Quella divisione del PD che si accentua sempre più

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La deputata Pd Rosa Calipari fa sentire la sua voce in Transatlantico, dopo gli attacchi rivolti al suo partito dai pentastellati a seguito del voto con cui è stata accoltala richiesta del Pdl di sospendere i lavori parlamentari dopo l’anticipo a luglio della sentenza della Cassazione sul caso Mediaset. Ai deputati del M5S dedica un “Sti str***” a cui fa seguito “Farmi attaccare da questi no!”. Ma se la Calipari attacca un altro partito, sempre più accentuate sono le diversitò di vedute all’interno dello stesso gruppo Dem:  una ventina di deputati non ha accettato l’indicazione della dirigenza, c’è stato chi ha lasciato l’aula, chi si è astenuto, chi ha contestato e infine il litigio con i 5 stelle. I nervi sono sempre più tesi: la Bindi non ha partecipato al voto così come la presidente della commissione Giustizia, Donatella Ferranti, non ha votato, come spiegano i suoi “Per evitare di esporsi, proprio in quanto presidente di una commissione delicata”. Il bersaniano Lattuca si rivolge direttamente a Cicchitto: “Per colpa vostra, noi prendiamo gli schiaffi”. Gero Grassi, Paolo Gentiloni e Roberto Giachetti sono usciti dall’aula, con l’ultimo che ha spiegato come: “Il punto non è chiedere la sospensione per tre giorni o un giorno. Il punto è politico!” Mentre la prodiana Sandra Zampa, astenuta, attacca i pentastellati: “Ora attaccano ma sono stati loro a far fallire il tentativo di un governo di tipo diverso, di cambiamento”. Ormai il dissenso si ramifica e non è più confinato alla cerchia di Civati, tanto che anche alcuni renziani non hanno appoggiato la decisione del partito a cui anzi, come Faraone, lanciano accuse: “Ma come? Convocate il gruppo per questioni meno serie e per questo no?!”. Lorenza Bonaccorsi: “E’ l’ultima volta che accettiamo una cosa del genere”. E Zampa aggiunge: “Non ne abbiamo nemmeno discusso in una riunione di gruppo  ci hanno convocato in aula con un sms per ‘questioni procedurali’”. Ermini ha preferito invece condividere i suoi pensieri con la rete: “#opencamera ….continuiamo a farci del male…forse sarebbe l’ora di cambiare qualcosa…che ne dite?”. I subbugli partono anche da Firenze dunque, dove ci si lamenta per il ritardo con cui Epifani ha diramato la nota: “Tardiva. Arriva dopo il voto. Se ne poteva parlare prima”. Nardella chiosa: “Non ero in aula al momento del voto, certo tutto ciò è inaccettabile, non sono d’accordo con la scelta di accogliere la richiesta del Pdl”. Ma i fedeli al volere del partito attaccano chi si lamenta: “Se volevano la riunione del gruppo, potevano chiederla stamattina. In un partito si fa così. Lo sapevano cosa stava succedendo”, dice Matteo Orfini. “Invece non lo hanno fatto, perché nel gruppo si sarebbe discusso e sarebbe stata presa una decisione a maggioranza. Il che gli avrebbe impedito di lucrare in aula come poi invece hanno fatto per guadagnare uno 0,1 per cento al congresso… – continua – questo è da sciacalli: squallido opportunismo”. Quanto al merito, “può succedere che un gruppo chieda di sospendere i lavori per avere il tempo di riunirsi su una vicenda politicamente rilevante per loro. Non è un dramma, solo per mezza giornata…”. E se il bersaniano D’Attorre in un primo momento comprende le scelte fatte, dopo un consulto con Pier Luigi Bersani in Transatlantico è costretto ad ammettere: “Un problema politico c’è. O il Pd è in grado di gestirlo in maniera compatta oppure….”. “Oppure non tiene”, conclude Orfini. Il veltroniano Verini tenta invece un paragone, per giustificare il fatto di cedere una mezza giornata: “Le giornate di ostruzionismo del M5s hanno portato allo stesso risultato: i lavori sospesi…”. Dopo di che, si dirige verso la commissione Giustizia dove deve gestire la partita sulla legge contro il voto di scambio, che il Pdl osteggia: “Vado a vedere, chissà se facciamo seduta…”. Anche questa, rimandata.

LA VERGOGNA ITALIANA: larghe intese o intese dettate?

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Lavori sospesi, con parlamentari che sembrano proteggere casta e diritti, larghe intese che diventano un covo di protezionismo per partiti dilaniati e lasciano il paese allo sbando. Si perde tempo nei giorni in cui si doveva avviare la rimodulazione dell’Imu e trovare soluzioni sul fronte Iva, tra la disoccupazione dilagante e la perdita di potere d’acquisto, l’unica questione urgente è il processo Mediaset. Un blocco vergognoso che alza il telo su quella fragilità istituzionale che violentemente emerge ora dopo ora. Il governo andrà anche avanti, ma ancora una volta a pagare le riforme non fatte e decisioni rinviate saranno i cittadini italiani.

Guglielmo Epifani critica: “Chiedere di sospendere i lavori del Parlamento per tre giorni, a seguito delle decisioni della Corte di Cassazione, costituisce un atto irresponsabile e inaccettabile, che lega campi che vanno rigorosamente tenuti distinti, quello giudiziario e quello parlamentare”.

Ma allora, forse è il suo partito a essersi comportato in maniera irresponsabile e inaccettabile?

Aveva forse ragione M5S a gridare “Bravi, bravi, buffoni, buffoni”?

«La gestione del voto da parte della dirigenza del gruppo Pd Camera sulla sospensione delle attività parlamentari è stata incomprensibile, nessuno è stato informato, nessuno ha capito cosa è successo. È urgente che il gruppo si riunisca per capire se ci sono responsabilità e se i meccanismi decisionali sono efficaci oppure vadano ridiscussi». È quanto dichiarano i deputati renziani del Partito democratico Michele Anzaldi, Matteo Biffoni, Ernesto Carbone, Paolo Coppola, Filippo Crimì, Marco Donati, Silvia Fregolent, Federico Gelli, Ernesto Magorno, Ivan Scalfarotto.
«Abbiamo votato secondo le indicazioni del capogruppo – spiegano i deputati – rispettando la disciplina di gruppo, dopo un’accelerazione decisa senza spiegazioni. Non ci sono state riunioni prima del voto, per capirne le motivazioni, e non c’è stato confronto neanche dopo. È difficile chiedere ai deputati di rispettare la disciplina di gruppo se si verificano situazioni del genere, dove nessuno ha capito chi ha deciso e in base a quale valutazione. È opportuno che la vicenda sia chiarita al più presto».

I fatti sono sotto gli occhi di tutti: gli italiani fin quando tollereranno un governo che più che essere di larghe intese sembra essere di grandi inciuci e larghi interessi?

I deputati del Movimento 5 Stelle accusano: “Siamo stati aggrediti da Piero Martino e Nico Stumpo del Pd“. E pubblicano sulla pagina Youtube le immagini girate coi telefonini nell’aula di Montecitorio.

Vicepresidenza alla Camera: la Pitonessa mette a rischio il governo?

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Si vota la vicepresidenza alla Camera e sembra che l’occasione sia una verifica della tenuta della maggioranza. Infatti, in caso ci fosse il rifiuto di eleggere Daniela Santanchè, Berlusconi sarebbe già pronto a far salire la tensione: “Il Pd su Daniela deve rispettare i patti. Noi abbiamo votato i loro, loro devono votare i nostri. Per stare insieme in maggioranza ci vuole lealtà, altrimenti è un problema serio”. Ma i numeri sono in bilico: il Pd è determinato a votare scheda bianca, Scelta civica parla di provocazione e Sel cerca di convergere con il M5S su un candidato comune. Ma c’è da considerare anche il fuoco amico, perchè le “colombe” legate ad Angelino Alfano non simpatizzano affatto per la pasionaria berlusconiana. Come sottolinea l’Huffington Post, “Per questo Berlusconi ha fatto uscire Angelino Alfano, a sponsorizzare convintamente la candidatura di Santanchè: se incidente ha da essere, è il suo ragionamento, deve essere imputabile al Pd. Non alla faida che sta lacerando il Pdl.” Perchè il problema è che all’interno dello stesso partito non tutti appoggiano la Pitonessa, come ha dimostrato l’assenza di parte del partito lombardo ieri alla manifestazione di Arcore: “da Gelmini a Romani, da Formigoni e Casero. E non per mancanza di solidarietà nei confronti di Berlusconi.” Insomma, sembra che il partito stia diventando “una curva di ultrà che rovineranno Berlusconi”. Lo stesso Cavaliere ha preferito evitare di scaricare sul voto parole incendiarie, preoccupandosi al contempo che il suo partito sia compatto sul voto: “E’ difficile – dice una vecchia volpe pidiellina – che Daniela passi, ma le responsabilità devono essere del Pd, non nostre”. È la linea che Daniela stessa ha espresso sin dalla sua intervista a Repubblica e anche nella trasmissione In Mezz’ora: “Non è una questione di vita – ha detto – ma se non mi votano c’è un problema politico”. Continua così la strategia della tensione verso Letta: se la Santanchè non viene eletta il governo sarà messo ancora più sotto pressione e per questo le colombe hanno trascorso la giornata ad appellarsi al Pd. Del resto la reazione del Popolo della Libertà è decisa: se i democratici non votano la Santanché rompono i patti. Da parte loro, i Dem hanno proposto un cambio di rotta, proponendo Antonio Leone, ma la risposta è stata un deciso no. Quello che resta è che per l’elezione della Santanché rischiano di non essere sufficienti i 120 voti di Pdl e Lega. Vista la situazione, i lumbard si sono subito inseriti nel gioco chiedendo di sostituire l’onorevole Pdl con un padano. Mentre Scelta civica è pronta a prestare soccorso all’onorevole messa in campo dal Popolo della libertà e M5S candida la deputata Francesca Businarolo senza sapere se Sel appoggerà o meno.

Il vertice dopo la sentenza Mediaset: Pdl pronto a far esplodere il governo

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La notte porta consigli. A volte ne porta di belligeranti. E infatti al vertice con i fedelissimi Berlusconi dimostra di essere pronto a tutto, soprattutto ora che è chiaro che l’operazione politica che ha portato al governo Letta non ha garantito un ammorbidimento delle procure ma, piuttosto, potrebbe arrivare la valanga: Ruby, lodo Mondadori, compravendita di parlamentari, senza parlare che la Cassazione potrebbe cacciare il Cavaliere dal Parlamento. “Mi hanno indotto a collaborare solo per dare tempo alle varie Corti di massacrarmi meglio. E per dare tempo al Pd do riorganizzarsi. Ma a questo punto basta. Al governo non si concede più nulla. A costo che salti tutto”. Ma prima ancora che con i giudici, al vertice se la prendono con il Presidente della Repubblica, il “comunista che non è stato ai patti”. Più di uno dei presenti spiega che non è vero che col Colle non ci sia stata trattativa e il ragionamento è: “Certo, non abbiamo chiesto a uno come Napolitano un decreto ‘salva Berlusconi’ ma certo c’era uno schema condiviso. Che è stato sviluppato e preparato nel tempo.” E secondo il Cavaliere Napolitano ha tradito proprio questo schema. E l’operazione partirebbe da lontano, già dal giono dopo la manifestazione dei parlamentari di fronte al Tribunale di Milano, quando al Colle salì Alfano accompagnato dai capigruppo. In quell’occasione, venne formalizzata la prima offerta di un bis e allora, stando ai berlusconiani, Napolitano avrebbe detto “E’ prematuro”, ma non ci fu un no. La preoccupazione era che il Pd puntava su altri, ma ci fu un segnale sulla giustizia, ricorda l’Huffington Post, quando richiamò “la magistratura in un comunicato che gelò sinistra e procura di Milano“. Ma nella partita al Quirinale, Berlusconi ha sempre messo al centro la giustizia. Tra la rosa presentata da Bersani, Marini, Amato e D’Alema, solo il primo accettò le sue condizioni: la nomina di senatore a vita e Gianni Letta settosegretario alla presidenza. Ma fu lo stesso Pd a voltare le spalle al candidato. Ha dunque preso avvio la seconda trattativa con Napolitano: alla base larghe intese e tregua giudiziaria. Enrico Letta, nipote di Gianni, diventa premier, ma il patto sulla giustizia non è stato rispettato. “Perché Napolitano poteva agire, eccome: “In Cassazione doveva finire 8 a 7, con i membri nominati dal Colle che votavano l’accoglimento del legittimo impedimento”. I legali del Cav avevano anche trovato un precedente Previti, con la Corte che rimanda tutto alla Cassazione lavandosene le mani. E invece è arrivata la scossa: “Io – è sbottato l’ex premier – sono stato responsabile, e lui non ha mosso un dito”. Riporta ancora l’HuffPost. Quindi fine tregua, perchè la colpa di tutto è Napolitano, come ripete anche la Santanchè, che dichiara anche che “L’intero quadro è una trappola. E’ il Quirinale e l’intero governo che vuole far fuori Berlusconi. E’ una situazione buona a far fuori Berlusconi. I tribunali lo massacrano, noi non possiamo fare niente e quando siamo morti arriva Renzi”. Berlusconi ascolta tutti i fedelissimi presenti: Brunetta, Gasparri, Schifani, Verdini, Santanchè, Alfano, Quagliarello e tutti i ministri. Dopo di che, la dichiarazione di guerra: “Ora basta, non mi faccio massacrare. Alziamo il tiro su tutto: Imu, Iva. Su tutto, a costo di rompere”. E di sfidare Napolitano: “Se scioglie, andiamo al voto. Se non scioglie e si fa un’altra maggioranza con i grillini significa che ci scateniamo nel Paese contro il governo delle tasse e della recessione. E vediamo se in questo clima cacciano Berlusconi dal Parlamento. E tutti sono con lui.

Montecitorio è vuoto mentre Mauro ricorda La Rosa

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La voce del ministro della Difesa, Mario Mauro, che riferisce a Montecitorio sull’attentato risuona nell’Aula vuota. Ormai è certo che è stato un 20enne a salire sul blindato Lince italiano e a lanciare all’interno del mezzo un ordigno che ha causato la morte del capitano Giuseppe La Rosa.  “Profonda amarezza” esprime il ministro della Difesa… amarezza anche a vedere quell’Aula vuota? E’ dignitoso che mentre si sta rispondendo a un’interrogazione parlamentare in ricordo di un nostro militare caduto in Afghanistan si debba avere Montecitorio vuoto?

Imprenditori in slip protestano a Montecitorio.

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Equitalia li ha ridotti in mutande e così si presentano a Montecitorio per protestare contro il sistema fiscale italiano. Capitanati dall’associazione ‘Io cambio’ e Cobas, gli impreditori oggi hanno portato in piazza le loro ragioni:  “Fino ad agosto non avremo il parere della Suprema Corte – sottolinea il presidente di ‘Io cambio’, Angelo Alessandri – L’obiettivo è tornare alla riscossione comunale perché i comuni non hanno interesse a perdere tributi, ma hanno anche interesse a fare finire l’ondata di suicidi”. Il fisco oggi è diventato “uno strumento vessatorio impossibile da gestire – osserva ancora Alessandri – così si aprono tre strade: fallire, delocalizzarsi andando all’estero, per chi può permetterselo, suicidarsi. Tutto ciò va contrastato. Questo palazzo – prosegue – indicando uno dei due rami del Parlamento, non è più in grado di capire l’urgenza e ancora perde tempo sulla legge elettorale. Il cambiamento deve venire dal basso. Attraverso una mobilitazione politica , ma popolare. Il Parlamento non ci farà fare il referendum, ma cambierà le regole e allora avremo vinto”.

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Alla Camera oggi si parlava di violenza sulle donne: aula deserta!

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Le violenze sulle donne si susseguono in tutta Italia, ma sembra ai politici (con le dovute eccezioni) la cosa non importi poi tanto. Forse perchè non possono usarle per fini politici cose fanno quando un extracomunitario compie atti di violenza, forse perchè in fin dei conti chi doveva votare in questi giorni già aveva preso la sua decisione, fatto sta che uno scatto mostra un’aula desolatamente vuota. E’ inizata con un  minuto di silenzio per Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa e bruciata dal suo fidanzato a Corigliano Calabro, la seduta dell’Aula della Camera presieduta da Laura Boldrini. Il tema era il recepimento della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, a quanto pare non degna di particolare attenzione, come ha osservato, rammaricandosene, il presidente di Montecitorio Laura Boldrini. “Auspico che si arrivi subito alla ratifica della Convenzione  e alle leggi necessarie per la sua rapida attuazione”, ha affermato, prima di spiegare: “Per la prima volta la violenza contro le donne viene incardinata nell’ambito della violazione dei diritti umani. Ovvero dei diritti fondamentali della persona”. Ma, nonostante la scarsissima partecipazione, c’è comunque spazio per un battibecco tra la deputata del M5S Carla Ruocco e Mara Carfagna, diatriba che in breve si sposta in facebook. “La Carfagna – commenta la parlamentare sul social network – ha appena letto, dinanzi ad un’aula vuota, eccetto noi del 5 Stelle, una relazione sulla violenza sulle donne in cui incitava, tra l’altro, la tv a non strumentalizzare il corpo femminile nelle trasmissioni…..ma è quella stessa Carfagna? Sarà per questo che le sue colleghe pidielline sono tutte assenti??? Per non assistere a questa pagliacciata???”. La replica della pidiellina arriva nell’intervento conclusivo: ”Spesso la violenza contro le donne nasce dall’atteggiamento di alcune donne che usano le modalità più ignobili e infamanti contro altre donne. Le stesse modalità che spesso utilizzano i maschi. Modalità che siamo ora qui a condannare e che magari provengono da giovani donne che non si rendono conto di dove si trovino e del rispetto che si dovrebbe avere delle istituzioni in cui sono ora”. E prosegue: parlando dell’ ”imbecillità dei preconcetti e delle battute che alla fine qualificano solo chi le fa” e se la prende con i ”comportamenti superficiali di chi giudica solo sulla base di pregiudizi”.

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Il Cda dell’Ilva si dimette e sono a rischio 24 mila posti

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Per protesta contro il provvedimento di sequestro dell’azienda emesso dal Gip di Taranto il cda dell’Ilva si è dimesso. Ora i legali sono a lavoro per impugnare l’atto del giudice e chiariscono che con i sequestri disposti ora “sono a rischio 24mila posti di lavoro diretti, 40mila con l’indotto. Si sta mettendo in pericolo tutto”.

Le dimissioni dei consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure – comunica l’azienda in una nota – avranno effetto dalla data dell’assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il 5 giugno alle 9. Il comunicato sottolinea che l’ordinanza dell’autorità giudiziaria “ha effetti oggettivamente negativi per l’Ilva, i cui beni sono strettamente indispensabili all’attività industriale”.

E’ un braccio di ferro tra istituzioni? L’Ilva è “allergica” alle regole? Qualsiasi sia la verità, che non sempre emerge nelle vicende che riguardano l’azienda di Taranto, l’unico scotto è sempre e solo nei lavoratori. Dovranno essere ancora una volta loro a dover pagare una politica industriale sconsiderata e una tolleranza zero da parte della magistratura? Non vi sono certezze, ma solo minacce di altri lavoratori che rischiano il posto per “i giochi che si sono scelti di attuare ai vertici”.

 

Parlamentari nel libro paga delle lobbies, scoop delle Iene.

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E’ l’assistente di un senatore che preferisce rimanere anonimo a raccontare a Filippo Roma, giornalista delle Iene, quello che secondo lui, succederebbe nei corridoi di Palazzo Madama, a Montecitorio:   “Ci sono le multinazionali che ogni mese per mezzo di un loro rappresentante fanno il giro dei palazzi, sia al Senato che Camera, incontrano noi assistenti e ci consegnano dei soldi da dare ai rispettivi senatori e onorevoli”. E’ quando il giornalista delle Iene chiede:   “A che titolo?”  Arriva secca la risposta dell’assistente  “Per far sì che quando ci sono degli emendamenti da votare in commissione in aula, i senatori e gli onorevoli li votino a favore della categoria che paga”.

Filippo Roma chiede ancora “Ma di quanti soldi si parla?”, l’assistente del senatore riporta quella che dice essere la sua esperienza diretta: “Per quel che mi riguarda, conosco due multinazionali ed entrambe elargiscono una 1.000 euro e un’altra 2.000 euro ogni mese”. Quindi gli importi non sarebbero elevati e c’è da chiedersi come mai un senatore o un deputato che guadagna ben oltre i 10 mila dovrebbe lasciarsi “guidare in una decisione” per soli 1000 o 2000 euro… ma forse la crisi attanaglia anche loro… e poi meglio iniziare con piccole somme e poi rivedere in seguito, quando si diventa influenti somme maggiori? Secondo l’assistente del senatore succede esattamente così.

Ma di che multinazionali si tratta?

“Quelle che conosco io, con i senatori di cui stiamo parlando, una è del settore dei tabacchi e un’altra nel settore dei video giochi e delle slot machine”, così risponde l’assistente che poi aggiunge che lo scambio avviene per  avere “La protezione. Quando vengono emanate delle leggi o degli emendamenti che potrebbero andare ad intaccare i guadagni di queste società, loro si impegnano invece a proteggere le società a discapito del cittadino”. Poi precisa il portaborse: “comunque la tariffa cambia a seconda dell’importanza del senatore e quindi, se è molto influente, sale fino a 5.000 euro. Per quanto riguarda poi le sale Bingo, si sono formati due gruppi, partecipati sia da uomini del centro sinistra che da uomini del centro destra. Un gruppo fa capo a un ex Ministro de…, e un altro gruppo fa capo a un ex Ministro de…, entrambi del centro sinistra”

Forse è per questo che le slot machine che creano dipendenza, che stanno portando migliaia di famiglie sul lastrico non possono essere toccate?

L’intervista completa andrà in onda questa sera alle 21.20 su Italia1.

Laura Boldrini e il corpo della donna nella pubblicità

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In un’intervista al Mattino, la presidente della Camera Laura Boldrini afferma che per per fermare la violenza sulle donne serve partire “dalla disoccupazione femminile: in Italia solo il 47% lavora, percentuale tra le più basse d’Europa. E al Meridione si scende ancora”. Ma “la donna che lavora e’ più libera, ha più possibilità di decidere della sua vita”. Ma è indispensabile anche creare “norme sull’utilizzo del corpo della donna nella comunicazione e nella pubblicità” perché “se la donna viene resa oggetto nella sua immagine puoi farne quel che vuoi”. E’ determinata a dar voce ai tanti “eroi positivi ignorati dai media” la Boldrini, e per questo è intenzionata ad “di aprire la Camera per farne la casa della buona politica. Due volte al mese incontrerò le associazioni che si occupano di temi specifici, coinvolgendo anche la commissione parlamentare competente sul tema in discussione, il ministro e il sottosegretario”. Ma le sue idee non si limitano a questo, vorrebbere rendere Montecitorio più vicino alla gente e anche “più comprensibile l’iter legislativo”, velocizzando anche l’iter delle leggi oltra a creare “percorsi stabiliti e certi alle leggi di iniziativa popolare”.
Ma a cosa si riferisce la presidente della Camera quando parla della donna “resa oggetto”? La pubblicità è la forma di comunicazione più pervasiva e s’insinua ovunque, creando così un sostrato culturale che s’insinua nelle menti ed è in grado d’influire sul nostro modo di pensare. Il corpo femminile ormai viene utilizzato per vendere prodotti di qualunque tipo con immagini che propongono un costante ammiccamento all’atto sessuale trasmettendo un messaggio indiretto: che può essere usato a piacimento. Di seguito una carrellata di pubblicità… che valgono più di molte parole.

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Niente condizioni per Napolitano: il PD trema

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Napolitano è determinato ad avere carta bianca su un governo che sia forte, vero, di “salvezza nazionale” a cui vincola la durata del suo mandato e l’accettazione dello stesso. Il PD inizia quindi a sentire l’acqua alla gola: il (di nuovo) neo eletto Presidente si aspetta “disponibilità incondizionata” ed una “assunzione corale di responsabilità”. Il nuovo esecutivo non dovrebbe impiegare molto tempo a nascere, visto che le consultazioni sono state fatte da poco e il Presidente conosce la situazione dei partiti. Si prepara quindi ad affermare, nel suo discorso d’insediamento, che la Costituzione non prevede mandati a termine e lui lascerà solo quando considererà di aver portato a termine la sua missione. Tempi brevi quindi, ora che è tornato a stringere in mano pieni poteri, che si vede appoggiato dalla comunità internazionale e che ha la fiducia dei mercati. Tempi brevi, soprattutto, visto il largo lasso di tempo intercorso dalle ultime votazioni. Il PD quindi si trova “incastrato” tra la richiesta di Napolitano e il tentativo di cercare una soluzione alternativa all’alleanza con il PdL, almeno non così scoperta, visti soprattutto i dissidi interni. Ovviamente però i giochi di potere, al loro interno, continuano a riproporli: Rosi Bindi cerca di allontanare l’ipotesi Letta giocando la carta del governo a bassa, praticamente nulla intensità politica: “Penso che un governo di scopo e del Presidente per affrontare le emergenze economiche e sociali del Paese e fare le necessarie riforme istituzionali, non possa essere guidato né avere tra i suoi ministri figure politiche di primissimo piano”: potrebbe essere il suo modo di proporre Dario Franceschini? Ma la sua è solo una delle voci: Franco Marini apre ad un governo con il PdL “Bisogna fare un governo politico, che può avere anche l’esperto e intellettuale dentro, purché con chi si vuole assumere questa responsabilità”: ed ecco quindi la “candidatura” Letta-Alfano. Ma c’è anche chi appoggia l’idea di Andrea Orlando di proseguire un “governo di cambiamento” che venga appoggiato dai grillini e Vendola che pensa ad un governo Barca con dentro la società civile. Un poliedro insomma, con tanti lati spezzati che sembrano destinati a esplodere in nuovi dissensi mentre una domanda aleggia sopra le loro teste: con il gruppo dirigente dimissionario, chi comporrà la delegazione che salirà al Colle? Oltre questo però è chiaro l’aut-aut: o governo o voto. Con un Berlusconi pronto ad un governo politico, la responsabilità di un ritorno alle urne crollerebbe interamente addosso ad PD che già soffre in vista del congresso. Certo però che l’idea di Napolitano, con un governo legato al programma dei saggi e quindi con un mandato chiaro in partenza, potrebbe, al contrario, lasciare la possibilità al gruppo democratico di affrontare più serenamente il congresso. Certo… ammesso riescano a riappacificarsi tra loro. Del resto non è auspicabile per lo stesso partito tornare immediatamente alle urne: dopo le ultime giornate, culminate con le tessere bruciate e le manifestazioni in piazza, sarebbe qualcun altro ad arraffare voti a piene mani…

Napolitano bis: il momento migliore per l’affondo del Cav

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Franco Marini, “bruciato” dal Pd che l’aveva proposto come Presidente con l’appoggio del PdL,  durante la trasmisssione In mezz’ora ha affermato che ”Il Pd deve recuperare credibilità, l’ha persa tutta e non so come ci si possa sedere accanto a interlocutori e leggergli negli occhi” e poi ha aggiunto che c’è un ”dilagare di opportunismo che ha toccato il nostro partito, il gruppo dirigente”. E’ un ”partito dove si sono rafforzati più i potentati che una idea larga di partito”. PD partito allo sbando quindi, in cerca di una identità, o forse più di una, un momento ideale per Berlusconi per sferrare l’ennesimo colpo proseguendo sulla sua linea, più determinato che mai: governo di coalizione, politico, con ministri pidillini di peso. Il Cavaliere va ripetendo che la sua strategia di partito responsabile ha premiato il Pdl, perchè ha preparato il terreno al bis di Napolitano ed ora l’intezione è di tenere un profilo basso e placare chi vuole andare subito al voto e nel frattempo rimarcare: ogni trattativa dovrà imprescindibilmente partire dai suoi 8 punti e nel frattempo, se Amato resta il nome più gettonato nel toto-premier e in molti lo affiancano a quello di Letta, una cosa è certa: il vice dovrà essere targato PdL.

Non è un Paese per i cittadini: la manifestazione a Montecitorio

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Napolitano raggiunge il quorum e dalla piazza di Montecitorio iniziano tutti ad urlare: “Buffoni! Buffoni! Vergogna! Vergogna”. I “tutti” sono persone che sono arrivate prima ancora che Beppe Grillo lanciasse l’appello alla manifestazione, ci sono elettori Pd, Popolo Viola, elettori di Ingroia, Movimento 5 Stelle e anche alcuni rappresentanti di Rifondazione Comunista che, nonostante un primo screzio perchè “non si volevano bandiere”, si sono uniti all’appello “Rodotà Presidente!” Perchè tante sono le facce dell’Italia, c’è la studentessa che afferma di essere fortunata perchè “ho dietro i miei che mi sostentano gli studi. Io non voglio che se ne fuggano dalla porta secondaria del palazzo. Voglio che mi spieghino perché”. Ancora aspettano una risposta,  alle otto e mezzo di sera, nonostante Beppe Grillo abbia detto che non si sarebbe presentato, la gente è leggermente diminuita ma riesce comunque a bloccare via del Corso e gli ingressi laterali. Il passaggio i grandi elettori non riescono a crearselo, scelgono di uscire per via della Missione, ancora una volta il rifiuto netto di confrontarsi con gli elettori. La senatrice PD Rosa Maria Di Giorgi ci prova e viene accolta dalla constatazione che “Adesso l’elettorato non lo prendete più”. Però la domanda resta ancora nell’aria: perchè no Rodotà? La risposta rasenta l’assurdità, farebbe ridere se non fosse tragica la lotta di potere che determina, una posizione per partito preso: “Io con Rodotà – spiega la senatrice – ci ho lavorato insieme, purtroppo… l’ha bruciato Grillo”. Confermata allora la tesi dei deputati grillini: Rodotà no solo perchè il nome è stato fatto dalle loro fila? Forse i cittadini di Taranto potrebbero dire: “Napolitano no, perchè ha firmato il Salva Ilva”… e avrebbero più ragione! Anche Carlo Giovanrdi ha scelto l’entrata principale per fare la sua apparizione: per il parlamentare Pdl lancio di monetine e l’urlo: “mafioso!”. Ma lui non esita a rispondere che sia manifestanti che Grillo sono dei fasicsti a parlare di golpe di Stato. I politici non possono mostrarsi: “Hanno tradito il Paese”, ben accetti solo i pentastellati e i rappresentanti del Sel. Gli stessi che avranno il ruolo dell’opposizione nel governo che s’inizierà presto ad intravedere e che, al momento, è una confusa massa informe, con il Pd che si sgretola, perde pezzi per strada e, di certo, ha perso non solo elettori ma anche la faccia, e forse dovrebbe perdere anche il nome, che di democrazia non se n’è vista molta… Vendola ha allora in mente una nuova idea di “centrosinistra”: la lancerà l’8 maggio e, probabilemtne, vedrà nel gruppo il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca e il suo sostegno via tweet, Maurizio Landini (segretario della Fiom) e Sergio Cofferati (ex segretario della Cgil). Il Movimento viene visto “come un possibile alleato”, su cui “convergere per alcuni punti del loro programma”. Nel frattempo il Pd non esiste in più e in molti si spostano attorno all’area Renzi. Nessuna piega per Berlusconi, si è ancora una volta aggiudicato un Presidente generoso per quel che riguarda i problemi con la giustizia e il suo partito esce ancora un volta compatto e sereno. Intanto sopraggiunge la sera, alle nove qualcuno ancora spera che Grillo riesca ad arrivare, che la sua presenza non si faccia ttendere fino all’indomani, ma la speranza è fugata: “No, no non possiamo. L’abbiamo scongiurato. E’ una questione di ordine pubblico. Basta davvero poco e può scatenarsi il disastro” spiega un parlamentare 5 stelle. Chi dorme tranquillo, poche ore dopo, è quella parte di elettorato che ancora una volta ha votato Berlusconi e l’ha visto trionfare, a tutti gli altri non resta che manifestare, ancora e ancora!

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“Non siamo qui come 5 stelle!” un cittadino, un uomo, non un parlamentare CRIMI!

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Grandissima presa di posizione del M5S che ricorda ai cittadini italiani che questa sera nessuno è 5 stelle, è una manifestazione pacifica e ricorda che loro che da dentro il parlamento faranno il possibile. Crimi e la piazza che si infiamma.

Sarà rivoluzione?

Sono milioni, Roma è blindata, giornata storica e Crimi parla da cittadino… scende in Piazza come chiunque e chiama la calma.

Inoltre si vocifera che potrebbe non essere piazza del Popolo la “location” di un’eventuale manifestazione del Movimento 5 Stelle con Beppe Grillo: la piazza dalle 20 alle 24 ospita infatti un altro evento, “A passo di tango in onore del Papa”, festa dedicata a papa Francesco e promossa da Roma capitale in collaborazione con l’Ambasciata argentina in Italia. I parlamentari del Movimento stanno cercando una soluzione alternativa, ma al momento non risultano richieste ufficiali di autorizzazione alle autorità di pubblica sicurezza. Ma è proprio strettamente necessaria la manifestazione a Passo di Tango in questo momento così delicato della democrazia?

Intanto Renzi, incurante del malessere della piazza twitta “Golpe? Ridicolo”. ”Parlare di golpe è ridicolo. Adesso il Pd ha l’occasione di cambiare davvero, senza paura. Ci proveremo”: cosi’ il sindaco di Firenze Matteo Renzi  su twitter. Non è il partito da prendere, non è la  Bastille da conquistare è da percepire che c’era una volontà netta del paese di eleggere una personalità che non fosse un politico.

I militanti contestano: PD=VENDUTI

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Contestazioni fin dalla mattina fuori da Montecitorio. Se ieri sera i militanti del PD avevano mostrato cartelli che chiedevano fosse votato Rodotà, oggi i toni si sono inaspriti e quello che si legge principalmente nei cartelli, indirizzati al gruppo dirigente del PArtito Democratico, è PD=VENDUTI. La base dell’elettorato chiede che il “bipartizan”Marini non sia votato e si scaglia contro Bersani e i dirigenti colpevoli di aver “inciuciato” con Berlusconi. Anche i social network sono diventati una piazza da dove s’innalzano grida di protesta mentre ieri è stata la serata del “mail bombing” verso le caselle di posta elettronica dei deputati del PD. Il messaggio è sempre uno: No a Marini, Sì a Rodotà!

Il Salva Ilva è costituzionale… Taranto può morire, ma non in pace.

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E’ stata una lunga camera di consiglio quella che oggi si è svolta alla Corte costituzionale e che alla fine, come era prevedibile, ha respinto il ricorso dei giudici di Taranto. Il Salva Ilva è costituzionale e quindi la produzione di acciaio può continuare. Nel dettaglio la Corte ha dichiarato alcune parti inammissibili e le altre infondate danno così il via libera al decreto. Il materiale dovrà essere dissequestrato e potrà essere venduto. Il settore manifatturiero è salvo, gli abitanti di Taranto invece non possono neppure seppellire i morti. Come spiegano gli attivisti che oggi hanno preso parte al sit in davanti a Montecitorio a Taranto non si può morire “perché il terreno dove si trova il cimitero è inquinato. E non si possono muovere quei terreni imbrattati da minerali di ferro.”  Il diritto alla salute viene dopo il business… il lavoro è un diritto che a Taranto si paga con la vita.

  

Lo scandalo dei prezzi al bar di Montecitorio!

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Alla buvette di Montecitorio “i prezzi che ho visto mi sembrano ancora un po’ troppo bassi”. Giulia Sarti, neo eletta con il M5S esce dalla Camera quando è oramai finita la conta delle schede e, dopo aver passato la mattinata in Aula è affamata e perplessa. “Sono emozionata per questa giornata, ma sono anche colpita dalla lentezza dei lavori. Si perde una quantità di tempo inutile mentre il Paese deve essere governato”, afferma la parlamentare.

“Una delle prime cose da fare è correggere queste storture e agire sui regolamenti per evitare inutili perdite di tempo”. Fermata dai cronisti non si tira indietro e dispensa a chi glielo chiede il suo numero di cellulare; poi si congeda: “Ho una fame da lupo vado a mangiare o alla buvette o in mensa. Dove, francamente, due euro e mezzo per un piatto di pasta mi sembrano ancora un po’ troppo pochi”.In realtà i prezzi sono saliti con il governo Monti. Prima erano ancora più stracciati. Dopo palazzo Madama anche il bar della Camera aveva infatti ritoccato i prezzi all’insù. L’accoppiata cappuccino e cornetto dal 2012 costa ora 20 centesimi in più e il panino dai 30 ai 50 centesimi supplementari. Il cappuccio è infatti passato da 1 euro ad 1,10 e la brioche da 80 a 90 centesimi. Il caffè da 70 a 80 centesimi. Più “sostanzioso” l’aumento (20 centesimi) per l’orzo, per il decaffeinato (da 1 euro ad 1 euro e 20) e per il cappuccino decaffeinato (da 1 euro ad 1 euro e 30).

LO SCIPPO DI LAURA BOLDRINI! SOFFIA IL POSTO A SOFIA MARTINO.

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Che abbia un curriculum di tutto rispetto nessuno lo mette in dubbio, dalle risaie, all’Onu (con un contratto a tempo indeterminato a differenza della maggior parte dei contratti che sono a termine, ma lei ricopriva un ruolo di alto profilo e professionalità, logico che non potesse essere sostituita, nessuno è indispensabile, ma Laura Boldrini lo è!). Poi entra in Rai, perchè anche qui il passo è breve… sa l’inglese e ha esperienza in Venezuela, senza contare una laurea in giurisprudenza. Quanti italiani hanno un curriculum così e sono disoccupati?  Certo l’Onu aiuta!

Ma allora perchè facebook l’ha condannata? Perchè il Sel ha deciso di assegnare il seggio di Messina della Camera a lei piuttosto che a Sofia Martino? La Boldrini aveva i piedi in due scarpe capolista in due collegi siciliani e in quello della sua regione d’origine: le Marche! Naturalmente la Boldrini opta per la Sicilia Orientale, l’asciando, “generosamente”, l’altro collegio a Erasmo Palazzotto e per le Marche, invece viene candidata la Lara Ricciatti, che alle primarie di dicembre si era imposta con 811 preferenze. E le primarie della Boldrini? No, lei nessuna primaria, ha un canale preferenziale e viene inserita nelle liste… merito del cv, naturalmente!

E così Sofia Martino, 43 anni, insegnante precaria, 3 figli a carico, che alle primarie siciliane di SEL è stata la più votata, è rimasta fuori!

“Stando quindi a quanto si legge su facebook, quando nelle Marche si è saputo delle candidature paracadutate dall’alto c’è stata una sollevazione popolare che avrebbe portato ad un accordo pre elettorale con la segreteria nazionale di SEL: in caso di vittoria la Boldrini avrebbe optato per uno dei due collegi siciliani, lasciando quello marchigiano alla Ricciatti. Cosa che si è puntualmente verificata”. Come riporta il quotidiano indipendente Messina.Sicilians.it

Stordita, Sofia Martino s’informa presso due dirigenti regionali, Crispino Maggio e Simone Di Trapani. “Mi hanno risposto che non ne sapevano nulla e che forse era una manovra delle Marche per fare pressione sul nazionale perché la Boldrini optasse per un collegio siciliano. Ho detto che mi sembrava una cosa stupida e bambinesca, ma mi è stato ribattuto di non fare dietrologia e che il 5 marzo il direttivo nazionale avrebbe deciso. Ma in realtà non è andata così, perché il 28 febbraio sul sito del nazionale c’erano già gli eletti. Quello che più mi ha ferito è che la mia esclusione non mi è stata comunicata dal partito, ma l’ho letta su FB. Dopo che mi sono girata tutta la Sicilia per la campagna elettorale, mi è sembrata una grossa mancanza di rispetto”.

Naturalmente nella polemica non entra la segreteria provinciale del SEL. Ma su Fb si parla di un’assemblea regionale durante la quale si era deciso che la Sicilia Orientale andasse a favore della Boldrini. Ma chi è mai Laura Boldrini, visto che su internet non si ha nessuna informazione neppure sulla famiglia. Una carriera fuminante dovuta a meriti personali!

E Palazzotto si dice dispiaciuto… Sofia Martino non è rappresentativa come Laura Boldrini… infatti tutta Italia fino a ieri è vissuta senza conoscerla! Ma per Palazzotto è una figura di carattere nazionale.

Ma questa posizione fa alimentare le polemiche: il territorio siciliano è stato talmente devastato da decenni di pessima amministrazione, che a rappresentarne bisogni e disagi può essere solo un parlamentare locale.

Così Sofia Martino supportata dai siciliani che non ci stanno a vedersi scippare un posto in parlamento per i soliti giochi di partito continua a contattare esponenti del partito che possano chiarire queste scelte: “Ho provato a telefonare a Francesco Ferra del direttivo nazionale e per tutte e due le volte mi è sttao detto che era in riunione. Ho lasciato i miei recapiti telefonici, ma non mi hanno ancora richiamato. In ogni caso, volevo solo chiedere perché il territorio fosse stato penalizzato, visto che il candidato eletto era peraltro anche quello più votato in Sicilia alle primarie. “Pensavo che io e la Ricciatti avessimo le stesse possibilità, ma è evidente che io sono partita male in partenza, non sapendo che in caso di vittoria avrebbero sacrificato me. Sia chiaro, avrei corso lo stesso per il partito, ma avrebbero dovuto dirmelo. Questa decisone di fatto si traduce in una mancata valorizzazione del territorio. Abbiamo perso l’occasione per radicare il partito in Sicilia. Le Marche sono rosse e rosse sarebbero rimaste. E comunque, sarebbero state sempre rappresentate da marchigiana. Ma nella Sicilia del 61 a 0 del PDL, un parlamentare locale di SEL in più avrebbe dovuto esserci. Se volevano premiare l’impegno della compagna Ricciatti io avrei corso lo stesso, ma senza mettere a rischio il mio lavoro. Sono una Cocopro, non sono tutelata sul piano dei diritti e quando la campagna elettorale si è intensificata nelle ultime settimane non ho rinnovato il contratto e adesso potrò riprendere a lavorare solo a maggio. In ogni caso, se a Messina città SEL ha avuto il 3,2%, lo stesso dato del nazionale, qualcosa di buono lo avrò anche fatto. E anche rispetto al collegio della Sicilia Occidentale, qui abbiamo avuto oltre 3 mila voti in più. Questi dati dovrebbero parlar chiaro. O no?”.

E mentre Facebook si mobilita con una petizione, la Boldrini si candida alla Presidenza della Camera.

Fate il vostro gioco… la roulette del Pd, ora Grasso e Boldrini

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E’ stallo in Parlamento: venerdì 5 fumate nere per le elezioni dei presidenti delle camere. Vota praticamente solo M5s, che debutta tra cravatte no-Tav e apriscatole, sedendo in alto alla Camera. Stamattina nuovo round. Berlusconi chiama fuori il Pdl: colpa di un Pd irresponsabile, accusa. Resta confermata per questa mattina la riunione di deputati e senatori di Scelta Civica, ma sulle presidenze di Camera e Senato, dopo il vertice notturno con Mario Monti seguito all’incontro del premier con Giorgio Napolitano al Quirinale, l’indicazione è quella di votare scheda bianca. Tramontate le ipotesi circolate ieri di una presidenza del senato per lo stesso Monti o di un’intesa con il Pd per un montiano a Montecitorio (erano circolati i nomi di Dellai e Balduzzi). E saltata la trattativa con i montiani il Pd punterebbe su due candidature nuove alla Camera e al Senato e i due saranno Laura Boldrini, di Sel, a Montecitorio, e Piero Grasso al Senato.

Il 15/3 tutti gli italiani al Parlamento!

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«Il 15 marzo per la prima seduta del Parlamento vorremmo arrivare tutti a piedi, partendo dal Colosseo. Venite con noi ad accompagnarci fino alla porta». Così il neo deputato del Movimento 5 Stelle, Simone Vignaroli, a una conferenza di attivisti del movimento a Roma annuncia l’iniziativa dei parlamentari M5S. Si cerca così di far partecipare le persone alla politica, di coinvolgerle in iniziative che possano far sentire meno distante il gap che in queti anni si è venuto a creare tra istituzioni e popolazione. Sicuramente l’iniziativa di  Vignaroli farà molto discutere e sarà tacciata di populismo gratuito, ma è meglio chi invita la popolazione o chi spende il finanziamento pubblico per comprarsi il salmone e beni di lusso?

Invadete la Camera… e lasciateci in pace al summit?

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Può essere stata una mossa tattica quella di Beppe Grillo? Distogliere l’attenzione di giornalisti e fotografi dal summit del M5S con un invasione di visite al Parlamento? Il luogo della convention resta segreto e inespugnabile anche se iniziano a circolare diverse indiscrezioni in rete. La più accreditata è quella dell’Hotel Saint John a Roma alle 14.00.

Ma intanto dilaga anche il movimento scissionista grillino…

E’ lo stesso leader del M5S denuncia che “fantomatici cittadini a cinque stelle” hanno convocato in questi giorni a Rimini una due giorni a nome del Movimento 5 stelle, con un ordine del giorno “degno della migliore partitocrazia con la proposta finale di un leader del M5s”. Non solo. Grillo decide di pubblicare una chat privata tra consiglieri eletti per il Movimento a cinque stelle.

Un’operazione di denuncia dei traditori che però è molto indicativa dello stato dei rapporti interni tra una parte dei grillini e il loro (ex) leader. La chat è uno sfogatoio sulla “leggerezza con cui si affronta il tema dell’organizzazione”, scrive uno dei participanti, sul “caos, anche culturale, che ci circonda”. Perchè, risponde l’altro, “la mancanza di organizzazione sta facendo implodere il Movimento”. E ancora: “Mi convinco sempre più che la volontà di Casaleggio e Grillo sia sempre più rivolta all’implosione del Movimento in barba a tanti bravi ragazzi che nel progetto c’hanno messo il cuore…”. E qui il riferimento è a Gianroberto Casaleggio, guru della comunicazione dei grillini, fondatore della Casaleggio Associati che cura tutte le pubblicazioni del comico genovese. “E’ ora di chiedere la testa editoriale di Casaleggio”, scrive un altro.

Nella chat i consiglieri ammettono di sentirsi “cavie in vitro” di “un esperimento”, perchè “un esercito di formiche è la perfetta organizzazione, senza che neanche lo sappiano. Sono nate per farlo. Questa doveva essere la famosa rete. Che fine ha fatto? Persa nelle nebbie…?”. E’ da questo disagio che nasce la due giorni di Rimini, che si terrà domani e dopodomani e potrebbe sancire la rottura definitiva tra i grillini.

Perchè agli scissionisti mancherà il carisma del leader ma sulla rete si sono ben organizzati. Hanno un loro sito (http://www.incontrom5s.altervista.org/joomla/) sul quale hanno gestito ogni passo dell’organizzazione della convention: dal luogo al programma, tutto rigorosamente deciso da una consultazione degli iscritti. A Rimini si parlerà di “metodi decisionali e democrazia interna al movimento”, nonchè di “elezioni nazionali”. Naturalmente l’evento potrà essere seguito in streaming.

Scelte che “mi hanno fatto cadere le palle”, commenta senza veli Grillo sul suo blog. Il Movimento “non è un partito, non vuole esserlo. Non ha sedi, non ha soldi, né li vuole. Ha un programma, un ‘non Statuto’. Chi li condivide può usare il suo simbolo per la creazione di liste e avere il mio supporto nelle piazze e attraverso il blog. Chi non li condivide non si capisce per quale motivo voglia far parte del M5S. Nessuno lo obbliga”. Ai suoi chiede “massima trasparenza: se un consigliere è stanco, può passare il testimone a un altro presente nella lista”. Ma la conclusione del leader è amara: “Se non cambiamo, è meglio scordarci le politiche”.

Busta intimidatoria! Arriva in un giornale locale di Magenta.

Nella redazione lavora una giornalista, Ester Castano, premiata a Montecitorio nella giornata della donna che segue la cronaca delle infiltrazioni ‘ndranghetiste nella zona.

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