Ritrovato l’aereo di Amelia Earhart?

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Amelia Earhart scomparve misteriosamente senza lasciar traccia a 39 anni, il 2 luglio 1937, mentre volava sul Pacifico cercando di portare a termine il giro del mondo. Da allora le ricerche, rivelatisi inutili, sono sempre continuate, per questa donna che era un simbolo dell’emancipazione e della donna capace di cavalcare la modernità al pari dell’uomo. L’investigazione non è mai terminata grazie alla TGHAR (The Internationale Group for Historic Aircraft Recovery), associazione che ha come missione risolvere il mistero e che ha investito milioni di dollari per svelarlo ed ora è certa di essere vicina al traguardo. Il punto dove cercare sarebbe attorno all’isola di  Nikumaroro, dove in passato sono stati recuperati una confezione di crema per il viso degli anni ’30, la cerniera di un giubbotto da aviatore e dei bottoni, che, nel caso fossero appartenuti alla pilota, dimosterebbero come lei o il suo navigatore siano sopravvissuti al precipitare dell’aereo. Il sonar indica la presenza di un velivolo sui fondali intorno all’isola,  a circa 200 metri di profondità, e secondo il gruppo potrebbe trattarsi proprio di quello della donna assurta a mito. Se davvero si trattasse dell’Elettra, si potrà finalmente dare le risposte a un mistero durato 76 anni.

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Giallo a Venezia: trovato il cadavere decapitato di una donna

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E’ probabilmente di una donna il cadavere smembrato ripescato nella laguna veneziana, nel canale della Giudecca. Sono state avviate le indagini sulle donne recentemente scomparse visto che il corpo, che forse è finito tra le eliche di una barca e ha trascorso diverso tempo in acqua, è stato rinvenuto privo della testa e delle braccia, mentre la cassa toracica sarebbe ridotta praticamente allo scheletro. Il sesso della persona sarebbe stato quindi dedotto facendo riferimento agli indumenti che ancora indossava, in particolare un paio di stivaletti con il tacco. Le condizioni della salma, comunque, rendono impossibile al momento una sua identificazione, così come è difficile ipotizzare le cause della morte. E’ stato un uomo che transitava con la propria barca nella zona di Sacca Fisola a notare il cadavere che galleggiava e ad allertare i Vigili del fuoco, giunti sul posto con gli uomini del Nucleo natanti e i Carabinieri. Il corpo, ripescato, resta ora a disposizione della magistratura.

Prende fuoco un pullman sotto una galleria: a bordo anche 15 bimbi

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Brutta avventura per una quindicina di bambini che stavano tornando da una gita scolastica e per gli altri passeggeri di un pullman che ha preso fuoco al’interno della galleria Tremonzelli, sull’autostrada A19 in direzione Catania all’interno di una delle gallerie più lunghe dell’autostrada. E proprio il fatto che il mezzo si trovasse in una zona chiusa ha reso difficili i soccorsi a causa del fumo che invadeva il tunnel impedendo l’ingresso. I vigili del fuoco hanno avuto ragione sulle fiamme, divampate attorno alle 20.40, verso le 22.15. Tutti i passeggeri, fortunatamente, si sono messi in salvo prima che le fiamme avvolgessero il mezzo e nessuno è rimasto ferito, mentre alcuni sono rimasti intossicati: le fiamme, che si sarebbero sviluppate dal vano motore nella parte posteriore del pullman, si sono propagate lentamente consentendo ai passeggeri di allontanarsi e ai veicoli che si trovavano all’interno della galleria, che è lunga alcuni chilometri e descrive una lunga curva, di dare l’allarme prima di ritrovarsi intrappolati nel tunnel. Il rischio principale infatti era quello di restare bloccati all’interno di una galleria dove non sono presenti stanze con porte antifiamma dove rifugiarsiGli agenti della Polstrada accorsi sul posto hanno parlato di “tragedia sfiorata” visto che nessun altro mezzo è rimasto intrappolato dalle fiamme e non si sono innescati tamponamenti dovuti al fumo che avrebbero provocato un bilancio molto più tragico. Ma questo tunnel è noto in zona per il “mistero” che lo contraddistingue: negli anni passati, infatti, ci sono stati numerosi episodi di auto che si spegnevano improvvisamente o non rispondevano più ai comandi per avarie all’impianto elettrico. Alcuni esperti hanno parlato di campi magnetici provenienti dalla montagna sovrastante.

Ancora mistero sulla morte del ristoratore. Parla il fratello.

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Dopo l’intervista rilasciata dal fratello di Alberto Boi, il ristoratore sardo trovato impiccato ad un albero nel giardino della sua villa, il mistero sulla morte dell’uomo s’infittisce. Una famiglia unita, senza segreti, dove si parlava e i problemi si risolvevano insieme. Sembra proprio che non ci fosse motivo, a parte la separazione dalla moglie, per cui Alberto Boi si potesse levare la vita. Nessuno poteva immaginare un gesto del genere e Olivio, il secondo dei quattro fratelli Boi e proprietario dello storico ristorante Mamutones non riesce proprio a farsi una ragione di questo gesto.

Alberto non aveva dato alcun segno di cedimento? Vi sembrava sereno?

“Prima di tutto, voglio scacciare ogni dubbio. Non si tratta di salute o di depressione. Negli ultimi giorni mio fratello era lo stesso di sempre, il solito gran lavoratore. Non si fermava mai. Anche questa mattina era uscito di casa per tagliare l’erba, controllare l’orto, i due cavalli e le due pecore che aveva in questo piccolo terreno. Per lui quest’aia rappresentava una fuga dalla quotidianità”. Dice Olivio.

Non c’era neanche un’ombra nella vita di Alberto? Il suo gesto non può essere collegato alla chiusura del ristorante di via Metastasio?

“No. Quell’episodio è il classico ago nel pagliaio. Gli affari andavano benissimo. Però, in effetti, c’era qualcosa che non stava andando per il verso giusto. Era nell’aria una separazione con la moglie. L’unico problema, al momento, era questo”.

 Suo fratello era una persona molto legata alla famiglia?

“Tanto. Era lui il primo a organizzare le riunioni con tutti i fratelli durante le festività ed era legatissimo ai suoi due figli. Hanno solo 8 e 10 anni. L’ultimo Natale lo abbiamo passato tutti insieme nel suo ristorante, il Gallura ai Parioli”.

I rapporti tra voi fratelli sono buoni.

I rapporti tra noi non erano buoni, ma ottimi. Siamo arrivati dalla Sardegna 41 anni fa e abbiamo cominciato come lavapiatti. Poi, piano piano, con la massima umiltà e senza mai un litigio, ognuno di noi è riuscito ad aprire il proprio ristorante. Non saremo gente di cultura, ma siamo dei gran lavoratori”.

Non si era mai confessato con qualcuno di voi?

“No, ripeto: il suo gesto è stato tanto tremendo quanto improvviso e imprevedibile. Tra noi non ci sono mai stati segreti. Se mi avesse detto come si sentiva, ci saremmo stretti intorno a lui. Siamo stati sempre una famiglia molto unita”.

Una separazione che forse non riusciva ad accettare o forse qualcosa di cui non aveva messo al corrente la famiglia, la morte di Boi è comunque un suicidio che lascia aperti molti interrogativi.

Delitto fotografato dal Google Earth? Mistero!

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Google Earth mostra l’immagine di un delitto? Il satellite immortala la fine di una strada nei pressi di un lago in Olanda. Si nota una larga chiazza di sangue e una figura a lato. Mistero!

Se adori il mistero… conosci Adam Kadmon

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E’ il protagonista di uno dei momenti più attesi di “Mistero”. Adesso Adam Kadmon con i suoi racconti su complotti e servizi segreti arriva anche in edicola. “Mistero – I complotti di Adam Kadmon” è un box composto da libro e dvd dove l’uomo di cui non si conosce il volto racconta segreti mai trattati in televisione.

Attraverso i venti video presenti, Kadmon ripercorre la storia mondiale mostrandola sotto una nuova prospettiva, perché molti degli eventi passati sono stati condizionati dall’attività di gruppi di potere occulto.
Nel libro, ricco di immagini inedite, anche un’intervista esclusiva ad Adam, che affronta argomenti mai trattati prima in televisione, spiegando le ragioni del suo desiderio di divulgare le teorie complottistiche di respiro internazionale. Dal 2 aprile il cofanetto sarà disponibile anche in libreria.

Moana Pozzi sapeva dettagli del rapimento Aldo Moro!

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Mercoledì 27 febbraio nuovo appuntamento con “Mistero” in prima serata su Italia 1. Il “confidente segreto” di “Mistero” rivela cheMoana Pozzi, grazie ai rapporti intrattenuti con i servizi segreti, era al corrente di risvolti inediti sul rapimento di Aldo Moro.
Ancora servizi su Moana on nuove scottanti rivelazioni. Eva Henger racconta che il fratello di Moana, Simone, in realtà non era figlio della pornostar come nel 1999 era stato svelato, bensì il figlio di sua sorella Tamiko, in arte Baby Pozzi. Dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, Mistero si occupa della vita e delle opere d’ingegno di Leonardo da Vinci, un uomo che conosceva già il futuro dell’umanità. Infine, con l’aiuto di una sensitiva, Mistero tenta di fare chiarezza sulla morte di Serena Mollicone, uccisa a soli 18 anni ad Arce nel 2001.

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MOANA POZZI ERA UNA SPIA DEL KGB!

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Sembra che Moana Pozzi fosse una spia al servizio del Kgb. Ma le indiscrezioni non si fermano qui perchè c’è chi è pronto a provare che la pornostar non sarebbe morta a Lione il 15 settembre 1994, ma alcuni mesi più tardi. Ieri sera a Mistero c’è stata la ” notizia bomba” e ovviamente si è scatenato twitter. Sono ore che il mondo si interroga su chi fosse veramente Moana e se veramente per molti anni le sue frequentazioni intime con politici e industriali italiani non fossero altro che incontri per carpire informazioni da rivendere ai servizi russi.  Era una spia?

“È un segreto che ho sempre tenuto per me e solo oggi che Riccardo non c’è più voglio togliermi questo peso” – a parlare è Eva Henger, collega e amica di Moana nonché vedova di Riccardo Schicchi che a Mistero ha raccontato i segreti della defunta Moana.

“Ho guardato alla vita da entrambi i lati, ormai. …

… Dalla parte della vittoria e da quella della sconfitta e in qualche modo sono solo le illusioni che ricordo della vita.

Non la conosco affatto, in realtà, la vita.”

– Joni Mitchell-

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“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero;


sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”

Albert Einstein

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