Madre e figlio uccisi a Milano: l’assassino è un amico di famiglia

duplice-omicidio-milano-tuttacronacaVictor Hugo Menjivar, 37 anni, ha confessato: è stato lui a uccidere ieri, a Milano, Libanny Mejia e il figlioletto di tre anni e mezzo. L’uomo, un salvadoregno amico di famiglia, è crollato durante un lungo interrogatorio condotto davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili e al pm Gianluca Prisco. Il 37enne, con un altro figlio in arrivo e la cui moglie era amica della vittima, si era recato a cena a casa di Libanny Mejia lunedì sera e aveva portato con sè anche il figlio, compagno di giochi del bimbo della domenicana. L’uomo, mentre i piccoli si trovavano in un’altra stanza, ha tentato un approccio sessuale con lei venendo però respinto. All’ennesimo rifiuto ha preso un coltello da cucina. A quel punto la donna, sperando di salvarsi, si è offerta a lui ma Menjivar, che come ha detto agli inquirenti aveva perso la testa ed era molto ubriaco, a quel punto l’ha sgozzata. I bimbi avevano sentito le urla e lui ha cercato di nascondere il corpo dietro al divano perchè non lo vedessero. Solo in seguito ha deciso di sgozzare anche il figlio della vittima. Dopo il duplice omicidio è uscito dalla casa e ha gettato il coltello in via Primaticcio e, dopo la confessione, l’ha fatto ritrovare agli investigatori.

Duplice omicidio a Milano: uccisi una madre e il figlio di 4 anni

omicidio-milano-tuttacronacaSono stati rinvenuti in un’abitazione in via Segneri 4, alla periferia sud-ovest di Milano, i cadaveri di una donna 29enne di origine dominicana e del figlio, un bambino di soli quattro anni. I corpi, trovati in zona Lorenteggio, presentano entrambi evidenti ferite di arma da taglio. Al momento non sono noti altri particolari ma la polizia sta indagando. L’allarme è stato lanciato dai vicini che hanno provveduto ad allertare il 118.

Corpo carbonizzato trovato in un’auto nel Napoletano: quinto caso in un mese

corpo-auto-carbonizzata-tuttacronacaSi trovava a Casandrino, nel Napoletano, l’auto rinvenuta con all’interno un cadavere carbonizzato di un uomo la cui l’identita non è ancora nota. La Fiat Punto era ancora fumante quando sul luogo sono giunti i carabinieri. Il corpo si trovava sul sedile posteriore, con la faccia rivolta verso il basso. Si tratta del quinto episodio del genere in meno di un mese tra i comuni napoletani di Giugliano in Campania, Caivano, Grumo Nevano e Casandrino. Il primo caso risale al 6 febbraio, con un’auto rinvenuta a Giugliano, dove fu trovato un corpo nel bagagliaio di una Renault Megane. Il 17 dello stesso mese sono stati invece trovati due cadaveri in un’auto divorata dalle fiamme a Caivano. La quarta vittima invece è stata trovata a Grumo Nevano il 21 febbraio all’interno di una Fiat Multipla.

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La casa infestata nello Spezzino: il violino che si anima e suona da solo

violino-laspezia-tuttacronacaMusica di violino che riempie una casa abbandonata. E urla che non sembrano umane. Secondo svariati testitomoni è questo quello che si sente in un paesino in provincia di La Spezia, Scogna Sottana, dove si trova una casa infestata. La leggende vuole che nell’abitazione vivesse un taciturno, giovane musicista che trascorreva le sue giornate esclusivamente suonando. All’improvviso, il giovane scomparve: nessuno lo vide più camminare per quelle stanze e quando dei vicini, insospettiti, varcarono la soglia, trovarono solo il suo violino su una mensola della casa, chiuso ermeticamente nella sua custodia. Proprio da questo particolare inizia il mistero. Ancora, leggenda vuole che di notte il violino esca dalla custodia e suoni le stesse arie suonate dal musicista. Altre persone raccontano di luci che si accendono e spengono dove le musiche si fanno sentire più forte o più piano. La casa è rimasta inabitata dopo la sparizione e presunta morte del giovane violinista.

La nuova arma della camorra: le donne killer

donne-killer-tuttacronacaLunedì scorso due corpi carbonizzati erano stati rinvenuti all’interno di un’auto data alle fiamme a Caivano, nel Napoletano. Indagando sul duplice delitto, gli investigatori hanno fatto una clamorosa scoperta: ora i clan della camorra assoldano anche donne killer per portare a termine le proprie vendette. La scoperta è avvenuta mentre gli inquirenti analizzavano le immagini delle telecamere di sorveglianza, nelle quali hanno scorto i profili degli assassini: due donne. Il Mattino racconta che le due sono state riprese mentre scendevano dalla Fiat Punto nella quale erano stati appena uccisi Aniello Ambrosio e Vincenzo Montino, boss del clan Cennamo di Crispano; poco dopo l’auto è stata data alle fiamme. Le telecamere hanno registrato solo l’apparizione di due ombre, niente più, ma dalle analisi risulta chiaro che i killer dei due fossero donne per via della silhouette, del portamento, dell’andatura. E ciò, secondo il quotidiano partenopeo, spiega anche come mai i due pregiudicati uccisi si siano fatti cogliere con le difese abbassate: mai si sarebbero appartati in auto con altri elementi del clan, mentre avrebbero tranquillamente accettato un’avventura con due donne. Che invece si sono rivelate essere altrettanto pericolose.

Giustiziati e poi bruciati in un’auto: orrore nel Napoletano

caivano-auto-bruciata-tuttacronacaMacabra scoperta a Caivano, nel Napoletano, dove sono stati rinvenuti due cadaveri in un’auto data alle fiamme. Il ritrovamento è avvenuto in via Palmieri, località Casolla, e l’identificazione delle vittime risulta essere complessa per le condizioni in cui sono stati trovati i corpi. Al momento non è chiaro neppure il sesso e non sono stati trovati documenti. Stando ai primi accertamenti, si sarebbe trattato di un’esecuzione, con diversi bossoli rinvenuti attorno a una Fiat Punto risultata rubata ad Aversa tre giorni fa. I carabinieri di Castello di Cisterna, giunti sul posto, conducono le indagini.

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“L’ho uccisa io”: confessa la coinquilina dell’iraniana uccisa

iraniana-uccisa-tuttacronacaGagandeep Kaur, la 30enne indiana accusata, assieme al fidanzato Rajeshwar Singh, dell’omicidio della stilista iraniana Mahfab Ahadsavoji, la giovane il cui corpo era stato portato, partendo da Milano, prima a Lecco e poi al Lido di Venezia all’interno di un trolley, ha detto agli inquirenti che ad uccidere la donna sarebbe stato il suo compagno, usando una corda poi fatta sparire. In seguito, la ritrattazione: “sono stata io, lui non è stato”. Un “pesantissimo quadro indiziario”, una confessione informale di lei a un agente di polizia e “la contraddittorietà e l’inverosimiglianza delle loro dichiarazioni” non hanno lasciato dubbi. E così oggi il gip Chiara Valori ha convalidato il fermo e disposto il carcere per Rajeshewar Singh e Gagandeep Kaur, i due fidanzati di 29 e 30 anni.

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Uccisa e gettata nel Lido: risolto il mistero del cadavere della 29enne

mahtab_ahad_savoji-tuttacronacaLa mattina del 28 gennaio, in un canale del Lido di Venezia, era stato trovato il cadavere dell’iraniana 29enne Mahtab Ahad Savoji. Ora sono stati fermati i due presunti assassini della giovane: si tratterebbe di una coppia di indiani con i quali condivideva una delle tre stanze in un appartamento di Via Pericle a Milano. I due iraniani, lei 30enne e lui 29enne, dopo aver ucciso la giovane strangolandola e averla denudata, ne hanno messo il cadavere in un trolley trasportato in treno da Milano a Venezia, dove hanno gettato il cadavere in un canale prima di far rientro in taxi, spendendo 500 euro. I due sono stati sottoposti a fermo dal pm milanese Grazia Predella con l’accusa di omicidio volontario in concorso e soppressione di cadavere. Rajeshwar Singh, 29, fermato assieme alla fidanzata Gagandeep Kaur, 30, aveva fatto delle avance alla vittima, che lo aveva respinto. Quando il corpo, nudo, venne trovato nel canale al Lido, con solo una collana al collo, la polizia temette che sarebbe finita per diventare un ‘cold case’. L’autopsia stabilì che la donna era stata strangolata e poi gettata in acqua. Uccisa il giorno prima del ritrovamento, intorno alle 14. Le impronte digitali hanno portato poi a identificare la donna, una costumista conosciuta nel suo paese che era ritornata in Italia due mesi fa per fare un corso di specializzazione all’Accademia di Brera. Condivideva una stanza con la coppia indiana, che in Questura a Milano ha detto di aver lasciato Mahfab a letto che stava ancora dormendo. Data la piega che le indagini stava prendendo, i due indagati si sono presentati alla ‘mobile’ con un avvocato riferendo di aver trovato Mahfab morta perchè “aveva bevuto tanto whisky”, non sapendo che era stata già accertata la causa della morte per strangolamento. Messi alle strette dai poliziotti, i due sono crollati e hanno confessato. La ragazza avrebbe rifiutato delle avances da parte della coppia ma non solo, a giorni avrebbe anche lasciato la stanza che condividevano, stanca di quella convivenza a tre, per recarsi a casa di un’amica. Non poteva immaginare che quella casa l’avrebba lasciata solo una volta morta.

Quello strano vulcano che erutta lava blu

Kawah Ijen-tuttacronacaIl vulcano Kawah Ijen, che sorge a sud dell’isola di Java, erutta. ma la lava sembra essere di colore blu. Aspetto questo che, oltre a rendere tutto più misterioso e alieno, garantisce spettacolarità alle immagini. Gli scienziati cercano di dare una spiegazione all’evento.

L’interno del cratere del vulcano è occupato quasi per intero da un lago sulfureo di un verde innaturale e qui, negli anni sessanta, i primi minatori piantarono dei tubi di metallo nelle viscere del vulcano per estrarre lo zolfo.

Il mistero del Lago rosa!

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Un posto misterioso che nasconde un segreto. Lake Hillier è un lago salato dell’Australia occidentale – privo di affluenti situato a 600 metri dall’oceano e separato da esso da una stretta striscia di terreno – è famoso per il suo insolito color rosa. Ma se il colore è famoso le cause di ciò che ne provoca tale colorazione è ancora un mistero. Di ipotesi ce ne sono, ma di certezze nessuna. A metà del ventesimo secolo alcuni esperti si sono occupati di studiare e analizzare la composizione delle acque del lago, per comprendere se esse contenessero una particolare sostanza in grado di donare alle stesse l’insolita tonalità accesa. Si è ipotizzato che la colorazione sia dovuta alla presenza di alghe appartenenti alla specie Dunaliella salina. Tali alghe presentano una colorazione rosso acceso e sono ricche di carotenoidi. La colorazione del lago potrebbe essere dunque imputata alla loro presenza, ma si tratta al momento di una correlazione che non è stata ancora confermata. Essa potrebbe essere dovuta anche alla presenza di particolari batteri ed alla loro eventuale reazione rispetto alla salinità del lago.

Il mistero intorno alla scomparsa di Janet, a Chioggia è shock

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Shock a Chioggia per la scomparsa di janet Wahid,marocchina 33enne, che aveva lavorato in diversi ristoranti della città dal «Fontego» al «Bersagliere» per poi passare alla pizzeria «Ra Stua» di Sottomarina. A  Novembre la ragazza, dopo aver fatto alcuni acquisti da portare in dono nella sua terra era partita, salutando i suoi datori di lavoro che le avevano anche riservato un posto per la prossima stagione, ma la ragazza aveva improvvisamente smesso di dare notizie. Poi l’allarme è scappato quando un suo amico marocchino ha dichiarato che la ragazza sarebbe stata trovata morta dalla madre nel suo letto. Il mistero così si è intensificato, dopo che anche i datori di lavoro hanno notato che il profilo Facebook della ragazza non veniva più aggiornato. L’ipotesi più probabile, come ha raccontato l’amico della ragazza, è che Janet sia stata vittima di un malore, ma c’è chi, a Chioggia, ancora s’interroga su come una ragazza che si era mostrata sempre in salute e piena di voglia di fare, possa essere stata stroncata da un male così improvviso. La notizia ha avuto un gran eco ed è presto rimbalzata sui quotidiani locali e sui blog cittadini che continuano a interrogarsi sulla misteriosa scomparsa di Janet.

L’estetista uccisa nel Barese: una lettera con l’identikit del killer

bruna-bovino-tuttacronacaPotrebbe avere un volto l’assassino dell’estetista italo-brasiliana uccisa il 12 dicembre scorso all’interno dell’Arwen, in suo centro estetico a Mola di Bari. Alla redazione di un settimanale locale, infatti, è stata recapitata una lettera anonima contenente l’identikit dell’assassino, che è stato in seguito acquisito dai carabinieri. Da un nuovo sopralluogo nel centro estetico, i militari dell’arma hanno inoltre sequestrato altre due schede sim, oltre a quella già trovate nei sopralluoghi immediatamente successivi al delitto.  L’ipotesi degli investigatori è che l’assassino abbia rimosso le schede dai telefoni lasciandole nel locale prima di portarsi via i telefoni che, probabilmente, contenevano messaggi utili alla sua identificazione. Questo avvalorerebbe l’ipotesi che la vittima, la 29enne Bruna Bovino, conosceva l’omicida.

Bruna Bovino: l’autopsia conferma l’omicidio

brasiliana-morta_bari-tuttacronacaSi è svolta oggi l’autopsia sul corpo di Bruna Bovino, l’estetita trovata morta all’interno del suo centro estetico, Arwen di Mola di Bari, il 12 dicembre scorso. Al termine dell’esame, durato sei ore e compiuto dal professor Francesco Introna dell’istituto di medicina legale dell’università di Bari, è stata confermata la tesi dell’omicidio. Oltre alle lesioni lasciate dalle fiamme, sul corpo della vittima sono stati trovati numerosi segni di percosse e lesioni sul collo. Sulla natura e sul numero delle lesioni , tuttavia, gli inquirenti mantengono uno stretto riserbo. Il corpo della giovane mamma era stato trovato una volta spente le fiamme che erano divampate all’interno dell’istituto di belle e che non si esclude siano state appiccate anche per cancellare le tracce dell’autore del delitto e per rendere più complicato il lavoro degli inquirenti. Quello che resta ancora da stabilire è se la Bovino fosse viva quando l’assassino ha dato fuoco alla stanza dove si è consumato l’omicidio. All’esame hanno assistito l’avvocato della famiglia della donna, Massimiliano Carbonara, e il consulente di parte, Vito Borraccia.

La massaggiatrice brasiliana uccisa a Mola di Bari: indagini sugli ex

bruna-bovino-tuttacronacaSembra non ci siano più molti dubbi, Bruna Bovino, la 29enne brasiliana trovata morta all’interno del suo centro benessere a Mola di Bari con il corpo parzialmente carbonizzato, sarebbe stata uccisa. Gli inquirenti della procura di Bari sono al lavoro su questa ipotesi e al centro dei sospetti ci sono gli ex della ragazza. Fatto che spiegherebbe anche la scomparsa del cellulare della vittima. L’indagine punta sulla vita privata della donna che da meno di un mese si era trasferita nel paese dove aveva aperto il centro estetico “Arwen” di via Vitulli. Come scrive Repubblica: “Deve esserci stata prima una violenta colluttazione. Poi il killer ha colpito alla testa la giovane estetista, forse con uno sgabello o con un tavolino presente nel centro massaggi, e ha appiccato l’incendio avvolgendo il corpo della donna in una tendina. Sulle pareti e sul pavimento, hanno confermato i rilievi della sezione investigazioni scientifiche, c’erano macchie di sangue anche se diluite dall’acqua usata dai vigili del fuoco per spegnere il rogo.” Insomma, il suo assassino la conosceva. Ricostruisce ancora il quotidiano:

Bruna Bovino aveva sempre vissuto a Polignano a Mare ma aveva deciso di lasciarsi alle spalle il passato e di ricominciare. In un paese nuovo e in una casa nuova. Abitava in via D’Alba, a pochi isolati dalla piazza principale di Mola di Bari, da sola ma, raccontano i vicini, era spesso in compagnia di un uomo. E, proprio di recente, qualcuno l’aveva sentita discutere animatamente al telefono. I carabinieri sono stati in casa della donna e hanno acquisito alcuni effetti personali che potrebbero aiutare a dare un nome all’assassino.

Al vaglio della procura ci sono anche i tabulati telefonici per capire se aveva appuntamento con qualcuno al centro massaggi. Amici e parenti sono stati ascoltati. L’ex fidanzato, che “era molto geloso” dicono in paese, ha raccontato di essere stato con Bruna fino alle due e mezza del pomeriggio e di essere poi andato via. L’ex marito venerdì sera ha lasciato davanti alla saracinesca del locale un mazzo di fiori con un bigliettino: “Per una stella che non c’è più Bruna sei nel mio cuore”. I carabinieri hanno acquisito quel biglietto.

La donna, due figli di 10 e di 2 anni avuti da due diversi uomini, aveva interrotto da poco una relazione, ma forse frequentava un’altra persona. È tutto il circuito relazionale della 29enne ad essere sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Bruna inoltre il 25 febbraio prossimo avrebbe dovuto testimoniare in aula nel processo in cui si era costituita parte civile nei confronti del suo ex datore di lavoro, il titolare di un centro massaggi di Triggiano dove aveva lavorato fino all’aprile 2011, accusato di induzione e favoreggiamento della prostituzione. A proposito di vicende legali, la 29enne in passato aveva avuto problemi con un suo ex. “C’è un momento giusto per ogni cosa: per agire, per andarsene, per tornare” è uno degli ultimi post della giovane estetista su Facebook. E ancora. “Sarebbe tutto più facile se la gente si parlasse se mettesse da parte l’orgoglio e la piantasse di ingoiare parole. Dev’esserci ancora qualcuno in grado di spingerti contro uno schifoso muro e dirtelo. Ti amo. Ti odio. Guardami”.

Domani avrà luogo l’autopsia, che si terrà nell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. A effettuarla, il professor Francesco Introna. Lo scopo è chiarire le cause della morte e dare una parola definitiva sul fatto che si tratti di un omicidio e non di un incidente.

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Rogo nel centro benessere di Mola di Bari: s’infittisce il giallo

donna-bruciata-arwen-tuttacronacaSi chiamava Bruna Bovino, aveva 29 anni ed era nata in Brasile ma risiedeva in Puglia, la donna trovata morta ieri all’interno del suo centro estetico Arwen in via Vitulli a Mola di Bari. Il suo corpo è stato trovato semi carbonizzato su un lettino circondato da candele e ora verrà sottoposto ad autopsia. Nel frattempo, il medico legale ha riscontrato alcune lesioni sul cranio “che però potrebbero essere compatibili con una caduta”, spiegano i carabinieri. E gli investigatori aggiungono: “Una scena del delitto non chiara sulla quale sarà necessario fare ulteriori verifiche”.  Secondo quanto ricostruito finora, la donna, figlia di un italiano e di una brasiliana, era l’intestataria del contratto di affitto del centro di estetica. Al momento s’indaga per  ricostruire la vita della donna e le sue frequentazioni.

S’infittisce il giallo di Mestre: ipotesi omicidio

dennis-bolani-tuttacronacaDennis Bolani è stato trovato morto ieri mattina, poco prima dell’alba, a Mestre, in una pozza piena di sangue. Due sono le certezze: che è morto poco dopo essere arrivato in ospedale e che aveva una botta in testa. Il fatto che sia stato trovato alle 5 del mattino in via Ca’ Marcello fa pensare al peggio e tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella dell’omicidio. La zona è da sempre appannaggio di trans e giovani prostituti e nelle ultime settimane hanno fatto la loro apparizione anche facce nuove, portoghesi e albanesi. Quello che bisogna comprendere è che, se si tratta di una caduta, cosa l’abbia provocata. Si può pensare a un malore improvviso o una spinta, ma al momento l’ipotesi più accreditata è che il 35enne sia stato scaricato da un’auto in corsa. Questo significa che Bolani potrebbe essersi sentito male e la persona che si trovava con lui, presa dal panico, l’abbia lasciato sull’asfalto. Non si sa ancora perchè l’uomo, residente alla Giudecca in Campo Marte, si trovasse alle 5 del mattino in via Ca’ Marcello.

Giallo a Mestre: uomo trovato morto davanti alla stazione ferroviaria

Dennis-Bolani-tuttacronacaAveva 35 anni Dennis Bolani, veneziano residente alla Giudecca, (Campo di Marte) ed era dipendente della Veritas. L’uomo, separato, è stato rinvenuto senza vita verso le 4 di questa mattina a Mestre, in viale della Stazione davanti alla biglietteria Atvo, vicino al sottopasso della stazione. L’uomo, a una prima analisi, non presenterebbe segni di violenza e potrebbe trattarsi quindi di una morte naturale: il decesso potrebbe essere avvenuto a causa di un’aneurisma. Sarà l’autopsia a dire qualcosa di più sul decesso dell’uomo che non avrebbe sofferto di patologie particolari. La polizia sta indagando.

Mistero nel bergamasco: cadavere abbandonato in un campo

bergamo-cadavere-tuttacronacaE’ L’Eco di Bergamo a parlare del nuovo giallo sul quale s’indaga. Alle prime luci dell’alba è infatti stato trovato il cadavere di un uomo in un campo di Verdellino, in località Zingonia, nella Bassa bergamasca. Le modalità del delitto non sono ancora note, ma si sa che la vittima sarebbe un albanese. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Treviglio e Bergamo, oltre al magistrato di turno. L’area è stata isolata per consentire ai militari di effettuare i rilievi.

Il mistero di Torino, un uomo in coma lasciato davanti all’ingresso dell’ospedale

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Nel pomeriggio di lunedì è stato rinvenuto un italiano di 42 anni con un politrauma davanti all’ingresso dell’ospedale del Cto. E’ mistero su come ci sia arrivato e come si sia procurato i traumi. L’uomo identificato, è in coma ricoverato nel  reparto di rianimazione dell’ospedale e rischia di rimanere paralizzato. In serata sono arrivati i familiari che non hanno saputo fornire spiegazioni.

 

Medici al lavoro: la misteriosa allergia da scuola

allergia-scuola-tuttacronacaE’ giallo per la misteriosa allergia con macchie rosse, prurito, gonfiori e difficoltà respiratorie che ha colpito 5 studenti di 2 classi del liceo linguistico Falcone di Bergamo. Stando a quanto si apprende da fonti ospedaliere, i primi test condotti sui ragazzi, effettuati all’Ao Papa Giovanni XXIII, hanno dato esito negativo. I test per le allergie cosiddette da contatto, effettuati da dermatologi, hanno dato esito negativo, tanto che ora è scesa in campo anche la medicina del lavoro. Sono stati quindi condotti test specifici per capire se i ragazzi fossero allergici a materiali o detergenti utilizzati in ambiente scolastico: ancora una volta, negativo. Gli esami proseguiranno nei prossimi giorni.

Il giallo degli stivaletti: a chi appartenevano? Il cadavere misterioso

stivaletti-venezia-tuttacronacaEra fine maggio quando, nel Canale della Giudecca, a Venezia, affiorò un cadavere senza testa. Ancora non è stato possibile risalire all’identità della vittima morta non per annegamento ma per asfissia meccanica, ossia strangolata. In cerca di risposte, Chi l’ha visto questa sera ha mostrato gli stivaletti indossati dalla donna. Di ottima fattura, rari, costosi, misura 34 e mezzo, forse realizzati su misura. La domanda è: sapete chi li indossava?

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Moana Pozzi, il mistero s’infittisce: le foto strappate

moana-pozzi-tuttacronacaContinua a infittirsi di particolari il mistero sulla morte di Moana Pozzi e ieri, a Domenica Live, Debora Attanasio, segretaria storica dell’agenzia diva Futura, ha aggiunto un nuovo tassello, si tratta di quattro foto, strappate, sul retro di ognuna delle quali compaiono delle scritte, vergate dalla mano della stessa Pozzi: “disintegrare”, “non mi piace”, “tagliare all’altezza del braccio”. Spiega la segretaria: “Moana è morta nel settembre del 1994 e io ho lavorato lì dentro fino al 2001. Quelle foto le ricordo bene perché erano venute davvero male, ed erano intere fino a quando sono rimasta lì. In dieci anni non ho mai visto in giro queste copie strappate, saltate fuori solo ora che Riccardo è morto ed Eva Henger, sua moglie, sta riordinando l’archivio personale. E se Moana fosse ancora viva e le avesse strappate di recente, senza che Riccardo abbia fatto in tempo a disfarsene, colto dal peggioramento della malattia?”. Assieme all’ex segretaria, in studio anche Eva Henger e il giornalista Marco Gregoretti, indagatore dei misteri di Moana. Sempre nel corso della trasmissione è stato anche commentato un filmato in cui Schicchi veniva intervistato pochi minuti dopo l’annuncio della morte di Moana, dove appariva troppo tranquillo. “Non avevo mai visto questa intervista, in quei giorni il dolore ci aveva travolti e non si guardava molta tv. Schicchi andava in coma diabetico per ogni dispiacere che gli capitava: vederlo così compassato quando la sua artista più famosa e grande amica era appena morta è davvero bizzarro”.

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Complotto marziano?

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Marte, i complottisti, la Nasa, Curiosity e Photoshop, questo è il menù del video postato su YouTube che riprenderebbe una vecchia teoria nella quale si vorrebbe veicolare il messaggio che la Nasa avrebbe usato dei rettili come esperimenti per gli studi sull’atmosfera sul pianeta rosso. Naturalmente una foto o un video non risolvono il mistero, anzi sollevano dubbi da un sasso a un fotomontaggio, fino chi invece sostiene plausibile l’ipotesi che l’iguana sia stato inviato su Marte. Il video in ogni modo diverte il web e apre il dibattito!

La giovane del mistero di Dublino: senza nome nè passato

ragazza-senza-nome-dublino-tuttacronacaE’ avvolta nel mistero l’identità della ragazza senza nome che gli agenti della polizia di Dublino hanno trovato mentre vagava in stato confusionale. Con la sua maglia rosa, una crocchia a trattenere i capelli e lo sguardo perso nel vuoto, la giovane non ha fornito le sue generalità e la sua vita è tutt’ora ammantata dal mistero, nonostante sia passato un mese. I giudici hanno dato il consenso affinchè non si lasciassero inevasi tentativi di scoprire di chi si tratti: sono state così diffuse le foto della giovane, sperando che qualcuno possa portare alla luce la verità. Ma ora il timore è che possa trattarsi di una vittima dei trafficanti di esseri umani, che l’avrebbero ridotta a una “schiava del sesso”. Queste, almeno, sono le speculazioni che i media irlandesi diffondono: avrebbero infatti saputo da fonti vicine alla polizia che la ragazza si sarebbe disegnata nell’atto di essere stuprata e avrebbe anche sommariamente descritto un viaggio su un aereo con alcuni uomini. Il sopritendente della polizia di Dublino, intanto, ha reso noto che la giovane parlerebbe qualche parola d’inglese e che le forze dell’ordine stanno setacciando centri d’accoglienza e case-famiglia, visionando filmati delle telecamere di sicurezza e chiedendo a chiunque possa averla incrociata nel giorno del suo ritrovamento. Inoltre sono stati contattati numerosi dentisti, visto che la ragazza porta un apparecchio ortodontico. Al momento, è affidata ai servizi sanitari irlandesi e sarebbe costantemente seguita da un gruppo di psicologi. Varie sono state le segnalazioni giunte, ma si sono rivelate tutte inconcludenti.

Il mistero di Moana: “non è morta il 15 settembre”

moana-pozzi-tuttacronacaEva Henger torna a parlare di Moana Pozzi e del mistero della sua scomparsa. Lo fa intervenendo alla trasmissione Domenica Live dove rivela: “Ho pianto Moana perchè ero convinta fosse morta, poi ho saputo che il giorno della morte non era quello dichiarato”. Potrebbe essere viva? “Potrebbe essere qualsiasi cosa dopo tanto tempo. Di certo Antonio non c’entra nulla, quel giorno, quando si è svegliato il corpo di Moana già non c’era più”. E ancora: “Moana stava male. Stava uscendo la notizia che stava dimagrendo tantissimo e lei non voleva, temeva che uscissero delle brutte foto. Si disse che era morta il 15 settembre, ma tempo dopo, quando ne celebrai l’anniversario, Antonio, il marito, mi disse che non era quello il giorno in cui se ne era andata”.

Mistero sulla morte di Giulio, ora si attende l’autopsia

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L’ipotesi dell’attacco d’asma sembra non aver del tutto convinto gli inquirenti e, sembrerebbe, ma è tutto ancora da confermare, che alcuni amici del ragazzo abbiano a più riprese confermato che Giulio quella sera avrebbe fumato uno spinello e assunto droga. Solo l’autopsia prevista per domani potrà però, tramite l’esame tossicologico chiarire i misteri di una morte che ha sconvolto un’intera comunità. Ancora sotto shock anche il proprietario dell’agriturismo dove Giulio aveva scelto di festeggiare i suoi 18 anni e la festa di Halloween. Fra l’altro il giovane, nonostante l’asma, giocava a calcio ed era una promessa della squadra del suo paese, il Bagnoli. I carabinieri ispezionando l’agriturismo non hanno trovato tracce di stupefacenti.

Secondo quanto ricostruito Giulio Piva, dopo mezzanotte, si sarebbe sentito male e sarebbe stato soccorso immediatamente da una sua amica che conosceva bene la patologia, sarebbe stato poi adagiato all’interno di un auto nel parcheggio dell’agriturismo. Qui l’amica di Giulio avrebbe chiamato i genitori, anche perché sembrerebbe che il ragazzo si fosse dimenticato a casa il farmaco per ridurre il broncospasmo.

Un’altra ipotesi, che nelle ultime ore si sta vagliando, è che Giulio abbia mangiato o bevuto qualcosa che possa avergli procurato una reazione allergica. Uno choc anafilattico talmente immediato e potente da ucciderlo. Infine l’ultima ipotesi: il diciottenne forse soffriva di una rara patologia cardiaca congenita. Probabilmente simile a quella che ha stroncato in campo il giocatore del Livorno Piermario Morosini. Ma al momento queste, come l’assunzione di sostanze stupefacenti, restano solo supposizioni.

E questo cos’è? La chiatta di Google che incuriosisce il mondo

google-tuttacronaca-sanfranciscoCos’è? Di cosa si tratta? Se lo chiedono tutti da quando una strana chiatta ha fatto la sua apparizione nella baia di San Francisco ed è simile all'”oggetto” apparso a Portland, nel Maine. Si dice sia sicuramente di Google, ma le speculazioni sono diverse: c’è chi parla di un datacenter, chi di un negozio itinerante per la promozione dei Google Glass. La prima ipotesi non è poi così illogica: tra i progetti di Google rientrano infatti i datacenter marini che oltre a non aver problemi con il raffreddamento ad acqua e godere del vantaggio di non pagare le tasse municipali sulle proprietà, possono venire alimentati da impianti che sfruttano il moto ondoso. Del resto anche l’idea di un negozio itinerante non è così impossibile: offrirebbe l’opportunità di creare eventi nei porti, come del resto già sta accadendo con questi due primi esempi. La certezza è che la produzione dei Glass sta aumentando e nel 2014 ci sarà il lancio. L’azienda ha assicurato che l’obiettivo è rendere anche l’esperienza d’acquisto coinvolgente, anche se sarà possibile procurarseli online.

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Il mistero della “montagna” di Gratta e Vinci nel cuore di Napoli

grattaevinci-tuttacronacaStrana segnalazione quella che è giunta questa mattina alla redazione de Il Mattino: un lettore racconta infatti di una montagna di Gratta e vinci che ha fatto la sua apparizione lungo le strade di Napoli. Si legge: “Gentile Redazione, stamattina all’incrocio tra Via Del Sole e Via Sapienza in prossimità del vecchio policlinico credevo di essermi imbattuto nel solito cumulo di rifiuti. Guardando meglio mi sono reso conto che quella montagna di carta che invadeva addirittura la strada era in realtà composta da migliaia di “gratta e vinci”. Sorvolando sulla singolarità dell’evento c’è da chiedersi come sia possibile che in pieno centro e in prossimità di un ospedale possa essere stato compiuto tale scempio senza che i trasgressori siano stati bloccati dalle forze dell’ordine. Inoltre c’è da chiedersi chi si disfa di migliaia di “gratta e vinci” mai grattati?” Verrà svelato il mistero?

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Giallo nel pescarese… cadavere in strada!

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Il corpo di un 32enne è stato rinvenuto ieri sera in via Lazio a Montesilvano, Pescara. Il cadavere è stato notato alle 20.30 da una donna che stava rincasando. Dai primi accertamenti l’uomo non vive nelle abitazioni della zona, le cosiddette case parcheggio del Comune di Pescara, anche se il cranio fracassato farebbe presumere che l’uomo sia caduto da un altezza di oltre 15 metri. Il giovane lavorava in quella zona come pasticcere. I carabinieri hanno aperto un’indagine per far luce su quanto può essere avvenuto, al momento tutte le ipotesi sono al vaglio degli inquirenti.

 

Una supertestimone: “Anch’io ho rischiato di morire per colpa di Pizzicolo”

Andrea_Pizzocolo-lodi-tuttacronacaGli investigatori della questura di Lodi avrebbero ricevuto la denuncia di una donna che avrebbe riferito: “Anche io ho rischiato di morire per colpa di Pizzocolo”. L’uomo è accusato dell’omicidio della 18enne romena Lavininia Ailoaiei. Sull’identità della donna gli inquirenti, che non confermano neanche la sua esistenza, viene mantenuto il più stretto riserbo. Si viene così intanto rafforzando la pista del serial killer mentre continua a pieno ritmo l’analisi dei filmati salvati nei computer del killer. Pizzocolo aveva realizzato, con l’ausilio di telecamere nascoste nelle stanze di alcuni motel della Lombardia, numerosi filmati pornografici girati da Pizzocolo. Resta ancora il mistero sul giro vorticoso di denaro sui conti del ragioniere mentre si continua a seguire la pista del regista di “snuff movies”, film nei quali viene ripresa la morte in diretta. Gli inquirenti hanno ricostruito decine di serate passate dal killer nei motel tra le province di Lodi, Milano, Cremona e Varese.

Regista di snuff movies? Pizzocolo e il “giro di denaro vorticoso”

lavinia-pizzoccolo-lodi-tuttacronacaContinua a indagare sull’omicidio dell’escort romena 18enne Lavinia Simona Aiolaiei la Questura di Lodi, che  si sta avvicinando alla verità sulla morte per strangolamento mentre faceva sesso con il suo assassino. Il ragioniere 41enne Andrea Pizzocolo avrebbe cinque conti correnti a lui intestati, “un giro di denaro vorticoso” che non si addice a un ragioniere che guadagna 1.800 euro al mese con moglie e figli a carico, spiegano gli investigatori che ipotizzano l’uomo fosse un regista di snuff movies. Si tratta di film legati al mercato nero, venduti a cifre esorbitanti, che ritraggono scene di sesso estremo e terminano con la morte di una persona. L’ipotesi giustificherebbe le telecamere rinvenute nella stanza del Moon Motel di Busto Arsizio e quella nascosta nell’orologio del killer. Bisognerà però attendere il proseguimento delle indagini per scoprire se l’ipotesi corrisponde alla realtà.

L’assassino di Lavinia: caccia alle decine di donne che ha filmato

lavinia-omicidio-lodi-tuttacronacaAndrea Pizzicolo, il ragioniere 41enne fermato per l’omicidio di Lavinia Simona Ailoaiei, la 18enne romena abbandonata in un campo di San Martino in Strada, ha girato un video dell’agonia della giovane con tre telecamere digitali ad alta definizione nascoste nella stanza del motel Moon di Busto Arsizio e del motel Silk vicino a Lodi. Per i primissimi piani è invece stata utilizzata una minitelecamera a fibra ottica acquistata in rete e che teneva nascosta nel cinturino dell’orologio. In Questura a Lodi sono convinti si tratti di un’attrezzatura da specialista che non si concilia con un incidente casuale. Il giudice Isabella Ciriaco, che ha convalidato il fermo dell’uomo, ha visto i filmati: “Anche la descrizione più dettagliata e realistica non può rendere con sufficiente giustizia la freddezza, la lucidità, la tenacia e la crudeltà che trasuda dai filmati”. Sarebbe a dire, come spiega La Stampa, che le immagini mostrano come il ragioniere non si lasciò prendere dal panico non riuscendo a rompere le cinghie di plastica che stavano ammazzando la sua vittima in un gioco erotico condiviso, ma che quasi sicuramente l’epilogo che avrebbe avuto la vicenda sarebbe stato accettato se non addirittura programmato. La differenza è sostanziale e rischia di valergli l’ergastolo. La vittima, come ha stabilito l’autopsia, è morta in un motel di Busto Arsizio prima di essere abbandonata in un campo di mais del lodigiano. Ma nell’auto di Pizzicolo sono state trovate anche altre telecamere e schede video mentre nella sua abitazione gli investigatori hanno rinvenuto ulteriori riprese riversate in dvd con immagini ad alta definizione. In questi filmati l’uomo appare protagonista di altri incontri con decine di ragazze più o meno giovani, europee ma quasi sicuramente straniere, probabilmente contattate via internet. Nessuno conosce che fine abbiano fatto queste giovani e l’ipotesi dell’assassino seriale sembra essere quella a cui gli investigatori credono meno, considerato che non ci sono casi aperti su donne scomparse. Potrebbe però essere che l’uomo sia un frequentatore attivo di siti dove vengono postati video di sesso estremo. Al riguardo, si attenderanno le risposte che daranno i suoi computer. Le ragazze riprese potrebbero offrire più informazioni, una volta identificate. Per quel che riguarda i vicini di Pizzocolo hanno solo riferito che, quando era solo in casa, l’uomo riceveva molte ragazze, spesso straniere, anche giovani.  E hanno aggiunto che le tapparelle erano sempre abbassate e di notte si sentiva sempre, solo il rumore continuo della doccia aperta.

Lavinia, uccisa per un gioco erotico, ripresa mentre moriva

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Shock in procura per alcuni video trovati sull’automobile di Andrea Pizzocolo, il 41 enne di Arese accusato di aver ucciso la 18enne Lavinia Simona Ailoaiei. La morte della ragazza potrebbe quindi non essere stato un incidente come ipotizzato in un primo tempo ma un omicidio volontario. Il quadro quindi che starebbe prendendo forma sarebbe un quadro più complesso con le accuse di vilipendio di cadavere e le aggravanti della premeditazione, le sevizie e i motivi abietti e futili. In quella stanza del Motel Moon di Busto Arsizio e del Motel Link di San Martino in Strada si sarebbero consumati atti di una violenza che la stessa procura, vedendo i video, avrebbe definito «raccapricciante». I dettagli sui contenuti naturalmente non sono stati diffusi ma sembrerebbe svanire l’ipotesi di un tragico incidente. Arese al momento si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

Giallo a Torino, trovato un cadavere vicino a Regina Margherita. Omicidio?

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Riverso in posizione supina, in mezzo a una pozza di sangue, nei prati di Corso Regina Margherita a Torino, è stato rinvenuto il cadavere di un 40enne. A vedere il corpo è stato un ragazzo che ha immediatamente allertato le forze dell’ordine e in poco tempo la zona è stata isolata. Vicino al corpo sarebbe stata rinvenuta anche una bicicletta.  Il luogo del ritrovamento si raggiunge attraverso un sentiero in mezzo a una boscaglia piuttosto fitta. Diverse le ipotesi, ma si sta consolidando quella dell’omicidio. Il medico legale ha accertato che l’uomo è stato colpito da una coltellata sotto il ginocchio che però potrebbe non essere stata fatale. L’uomo sarebbe morto tra le 18 e le 24 ore prima.

Svolta nel caso della donna trovata morta nelle campagne del Lodigiano

donna-uccisa-lodi-tuttacronacaLa pozia ha fermato il presunto killer della donna, una romena di 18 anni che è stata trovata morta nelle campagne di San Martino in Strada ieri. Si tratterebbe di un italiano di 41 anni che avrebbe ucciso per strangolamento. La giovane, che s’ipotizza sia stata uccisa in un altro luogo, è stata rinvenuta con due fascette autobloccanti da elettricista strette attorno al collo. Il suo cadavere è stato rinvenuto grazie a un agricoltore. Il Procuratore capo della Repubblica di Lodi, Vincenzo Russo, ha spiegato che le indagini cercheranno di verificare se “la poveretta sia stata violentata prima di venire uccisa. La dinamica è abbastanza chiara: qualcuno l’ha ammazzata e successivamente l’ha scaricata già nuda sul posto per poi fuggire via”. Il tratto di campagna in cui è stato rinvenuto il corpo, che al momento del ritrovamento era nudo, non è lontano dalla statale via Emilia che conduce da Lodi a Codogno e quella stradina di campagna, soprattutto la sera, è parecchio frequentata da giovani che raggiungono il centro ricreativo dalla zona del Piacentino. Si indaga anche nel mondo della prostituzione. Questo fa pensare che ci potrebbero essere dei testimoni.

Aggiornamento ore 12:47

Vicenzo Russo, procuratore della Repubblica, ha spiegato che il 41enne fermato ha confessato di aver conosciuto la giovane via Internet e e di averla uccisa strangolandola durante un gioco erotico. L’uomo ha confessato anche di aver avuto un rapporto sessuale con la vittima quando era già morta. Gli sono stati contestati l’omicidio volontario e atti osceni su cadavere.

Mistero sul cadavere di Lodi: ritrovato il corpo di una donna nuda

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E’ stato ritrovato nelle campagne del lodigiano, nei pressi di San Martino in Strada, il cadavere di una donna senza vestiti addosso dell’apparente età di 20 -30 anni. La donna, di carnagione bianca e con i capelli castano chiaro, secondo una prima analisi,  sarebbe morta per uno strangolamento, in un luogo diverso dal quale è stata poi ritrovata.  Due fascette autobloccanti da elettricista le sono state strette al collo. A dare l’allarme è stato un agricoltore che stava lavorando nei campi presso il centro ricreativo La Pergola.

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E’ giallo sulla donna assassinata al Prenestino, indagini in corso

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Il cadavere di una donna è stato rinvenuto presso la propria abitazione sita in via Prenestina a Roma. Si tratterrebbe di omicidio, sul corpo sono state infatti riscontrate numerose ferite. I carabinieri stanno interrogando al momento una persona, secondo le prime indiscrezioni si tratterebbe di un disabile che viveva con la vittima.

 

Ritrovamento macabro nel casertano: donna con il cranio sfondato

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Nei pressi della stazione ferroviaria di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) è stato rinvenuto il cadavere – in avanzato stato di decomposizione – di una donna con la parte superiore del cranio parzialmente sfondata. Il medico legale, da un primo esame ha constatato che la  lesione potrebbe essere compatibile con una ferita da corpo contundente. Sul posto gli agenti della polizia ferroviaria di Caserta e del Commissariato di Santa Maria Capua Vetere.

Aggiornamento 4 settembre, ore 10.09

Secondo le indagini della Polizia, il cadavere, rinvenuto in una zona che si trova a circa venti metri dai binari della stazione e che viene utilizzata come deposito dalle Ferrovie dello Stato, potrebbe essere quello della 50enne Antonietta Afieri, della cui sparizione si era occupata la trasmissione “Chi l’ha visto?”. Il corpo della donna era stato nascosto sotto alcune traversine di legno, mentre il viso era stato coperto da alcuni stracci.

Bimbo e padre scompaiono. Giallo nel Trasimeno

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Erano usciti per andare a vedere una mucca vicino casa e sono scomparsi nel nulla. Un padre e un figlio di due anni sono irreperibili da martedì alle 22. La moglie ne ha denunciato la scomparsa mercoledì e ha raccontato ai carabinieri che il padre, di origine tunisina, aveva ricevuto una telefonata dopo cena e stava scendendo le scale, quando il figlio lo ha raggiunto per andare a vedere la mucca vicino casa, da quel momento sarebbero spariti. La donna, di origine romena, preoccupata, avrebbe lanciato anche un appello su Facebook.  La persona con cui stava parlando al telefono ha detto di aver sentito un forte rumore e poi da quel momento il telefono si è spento. Il marito poi nei giorni precedenti la scomparsa era molto preoccupato per una sentenza definitiva in arrivo a novembre e che lo avrebbe potuto condurre in carcere.

Mistero sul cadavere di Ponte Milvio a Roma

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Il corpo di è stato rinvenuto sul sagrato  della chiesa di ponte Milvio a Roma intorno alle 7.30 di questa mattina. Si tratterebbe di un 40enne nordafricano senza documenti,  probabilmente un senzatetto, che è caduto nella notte come evidenziato da grande ematoma sulla fronte. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

 

Giallo e mistero nella villa di Olivia Newton-John. Uomo morto!

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È mistero in Florida. Un uomo è stato trovato morto nella villa dell’attrice Olivia Newton-John. Al momento del ritrovamento l’attrice e il marito John Easterling non erano nella loro casa, una costruzione di 690 metri quadrati. La polizia è stata avvisata da una chiamata lunedì subito dopo mezzogiorno. Secondo i media locali si tratterebbe di suicidio, ma la polizia non ha voluto confermare l’ipotesi. L’uomo non abitava lì e non faceva parte della famiglia. Gli investigatori stanno cercando di capire come mai l’uomo si trovasse in quell’abitazione che fa parte di una proprietà di 14 ettari, costruita nel 1975, acquistata dall’attrice nel 2009 per 4,1 milioni dollari

Il mostro marino ritrovato in Spagna è ancora avvolto nel mistero

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Dalla foto sembrerebbe proprio un mostro marino quello che è stato rinvenuto giovedì presso la spiaggia Luis Siret, a Cuevas de Almanzora (Almería) in Spagna. Non si sa ancora di che specie si tratti, anche se l’ Associazione spagnola per la Difesa della Fauna Marina (Promar), che studia le sue fotografie, ritiene che sia un tipo di pesce. Secondo il quotidiano Almeria Ideal , il “corpo estraneo” di oltre quattro metri di lunghezza è stato trovato dopo che la testa era stata rinvenuta da una donna che era nella zona e che ha allertato la Protezione Civile. Il mistero comunque s’infittisce e si spera nelle prossime ore di conoscere a che specie appartenga o se l’animale appartiene a una specie sconosciuta. 

Cadavere nel Savonese, omicidio o suicidio? E’ ancora mistero

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Un mistero che forse si svelerà nelle prossime ore quello di un cadavere di un uomo di circa 30 o 40 anni rinvenuto nudo a Balestrino, un borgo antico del Savonese. A fare la scoperta sono stati due ragazzi del luogo che hanno poi allertato la polizia. L’identità della vittima non è stata accertata perché sul luogo del ritrovamento non vi erano documenti. I carabinieri al momento non escludono nessuna ipotesi né quella di un omicidio né quella di un suicidio. Il corpo era in strada in uno dei vicoli della parte abbandonata del paese, un’area che per il rischio di frane è disabitata da tempo.  I carabinieri della Compagnia di Albenga hanno ricostruito gli ultimi istanti di vita della persona deceduta: l’uomo è precipitato da una finestra al terzo piano di una casa abbandonata, ormai un rudere, dove c’è una stanza in cui sono stati trovati un paio di pantaloni e una maglietta che sarebbero quasi sicuramente suoi. Nella stanza c’era anche un grosso coltello da cucina compatibile con le ferite trovate sul cadavere: un profondo taglio all’addome, che dovrebbe avere provocato la morte, e alcuni tagli più lievi al collo. Non ci sono tracce di giacigli o fuochi nella stanza da fare pensare che l’uomo vivesse lì, né tracce di presenze di altre persone.

 

Il mistero del pentacolo in Kazakistan… Satanismo? Nucleare?

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Google Earth mostra una stella a cinque punte  in un campo di grano in Kazakistan e scoppia il caso in rete. Secondo il Daily News che riporta la notizia non ci sarebbero dubbi è simbolo satanico anche perchè gli utenti che hanno per primi segnalato la foto si chiamano Adamo e Lucifero… Ma c’è anche chi invece  quella stella che ha un diametro di circa 366 metri l’associa a un messaggio in codice… in quella zona tempo fa c’era un base militare sovietica e forse può indicare un luogo nucleare visto che si trattava si una base missilistica.

Girando in internet non è difficile scoprire i significati deI pentacolo, cioè una stella a cinque punte che di solito viene iscritta in un cerchio, ma può anche non esserlo. Simbolo da molti ritenuto magico che poi con l’avvento del cristianesimo venne  trasformato in simbolo demoniaco e legato alle forze oscure.

E’ possibile informarsi, girando in rete, e scoprire che molte basi missilistiche nel mondo adottano questa particolare forma, non è quindi un simbolo segreto, ma una forma dettata dall’utilizzo del sito.

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La Baronessa Rothschild uccisa per un segreto che riguardava la Orlandi?

rothschild-orlandi-tuttacronacaPotrebbe esserci una svolta, dopo 33 anni dalla morte, sul caso di Gabriella Guerin, la donna di Ronchis, in provincia di Udine, governante della baronessa Rothschild, uccisa in circostanze misteriose nel novembre del 1980 sui monti Sibillini, nelle Marche, in provincia di Macerata. Un’ipotetica riapertura dell’inchiesta ruoterebbe attorno a due casi: quello di Emanuela Orlandi e quello della nobildonna inglese Ellen Dorothy Jeannette Bishop, meglio nota come baronessa Rothschild. La Guerin lavorò proprio per la nobildonna inglese, prima come cuoca e poi come governante e segretaria fino a quel novembre dell’80 quando entrambe scomparvero e vennero ritrovate, cadaveri, nel gennaio 1982. La prima ipotesi fu quella di morte per assideramento e solo nel 1989 fu associata a un duplice omicidio premeditato. Il killer è rimasto ignoto ma sembra abbia ucciso le sue vittime per strangolamento.  Quello che resta ignoto è il movente. Le indagini, incentrate negli ultimi anni sul legame tra la Banda della Magliana, “Renatino” De Pedis, i cardinali Marcinkus e Poletti, i rapimenti della Orlandi e della giovane romana Mirella Gregori, potrebbero estendersi, grazie alle dichiarazioni di un “supertestimone”, anche al giallo insoluto dell’assassinio della baronessa. E con lei anche a quello della friulana Guerin. S’ipotizza infatti che la Rothschild, amica del cardinale Marcinkus, potente esponente della banca vaticana dello Ior, possa essere venuta a conoscenza di qualche segreto, fatto che avrebbe reso necessaria la morte sua e della governante, che nel tempo era divenuta anche amica e confidente. Un segreto che forse potrebbe avere a che fare proprio con il rapimento della Orlandi.

Ustica… il Mig23 libico cadde la notte della strage

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Il maresciallo Giulio Linguanti ha 76 anni e nel 1980 era forza al reparto del Sios Aeronautica nell’aeroporto di Bari. La sua memoria è limpida così come è logico il suo pensiero:

“Quando sarà, io me ne voglio andare con la coscienza a posto. Perché se lassù incontrerò anche uno solo di quegli ottantuno poveretti che stavano sull’aereo, non voglio che mi sputi in faccia”.

Nel 1982 Giovanni Spadolini parlò su Ustica:

“Risolvete il giallo del Mig23 e avrete trovato la chiave per scoprire la verità su Ustica”

E quella verità forse potrebbe conoscerla proprio Linguanti che per un mese, per ben due volte, organizzò sulle montagne della Sila il recupero del Mig23 libico. Lì i vermi lunghi cinque centimetri avevano fatto il nido nel cadavere già putrefatto del pilota, non precipitò il giorno del suo ritrovamento ufficiale (18 luglio) ma almeno tre settimane prima. Probabilmente il 27 giugno, la stessa sera dell’abbattimento del DC9 Itavia.

 Nell’intervista rilasciata dal maresciallo all’Huffington Post ripercorre quella ricognizione sulla Sila:

“Arrivai sulla Sila la notte del 18 luglio, insieme a un altro sottufficiale di Bari. È caduto un aereo libico e a Roma vogliono sapere, ci dissero. Era tardi, andammo a dormire in una caserma dei carabinieri. La mattina dopo, mentre preparavo la macchina per raggiungere Castelsilano, arrivò un appuntato che aveva appena partecipato alla sepoltura del pilota del Mig23. Era stravolto, ci mancava poco che vomitasse. Puzza che non ci si può stare vicino, diceva. Strano, pensai. Io ne ho visti di morti. E anche se fa caldo, dopo appena un giorno nessun cadavere è ridotto a quel modo”.

Si schiantò su un costone di roccia a strapiombo, l’aereo militare libico e per raggiungerlo il Linguanti camminò per   chilometri in mezzo a un bosco.

“Da lontano pareva un camion ribaltato, con le ruote in aria. Era grosso e praticamente intatto. Tanto che quando dopo un mese lo portarono via, dovettero spezzare le ali. Altra cosa strana, perché un caccia che va dritto per dritto contro un muro di roccia normalmente finisce in pezzi. Poi vidi dei buchi sulla coda, fori di cannoncino. Tornando in macchina verso il paese, lo dissi al colonnello Somaini. Li ha visti anche lei? Lui girò la testa vago, guardò il cielo e fece: mah, chissà da che parte è arrivato ‘st’aereo… E capii subito che di quella faccenda dei fori era meglio non parlare”.

Prima di quell’estate, i libici Linguanti li aveva già visti volare e pure atterrare in tranquillità sul territorio italiano.

“Una volta ci ritrovammo una intera squadriglia di elicotteri di Gheddafi sull’aeroporto di Bari. Mandammo gli equipaggi in mensa e scattammo più foto che potevamo”.

Non fu un episodio isolato.

Secondo il maresciallo i piloti di Gheddafi si addestravano a Galatina alla scuola di volo dell’Aeronautica. I mig atterravano spesso, ma c’era il divieto di diffondere questa notizia, perché al tempo Gheddafi era un nemico italiano, ma soprattutto il numero uno dei nemici sia per francesi che per americani. L’Italia che ufficialmente era distante dalla Libia in realtà aveva molti interessi economici e più di una volta salvò la vita al comandante libico, forse anche la notte della strage di Ustica.

Il Linguanti ricorda ancora:

“C’erano rottami sparsi ovunque. Anche se appena arrivammo la cloche era già sparita, e chissà chi e quando se l’era portata via”.

Chi la portò via? Non era facile scendere da quel punto tanto che il Genio fece uno sterrato per facilitare poi le operazioni.

Ma gli americani che ruolo ebbero? Racconta ancora l’Huff:

Altra storia quella dell’Americano spedito di corsa a ispezionare il relitto, che alcuni ritengono fosse il responsabile di una squadriglia di Mig “donati” da Sadat agli Stati Uniti dopo l’abbandono del padrinato sovietico. E altri pensano fosse il capostazione della Cia a Roma: Duane “Dewey” Clarridge, l’uomo che durante lo scandalo Iran-Contras (armi a Teheran in cambio di denaro per i controrivoluzionari in Nicaragua) stava per mandare a casa Reagan con un impeachment e fu graziato da George Bush senior il giorno prima di lasciare la Casa Bianca, l’uomo che secondo il Washington Post non lavorava per gli interessi degli Stati Uniti ma “solo per quelli della Cia”. In una intervista che gli avevo fatto a bruciapelo, Clarridge aveva messo in crisi la versione del governo italiano sulla caduta del Mig23 sostenendo di aver mandato i suoi uomini sulla Sila il 14 luglio, quattro giorni prima del ritrovamento ufficiale. Lo confermò anche a Priore, durante una rogatoria a Washington, ma ritrattò tutto nel processo contro i generali dell’Aeronautica accusati per depistaggio e poi assolti. Mostro a Linguanti la foto di Clarridge sull’Iphone. “È lui. L’ho portato io a vedere l’aereo. È rimasto un paio d’ore. Gli avevo organizzato anche un panino e una bottiglia d’acqua. Ha solo bevuto, il panino me lo sono mangiato io alla sua salute”.

Altri dettagli agghiaccianti riguardano il giorno dell’autopsia del cadavere del pilota. Fu dato ordine al maresciallo di fare una consegna “speciale” a un colonnello che veniva da roma a bordo di un elicottero proprio per prendere in consegna alcuni resti di quel cadavere.

“Mi diedero un barattolo pieno di formalina con dentro un dito e il pene di quel poveretto e un fumogeno per segnalare all’elicottero dove sarebbe dovuto atterrare. Mi dissero che servivano per le impronte digitali e per accertare se fosse circonciso. La cosa mi faceva un po’ schifo, trovai un pezzo di carta geografica e la arrotolai intorno al barattolo, accesi il fumogeno e per poco non prendeva fuoco il campo. L’elicottero arrivò, io consegnai il barattolo e ripartirono subito”.

Di quei resti poi non si è saputo più nulla… inghiottiti dal segreto di stato.

“Dopo un mese passato in quel posto, mi fu chiaro che quell’aereo non era caduto il giorno in cui avevano detto di averlo ritrovato. Era caduto molto prima, la stessa sera della strage di Ustica, era stato colpito e tutto quello che vedevo davanti ai miei occhi era solo una messinscena. Io sono fiero di avere servito l’Aeronautica, ma mi vergogno delle bugie che sono state dette da alcuni miei superiori. Ho una coscienza e me la devo tenere pulita fino alla fine. Per me e per i miei figli. Costi quel che costi”, così afferma Giulio Linguante.

Nel processo il maresciallo fu delegittimato in ogni modo, fu fatto a pezzi dagli avvocati della difesa, ma di su di lui il giudice istruttore Priore scrisse:

“Questo teste appare uno dei rarissimi che riferiscono fatti e notizie, mostrando ottima memoria e completo distacco all’Arma di appartenenza. Delle sue dichiarazioni dovrà tenersi conto in più occasioni, dalle considerazioni sullo stato del cadavere a quelle sul relitto”.  

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Sulla strage di Ustica qualcuno mente, ma chi? C’era una portaerei!

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27 giugno 1980. Attorno alle 20.50 Domenico Gatti, comandante dell’aereo Dc9 I-Tigi decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a Punta Raisi, saluta, per quella che sarà l’ultima volta, i 77 passeggeri del volo e i suoi 3 colleghi. Alla vigilia del 33° anniversario della strage di Ustica, Stragi80.it, l’archivio storico-giornalistico creato dai giornalisti Daniele Biacchessi e Fabrizio Colarieti, ne ha pubblicato l’audio:

“Signore e signori, buonasera”, dice Gatti, “brevi informazioni sul volo dalla cabina di pilotaggio. Stiamo procedendo a una quota di 7500 metri e circa due minuti fa abbiamo lasciato l’isola di Ponza per volare in linea retta su Palermo, dove stimiamo di atterrare tra circa mezz’ora. Il tempo, procedendo verso sud, è in miglioramento. Per cui a Palermo è previsto tempo buono e visibilità ottima, temperatura di 22 gradi e leggero vento”.

Nessun problema quindi, dopo il ritardo di un paio d’ore con cui quel volo è iniziato poco prima. La conferma arriva anche durante la comunicazione al centro di controllo di Ciampino: “Abbiamo lasciato Ponza”, annuncia chi sta portando quell’aereo a Palermo. “Molto gentile, grazie”, gli risponde l’operatore all’altro capo della comunicazione. E Gatti aggiunge: “È assolutamente a posto”. Risponde a un addetto alla manutenzione dell’Itavia che lo contatta via charlie, la frequenza dedicata agli equipaggi, per chiedergli conto delle condizioni dell’aereo. Alle 20.58. il Dc9 entra nel punto Condor, nel tratto sopra il mare tra l’isola di Ponza e quella di Ustica. Un minuto dopo, l’aereo scompare dai radar. Nell’agosto 1999 il giudice istruttore romano Rosario Priore ha presentato il risultato della sua inchiesta: quell’aereo fu abbattuto, ha stabilito la Corte di Cassazione nel gennaio 2013, da un’azione di guerra. Ma manca ancora un tassello: la nazionalità dell’aereo militare da cui partì il missile che provocò la morte di 81 persone.

I magistrati sono certi al “mille per cento” che ci fosse una portaerei nel triangolo di mare tra Napoli, la Sardegna e Palermo, quella notte, e che sicuramente ha “visto”, tramite radar, e probabilmente era coinvolta nello scenario di guerra nel quale il DC9 Itavia fu abbattuto per errore. Poi si è allontanata, dopo l’esplosione, insieme al convoglio di navi d’appoggio da cui era circondata. Questo risulta dalle carte che la Nato ha inviato alle autorità, dai grafici radar che mostrano le tracce di velivoli ed elicotteri militari che originano dal mare e in mare spariscono prima, durante e dopo la strage, dalle rilevazioni dei controllori di Roma-Ciampino che quella notte videro un traffico intenso di caccia nel Basso Tirreno tra Ustica e Ponza e dalle ultime testimonianze dirette di piloti e assistenti di volo che viaggiavano sulla stessa rotta del DC9 prima dell’esplosione e interrogati negli ultimi mesi. Ma Maria Monteleone e Arminio Amelio, i magistrati della Procura di Roma che indagano sulla strage, hanno qualcosa di più concreto, coperto dal riserbo, per affermare che in quello scenario di guerra si trovasse anche una portaerei. Ora è necessario scartabellare gli archivi della Marina militare, in cerca di annotazioni o occultamenti sui movimenti, che dovevano essere registrati e capire chi mente: Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna continuano a ripetere, infatti, che nessuna delle loro navi si trovava nella zona in cui avvenne la strage. Erano gli anni in cui una forte tensione gravava sul Mediterraneo, gli stessi delle minacce di Gheddafi, all’epoca acerrimo nemico degli USA, ma il Pentagono ha sempre dichiarato che il 27 giugno 1980 la portaerei USS Saratoga (CV-60), comandata dall’ammiraglio James H. Flatley III, rimase in rada a Napoli con i radar praticamente spenti per non disturbare le frequenze televisive. In tutto questo il Deck Log, il libro mastro sull’attività di bordo della Saratoga, presentava delle anomalie sospette proprio nel giorno della strage: è stato compilato da uno stesso ufficiale per cinque turni consecutivi di quattro ore (dalle otto di mattina in poi). L’ammiraglio si giustificò spiegando che si trattava di una “bella copia” redatta a posteriori, atteggiamento non in linea con i severi regolamenti della US Navy. Sul fronte francese, le autorità affermano che sia la porte-avions Clemenceau (R 98), al comando dell’ammiraglio Jean de Laforcade, che la sua gemella Foch (R 99), comandata dall’ammiraglio Alain Coatanea, la notte del 27 giugno 1980 erano in porto o al largo della base di Tolone: molto lontane dal mare di Ustica quindi. Le affermazioni non sono facili da verificare, quello che è certo è che la Foch si trovasse a Palermo alla fine di maggio e la Clemenceau in porto a Propriano (Corsica) il 7 e 8 giugno. In compenso, l’operativo della fregata lanciamissili Duquesne, quasi sempre al seguito delle due imbarcazioni, fornisce dettagli molto interessanti: a giugno la partecipazione a una missione di squadra Rialto, seguita da un’esercitazione Dasix con i caccia de Armée de l’Air e con la Saratoga. I magistrati italiani sono riusciti comunque ad ottenere di interrogare 14 militari che la notte del 27 giugno 1980 erano in servizio nella base di Solenzara in Corsica da dove, nonostante le smentite di Parigi, alcuni caccia individuati anche dalla Nato decollarono diretti verso il Basso Tirreno. Nel 2007, fu Francesco Cossiga a fare delle rivelazioni poi messe a verbale: secondo l’ex presidente ad abbattere il DC9 con un missile aria-aria “a risonanza e non a impatto” fu un caccia decollato proprio da una portaerei dell’Armèe de mer, mentre tentava di intercettare e colpire un aereo libico con a bordo il colonnello Gheddafi. “Credo però che non si saprà mai nulla di più. La Francia sa mantenere un segreto e si è sempre rifiutata di rispondere alle nostre domande. L’altro Stato coinvolto è l’ex Unione Sovietica”, dichiarò Cossiga.

Ma molte sono ancora le zone d’ombra: alcuni caccia di nazionalità belga si trovavano sulla base di Solenzara, ma il Belgio ha opposto un rifiuto alle domande dei magistrati per “motivi di sicurezza nazionale”. Mentre la Libia, nel caos dopo la fine del regime di Gheddafi, non ha mai ufficialmente risposto alle richieste delle nostre autorità. Silenzio anche da parte del maggiore Abdel Salam Jalloud, per 24 anni braccio destro del colonnello e poi passato all’opposizione a pochi giorni dalla sua esecuzione. Il maggiore ora vive nel nostro Paese, protetto dai nostri servizi segreti, ma non ha risposto alle domande poste dai magistrati. Anzi, al termine dell’incontro si sarebbe persino rifiutato di firmare il verbale.

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Michael Douglas, il cancro e il sesso orale: è giallo!

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E’ stato colpito tre anni fa da un cancro alla gola l’attore Michael Douglas che, in un’intervista a The Guardian, lo ha dichiarato causato non tanto dagli abusi di alcool e fumo, quanto da una malattia sessualmente trasmissibile: “Senza voler entrare troppo nei dettagli, questo tipo di cancro è causato dall’Hpv (papilloma virus umano), che di fatto è causato dal cunnilingus”. E mentre il giornalista rimaneva interdetto ha specificato: “Sì, è una malattia sessualmente trasmissibile a causare il cancro e se ce l’hai, il cunnilinguo è anche la cura migliore”. Dopo cicli di chiemioterapia e radioterapia, ora la malattia sembra essere stata debellata: “Devo sottopormi a regolari controlli, ora ogni sei mesi – ha precisato – ma da oltre due anni è tutto normale. E questo tipo di cancro, nel 95% dei casi non ritorna”. Douglas quindi ora sta meglio, tanto da esser intervenuto a Cannes per presentare l’ultimo film che ha interpretato, Behind the Candelabra, diretto da Steven Soderbergh, che racconta la tormentata relazione tra Liberace (Douglas), cantante e pianista americano di successo scomparso nel 1987, e il suo giovane tuttofare Scott Thorson (Damon), che finirà col fare causa all’artista per 113 milioni di dollari.

Sembra che il mondo intero abbia drizzato le orecchie alla notiza della causa della malattia dell’attore, che sembrerebbe confermata da alcune ricerche condotte dalla Facoltà di Odontoiatria dell’Università di Malmö (Svezia) e altre pubblicate dal New England Journal of Medicine. I risultati ottenuti suggeriscono infatti una correlazione tra sesso orale e cancro alla gola. Ma oggi la vicenda si è arricchita di un ulteriore passaggio: il portavoce dell’attore ha smentito seccamente, spiegando che l’attore parlava della malattia in generale e non faceva riferimento al suo singolo caso. “Michael non ha detto che la causa del suo cancro era il cunnilingus”, ha precisato Allen Burry, “ha certamente parlato del sesso orale, e il sesso orale è una delle possibili cause di alcuni cancri orali, come i medici nell’articolo hanno evidenziato. Ma non ha affatto dichiarato che era la causa specifica del suo cancro”. Il quotidiano inglese, tuttavia, ha confermato la sua versione diffondendo anche online l’audio dell’intervista all’attore dove lo si può sentire affermare: “Senza andare troppo nello specifico, questo particolare cancro è causato dall’Hpv che deriva dal cunnilingus”. Burry sostiene che “l’attore non ha detto nel corso dell’intervista che quel particolare cancro era causato dal cunnilingus”, ha affermato un portavoce di Guardian News & Media. “Abbiamo postato l’audio e la trascrizione per dimostrare che, invece, l’ha detto”.

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