Nicola Tincani: trovato il cadavere del 17enne scomparso nel Padovano

nicola-tincani-tuttacronacaEra scomparso sabato sera, dopo una festa con gli amici in un locale, il 17enne Nicola Tincani. Il giovane, di Monselice, in provincia di Padova, aveva trascorso la serata al Crash Pub di via Cà Oddo, dove si era trattenuto. Dopo di che, nessuno ha più saputo nulla di lui. Ieri i carabinieri avevano trovato la sua bicicletta, senza ammaccature, abbandonata alla fine di via Tiziano, nel quartiere di San Giacomo, proprio sotto l’argine del Bisatto, il corso d’acqua che attraversa il paese. Oggi, il tragico ritrovamento: il corpo del giovane era nelle acque di quello stesso canale, poco distante dal luogo dov’era stata rinvenuta la bici. Ora i carabinieri hanno avviato le indagini per capire se si sia trattato di un incidente o di un suicidio. Gli amici raccontano: “Sabato sera Nicola stava bene ed era tranquillo. Ci stavamo divertendo. È stato l’ultimo ad andare via dal locale, così non sappiamo a che ora sia uscito”. E ancora spiegano: “Escludiamo nel modo più assoluto l’ipotesi del suicidio. Non ha particolari problemi. E quindi anche l’allontanamento volontario ci sembra poco plausibile. Però non avrebbe dovuto fare quella strada per tornare a casa. Non ha senso”.

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Cercano funghi… trovano un cadavere

impiccato-montericco-tuttacronacaDoveva essere un tranquillo pomeriggio dedicato alla raccolta dei funghi, ieri, per due escursionisti residenti a Monselice, nel Padovano. Attorno alle 17, gli escursionisti hanno imboccato il sentiero all’altezza della Casa Rossa su Monte Ricco, nei Colli Euganei, per poi abbandonarlo, addentrandosi tra la vegetazione. Eì stato allora che hanno fatto un macabro ritrovamento: un uomo impiccato a un albero, con il corpo in avanzato stato di decomposizione, quasi mummificato. Indossava scarpe da ginnastica, jeans e una t-shirt a maniche corte. Immediatamente i due uomini hanno lanciato l’allarme: poco dopo, i soccorritori stavano osservando a loro volta l’agghiacciante scena. Il suicida, del quale non è stato possibile procedere all’identificazione a causa del deterioramento, avrebbe scelto accuratamente l’albero a cui impiccarsi, per essere certo di non essere scorto dal sentiero. Lo stato del corpo e i vestiti indossati, lascerebbero pensare che siano trascorsi almeno due mesi dalla morte.

Due carabinieri travolti da un cancello

carabinieri-cancello-tuttacronacaErano stati chiamati per il sopralluogo di un furto due carabinieri di Conselve che sono rimasti travolti da un cancello del peso di circa mezza tonnellata. I militari si erano recati poco fuori Monselice, nel Padovano, questa mattina attorno alle 5. Mentre aprivano il cancello questo, per cause che ancora non sono state precisate, è caduto loro addosso. Uno dei due, quello ferito in maniera meno grave, è riuscito a dare l’allarme e a chiamare i soccorsi. Ora entrambi i carabinieri sono ricoverati in ospedale, ma nessuno dei due è grave.

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Il clown che tenta di rapinare una cartoleria… con una pistola giocattolo

clown-monselice-tuttacronacaErano quasi le 18.30, sabato, quando un giovane uomo, che indossava un’ampia felpa marrone scuro con il cappuccio tirato fin sopra la testa e con una maschera da pagliaccio a coprirgli il viso, è entrato nella cartoleria-tabaccheria “Mille idee” a Monselice, in provincia di Padova. Fausta Fortin, la titolare, e la cognata, che dà una mano con l’attività, si sono viste puntare addosso la pistola mentre il clown intimava loro di consegnargli l’incasso. “Dammi tutti i soldi!”, ha detto alla titolare in un italiano che non mostrava accenti riconoscibili. La donna però ha risposto con un secco “Non ci penso nemmeno. Adesso chiamo i carabinieri”: si era infatti accorta che l’arma era un giocattolo. A quel punto il clown, spaventato all’idea di vedersi piombare in negozio le forze dell’ordine, ha preferito darsi alla fuga.

La Rocca si sgretola inesorabilmente! Salviamo la Storia!

rocca di monselice - tuttacronaca

L’Italia si sgretola e la natura la segue. La Rocca di Monselice, in provincia di Padova, ne è un esempio. Gli episodi franosi che da circa due settimane interessano ripetutamente il colle, ultima propaggine dei Colli Euganei, hanno fatto dichiarare l’allarme per la sua stabilità. Mentre è stata modificata l’ordinanza allo sgombero di villa Piacentini (la casa è abitabile ma resta vietato l’accesso al giardino), continuano ad arrivare segnalazioni da via San Martino, dove un residente ha notato delle crepe su un muro di contenimento della propria abitazione. Restano tuttavia fuori dalle proprie abitazioni cinque famiglie, per un totale di diciannove persone. L’amministrazione comunale non può infatti assumersi la responsabilità di un eventuale rientro delle famiglie finchè il colle continua a sgretolarsi, complici anche le precipitazioni abbondanti. Mentre nel pomeriggio si è tenuta una manifestazione dei comitati ambientalisti, i lavori per la messa in sicurezza della Rocca sono a un punto morto. Solo quelli di via San Martino sono stati completati e il sindaco Lunghi ha disposto la revoca dell’ordinanza di sgombero per sei famiglie, rimaste fuori dalle proprie case per un paio di giorni. L’altro intervento eseguito è stato effettuato in corrispondenza della frana avvenuta nel cortile sul retro della scuola Sacro Cuore. Nonostante questo, le due famiglie di via Santo Stefano, le prime ad essere sfollate proprio in seguito al crollo del muro del cortile della scuola, non hanno ancora potuto far ritorno alle proprie abitazioni. Per il centro operativo comunale, tuttavia, l’intervento eseguito non garantisce l’assenza di rischi per le case sottostanti. Tanto che anche vicolo Scaloncino continua a rimanere interdetto al pubblico passaggio. La Regione ha garantito la possibilità di attingere dal fondo regionale previsto per le emergenze gestite dalla protezione civile e i primi 180 mila euro sono già stati stanziati, ma il condigliere delegato alla protezione civile, Rognon afferma che  “a questo punto il nostro obiettivo è l’interessamento del Governo. Per gli interventi definitivi, che si prospettano tutt’altra cosa rispetto ai primi lavori ‘tampone’ effettuati in emergenza per la messa in sicurezza, servirebbero infatti milioni e milioni di euro. È necessario quindi che l’Italia intera si accorga di noi. Non è giusto che le tragedie venete passino sempre in secondo piano e non vengano tenute nella giusta considerazione. Abbiamo bisogno di aiuto, esattamente come tutti quelli che si sono trovati a subire le conseguenze di una simile emergenza. La situazione del resto è talmente critica che non ci sono nemmeno le condizioni necessarie per permettere agli operai di lavorare in sicurezza”.

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Da parte sua il sindaco Francesco Lunghi, che non vuole vedere la sua cittadina «ridotta come Pompei, dove ogni mese si perde un pezzo di storia, e lo si perde per sempre», ha lanciato un appello cercando degli sponsor che si aiutino a preservare questo patrimonio. Gli smottamenti infatti, tra Pasqua e Lunedì dell’Angelo, sono arrivati a ridosso della cinta muraria, ora a serio rischio di crollo. Perchè La Rocca non è un semplice colle, è la “casa” del forte che dal 1239, da quando l’imperatore Federico II ha incaricato il suo rappresentante Ezzelino da Romano di costruirlo, governa Monselice e i terreni nel cuore della Bassa Padovana. Per renderlo inespugnabile l’Hohenstaufen aveva progettato quattro cinta di solide mura arrivate fino ai giorni nostri e che ora rischiano di sparire per sempre. Riguardo alla ricerca di Sponsor, come del resto si è fatto per il ponte di Rialto a Venezia, il sindaco ci tiene a puntualizzare: “Non sto pensando alla situazione di adesso, la Regione Veneto ha sbloccato i fondi per l’emergenza, voglio far sì che un pezzo di storia d’Italia non vada perso. Non sta franando un semplice colle. Sta franando un luogo le cui pendici raccontano secoli e secoli di storia. Qui è sorto il primo borgo medievale della zona: è ancora abitato e non c’è manutenzione”.

Cosa resterebbe della storia di Monselice se venisse a mancare il suo simbolo più famoso? Forse solo i fantasmi che abitano questa zona e sono parte integrante della sua storia e che si troverebbero, una volta per tutte, privati della loro ragione di esistere.

Si toglie la vita in azienda un elettricista padovano

 

Pierpaolo Boetto aveva 39 anni, viveva con i genitori a Monselice (Padova), era fidanzato con una sua coetanea e possedeva un’azienda elettrica, la Cge, con sede a Battaglia Terme (Padova). Nonostante fosse in attesa di riscuotere dei crediti, un’ingiunzione di pagamento l’ha spinto ad un gesto estremo. Almeno questa è un’ipotesi, dato che l’uomo aveva vinto un appalto per la manutenzione delle strutture comunali e non sembravano esserci gli estremi per una simile decisione, anzi, sembrava stesse per assumere un terzo dipendente. Non ha lasciato alcun messaggio. I Carabinieri indagano.

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