Non si lascia nulla di intentato: il caso Ragusa, si cerca il corpo in montagna

roberta ragusa-tuttacronaca

L’ennesima sensitiva e ancora qualcuno che afferma che il corpo sarebbe in montagna. In particolare la sensitiva avrebbe individuato in un bosco alle pendici del versante lucchese del Monte Serra il luogo dove sarebbe sepolto il corpo di Roberta Ragusa, l’imprenditrice pisana scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa) due anni fa. Secondo la sensitiva il cadavere dell’imprenditrice sarebbe stato sepolto in un canalone in un’area boschiva di Castelvecchio di Compito (Lucca) a una profondità di poco più di un metro. Le ‘visioni’ della veggente sono state riferite dai suoi conoscenti, gli stessi che l’avrebbero accompagnata sul posto, mente lei ha preferito rimanere nell’anonimato. La sensitiva non e’ piu’ in Toscana ma e’ tornata a casa sua in Romagna e quindi e’ probabile che solo nei prossimi giorni o settimane, se le verifiche degli inquirenti necessitassero di ulteriori accertamenti, i carabinieri e la donna torneranno sul Monte Serra per procedere con gli scavi.

Ma dall’altra parte si muove anche l’avvocato di Antonio Logli, unico indagato per omicidio e occultamento di cadavere, in concorso con il padre e la nuova compagna, Sara Calzolaio, che ha dichiarato:

”E’ chiaro che ogni ricorrenza acuisce il dolore dei figli, anche in conseguenza del clamore mediatico che si scaglia contro il padre indicandolo come unico responsabile già condannato davanti all’opinione pubblica”.

Tuttavia l’avvocato non si è sbilanciato ancora su quale sarà la linea difensiva che adotterà ”Prima di qualunque decisione – ha concluso – aspettiamo la convocazione della procura per un eventuale interrogatorio che ancora non ci e’ pervenuta. Tuttavia, trattandosi di una attivita’ investigativa, l’interrogatorio potrebbe essere programmato solo alla scadenza dei termini per le indagini. In ogni caso valuteremo solo in quel momento se rispondere o no ai magistrati, anche se non si puo’ escludere che, una volta ricevuto l’avviso di chiusura indagini da parte della procura e quindi leggeremo le carte, decideremo di fornire chiarimenti”.

La Rocca si sgretola inesorabilmente! Salviamo la Storia!

rocca di monselice - tuttacronaca

L’Italia si sgretola e la natura la segue. La Rocca di Monselice, in provincia di Padova, ne è un esempio. Gli episodi franosi che da circa due settimane interessano ripetutamente il colle, ultima propaggine dei Colli Euganei, hanno fatto dichiarare l’allarme per la sua stabilità. Mentre è stata modificata l’ordinanza allo sgombero di villa Piacentini (la casa è abitabile ma resta vietato l’accesso al giardino), continuano ad arrivare segnalazioni da via San Martino, dove un residente ha notato delle crepe su un muro di contenimento della propria abitazione. Restano tuttavia fuori dalle proprie abitazioni cinque famiglie, per un totale di diciannove persone. L’amministrazione comunale non può infatti assumersi la responsabilità di un eventuale rientro delle famiglie finchè il colle continua a sgretolarsi, complici anche le precipitazioni abbondanti. Mentre nel pomeriggio si è tenuta una manifestazione dei comitati ambientalisti, i lavori per la messa in sicurezza della Rocca sono a un punto morto. Solo quelli di via San Martino sono stati completati e il sindaco Lunghi ha disposto la revoca dell’ordinanza di sgombero per sei famiglie, rimaste fuori dalle proprie case per un paio di giorni. L’altro intervento eseguito è stato effettuato in corrispondenza della frana avvenuta nel cortile sul retro della scuola Sacro Cuore. Nonostante questo, le due famiglie di via Santo Stefano, le prime ad essere sfollate proprio in seguito al crollo del muro del cortile della scuola, non hanno ancora potuto far ritorno alle proprie abitazioni. Per il centro operativo comunale, tuttavia, l’intervento eseguito non garantisce l’assenza di rischi per le case sottostanti. Tanto che anche vicolo Scaloncino continua a rimanere interdetto al pubblico passaggio. La Regione ha garantito la possibilità di attingere dal fondo regionale previsto per le emergenze gestite dalla protezione civile e i primi 180 mila euro sono già stati stanziati, ma il condigliere delegato alla protezione civile, Rognon afferma che  “a questo punto il nostro obiettivo è l’interessamento del Governo. Per gli interventi definitivi, che si prospettano tutt’altra cosa rispetto ai primi lavori ‘tampone’ effettuati in emergenza per la messa in sicurezza, servirebbero infatti milioni e milioni di euro. È necessario quindi che l’Italia intera si accorga di noi. Non è giusto che le tragedie venete passino sempre in secondo piano e non vengano tenute nella giusta considerazione. Abbiamo bisogno di aiuto, esattamente come tutti quelli che si sono trovati a subire le conseguenze di una simile emergenza. La situazione del resto è talmente critica che non ci sono nemmeno le condizioni necessarie per permettere agli operai di lavorare in sicurezza”.

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Da parte sua il sindaco Francesco Lunghi, che non vuole vedere la sua cittadina «ridotta come Pompei, dove ogni mese si perde un pezzo di storia, e lo si perde per sempre», ha lanciato un appello cercando degli sponsor che si aiutino a preservare questo patrimonio. Gli smottamenti infatti, tra Pasqua e Lunedì dell’Angelo, sono arrivati a ridosso della cinta muraria, ora a serio rischio di crollo. Perchè La Rocca non è un semplice colle, è la “casa” del forte che dal 1239, da quando l’imperatore Federico II ha incaricato il suo rappresentante Ezzelino da Romano di costruirlo, governa Monselice e i terreni nel cuore della Bassa Padovana. Per renderlo inespugnabile l’Hohenstaufen aveva progettato quattro cinta di solide mura arrivate fino ai giorni nostri e che ora rischiano di sparire per sempre. Riguardo alla ricerca di Sponsor, come del resto si è fatto per il ponte di Rialto a Venezia, il sindaco ci tiene a puntualizzare: “Non sto pensando alla situazione di adesso, la Regione Veneto ha sbloccato i fondi per l’emergenza, voglio far sì che un pezzo di storia d’Italia non vada perso. Non sta franando un semplice colle. Sta franando un luogo le cui pendici raccontano secoli e secoli di storia. Qui è sorto il primo borgo medievale della zona: è ancora abitato e non c’è manutenzione”.

Cosa resterebbe della storia di Monselice se venisse a mancare il suo simbolo più famoso? Forse solo i fantasmi che abitano questa zona e sono parte integrante della sua storia e che si troverebbero, una volta per tutte, privati della loro ragione di esistere.

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