Roma sotto assedio: bombe carta davanti al Ministero delle Infrastruttre

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Dopo il Ministero del Tesoro, tocca al Ministero delle Infrastrutture. Roma è sotto assedio e le forze dell’ordine sono intervenute in diversi punti nevralgici della città cercando di arginare la situazione che di momento in momento è sempre più esplosiva.

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Alcuni manifestanti incappucciati hanno sfondato la vetrina dell’agenzia Unicredit di via Boncompagni, armati di spranghe e transenne. La vetrina è stata presa anche a sassate, come testimonia l’immagine. Al passaggio dei contestatori diversi i cassonetti dati alle fiamme in via Goito e in via quintino Sella. Cassonetti incendiati anche in via Boncompagni.

Preso d’assalto anche il Ministero dello Sviluppo Economico.

Allestite decine di tende di fronte al ministero delle Infrastrutture a piazzale di Porta Pia. Come avevano annunciato gli organizzatori del corteo romano hanno occupato la strada antistante l’edificio, presidiato dalle forze dell’ordine. Davanti agli agenti, impassibili dietro caschi e scudi, i manifestanti hanno srotolato lo striscione di apertura del corteo.

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Saccomanni e i derivati del Tesoro

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Sul rischio derivati emerso in questi giorni, ha spiegato Fabrizio Saccomanni, c’è stato un “normale controllo periodico della Corte dei Conti” e “nessun aggravio per i conti pubblici” che ha poi aggiunto che le “coperture certe” individuate “nel breve periodo non comportano aggravi per i cittadini” e “per i conti pubblici”.

I derivati del ’90 che potrebbero acuire la crisi italiana

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La crisi economica italiana potrebbe essere aggravata da 8 miliardi di euro di perdite create dai derivati che furono acquistati alla fine degli anni ’90, ovvero al periodo «precedente o subito successivo all’ingresso dell’Italia nell’euro». In quel periodo «Mario Draghi, attuale presidente della Bce, era direttore generale del Tesoro» afferma il Financial Times, sottolineando che il rapporto di 29 pagine non specifica le potenziali perdite dell’Italia sui derivati ristrutturati. Sentiti gli esperti e calcolato il valore al 20 giugno, il loro ammontare sarebbe intorno agli 8 miliardi di euro. Il rapporto – mette in evidenza il Financial Times – si riferisce solo alle «transazioni e all’esposizione sul debito nella prima metà del 2012, inclusa la ristrutturazione di otto contratti derivati con banche straniere dal valore nozionale di 31,7 miliardi di euro. Il rapporto lascia fuori dettagli cruciali e non fornisce una quadro completo delle perdite potenziali dell’Italia. Ma gli esperti che lo hanno esaminato – aggiunge il Financial Times – hanno detto che la ristrutturazione ha consentito al Tesoro di scaglionare i pagamenti dovuti alle banche straniere su un periodo più lungo ma, in alcuni casi, a termini più svantaggiosi per l’Italia». Il documento non nomina le banche né fornisce i dettagli sui contratti originali «ma gli esperti ritengono che risalgano alla fine degli anni 1990. In quel periodo Roma aggiustava i conti con pagamenti in anticipo dalle banche per centrare gli obiettivi di deficit fissati dall’Unione Europea per i primi 11 paesi che volevano aderire all’euro. Nel 1995 l’Italia aveva un un deficit di bilancio del 7,7%. Nel 1998, l’anno cruciale per l’approvazione del suo ingresso nell’euro, il deficit si era ridotto al 2,7%». Sul rapporto del Tesoro è intervenuta anche la Guardia di Finanza – riporta il Financial Times -, con perquisizioni lo scorso aprile negli uffici di Via XX Settembre.

Quando finiranno gli italiani di pagare gli errori del passato di cui non hanno colpa né peccato?

Ci sono esodati ed esodati… Pietro Franco Tali è esodato con 7 mln!

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Ex amministratore delegato della Saipem, Pietro Franco Tali, si era dimesso lo scorso 5 dicembre dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati per delle presunte tangentipagate dalla società in Algeria. Come si legge nella relazione depositata dalla stessa Saipem, il manager ha percepito una una buonauscita di 3,81 milioni, a titolo di tfr e di incentivazione all’esodo a cui poi si sono aggiunti 2,28 milioni di bonus. Inoltre è stata pagata la retribuzione annua pari a 837mila euro. Insomma si sono sfiorati i 7 milioni di euro per un indagato costretto a  rassegnare le dimissioni. Ma da dove sono usciti questi soldi? La Saipem è una controllata Eni che a sua volta fa capo al ministero del Tesoro… quindi dalle casse dello Stato italiano!

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