rese a Inter Channel e diffuse dal sito ufficiale dell’Inter, oltre che prive di qualsiasi fondamento, appaiono di eccezionale gravità”.

Ragione o torto che abbia Bonolis, è vero quanto afferma: “Ti disinnamori del meccanismo”, ed è ancora più un fatto che tutti questi sospetti, così come gli scandali accaduti in passato, privino il pubblico non solo dello spettacolo di una partita che “sai già come andrà a finire”, ma anche, e soprattutto, priva le persone di miti, di modelli, di esempi. Perchè una vittoria “comprata” è per quei pochi che si possono permettere di pagarla, è l’ennesimo esempio di casta italiana, dove chi già è in alto può ambire a salire ancora e la meritocrazia resta fuori dalla porta. Meglio allora le partire al campetto, dove l’impegno e la passione t’insegnano “La dura legge del gol”, una lezione di vita!

Quando gli arbitri… se la cercano!

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L’arbitraggio di Gervasoni durante la partita Inter-Atalanta, terminata 3-4, catalizza l’attenzione e dà l’avvio ai pesanti attacchi di Moratti contro la classe arbitrale. Il presidente dei nerazzurri prende l’avvio dall’episodio del rigore fischiato per un fallo di mano di Samuel e che ha rovesciato le sorti della partita: “Commento solo il rigore, un rigore di questo genere cambia veramente una partita, mette la squadra in condizione di sentirsi non considerata. Io credo che siano 20 o 21 le gare in cui non ci danno un rigore, credo che sia impossibile non aver avuto occasioni da rigore in 21 partite. Con un rigore inesistente che ti viene dato contro, tutta la buona fede di tutti ma io non ci credo”.  Anche Stramaccioni, che a questo punto potrebbe vedere seriamente compromesso il suo posto in panchina, dimostra la sua rabbia: “L’arbitro si è preso una grande responsabilità perchè il rigore per l’Atalanta non esiste. Dopo la gara contro la Juventus con gli arbitri siamo stati sfortunatissimi, contro i bergamaschi nello specifico è stata fatta una scelta su un episodio che non è avvenuto. Noi purtroppo non abbiamo la forza di essere più forti di questi episodi. E’ da inizio stagione che ammetto i nostri sbagli, anche oggi ne abbiamo commessi molti. Facciamo i complimenti all’Atalanta che ha meritato di vincere, magari a fine anno mi cacceranno ma ripeto oggi l’arbitro si è preso una responsabilità incredibile”. Periodo nero insomma per l’Inter che vede la Champions come un miraggio e aspetta di conoscere le condizioni di Cassano che ieri ha riportato una lesione muscolare che rende improbabile la sua presenza nella sfida di Coppa Italia contro la Roma del 17 aprile. Non solo l’arbitraggio, comunque, ha gettato un’ombra sul posticipo serale della 31/a giornata di campionato: al termine della gara una rissa in campo, con Schelotto che si accaniva contro i giocatori avversari, ha messo in evidenza uno degli aspetti peggiori del nostro calcio quando molto spesso le partite sfociano in episodi di violenza, dentro o fuori dal campo.

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