La protesta dei precari della scuola: c’è anche chi resta in mutande

precari-scuola-protesta-mutande-tuttacronacaIl Ministero dell’Istruzione “disattende le promesse” e i precari della scuola tornano a manifestare. Ma non è solo questo il motivo. Le diverse centinaia di docenti abilitati la scorsa estate attraverso i “Tirocini Formativi Attivi” che oggi si sono riuniti a Roma hanno manifestato anche contro lo sbarramento alla stabilizzazione lavorativa deciso dall’amministrazione statale. A darne notizia l’Anief, associazione nata per iniziativa di insegnanti e ricercatori per difendere i diritti del personale docente, e Ata, precario e di ruolo, che sostiene la protesta.  I docenti chiedono che sia dato un maggiore peso specifico al titolo conseguito. Questo sia ai fini delle supplenze che per avviare i presupposti per la loro progressiva assunzione a titolo definitivo. Nata per tutelare i diritti dei precari della scuola, l’Anief  ritiene che sia ingiusto negare a più di 20 mila nuovi docenti l’immediata spendibilità lavorativa del titolo conseguito. Nel pomeriggio, come riporta il Messaggero,  il sindacato presenterà in audizione ai componenti della Commissione Cultura della Camera una serie di emendamenti al Decreto 104/13, già approvato lo scorso 9 settembre dal Consiglio dei Ministri. Tra le modifiche figura anche una revisione degli articoli che riguardano le graduatorie a esaurimento: in particolare, l’Anief chiederà formalmente alla Commissione di unificare la quarta fascia delle graduatorie dei precari con la terza fascia. Con il conseguente inserimento dei docenti inseriti nelle graduatorie di merito, dei docenti iscritti ai corsi di Scienze della Formazione a partire dall’anno scolastico 2008-2009, con riserva se non ancora laureati e dei docenti abilitati con il Tfa ordinario. Ma non solo, l’Anief chiederà anche alla Commissione di cancellare l’invarianza finanziaria da disporre con un nuovo contratto che bloccherà la ricostruzione di carriera ai 26.264 docenti di materie curricolari, ai 13.400 Ata e ai 26.684 docenti di sostegno che verranno assunti nei prossimi tre anni su posti vacanti in organico di diritto.

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Verso la riapertura delle scuole: gli ispettori “mancanti”

scuola-italiana-crisi-tuttacronacaL’autonomia che, dal 2000, dovrebbe spingere le scuole ad assumersi maggiori responsabilità, costringendole a migliorare la loro offerta per poter essere “competitive” non sembra aver sortito effetti. Anzi. Come denuncia Tuttoscuola, con il riconoscimento della parità alle “non statali” sarebbe dovuto arrivare anche un aumento dei controlli, invece è successo l’opposto: “prima” c’erano in organico 695 “ispettori”, oggi 301, ma solo sulla carta, perchè in realtà, a causa di circa 200 vuoti, sono solo un centinaio: “in intere regioni, con centinaia di istituzioni scolastiche e migliaia di insegnanti, opera a volte un solo ispettore”. Per chiarire le idee: in Gran Bretagna si trova un ispettore ogni 13 scuole, in Francia uno ogni 22, in Lazio un ispettore lo troviamo ogni 2076 istituti. Guardando le altre regioni: ci sono due ispettori a disposizione dell’ufficio scolastico regionale in Piemonte, uno in Liguria, uno nelle Marche, neppure uno in Toscana. La “scusante” potrebbe essere che si possono sempre inviare per un’ispezione dei dirigenti scolastici investiti volta per volta del ruolo, ma ciò non toglie che restano dei buchi. Per cercare una soluzione a questo, inoltre, il tempo si è allungato a dismisura: “Il concorso per reclutare nuovi dirigenti tecnici (con funzioni ispettive) è stato bandito quasi sei anni fa per coprire 144 posti vacanti, ma si è concluso solo nella primavera di quest’anno con circa 70 vincitori, che però non sono stati ancora nominati. Si parla della prossima primavera… E nel frattempo sono diventati vacanti per pensionamento altre decine di posti”. Senza contare che sul concorso sono piovuti i ricorsi per il sospetto che ad aver vinto siano stati “amici degli amici”. Ma il dossier sottolinea anche deficit di qualità ed equità: “come spiegare che a Milano solo un maturando su 381 è valutato meritevole di lode, e a Crotone uno ogni 35?”, senza contare la necessità di una dura lotta all’abbandono scolastico. Il 65% degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha livelli di “competenze funzionali effettive” valutate “fragili” o addirittura “debolissime”. Questo in un Paese che fa parte dell’Europa e vorrebbe inserirsi in un contesto mondiale: come competere con i Grandi se questi sono i presupposti?

A scuola di… PUBBLICA ISTRUZIONE!

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Il pantano italiano dell’istruzione, soprattutto quella pubblica, sembra davvero non avere confini.  Se si tocca un aspetto ce ne sono almeno altri mille che sono connessi e pronti a crollare dietro quella tegola traballante. E’ un problema complesso e per questo abbiamo preferito chiedere a chi questo problema lo vive quotidianamente nei suoi molteplici aspetti. Una  nostra utente si è quindi immediatamente resa disponibile a darci la sua testimonianza per raccontare la sua esperienza in questo settore che dovrebbe essere il diamante di punta della nostra società e che invece sta lentamente diventando il fanalino di coda, con ripercussioni che, inevitabilmente si ripercuoteranno anche sul futuro. Ringraziando quindi “Monique” siamo felici di poter pubblicare la sua esperienza:

Dal mio punto di vista, a raccontare la situazione della scuola in Italia si rischia di cadere nella retorica del “già detto”, ma il problema è proprio questo: la scuola, intesa come architettura degli edifici e organizzazione della didattica è rimasta ferma, non si è evoluta. Gli edifici sono vecchi e fatiscenti, con le mura che si scrostano e infiltrazioni di acqua ovunque, pavimenti che si sollevano, scarsa illuminazione e spesso neppure le barriere architettoniche sono state abolite! E questa è la struttura sulla quale si dovrebbe innestare la digitalizzazione, ovvero aule computer, lavagne interattive, iPad. A questo proposito, se esiste un’aula computer, i pc sono spesso residuati bellici usati rimediati con mezzi di fortuna e possibilmente gratis, le lavagne interattive non sono presenti in ogni classe e, personalmente, non ho ancora visto una scuola in cui gli alunni siano dotati di iPad (ma questo in fondo potrebbe non essere un problema). A questo va aggiunto che la maggior parte del corpo docenti si dimostra spesso ostile all’utilizzo della tecnologia, non si sforza di provare e all’interno della scuola spesso non vengono dedicate ore di formazione per questi scopi. Gli alunni stessi, comunque, non dimostrano conoscenze informatiche che vadano al di là dell’utilizzo di Facebook e capita che alcuni non siano neppure dotati di un pc a casa. Un altra problematica seria è la presenza di alunni stranieri che non conoscono la lingua e non vengono supportati in modo adeguato, costruendo un’offerta formativa che preveda la possibilità di dedicare la maggior parte delle ore all’apprendimento dell’italiano e magari con un mediatore culturale che abbia la possibilità di intendersi con loro, perché quando parlano russo, cinese o urdu è davvero difficile interagire con questi alunni, anzi, è impossibile! Ci sono poi moltissimi alunni con disturbi specifici dell’apprendimento, ma non ci sono consolidate strategie comuni di gestione di questi deficit, tutto è affidato alla pazienza, alla passione e alla documentazione personale del singolo docente. L’organizzazione della didattica è ancora basata unicamente sulle lezioni frontali e troppo nozionistica, non ci sono interscambi tra diverse classi e la possibilità che le lezioni favoriscano un apprendimento intuitivo da parte degli alunni dipende dall’impostazione del singolo docente. L’ingerenza dei genitori è totale e la conseguenza è che la scuola diventa unicamente assistenziale, non sollecita la responsabilità dei ragazzi e non prepara studenti che siano competitivi e portatori di reali abilità e di un effettivo sapere, non stimola il loro interesse. Il precariato degli insegnanti è un ulteriore problema, ma non solo dal punto di vista del professore che ogni anno deve cambiare destinazione, anche da parte della scuola e degli alunni che, con questo sistema, devono rinunciare magari ad un insegnante valido solo perché le nomine dei docenti seguono una graduatoria che è unicamente burocratica. Inoltre, capita spesso che gli insegnanti precari, contrariamente a quanto si pensa riguardo il fatto che non siano garanzia di eccellenza, si dimostrino più preparati, più flessibili e più motivati di molti insegnanti di ruolo e da questo punto di vista io considererei l’opportunità di far fare un po’ di precariato a tutti, o almeno di favorire un cambio di mansioni! Se poi vogliamo aggiungere che lo stipendio dei docenti è di molto inferiore alla media europea…Non so gli effettivi numeri degli esuberi nelle varie classi di concorso, ma certo mi sembra che ci sia molta improvvisazione nel gestire le graduatorie. In ultima analisi, non ritengo funzionale all’identità della scuola, proporre nella sua offerta formativa attrazioni di vario genere, che hanno l’unico scopo di procurarsi iscrizioni, ma nulla hanno a che vedere con la cultura e l’istruzione e neppure con un funzionale collegamento con il mondo del lavoro.

Salta il sito del Ministero dell’Istruzione, 1 mln di accessi

 

Ma ogni innovazione in Italia è destinata a fallire??? Nel resto del mondo le iscrizioni si fanno online dall’età della pietra.

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Tutti a scuola! Domani il voto lo prendono i professori, via al concorso!

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La Scuola non si arrende: sit in davanti al Ministero!

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