Meno compiti per le vacanze, più lettura. L’appello del ministro Carrozza

leggere-scuola-tuttacronacaL’appello arriva dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza che, durante una manifestazione a Pisa, ha invitato gli studenti  “a convincere gli insegnanti a non farsi dare troppi compitiper le vacanze estive per trovare il tempo di dedicarsi alla lettura”. Il ministro ha partecipato insiema a duemila studenti alla catena umana che ha composto la scritta “L’alcool non fa miracoli”. Per l’occasione, ha aggiunto: “Leggere un libro significa avere consapevolezza verso la cultura e che può essere un gesto d’evasione importante per la crescita degli individui senza ricorrere a scorciatoie come lo sballo per sentirsi più grandi o stare meglio insieme agli altri”. Il ministro si era già schierata contro l’eccessiva mola di compiti per le vacanze che piomba addosso agli studenti. La scorsa estate aveva affermato al Messaggero: “Non serve a niente imporre tonnellate di versioni di latino o decine di problemi da risolvere. Vengono smaltiti meccanicamente, senza concentrazione. Meglio vacanze più brevi, ma vere vacanze. Con il piacere di leggere, questo sì. Un bravo insegnante è quello che stimola la curiosità e incoraggia la scelta. Sarebbe bello che ad ogni ragazzo fosse fornita una lista di libri perché selezioni le sue letture delle vacanze. Dobbiamo insegnare il valore della scelta”.

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A 70 anni se non si va in pensione si offende l’università: ministro vs prof

università-carrozza-tuttacronacaIl ministro all’Istruzione Maria Chiara Carrozza è stata intervistata da Sergio Nava durante la trasmissione Giovani Talenti, su Radio 24. Ai microfoni il ministro ha puntato il dito contro i docenti che, passati i settant’anni, rimangono in ruolo, offendendo tanto i giovani che la stessa università. “A 70 anni i professori universitari, se fossero generosi e onesti, dovrebbero andare in pensione e offrirsi di fare gratuitamente seminari, seguire laureandi od offrire le proprie biblioteche all’università.” E ancora: “Sono sempre stata per un pensionamento rapido, magari non uguale per tutti, non si può tenere il posto e pretendere di rimanere, solo perchè è un diritto. Prima di tutto bisogna pensare ai propri doveri. In un momento di sacrifici per tutti, a maggior ragione li devono fare le persone che hanno settant’anni e che hanno avuto tanto in questo mondo.” Il ministro ha inoltre criticato il blocco del turnover negli atenei: “Abbiamo pensato di risparmiare bloccando il turnover anni, il che significa la morte nell’università e nella ricerca. Risparmiare sul turnover significa chiudere le porte a ciò che è fondamentale per l’università: il ricambio generazionale.” La Carrozza ha anche sottolineato tre punti d’azione per contrastare la fuga dei cervelli, tra quelli avviati nei primi mesi di governo. Il primo è l’aver portato il turnover al 50% nel 2014, il secondo l’aver reperito dei fondi da mettere su un programma per giovani ricercatori e terzo c’è la volontà di premiare gli atenei dove siano giovani ricercatori ad esssere i responsabili dei progetti di ricerca.”

Il ministro Carrozza dà l’ok al liceo di 4 anni: la scuola insorge

scuola-4anni-tuttacronacaIl ministro dell’Istruzione ha dato l’ok al liceo internazionale per l’Impresa, Guido Carli, di Brescia, “sponsorizzato” dall’associazione industriale della città lombarda, per la sperimentazione della riduzione del percorso scolastico da 5 a 4. L’autorizzazione, però, ha messo sull’attenti l’Anief, che teme nuovi tagli al personale della scuola per fare cassa. Era marzo quando Profumo, predecessore della Carrozza, annunciava ai sindacati l’intenzione di avviare una sperimentazione per accorciare il curriculum scolastico, da 13 a 12 anni, che porta al diploma. L’idea era stata accolta tra mille polemiche dai rappresentati dei lavoratori e quindi riposta. Salvo tornare in auge ora. Parlando con gli studenti dell’istituto, infatti, il ministro Carrozza ha detto: “Se ci fosse stata quando ero studentessa anch’io mi sarei iscritta a una scuola come la vostra”. E ha poi aggiunto: “Si tratta di un’esperienza che dovrebbe diventare un modello da replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica”. Il pensiero fa tremare i sindacati: il taglio porterebbe a una perdita netta di quasi 40mila cattedre con un risparmio per le casse del ministero di oltre un miliardo e 300 milioni di euro all’anno. Senza contare che stroncherebbe le speranze dei precari di avere una cattedra fissa. Per Marcello Pacifico questa “sperimentazione non riguarda una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma anche l’avvio di una metodologia che punti ad una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno”. Secondo il rappresentante dei lavoratori, “l’obiettivo cui punta il ministero è quindi più che evidente: creare un precedente, per il quale nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi, per puntare dritto alla soppressione di 40mila cattedre. Già il Governo Monti aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di altrettanti docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d’Italia, pari a 1.380 milioni di euro”. Un tentativo che “fu fatto proprio da quel governo, prima tentando un improbabile sondaggio sulla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore e successivamente provando a portare a 24 ore l’orario di insegnamento settimanale di tutti i docenti”.

Cosenza contro la Carrozza, contestazioni al ministro dell’istruzione

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Momenti di tensione all’Università della Calabria durante la visita nell’ateneo del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. Alcuni studenti hanno lanciato pietre e uova contro l’auto del Ministro ed altre vetture del corteo. Chiesta anche, con urla e slogan, la liberazione dei giovani arrestati a Roma sabato scorso.

La protesta dei precari della scuola: c’è anche chi resta in mutande

precari-scuola-protesta-mutande-tuttacronacaIl Ministero dell’Istruzione “disattende le promesse” e i precari della scuola tornano a manifestare. Ma non è solo questo il motivo. Le diverse centinaia di docenti abilitati la scorsa estate attraverso i “Tirocini Formativi Attivi” che oggi si sono riuniti a Roma hanno manifestato anche contro lo sbarramento alla stabilizzazione lavorativa deciso dall’amministrazione statale. A darne notizia l’Anief, associazione nata per iniziativa di insegnanti e ricercatori per difendere i diritti del personale docente, e Ata, precario e di ruolo, che sostiene la protesta.  I docenti chiedono che sia dato un maggiore peso specifico al titolo conseguito. Questo sia ai fini delle supplenze che per avviare i presupposti per la loro progressiva assunzione a titolo definitivo. Nata per tutelare i diritti dei precari della scuola, l’Anief  ritiene che sia ingiusto negare a più di 20 mila nuovi docenti l’immediata spendibilità lavorativa del titolo conseguito. Nel pomeriggio, come riporta il Messaggero,  il sindacato presenterà in audizione ai componenti della Commissione Cultura della Camera una serie di emendamenti al Decreto 104/13, già approvato lo scorso 9 settembre dal Consiglio dei Ministri. Tra le modifiche figura anche una revisione degli articoli che riguardano le graduatorie a esaurimento: in particolare, l’Anief chiederà formalmente alla Commissione di unificare la quarta fascia delle graduatorie dei precari con la terza fascia. Con il conseguente inserimento dei docenti inseriti nelle graduatorie di merito, dei docenti iscritti ai corsi di Scienze della Formazione a partire dall’anno scolastico 2008-2009, con riserva se non ancora laureati e dei docenti abilitati con il Tfa ordinario. Ma non solo, l’Anief chiederà anche alla Commissione di cancellare l’invarianza finanziaria da disporre con un nuovo contratto che bloccherà la ricostruzione di carriera ai 26.264 docenti di materie curricolari, ai 13.400 Ata e ai 26.684 docenti di sostegno che verranno assunti nei prossimi tre anni su posti vacanti in organico di diritto.

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Ripartono le scuole anche in Emilia: ancora molti alunni nei container

scuolacontainer-emilia-tuttacronacaRiaprono le scuole e si torna tra i banchi. Ma forse parlare di “aule” per i 12mila studenti della aree dell’Emilia colpite dal sisma sedici mesi fa non è il termine più adatto. Molti sono infatti gli studenti che dovranno seguire le lezioni nei container. Si parla di circa un terzo dei ragazzi. Rispetto una nno fa lo scenario è migliorato e molte scuole, una volta terminate le operazioni di messa in sicurezza, hanno potuto tornare ad accogliere i propri iscritti. La situazione più critica nella provincia di Modena mentre va meglio nel Ferrarese, dove i moduli provvisori, che si trovano concentrati in due frazioni di Cento,  sono poco più di un centinaio. I sindacati si sono rivolti al Ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, per segnalare la mancanza di risorse e insegnanti.

Ministro Carrozza: “15mila docenti a settembre”

carrozza-università-tuttacronacaCorrado Zunino, durante il videoforum di Repubblica Tv, ha intervistato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, che ha parlato anche del concorsone per gli insegnanti:  “Verrano tutti assorbiti i vincitori ?  Mi auguro di si. Le selezioni sono in corso, alcuni più avanti. Ci sono stati problemi perché i compensi per chi è in commissione sono molto bassi, nonostante avessimo chiesto di assorbirli”. Per quel che riguarda il numero dei nuovi docenti alla partenza del prossimo anno scolastico. “Non appena sarà possibile immetteremo 15mila dipendenti -, 50% dalle graduatorie, 50% dal concorso”. Ma la previsione iniziale era di 28mila: “Anche se il concorso ha validità 3 anni – precisa il ministro – e potranno essere assunti successivamente”. La diminuzione è causa della riforma Fornero: in molti, nonostante abbiano raggiunto l’età pensionabile, non possono infatti lasciare: “Abbiamo presentato una proposta di legge a riguardo con la collega Ghizzoni, stiamo cercando le coperture per sanare il problema. Molte persone classe 52′ sono costrette a rimanere in servizio al di là della loro volontà”.  Altre risposte che il ministro intende cercare, inoltre, è per il destino dei corsi Tfa: hanno costi elevati ma il futuro di chi li ha frequentati resta incerto. Riguardo i test d’ingresso alle facoltà, ha spiegato il ministro: “Alcuni servono per l’autovalutazione, come quelli per ingegneria che sono molto importanti per verificare se si sarà in grado di affrontare quel percorso”. Discorso diverso per quelli a numero chiuso. “Non tutti si possono aprire. E’ il caso di quello di Medicina, perché rientra in una logica Paese di possibile immissione alla professione, e di equilibri da salvaguardare”. Carrozza non è poi preoccupato dal turismo scolastico di chi sceglie di provare i test all’estero per avere più possibilità d’ingresso. “Se le scuole rumene di medicina sapranno attrarre i nostri studenti non vedo problemi. Non bisogna bloccare le persone, ma aiutare i nostri studenti nella preparazione”. Riguardo ai fuoricorso il ministro spiega: “Sono contraria a barriere e sanzioni. Vedo l’università efficiente quella che riesce a massimizzare le risorse e a far laureare lo studente in tempo. I fuoricorso sono un male soprattutto per se stessi e per le proprie famiglie”. Anche agli studenti però è richiesto un cambio di mentalità. “Non si può arrivare a 25 anni senza aver lavorato neanche un giorno. Tutti devono aver fatto stage ed avere esperienze di tirocini”. Il ministro ha approfittato dell’incontro per spiegare anche che si continua a lavorare sulle “Misure per l’edilizia e la sicurezza scolastica” e si cercano anche nuovi fondi. Ma ancora ci sono nodi non risolti. Come i precari, “un organico di fatto che dovrebbe essere messo in condizione di entrare stabilmente”. Anche le univertità lamentano situazioni di sofferenza: “Faremo una riunione con gli atenei in difficoltà. Ma non sono per intenti sanzionatori. Per quanto riguarda le università telematiche eviterei slogan e valutazioni ex ante, per questo ho deciso di istituire una comissione indipendente”. Tra le cose da fare anche una riforma del concorso per l’ingresso nelle scuole di specializzazione dell’area medica. “Vogliamo spezzare l’attuale atteggiamento clientelare, già dal 2014 se possibile”.

Il ministro dell’Istruzione: o s’investe nella scuola pubblica o me ne vado

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Il premier Letta, intervenuto qualche settimana fa a Che tempo che fa, aveva assicurato che in caso di tagli a istruzione, cultura e ricerca si sarebbe dimesso. Poi sono arrivati i tagli all’editoria. Ora lo stesso ultimatum arriva da Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione: “O ci sono margini per un reinvestimento nella scuola pubblica oppure devo smettere di fare il ministro dell’Istruzione”. L’investimento, infatti, “è necessario per il futuro del Paese, non ci sono altre strade disponibili”.Riguardo l’ipotesi di togliere i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie, parla di “disastro”: “Le scuole paritarie coprono una parte degli studenti italiani e offrono un servizio pubblico. Se togliessimo questi soldi metteremmo in grave difficoltà queste scuole e molti bambini non avrebbero accesso alla scuola. Sarebbe un disastro, tra l’altro i 500 milioni circa di finanziamento alle scuole paritarie sono una parte dei 40 miliardi di spesa per la scuola pubblica. Sono una piccola parte, che però copre laddove il sistema delle scuole statali non riesce ad arrivare. Soprattutto sulla scuola dell’infanzia sulla quale siamo deboli e sulla quale dovremmo tornare ad investire”. Al riguardo, si parla del referendum di Bologna, e il ministro afferma: “Sto dalla parte dello Stato, dei bambini e del servizio pubblico. Il dibattito è ampio e credo che i promotori del referendum avessero un obiettivo più a lungo termine, anche in relazione al fatto che la scuola pubblica è stata tagliata troppo. Il dibattito mette l’attenzione sulla scuola e quindi a me piace che se ne parli. Magari poi dobbiamo anche pensare a chi deve riuscire a coprire il servizio”. Ma problemi sorgono anche riguardo alla stessa edilizia scolastica: “Siamo in una situazione drammatica dobbiamo mettere in sicurezza le nostre scuole, dobbiamo metterle in grado di proteggere i nostri bambini. Abbiamo bisogno prima di tutto di un investimento nell’edilizia scolastica e poi abbiamo bisogno di più insegnanti. Credo che il futuro del nostro Paese si possa giocare con un esercito di nuovi insegnanti, che davvero ci permettano di migliorare la qualità del nostro servizio”.

“Il precariato uccide”

 

Manifestazione al Miur in ricordo Carmine Cerbera, docente senza cattedra di Cassandrino (Napoli) morto suicida venerdì scorso nella sua casa. Pur non avendo lasciato messaggi prima di compiere il gesto estremo, l’insegnate di storia dell’arte, che per tutto l’anno non aveva avuto incarichi, aveva commentato su Facebook l’operato del ministro dell’istruzione, accusato di “distruggere il futuro” suo e di tanti colleghi nella sua stessa situazione. I blog parlano ora di “suicidio di Stato”, in sintonia con la protesta che si è svolta in mattinata all’esterno della sede del ministero a Roma. Lo strischione esposto davanti la sede del Miur reca impressa la scritta “Il precariato uccido. Precari uniti”.

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